Approvata la nuova legge regionale sulla promozione della salute. Previsti 3,5 milioni di euro in più all’anno per le politiche di prevenzione

Dopo mesi di ascolto e confronto abbiamo approvato la nuova legge regionale sulla promozione della salute.

Tantissime realtà reggiane, pubbliche e private, da anni ci aiutano a diffondere la cultura della prevenzione primaria, fondamentale per la salute dei cittadini, per evitare una vecchiaia medicalizzata: sì ad alimentazione corretta e alla pratica sportiva, no all’abuso di alcool e no al fumo.

Il testo, votato da tutti i gruppi politici, è la prima norma in Italia ad affrontare in modo organico il tema della prevenzione nel campo della salute e del benessere.

La legge istituisce il “Sistema regionale per la promozione della salute e la prevenzione”, una sorta di “welfare della prevenzione” cui sono chiamati a contribuire soggetti diversi, pubblici e privati, dagli enti locali, all’associazionismo, al mondo della scuola, del lavoro, dello sport, del tempo libero creando una “Rete regionale” da impegnare nella promozione di progetti per le comunità locali.

Vari articoli sono dedicati a tematiche specifiche, come la prevenzione delle conseguenze delle malattie del sistema cardiovascolare, del diabete o la diffusione delle tecniche di disostruzione delle vie aeree in età pediatrica.

Per l’attuazione di queste politiche l’associazionismo avrà un ruolo fondamentale. La legge prevede, inoltre, lo stanziamento annuale di 3,5 milioni di euro, aggiuntivi rispetto alle risorse già impegnate dalla Regione Emilia-Romagna per le politiche di prevenzione.

Prevenire oggi, significa avere meno bisogni di cura domani. Significa vivere più a lungo e vivere in buona salute.

Il progetto di legge regionale sulla prevenzione

Dopo mesi di confronti abbiamo completato la stesura del progetto di legge regionale sulla Prevenzione che prevediamo di approvare a gennaio 2019.

Tantissime realtà reggiane che lavorano da anni su questo tema ci insegnano che la prevenzione primaria è fondamentale per la salute dei cittadini, per evitare una vecchiaia medicalizzata: sì ad alimentazione corretta e pratica sportiva, no all’abuso di alcool e fumo. La medicina ci dice da tempo che stili di vita sani costituiscono fattori essenziali non solo per vivere più a lungo, ma soprattutto per vivere in buona salute per più tempo.

Il testo, presentato martedì in Commissione, rappresenta la prima norma in Italia ad affrontare in modo organico il tema della prevenzione nel campo della salute e del benessere. L’obiettivo ambizioso della legge è quello di aumentare la speranza di vita in buona salute dei cittadini, ossia diminuire l’incidenza di tutte quelle malattie croniche che colpiscono gli over 50 e che rendono gli ultimi decenni di vita meno sereni.

Accanto alla promozione del movimento e della vita attiva, la legge intende incrementare le iniziative di prevenzione primaria già presenti, introducendo politiche per il contrasto alla obesità infantile, alle cyberdipendenze e a tutte le nuove e vecchie dipendenze, senza dimenticare l’educazione alimentare, in particolare nei progetti scolastici. Altri articoli sono dedicati alla sensibilizzazione sull’utilizzo di tecniche di rianimazione cardiopolmonare precoce, alla prevenzione del diabete, alla prevenzione degli incidenti stradali e alla diffusione delle tecniche di disostruzione delle vie aeree in età pediatrica.

Per l’attuazione di queste politiche, anche attraverso contributi ai mondi e alle associazioni coinvolte per l’attuazione dei progetti, la legge prevede lo stanziamento annuale di 3,5 milioni di euro, aggiuntivi rispetto alle risorse già impegnate dalla Regione per le politiche di prevenzione.

Il percorso della legge ora proseguirà in commissione, a partire dall’udienza conoscitiva che vedrà invitate e coinvolte decine di realtà istituzionali e sociali, anche reggiane, per esprimere un definitivo parere sulla legge, a partire da lunedì 5 novembre in poi.

Materiale:

PDL Promozione della salute, del benessere della persona e della comunità e prevenzione primaria

slides presentazione legge prevenzione

Vaccini. L’Emilia-Romagna accelera ancora: soglia del 95% superata per tutte le vaccinazioni obbligatorie, compreso il morbillo

Superato, in Emilia-Romagna, il muro del 95% di copertura per tutte le vaccinazioni rese obbligatorie dalla legge regionale (difteritetetanopoliomielite ed epatite B) per la frequenza al nido, e per quelle aggiunte dalla successiva normativa nazionale: pertosse, emofilo di tipo B, morbillo, parotite e rosolia, la cui copertura, nel caso delle ultime tre, in regione era scesa all’87% a fine 2015. Percentuali in netta crescita in tutte le province, con aumenti che in sei mesi toccano addirittura i 7 punti nelle città storicamente più indietro.

Sono i dati sulle coperture vaccinali relativi ai bambini nati nel 2015, e aggiornati al 30 giugno 2018: se già a fine 2017 i valori erano vicini alla soglia del 95% (raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità per garantire la cosiddetta “immunità di gregge”), a giugno la barriera è stata oltrepassata: poliomielite 96,2% (era al 94,8%); difterite 96,1% (era al 94,7%); tetano 96,3% (era al 94,9%); pertosse96,1% (era al 94,7%); epatite B 95,9% (era al 94,4%), emofilo B 95,1% (era al 94,0%); morbillo-parotite-rosolia 95,0% (era al 91,1%). (L’obbligatorietà per la vaccinazione contro la varicella vale a partire dai nati nel 2017).

Bene anche le vaccinazioni non obbligatorie, ma solo raccomandate, in deciso aumento e sempre più vicine al 95%: per il meningococco C si passa dal 91,6% di copertura al 31 dicembre 2017 al 94,1% del 30 giugno 2018, per lo pneumococco dal 92,7% al 93,4%.

Il recupero ha avuto quindi un’accelerazione ulteriore nei primi 6 mesi del 2018 per tutte le vaccinazioni, anche quelle più critiche, ferme negli ultimi anni a livelli molto bassi: oltre al morbillo-parotite rosolia, l’antimeningococco, che nei bambini di due anni era sceso a fine 2015 all’87,4% e l’antipneumococco, nello stesso anno fermo al 91,5%.

Dati ancora migliori se si considerano i bambini nati nel 2016, quindi di un anno, per i quali la copertura complessiva contro le quattro malattie per cui la Regione introdusse l’obbligo vaccinale per l’iscrizione ai nidi aveva raggiunto, già a fine 2017, il 97,1%. 

Di seguito due tabelle:

Medici di base: raddoppiano i posti disponibili per la specializzazione. Entro l’anno il concorso.

Si svolgerà entro l’anno il concorso per l’ammissione al corso di formazione specifica in medicina generale, e saranno più che raddoppiati i posti disponibili, che per l’Emilia-Romagna passeranno da 80 a 167. L’accordo è stato raggiunto mercoledì 26 a Roma dalla Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.

La Commissione Salute, infatti, ha definito una procedura che permetterà ai 13.000 medici che avevano fatto domanda prima del raddoppio delle borse, di partecipare al concorso senza doversi fare carico di presentarla nuovamente, a meno che i candidati non decidano di presentarla presso una diversa Regione. Al concorso potranno naturalmente partecipare anche i nuovi candidati che vorranno presentare domanda.

Sanità, oltre 56 milioni per costruire nuovi ospedali, riqualificare strutture e acquistare macchinari

Con un pacchetto di interventi da 56 milioni di euro, la Regione continua a investire nella sanità dell’Emilia-Romagna per rafforzare e innovare un sistema, pubblico e universalistico, con l’obiettivo di migliorare sempre di più i servizi a beneficio di cittadini e territori. Cioè per costruire nuovi ospedaliriqualificare le sedi esistentiacquistare macchinari che sono all’avanguardia nel trattamento delle patologie tumorali.

Risorse stanziate nell’ultima seduta dalla Giunta regionale attingendo da quelle accantonate sulla cosiddetta “Gestione sanitaria accentrata”: 46 milioni sono destinati alla ristrutturazione del Pronto soccorso dell’Ospedale del Delta (Fe), alla riqualificazione di quattro padiglioni del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, alla progettazione del nuovo Ospedale di Cesena e all’acquisto degli “acceleratori lineari” da parte di due aziende ospedaliero-universitarie, Parma e Bologna, e quattro Ausl, Piacenza, Reggio Emilia, Bologna, Romagna. Altri 10,5 milioni vanno a sostenere i piani di investimento delle Aziende Usl di Piacenza, Reggio Emilia, Imola, Ferrara, Bologna e delle Aziende ospedaliero-universitarie di Modena e Bologna.

Servono medici e la Regione raddoppia i contratti di formazione: più specializzandi in Emilia-Romagna

Raddoppiano quest’anno i contratti di formazione per i medici specializzandi finanziati interamente da fondi regionali, che passano dai 52 del 2017 ai 100 del 2018: il numero più alto in Italia. Contratti che si aggiungono a quelli finanziati dal ministero, incrementati anch’essi: da 619 a 635. Nel complesso si passerà pertanto da 671 a 735 contratti, con un aumento del 10%.

Un impegno che va ad aggiungersi all’attenzione riservata ai medici di famiglia: nel bando per l’ammissione al corso triennale di formazione specifica in medicina generale 2018-2021 sono stati messi a disposizione 100 posti20 in più dell’anno scorsoquasi il 70% in più rispetto al 2015. E grazie a risorse regionali, viene garantita la copertura sia delle borse di studio, sia delle spese per la realizzazione del corso.

Per quanto riguarda le scuole di specializzazione, come già lo scorso anno la Regione ha deciso di investire prioritariamente su quelle che costituiscono vere e proprie emergenze per la carenza di professionisti: in Medicina d’Emergenza UrgenzaAnestesia e Rianimazione e Pediatria. I contratti per queste specialità finanziati dalla Regione sono 90; gli ulteriori 10 sono stati individuati sulla base delle priorità definite dalle Università dell’Emilia-Romagna.

La Regione abolisce il superticket sanitario, per gli emiliano-romagnoli un risparmio di 22 milioni l’anno

Superticket addio in Emilia-Romagna, dove la Giunta regionale guidata dal presidente Stefano Bonaccini ha deciso di abolire la tassa aggiuntiva su farmaci (fino a 2 euro a confezione, con tetto massimo di 4 euro a ricetta) e prestazioni specialistiche (fino a 10 euro ognuna), dagli esami di laboratorio a quelli radiologici, con un risparmio per gli emiliano-romagnoli di 22 milioni di euro l’anno, rafforzando il carattere pubblico e universalistico del sistema sanitario regionale.

Attualmente pagata sulla base di quattro scaglioni di reddito familiare, verrà cancellata per le due fasce comprese tra i 36mila e i 100mila euro (non si paga già al di sotto dei 36mila), andando ad interessare 900 mila cittadini, e resterà in vigore solo per i redditi superiori ai 100mila euro annui. Infatti, la Giunta ha deciso che le risorse incamerate dal superticket per i soli redditi alti verranno investite su una ulteriore misura, stavolta per aiutare le famiglie numerose, ovvero le coppie con due o più figli, per le quali verrà abolito il pagamento del ticket base da 23 euro sulle prime visite specialistiche: un beneficio per circa 330 mila famiglie emiliano-romagnole, pari a 1,5 milioni di residenti, di cui potranno avvalersi sia genitori sia i figli.

nulla cambierà per chi è già esente, che continuerà a non pagare la tassa aggiuntiva e neppure il ticket base per le specifiche esenzioni.

L’abolizione del superticket, introdotto dal Governo nazionale nel 2011, e quella del ticket per la prima visita a favore delle coppie con due figli o più entrerà in vigore dal 1^ gennaio 2019, per una manovra coperta interamente da fondi regionali. Si tratta di quasi 33 milioni di euro: i 22 milioni l’anno che entrano dal superticket destinato a sparire, e che quindi non saranno più a carico dei cittadini emiliano-romagnoli ma del bilancio regionale, e 10,6 milioni di euro necessari per togliere il ticket sulle prime visite per i nuclei familiari numerosi, in parte coperti dagli 8 milioni che entreranno dal superticket per i redditi superiori ai 100mila euro annui, cifra che comunque la Regione dovrà garantire dal proprio bilancio.

Da qui alla fine dell’anno, la Regione sarà impegnata nel completare il percorso formale necessario all’abolizione del superticket, compreso l’allineamento con la legge di bilancio 2019 dello Stato, e alla messa a punto del regolamento applicativo necessario all’esenzione del pagamento del ticket sulle prime visite per i nuclei familiari numerosi, per la piena entrata in vigore delle decisioni prese dal 1^ gennaio prossimo.

Sanità: 1,5 milioni di euro per interventi e cure per pazienti extra Ue, soprattutto bambini

Donne, uomini, ma soprattutto bambiniaccolti in Emilia-Romagna perché nei Paesi d’origine non possono essere curati per patologie gravi. Perché mancano le strutture e il personale in grado di fornire prestazioni sanitarie di alta specialità, come ad esempio interventi di chirurgia pediatrica, o conseguenti a patologie tumorali e cardiopatie. L’anno scorso sono stati 120 i pazienti stranieri provenienti da Paesi extra Ue trasferiti in Emilia-Romagna per il tempo necessario alle cure; di questi, oltre il 63% (76) erano minori di 14 anni.

Un intervento di carattere umanitario reso possibile grazie al Programma assistenziale della Regione – attivo dal 2001 e adottato d’intesa con il ministero della Salute – che la Giunta regionale ha rinnovato anche per il 2018, mettendo a disposizione, con una delibera approvata lunedì scorso, risorse fino a 1 milione e 500mila euro a carico del Fondo sanitario regionale. Il diciassettesimo Programma assistenziale (2018), che dà attuazione a una legge nazionale (la 449 del 1997), si colloca nel quadro delle politiche di cooperazione internazionale della Regione, indicate nel Documento di indirizzo programmatico approvato ogni tre anni dall’Assemblea legislativa.

Rispetto alle priorità dei Paesi da aiutare, il Programma assistenziale 2018 fa riferimento al Documento approvato dall’Assemblea legislativa, che indica Albania, Argentina, Bosnia-Erzegovina, Brasile, Cuba, Egitto, Eritrea, Etiopia, Libano, Libia, Marocco, Moldavia, Montenegro, Mozambico, Senegal, Territori dell’Autonomia Palestinese, Somalia, Tunisia, Kossovo, Serbia e popolo Saharawi (dai campi profughi algerini). Per le tipologie di intervento all’interno del “Progetto regionale Chernobyl”, si terrà conto delle richieste provenienti dalla Repubblica di Bielorussia e dalle aree ucraine contaminate dall’incidente nucleare. Saranno inoltre valutare le richieste provenienti da organizzazioni non lucrative (onlus) del territorio regionale per minori che arrivano dall’Africa subsahariana, in particolare Zambia e Zimbabwe, considerata la speranza di vita e il basso livello di assistenza sanitaria garantita in detti paesi.

Il Programma assistenziale, oltre alla pianificazione degli interventi soprattutto in età pediatrica, ha come obiettivo quello di sviluppare la cooperazione nei Paesi d’origine, attraverso interventi strutturali e aiuti concreti; ad esempio, l’invio e l’impiego nelle strutture ospedaliere di materiali ed attrezzature medico-chirurgiche dismesse che si rendano disponibili presso le Aziende sanitarie regionali nell’ambito delle iniziative di cooperazione internazionale; oppure la formazione e l’addestramento del personale anche in loco, oltre che nelle Aziende sanitarie regionali.

Inaugurata una Pet all’avanguardia all’ospedale S.Maria Nuova di Reggio Emilia

L’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia ha una nuova Pet, un’apparecchiatura all’avanguardia donata all’Ausl Irccs grazie ai fondi raccolti con il progetto “Pet Puzzle” promosso dall’associazione Grade Onlus e sostenuto da Fondazione Manodori e Unindustria Reggio Emilia.

Il macchinario, acquisito nella configurazione più avanzata presente al momento in Italia, ha trovato posto nel reparto di Medicina nucleare del Santa Maria Nuova, in un locale di 42 metri quadrati appositamente predisposto, e sarà destinato prevalentemente alla diagnosi in ambito oncologico. Il taglio del nastro è avvenuto sabato 16 giugno, con una cerimonia aperta a tutta la comunità, vera protagonista di questa maratona di solidarietà: i 2 milioni di euro necessari all’acquisto del macchinario, infatti, provengono in buona parte dalle generose donazioni di cittadini, aziende, associazioni che hanno preso oltre 14mila delle 20mila tessere che compongono il grande puzzle benefico. Ora la raccolta fondi, che ha superato il 70% dell’importo complessivo, prosegue per coprire il finanziamento ottenuto attraverso Credem Banca.

PET/CT: diagnostica per immagini avanzata ed efficace

La Pet è una tecnica diagnostica di medicina nucleare in grado di visualizzare, attraverso immagini biomediche, i processi metabolici e funzionali presenti all’interno del corpo. Per questa sua specificità, viene impiegata prevalentemente in ambito oncologico ed onco ematologico. La Pet permette di individuare la presenza di tumori, valutandone la localizzazione, la dimensione e il comportamento metabolico e funzionale in una prospettiva tridimensionale. Associata a una Tomografia computerizzata (CT) consente, inoltre, di aggiungere dettagliate informazioni morfologiche utili a migliorare significativamente l’interpretazione dell’esame. Altre applicazioni, seppur più limitate, si hanno in ambito neurologico (in particolare nella valutazione delle demenze), reumatologico e cardiologico.