Riqualificazione, a Reggio 900 mila euro dalla Regione. SONCINI, (PD): “Premiate scuole e palestre”

“Dalla riqualificazione della Palestra Comunale di Albinea fino al rifacimento degli infissi presso la scuola primaria di Scandiano, passando per l’efficientamento energetico della scuola superiore “Scaruffi” di Reggio Emilia. Non è un caso che la maggior parte dei progetti premiati dalla Regione, nel bando sulla riqualificazione energetica, siano progetti legati a scuole e palestre. Una scelta decisa a beneficio soprattutto di studenti e insegnanti. Quando lo sguardo dei nostri comuni e territori si rivolge verso gli spazi pubblici e le scuole, in realtà si volge al futuro e ai luoghi in cui le persone intrecciano relazioni e legami per diventare comunità”.

startup

Commenta così Ottavia Soncini, consigliere regionale del Partito democratico, la graduatoria dei progetti ammessi ai finanziamenti previsti dall’asse 4 del Programma operativo regionale cofinanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) 2014-2020 per la realizzazione degli interventi di riqualificazione energetica negli edifici pubblici. I contributi concessi dalla Regione complessivamente ammontano a 4,5 milioni di euro, di cui quasi 900mila euro nella provincia di Reggio Emilia grazie al finanziamento di 10 progetti. Tutti gli interventi serviranno a rendere gli edifici pubblici energeticamente più sostenibili, più efficienti, in grado di ridurre i consumi e di produrre energia da fonti rinnovabili.

“Scuola ed edilizia scolastica” – conclude Soncini – “sono temi che questo Governo ha sempre considerato centrali fin dal suo insediamento. Lo ha dimostrato l’operazione #SbloccaScuole con la quale, grazie all’investimento di 480 milioni di euro, sono stati avviati 1249 nuovi interventi e altri 900 sono già programmati per i prossimi mesi. Partendo proprio dalle scuole, che ospitano quelli che saranno i cittadini di domani, possiamo ripensare la nostra idea dell’abitare seguendo i criteri più avanzati di efficienza energetica e sostenibilità ambientale”.

Un contributo di 500 mila euro ai Comuni per abbassare le rette dei nidi

Contenere le rette dei nidi e degli altri servizi educativi a carico delle famiglie. Saranno destinati a raggiungere questo obiettivo i 531 mila euro attribuiti dallo Stato all’Emilia-Romagna per il 2016, provenienti dal Fondo per le politiche della famiglia finalizzato a contrastare il trend negativo della natalità attraverso una serie di aiuti concreti alle giovani coppie.
Con il provvedimento approvato dalla Giunta, la Regione Emilia-Romagna ha deciso di utilizzare la propria quota del Fondo nazionale per le politiche della famiglia, che ammonta complessivamente a 7,5 milioni di euro, per sostenere l’azione degli enti locali nella gestione dei servizi per la prima infanzia  (nidi, micronidi, piccoli gruppi educativi e servizi integrativi per la fascia d’età 0-3 anni).

bambino

Destiniamo un po’ di risorse in più ai servizi per la primissima infanzia. Piuttosto che dar vita a progetti frammentati e magari poco efficaci di promozione della natalità, preferiamo optare per il sostegno di servizi che già esistono e funzionano molto bene nella nostra regione, gli asili nido. Ci rendiamo conto- sottolinea la vicepresidente-  che la cifra non è enorme, ma è pur sempre superiore a quella del 2015 e consente di consolidare un servizio per noi fondamentale come quello educativo per i più piccoli.

Le risorse verranno assegnate dalla Regione direttamente ai Comuni, e alle loro forme associative, ripartite in base al numero dei bambini iscritti ai servizi educativi, con l’obiettivo di contenere le rette a carico delle famiglie. Il costo delle rette, assieme ad altre cause sociali e culturali, starebbe infatti alla base della diminuzione delle iscrizioni nei servizi per l’infanzia registrata in regione negli ultimi anni. Recentemente la Regione Emilia-Romagna è già intervenuta  in modo significativo per sostenere la gestione e la qualificazione del sistema educativo dei bambini nella fascia 0-6 anni di età stanziando oltre 11 milioni di euro, dei quali, 7.581.000 euro  destinati  proprio ai servizi per la prima infanzia (zero-tre anni).

No ai femminicidi, dalla Regione un milione contro discriminazioni e violenza di genere

No ai femminicidi e alla violenza contro le donne. La Regione stanzia un milione di europer i progetti per la diffusione delle pari opportunità e per il contrasto alle discriminazioni e alla violenza di genere.

La Giunta regionale ha infatti approvato il primo bando che, in attuazione dei principi contenuti nella legge regionale 6/2014 e del “Piano regionale contro la violenza di genere”, mette a disposizione risorse per sostenere e valorizzare l’attività degli Enti locali e del mondo dell’associazionismo e del volontariato dell’Emilia-Romagna.

When a Woman says No, She Means It

Gli obiettivi del bando sono innanzitutto sostenere la rete territoriale di prevenzione e assistenza alle donne vittime di violenza e ai loro figli, supportando i progetti di ospitalità in emergenza, i percorsi di uscita dalla violenza e di autonomia e le azioni di prevenzione mirata a gruppi di donne a rischio di violenza.

Saranno sostenute anche attività di formazione per le figure sia professionali sia di volontariato coinvolte nella prevenzione e nel contrasto della violenza contro le donne.

Per quanto riguarda la promozione di una cultura rispettosa delle differenze di genere, delle pari opportunità, soprattutto nel mondo del lavoro, e il contrasto alle discriminazioni e agli stereotipi, particolare attenzione sarà data a progetti rivolti ai giovani.

I beneficiari dei contributi regionali sono gli enti locali, in forma singola o associata, della Regione Emilia-Romagna, le associazioni di promozione sociale e le organizzazioni di volontariato iscritte al registro regionale e le onlusiscritte nell’anagrafe unica impegnate nella diffusione e attuazione del principio di pari opportunità fra donna e uomo, promozione e valorizzazione della condizione femminile o prevenzione e contrasto di ogni violenza e discriminazione sessista.

I fondi regionali per le annualità 2016 e 2017 per la realizzazione degli interventi ammontano complessivamente ad 1 milione di euro. La percentuale massima del contributo regionale è pari all’80% del costo complessivo del progetto, il costo minimo complessivo delle iniziative finanziabili non potrà essere inferiore a 15 mila euro, né superiore a 100 mila.
I progetti proposti dovranno essere stati avviati nel 2016 e concludersi entro il 31 dicembre 2017. Le domande, finalizzate all’ottenimento dei contributi regionali, dovranno essere presentate entro le ore 13 del 15 ottobre 2016. Il contributo sarà erogato in due tranche.

E’ un passaggio importante, fortemente voluto e condiviso strettamente con il territorio perché non vogliamo tollerare episodi di violenza alle donne e perché crediamo che questi fenomeni non siano un fatto privato. Con questo bando interveniamo in modo concreto, con risorse regionali, per rafforzare le politiche regionali di contrasto alle discriminazioni di genere e alla violenza sulle donne e per rilanciare i temi della prevenzione, del rispetto delle diversità e della parità uomo-donna, con una attenzione particolare ai giovani. E abbiamo, inoltre, avuto la garanzia dal ministro Boschi che entro ottobre saranno sbloccati anche i fondi nazionali: questo significa che ci saranno 1,3 milioni di euro a disposizione delle attività per le donne dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna.
Accanto ad azioni fondamentali per garantire la protezione alle donne e dei loro figli nel momento in cui denunciano e per accompagnarle in progetti per la loro autonomia, c’è un tema culturale che vogliamo affrontare giorno per giorno. Per questo continueremo a lavorare sulla prevenzione, sulla formazione, con iniziative per la responsabilizzazione degli uomini e di educazione nelle scuole.

Un premio per le aziende emiliano-romagnole più innovatrici e socialmente responsabili

Essere innovatori e socialmente responsabili è un valore aggiunto per le imprese. Per questo la Regione, per il secondo anno, premierà le aziende emiliano-romagnole e le start-up che realizzino progetti socialmente responsabili, l’ambito riguardante le implicazioni di natura etica all’interno della visione strategica d’impresa. C’è tempo fino al prossimo 10 ottobre 2016 per presentare le candidature.

team work

team work

Il “Premio innovatori responsabili” dà la possibilità alle imprese emiliano-romagnole dicandidare progetti su quattro categorie tematiche legate alla sostenibilità, in coerenza con gli obiettivi dell’Agenda 2030 Onu ovvero scuola, crescita-occupazione, ambiente e comunità.

Le candidature saranno suddivise in una sezione ordinaria dedicata alle imprese e una sezione speciale per le start-up innovative.
I vincitori assoluti delle quattro categorie tematiche e della sezione start-up saranno premiati con un video promozionale personalizzato di presentazione dell’azienda e del progetto candidato. Inoltre, vi sarà la possibilità di ottenere un contributo a fondo perduto fino ad un massimo di 10 mila euro, a copertura del 50% delle spese relative alle azioni da realizzare nel corso del 2017 per attività di responsabilità sociale d’impresa. Le imprese vincitrici avranno anche la possibilità di realizzare un evento promozionale personalizzato, presso i locali della sede della Regione.

I primi 15 classificati – 12 per la sezione ordinaria e 3 per la sezione Start-up – potranno utilizzare il logo distintivo del premio nella comunicazione di impresa e verranno menzionati nel video riassuntivo dell’iniziativa, che verrà diffuso sul portale web della Regione. I primi 15 classificati potranno, inoltre, essere inclusi nelle delegazioni istituzionali delle missioni in uscita previste per il 2017 nel programma ER GoGlobal e verranno inseriti nella lista degli inviti per gli eventi di incoming realizzati per l’accoglienza di delegazioni estere.

I progetti saranno sottoposti ad un comitato di valutazione, composto da esperti che assegnerà un punteggio complessivo sulla base delle caratteristiche di innovatività, di capacità di coinvolgere soggetti in ottica multistakeholder, di generare impatti positivi e di essere replicabili in altri contesti. Saranno,inoltre, misurate le caratteristiche di coerenza con l’Agenda 2030 e con la Carta dei valori per la responsabilità sociale delle imprese della Regione.

Le candidature possono essere inviate fino al 10 ottobre 2016, esclusivamente mediante posta elettronica certificata inviata all’indirizzo industriapmi@postacert.regione.emilia-romagna.it e utilizzando i modelli disponibili sul sito internet:http://imprese.regione.emilia-romagna.it/Finanziamenti/rsi/premio-er-rsi-2016-innovatori-responsabili

Per informazioni sul Premio è possibile scrivere allo Sportello Imprese regionale imprese@regione.emilia-romagna.it .

Salute mentale, dalla Regione 38 milioni di euro ai territori

La Regione Emilia-Romagna destina 38 milioni di euro per interventi socio-sanitari finalizzati alla prevenzione e cura delle persone affette da patologie psichiatriche o disturbi mentali.

Interessate dagli interventi, che potranno essere realizzati grazie a questo stanziamento deciso dalla Giunta regionale, saranno le persone dimesse dagli Ospedali psichiatrici e da quelli psichiatrico-giudiziari, ma anche giovani o giovanissimi  con problemi di autismo, di difficoltà nell’apprendimento o che presentano disturbi del comportamento alimentare, come l’anoressia o la bulimia.

c_4_articolo_2000775_upiimagepp

I fondi regionali serviranno a sostenere il sistema dei servizi e degli interventi socio-sanitari nell’area della salute mentale e del superamento degli ex ospedali psichiatrici.

I fondi vengono così assegnati alle altre Aziende sanitarie: 6,7 milioni di euro all’Ausl di Bologna,  3 milioni di euro  all’Ausl di Piacenza , 5 milioni di euro all’Ausl di Parma, 4 milioni all’Ausl di Reggio Emilia, 3 milioni all’Ausl di Modena, 3 milioni all’Ausl di Imola, 4 milioni  all’Ausl di Ferrara, 6 milioni all’Ausl Romagna .

Lo stanziamento andrà a finanziare in particolare il “Fondo per l’autonomia possibile”, con 34 milioni di euro. Il Fondo prevede interventi di assistenza socio-sanitaria a bassa intensità in favore dei pazienti dei Centri di Salute mentale, delle persone dimesse dagli ex ospedali psichiatrici e psichiatrici giudiziari e dalle Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza (Rems).

Al programma “Disturbi del comportamento alimentare” per l’assistenza residenziale dei pazienti affetti da questa patologia andranno 300 mila euro. Le strutture accreditate sono “In Volo”, a Pellegrino Parmense (Pr), e “Residenza Gruber” a Bologna. Un fondo pari a 480 mila euro, sempre in materia di disturbi del comportamento alimentare, sarà destinato più specificatamente all’assistenza a pazienti in età pediatrica (12-15 anni). Supera invece il milione di euro la cifra destinata al “Programma autismo”, per l’assistenza territoriale alle persone con disturbo dello spettro autistico (Pria),  che sarà ripartito in relazione alla popolazione 0-17 anni al 1^ gennaio 2015.
Al  programma “Esordi psicotici” sono destinati 400 mila euro, 550 mila al “Programma regionale operativo per disturbi specifici di apprendimento” (diagnosi e presa in carico di pazienti residenti di età compresa tra 6-18 anni),280 mila per quello “Disabilità intellettive” rivolto a bambini e adolescenti tra 0 e 17 anni di età.

Lo stanziamento complessivo rientra nel “Piano attuativo di Salute mentale e superamento degli ex Ospedali psichiatrici”, previsto nell’ambito della programmazione e del finanziamento del Servizio Sanitario regionale per il 2016.

Il mondo dell’infanzia in Emilia-Romagna, fra famiglie e lavoro che cambiano

“Siamo ancora la città dei bambini?”. Parte da questa domanda “Bambini si diventa: gli anni che contano, quando Bologna eccelleva negli asili… e non solo“, il nuovo documentario scritto da Cristiano Governa e diretto da Riccardo Marchesini e in parte finanziato dalla Regione, un viaggio per Bologna (e non solo) sulle tracce delle energie e delle professionalità del mondo dell’infanzia e, in particolare, dei nidi e delle altre strutture educative dedicate ai bambini più piccoli, da zero a tre anni.

piano-infanzia1

In Emilia-Romagna sono oltre 30 mila i bambini iscritti nelle 1.214 strutture educative (nidi, nidi aziendali, micro-nidi e sezioni primavera) – dati ufficiali anno 2015 – ed è sempre a loro che si rivolge il progetto di legge regionale della Giunta, il cui iter di approvazione si concluderà presumibilmente entro il mese di ottobre. Una legge-cornice, illustrata sempre oggi in conferenza stampa, che recepisce le novità introdotte dalla riforma nazionale (legge 107/2015) e che, insieme alla direttiva sull’organizzazione e il funzionamento che la completerà, punta ad andare incontro anche alle esigenze di un mondo del lavoro diverso dal passato, senza arretrare in nessun modo sulla qualità dei servizi erogati.

Una necessità, quella di intervenire sull’attuale normativa regionale, del 2000, dettata dalla consapevolezza di quanto siano cambiate in questi ultimi anni le esigenze delle famiglie nelle loro molteplici variabili: da quelle con molti figli a quelle mono-genitoriali, a quelle di immigrati, e alle esigenze dei bambini stessi. Problematiche che le amministrazioni locali hanno esplicitato alla Regione negli incontri sul territorio con i sindaci e gli assessori con delega all’infanzia organizzati dalla vicepresidente Gualmini nell’arco di quest’anno.

Tre sono gli assi di intervento del provvedimento: maggiore flessibilità organizzativa dei servizi, un sistema diaccreditamento delle strutture educative semplice, introduzione della obbligatorietà delle vaccinazioni contro poliomielite, difterite, tetano ed epatite B per l’iscrizione.

Infine, un appuntamento importante: il convegno “I bambini dell’Emilia-Romagna: parliamone tutti insieme”, in programma per il prossimo 30 settembre a Bologna, con al centro l’attuale condizione socio-demografica dei bambini 0-6 anni in Italia e in Emilia-Romagna e le conseguenti ripercussioni sui nuovi bisogni e sulle scelte delle famiglie in ordine alla fruizione dei servizi per l’infanzia. A tale proposito, verranno presentati i risultati di due ricerche commissionate dalla Regione rispettivamente all’Università di Padova e a quella di Modena.

Dalla Regione 6,2 milioni di euro per ristrutturare oltre 400 alloggi Erp

6,2 milioni di euro destinati dalla Regione Emilia-Romagna ai Comuni e le Unioni di Comuni per risanare oltre 400 alloggi di edilizia residenziale pubblica e renderli più efficienti dal punto di vista energetico. Si tratta di ulteriori risorse, previste dalla Legge di stabilità 2016, che vanno ad aggiungersi ai circa 40 milioni di euro già concessi all’ Emilia-Romagna nell’ambito del Programma di recupero degli alloggi Erp (Decreto Interministeriale del 16 marzo 2015).

casa-popolare

Il nuovo stanziamento, approvato dalla Giunta regionale nell’ultima seduta, concede ai Comuni e alle Unioni finanziamenti per ristrutturare le case popolari o per il contenimento energetico mediante interventi fino a un massimo di 50 mila euro per ogni alloggio, assegnandoli in base allo scorrimento della graduatoria approvata nel 2015.

Questa l’assegnazione dei fondi: 3,667 milioni vanno al Comune di Bologna (interventi su 142 alloggi), 100mila euro al Comune di Sasso Marconi, sempre nel bolognese (6 alloggi); 600 mila euro al Comune di Lugo (Ra) per 12 alloggi; 576 mila euro al Comune di Parma per 30 alloggi; 500 mila al Comune di Modena per 93 alloggi; 208 mila euro alComune di Piacenza (43 alloggi) e 113 mila  al Comune di Fiorenzuola D’Arda, sempre nel piacentino (6 alloggi). Nella provincia di Rimini, 150mila euro al Comune di Cattolica (3 alloggi) e 56mila a quello di Bellaria-Igea Marina(12 alloggi); 192mila euro al Comune di  Forlì (31 alloggi); 48mila euro al Comune di  Ferrara (1 alloggio) e, nel reggiano, 16mila al Comune di Castelnovo di Sotto (4 alloggi) e 24 mila al Comune di Sant’Iario D’Enza (21 alloggi).

Gli interventi dovranno iniziare entro 12 mesi dalla data di pubblicazione del provvedimento sul Bollettino ufficiale telematico della Regione Emilia-Romagna.

In Emilia-Romagna il patrimonio di edilizia residenziale pubblica (Erp), gestito perlopiù dalle Acer, comprende attualmente oltre 55.000 alloggi, il 97% dei quali di proprietà dei Comuni. Le case occupate sono 51mila (92% del totale) e 2mila (3,6%)  quelle pronte per essere assegnate perché non necessitano di alcun intervento di ristrutturazione. I nuclei familiari composti da una o più persone in lista di attesa per l’assegnazione di un alloggio Erp sono 35mila. Attualmente nelle case popolari vivono 120mila persone. I nuclei familiari sono 51.258.

Il piano di miglioramento ed efficientamento dell’Edilizia residenziale pubblica prosegue con gli interventi di grandi dimensioni, fino a 50.000 euro. Ci auguriamo che questo importante trasferimento di risorse sia veramente utile per rendere il nostro patrimonio di alloggi pubblici più a misura dei nuclei familiari che vi abitano, degli anziani soli e dei bambini. Potremmo così rimettere in circolo – spiega la vicepresidente- alloggi considerati troppo vetusti e inadeguati e nello stesso tempo apportare migliorie sia agli alloggi occupati sia agli appartamenti destinati ai nuovi ingressi.

Aperto il bando per i contributi alle politiche giovanili

Da questa mattina e fino al 9 settembre le Unioni di Comuni ed i Comuni capoluogo di provincia che non sono inclusi nelle Unioni possono presentare le domande per l’assegnazione dei contributi regionali in materia di politiche giovanili.

Il bando di quest’anno mette a disposizione, complessivamente, 640.000 mila euro così ripartiti:

– 400.000 euro sono destinati al sostegno di progetti legati a: inserimento dei giovani all’interno del mondo del lavoro (attraverso azioni di consulenza, orientamento, valorizzazione delle capacità professionali, assistenza nell’avvio di impresa, apertura di spazi di coworking); promozione dell’aggregazione giovanile, della cittadinanza attiva e responsabile e della cultura della legalità; valorizzazione di azioni di comunicazione / informazione nell’ambito degli Informagiovani. La spesa ammissibile va da un minimo di 8.000 euro ad un massimo di 30.000 euro. Per compilare la domanda di assegnazione compilate la scheda che trovate a questo link.

– 240.000 euro vanno invece a finanziare esperienze e progetti territoriali di protagonismo giovanile e impegno civico, attraverso l’utilizzo dello strumento della YoungERcard che, attualmente, conta in Emilia-Romagna più di 30.000 iscritti e 180 progetti di varie tipologie, di partecipazione attiva e cittadinanza responsabile. In questo caso la spesa ammissibile va da un minimo di 5.000 ad un massimo di 15.000 euro. Per compilare la domanda di assegnazione compilate la scheda che trovate a questo link.

La compartecipazione regionale al finanziamento dei progetti sarà fino a un massimo del 70%.

Approfondimenti

Il nuovo piano regionale delle politiche giovanili

Il video con le dichiarazioni dell’Assessore regionale Massimo Mezzetti sul nuovo bando e sul piano delle politiche giovanili

I dati di sintesi relativi ai progetti finanziati con il bando 2015

Sulla Gazzetta di Reggio le novità della nuova legge su Politiche giovanili e sociali

gazza

“Una legge che armonizza sette norme regionali in materia di welfare al riordino istituzionale e cioè al superamento delle province e che introduce significative novità su casa, giovani e affidi”.  Commenta così Ottavia Soncini, consigliere regionale del Partito democratico e relatrice in Aula, l’approvazione da parte dell’Assemblea legislativa del progetto di legge sulle Modifiche legislative in materia di Politiche sociali, per le giovani generazioni e abitative, conseguenti alla riforma del sistema di governo regionale e locale.

“In tema di politiche abitative”, continua Soncini, “andiamo ad aiutare chi si trova in situazioni di difficoltà nel pagamento dell’affitto, introduciamo un aspetto di flessibilità che aiuterà loro ad avere una casa e, in più, avremo come Regione risorse maggiori da investire in edilizia residenziale sociale”. Il provvedimento modifica infatti la legge sulle politiche abitative a partire dalla proprietà indivisa (meno vincoli per trasformarla in proprietà individuale), e quindi possibilità per le società cooperative di vendere gli alloggi agli affittuari se c’è l’accordo di almeno il 50% dei soci (e non del 100% come richiesto oggi).

“Sono particolarmente contenta delle norme che riguardano le politiche a favore dei giovani”, prosegue Soncini, “conosciamo e riconosciamo i giovani con risposte più precise; andiamo a valorizzare con forza tutti i luoghi di aggregazione e condivisione, le agenzie educative esterne: oratori, parrocchie, centri per le famiglie, associazioni culturali e sportive, scout, associazioni del Terzo settore che lavorano con i giovani e che possono dare una mano concreta alle Istituzioni pubbliche e ai servizi sul territorio. Novità rilevanti che fanno camminare le leggi regionali con i cambiamenti della società. Va detto che in questa legislatura abbiamo tracciato una nuova prospettiva con il tentativo di ricalibrare le risorse regionali a favore di minori, adolescenti e famiglie: il servizio civile regionale e il primo piano triennale sul servizio civile, il bando adolescenza, i centri per le famiglie, sono tutte voci che vedono un maggiore stanziamento a partire dal 2015.”

“Inoltre”, spiega ancora Soncini, “per quanto riguarda il tema affidi, dovrà essere rispettato un ordine che vede le famiglie al primo posto, i nuclei mono- genitoriali al secondo e le strutture residenziali al terzo, così come prevede la normativa nazionale (mentre al momento la legge regionale parifica famiglie e strutture residenziali). In Emilia Romagna abbiamo infatti un numero di affidi familiari inferiore rispetto a quelli di altre regioni e prevalgono quelli in comunità. Abbiamo deciso di dare la spinta all’affido familiare, senza promuoverlo solo a parole. Ovviamente resta la decisione del giudice del Tribunale per i minorenni, che farà la scelta migliore nell’interesse del minore”. Sono infatti 3.372, su una popolazione di 712.298 i minori residenti sul territorio regionale, i bambini e i ragazzi che nel 2014 si sono trovati, per condizioni diverse, a

vivere al di fuori delle famiglie d’origine. Tra questi, 1.519 sono stati accolti da famiglie che si sono rese disponibili ad accoglierli a tempo pieno o parziale. Altri 1.853 sono stati invece affidati a comunità. Questi i dati resi noti dall’Osservatorio regionale per l’infanzia e l’adolescenza nell’ambito di un recente convegno che si è tenuto in Regione. Le province che accolgono il maggior numero di bambini sono Reggio Emilia (258), Modena (231) e Bologna (171), secondo gli ultimi dati disponibili al 1 Gennaio 2014.

“Porgiamo una mano al terzo settore”, conclude Soncini, “semplifichiamo l’iscrizione nel registro regionale a tutte le Associazioni di promozione sociale già iscritte nel Registro nazionale con articolazioni sul nostro territorio. Il welfare pubblico emiliano romagnolo deve tanto al privato sociale, alle associazioni, alle cooperative sociali, al volontariato, ai singoli volontari, sempre a contatto con i bisogni individuali dei cittadini”. Infine, l’abolizione della Consulta regionale per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri immigrati, la cui funzione viene già svolta da altri organismi che assicurano la rappresentanza di tutti i cittadini.

Il testo armonizza e riordina la disciplina vigente nelle materie afferenti alle politiche sociali, al Terzo settore, alle politiche giovanili e a quelle abitative rispetto al nuovo assetto istituzionale uscito dalla riforma del sistema di governo regionale e locale (L.r. 13/2015), a iniziare dalle funzioni prima in capo alle Province.

Politiche giovanili e sociali, la nuova legge approvata in Assemblea

 

13700069_1217884791575854_2952734675196983659_n
“In tema di politiche abitative”, continua Soncini, “andiamo ad aiutare chi si trova in situazioni di difficoltà nel pagamento dell’affitto, introduciamo un aspetto di flessibilità che aiuterà loro ad avere una casa e, in più, avremo come Regione risorse maggiori da investire in edilizia residenziale sociale”.
“Per quanto riguarda le politiche giovanili”, prosegue Soncini, “diamo il via al rafforzamento territoriale di progetti per ragazzi ed adolescenti, una rete che va dalle scuole agli oratori. Andiamo a valorizzare tutti i luoghi di aggregazione, socializzazione, condivisione: oratori, parrocchie, associazioni culturali e sportive, scout. Tutte devono essere messe in grado di lavorare nel pieno delle loro potenzialità e nel dialogo con le Istituzioni per dare spazio ai tantissimi giovani che sul nostro territorio hanno voglia di mettersi in gioco con spirito civico, basti pensare all’altissimo numero di richieste di partecipazione ai progetti di servizio civile”.
“In terzo luogo”, spiega ancora Soncini, “per quanto riguarda invece l’affido familiare, adeguiamo la normativa regionale a quella nazionale. In Emilia Romagna abbiamo infatti un numero di affidi familiari inferiore rispetto a quelli di altre regioni e prevalgono quelli in comunità. Abbiamo definito dunque una priorità fra i soggetti a cui possono essere affidati i minori: al primo posto le famiglie, poi i nuclei mono-genitoriali, quindi le strutture residenziali. In poche parole vogliamo dare la spinta all’affido familiare, senza continuare a promuoverlo solo a parole. Ovviamente resta la decisione del giudice, che può decidere la destinazione migliore a seconda dei casi, nell’interesse del minore”.
“Porgiamo una mano al terzo settore”, conclude Soncini, “semplifichiamo l’iscrizione nel registro regionale a tutte le Associazioni di promozione sociale già iscritte nel Registro nazionale. Il welfare emiliano romagnolo deve tanto a loro, alle cooperative sociali, al privato sociale, al volontariato, a tutte quelle realtà che hanno caratteristiche di capillarità e agilità sul territorio, sempre a contatto con i bisogni individuali dei cittadini”.