Vaccini, la legge regionale funziona: copertura risalita al 96,6%, oltre la soglia di sicurezza

Una copertura complessiva del 96,6%, che oltrepassa abbondantemente la soglia di sicurezza del 95% indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), e in alcune province tocca addirittura punte del 99%. È quella raggiunta in Emilia-Romagna, al 30 giugno 2017tra i bambini nati nel 2015, per la vaccinazione contro difteritetetanopoliomieliteed epatite B, a poco più di sei mesi dall’approvazione (novembre 2016) della legge regionale che ne ha introdotto l’obbligatorietà per l’iscrizione al nido. Una situazione molto diversa rispetto al 2015, quando si toccò il minimo storico del 93,4% di bimbi vaccinati al 24esimo mese, e il 2014, quando per la prima volta si scese sotto il 95%, facendo registrare il 94,7%, con un minimo poco al di sopra dell’87% in alcuni territori.

Supera la copertura del 95% anche il vaccino contro pertosse ed emofilo di tipo B (per cui è prevista l’obbligatorietà dalla legge nazionale), e pneumococco (tra quelli fortemente raccomandati). Percentuali in ripresa, ma leggermente più basse, per i bimbi nati nel 2014: un aumento molto significativo riguarda l’MPR (il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia), passato dall’87,2% di dicembre 2016 al 90,7% di giugno 2017, e l’antimeningococco C: dall’87,7% al 91,7%.

Sulla base dei dati inviati dalle singole Ausl, il Servizio Prevenzione collettiva e Sanità pubblica dell’assessorato regionale alle Politiche per la salute ha messo a confronto, sia per i nati nel 2015 che per quelli del 2014, i numeri dei vaccinati al 31 dicembre 2016 e al 30 giugno 2017, a distanza appunto di poco più di sei mesi dall’approvazione della legge regionale.


La copertura dei nati nel 2015

Sono i primi bambini a essere stati pienamente coinvolti nell’applicazione dell’obbligo vaccinale introdotto in Emilia-Romagna. La copertura della vaccinazione contro difteritetetano,poliomielite ed epatite B (le quattro previste dalla legge regionale), ferma al 93,4% nel 2015, è passata complessivamente in Emilia-Romagna dal 95,8% di fine dicembre 2016, quando già da mesi si parlava del progetto della Regione di introdurre l’obbligo vaccinale, al 96,6% di fine giugno 2017, sette mesi dopo l’approvazione della norma, con punte particolarmente alte a Imola e a Parma. In Romagna si è ormai prossimi alla soglia di sicurezza, passando complessivamente dal 93,8% al 94,9%. Sul territorio, i dati di copertura al 30 giugno 2017 sono: Piacenza 96,6%; Parma: 98,6%; Reggio Emilia: 96,8%; Modena: 96,9%; Bologna: 96,7%; Imola: 99,2%; Ferrara: 97,7%; Ravenna: 98,6%; Forlì: 96,6%; Cesena: 94,7%; Rimini: 90,3%.

In aumento anche le vaccinazioni rese obbligatorie dalla legge nazionale: l’antipertosse è passata dal 96,2% al 97,1% (era al 93,6% nel 2015), l’anti haemophilus influenzae B (al 92,9% nel 2015) dal 95,8% del 31 dicembre 2016 al 96,3%del 30 giugno 2017. E la vaccinazione contro lo pneumococco (tuttora “offerta attivamente”, non obbligatoria) dal 94,8% al 95,5% (era al 91,5% nel 2015).


La copertura dei nati nel 2014

La copertura della vaccinazione contro difteritetetano, poliomielite ed epatite B è passata complessivamente dal 92,4% di fine dicembre 2016 al 93,5% di fine giugno 2017. In aumento la percentuale delle vaccinazioni rese obbligatorie dalla legge nazionale: l’antipertosse è passata da un 93,1% al 94,2%, l’anti haemophilus influenzae B dal 92,2% del 31 dicembre 2016 al 93% del 30 giugno 2017. E la vaccinazione contro lo pneumococco dal 90,6% al 91,2%. Da sottolineare l’aumento della copertura per l’MPR (il vaccino contro il morbillo, la parotite e la rosolia), passato dall’87,2% di dicembre 2016 al 90,7% di 30 giugno 2017, e l’antimeningococco C: dall’87,7% al 91,7%.


I tempi per presentare la certificazione

Entro il 10 marzo 2018, questo stabilisce la legge nazionale, tutti coloro che hanno presentato prima l’autocertificazione – si parla di tutti i minori della fascia 0-16 anni – dovranno consegnare (al nido, alla materna, alla scuola primaria o secondaria) la certificazione di avvenuta vaccinazione rilasciata dall’Ausl. Certificazione che, in Emilia-Romagna, potrà essere scaricata anche dal Fascicolo elettronico: un’opportunità, questa, disponibile a partire dal 15 ottobre. Sul Fascicolo la certificazione verrà aggiornata in tempo reale e riporterà la valutazione di idoneità con la scadenza. In alternativa, sempre dal 15 ottobre la certificazione potrà essere ottenuta nei punti Cup della propria Ausl di residenza. Attualmente, può essere richiesta presso il proprio ambulatorio vaccinale.

Approfondimenti

 

Dagli ambulatori alla guardia medica: oltre 4 milioni di euro per rafforzare i servizi socio-sanitari nei territori rurali e montani

Risiedere in montagna, o in un luogo magari lontano dai principali centri, non deve essere di per sé motivo per creare squilibri tra i territori. Per questo la Regione è impegnata ad ampliare l’offerta di servizi nelle areepiù fragili e a rischio di calo demografico. L’ultimo intervento, in ordine di tempo, è rappresentato da un investimento di oltre 4 milioni di euro del Programma regionale di sviluppo rurale (Psr) 2014-2020, destinato ad attivare servizi socio-sanitari -sportelli sociali, punti Cup, servizi di continuità assistenziale (ex guardia medica), ambulatori, infermieristici e specialistici – che verranno realizzatiin zone rurali e montane dell’Emilia-Romagnada Piacenza a Ravenna.

Dieci i progetti finanziati, e quindi le relative domande di contributo, con un obiettivo preciso: recuperare, ristrutturare e ampliare strutture e locali destinati a raccogliere servizi polifunzionali socio-sanitari in alta collina e nell’Appennino. Si tratta di lavori, che partiranno a breve, su edifici già esistenti e il contributo massimo concessoper ciascun intervento è di 500mila euro: in tutti dieci i casi le risorse assegnate coincidono con la spesa ammissibile. Ogni struttura farà da riferimento per più Comuni. È una novità nelle politiche di sostegno del Psr: investire in interventi specifici per migliorare la qualità della vita della popolazione e degli operatori che risiedono nelle aree rurali più marginali. Restano poi concrete le possibilità di poter sostenere gli altri progetti ammessi: infatti, la graduatoria rimarrà in vigore fino al 31 dicembre 2019. Oggi, in conferenza stampa, la presentazione dell’investimento e degli interventi con il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, gli assessori all’Agricoltura, Simona Caselli, e alle Politiche per la Salute, Sergio Venturi, sindaci e amministratori dei Comuni beneficiari.

I progetti

Ventiquattro, complessivamente, le domande con richiesta di contributo per “Strutture polifunzionali socio-assistenziali per la popolazione” inviate in seguito all’avviso pubblico unico (delibera della Giunta regionale dell’Emilia-Romagna n. 1920/2016) e arrivate entro i termini previsti agli Uffici dei Servizi territoriali Agricoltura, caccia e pesca, che hanno svolto l’istruttoria. Venti quelle risultate ammissibili, con il finanziamento, al momento,delle prime dieci e un investimento complessivo di oltre 4 milioni di euro.
Tra i progetti finanziati due sono della provincia di Reggio Emilia: Toano e Baiso. In queste aree, dunque, verrà consolidata l’offerta di servizi di base: sociali, socio-sanitari, sanitari, di informazione e prenotazione delle prestazioni.

Cos’è il nuovo Piano Sociale e Sanitario Regionale 2017-2019

 

L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato il Piano sociale e sanitario regionale 2017-2019, frutto di un ampio percorso democratico durato 1 anno e mezzo e che ha visto tanti Enti e Associazioni di tutto il Territorio Regionale protagonisti della sua progettazione. La Commissione ha infatti svolto un’udienza conoscitiva a cui sono state invitate 409 Istituzioni, ha visto la partecipazione di 53 invitati e 13 interventi. Complessivamente alla Commissione sono giunti 8 contributi/osservazioni inerenti il Piano.

Il Piano Sociale e Sanitario 2017-2019 è il documento centrale per l’azione politica Regionale in ambito sociale e sanitario, punto di partenza di un programma che governerà il Welfare Regionale per i prossimi 3 anni. Indica una nuova visione del Welfare che punta a un ammodernamento e a un miglioramento dei servizi, adeguando le risposte ai nuovi bisogni e alle nuove esigenze di una società che negli ultimi anni è profondamente cambiata.

Il Documento è stato redatto tenendo conto di precisi indirizzi:

  • La realizzazione di una forte integrazione sociale, socio-sanitaria e sanitaria;
  • Una Analisi approfondita del contesto e degli scenari che in questi anni sono profondamente cambiati;
  • La predisposizione di un Piano snello, chiaro e facilmente leggibile e comprensibile;
  • La definizione chiara delle procedure, dei ruoli dei Protagonisti, dei tempi di realizzazione, delle modalità di relazioni e delle risorse necessarie;
  • le modalità operative e di valutazione saranno definite da schede di intervento, più facilmente aggiornabili ed adeguabili in base ai bisogni, che già nelle prossime settimane verranno presentate in IV Commissione per un parere.

In estrema sintesi le linee guida del Piano sono:

  • La Promozione di una reale integrazione socio-sanitaria;
  • La Lotta all’esclusione sociale, alla fragilità e alla povertà mettendo in campo anche nuovi strumenti;
  • La Centralità del distretto come forma di gestione territoriale;
  • Un’Azione molto determinata sulla prossimità e sull’integrazione promuovendo la medicina d’iniziativa e la prevenzione sociale e sanitaria;
  • Azioni volte a realizzare un Welfare comunitario dinamico e delle responsabilità;
  • Un Forte ruolo pubblico di governo in grado di garantire l’equità dell’accesso ai servizi;
  • Una Formazione di reti sociali in grado di corresponsabilizzarsi e co-progettare con l’obiettivo di avere un welfare inclusivo, abilitante, integrato e accessibile che mette al centro le persone, le famiglie e i loro diritti;
  • La Formazione di Professionisti pubblici e privati in rete e in grado di affrontare la nuova organizzazione, anche attraverso il coinvolgimento dell’Università;
  • Tutti gli attori istituzionali e sociali del sistema regionale, inoltre, devono essere in forte integrazione fra loro dopo aver ben definito i ruoli e i compiti.

Il Piano individua bene i vari Livelli, c’è il Livello Regionale che è composto dall’Assemblea legislativa, dalla Giunta regionale, dal CAL e dalla cabina di regia; c’è il Livello Territoriale costituito dalla CTSS, dal Distretto, dagli Uffici di piano comunali e dalle AUSL; c’è poi un livello molto importante costituito dai Cittadini e dalle loro Organizzazioni (Enti profit e no profit, Associazioni, Sindacati, Associazioni di Categoria, Enti di Rappresentanza, ecc.). Per quello che riguarda il Quadro dei servizi il Piano dettaglia bene come e da chi è composta l’Organizzazione sanitaria e come e da chi è composta l’Organizzazione sociale territoriale.

Il Piano dà, inoltre, chiare indicazione su 5 macro livelli operativi di programmazione che devono essere alla base del Sistema Regionale:

  1. I Servizi per l’accesso e la presa in carico;
  2. I Servizi e le misure per favorire la permanenza al domicilio;
  3. I Servizi per la prima infanzia e i servizi territoriali comunitari;
  4. I Servizi territoriali a carattere residenziale per la fragilità;
  5. Le Misure di inclusione sociale e di sostegno al reddito.

L’obiettivo è realizzare un sistema omogeneo di offerta su alcuni interventi e servizi essenziali per assicurarne una distribuzione equa su tutto il territorio regionale. Il Piano definisce anche le linee di finanziamento del Sistema nel suo complesso da parte dell’Europa, del Governo nazionale, della Regione, dei Comuni o di Unioni Comunali e la Compartecipazione degli Utenti e dei Privati in genere.

Sulle Politiche per la Prossimità e la domiciliarità il PSSR definisce:

  • L’Accoglienza e l’accompagnamento delle persone nel loro contesto di vita, attraverso strumenti consolidati e strumenti nuovi, fra cui: il “Dopo di noi”, il caregiver, il budget di salute, i nuovi LEA, la L.R. 14/2015, il Reddito di Solidarietà e il Sistema per l’Inclusione attiva;
  • La riduzione delle disuguaglianze e la promozione dell’autonomia delle persone;
  • L’Integrazione fra le Politiche sociali e quelle del Lavoro;
  • L’Integrazione fra le politiche sociali e quelle abitative;
  • La Partecipazione e la responsabilizzazione dei Cittadini;
  • La Formazione diffusa sul territorio per mettere tutti in grado di condividere con competenza e condivisione gli obiettivi e i percorsi, anche con la collaborazione dell’Università.

Il Piano prevede, inoltre, subito dopo la sua approvazione, la realizzazione di “Schede di intervento” che definiranno le azioni da realizzare nell’arco di vigenza del Piano stesso.

Ogni scheda dovrà contenere ben dettagliati le Motivazioni, la Descrizione, le Azioni da sviluppare, i Beneficiari, i Gruppi di interesse, gli Elementi di trasversalità e/o di integrazione e gli Indicatori. Queste schede, in ragione dell’approvazione di un nostro emendamento, devono ottenere il parere della Commissione competente.

Con Atto di Giunta Regionale sarà costituito un Tavolo permanente di monitoraggio con il compito di verificare periodicamente lo stato di attuazione degli interventi, anche attraverso gli indicatori previsti per la valutazione del raggiungimento degli obiettivi. Tale gruppo dovrà essere costituito da tutti gli Attori più significativi del Sistema di Welfare e per l’espletamento del suo mandato potrà avvalersi di metodi di confronto partecipativi.

Il nuovo Piano Sociale e Sanitario Regionale per il triennio 2017-2019 sarà un ottimo strumento inclusivo, per realizzare un Welfare che, attraverso l’ammodernamento e il miglioramento dei nostri servizi, sarà in grado di dare risposte a una Società che negli ultimi anni è fortemente cambiata e che ha nuovi bisogni e nuove esigenze.

Sanità: 4300 assunzioni a tempo indeterminato, 348 a Reggio Emilia

Negli ultimi due anni, nel sistema sanitario dell’Emilia-Romagna sono già state assunte a tempo indeterminato oltre 4.300 persone (esattamente 4.339): 1.904 nel 20152.013 nel 2016 e altre 422, anche negli ultimi mesi, quale quota parte di nuove assunzioni oltre la copertura del turnover e le stabilizzazioni previste. Mediciinfermieriostetrichetecnici operatori sanitari che sono stati immessi in corsia, nelle strutture e nei servizi sul territorio con l’obiettivo di alzare ulteriormente la qualità delle prestazioni fornite e portare a termine progetti specifici come quello sulla riduzione delle liste d’attesa per visite ed esami.

Numeri che la Regione è riuscita a raggiungere a seguito di accordi con i sindacati e stanziando 25 milioni di euro per stabilizzazioni, conferme dei contratti in essere, nuove assunzioni e copertura del turnover al 90%, percentuale unica in Italia. Le assunzioni hanno interessato tutto il territorio regionale. Continue reading

Vaccini, un mio intervento sulla Gazzetta di Reggio

 

“Purtroppo in Italia si è rilevato, negli ultimi anni, un calo del numero di bambini sottoposti sia alle vaccinazioni raccomandate sia a quelle obbligatorie. Se il tasso di vaccinazione si abbassa sotto le soglie stabilite dall’Organizzazione mondiale della sanità, la popolazione è esposta al rischio di virus o batteri che avevamo sconfitto. Malattie gravissime ancora nella memoria del Paese”. È il commento di Ottavia Soncini, consigliere regionale del Partito democratico e membro della Commissione Sanità regionale, che, sul ruolo dell’Emilia Romagna sul tema vaccini, scrive in una nota che “come Regione abbiamo avuto un ruolo da apripista alla norma nazionale che nel decreto prevede 12 vaccinazioni obbligatorie per accedere agli asili nido e alle materne. L’obbligatorietà delle vaccinazioni tutela tutti i bambini, in particolare quelli più fragili che per motivi di salute non possono essere vaccinati”. Se vi siano o meno criticità da recuperare, Soncini scrive che “in primo luogo serve tempo per diffondere una corretta informazione sui benefici delle vaccinazioni puntando su campagne di sensibilizzazione soprattutto da parte di tutto il mondo scientifico e degli operatori sanitari. In secondo luogo, bisogna dare il giusto tempo per l’organizzazione ai servizi sanitari per il lavoro che li aspetta con i nuovi obblighi. In terzo luogo serve un adeguamento dei sistemi informatici nazionali. Il decreto uscito in questi giorni costruisce un percorso che risponde a questi bisogni”. “Nel 2016 in Emilia Romagna”, prosegue Soncini, “la copertura al 24° mese di vita per antipolio, antidifterica, antitetanica, antiepatite B è del 92,4%, con Reggio sopra la media al 94,1%. La soglia di allarme di copertura vaccinale non è uguale per tutte le malattie. I dati sono diversi da provincia a provincia, ma soprattutto ci sono piccole zone, all’interno della stessa provincia, in cui si concentra un maggiore numero di genitori che rifiutano i vaccini, forse lì il “contagio da rifiuto” nasce dalla disinformazione degli aspetti sanitari”. Soncini conclude con un appello: “Non bisogna abbassare la guardia sugli aspetti informativi e culturali. I vaccini rappresentano una conquista di civiltà che va mantenuta, come le consapevolezze più recenti legate ai temi della prevenzione sanitaria”.

Come funzioneranno i vaccini obbligatori

Il 28 luglio la Camera ha approvato il cosiddetto “Decreto Vaccini”, un decreto legge che di fatto rende possibile l’iscrizione agli asili nido e alle scuole materne ai soli bambini vaccinati e impone sanzioni economiche per i genitori che decideranno di iscrivere i loro figli non vaccinati alla scuola dell’obbligo, quindi dalla primaria in poi.

 

10 vaccini obbligatori

Da settembre, diventeranno obbligatorie e gratuite per tutti i bambini e ragazzi da zero a 16 anni 10 vaccinazioni: anti poliomielite, anti difterite, anti tetanica, anti epatite B, anti pertosse, e anti emofilo B (esavalente) che si fanno al terzo mese di vita. Seguono poi anti morbillo, parotite, rosolia e varicella. Consigliati dalle Asl, ma non obbligatori, quelli contro il meningococco C e B.

 

Le iniezioni necessarie
Per effettuare le 10 vaccinazioni obbligatorie NON saranno necessarie 10 diverse punture: 6 vaccini possono essere somministrati insieme (vaccinazione esavalente: polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, anti emofilo B). Altri 4 sono contenuti nella quadrivalente (morbillo, rosolia, parotite e varicella). Le punture per le prime dosi sono cioè 4 (divise in base al calendario). Sarà possibile prenotare direttamente in farmacia i vaccini: sia le prenotazioni che tutte le vaccinazioni obbligatorie saranno gratuite.

 

Non tutti i bambini da 0 a 6 anni dovranno farle tutte
Le dieci vaccinazioni devono essere tutte obbligatoriamente somministrate ai nati dal 2017. Ai nati dal 2001 al 2016 invece devono essere somministrate le vaccinazioni contenute nel Calendario Vaccinale Nazionale relativo a ciascun anno di nascita. Ossia i nati dal 2001 al 2004 devono effettuare (ove non abbiano già provveduto) le quattro vaccinazioni già imposte per legge (anti-epatite B; anti-tetano; anti-poliomielite; anti-difterite) e l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’anti-pertosse e anti emofilo B , raccomandate dal Piano Nazionale Vaccini 1999-2000. I nati dal 2005 al 2011 devono effettuare, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’antipertosse e anti emofilo B, previsti dal Calendario vaccinale incluso nel Piano Nazionale Vaccini 2005- 2007. I nati dal 2012 al 2016, infine, devono effettuare, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’anti-pertosse e anti emofilo B previste dal Calendario vaccinale incluso nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2012-2014.

 

Chi può non vaccinarsi
Sono esonerati dall’obbligo i soggetti immunizzati per effetto della malattia naturale. Ad esempio i bambini che hanno già contratto la varicella non dovranno vaccinarsi contro tale malattia. I soggetti che si trovano in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. Mentre il vaccino è posticipato quando i soggetti si trovano in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta.

 

I documenti da presentare a scuola
Al momento dell’iscrizione i dirigenti scolastici devono chiedere ai genitori la documentazione che provi le avvenute vaccinazioni.

  • Se il certificato vaccinale è in regola con le vaccinazioni non ci sono problemi.
  • Se al bambino mancano dei vaccini ma i genitori dimostrano che hanno una prenotazione alla Asl per farli non ci sono problemi, stessa cosa se il bambino ha già avuto una malattia vaccinabile e quindi è immunizzato, ma in questo caso deve essere presentato un certificato medico che lo dimostri.
  • Se il bambino ha problemi di salute che rendono pericoloso fare il vaccino si deve presentare la documentazione dell’esonero rilasciato da medico generale o pediatra. In questo caso ci sarà comunque l’iscrizione a scuola.
  • Se il certificato vaccinale è incompleto, i dirigenti scolastici, devono fare una segnalazione alla Asl entro 10 giorni. L’ufficio di igiene convoca i genitori, cerca di convincerli se sono contrari a questa forma di prevenzione e gli dà un termine per mettersi in regola. I genitori che non vogliono mettersi in regola rischiano una sanzione amministrativa da 100 a 500 euro (a meno che non facciano al figlio le vaccinazioni mancanti entro il termine indicato dalla Asl). Trascorso quel termine, la stessa Asl “provvede a segnalare l’inadempimento dell’obbligo vaccinale alla procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni per gli eventuali adempimenti di competenza”. Non si parla più, come nelle prime bozze del provvedimento, di togliere la potestà genitoriale, la misura verrà rimessa alla valutazione dei giudici.
  • Il genitore può anche autocertificare l’avvenuta vaccinazione (per esempio in caso di indisponibilità del libretto vaccinale). Anche in questo caso il bambino sarà ammesso a scuola, ma dovrà presentare copia del libretto vaccinale entro il 10 luglio di ogni anno.

 

E se il bambino non è vaccinato?
Da 0 a 6 anni niente nido e asilo per i bimbi non in regola. Chi invece va alla scuola dell’obbligo (elementari, medie e primi due anni delle superiori) viene comunque iscritto ma si applica la procedura sopra descritta per i casi in cui il certificato vaccinale sia incompleto.

 

La formazione delle classi
I bambini non vaccinabili per ragioni di salute sono inseriti in classi nelle quali sono presenti soltanto minori vaccinati o immunizzati naturalmente. I dirigenti scolastici comunicano all’ASL competente, entro il 31 ottobre di ogni anno, le classi nelle quali sono presenti più di due alunni non vaccinati.

 

L’anno scolastico 2017/2018
Visto che ci sono pochi mesi per adempiere alle nuove regole, per il prossimo anno sono previste alcune disposizioni transitorie. Intanto la documentazione riguardante le avvenute vaccinazioni va presentata entro il 10 settembre (e non, appunto, nel momento dell’iscrizione che è già passato). Inoltre la documentazione può essere sostituita dall’autocertificazione e “in tale caso, la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie deve essere presentata entro il 10 marzo 2018″. C’è quindi buona parte dell’anno scolastico per mettersi in regola.

 

Infine la nuova legge prevede poi l’istituzione dell’anagrafe vaccinale che monitora le attività del Servizio sanitario nazionale e nella quale saranno registrate tutte le persone vaccinate, da sottoporre a vaccinazione e le dosi somministrate. Nella nuova legge si prevede infine l’autocertificazione per gli operatori scolastici, gli operatori socio sanitari e gli operatori sanitari sulla copertura vaccinale.

Welfare. Informazione, sostegno delle famiglie e supporto degli esclusi: ok da Commissione Salute a risoluzione Pd

Democratici e Lega d’accordo sull’atto d’indirizzo presentato da Soncini (Pd), prima firmataria. Bocciato invece documento “alternativo” del Movimento 5 Stelle.

 

Sostenere le iniziative delle famiglie e delle associazioni, garantire il supporto ai disabili rimasti senza sostegno e promuovere una campagna di comunicazione istituzionale e informativa per far conoscere la norma e la sua applicazione in Emilia-Romagna. Tre punti sui quali la Giunta dovrà focalizzare l’attenzione, in questa fase di attuazione della legge “Dopo di noi”, la norma licenziata dal Parlamento nel 2016 sull’assistenza ai disabili gravi e a quelli privi di sostegno famigliare, alla luce dell’approvazione della risoluzione del Partito Democratico (prima firmataria Ottavia Soncini). L’atto d’indirizzo a cui la commissione Politiche per la salute e politiche sociali, presieduta da Paolo Zoffoli, ha dato il via libera grazie ai voti favorevoli del Pd e della Lega nord e quelli contrari del Movimento 5 stelle. Pentastellati che, proprio in commissione, hanno presentato un loro atto d’indirizzo (a firma Raffaella Sensoli) “alternativo a quello del Pd” che non ha ottenuto il consenso della maggioranza dei consiglieri.

“Strutture specifiche e autodeterminazione- ha sottolineato Soncini- sono le parole chiave della norma. Strutture più piccole, vicine ai bisogni delle persone, e il rispetto della libertà di compiere scelte vanno di pari passo all’importante attenzione che la norme rivolge al ‘durante’ in sinergia al ‘dopo’. Prevedere strutture con cinque- massimo dieci- persone, o strutture di collaborazione di più famiglie, vuol dire avvicinarsi ai bisogni specifici di ogni persona. Ogni legge è migliorabile ma lo sforzo che dovremmo fare a livello regionale è quello di applicarla nel migliore dei modi”.

Parole cui hanno fatto seguito quelle di Sensoli che nell’atto d’indirizzo chiedeva la riscrittura della norma: “Bastava applicare le leggi che c’erano già e finanziarle, invece di approvare questa nuova norma. Le parole chiave sono trust e destinazione privata perché dobbiamo dirlo: questa misura vestita da sociale è invece finanziaria. Viene messa a mercato la disabilità perché non si può migliorare la vita delle persone con un euro e dieci centesimi in più al giorno”. Fondi, quelli previsti dalla legge ‘Dopo di noi’, che, però, “non sono alternativi alle attuali misure ma sono aggiuntivi”, ricorda il presidente Zoffoli.

E Zoffoli non è stato il solo a ribattere alle parole della pentastellata. Daniele Marchetti, della Lega nord, ha voluto ricordare che attualmente la discussione “è sul cosa vuol fare la Regione”, mentre più esplicito è stato Gabriele Delmonte (Lega) che ha ricordato il ruolo svolto dai consiglieri: “Siamo in Regione non in Parlamento- ha rimarcato- dobbiamo gestire al meglio le risorse e non modificare una legge nazionale”. Mentre dai banchi della maggioranza è Giuseppe Boschini (Pd) a sottolineare come le affermazioni di Sensoli siano state “totalmente in contrasto con la realtà”.

Poco prima delle votazioni, i tecnici regionali hanno dato conto dei fondi messi a disposizione dell’Emilia-Romagna grazie alla legge. “Saranno 6,57 milioni per il 2016, 2,8 milioni per il 2017 e 4 milioni dal 2018 in poi. Due i tipi di interventi finanziati con i fondi del 2016 che riguarderanno gli ambiti socio-educativi e strutturali. Quattro milioni serviranno appunto per l’accompagnamento dell’uscita del disabile dal nucleo famigliare, per programmi di sviluppo della vita quotidiana mentre i restanti 2,57 milioni andranno a finanziare interventi strutturali soft per l’adeguamento delle abitazioni. Nel 2017 è previsto invece un bando regionale che garantirà il coofinanziamento di alloggi specifici, uno per provincia. Il primo target di intervento saranno i disabili inseriti in centri diurni: circa 5mila persone. Le risorse- hanno concluso- servono per lo sviluppo e non per sostenere l’intero sistema”.

Oltre a Soncini hanno sottoscritto la risoluzione i consiglieri Mirco Bagnari, Valentina Ravaioli, Stefano Caliandro, Manuela Rontini, Lia Montalti, Paolo Zoffoli, Giuseppe Paruolo, Giorgio Pruccoli, Antonio Mumolo, Francesca Marchetti, Alessandro Cardinali, Luciana Serri, Roberto Poli, Paolo Calvano, Gian Luigi Molinari, Massimo Iotti (Pd) e Silvia Prodi (Misto-Mdp). 

Farmacie rurali, servizio da garantire. Per i contributi regionali domande entro il 30 giugno

La Regione si impegna per garantire i servizi essenziali – come quello svolto dalle farmacie – anche nelle aree più disagiate, di difficile accesso, e pertanto poco redditizie.
Per questo, ed in particolare per sostenere le farmacie rurali dell’Emilia-Romagna “a basso fatturato”, la Giunta regionale ha approvato i criteri e le modalità per assegnare il fondo di quattrocentomila euro stanziato nel Bilancio 2017, al quale potranno accedere le farmacie che hanno le caratteristiche previste dal bando.

Cosa sono le farmacie rurali
Le farmacie rurali si trovano in comuni, frazioni o centri abitati “con popolazione non superiore a 5.000 abitanti”, ad eccezione di quelle situate “nei quartieri periferici delle città, congiunti a queste senza discontinuità di abitati” (questa la definizione della legge 221/1968).
Svolgono, quindi, un’importante funzione socio-sanitaria, e rappresentano spesso un presidio fondamentale per le piccole comunità. Ma, proprio per la collocazione e il bacino di utenza ridotto, possono avere problemi di sostenibilità economica.

Il bando
La Giunta regionale ha individuato modalità e criteri per la concessione dei contributi: per l’anno in corso possono fare richiesta le farmacie rurali che nel 2016 abbiano registrato un volume d’affari inferiore o uguale a 250.000 euro, così come risulta dalla dichiarazione Iva presentata.
La domanda deve essere inviata all’Azienda Usl di riferimento dal titolare della farmacia entro il 30 giugno. Il contributo sarà concesso – fino ad esaurimento delle risorse stanziate – sulla base della graduatoria regionale, stilata in ordine crescente rispetto al volume d’affari complessivo ai fini dell’Iva: quindi dalla farmacia che fattura di meno, e che pertanto ha diritto a un contributo più alto, a quella che fattura di più. In caso di volume d’affari identico, ha la precedenza in graduatoria la farmacia che si trova nel comune con la popolazione meno numerosa.
Il contributo è differenziato per fasce di volume d’affari e precisamente:

 

VOLUME D’AFFARI DELLA FARMACIA CONTRIBUTO
fino a € 150.000 € 12.500
da € 150.000,01 fino a € 175.000 € 10.000
da € 175.000,01 fino a € 200.000 € 7.500
da € 200.000,01 fino a € 225.000 € 5.000
da € 225.000,01 fino a € 250.000 € 2.500

 

L’apposito avviso e la relativa modulistica da utilizzare per la presentazione della domanda sono disponibili online sul portale Salute della Regione Emilia-Romagna e verranno trasmessi agli ordini professionali dei farmacisti e alle associazioni di categoria delle farmacie convenzionate.

 

Vaccini: dove, come, quando e perché vaccinarsi

 

Per poter frequentare gli asili nido dell’Emilia-Romagna i bambini dovranno essere vaccinati.
Lo prevede l’articolo 6 della legge regionale n. 19 del 25 novembre 2016. Nel ridisegnare i servizi 0-3 anni, la norma introduce come requisito d’accesso a quegli stessi servizi, pubblici e privati, “l’avere assolto gli obblighi vaccinali prescritti dalla normativa vigente” e quindi aver somministrato ai minori l’antipolio, l’antidifterica, l’antitetanica e l’antiepatite B.

A partire dall’anno educativo 2017-2018 per poter accedere a tutti i Servizi educativi e ricreativi, pubblici e privati, al momento della domanda di ammissione il genitore si impegnerà dunque a sottoporre il bambino alle vaccinazioni previste dalla normativa vigente e la frequenza sarà possibile solo in presenza dell’idoneità vaccinale certificata dall’Ausl di competenza.

Tale requisito d’accesso è stato introdotto perché i bimbi che frequentano delle comunità hanno un maggior rischio di contrarre malattie infettive, rischio che aumenta notevolmente in presenza di basse coperture vaccinali, dal momento che virus e batteri circolano maggiormente. Dunque, è importante vaccinare per proteggere tutti i bambini (in forza della cosiddetta “immunità di gregge”, o herd immunity), a maggior ragione i più deboli (immunodepressi, con gravi patologie croniche, affetti da tumori): per loro l’unica possibilità di frequentare la collettività è che tutti gli altri siano vaccinati.

Quali sono le malattie prevenibili con le vaccinazioni? Quali sono i vaccini disponibili e gli effetti collaterali?

Quali vaccinazioni vengono offerte in modo attivo e gratuito?

Come fare e dove andare per; scopri dove e quando andare per fare le vaccinazioni.

Per ulteriori approfondimenti si può consultare il sito alnidovaccinati.it