Carenza di personale sanitario, interrogazione di Soncini e Maletti

“La questione è nazionale, e non è solo confinata ad alcuni territori: vi è preoccupazione da parte della generalità delle regioni per le criticità che riguardano il fabbisogno di personale dipendente e convenzionato per la gestione dei propri sistemi sanitari. – esordisce così la consigliera regionale PD e presidente della IV Commissione Sanità Ottavia Soncini che riporta – È un problema che viene da lontano, dovuto ad una programmazione che si è dimostrata non adeguata: tale situazione va affrontata in modo organico e complesso. Nel prossimo biennio circa 9 mila medici di base andranno in pensione anticipata a fronte di soli 3.000 giovani in formazione. La nostra Regione è corsa ai ripari, tanto che da inizio pandemia a oggi, ha già in organico oltre 6.100 dipendenti in più”. Fra questi, oltre 530 medici, quasi 3.200 infermieri, quasi 1.500 operatori sociosanitari, 590 amministrativi professionali, 150 sanitari non medici; vanno aggiunti altri 1.200 rapporti di collaborazione attivati attraverso appositi istituti previsti dalla normativa Covid, di cui circa 600 specializzandi e ulteriori medici, infermieri, sanitari.

“Abbiamo esigenze connesse alla gestione della pandemia ancora in corso,  al recupero delle prestazioni sanitarie non erogate a causa della pandemia e all’attuazione degli obiettivi del PNRR. – spiegano Soncini e Maletti – Per far fronte a questo lavoro, la Regione Emilia-Romagna, oltre a pubblicare periodicamente i bandi per le carenze, non ha mai perso l’occasione per esprimere in tutti i contesti nazionali competenti la necessità di aumentare il contingente dei medici da ammettere ai corsi regionali di formazione specialistica e di medicina generale”.

“Serve rendere sempre più attrattivo il lavoro nel sistema sanitario pubblico – affermano inoltre Soncini e Maletti – cercando di snellire la burocrazia e aumentando le potenzialità dell’informatica e della digitalizzazione applicate alla sanità per consentire ai professionisti di concentrarsi in pieno sulla presa in carico della persona oltre che sulla prestazione sanitaria”.

“Ora che il PNRR traccia il futuro della medicina puntando a territorialità e prossimità, il Governo ha presentato alle Regioni la bozza di un Decreto Ministeriale, il DM71, che contiene la riforma di settore e definisce come dovranno essere organizzate le cure sul territorio e con quanto personale. Con una interrogazione, quindi, chiediamo all’Assessorato quanti siano i medici ospedalieri e di famiglia di cui avremo bisogno in Emilia-Romagna alla luce delle novità, quanti ne mancano e come intenda muoversi la nostra Regione, per quanto di sua competenza,  per fare fronte a tale fabbisogno e per investire sulla medicina territoriale, confrontandosi con il Governo e in sede di Conferenza delle Regioni” concludono le Consigliere dem.

Servizi di Aiuto per Persone con disabilità, interrogazione Pd

Ottavia Soncini, consigliera regionale del Pd e presidente della commissione Politiche per la salute e sociali e Marcella Zappaterra, capogruppo del Pd in Regione, portano all’attenzione della Giunta i servizi di aiuto alla persona per i cittadini con disabilità e chiedono, in un’interrogazione, qual è il bilancio di questo servizio.

Nell’interrogazione, domandano all’esecutivo regionale “quanti sono e come sono distribuiti sul territorio regionale i Servizi di aiuto personale e da chi vengono gestiti”. E ancora, “in che misura sono utilizzati per tali servizi i contributi previsti” dalla Legge regionale del 1997, “se sono ancora attivi i corsi di formazione previsti dalla deliberazione della Giunta del 1998 per coloro che prestano la loro opera all’interno dei Servizi alla persona e se è presente un report di verifica o altra forma di controllo e valutazione”.

Infine vogliono sapere “se esiste un monitoraggio regionale del loro operato e se è stata presentata la relazione sullo stato di attuazione delle politiche a favore delle persone con disabilità prevista dalla legge regionale, al fine di comprendere, attraverso i dati, quale ruolo avranno tali servizi nell’ambito del Nuovo Piano sociale e sanitario regionale” che – ricordano –  “è in via di definizione ed è uno strumento di programmazione essenziale, chiamato ora ad un ulteriore salto di qualità per riorientarlo ai nuovi bisogni emersi durante la pandemia, alle mutate esigenze di cura e presa in carico”.

Soncini spiega poi il perché di “una interrogazione sui Servizi di aiuto alla persona per le persone con disabilità”. “Analizzare il funzionamento e la gestione a livello regionale di questi servizi – sottolinea – significa fermarsi a riflettere e lavorare sullo stare bene insieme delle persone, da guardare nella loro unicità e non per la loro disabilità, costruendo luoghi e momenti di buona vita”. “Occorre ripartire – evidenzia la presidente della commissione – dal senso di comunità e dal problema dell’isolamento che questa pandemia ha acuito, mettendo al centro non un approccio prestazionale ma relazionale e di presa in carico” conclude Soncini.

La giornata del vaccinato

Quella che è in corso contro il COVID-19 è la più grande vaccinazione di massa globale che si sia mai registrata e si impongono riflessioni di ordine etico e morale, che affiancano quelle di ordine sanitario. È evidente che bisogna porre il tema della giustizia, cioè dell’ordine virtuoso dei rapporti umani, dal momento che chi non si vaccina (pur essendo nella condizione di farlo) beneficia di qualcosa a cui non ha contribuito, anzi abusa del senso civico e del senso di giustizia di chi si vaccina, di fatto è come chi si lamenta degli ospedali o delle strade e non paga le tasse. Ormai è evidente a tutti che non ci sono alternative alla vaccinazione di massa per evitare il lockdown, la didattica a distanza, la sospensione della socialità e delle attività economiche, se a qualcuno ancora non fosse chiaro basta guardare cosa sta accadendo in queste ore negli Stati a bassa vaccinazione e senza restrizioni. Vaccinarsi, dunque, assume il valore di dovere civico e obbligo normale, l’alternativa è sprofondare in una non vita, in una negazione della nostra natura, che è prima di tutto relazionale, sociale ed emozionale. L’alternativa alla vaccinazione è mettere a rischio la vita delle persone e vedere le bacheche delle affissioni piene di necrologi o i camion militari pieni di bare. L’alternativa alla vaccinazione, non sono i magici unguenti di cui si legge spesso, ma la solitudine e l’isolamento. L’alternativa alla vaccinazione sono gli ospedali saturi di pazienti covid lasciando fuori gli ammalati di tumori, di cardiopatia e di malattie gravi, ledendo il fondamentale diritto alla cura. Dunque i vaccinati si sono fatti carico di un problema di tutti, permettendo ai non vaccinati di sfruttare la minor probabilità di ammalarsi e pensando addirittura che il costo dei tamponi ricada sulla collettività. Nello stato di diritto per evitare che una minoranza (nettissima minoranza in questo caso) si prenda gioco della maggioranza, è indispensabile riconoscere i meriti di chi si è assunto la responsabilità di salvare se stesso, ma anche e soprattutto gli altri. Se i ristoranti sono tornati ad avere clienti, se le industrie sono tornate a produrre, se gli alunni sono rientrati a scuola, se i figli sono tornati a visitare i genitori nelle case protette, se i malati sono tornati ad essere accolti in sicurezza dagli ospedali, se i medici hanno continuato a visitare e a non essere visitati, il merito è dei vaccinati, il vaccino è inconfutabilmente la precondizione per il ritorno alla normalità.Terminato questo tempo e superate le tensioni che porta con sè, sarebbero necessari segni di riconoscimento per i cittadini virtuosi, che utilizzando ciò che la scienza e la medicina hanno offerto, si sono assunti la responsabilità anche per gli altri: si potrebbero prendere in considerazione premialità di natura fiscale e criteri di accesso privilegiati. Perché non partire mettendo a calendario la giornata del vaccinato? Una stragrande maggioranza silenziosa e responsabile che ha permesso all’Italia di ripartire, persone che non hanno bisogno di sventolare la bandiera italiana nelle piazze, perché lo sanno già che sono italiani e che hanno fatto una cosa per cui oggi nel mondo ci guardano con rispetto.

Ottavia Soncini – Presidente Commissione Politiche per la salute e Politiche sociali della Regione Emilia-Romagna

*Lettera pubblicata sulla Gazzetta di Reggio il 24 ottobre 2021

Matteo, ora chiudi la Bestia

Caro Matteo Salvini,

sono una consigliera regionale dell’Emilia-Romagna rieletta in questa legislatura e che ha vissuto in prima persona la campagna elettorale che hai condotto qui da noi nel gennaio 2020, sostenuto dalla Bestia famelica di vittime, da Bibbiano all’incensurato del Pilastro a Bologna. Come reazione al clima aggressivo scatenato dalla martellante campagna social, scelsi di caratterizzare la mia candidatura all’insegna della democrazia gentile, per prendere le distanze da un linguaggio violento, che diffondeva odio, razzismo e divisioni. Sono di cultura convintamente garantista e Luca #Morisi per me è innocente fino a prova contraria e delle sue vicende personali tu non porti alcuna responsabilità, tuttavia ti invito a una riflessione prendendo a pretesto la triste vicenda di questi giorni. La Bestia su tuo mandato o con la tua condivisone ha quotidianamente bersagliato persone, colpendole nel loro impegno, nel loro lavoro, nelle loro scelte, nelle loro fragilità. Ricordo bene la gogna riservata a Elsa Fornero, a Laura Boldrini, a Stefano Cucchi, a Giulia Viola Pacilli e a tanti altri, che spesso avete condannato sostituendovi a pubblici ministeri e a giudici. Gli immigrati, i musulmani, le donne, gli attivisti, gli outsider, i politici – gli altri ovviamente – come trovata per aizzare i cittadini (o forse i followers) al richiamo di una presunta identità nazionale, basata su Dio Patria Famiglia e sul Crocefisso esibito in modo del tutto inopportuno alle tribune elettorali. La messa alla berlina delle persone, le fake news, le distorsioni per finire in trend topic a tutti i costi e per determinare la diabolica relazione tra l’infrastruttura social, le televisioni, i giornali, le piazze e i bar nella diffusione del verbo leghista/salviniano/morisicano, col fine di avvelenare il confronto pubblico, a dire il vero rimettendosi nel solco ben arato dalla Casaleggio Associati. In quest’ottica la comunicazione diventa una mera tecnica di sollecitazione di onde emotive divisive, sostituendo il progetto politico, i temi comunicativi diventano temi politici, con l’evidente risultato di rimanere vittima degli stessi meccanismi promossi: dalla citofonata alla mano allungata per aiutare l’amico a rialzarsi, il cortocircuito è totale. Vedi Matteo, un politico non può scegliere quali fragili aiutare, la pietas deve essere massimamente democratica e deve valere per tutti, un politico non può essere credibile se sulle stesse pagine social trovi: ‘Cucchi se l’è cercata’ e ‘Morisi è un amico’. Funziona sui social dividere il mondo tra buoni e cattivi, non nella realtà. È indubbio che con le tue scelte hai inquinato la politica italiana, scelte comunicative disinvolte, ciniche e spregiudicate di cui porti la responsabilità più alta, addirittura negli anni di Governo la Bestia era l’ufficio stampa del Ministero degli Interni e pagata anche dai soldi dei cittadini. Insomma, tra te e la Bestia c’è completa sovrapposizione, la propaganda terrificante e pericolosissima di questo giro di anni ha la tua firma, la mostrificazione di Bibbiano, dei suoi amministratori, dei servizi, ha il tuo nome e il tuo cognome. Ora che sia proprio tu a lamentarti della gogna mediatica è un contrappasso che potrebbe anche essere divertente, qualora di mezzo non ci fosse la sofferenza esistenziale di una persona, di un essere umano che merita rispetto. Caro Matteo, cogli l’occasione, fai capire agli italiani che hai imparato la lezione: chiudi la Bestia. Prima del processo a Morisi, facciamo il processo alla Bestia ed allontaniamo gli aggressori verbali, l’orizzonte politico è profondamente cambiato: in questi due anni di pandemia hai avuto posizioni politiche che hanno fatto male al Paese, prima hai messo in dubbio l’utilità del distanziamento, poi quello delle mascherine, sei passato a lisciare il pelo ai no vax da vaccinato, infine hai pasticciato sul Green Pass diffondendo confusione e insicurezze, sempre inseguendo il trend topic del giorno, ma sei un leader politico non un influencer che guadagna con le interazioni. Chiudendo la Bestia daresti un segnale, aiuteresti anche il governo impegnato in uno sforzo titanico di cambiamento e innovazione del Paese e che fatica a confrontarsi con un partito sospeso tra la Bestia e Giorgetti, aiuteresti a ripristinare un clima di distensione e, alla fine, agevoleresti la democrazia gentile, di cui i nostri concittadini sentono un gran bisogno, perché il problema non è mai la bestia, ma il suo padrone.

Ottavia Soncini – Presidente Commissione Politiche per la salute e Politiche sociali della Regione Emilia-Romagna

*Lettera pubblicata sulla Gazzetta di Reggio l’1 ottobre 2021

Tamponi gratuiti per chi non si vaccina? Io sono contraria

Sono fermamente contraria all’ipotesi dei tamponi gratuiti, per tutti quelli che si possono vaccinare, di cui si sta discutendo in questi giorni. Secondo alcuni partiti, con la Lega di Salvini al primo posto, e alcune sigle sindacali sarebbe una manovra necessaria per “traghettare” gli indecisi verso il vaccino.
Al lavoro si deve andare tutti i giorni e siccome libertà deve fare rima con responsabilità (libertà garantita dalla possibilità di fare un tampone), chi lavora deve mettere in sicurezza i colleghi. Sono stati sconfitti i partiti che volevano riaprire tutto esattamente un anno fa e oggi che si può tornare a lavorare (grazie ai vaccini e non a Maga Magò) erano disposti a richiudere tutto sacrificando l’unico strumento in grado di garantire serenità e continuità lavorativa.
Da Presidente della commissione salute della Regione Emilia Romagna non posso che oppormi a questa scelta e sposare in tutto e per tutto la linea della fermezza del premier Mario Draghi. Il green pass obbligatorio per tutti i lavoratori come strumento per continuare ad aprire il paese. Questo per due motivi.
Il primo è che faremmo ricadere sulla fiscalità generale una spesa inutile. Il vaccino è già completamente gratuito per tutte e tutti i cittadini ed è coperto dai bilanci della sanità pubblica. Non abbiamo bisogno di ulteriori strumenti, che di fatto rallenterebbero ancora l’obiettivo finale dell’immunità di gregge, rimandando ancora di settimane la vaccinazione di una corposa parte della popolazione.
Il secondo motivo è che la sanità pubblica ha l’urgente necessità di tornare a pieno regime su tutta l’attività ordinaria. Sono i cittadini italiani a chiederlo. Non possiamo permetterci di avere ancora altri mesi di liste bloccate per le visite, sacrificando forze e risorse per effettuare i tamponi.
Il vaccino è lo strumento migliore per sconfiggere il virus. Ed è sicuro. Anche il recente rapporto dell’AIFA ha sottolineato come solo lo 0,02% delle dosi di vaccino abbia causato reazioni avverse gravi. Parliamo di un numero estremamente basso a fronte delle oltre 76 milioni di dosi somministrate in Italia.
Bisogna fare chiarezza estrema su chi può fare il vaccino aggiornando le raccomandazioni (penso ad esempio alle donne in gravidanza) e i tamponi gratuiti vanno dedicati solo, e dico solo, a quelli che davvero non possono fare il vaccino. Calmierare i prezzi dei tamponi per coloro che non hanno controindicazioni all’inoculazione è una misura di buon senso per permettere ai lavoratori non ancora vaccinati di acquisire ulteriori informazioni e superare i timori e le diffidenze vaccinali. Il vero obiettivo deve essere il vaccino per tutti.
Abbiamo affrontato mesi difficilissimi di pandemia e rallentare la corsa proprio ora, quando siamo arrivati ad un punto chiave della campagna vaccinale, sarebbe un grave errore. Abbiamo visto, grazie all’impegno delle Ausl, che spostando la campagna vaccinale nelle piazze, nelle scuole, tra la gente abbiamo già recuperato tantissimi indecisi. Non fermiamoci. Impantanarsi in una discussione green pass no / obbligo vaccinale sì rischia di farci perdere di vista l’obiettivo finale. L’agenda Draghi: tornare alla normalità, mettere in sicurezza la scuola, garantire continuità ripresa dell’economia (inaspettatamente al 5.7% nel trimestre) e del lavoro, è l’agenda di chi vuol bene al paese.

Ottavia Soncini – Presidente Commissione Politiche per la salute e Politiche sociali della Regione Emilia-Romagna

*Lettera pubblicata sulla Gazzetta di Reggio il 18 settembre 2021

“Vaccinarsi vuol dire proteggere tutti”

Oggi sulla Gazzetta di Reggio ho provato a spiegare perchè dobbiamo vaccinarci tutti e perchè dobbiamo farlo al più presto.

I danni delle mancate vaccinazioni non possono ricadere sull’intera società, è una questione pubblica prima ancora che individuale, i non vaccinati per scelta rifiutano di assumere una misura di salute pubblica necessaria a tenere l’emergenza sotto controllo e ignorano la necessità di garantire l’equilibrio al sistema sanitario nazionale, vero architrave democratico e delle libertà individuali.Implementare la percentuale di vaccinati (oggi in Italia 28 milioni di persone pari al 47.4% della popolazione) e allargare l’uso del pass vaccinale sono due imperativi categorici per recuperare le nostre piene libertà. La variante Delta corre senza sosta e occorre agire in fretta, per evitare nuove chiusure, nuove quarantene, nuove saturazioni degli ospedali, nuovi ritardi nelle altre prestazioni sanitarie. In questo quadro critico è necessario vincolare le professioni a contatto con soggetti deboli (ragazzi, ragazze, bambine e bambini, ricoverati, persone inferme) alla vaccinazione, è una misura di rispetto sociale generale: su scuola e sanità la società ha il diritto di intervenire. Sono beni primari che vanno difesi, la Carta con gli articoli 16 e 32 ci consegna un solido riferimento normativo, la scienza ci offre i vaccini di nuova generazione che i dati raccolti ci dicono che funzionano e che sono molto più sicuri di qualsiasi altro vaccino utilizzato sino a oggi. Difenderli significa difendere i principali gangli di libertà e occorre erigere un muro di difesa, un muro che non può avere altri mattoni che i vaccini autorizzati.Tenuto conto dei risultati molto preoccupanti della didattica a distanza, la scuola deve tornare in presenza. Per evitare nuove chiusure non rimane altro che generare l’immunità di gregge in ogni classe, per dirla con Antonello Giannelli, Presidente Associazione nazionale presidi e diventa prioritario estendere l’uso del green pass per l’ingresso nelle scuole, con una forte azione di persuasione per completare l’immunizzazione del personale della scuola (a oggi risulta immunizzato il 75%) e, in extrema ratio, prevedere l’obbligo vaccinale. Green pass che in caso di recrudescenza pandemica non può non includere anche gli studenti delle secondarie. Le raccomandazioni delle istituzioni sanitarie e scientifiche internazionali sono rivolte anche ai ragazzi a partire dai 12 anni, ritardi, rinvii e reticenze immotivate possono rivelarsi oltremodo dannose e appare non rinviabile una diffusa campagna di sensibilizzazione, con il coinvolgimento delle istituzioni scolastiche e delle agenzie educative. L’obiettivo non negoziabile è la riapertura in presenza delle scuole, chiusure e didattica a distanza sono le vere riduzioni della libertà, sia attuali che future, dei nostri giovani.Le condizioni di sicurezza vanno garantite nelle strutture sanitarie e in generale nei luoghi pubblici frequentati da persone fragili, a fronte di un virus che continua a circolare con alta pervasività: se sono ricoverato in un ospedale, se ho un parente in una casa protetta come faccio a sapere se il medico che mi visita e l’operatore sanitario che assiste l’anziano sono no-vax? La società ha il diritto/dovere di proibire a un medico non vaccinato di esercitare la propria professione e/o di informare il paziente. Se un bimbo è immunodepresso può evitare di entrare in contatto con un insegnate no-vax? Un insegnante non vaccinato è un pericolo innanzitutto per gli studenti più deboli. Ormai è ampiamente noto, qualsiasi misura di contenimento e prevenzione non blocca completamente i contagi, ritornare ad un lockdown è impensabile, la vera sfida dei prossimi mesi è quella di mettere in sicurezza gli ospedali, le case protette, gli ambulatori medici, i centri diurni, le scuole e più in generale tutti i luoghi frequentati da fragili, immunodepressi e persone che non possono essere vaccinate. Per questo è indispensabile far crescere la percentuale degli immunizzati, non è libertà voltarsi da un’altra parte, non è libertà sentirsi esonerati e credere che ci penserà qualcun altro a vaccinarsi.La società può e deve impedire le esternalità negative di chi potrebbe danneggiare gli altri, la società deve richiamare i singoli a atti di responsabilità civile che servono a fermare l’emorragia di vite e di libertà.Vaccinarsi significa avere a cuore la propria salute e avere a cuore la salute degli altri, apartire dai più deboli e dai più fragili.

Il punto sulla ripartenza scolastica in Commissione regionale Scuola e Sanità

Marchetti e Soncini: “Riapertura in sicurezza e rapidità nel tracciamento sono le nostre priorità”

“Data la ripresa della scuola abbiamo voluto fare il punto e chiarire tanti aspetti sul nuovo protocollo che riguarda il mondo scolastico, il personale, i nostri studenti e le loro famiglie”. A dirlo sono le Presidenti Francesca Marchetti e Ottavia Soncini che questa mattina hanno svolto una seduta congiunta della Commissione Scuola e Sanità, insieme agli assessori Raffaele Donini e Paola Salomoni per fare il punto sulle le misure per garantire la sicurezza nelle scuole.

“La scuola deve partire in sicurezza – hanno affermato a margine della commissione Marchetti e Soncini –. La ripartenza del mondo scolastico, in presenza di ogni ordine e grado è un interesse strategico di tutto il Paese e l’obiettivo è il mantenimento della didattica in presenza sul quale serve mettere in campo tutte le iniziative necessarie a realizzarlo. Continuiamo a porre l’attenzione sulla messa in sicurezza e su tutti i dispositivi che garantiscano un lavoro e uno studio sicuro per personale scolastico e alunni. L’efficacia degli strumenti va ovviamente valutata con la CTS nonché dai referenti della cabina di regia sanitaria della nostra Regione, senza creare false aspettative. È importante proseguire il work in progress e la relazione interistituzionale con il Governo per programmare al meglio non solo il piano estivo ma trovarci pronti anche alle riprese di settembre. Le Regioni e i loro territori devono essere coinvolti dal Ministero in un dialogo che questa volta deve essere produttivo”.

Tra i temi toccati durante la seduta anche quello delle vaccinazioni del personale scolastico. “Il 70% degli insegnanti ad oggi risulta vaccinato anche grazie al contributo dei medici di medicina generale e continuiamo a ribadire la necessità di procedere celermente con la somministrazione della seconda dose e il completamento della campagna vaccinale rivolta al personale scolastico – proseguono –. Abbiamo colto con favore l’approvazione alla Camera, giovedì scorso, della mozione che impegna il governo sul fronte della riapertura delle scuole. Anche dalla Regione Emilia-Romagna rafforziamo la necessità di una rapidità nel tracciamento così come crediamo sia necessario attivare azioni che permettano non solo la ripresa della didattica in presenza al 100% ma anche il recupero degli apprendimenti, della socialità e del gap formativo in genere degli studenti, che come sappiamo hanno pagato un prezzo molto alto in questa pandemia sia nella sfera formativa che in quella emotiva e psicologica”.

Trasporto sociale, la Regione rassicura le consigliere Soncini e Rontini su agevolazioni al Terzo Settore

Soncini e Rontini (Pd): “Avevamo presentato un’interrogazione per sostenere associazioni e organizzazioni di volontariato che fanno trasporto sociale, la Giunta valuterà nuove misure” 

“Agevolazioni per la sosta a pagamento, libero accesso alle ZTL oltre, possibilmente, alla riduzione o esenzione della tassa automobilistica per i veicoli di associazioni di volontariato e onlus destinati al cosiddetto trasporto sociale. Le abbiamo chieste con un’interrogazione alla Giunta della Regione Emilia-Romagna e ora, la risposta dell’Assessore al Bilancio Paolo Calvano ci conferma la bontà delle nostre proposte” lo affermano le consigliere regionali Pd Ottavia Soncini e Manuela Rontini, Presidenti rispettivamente delle Commissioni Politiche per la Salute e Sociali e Politiche Economiche. 

“Considerato il grande apporto offerto da queste realtà alla comunità e alle singole persone con disabilità o fragilità, soprattutto in questo difficile periodo segnato dalla pandemia, ci è sembrato opportuno accogliere le loro richieste. L’Assessore Calvano riconosce che in prospettiva sarà possibile adottare politiche fiscali regionali che valorizzino ulteriormente queste esperienze, confermando la costante attenzione della Regione Emilia-Romagna al terzo settore che, da anni, si concretizza in politiche di sostegno economico” riportano le consigliere democratiche. 

“È già stata avviata una prima verifica dell’impatto economico della riduzione o esenzione del bollo e della sua sostenibilità a livello di bilancio regionale. Sicuramente questa apertura è un ottimo segnale considerando che la pandemia e il difficile contesto socio-economico attuale impongono scelte non facili. – sottolineano Soncini e Rontini – Per quanto riguarda l’esenzione del pagamento del parcheggio nelle strisce blu e il libero accesso alle zone Ztl per i veicoli utilizzati per il trasporto sociale, è già stata aperta un’interlocuzione con Anci, così come sollecitato nell’interrogazione. Riteniamo che il confronto tra Regione ed enti locali sia sempre lo strumento ideale che può portare a soluzioni ragionate e fattibili. Ragioniamo in un’ottica di sinergia positiva di ascolto delle richieste che provengono dai cittadini, di cui noi consiglieri regionali possiamo farci portavoce”. 

“Vediamo la luce, ma il Governo poteva fare meglio”

Oggi sulla Gazzetta di Reggio trovate l’intervento che ho scritto insieme ad Annalisa Rabitti sulla campagna vaccinale per le persone con disabilità.

“Vediamo la luce, ma il Governo poteva fare meglio”

Non si poteva aspettare ancora a lungo: finalmente vengono vaccinate le persone fragili.Sono tanti i famigliari che in questi mesi ci hanno scritto delusi perché non erano stati contattati per la somministrazione del vaccino ai figli con disabilità. Una richiesta sacrosanta.La scelta fatta dal piano vaccini nazionale di vaccinare per primi operatori sanitari e socio-sanitari e ospiti delle CRA si è rivelata corretta, abbiamo reso le strutture sanitarie ospedaliere e territoriali Covid free e ora i professionisti sono immuni e possono continuare a combattere contro il covid.Ma perché prima gli insegnanti delle persone fragili, ci è stato chiesto?La gestione rispetto alla somministrazione del vaccino Astrazeneca è stata l’origine di alcune scelte oggi discutibili.Aifa e comitato tecnico scientifico nazionale inizialmente erano contrari alla somministrazione di questo vaccino agli over 55 e alle persone con patologie. Dopo poco tempo si è dato il via libera prima alla possibilità di somministrazione fino ai 65 anni e ora anche oltre i 65 anni. Questo ha fatto saltare tutto l’ordine delle priorità che era stato definito rispetto ad età e patologie, d’altra parte non si potevano lasciare i vaccini nel frigo. Si sono così creati percorsi paralleli, un esempio è quello degli insegnanti vaccinati prima delle persone con patologie. Però la luce ora si vede. In Regione Emilia-Romagna e Lazio le vaccinazioni alle persone disabili sono partite, in altre regioni si sono fatte altre scelte. Un quadro frammentato e disomogeneo che non tiene conto della difficoltà in cui vivono le persone vulnerabili e i loro cari. Il Governo avrebbe dovuto fare di più. La titolarità della legge 104 poteva essere, fin da subito, un criterio facilmente disponibile per individuare le persone in stato di fragilità. A ciò si aggiunge che non era stata data una priorità ai caregiver conviventi delle persone con disabilità, se non in riferimento solo ad alcune specifiche patologie, nonostante si tratti sempre di persone per le quali sono riscontrabili le stesse necessità di protezione individuate per il personale delle CRA. La Regione Emilia-Romagna aveva fatto esplicita richiesta. È notizia di queste ore che nell’aggiornamento del piano nazionale sia prevista l’estensione della vaccinazione alle persone con disabilità gravi, ai sensi della legge 104, ai loro caregiver e ai famigliari conviventi. Ora sarà importante la sollecitudine nell’attuazione e nell’organizzazione di quanto previsto.A che punto siamo noi? Nei prossimi giorni l’Ausl di Reggio Emilia contatterà tutte le persone di età compresa tra i 18 e 65 anni in carico ai servizi e non collocate in struttura, per le quali la campagna vaccinale sta volgendo al termine. Le persone e i famigliari da tempo aspettavano risposte sulla vaccinazione delle persone fragili verso le quali la nostra Regione, le istituzioni tutte e la sanità vogliono riservare la massima attenzione come è giusto e doveroso che sia.Sono persone troppo spesso lasciate sole durante la pandemia, con i famigliari non sempre sostenuti e un confinamento dentro le quattro mura domestiche ancora più difficile. Poter ricominciare a condividere in sicurezza progetti, senso, futuro e relazioni con gli altri, poter ricominciare a toccare con mano il diritto ai piccoli desideri per chi maggiormente si è dovuto isolare in questi mesi è un passo avanti notevole, un segno che mette in pratica la “centralità della persona”. Lo Stato deve proteggere coloro che sussurrano in un mondo che grida, non basta che le persone con disabilità siano prese in carico soprattutto dal punto di vista delle loro necessità sanitarie e socio-assistenziali. A Reggio Emilia con il progetto “Reggio Emilia Città Senza Barriere” la sensibilità e l’attenzione a certi temi crediamo che sia cambiata, e pensiamo anche alle tante attività delle fondazioni del terzo settore, delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale che in modo capillare hanno continuato a garantire supporto alle persone con disabilità anche in pandemia. Una battaglia quotidiana che non deve fermarsi. Ora occorre avanzare sul modo di affrontare il tema della disabilità anche a livello regionale, occorre raccogliere le migliori innovazioni sui diritti avute a livello locale e portarle ad un livello più alto. C’è un’unica lezione da apprendere: non esiste un prima e un dopo, dobbiamo pensare al domani mentre affrontiamo l’oggi. E nel pensarlo mettere al centro le persone, soprattutto le più fragili.”

Ottavia Soncini – Presidente Commissione Politiche per la salute e Politiche sociali della Regione Emilia-Romagna

Annalisa Rabitti – Assessora cultura, pari opportunità, città senza barriere del Comune di Reggio Emilia

“In Emilia-Romagna chiediamo di istituire una Giornata nazionale per le vittime Covid e di rendere omaggio ai lavoratori dell’emergenza”

Approvata all’unanimità in Commissione Politiche per la Salute e sociali la risoluzione a prima firma della Presidente Soncini

La Regione Emilia-Romagna sostiene la richiesta di istituire una giornata nazionale per le vittime del Covid. Via libera, infatti, alla risoluzione presentata dal Pd e dalla maggioranza in viale Aldo Moro, a prima firma della Consigliera Ottavia Soncini.

“Nell’attesa che il Parlamento completi l’iter per istituire con legge la Giornata Nazionale delle vittime del Covid, individuata per il 18 marzo, quando ricorrerà l’anniversario della colonna di mezzi militari che portavano fuori da Bergamo e dalla Lombardia decine e decine di feretri, la nostra Regione e gli enti locali emiliano-romagnoli non staranno fermi. Pensiamo sia importante già da quest’anno ricordare i lutti, le vittime, l’impegno che migliaia di lavoratori nel pieno dell’emergenza hanno consentito alle attività essenziali, a partire da quelle sanitarie, di andare avanti” spiega Soncini.

“La nostra risoluzione ha avuto un voto positivo all’unanimità dei consiglieri componenti della Commissione Politiche per la Salute e Sociali, che presiedo. Un segno di come fare memoria delle persone che hanno perso la vita a causa del virus è un tema che abbraccia tutto l’arco politico. – sottolinea la Presidente della Commissione Politiche per la Salute e sociali – Riteniamo particolarmente importante anche sottolineare quanto di positivo è emerso nell’emergenza. Penso quindi a un momento per rendere omaggio al lavoro di medici, operatori sanitari, ricercatori, tutti i lavoratori dei servizi essenziali che hanno garantito la prosecuzione delle attività consentite, oltre alla Protezione Civile, la Polizia Locale, le Forze dell’Ordine, i volontari e le associazioni di volontariato che hanno aiutato anche portando farmaci e beni di prima necessità alle persone più fragili confinate a casa. Il mondo del volontariato, capillare, attivo e preziosissimo si è dimostrato ancora una volta imprescindibile per le nostre comunità”.