Dopo di Noi, presto al via il bando regionale

Sono oltre quattro milioni le persone con disabilità nel nostro paese; a loro e alle loro famiglie la legge “Dopo di noi (112/2016)” cerca di dare risposte concrete. Un provvedimento lungimirante, che non guarda solo al presente, al qui ed ora, ma anche al futuro delle persone con disabilità, a quello che avverrà quando i genitori o altre persone vicine non saranno più in grado di prendersi cura di loro.

Per la prima volta vengono stanziate risorse strutturali per politiche di aiuto concreto e misure integrate che mettono la persona disabile al centro di un progetto individuale. L’obiettivo è di una progressiva presa in carico della persona con disabilità già durante l’esistenza in vita dei genitori e con il suo pieno coinvolgimento nelle scelte di vita.

Perno della legge è il nuovo Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, istituito presso il ministero del Lavoro con una dotazione di  oltre 180 milioni per il triennio 2016-2018, di cui circa 14 milioni per la nostra regione. Di questi, 6,5 milioni sono stati assegnati con ai Comuni emiliano-romagnoli (800mila ai comuni della provincia di Reggio) per varare interventi importanti sia in campo educativo-assistenziale che sul terreno dell’abitare: percorsi di uscita dai nuclei familiari di origine o di deistituzionalizzazione, misure mirate ad accrescere la consapevolezza e l’autonomia nella gestione della vita quotidiana delle persone disabili, azioni a sostegno della domiciliarità in soluzioni abitative innovative, spazi o strutture a carattere familiare e domestico.

Nelle prossime settimane questo percorso verrà rafforzato con altri 2,8 milioni di euro destinati a un bando regionale ad hoc (rivolto a Enti locali, associazioni, fondazioni, famiglie e privati), destinato a finanziare interventi strutturali, ossia progetti tesi alla realizzazione di soluzioni alloggiative in ogni ambito provinciale con la previsione del coinvolgimento diretto delle associazioni dei disabili presenti sul territorio, della comunità locale, delle stesse persone con disabilità e dei loro familiari.

 

Le cose da sapere sul “Bonus Asilo Nido”

Buone notizie per genitori con bambini piccoli. Nella Legge di Bilancio 2017, il Governo Renzi aveva, infatti, provveduto ad inserire un nuovo contributo economico a sostegno del reddito delle famiglie con figli piccoli. Ora quel provvedimento prende il via e fino al 31 dicembre sarà possibile presentare la domanda per accedere al bonus asili nido ricevendo 1000 euro per fronteggiare le spese di un figlio ad un nido pubblico o privato e va ad aggiungersi ad altre agevolazioni per le famiglie come ad esempio il Bonus mamme.

– A CHI SPETTA IL BONUS –
Il bonus può essere richiesto dai genitori di bambini che frequentano asili nido pubblici o privati e per riceverlo occorre provare il pagamento della retta: si ricevono fino a 1000 euro (il contributo non può eccedere il costo della rata) in undici rate da 91 euro. Possono richiedere il bonus anche genitori di bambini con meno di tre anni che ricevono assistenza domiciliare per gravi malattie: in questo caso serve un certificato medico e si ricevono i 1000 euro in un solo pagamento. I bambini per cui si fa richiesta devono essere residenti in Italia e possedere la cittadinanza italiana o europea comunitaria, il permesso di soggiorno o essere soggetti a protezione internazionale data dallo status di rifugiato.

– CHI DEVE FARE DOMANDA –
Dovrà presentare domanda il genitore che affronta la spesa. Nel caso di contributo al supporto domiciliare, anche il convivente dovrà comparire nella richiesta.

– COME PRESENTARE LA DOMANDA –
Per accedere al bonus bisogna presentare domanda sul portale online Inps (Qui il link diretto), oppure contattando il Contact Center Integrato al numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o numero 06164.164 (numero da rete mobile con tariffazione a carico dell’utenza chiamante). O ancora è possibile rivolgersi agli enti di patronato. E’ necessario fare una richiesta diversa per ogni figlio interessato. In tutto sono stanziati 144 milioni di euro per il Bonus Asilo Nido, che verranno erogati secondo l’ordine di presentazione delle domande: significa che l’INPS accetterà richieste fino all’esaurimento del budget.

– COME FUNZIONA IL BONUS –
L’erogazione del bonus avverrà con cadenza mensile per un importo massimo di 90,91 euro direttamente al beneficiario che ha sostenuto il pagamento, per ogni retta mensile pagata e documentata: in 11 mensilità per quanto concerne la frequenza dell’asilo nido e in unica soluzione per il supporto domiciliare. Il primo pagamento comprenderà le mensilità maturate sino a quel momento. Dal mese successivo avrà cadenza mensile. Il rimborso avverrà solo dopo che il genitore avrà allegato le ricevute di pagamento delle rette.

Giovani protagonisti nell’aiuto a poveri ed emarginati, dalla Regione 600mila euro per il Terzo Settore

Più giovani coinvolti nelle attività di aiuto ai poveri e maggiore supporto alle realtà associative minori che operano su tutto il territorio dell’Emilia-Romagna. Con questi obiettivi la Regione ha aperto un bando da 600mila euro, valido per il biennio 2017-2018 e rivolto alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni di promozione sociale(queste ultime di rilevanza regionale, cioè operative in più ambiti territoriali), iscritte negli appositi Registri.

Parte delle risorse, 112mila euro, finanzierà nove progetti, uno per ambito provinciale, che vedono i giovani protagonisti delle attività di sostegno concreto alle persone più disagiate. Ad esempio, tra le iniziative già sostenute in passato figurano la distribuzione di pasti e indumenti, la gestione dei dormitori per i senza fissa dimora, la raccolta e la consegna del cibo in eccesso alle famiglie in difficoltà economica. I restanti 486mila euro sono destinati alla sperimentazione di interventi – presentati dalle associazioni a rilevanza regionale e gestiti in rete – per qualificare e supportare l’organizzazione delle associazioni di promozione sociale più piccole, che quindi possono aver bisogno di formazione e consulenza.

Come presentare domanda

Le associazioni hanno tempo fino al 9 agosto per presentare la domanda, con la relativa documentazione, alla Regione Emilia-Romagna – Servizio Politiche per l’integrazione sociale, contrasto alla povertà e Terzo settore. É possibile farlo in due modi: attraverso posta PEC all’indirizzo segrspa@postacert.regione.emilia-romagna.it e via mail all’indirizzo mario.ansaloni@regione.emilia-romagna.it  

Le associazioni no profit dell’Emilia-Romagna

Il Terzo Settore in Emilia-Romagna conta oltre 7.000 realtà, che la collocano tra i primi posti in Italia per numero di istituzioni no profit: 3.993 associazioni di promozione sociale, 3.000 organizzazioni di volontariato e 729 cooperative sociali. Molteplici i settori di attività: sociale, in cui prevalgono l’assistenza ad anziani e famiglie; ricreativo; di sostegno ai disabili; di recupero sociale e lavorativo delle persone detenute; di aiuto alle persone povere e senza fissa dimora (mense e ricoveri); di supporto legale e psicologico alle donne vittime di violenza domestica. Nel settore sanitario le attività più diffuse riguardano la donazione di sangue e l’emergenza sanitaria (pronto soccorso). Tra le attività di volontariato preferite dai giovani, figurano quelle culturali e ambientali.

Qui il bando: Il bando della Regione per le associazioni di volontariato e promozione sociale 

Cos’è il nuovo Piano Sociale e Sanitario Regionale 2017-2019

 

L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato il Piano sociale e sanitario regionale 2017-2019, frutto di un ampio percorso democratico durato 1 anno e mezzo e che ha visto tanti Enti e Associazioni di tutto il Territorio Regionale protagonisti della sua progettazione. La Commissione ha infatti svolto un’udienza conoscitiva a cui sono state invitate 409 Istituzioni, ha visto la partecipazione di 53 invitati e 13 interventi. Complessivamente alla Commissione sono giunti 8 contributi/osservazioni inerenti il Piano.

Il Piano Sociale e Sanitario 2017-2019 è il documento centrale per l’azione politica Regionale in ambito sociale e sanitario, punto di partenza di un programma che governerà il Welfare Regionale per i prossimi 3 anni. Indica una nuova visione del Welfare che punta a un ammodernamento e a un miglioramento dei servizi, adeguando le risposte ai nuovi bisogni e alle nuove esigenze di una società che negli ultimi anni è profondamente cambiata.

Il Documento è stato redatto tenendo conto di precisi indirizzi:

  • La realizzazione di una forte integrazione sociale, socio-sanitaria e sanitaria;
  • Una Analisi approfondita del contesto e degli scenari che in questi anni sono profondamente cambiati;
  • La predisposizione di un Piano snello, chiaro e facilmente leggibile e comprensibile;
  • La definizione chiara delle procedure, dei ruoli dei Protagonisti, dei tempi di realizzazione, delle modalità di relazioni e delle risorse necessarie;
  • le modalità operative e di valutazione saranno definite da schede di intervento, più facilmente aggiornabili ed adeguabili in base ai bisogni, che già nelle prossime settimane verranno presentate in IV Commissione per un parere.

In estrema sintesi le linee guida del Piano sono:

  • La Promozione di una reale integrazione socio-sanitaria;
  • La Lotta all’esclusione sociale, alla fragilità e alla povertà mettendo in campo anche nuovi strumenti;
  • La Centralità del distretto come forma di gestione territoriale;
  • Un’Azione molto determinata sulla prossimità e sull’integrazione promuovendo la medicina d’iniziativa e la prevenzione sociale e sanitaria;
  • Azioni volte a realizzare un Welfare comunitario dinamico e delle responsabilità;
  • Un Forte ruolo pubblico di governo in grado di garantire l’equità dell’accesso ai servizi;
  • Una Formazione di reti sociali in grado di corresponsabilizzarsi e co-progettare con l’obiettivo di avere un welfare inclusivo, abilitante, integrato e accessibile che mette al centro le persone, le famiglie e i loro diritti;
  • La Formazione di Professionisti pubblici e privati in rete e in grado di affrontare la nuova organizzazione, anche attraverso il coinvolgimento dell’Università;
  • Tutti gli attori istituzionali e sociali del sistema regionale, inoltre, devono essere in forte integrazione fra loro dopo aver ben definito i ruoli e i compiti.

Il Piano individua bene i vari Livelli, c’è il Livello Regionale che è composto dall’Assemblea legislativa, dalla Giunta regionale, dal CAL e dalla cabina di regia; c’è il Livello Territoriale costituito dalla CTSS, dal Distretto, dagli Uffici di piano comunali e dalle AUSL; c’è poi un livello molto importante costituito dai Cittadini e dalle loro Organizzazioni (Enti profit e no profit, Associazioni, Sindacati, Associazioni di Categoria, Enti di Rappresentanza, ecc.). Per quello che riguarda il Quadro dei servizi il Piano dettaglia bene come e da chi è composta l’Organizzazione sanitaria e come e da chi è composta l’Organizzazione sociale territoriale.

Il Piano dà, inoltre, chiare indicazione su 5 macro livelli operativi di programmazione che devono essere alla base del Sistema Regionale:

  1. I Servizi per l’accesso e la presa in carico;
  2. I Servizi e le misure per favorire la permanenza al domicilio;
  3. I Servizi per la prima infanzia e i servizi territoriali comunitari;
  4. I Servizi territoriali a carattere residenziale per la fragilità;
  5. Le Misure di inclusione sociale e di sostegno al reddito.

L’obiettivo è realizzare un sistema omogeneo di offerta su alcuni interventi e servizi essenziali per assicurarne una distribuzione equa su tutto il territorio regionale. Il Piano definisce anche le linee di finanziamento del Sistema nel suo complesso da parte dell’Europa, del Governo nazionale, della Regione, dei Comuni o di Unioni Comunali e la Compartecipazione degli Utenti e dei Privati in genere.

Sulle Politiche per la Prossimità e la domiciliarità il PSSR definisce:

  • L’Accoglienza e l’accompagnamento delle persone nel loro contesto di vita, attraverso strumenti consolidati e strumenti nuovi, fra cui: il “Dopo di noi”, il caregiver, il budget di salute, i nuovi LEA, la L.R. 14/2015, il Reddito di Solidarietà e il Sistema per l’Inclusione attiva;
  • La riduzione delle disuguaglianze e la promozione dell’autonomia delle persone;
  • L’Integrazione fra le Politiche sociali e quelle del Lavoro;
  • L’Integrazione fra le politiche sociali e quelle abitative;
  • La Partecipazione e la responsabilizzazione dei Cittadini;
  • La Formazione diffusa sul territorio per mettere tutti in grado di condividere con competenza e condivisione gli obiettivi e i percorsi, anche con la collaborazione dell’Università.

Il Piano prevede, inoltre, subito dopo la sua approvazione, la realizzazione di “Schede di intervento” che definiranno le azioni da realizzare nell’arco di vigenza del Piano stesso.

Ogni scheda dovrà contenere ben dettagliati le Motivazioni, la Descrizione, le Azioni da sviluppare, i Beneficiari, i Gruppi di interesse, gli Elementi di trasversalità e/o di integrazione e gli Indicatori. Queste schede, in ragione dell’approvazione di un nostro emendamento, devono ottenere il parere della Commissione competente.

Con Atto di Giunta Regionale sarà costituito un Tavolo permanente di monitoraggio con il compito di verificare periodicamente lo stato di attuazione degli interventi, anche attraverso gli indicatori previsti per la valutazione del raggiungimento degli obiettivi. Tale gruppo dovrà essere costituito da tutti gli Attori più significativi del Sistema di Welfare e per l’espletamento del suo mandato potrà avvalersi di metodi di confronto partecipativi.

Il nuovo Piano Sociale e Sanitario Regionale per il triennio 2017-2019 sarà un ottimo strumento inclusivo, per realizzare un Welfare che, attraverso l’ammodernamento e il miglioramento dei nostri servizi, sarà in grado di dare risposte a una Società che negli ultimi anni è fortemente cambiata e che ha nuovi bisogni e nuove esigenze.

Vaccini, un mio intervento sulla Gazzetta di Reggio

 

“Purtroppo in Italia si è rilevato, negli ultimi anni, un calo del numero di bambini sottoposti sia alle vaccinazioni raccomandate sia a quelle obbligatorie. Se il tasso di vaccinazione si abbassa sotto le soglie stabilite dall’Organizzazione mondiale della sanità, la popolazione è esposta al rischio di virus o batteri che avevamo sconfitto. Malattie gravissime ancora nella memoria del Paese”. È il commento di Ottavia Soncini, consigliere regionale del Partito democratico e membro della Commissione Sanità regionale, che, sul ruolo dell’Emilia Romagna sul tema vaccini, scrive in una nota che “come Regione abbiamo avuto un ruolo da apripista alla norma nazionale che nel decreto prevede 12 vaccinazioni obbligatorie per accedere agli asili nido e alle materne. L’obbligatorietà delle vaccinazioni tutela tutti i bambini, in particolare quelli più fragili che per motivi di salute non possono essere vaccinati”. Se vi siano o meno criticità da recuperare, Soncini scrive che “in primo luogo serve tempo per diffondere una corretta informazione sui benefici delle vaccinazioni puntando su campagne di sensibilizzazione soprattutto da parte di tutto il mondo scientifico e degli operatori sanitari. In secondo luogo, bisogna dare il giusto tempo per l’organizzazione ai servizi sanitari per il lavoro che li aspetta con i nuovi obblighi. In terzo luogo serve un adeguamento dei sistemi informatici nazionali. Il decreto uscito in questi giorni costruisce un percorso che risponde a questi bisogni”. “Nel 2016 in Emilia Romagna”, prosegue Soncini, “la copertura al 24° mese di vita per antipolio, antidifterica, antitetanica, antiepatite B è del 92,4%, con Reggio sopra la media al 94,1%. La soglia di allarme di copertura vaccinale non è uguale per tutte le malattie. I dati sono diversi da provincia a provincia, ma soprattutto ci sono piccole zone, all’interno della stessa provincia, in cui si concentra un maggiore numero di genitori che rifiutano i vaccini, forse lì il “contagio da rifiuto” nasce dalla disinformazione degli aspetti sanitari”. Soncini conclude con un appello: “Non bisogna abbassare la guardia sugli aspetti informativi e culturali. I vaccini rappresentano una conquista di civiltà che va mantenuta, come le consapevolezze più recenti legate ai temi della prevenzione sanitaria”.

Come funzioneranno i vaccini obbligatori

Il 28 luglio la Camera ha approvato il cosiddetto “Decreto Vaccini”, un decreto legge che di fatto rende possibile l’iscrizione agli asili nido e alle scuole materne ai soli bambini vaccinati e impone sanzioni economiche per i genitori che decideranno di iscrivere i loro figli non vaccinati alla scuola dell’obbligo, quindi dalla primaria in poi.

 

10 vaccini obbligatori

Da settembre, diventeranno obbligatorie e gratuite per tutti i bambini e ragazzi da zero a 16 anni 10 vaccinazioni: anti poliomielite, anti difterite, anti tetanica, anti epatite B, anti pertosse, e anti emofilo B (esavalente) che si fanno al terzo mese di vita. Seguono poi anti morbillo, parotite, rosolia e varicella. Consigliati dalle Asl, ma non obbligatori, quelli contro il meningococco C e B.

 

Le iniezioni necessarie
Per effettuare le 10 vaccinazioni obbligatorie NON saranno necessarie 10 diverse punture: 6 vaccini possono essere somministrati insieme (vaccinazione esavalente: polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, anti emofilo B). Altri 4 sono contenuti nella quadrivalente (morbillo, rosolia, parotite e varicella). Le punture per le prime dosi sono cioè 4 (divise in base al calendario). Sarà possibile prenotare direttamente in farmacia i vaccini: sia le prenotazioni che tutte le vaccinazioni obbligatorie saranno gratuite.

 

Non tutti i bambini da 0 a 6 anni dovranno farle tutte
Le dieci vaccinazioni devono essere tutte obbligatoriamente somministrate ai nati dal 2017. Ai nati dal 2001 al 2016 invece devono essere somministrate le vaccinazioni contenute nel Calendario Vaccinale Nazionale relativo a ciascun anno di nascita. Ossia i nati dal 2001 al 2004 devono effettuare (ove non abbiano già provveduto) le quattro vaccinazioni già imposte per legge (anti-epatite B; anti-tetano; anti-poliomielite; anti-difterite) e l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’anti-pertosse e anti emofilo B , raccomandate dal Piano Nazionale Vaccini 1999-2000. I nati dal 2005 al 2011 devono effettuare, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’antipertosse e anti emofilo B, previsti dal Calendario vaccinale incluso nel Piano Nazionale Vaccini 2005- 2007. I nati dal 2012 al 2016, infine, devono effettuare, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’anti-pertosse e anti emofilo B previste dal Calendario vaccinale incluso nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2012-2014.

 

Chi può non vaccinarsi
Sono esonerati dall’obbligo i soggetti immunizzati per effetto della malattia naturale. Ad esempio i bambini che hanno già contratto la varicella non dovranno vaccinarsi contro tale malattia. I soggetti che si trovano in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. Mentre il vaccino è posticipato quando i soggetti si trovano in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta.

 

I documenti da presentare a scuola
Al momento dell’iscrizione i dirigenti scolastici devono chiedere ai genitori la documentazione che provi le avvenute vaccinazioni.

  • Se il certificato vaccinale è in regola con le vaccinazioni non ci sono problemi.
  • Se al bambino mancano dei vaccini ma i genitori dimostrano che hanno una prenotazione alla Asl per farli non ci sono problemi, stessa cosa se il bambino ha già avuto una malattia vaccinabile e quindi è immunizzato, ma in questo caso deve essere presentato un certificato medico che lo dimostri.
  • Se il bambino ha problemi di salute che rendono pericoloso fare il vaccino si deve presentare la documentazione dell’esonero rilasciato da medico generale o pediatra. In questo caso ci sarà comunque l’iscrizione a scuola.
  • Se il certificato vaccinale è incompleto, i dirigenti scolastici, devono fare una segnalazione alla Asl entro 10 giorni. L’ufficio di igiene convoca i genitori, cerca di convincerli se sono contrari a questa forma di prevenzione e gli dà un termine per mettersi in regola. I genitori che non vogliono mettersi in regola rischiano una sanzione amministrativa da 100 a 500 euro (a meno che non facciano al figlio le vaccinazioni mancanti entro il termine indicato dalla Asl). Trascorso quel termine, la stessa Asl “provvede a segnalare l’inadempimento dell’obbligo vaccinale alla procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni per gli eventuali adempimenti di competenza”. Non si parla più, come nelle prime bozze del provvedimento, di togliere la potestà genitoriale, la misura verrà rimessa alla valutazione dei giudici.
  • Il genitore può anche autocertificare l’avvenuta vaccinazione (per esempio in caso di indisponibilità del libretto vaccinale). Anche in questo caso il bambino sarà ammesso a scuola, ma dovrà presentare copia del libretto vaccinale entro il 10 luglio di ogni anno.

 

E se il bambino non è vaccinato?
Da 0 a 6 anni niente nido e asilo per i bimbi non in regola. Chi invece va alla scuola dell’obbligo (elementari, medie e primi due anni delle superiori) viene comunque iscritto ma si applica la procedura sopra descritta per i casi in cui il certificato vaccinale sia incompleto.

 

La formazione delle classi
I bambini non vaccinabili per ragioni di salute sono inseriti in classi nelle quali sono presenti soltanto minori vaccinati o immunizzati naturalmente. I dirigenti scolastici comunicano all’ASL competente, entro il 31 ottobre di ogni anno, le classi nelle quali sono presenti più di due alunni non vaccinati.

 

L’anno scolastico 2017/2018
Visto che ci sono pochi mesi per adempiere alle nuove regole, per il prossimo anno sono previste alcune disposizioni transitorie. Intanto la documentazione riguardante le avvenute vaccinazioni va presentata entro il 10 settembre (e non, appunto, nel momento dell’iscrizione che è già passato). Inoltre la documentazione può essere sostituita dall’autocertificazione e “in tale caso, la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie deve essere presentata entro il 10 marzo 2018″. C’è quindi buona parte dell’anno scolastico per mettersi in regola.

 

Infine la nuova legge prevede poi l’istituzione dell’anagrafe vaccinale che monitora le attività del Servizio sanitario nazionale e nella quale saranno registrate tutte le persone vaccinate, da sottoporre a vaccinazione e le dosi somministrate. Nella nuova legge si prevede infine l’autocertificazione per gli operatori scolastici, gli operatori socio sanitari e gli operatori sanitari sulla copertura vaccinale.

Il centro sociale Papa Giovanni XXIII compie 40 anni

Abbiamo festeggiato oggi il 40° anno di attività del centro sociale Papa Giovanni XXIII, creato da don Ercole Artoni. Oggi la struttura gestisce decine di progetti. All’assistenza dei tossicodipendenti si sono aggiunti i progetti per altre forme di disagio: gli alcolisti, i giocatori d’azzardo patologici, uomini e donne senza fissa dimora, donne sole con figli, migranti.

In 40 anni il centro sociale Papa Giovanni XXIII ha assistito 5.200 persone e oggi conta 150 dipendenti in varie sedi. E gode della riconoscenza di quanti sono stati accolti.

Fra le autorità che hanno partecipato ai festeggiamenti il ministro Graziano Delrio e il presidente della regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini.

La “Guida al cittadino” sul Dopo di noi

Il Consiglio nazionale del Notariato con 13 associazioni dei consumatori (Adiconsum, Adoc, Adusbef, Altroconsumo, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori), ha realizzato la sua quattordicesima Guida al cittadino proprio sulla legge «Dopo di noi». Il vademecum, scaricabarile gratuitamente dal sito www.notariato.it, lo abbiamo presentato oggi a Reggio.

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Welfare. Informazione, sostegno delle famiglie e supporto degli esclusi: ok da Commissione Salute a risoluzione Pd

Democratici e Lega d’accordo sull’atto d’indirizzo presentato da Soncini (Pd), prima firmataria. Bocciato invece documento “alternativo” del Movimento 5 Stelle.

 

Sostenere le iniziative delle famiglie e delle associazioni, garantire il supporto ai disabili rimasti senza sostegno e promuovere una campagna di comunicazione istituzionale e informativa per far conoscere la norma e la sua applicazione in Emilia-Romagna. Tre punti sui quali la Giunta dovrà focalizzare l’attenzione, in questa fase di attuazione della legge “Dopo di noi”, la norma licenziata dal Parlamento nel 2016 sull’assistenza ai disabili gravi e a quelli privi di sostegno famigliare, alla luce dell’approvazione della risoluzione del Partito Democratico (prima firmataria Ottavia Soncini). L’atto d’indirizzo a cui la commissione Politiche per la salute e politiche sociali, presieduta da Paolo Zoffoli, ha dato il via libera grazie ai voti favorevoli del Pd e della Lega nord e quelli contrari del Movimento 5 stelle. Pentastellati che, proprio in commissione, hanno presentato un loro atto d’indirizzo (a firma Raffaella Sensoli) “alternativo a quello del Pd” che non ha ottenuto il consenso della maggioranza dei consiglieri.

“Strutture specifiche e autodeterminazione- ha sottolineato Soncini- sono le parole chiave della norma. Strutture più piccole, vicine ai bisogni delle persone, e il rispetto della libertà di compiere scelte vanno di pari passo all’importante attenzione che la norme rivolge al ‘durante’ in sinergia al ‘dopo’. Prevedere strutture con cinque- massimo dieci- persone, o strutture di collaborazione di più famiglie, vuol dire avvicinarsi ai bisogni specifici di ogni persona. Ogni legge è migliorabile ma lo sforzo che dovremmo fare a livello regionale è quello di applicarla nel migliore dei modi”.

Parole cui hanno fatto seguito quelle di Sensoli che nell’atto d’indirizzo chiedeva la riscrittura della norma: “Bastava applicare le leggi che c’erano già e finanziarle, invece di approvare questa nuova norma. Le parole chiave sono trust e destinazione privata perché dobbiamo dirlo: questa misura vestita da sociale è invece finanziaria. Viene messa a mercato la disabilità perché non si può migliorare la vita delle persone con un euro e dieci centesimi in più al giorno”. Fondi, quelli previsti dalla legge ‘Dopo di noi’, che, però, “non sono alternativi alle attuali misure ma sono aggiuntivi”, ricorda il presidente Zoffoli.

E Zoffoli non è stato il solo a ribattere alle parole della pentastellata. Daniele Marchetti, della Lega nord, ha voluto ricordare che attualmente la discussione “è sul cosa vuol fare la Regione”, mentre più esplicito è stato Gabriele Delmonte (Lega) che ha ricordato il ruolo svolto dai consiglieri: “Siamo in Regione non in Parlamento- ha rimarcato- dobbiamo gestire al meglio le risorse e non modificare una legge nazionale”. Mentre dai banchi della maggioranza è Giuseppe Boschini (Pd) a sottolineare come le affermazioni di Sensoli siano state “totalmente in contrasto con la realtà”.

Poco prima delle votazioni, i tecnici regionali hanno dato conto dei fondi messi a disposizione dell’Emilia-Romagna grazie alla legge. “Saranno 6,57 milioni per il 2016, 2,8 milioni per il 2017 e 4 milioni dal 2018 in poi. Due i tipi di interventi finanziati con i fondi del 2016 che riguarderanno gli ambiti socio-educativi e strutturali. Quattro milioni serviranno appunto per l’accompagnamento dell’uscita del disabile dal nucleo famigliare, per programmi di sviluppo della vita quotidiana mentre i restanti 2,57 milioni andranno a finanziare interventi strutturali soft per l’adeguamento delle abitazioni. Nel 2017 è previsto invece un bando regionale che garantirà il coofinanziamento di alloggi specifici, uno per provincia. Il primo target di intervento saranno i disabili inseriti in centri diurni: circa 5mila persone. Le risorse- hanno concluso- servono per lo sviluppo e non per sostenere l’intero sistema”.

Oltre a Soncini hanno sottoscritto la risoluzione i consiglieri Mirco Bagnari, Valentina Ravaioli, Stefano Caliandro, Manuela Rontini, Lia Montalti, Paolo Zoffoli, Giuseppe Paruolo, Giorgio Pruccoli, Antonio Mumolo, Francesca Marchetti, Alessandro Cardinali, Luciana Serri, Roberto Poli, Paolo Calvano, Gian Luigi Molinari, Massimo Iotti (Pd) e Silvia Prodi (Misto-Mdp).