Accademia Pd – Salute: vaccini, piano vaccinale e prospettive future | Mercoledì 28 aprile ore 21

Mercoledì 28 aprile alle ore 21:00 parteciperò all’iniziativa online “Accademia Pd – Salute: vaccini, piano vaccinale e prospettive future” organizzata dal Circolo Pd di Poviglio. Con me ci saranno il Dott. Pietro Ragni, la Dott.ssa Stefania Fieni e il collega Andrea Costa. Ad introdurre e coordinare l’incontro sarà Ugo Marinelli.

Per accedere all’evento basterà cliccare su questo link: meet.google.com/vbf-pnsu-bqd

L’Europa delle Persone | Giovedì 22 aprile ore 20.30

giovedì 22 aprile alle 20:30 parteciperò al tavolo organizzato dal Pd di Reggio Emilia dal titolo “NextGenerationEu: il prossimo futuro dipende da tutti noi. L’Europa delle persone”. Con me ci sarà l’europarlamentare Elisabetta Gualmini. A introdurre e coordinare l’incontro sarà Ilenia Malavasi, sindaca di Correggio. 

Per accedere all’evento basterà cliccare su questo link: https://meet.google.com/ims-nvfg-ikx

Vaccini No Covid | Giovedì 28 gennaio 2021

Giovedì 28 gennaio alle 20:45 sarò presente insieme al Sindaco Luca Vecchi, alla Segretaria del Pd Reggio Emilia Gigliola Venturini e alSegretario del Circolo Pd Sanità & Welfare Gian Maria Fantuzzi, all’iniziativa“Vaccini No Covid”. Una serata con i professionisti per approfondire le tematiche legate alla vaccinazione anti Covid-19.

Interverranno: Mauro Bonaretti (Consigliere del Commissario Arcuri), Mirco Lusuardi (Direttore di Dipartimento), Nicola Facciolongo (Direttore Pneumologia) e Paolo Cavandoli (Medico di Medicina Generale).

L’evento, organizzato dal Circolo Pd Sanità & Welfare, si terrà in videoconferenza. Per accedere all’incontro basterà cliccare su questo link: meet.google.com/jhg-oimj-kug

Il mio intervento al convegno “Famiglie al Centro” organizzato da ENS Emilia-Romagna

Una bella mattina di dialogo e confronto al convegno Famiglie al Centro organizzato da ENS Ente Nazionale Sordi – Onlus e SP ENS Reggio Emilia.

Ecco il testo del mio intervento:

“Noi udenti, spesso siamo sordi. Siamo sordi perché non sentiamo e non capiamo nulla o poco dei problemi delle persone sorde e con disabilità uditiva.

Io stessa capiva ben poco di questo mondo, prima che il ruolo di Consigliere Regionale mi portasse a conoscere l’ENS, il presidente Varricchio, la Presidente Reggiana e altre associazioni che rappresentano le persone sorde.

In Emilia-Romagna ci sono circa 4000 persone non udenti gravi e dalla età evolutiva, che quindi hanno avuto difficoltà o non hanno potuto apprendere la lingua parlata.
Le tecnologie aiutano sempre di più, ma non risolvono tutto. Ci sono ancora tantissimi problemi, che noi udenti ignoriamo del tutto.
Perché una persona con una disabilità fisica la vedi subito e capisci subito che ha un problema con un gradino. Una persona sorda se la incontri per strada non la riconosci, e il suo problema lo cogli solo in certe rare occasioni.

Sarà sorprendente, ma anche in Emilia-Romagna la piena accessibilità per loro ancora non c’è.
Gli insegnanti di sostegno a scuola ci sono, ma non sempre sono preparati davvero ad aiutare un bambino sordo.
Un bambino sordo ha enormi difficoltà a fare sport: non sente il fischio dell’arbitro o il suo allenatore. Nessuno ci pensa e fa nulla.
Andare al cinema è impossibile, o a teatro.
Ascoltare un comizio, o un convegno.
Abbiamo adeguato le nostre sale in Regione ad ospitare sottotitolatura in diretta e traduzione: non lo erano, pensate che assurdità. Cerco, nel mio piccolo, di mettere sempre i sottotitoli nei video sui social.

È un danno di cittadinanza molto più grave di quello dato da qualsiasi altro deficit.
Per questo, dopo due anni di lavoro, abbiamo approvato a giugno 2019 la prima legge regionale in ER dedicata ai diritti delle persone sorde.
Risorse per rendere più diffuso l’interpretariato, il riconoscimento del valore della LIS, sostenere progetti per l’accesso ai servizi sanitari, allo sport, alla cultura, alla TV, con risorse dedicate.
Tutto questo è nella nuova legge regionale.
Da anni ne aspettiamo una nazionale.
C’è ancora tantissimo da fare.

Sono stati recentemente finanziati dalla Giunta regionale per il triennio 2020-2022 i progetti presentati da ENS nell’ambito del bando previsto dalla Legge regionale sulle disabilità uditive: il progetto per garantire servizi di Interpretariato LIS ed il progetto per offrire servizi di Segretariato Sociale, che la Regione ha finanziato ad ENS. Nel complesso sono stati assegnati ad ENS 695 mila euro per finanziare tre anni di attività. Questo è un impegno rispettato.
Continuano anche i lavori a livello regionale del Tavolo per le disabilità Uditive che riunisce gli specialisti che operano nelle AUSL nei servizi sanitari sia per minori che per adulti. Il tavolo regionale per le disabilità uditive si è riunito proprio questa settimana ed hanno partecipato anche i rappresentanti delle Associazioni, che hanno così potuto confrontarsi con i professionisti ed i funzionari regionali.
Inoltre, va ricordato che Regione ed ENS hanno presentato a fine 2020 un progetto all’Ufficio disabilità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, progetto che è stato approvato e finanziato e che prevede in particolare di realizzare in collaborazione con ENS dei corsi di sensibilizzazione per gli operatori sanitari, sociali e socio-sanitari per migliorare la capacità di accoglienza e di ascolto dei servizi nei confronti delle persone sorde, un problema che durante la pandemia è emerso come particolarmente sentito dalle persone sorde e dalle loro famiglie.

Infine, è molto importante il vostro incontro di oggi, perché ritengo sia fondamentale permettere ai bambini e ragazzi con disabilità di informarsi, rimanere aggiornati relativamente a ciò che accade nel mondo attraverso i laboratori di lettura ed imparare per i ragazzi ad utilizzare gli strumenti tecnologici, come computer e tablet. La alfabetizzazione digitale è importante.
Alla base di questo percorso penso ci debba essere sempre un aspetto centrale: stringere nuovi rapporti di amicizia. Per questo, quando si potrà farlo, vi invito a frequentare gli spazi comuni, come le biblioteche, gli spazi lettura, penso a Libr’aria ad Albinea, il festival di letture per bambini, perché non lavoriamo perché ci sia uno spazio anche per voi insieme agli altri?
Gli incontri tra famiglie poi costituiscono occasioni di confronto su temi di comune interesse e creano presupposti di amicizia per un reciproco supporto. La tutela dei diritti delle persone con disabilità nei diversi contesti di vita deve essere attività di confronto tra le famiglie e con le Istituzioni.
Ecco perché sono contenta di essere qui, con una comunità di persone a cui ho dedicato tempo come Consigliere regionale.
Un tempo speso davvero bene, per una battaglia di cittadinanza fondamentale.”

Covid: ieri, oggi, domani | Lunedì 13 luglio 20.45

Lunedì 13 luglio alle 20:45 vi aspetto al Centro Sociale Orologio di Reggio Emilia per l’iniziativa “Covid-19: ieri, oggi, domani”.

Sarà una serata per fare il punto sull’emergenza Coronavirus e per conoscere le strategie messe in campo dalla Regione Emilia-Romagna.

Insieme a me interverranno Raffaele Donini (Assessore regionale alle politiche per la salute), Luca Vecchi (Sindaco di Reggio Emilia) e Cristina Marchesi (Direttrice Generale dell’ Azienda Usl – Irccs di Reggio Emilia)

Un 8 marzo sospeso

Un 8 marzo sospeso, inatteso. Penso a diverse storie di donne. Abbiamo il 78% di infermiere donne in Italia. Sono il 52% i medici donna, un sorpasso rispetto agli uomini registrato per la prima volta quest’anno. Tante le ricercatrici. Donne che fanno il proprio lavoro con il massimo della professionalità, con dedizione, tempo e sforzi. Poi ci sono le donne dimenticate fra Idlib e il confine greco. Viene da pensare a quelle sconosciute in marcia verso una salvezza che forse non vedranno. Al loro stringere, scaldare, trascinarsi dietro i piccoli, disperatamente in cerca di qualcosa per sfamarli. Viene da pensare a che cosa deve essere, per una madre, lasciarsi indietro un piccolo corpo freddo e rigido sepolto alla meglio in un campo, e continuare a marciare: perché gli altri figli vivano. Quando il padre magari non c’è più: disperso, prigioniero, caduto. 

Tutto questo si legge nelle foto dell’esodo dei profughi se appena ci si sofferma un momento. E si intravede anche, nel cuore oscuro della guerra e della violenza, una silenziosa immane forza femminile: una vocazione a proteggere, mettere al mondo, amare, a far vivere e non a far morire. E in questo 8 marzo il pensiero va anche alle mamme, mogli, sorelle che donano la loro vita ad un famigliare non autosufficiente per prendersi cura di lui nella quotidianità. Da troppo tempo si aspetta una legge che tuteli a 360 gradi la figura del caregiver familiare, nel 70% dei casi appunto donna. Sono eroine troppo spesso invisibili e silenziose dei nostri tempi, hanno diritto al pieno riconoscimento e al sostegno dello Stato. Come le donne del nostro sistema sanitario, come le donne di Idlib.

I cattolici italiani e la politica

Testo pubblicato su La Libertà, il settimanale della Diocesi, lo scorso 18 dicembre.

Il cattolico impegnato in politica è innanzitutto un testimone, un creatore di legami, un costruttore di ponti tra diversi ambiti della società, una persona che sviluppa la cultura dell’incontro e del dialogo e che si fa prossima e vicina in primo luogo a chi è fragile. Il fine ultimo è l’uomo, la persona umana, il suo bene e la sua felicità. La costruzione di una società più solidale e giusta sono gli strumenti, la strada. C’è un enorme bacino valoriale e culturale da preservare e manutentare, a partire dal (ri)posizionare il valore della vita al centro del vivere civile, dal concepimento fino alla morte, con un cardine fondamentale rappresentato da una politica di aiuto alle famiglie e alle nascite, temi da cui scaturisce un’intera idea di civiltà.

Altro valore basilare è il lavoro, che avendo a che fare con la dignità della persona ha inevitabilmente a che fare con la vita. Il primo pensiero della giornata per un cattolico impegnato in politica non può che essere diretto al lavoro, senza lavoro crescono la povertà e le disuguaglianze. Lavoro vuol dire anche e soprattutto impresa, verso cui dobbiamo manifestare sincera vicinanza e prendere l’impegno scritto sul marmo di semplificare le procedure amministrative e quel groviglio di pratiche e di norme che rendono difficile la realizzazione di ogni progetto.  

Valori altrettanto rilevanti sono l’accoglienza e l’integrazione dei migranti. Senza integrazione non vi è vera accoglienza, vero rispetto della persona e il nostro fare assumerebbe il sapore dell’occasione mancata, infatti quale finalità ha lo spirito di servizio, se non immettere nella costruzione della città dell’uomo il cemento della solidarietà e dell’amore verso l’altro? Ovviamente in una dialettica in continuo aggiornamento tra i diritti e i doveri fondamentali, come i Costituenti avevano mirabilmente enunciato. 

Per essere all’altezza di queste sfide bisogna avere delle competenze, per cui svolgono un ruolo decisivo l’arte educativa della politica e della formazione: occorre dare fiducia ai giovani cattolici impegnati in politica, investire su di loro, formarli affinché possano restituire alla politica la necessità di una tensione ideale, rafforzandone il fondamento etico e culturale. In un contesto non sempre favorevole, è fondamentale intercettare il desiderio di occuparsi del bene comune nei giovani presenti nelle realtà parrocchiali e in quelle associative e trovare chi si impegna ad educare i giovani alla politica in senso alto. Servono adulti credibili, illuminati e saggi che aiutino i cristiani che fanno politica ad agire sempre in “coerenza” con i valori evangelici e contemporaneamente nel rispetto della laicità delle scelte. Attingere linfa dai valori umani e cristiani, alla luce del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa, nel presente momento storico, è decisivo.

Situazione che si complica se partiamo dalla considerazione che la collaborazione trasversale tra cattolici è gravata da ostacoli, di fatto non esistono più le condizioni storiche che esigevano l’unità partitica dopo la Seconda guerra mondiale. Nonostante le divisioni dobbiamo lavorare alacremente nella direzione del dialogo e del confronto: c’è la necessità non rinviabile di individuare forme e tecniche di aggregazione delle energie disponibili per un’influenza unitaria, ispirata dalla fede, in vista del bene dei territori e del Paese.

Il mondo cattolico ha la possibilità di orientare le scelte della politica: penso a una rete che metta in campo riflessioni su cui le forze politiche siano chiamate a misurarsi, facendosi carico di una visione del mondo. Credo che la rete potrebbe avere l’obiettivo di pensare ad un’Europa più ‘sociale’, di pace, giusta e prospera. Un’Europa che riscopre se stessa. Se non saranno i cattolici a pretenderla, chi potrà farlo al loro posto? Dobbiamo rafforzare in modo chiaro e inequivocabile l’idea che la politica per i cristiani non è il luogo per fare soldi o per avere il potere. È all’opposto il luogo del servizio, di chi non si lascia corrompere e del «martirio quotidiano». 

Occorrono giovani laici cattolici, trentenni e quarantenni, e qui inserisco il mio impegno e le mie responsabilità, che sappiano cucire reti di solidarietà e di cura e che soprattutto sappiano essere il sale della terra. Sappiano cioè parlare e dialogare con tutti coloro – senza distinzione di fede e cultura – che hanno veramente a cuore il futuro dell’Italia e dell’Europa. Senza creare nuovi ghetti e nuovi muri. È anche una questione di linguaggio, di atteggiamento gentile, positivo e riappacificato, capace di testimoniare come l’etica cristiana sia un servizio alla libertà, alla dignità, alla qualità della vita nella società. Per passare dalla fede alla politica è necessaria una mediazione antropologica, poiché l’azione politica, che pure deve ispirarsi ai principi etici, non consiste nella realizzazione dei principi etici assoluti, ma nella realizzazione del bene comune concretamente possibile in una determinata situazione. Qui sta la vera grande sfida.

Concludo sottolineando quanto sia urgente la partecipazione attiva delle donne attraverso l’impegno politico perché, in questi anni, ho potuto constatare quanto l’approccio femminile alle questioni sia in molti casi diverso e complementare rispetto a quello maschile; ci contraddistinguono capacità di ascolto, generosità e concretezza. Non ne faccio, sia chiaro, una rivendicazione di genere, ma un problema concreto perché il dibattito sulle risposte alle donne, madri e lavoratrici con famiglia deve essere concreto, responsabile e poco retorico. Un obiettivo, difficile ma chiaro, è riuscire a essere donne capaci di fare e dare testimonianza in pubblico della propria fede e dei propri valori di riferimento. È con uno spirito di profonda gratitudine nei confronti del Vescovo Massimo Camisasca, per gli spunti di lettura e riflessione sul ruolo dei Cristiani nella comunità civile, che condivido questi miei semplici pensieri con i lettori.

Ottavia Soncini

Una riflessione di Paolo Santachiara, Presidente Slow Food Reggio Emilia, a Palazzo Greppi, Gualtieri, ad un incontro dai contenuti profondi “Amazzonia polmone della Terra”:

Vorrei iniziare questa riflessione con una minima inquadratura del contesto italiano sul quale queste parole cadono:

Innanzi tutto partiamo dal titolo:  “S.Vittoria del buon vivere” la considero una provocazione in quanto si innesta su un contesto dove si percepisce “un mal di vivere” e come questo mal di vivere, ci segnalano alcuni pediatri, stia colpendo una fetta importante di bambini attraverso, indolenza, fiacca,.scarsità di energie vitali

Ora queste giornate cercano di seminare consapevolezza, buoni stimoli che aiutino l’accelerazione del cambiamento, l’avvio di una piccola metamorfosi. ( Edgard Morin )

Oggi, una buona fetta di popolazione, sente paura, rabbia, incertezza, sfiducia.  Sono sentimenti dominanti che nascono dalla paura del futuro, dall’incapacità di governare la complessità, dovuta anche dalla globalizzazione, dall’immigrazione, dalla precarietà del lavoro.. e aggiungo io da una economia che ha messo il denaro come generatore simbolico di tutti i valori.

Non dobbiamo dimenticare che il 55% degli italiani fa uso abituale di psicofarmaci e l’Italia come sostiene Umberto Galimberti, a differenza dei paesi del Nord Europa,  ha il sole per buona parte della giornata, e dell’anno…

Un altro aspetto che sta assumendo dimensioni drammatiche è l’emersione sempre più diffusa della rabbia, dall’intolleranza verso il diverso, della identificazione di nemici, insomma assistiamo a un cammino di disumanizzazione crescente.

È inquietante la recentissima inchiesta sull’intolleranza condotta da alcune università italiane ( MI, Roma, Bari) su 215.000 tweet analizzati fra marzo e maggio 2019. Esito il 75% dei tweet è costituito da insulti rivolti a: immigrati 34%, donne 26%, musulmani 14%, disabili 12%, ebrei 8% e omosessuali 6% Questo è il quadro preoccupante che stiamo vivendo.

Zygmunt Bauman, il grande sociologo morto due anni fa, aveva ben fotografato (15 anni fa),  la nostra società e la ns vita definendola liquida, cioè incapace di conservare la propria forma, concretizzare risultati in beni duraturi, rendendo la vita precaria e piena di incertezza.

La vita liquida è una vita di consumi.

Tra le arti del vivere liquido-moderno, e le abilità che esse richiedono, è sapersi sbarazzare delle cose divenuta più importante che acquisirle.

In una società liquido-moderna, l’industria di smaltimento dei rifiuti, assume un ruolo dominante nell’ambito della economia liquida.

Venendo alla Nostra Casa Comune non dobbiamo mai perdere di vista che la situazione è drammatica.

Oggi la salute del pianeta è messa a dura prova, l’aria della pianura padana è fra le più inquinate del mondo, le acque superficiali sono per buona parte inquinate, e una percentuale importante delle acque nel profondo della terra contengono inquinanti.  La terra è stata resa sterile, annullando il suo humus, la sua fertilità naturale ed è resa produttiva solo attraverso l’uso di prodotti chimici di sintesi.

La famosa frase che venne pronunciata quasi due secoli fa dal filosofo L. Feurbach che recitava ” l’uomo è ciò che mangia “ oggi ci interpella con forza, in quanto oggi ci alimentiamo di un cibo che è diventato una merce fra le tante e non un bene prezioso curato e custodito in quanto nostro alimento prezioso e determinante per una crescita sana, armoniosa e bella.

Ora dobbiamo avere la consapevolezza che il sistema agroalimentare e gli allevamenti incidono sull’inquinamento di  CO2 del pianeta terra con il 34% del totale, cioè con la percentuale più alta rispetto alla mobilità e altre fonti inquinanti. E’ pertanto da qui che dobbiamo partire per iniziare a risanare l’ambiente e l’uomo e recuperando una intelligenza affettiva perduta.

Papa Francesco ha scritto 4 anni fa una grande enciclica, la “Laudato Si” che analizza i pericoli incombenti sulla ns casa comune.

Ha parlato di ecologia integrale, cioè come inquinamento, fragilità del pianeta e povertà sono unite, e come tutto il mondo è intimamente connesso, dall’Amazzonia a Santa Vittoria.

Ha con grande coraggio affermato come questa economia uccide, e come tante vite rischiano di diventare scarti della società.

Occorre pertanto e con urgenza prendere consapevolezza del danno provocato alla ns casa comune e con grande responsabilità operare un cambiamento radicale del ns stile di vita.

Slow Food da oltre 15 anni ha assunto alcune  parole chiave per sintetizzare i criteri da seguire quando si va a fare la spesa e precisamente:: Sano, Buono, Pulito e Giusto in un contesto di Biodiversità.

Sano, cioè il cibo che compriamo deve far bene alla salute, non può minarla per la presenza al suo interno di pesticidi, erbicidi, antibiotici, ormoni e, aggiungo,  la rabbia che gli animali cresciuti i allevamenti intensivi portano dentro per la tremenda vita che sono stati costretti a subire, in piccolissime gabbie e le loro carni sono impregnate di collera..

Buono, cioè deve essere piacevole al gusto.

Pulito, cioè per la sua produzione non deve inquinare la terra, l’aria, l’acqua.

Giusto, cioè deve dare il giusto riconoscimento economico a chi lo produce

Biodiversità, esprime la varietà di forme e l’abbondanza di specie, che rappresentano la vera ricchezza della vita sulla terra e la capacità di adattamento degli organismi alle diverse condizioni climatiche.

Semplificando si può dire che la diversità è la materia prima dell’evoluzione e l’evoluzione è il presupposto della sopravvivenza per le diverse specie esistenti.

E’ evidente che è necessario recuperare una conoscenza, una relazione con chi produce cibo, perché dalla sola etichetta non è possibile avere tutte quelle informazioni. Certamente un criterio fortemente selettivo può essere quello di orientare la spesa verso prodotti provenienti da agricoltura biologica o biodinamica, ma la via maestra è quella di rifornirsi da produttori locali e instaurare un rapporto con loro e stimolarli ad essere virtuosi.

Ora veniamo da oltre cinquanta anni di turbo capitalismo che ha portato un grande miglioramento delle condizioni economiche, ma nel contempo ha creato uno sbriciolamento sociale, un individualismo spinto, assieme a grandi diseguaglianze e a profonde fratture. Oggi sta emergendo il desiderio, sparso qua e là, in piccoli gruppi, in piccole realtà, di creare nuove forme di vita associata, di vita comune .

Occorre sempre avere presente che il fine della vita di ogni uomo è la felicità , e questa felicità la si raggiunge attraverso un vita armonica, fraterna e solidale.

Vorrei avviarmi alle conclusioni raccontando una esperienza che è nata da poco a Novellara.  Promosso da Slow Food di RE, il mese scorso, è iniziata la sperimentazione di una “ Comunità Biosolidale” cioè , una alleanza fra piccoli produttori locali e un gruppo di famiglie e piccole comunità.. Questa alleanza consiste nel creare una rete solidale dove i piccoli produttori garantiscono la produzione di prodotti sani, buoni, puliti e giusti ma avendo la certezza di avere acquirenti sicuri per una percentuale importante della loro produzione, mentre per le famiglie di essere certi della salubrità e bontà dei prodotti con prezzi equi, ma assicurando l’acquisto annuo di una percentuale di libera scelta, ma importante rispetto al consumo complessivo annuo. Tutto questo avviene stimolato da un continuo cammino culturale attraverso, ricerche, incontri, sperimentazioni, analisi dei bisogni emergenti per assicurare una vita armonica e solidale con la comunità intera. Ad esempio, 10 giorni fa abbiamo promosso un primo incontro su “Agricoltura e Alimentazione: salute della terra e dell’uomo: i primi 1000 giorni di vita” dove si ci si è soffermati sui primi 2/3 anni di vita di un bambino, tempo chiave per il suo futuro sviluppo in quanto particolarmente sensibile agli inquinanti presenti nel cibo, nell’aria e nell’acqua.

Volendo sintetizzare questa esperienza:

Perché è nata?

Per realizzare un bene comune in modo organizzato

Con quali finalità?

Garantire una alimentazione sana, buona, pulita e giusta per tutti

Ridurre fino a Interrompere l’inquinamento della terra, dell’aria, dell’acqua salvaguardando la biodiversità e salvando la nostra “Casa Comune”, il pianeta Terra.

Rendere solidale le attività di consumo alimentare riscoprendo conoscenza, relazione, solidarietà fra produttori, commercianti, ristoratori e famiglie

Rendere possibile a tutti di alimentarsi con prodotti sani sia per il prezzo equo, sia per la comoda accessibilià dei prodotti, creando, eventualmente, anche nuovi servizi per le esigenze di chi ha difficoltà di autonomia

Quali i soggetti che partecipano al progetto?

Le famiglie e piccole comunità

Piccoli imprenditori agricoli virtuosi ( Bio, Bio dinamici, o in cammino verso …)

Piccoli produttori gastronomici Bio

Commercianti Bio

Ristoratori

Associazioni

Medici

Concludo queste riflessioni con un invito: aiutiamoci, stimoliamoci, a cambiare il ns consolidato stile di vita, perché come dicevano i bambini nel filmato, abbiamo poco tempo per salvare la ns casa comune, 12 anni, si solo 12 anni.

Grazie