Valorizzazione dei “centri commerciali naturali”: 110mila euro per la provincia di Reggio Emilia dalla Regione

Un milione di euro è a disposizione degli enti locali dell’Emilia-Romagna per la realizzazione di progetti per la riqualificazione e valorizzazione di aree commerciali e per la promozione di “Centri commerciali naturali”. Le risorse sono state messe a disposizione dalla Giunta regionale che ha approvato un’apposita delibera che inoltre definisce criteri, termini e modalità di presentazione dei progetti da parte degli enti locali.

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I contributi regionali assegnabili agli enti locali candidati per la realizzazione dei progetti di valorizzazione di aree commerciali nel 2016 ammontano a: 145.800 euro per la provincia di Bologna; 125 mila euro per la provincia di Ferrara; 104.900 euro per la provincia di Forlì-Cesena; 140 mila euro per la provincia diModena; 100 mila euro per la provincia di Parma; 54.300 euro per la provincia di Piacenza; 90 mila euro per la provincia di Ravenna; 110 mila euro per la provincia di Reggio Emilia; 130 mila euro per la provincia di Rimini.

I progetti potranno riguardare interventi per la progettazione urbana e azioni di contenimento degli affitti; la definizione e gestione di budget per le attività di promozione o di un piano per la gestione di servizi più adeguati alle esigenze dell’area di riferimento (logistica, vigilanza, pulizia, manutenzione aree ad uso pubblico, etc); il sostegno per seminari, check up dei punti vendita, convegni e presentazioni pubbliche.

Le proposte dovranno essere inviate entro il 30 settembre 2016 mediante posta elettronica certificata (Pec) all’indirizzo mail comtur@postacert.regione.emilia-romagna.it .

“Un provvedimento frutto di un percorso di concertazione territoriale. Oltre ad un reale contributo- spiega l’assessore regionale a Turismo e Commercio Andrea Corsini– ai progetti di qualificazione urbana dei centri della nostra regione, diamo un segnale concreto agli enti locali e alle loro forme di gestione associata che, in un’ottica di collaborazione con gli operatori economici e le principali associazioni imprenditoriali locali e provinciali, sono impegnati a contrastare la crisi che colpisce le forme tradizionali di commercio. Ulteriori risorse per le piccole attività saranno disponibili anche attraverso i Confidi e i bandi per le imprese del commercio e del turismo  del Por-Fesr, che saranno aperti entro l’anno”.

Innovazione, bando da 8 milioni di euro per le piccole e medie imprese

Con fondi Por Fesr la Regione sostiene progetti di innovazione e diversificazione di prodotti o servizi. Domande dall’1 settembre al 14 ottobre 2016.

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È stato pubblicato il bando Progetti di innovazione e diversificazione di prodotto o servizio per le Pmi che, con una dotazione di 8 milioni di euro dai fondi Por Fesr 2014-2020 (asse 1), vuole sostenere l’attività di innovazione delle piccole e medie imprese che necessitano di supporto esterno e che hanno difficoltà a gestire internamente progetti di ricerca e sviluppo. L’intervento aiuta le imprese che necessitano di acquisire all’esterno i servizi innovativi necessari e le competenze per completare, anche dal punto di vista manageriale, i percorsi per la loro introduzione sul mercato.

Il bando si rivolge alle piccole e medie imprese impegnate in percorsi di innovazione tecnologica e diversificazione dei propri prodotti e/o servizi, in particolare con l’obiettivo di accrescere la quota di mercato o di penetrare in nuovi mercati.
Le aziende possono acquisire: consulenze tecnologiche; servizi di test; misure, calcolo e certificazioni di prodotto; design di prodotto; progettazione impianti pilota; prototipazione e stampa 3D; consulenze per la gestione organizzativa e strategica dell’innovazione, nella forma del management temporaneo per l’innovazione (per non oltre il 30% del totale).

La Regione può contribuire a queste spese nella misura minima del 35% e fino ad una percentuale massima del 45% delle spese ammissibili, ma potrà arrivare al 50%, nel caso di nuove assunzioni a tempo indeterminato.
I fornitori potranno essere laboratori di ricerca, centri per l’innovazione, start up innovative, fablabs, società di consulenza e professionisti. I progetti avranno durata di un anno.

Le domande dovranno essere compilate per via telematica tramite una applicazione web, le cui modalità di accesso sono pubblicate sul sito web del Por Fesr 2014-2020. L’invio deve avvenire tra le ore 10 di giovedì 1 settembre e le ore 13 di venerdì 14 ottobre 2016.

Unioni e fusioni di Comuni: passa la riforma in Emilia-Romagna

Le fusioni e le unioni di Comuni sono un’opportunità strategica per una più efficiente gestione dei servizi locali per cittadini e imprese. Con la legge quadro approvata quest’oggi abbiamo inteso semplificare e aggiornare la disciplina che le regola coordinandola con le altre politiche in tema di riordino istituzionale promosse dalla nostra Regione.

La proposta di legge introduce la possibilità di fusione mediante incorporazione di uno o più comuni in uno contiguo, anche nel caso di comuni già istituiti a seguito di fusione. Ora anche gli stessi cittadini avranno la possibilità di avviare il processo di incorporazione con una raccolta di firme – almeno il 20% dei residenti in ogni singolo comune – per l’indizione di un referendum consultivo.

Sono individuati criteri specifici per la valutazione del voto referendario. Ad oggi il referendum aveva solo un valore consultivo mentre d’ora in avanti è previsto che l’iter del progetto di legge di fusione tra più Comuni si blocchi quando, anche se il voto è complessivamente favorevole, nella maggioranza dei Comuni prevale il parere contrario e quando il numero dei Comuni favorevoli è uguale a quello dei contrari, e nel caso in cui prevalga complessivamente il ‘no’ anche quando nella maggioranza dei Comuni prevale il voto favorevole.

Inoltre è prevista l’istituzione di un Osservatorio regionale delle fusioni e di uno delle Unioni.

Rispetto agli ambiti territoriali ottimali, è infine regolata la possibilità, anche per il 2016 di ridelimitare quelli composti da almeno dieci Comuni su concorde richiesta di almeno due terzi degli stessi motivata dall’esigenza di creare ambiti più coesi e rispondenti alle finalità del riordino; vengono anche dettate norme speciali derogatorie nel caso di fusioni con il proprio ambito territoriale ottimale.

È una legge quadro, alla quale dovranno fare riferimento i progetti di unione e fusione che non sono ancora avviati. Il futuro degli enti locali passa necessariamente da qui, da una collaborazione sempre più stretta tra gli enti locali e da una maggiore efficienza e resilienza della macchina organizzativa ed istituzionale. È un cambiamento già avviato, che nella nostra Regione, dove dal 2014 si contano 8 i processi di fusione che hanno determinato l’avvio di altrettanti Comuni unici al posto dei 22 preesistenti oltre a sei processi di fusione ora in corso, pensiamo si debba percorrere con grande determinazione.

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Aperto il bando per i contributi alle politiche giovanili

Da questa mattina e fino al 9 settembre le Unioni di Comuni ed i Comuni capoluogo di provincia che non sono inclusi nelle Unioni possono presentare le domande per l’assegnazione dei contributi regionali in materia di politiche giovanili.

Il bando di quest’anno mette a disposizione, complessivamente, 640.000 mila euro così ripartiti:

– 400.000 euro sono destinati al sostegno di progetti legati a: inserimento dei giovani all’interno del mondo del lavoro (attraverso azioni di consulenza, orientamento, valorizzazione delle capacità professionali, assistenza nell’avvio di impresa, apertura di spazi di coworking); promozione dell’aggregazione giovanile, della cittadinanza attiva e responsabile e della cultura della legalità; valorizzazione di azioni di comunicazione / informazione nell’ambito degli Informagiovani. La spesa ammissibile va da un minimo di 8.000 euro ad un massimo di 30.000 euro. Per compilare la domanda di assegnazione compilate la scheda che trovate a questo link.

– 240.000 euro vanno invece a finanziare esperienze e progetti territoriali di protagonismo giovanile e impegno civico, attraverso l’utilizzo dello strumento della YoungERcard che, attualmente, conta in Emilia-Romagna più di 30.000 iscritti e 180 progetti di varie tipologie, di partecipazione attiva e cittadinanza responsabile. In questo caso la spesa ammissibile va da un minimo di 5.000 ad un massimo di 15.000 euro. Per compilare la domanda di assegnazione compilate la scheda che trovate a questo link.

La compartecipazione regionale al finanziamento dei progetti sarà fino a un massimo del 70%.

Approfondimenti

Il nuovo piano regionale delle politiche giovanili

Il video con le dichiarazioni dell’Assessore regionale Massimo Mezzetti sul nuovo bando e sul piano delle politiche giovanili

I dati di sintesi relativi ai progetti finanziati con il bando 2015

Agricoltura 2.0, la Regione accelera sulla ricerca: 12 milioni per il via a 52 Gruppi operativi per l’innovazione

Nuove tecniche di irrigazione per preservare una risorsa sempre più preziosa; agricoltura conservativa per contrastare l’erosione dei terreni appenninici e lotta alle malattie delle piante con sistemi a basso impatto ambientale; riduzione dell’antibiotico-resistenza negli animali da allevamento; sviluppo di nuove varietà di frutta, ortaggi e viti più  resistenti al cambiamento climatico; miglioramento della biodiversità e recupero di varietà antiche di frumento. Ma anche nuove modalità di lavorazione dei terreni per  ridurre la dispersione di anidride carbonica nell’aria, contrastando l’effetto serra e – allo stesso tempo – migliorando il contenuto di carbonio e dunque la fertilità del suolo.

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La Regione Emilia-Romagna accelera sulla ricerca in agricoltura e lo fa finanziando con 12 milioni di euro  52  Gruppi operativi per l’innovazione (Goi), le inedite  alleanze tra mondo agricolo e  mondo della ricerca che rappresentano una delle novità principali della Programmazione comunitaria 2014-2020. Con un obiettivo: aziende agricole più competitive sui mercati, ma anche più sostenibili  ed efficienti nella gestione delle risorse naturali.

I 52 partenariati  – ora al nastro di partenza – lavoreranno su altrettanti Piani di innovazione nei  seguenti settori: sviluppo competitivo delle aziende agricole; gestione delle risorse idriche, dei fertilizzanti e dei pesticidi; qualità dei suoli e contrasto all’erosione;  riduzione del consumo di acqua in agricoltura.

“Un risultato importante –  ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli – sia per il numero e la qualità  dei progetti selezionati, che per  la tempistica, che ci vede prima Regione in Italia e tra le  prime realtà in Europa. Investire in ricerca – in particolare nella ricerca pubblica –  oggi è strategico, per competere sui mercati, migliorare la qualità dei prodotti, rafforzare le prestazioni ambientali”.

Progetti di innovazione dunque con ricadute immediatamente operative, la cui durata non potrà superare i 36 mesi  e  i cui risultati confluiranno e saranno diffusi attraverso  la Rete del Partenariato europeo per l’innovazione (Pei).
Complessivamente i 52 Goi aggregano circa 400 soggetti tra università ed enti di ricerca, aziende agricole e agroalimentari, enti di formazione e di consulenza.
Una rete  diffusa sul territorio che comprende, in particolare,  tutte le Università dell’Emilia-Romagna e la Cattolica del Sacro Cuore sede di Piacenza,  i centri di ricerca Crpv  (Cesena ) e Crpa (Reggio Emilia), il Consorzio di bonifica del canale Emilia-Romagnolo (Bologna), l’azienda agraria sperimentale Stuard (Parma), l’Istituto zooprofilattico della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, ma anche aziende private.
Considerando anche il cofinanziamento privato i 52 progetti movimenteranno investimenti per 14,5 milioni di euro.
Ma altre risorse pubbliche sono in arrivo entro la fine del 2016: si tratta di 16 milioni di euro che finanzieranno nuovi bandi per la ricerca in agricoltura tra ottobre e dicembre.  Complessivamente le risorse  a disposizione per finanziare i Goi,  entro il 2020, ammontano a 50 milioni.

I progetti finanziati
Sono 18 i progetti  per migliorare la competitività e sostenere la ristrutturazione e l’ammodernamento delle aziende agricole (Focus area 2A). Il totale dell’investimento è pari a 5,9 milioni di euro e il contributo pubblico pari a 4,2 milioni di euro.
Altri 20 si propongono di migliorare la qualità delle acque, con particolare attenzione alla presenza di fertilizzanti e pesticidi (Focus area 4B), per un costo complessivo di 6,2 milioni e un contributo di 5,6 milioni.
Per sostenere sistemi colturali di tipo conservativo, cioè con ridotta lavorazione del terreno e migliorare la qualità dei suoli (Focus Area 4C), sono stati selezionati  4  progetti per un investimento di 731 mila euro e un contributo che sfiora i 658 mila euro.
6 progetti puntano a un uso più efficiente dell’acqua in agricoltura, riducendone le dispersioni (Focus Area 5A). Quasi 967 mila l’investimento, per un contributo di 869 mila euro.
Infine, sono stati finanziati 4 progetti per il sequestro di carbonio nel terreno e il contrasto al cambiamento climatico (Focus area 5E). Il costo è di 673 mila euro interamente coperto da contributo pubblico.

I 52 progetti sono stati selezionati da una commissione scientifica indipendente, coordinata dall’Accademia nazionale di agricoltura di Bologna. “La valutazione dei progetti  – ha spiegato il presidente dell’Accademia Giorgio Cantelli Forti –   è stata compiuta in modo anonimo, secondo standard internazionali e  ha coinvolto 150 esperti”.
I bandi (aperti l’11 gennaio) si sono chiusi il 31 marzo scorso. I progetti presentati sono stati 160 e il procedimento di esame si è svolto in 105 giorni. La percentuale del contributo pubblico è stata di circa il 70% per i progetti rivolti a sostenere la competitività aziendale, intorno al 90% per quelli di carattere ambientale (acqua e suolo) cui è riconosciuta una particolare rilevanza per la collettività e di quasi il 100% della spesa ammissibile nel caso di interventi per il sequestro di carbonio. I 52 progetti interessano tutti i principali comparti dell’agroalimentare emiliano-romagnolo in particolare il contributo ha avuto la seguente suddivisione: lattiero-caseario (7%), bovini (4.6%), suini (3,8%), foraggere (1,4%), cerali (26%), ortofrutta (37,9%), vitivinicolo (14,1%) e rimanenti settori per il 5,4%.

I Goi: un “patto” per l’innovazione in agricoltura
Possono avere le più diverse forme giuridiche: reti di impresa, associazioni temporanee di impresa o di scopo, ecc..  L’importante è che riuniscano almeno un’azienda agricola e un ente di ricerca, pubblico o privato, in un “patto” a termine per l’innovazione in agricoltura.
I Goi possono comprendere anche enti di formazione, consulenti, aziende di trasformazione e commercializzazione del settore agroalimentare. Nei bandi regionali è riconosciuta una premialità  – a parità di requisiti – ai Goi che comprendono anche l’attività di formazione. Ogni Goi deve presentare un Piano di innovazione che abbia ricadute operative, ovvero, che risolva problemi concreti di un’azienda agricola,  i cui risultati dovranno essere diffusi attraverso la rete europea del Partenariato per l’innovazione.

Info: http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/psr-2014-2020/notizie/notizie-2016/graduatorie%20bando%20Goi

Taglio dei vitalizi anche agli ex consiglieri regionali: si può fare. Un mio intervento sulla Gazzetta di Reggio.

SONCINI, PD: “TAGLIO DEI VITALIZI AGLI EX CONSIGLIERI, SI PUO’ FARE. ENTRO LUGLIO PRONTO IL DISEGNO DI LEGGE”
“CON TALE PROVVEDIMENTO UN MILIONE DI EURO DI RISPARMIO IN TRE ANNI”

“Lo spirito che spinge al cambiamento non può vedere contrapposizioni generazionali, non è certamente occasione di rivalsa delle nuove generazioni sulle precedenti, ma è occasione per tutti di partecipazione alla costruzione di un paese più equo. Da anni la nostra Regione è in prima fila nel riordino dei costi della politica. Dopo aver abolito i vitalizi per i consiglieri regionali del presente e del futuro, adesso è arrivato il momento di un ulteriore passo in avanti. E ci arriveremo in tempi brevi”.

Commenta così Ottavia Soncini, consigliere regionale del Partito democratico e membro della Commissione Bilancio, affari generali e istituzionali, la proposta di legge avanzata riguardante il taglio dei vitalizi degli ex consiglieri regionali.

“La politica deve assumere non solo un ruolo di guida nello spiegare scelte difficili”, continua Soncini, “ma anche e soprattutto un ruolo esemplare davanti ai cittadini; per questo motivo entro luglio depositeremo il progetto di legge che taglia i vitalizi anche ai consiglieri regionali del passato. La Regione spende all’anno circa cinque milioni e mezzo in vitalizi: una cifra assolutamente spropositata e su cui occorre intervenire. Le stime elaborate parlano, in caso di approvazione del nostro progetto di legge, di un risparmio complessivo di circa un milione di euro in tre anni”.

“Sono tre”, spiega Soncini, “gli aspetti su cui stiamo lavorando. Primo: l’innalzamento dell’età per il ricevimento del vitalizio, che oggi scatta al compimento del sessantesimo anno e che, con la nuova legge, passerebbe a sessantasei anni e sette mesi, l’età in cui iniziano a percepire le pensioni di anzianità i dipendenti pubblici. Secondo, sarà vietato cumulare all’assegno regionale altri assegni vitalizi, come, per esempio, quello da europarlamentare, parlamentare o assessore di un’altra regione; terzo, la riduzione in percentuale sui vitalizi già percepiti”.

“Con la Legge regionale n.1 del 2015”, prosegue Soncini, “abbiamo tagliato le nostre indennità di carica, eliminato il trattamento di fine rapporto, abolito i vitalizi e cancellato i contributi di funzionamento dei gruppi a partire da questa legislatura e per le future. Intendiamo la politica come servizio intenso ma temporaneo; chi si occupa della cosa pubblica ha il dovere di ispirare la propria azione al principio di equità”.

“Su questi temi”, conclude Soncini, “auspichiamo che tutti i partiti offrano il proprio contributo al dialogo, evitando facili demagogie e luoghi comuni. Con il lavoro di tutte le forze politiche avremo la forza di cancellare i privilegi che ancora sopravvivono in Emilia Romagna. È tempo di coerenza”.

Cultura, approvato il Piano per biblioteche e musei: stanziati 4,5 milioni

Sostegno ai poli bibliotecari regionali e, in particolare, all’evoluzione  delle infrastrutture informatiche, ai musei e alle  istituzioni culturali, comprese quelle private senza fini di lucro. Contributi anche per progetti di valorizzazione dei beni culturali in collaborazione con i Comuni.
Questi gli obiettivi del Piano per biblioteche e musei, approvato dalla Giunta regionale per sostenere le istituzioni culturali emiliano-romagnole, che prevede finanziamenti complessivi per4 milioni e 495 mila euro. In particolare 2 milioni e 451 milaandranno alla programmazione bibliotecaria e 2 milioni e 44 mila a quella museale.
Il Piano è stato approvato (con delibera n. 1057 del 4 luglio 2016  come previsto dalla L.R. 18/2000) sulla base delle proposte avanzate dall’Istituto per i Beni artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna  (Ibacn), che ha curato tutta la fase istruttoria.

Musei civici, Reggio Emilia

Musei civici, Reggio Emilia

Sono state oltre 500mila le persone che hanno chiesto almeno un libro nelle biblioteche dell’Emilia-Romagna nel 2015: un dato sempre in crescita in questi ultimi anni di crisi economica.
I Comuni, o le loro forme associate, potevano presentare richieste di contributo per interventi relativi a nuovi servizi e allestimenti,  adeguamento delle sedi e delle dotazioni  tecnologiche, progetti e attività di valorizzazione di beni, raccolte e istituti culturali, di conservazione preventiva e restauro. A seguito dell’istruttoria delle 331 richieste presentate, sono stati assegnati contributi per quasi 2.5 milioni di euro per il sostegno ai 200 interventi ammessi.

Oltre alla domanda per i contributi, potevano essere presentate richieste di interventi per  catalogazione,  inventariazione e per fabbisogni formativi del personale impegnato nella gestione delle istituzioni culturali ,151 le richieste pervenute. Questi interventi, come quelli per le piattaforme informatiche, saranno attuati direttamente dall’Ibacn in ordine di fattibilità e priorità fino all’utilizzo totale delle risorse destinate, pari a 545 mila euro.

Per il sostegno ai poli bibliotecari regionali e, più in generale, per la evoluzione e manutenzione alle infrastrutture informatiche che rendono accessibili i beni e le informazioni ai cittadini, sono destinati oltre 700 mila euro. Una parte di questi (445 mila e 700 euro) va direttamente ai gestori degli 8 poli bibliotecari.

La legge regionale prevede anche la possibilità di sostenere le istituzioni culturali private, con personalità giuridica e senza fini di lucro, che possano contribuire, per la qualità e quantità del patrimonio posseduto e per i servizi resi ai cittadini, all’ampliamento dell’offerta bibliotecaria, archivistica e museale regionale. Alle 34 istituzioni ammesse sono assegnati complessivamente 750.000 euro, con contributi che vanno da un massimo di 50.000 euro a un minimo di 10.000 euro.

“Si punta all’innovazione e alla valorizzazione delle istituzioni culturali- ha detto l’assessore regionale alla Cultura, Massimo Mezzetti– per rimanere al passo con i tempi e in particolare con le nuove tecnologie. Il funzionamento e l’efficienza  delle biblioteche in tempi di crisi economica è più che mai necessario per garantire a tutti l’accesso alla lettura e allo studio”. lI livello di qualità raggiunto dalle istituzioni culturali ha consentito di destinare un segmento dei contributi alle attività di valorizzazione- ha aggiunto Mezzetti-   con progetti ed eventi realizzati in collaborazione con i Comuni”.
Il presidente dell’Ibacn, Angelo Varni, ha espresso soddisfazione per “la straordinaria attenzione riservata dagli Enti pubblici e privati regionali allo sviluppo della propria dimensione culturale intesa quale fattore di crescita collettiva”, sottolineando l’effetto moltiplicatore dei contributi regionali come elemento di sollecitazione per i diversi puntuali interventi nei vari settori. “Del resto- ha aggiunto-  questo era l’intento alla base degli incontri con gli operatori del territorio svolti assieme al direttore dell’Ibacn negli ultimi mesi del 2015 per l’assegnazione dei fondi messi di nuovo a disposizione dalla Regione, con evidente soddisfazione degli amministratori locali”.

Banda larga per la crescita, ecco le 160 aree produttive dell’Emilia-Romagna

Crescita e sviluppo grazie alla Rete veloce. L’Innovation communication technology (Ict) è infatti uno  strumento fondamentale per lo sviluppo e la competitività delle imprese e in 160 aree produttive, artigianali o industriali dell’Emilia-Romagna arriva la fibra ottica per la banda larga e ultra larga.

Il via libera agli interventi – che saranno realizzati dalla Regione, che per questo ha messo a disposizione 26 milioni di euro di risorse europee – è arrivato dalla Giunta regionale che, nell’ultima seduta, ha approvato la graduatoria delle aree ammesse: 160 le aree produttive, segnalate dai Comuni e dalle Unioni alla Regione, dove non sono presenti le infrastrutture per la copertura della banda larga, insediamenti che saranno dotati della fibra entro il 2020.

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Nel dettaglio, le aree segnalate per provincia sono 35 a Bologna, 19 a Ferrara, 15 a Forlì-Cesena, 28 a Modena,  10 a Parma, 13 a Piacenza, 21 a Ravenna, 18 a Reggio Emilia e una a Rimini.

La realizzazione degli interventi – come detto  a carico della Regione – è sostenuta con i fondi del Programma operativo regionale Fesr 2014-2020, che complessivamente destina allo sviluppo dellIct e all’attuazione dell’Agenda digitale circa 26 milioni di euro. 

Con la manifestazione di interesse, aperta tra marzo e aprile 2016, la Regione ha chiesto ai Comuni e alle Unioni di Comuni di candidare aree produttive per la realizzazione di infrastrutture in fibra ottica per l’abilitazione alla banda larga e ultra larga.

“A queste aree– sottolinea l’assessora regionale alle Attività produttive, Palma Costi– offriamo la possibilità di colmare gli svantaggi infrastrutturali e di favorire lo sviluppo dell’area stessa mettendo le imprese nelle condizioni di competere sul mercato. In questo modo, inoltre, aggiungiamo un tassello alla realizzazione dell’Agenda digitale dell’Emilia-Romagna, il cui obiettivo è di estendere, entro il 2020, a tutto il territorio la copertura della banda ultra larga”.
“E’ questo un primo importante obiettivo raggiunto dal programma dell’Agenda digitale dell’Emilia-Romagna, il cui obiettivo è di estendere, entro il 2020, a tutto il territorio la copertura della banda ultra larga a 30 mega. Una dotazione tecnologica ad un numero così elevato di distretti è un fattore di sicura crescita del territorio regionale”, aggiunge l’assessore regionale ai Trasporti, reti e infrastrutture materiali e immateriali, programmazione territoriale e agenda digitale, Raffaele Donini.

Sulla Gazzetta di Reggio le novità della nuova legge su Politiche giovanili e sociali

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“Una legge che armonizza sette norme regionali in materia di welfare al riordino istituzionale e cioè al superamento delle province e che introduce significative novità su casa, giovani e affidi”.  Commenta così Ottavia Soncini, consigliere regionale del Partito democratico e relatrice in Aula, l’approvazione da parte dell’Assemblea legislativa del progetto di legge sulle Modifiche legislative in materia di Politiche sociali, per le giovani generazioni e abitative, conseguenti alla riforma del sistema di governo regionale e locale.

“In tema di politiche abitative”, continua Soncini, “andiamo ad aiutare chi si trova in situazioni di difficoltà nel pagamento dell’affitto, introduciamo un aspetto di flessibilità che aiuterà loro ad avere una casa e, in più, avremo come Regione risorse maggiori da investire in edilizia residenziale sociale”. Il provvedimento modifica infatti la legge sulle politiche abitative a partire dalla proprietà indivisa (meno vincoli per trasformarla in proprietà individuale), e quindi possibilità per le società cooperative di vendere gli alloggi agli affittuari se c’è l’accordo di almeno il 50% dei soci (e non del 100% come richiesto oggi).

“Sono particolarmente contenta delle norme che riguardano le politiche a favore dei giovani”, prosegue Soncini, “conosciamo e riconosciamo i giovani con risposte più precise; andiamo a valorizzare con forza tutti i luoghi di aggregazione e condivisione, le agenzie educative esterne: oratori, parrocchie, centri per le famiglie, associazioni culturali e sportive, scout, associazioni del Terzo settore che lavorano con i giovani e che possono dare una mano concreta alle Istituzioni pubbliche e ai servizi sul territorio. Novità rilevanti che fanno camminare le leggi regionali con i cambiamenti della società. Va detto che in questa legislatura abbiamo tracciato una nuova prospettiva con il tentativo di ricalibrare le risorse regionali a favore di minori, adolescenti e famiglie: il servizio civile regionale e il primo piano triennale sul servizio civile, il bando adolescenza, i centri per le famiglie, sono tutte voci che vedono un maggiore stanziamento a partire dal 2015.”

“Inoltre”, spiega ancora Soncini, “per quanto riguarda il tema affidi, dovrà essere rispettato un ordine che vede le famiglie al primo posto, i nuclei mono- genitoriali al secondo e le strutture residenziali al terzo, così come prevede la normativa nazionale (mentre al momento la legge regionale parifica famiglie e strutture residenziali). In Emilia Romagna abbiamo infatti un numero di affidi familiari inferiore rispetto a quelli di altre regioni e prevalgono quelli in comunità. Abbiamo deciso di dare la spinta all’affido familiare, senza promuoverlo solo a parole. Ovviamente resta la decisione del giudice del Tribunale per i minorenni, che farà la scelta migliore nell’interesse del minore”. Sono infatti 3.372, su una popolazione di 712.298 i minori residenti sul territorio regionale, i bambini e i ragazzi che nel 2014 si sono trovati, per condizioni diverse, a

vivere al di fuori delle famiglie d’origine. Tra questi, 1.519 sono stati accolti da famiglie che si sono rese disponibili ad accoglierli a tempo pieno o parziale. Altri 1.853 sono stati invece affidati a comunità. Questi i dati resi noti dall’Osservatorio regionale per l’infanzia e l’adolescenza nell’ambito di un recente convegno che si è tenuto in Regione. Le province che accolgono il maggior numero di bambini sono Reggio Emilia (258), Modena (231) e Bologna (171), secondo gli ultimi dati disponibili al 1 Gennaio 2014.

“Porgiamo una mano al terzo settore”, conclude Soncini, “semplifichiamo l’iscrizione nel registro regionale a tutte le Associazioni di promozione sociale già iscritte nel Registro nazionale con articolazioni sul nostro territorio. Il welfare pubblico emiliano romagnolo deve tanto al privato sociale, alle associazioni, alle cooperative sociali, al volontariato, ai singoli volontari, sempre a contatto con i bisogni individuali dei cittadini”. Infine, l’abolizione della Consulta regionale per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri immigrati, la cui funzione viene già svolta da altri organismi che assicurano la rappresentanza di tutti i cittadini.

Il testo armonizza e riordina la disciplina vigente nelle materie afferenti alle politiche sociali, al Terzo settore, alle politiche giovanili e a quelle abitative rispetto al nuovo assetto istituzionale uscito dalla riforma del sistema di governo regionale e locale (L.r. 13/2015), a iniziare dalle funzioni prima in capo alle Province.

Politiche giovanili e sociali, la nuova legge approvata in Assemblea

 

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“In tema di politiche abitative”, continua Soncini, “andiamo ad aiutare chi si trova in situazioni di difficoltà nel pagamento dell’affitto, introduciamo un aspetto di flessibilità che aiuterà loro ad avere una casa e, in più, avremo come Regione risorse maggiori da investire in edilizia residenziale sociale”.
“Per quanto riguarda le politiche giovanili”, prosegue Soncini, “diamo il via al rafforzamento territoriale di progetti per ragazzi ed adolescenti, una rete che va dalle scuole agli oratori. Andiamo a valorizzare tutti i luoghi di aggregazione, socializzazione, condivisione: oratori, parrocchie, associazioni culturali e sportive, scout. Tutte devono essere messe in grado di lavorare nel pieno delle loro potenzialità e nel dialogo con le Istituzioni per dare spazio ai tantissimi giovani che sul nostro territorio hanno voglia di mettersi in gioco con spirito civico, basti pensare all’altissimo numero di richieste di partecipazione ai progetti di servizio civile”.
“In terzo luogo”, spiega ancora Soncini, “per quanto riguarda invece l’affido familiare, adeguiamo la normativa regionale a quella nazionale. In Emilia Romagna abbiamo infatti un numero di affidi familiari inferiore rispetto a quelli di altre regioni e prevalgono quelli in comunità. Abbiamo definito dunque una priorità fra i soggetti a cui possono essere affidati i minori: al primo posto le famiglie, poi i nuclei mono-genitoriali, quindi le strutture residenziali. In poche parole vogliamo dare la spinta all’affido familiare, senza continuare a promuoverlo solo a parole. Ovviamente resta la decisione del giudice, che può decidere la destinazione migliore a seconda dei casi, nell’interesse del minore”.
“Porgiamo una mano al terzo settore”, conclude Soncini, “semplifichiamo l’iscrizione nel registro regionale a tutte le Associazioni di promozione sociale già iscritte nel Registro nazionale. Il welfare emiliano romagnolo deve tanto a loro, alle cooperative sociali, al privato sociale, al volontariato, a tutte quelle realtà che hanno caratteristiche di capillarità e agilità sul territorio, sempre a contatto con i bisogni individuali dei cittadini”.