Il 2021 è il tempo del coraggio

Articolo pubblicato sull’edizione reggiana del Resto del Carlino del 3 gennaio 2021

Il 2020 è stato un anno durissimo in cui le nostre certezze si sono dissolte davanti ad una pandemia che ha creato paure, fragilità e lacerazioni profonde nelle nostre comunità. Il pensiero va alle persone che se ne sono andate sole e senza un ultimo saluto, ai sogni di tanti che oggi rischiano di non avere futuro, alle ragazze e ai ragazzi che hanno perso relazioni e conoscenza, alle tante, troppe, disuguaglianze che si sono allargate, alle solitudini delle persone fragili. Ma il 2020 è stato anche l’anno in cui ci siamo riscoperti dentro una “comunità di destino”, un legame fatto di consapevolezze, solidarietà e responsabilità che ci ha unito, tutti. Dobbiamo, però, essere sinceri: il 2021 sarà un anno altrettanto difficile. Avremo bisogno di sguardi ampi per rimettere in moto le energie sociali ed economiche del nostro territorio. Il nuovo Patto per il Lavoro e per il Clima dell’Emilia-Romagna posiziona la protezione delle persone, la centralità della fragilità e la lotta alle diseguaglianze come elementi indispensabili della crescita economica. La pandemia ci ha mostrato cosa significhi in termini di garanzie per la salute, una sanità pubblica forte ed un sistema universalistico. Sistema su cui continueremo ad investire con un piano da 9 miliardi, 600 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente che affermano la necessità di un sistema sanitario complessivo in grado di rafforzare attraverso la diffusione della medicina territoriale, la dimensione della prossimità. Servirà, soprattutto, una visione di welfare basato sulle comunità, sulle relazioni, sui legami sociali, sulla responsabilità e sul protagonismo di ognuno di noi. Il nostro impegno dovrà essere quello di non lasciare nessuno da solo nella fatica del cambiamento. Insomma, è il tempo del coraggio.

Ottavia Soncini

Campagna vaccinale, siamo pronti

Articolo pubblicato sull’edizione della Gazzetta di Reggio del 3 gennaio 2021

Siamo pronti. È iniziata il 27 dicembre, con una giornata simbolica di speranza in tutta Europa, la più grande operazione di vaccinazione mai fatta sul nostro territorio. Grazie alla strategia europea ad ogni Paese sarà garantito un accesso equo a vaccini sicuri ed efficaci (all’Italia verrà destinato il 13.65% del totale europeo). Un percorso straordinario se pensiamo che lo sviluppo dei vaccini è un processo lungo e complesso che normalmente dura circa 10 anni.  Grazie al piano europeo in gennaio riceveranno il vaccino circa 1 milione e 800 mila italiani. Si inizierà, secondo le priorità stabilite dal Governo, con le vaccinazioni al personale sanitario e socio-sanitario, volontari compresi, e a ospiti e operatori delle CRA. Le dosi stabilite per l’Italia saranno circa 470 mila a settimana, numeri che cresceranno a mano a mano che verranno autorizzati nuovi vaccini. In questa fase sarà l’azienda Pfizer a mettere a disposizione il piano di distribuzione e a garantire il rispetto dei tempi di consegna.

Siamo pronti in Emilia-Romagna. Entro il 25 Gennaio arriveranno 257.400 dosi. In cinque distinte giornate, saranno dunque completate tutte le consegne del mese di gennaio. Gli arrivi di febbraio completeranno i cicli che prevedono la somministrazione di due dosi a distanza di 18/23 giorni l’una dall’altra.

A marzo si potrà procedere con la somministrazione alle altre fasce della popolazione e a tempo debito i cittadini verranno informati preventivamente dalle aziende sanitarie, con un sistema che molto probabilmente ricalcherà quello efficiente utilizzato per gli screening di massa.

Siamo pronti a Reggio Emilia. All’apertura delle registrazioni ci sono già oltre 2000 iscritti, l’adesione del personale sanitario è un elemento che fa da traino per i cittadini e dà fiducia e garanzia alle persone. L’organizzazione sarà un fattore fondamentale per garantire il vaccino a oltre cinquecentomila reggiani, dalla prossima settimana ci saranno due turni di vaccinazione, uno al mattino e uno al pomeriggio, e dalla seconda settimana di gennaio la sede vaccinale si trasferirà alle Fiere e i 13 box potranno accogliere dalle 800 alle 1200 persone. Una vera impresa anche per il reclutamento del personale infermieristico, medico e amministrativo necessario per ottenere l’idoneità. Ancora una volta la nostra provincia si dimostra all’altezza della complessità, grazie anche al contributo dei medici in pensione.

La macchina è in movimento e mi preme sottolineare un punto che credo prioritario: il piano governativo deve entrare nel dettaglio delle liste predisposte per la somministrazione in base alla storia sanitaria delle persone. Al tema dell’età va affiancato quello delle patologie. È indispensabile una costruzione puntuale delle liste delle persone da vaccinare e non solo le categorie di priorità. Da un piano generale occorre passare al piano operativo.

Traluce qualche bagliore di fiducia. Noi cittadini dovremo lavorare in questi mesi per limitare i contagi, continuando a rispettare le regole, meno personale sanitario è impegnato con il virus, più crescono le possibilità per tutti di immunizzarsi. Chi non vuole vaccinarsi va ascoltato, rassicurato e convinto. Non siamo in guerra con nessuno e non dobbiamo creare divisioni tra la popolazione. Abbiamo medici competenti e scienziati preparati che possono spiegare anche nel dettaglio perché fare il vaccino è fondamentale per il bene di tutti noi, si tratta della nostra vita, di quella dei nostri famigliari e della vita della nostra comunità.

Ottavia Soncini – Presidente della Commissione politiche per la salute e politiche sociali dell’Emilia-Romagna

Intervista su VerdEtà n° 77 | Bimestrale | Dicembre 2020

Care/i pensionate/i  abbiamo chiesto alla Presidente della IV Commissione regionale, Dr.ssa Ottavia Soncini di rispondere ad alcune domande sulla situazione sociale della nostra Regione e la ringraziamo per aver accolto il nostro invito. Gentile Presidente, l’Emilia-Romagna è impegnata a far fronte ai gravi ed inediti problemi che la pandemia pone anche nella nostra Regione, le chiediamo cosa ha discusso la sua Commissione in questi mesi.

Seppur in un tempo complicato, la Commissione ha sempre lavorato a pieno regime. L’emergenza Covid è stato il tema più affrontato, senza però perdere di vista la gestione dell’intero sistema sanitario pubblico regionale. L’Assessore alla salute Raffaele Donini ci ha reso partecipi di puntuali momenti di aggiornamento sulla pandemia. Con esperti abbiamo approfondito le terapie di cura del Covid-19 e la correlazione fra inquinamento e diffusione del virus. Infine, abbiamo accolto con parere positivo l’ulteriore stanziamento della Conferenza Stato-Regioni per la rete ospedaliera: 20 milioni per l’ospedale di Piacenza e 1 milione per l’hospice di Modena. Sul lato sociale, ci siamo occupati del Fondo Sociale Regionale, di un aggiornamento in materia di demenza ed Alzherimer, e del Fondo Regionale per la Non Autosufficienza.

Il Fondo Regionale per la Non Autosufficienza è uno degli strumenti a cui guardiamo con attenzione e lo abbiamo sempre apprezzato per la sua entità, come si sviluppa il Fondo?

Il fondo è nato con l’accordo di tutte le parti sociale per garantire un modello alto di servizi e permettere alle famiglie di pagare meno per la partecipazione alle prestazioni. Con l’accreditamento si è creata una rete a “gradini” rispetto all’intensità assistenziale per offrire il servizio più appropriato. L’emergenza ha messo in luce che la nostra rete è profondamente cambiata. Le risorse che sono nel FRNA riguardano persone anziane e diversamente abili, ma c’è anche un’altra questione: residenzialità o domiciliarità? Va fatto un ragionamento partendo da un tema di flessibilità, non è facile ma è la sfida di oggi. Infine, dopo la legge della scorsa legislatura, credo sia arrivato il momento rispetto ai Caregiver non solo di definirne la figura, ma anche le risorse per aiutare le famiglie.

Come nella prima ondata, oggi le strutture residenziali per anziani sono tra i luoghi più colpiti dall’epidemia. Qual è la situazione?

Sono stati fatti interventi importanti nei mesi scorsi per mettere in sicurezza le strutture e per garantire una presa in carico precoce dei pazienti Covid. Il rischio di focolai si è molto ridotto, anche grazie allo straordinario lavoro dei medici e di tutto il personale che opera nelle strutture e che voglio ringraziare. Umanamente stanno attraversando un periodo difficilissimo, con turni pesanti e condizioni di lavoro dure. Ciò non toglie che le persone anziane rimangano quelle a maggior rischio di mortalità per la malattia e dunque quelle che vanno più protette. C’è un altro aspetto drammatico: abbiamo dovuto limitare le visite dei famigliari nelle strutture esponendo tante persone all’esperienza dolorosa dell’isolamento e della solitudine. Quando l’epidemia si affievolirà, credo sia necessaria una riflessione sul sistema socio-assistenziale delle strutture per anziani.

Cosa intende?

Dovremo costruire per il futuro forme più leggere di residenzialità: appartamenti e condomini protetti e accessibili con spazi comuni, co-housing e maggiori servizi di assistenza domiciliare. Vorrei aggiungere altri due aspetti: telemedicina e domotica. La casa dell’anziano va resa accessibile per essere messa in contatto con i servizi, ma penso anche all’educazione informatica per permettere di accedere in modo autonomo ai servizi. Sarebbe però utopistico affermare di poter fare a meno dei servizi residenziali: di residenzialità c’è ancora molto bisogno per rispondere alle persone con elevate esigenze sanitarie. Le strutture devono essere luoghi di cura e di vita e somigliare il più possibile a soluzioni familiari per i nostri anziani non-autosufficienti.

Quando finirà l’emergenza da Covid 19, ci troveremo in una situazione certamente diversa da prima e richiederà la ricostruzione e la riorganizzazione del Welfare regionale, come pensa potremo affrontare questa nuova realtà.

Nel Welfare del futuro servirà sempre di più il protagonismo della comunità. La politica deve provvedere e proteggere  Mai come in questo momento il tema della salute deve essere condiviso. Non si tratta solo di prestazioni sociali e sanitarie erogate e finanziate dallo Stato e dalle Regioni, ma di stili di vita e comportamenti responsabili dei singoli. Persone che non sono solo beneficiari di interventi, ma sono parte di una comunità che ha uno sguardo di cura multidirezionale. La comunità locale sarà l’attore principale nel Welfare del futuro. Le sfide del futuro si vincono facendo comunità.

“La Regione destina 450 milioni di risorse proprie per la non autosufficienza; dallo Stato altri 55 milioni e mezzo”

Via libera dalla Commissione Politiche per la Salute e sociali alla proposta della Giunta regionale per la programmazione e ripartizione delle risorse destinate per il 2020 alla non autosufficienza.

“Supera il mezzo miliardo di euro la somma delle risorse regionali e nazionali destinate a persone anziane e persone con disabilità per l’anno in corso. – riporta Ottavia Soncini, Presidente della commissione regionale, che specifica – Dal fondo nazionale per la non autosufficienza arrivano 55,5 milioni, da quello regionale ne abbiamo ben 450. Cifre che ci consentono un alto livello sia in termini quantitativi che qualitativi della rete dei servizi realizzati in Emilia-Romagna che però, risulta evidente, sono in evoluzione per rispondere alle esigenze emergenti della popolazione”.

“L’aumento delle aspettative di vita, infatti, richiede una sempre maggiore integrazione tra l’offerta sanitaria, socioassistenziale e sociale spingendo verso una personalizzazione dell’intervento sulla base delle specifiche esigenze. Sebbene il nostro fondo regionale risulti tra i più alti a livello nazionale, non è escluso che ci sia successivamente bisogno di incrementarlo per consolidare i servizi esistenti e svilupparne dei nuovi a favore della domiciliarità. – è la riflessione della consigliera regionale Pd – Penso anche a un potenziamento del co-housing e dell’abitare vicino a casa e vicino ai propri cari, nel proprio ambiente domestico sviluppando servizi a diversa intensità erogati sul territorio per favorire la prossimità al nucleo familiare”.

“Rispetto alle persone con disabilità sostengo poi con forza che serva un’attenzione specifica per favorirne l’accesso al mondo del lavoro e l’inclusione sociale con percorsi personalizzati per rafforzare i collocamenti mirati, per agevolare gli spostamenti casa-lavoro, gli adattamenti nei luoghi di lavoro e il maggior grado di autonomia abitativa” conclude Soncini.

“Un sostegno statale ai Comuni per l’inclusione scolastica degli alunni disabili”

“L’aumento costante negli ultimi anni di bambini e ragazzi con disabilità unitamente all’emergenza Covid rendono sempre più complesso il ruolo delle autonomie locali nel cercare di garantire
adeguate risposte a bisogni crescenti. Che aumentano sia per
quantità, sia per complessità, avendo la pandemia colpito
maggiormente le persone più vulnerabili e inasprito le
disuguaglianze”. Ad affermarlo è la consigliera regionale Pd Ottavia
Soncini che ha lavorato ad una risoluzione, a prima firma della Dem
bolognese Marilena Pillati, dedicata proprio al tema dell’inclusione
scolastica degli studenti con disabilità.

Pur essendo l’inclusione scolastica un impegno fondamentale di tutte
le componenti della comunità scolastica, la normativa nazionale e
regionale attribuiscono una responsabilità specifica ai Comuni che
devono farsi carico degli interventi diretti ad assicurare l’accesso e
la frequenza al sistema scolastico di alunni e studenti con
disabilità. Un impegno sostenuto dalle risorse dei singoli comuni,
che inevitabilmente influenzano i livelli di erogazione dei servizi a
supporto dell’inclusione. “È innegabile che anche nella nostra
regione, dove c’è sempre stata una grande attenzione all’inclusione
scolastica, rischiamo che si producano disomogeneità territoriali
nelle risposte ai bisogni e frammentarietà nelle pratiche di
inclusione, mettendo così in discussione l’effettiva universalità di
un diritto” è la preoccupazione delle consigliere democratiche.

“Con l’atto che ho presentato, insieme ad altri colleghi del Pd,
sollecito un sostegno nazionale al sistema degli enti locali. Negli
ultimi 5 anni il Governo ha garantito complessivamente 420 milioni di
euro per un Fondo statale destinato all’inclusione scolastica dei
ragazzi che frequentano le scuole superiori. Si tratta però di un
sostegno che per essere efficace deve diventare strutturale e
prevedere un ulteriore fondo dedicato all’inclusione in tutti gli
altri ordini e gradi di scuola. L’auspicio, che mi auguro sia
condiviso anche dai parlamentari emiliano-romagnoli – sottolinea in
conclusione Soncini- è che già nella prossima Legge di Bilancio ci
sia un segnale preciso in questa direzione”.

“Aumentare il fondo regionale per la non autosufficienza e garantire qualità ed efficienza della rete delle Cra consolidando i servizi esistenti e aumentando la sicurezza”

Nel pieno della seconda ondata dei contagi da Covid-19, che con preoccupazione investe tante residenze per anziani e non autosufficienti anche nella nostra Regione, l’Assemblea Legislativa regionale ha approvato all’unanimità una risoluzione presentata dalla Presidente della Commissione Sanità, la consigliera Pd Ottavia Soncini, e dalla collega Francesca Maletti. Il documento, appoggiato da tutta la maggioranza, chiede che la Regione dia maggiore sostegno alle Case Residenza, considerate le molte difficoltà che stanno fronteggiando.

“Le residenze per persone anziane e non autosufficienti hanno visto un calo delle entrate e al contempo hanno dovuto fare fronte a notevoli spese per garantire più alti livelli di sicurezza e controllo sulla diffusione del contagio da coronavirus. Hanno avuto inoltre difficoltà a recuperare personale formato” premettono Soncini e Maletti.

“Dovremo costruire per il futuro – sottolineano le consigliere regionali Pd – forme più leggere di residenzialità: appartamenti e condomini protetti e accessibili con spazi comuni, co-housing e maggiori servizi di assistenza domiciliare. Sarebbe però utopistico affermare di poter fare a meno dei servizi residenziali: di residenzialità c’è ancora molto bisogno per rispondere alle persone con elevati bisogni sanitari”

Il calo demografico, le caratteristiche della popolazione anziana, con bisogni assistenziali e sociosanitari sempre più elevati, e la composizione e struttura delle famiglie che caratterizzano l’attualità ce lo impongono. Le Cra devono essere luoghi di cure e di vita e somigliare il più possibile a soluzioni familiari per i nostri anziani non-autosufficienti.

“Il documento, e siamo soddisfatte che abbia trovato il consenso di tutto il Consiglio regionale, pone l’accento sul fatto che la realtà è molto composita. – spiegano Soncini e Maletti – Ci sono Cra a gestione comunale e Cra gestite da Asp, da cooperative sociali, da privati, da fondazioni, da enti religiosi. Impegniamo la Giunta a confermare tutte le misure di prevenzione anti-Covid già messe in campo nelle strutture sociosanitarie, a proseguire in tutte le azioni di sostegno finanziario intraprese quali il sostegno alle spese per l’acquisto di DPI e dei costi di sanificazione, alla remunerazione sia per i gestori pubblici che privati della quota sanitaria per i posti non utilizzati. Chiediamo infine di valutare di aumentare le risorse del Fondo regionale per la non autosufficienza anche se è già tra i più alti a livello nazionale, per consolidare i servizi esistenti, adeguandoli ai maggiori livelli di sicurezza richiesti”.

«Abbiamo bisogno di stare in comunità. Inventiamo nuovi modi per farlo»

Ho letto con attenzione la lettera del vescovo Massimo Camisasca ai sacerdoti e diaconi della nostra diocesi. Mi ha colpita. Ho ripensato a quei mesi del lockdown nei quali la comunità si è mostrata nella sua indispensabilità proprio nel momento in cui è venuta a mancare.

Tutti noi abbiamo compreso che non siamo individui, ma siamo costituiti da parti che sono le nostre relazioni e che ci è impossibile pensarci singolarmente. L’esperienza di vulnerabilità avuta nel lockdown ci ha ricondotti ad una somiglianza straordinaria nella nostra condizione (paura di ammalarsi, confinamento in casa…) ma non eravamo uguali (differenza di classe, di fragilità, di provenienza geografica). Eravamo simili nella vulnerabilità. E la risposta a quella vulnerabilità non poteva che essere comune. “Nessuno si salva da solo” ha detto Papa Francesco. Concretamente non possiamo anche oggi pensarci singolarmente invulnerabili a prezzo della vulnerabilità di qualcun altro.

La risposta alla pandemia o è comunitaria o non è. Dipende dal comportamento che ciascuno di noi ha (gel, mascherina, distanza fisica) rispetto agli altri. Inoltre, ci sono persone più fragili di altre che hanno bisogno di essere sostenute, accompagnate: il volontariato sociale e sanitario, la protezione civile sono state indispensabili. Ricordiamo tutti le canzoni dai balconi, quei balconi che sono diventati surrogati di comunità, da lì abbiamo cantato, abbiamo calato ceste per il cibo e per i farmaci. Qualcuno li ha chiamati “serenata per la democrazia”. Era una impresa troppo grande per essere vissuta da soli e la gestione della emergenza è avvenuta ad emergenza ancora in corso, per questo dovevamo metterci insieme, fare comunità. La vulnerabilità (vulnerabilis- abilis) ci ricorda che tutti siamo potenzialmente soggetti a ferite, questa parola apre alla potenzialità della nostra fragilità e tutto ciò apre alla cura. Pensare a sè come vulnerabili significa pensare a una forma di cura che è più aperta, partecipata. Bene fa il vescovo a cambiare la narrazione, abbiamo bisogno di sentire parole diverse, nuove: relazioni, reciprocità, piacere della comunità come elemento caldo dello stare insieme. Non sappiamo cosa ci aspetta, la politica è insicura dice il vescovo, è vero.

La politica è fatta di uomini. La politica sta ascoltando la comunità tecnica, medica e scientifica che chiede giustamente attenzione, prudenza, responsabilità. Ma siccome la politica deve proteggere e provvedere io mi sento, oggi, di raccogliere le parole del vescovo e di dire che abbiamo bisogno delle nostre comunità, di relazioni, ma soprattutto abbiamo bisogno di stare vicino come cittadini a coloro che rischiano di rimanere ancora di più ai margini: anziani, persone disabili, sofferenti psichici, persone segnate da dipendenze, bambini spesso considerati cittadini di serie B. Inventiamo modi nuovi di vivere il nostro essere comunità e il nostro essere fatti di relazioni. La salute mentale ed emotiva, oltre a quella fisica, alla politica sta a cuore. La speranza non manca perché nella nostra terra siamo pieni di energie e risorse che possono essere alimentate e io so che la politica ha bisogno delle energie e risorse del territorio per affrontare questo momento difficile.

Sessione Europea: una riflessione

Vi propongo alcune riflessioni a seguito dei lavori in commissione Politiche per la salute e per il sociale sulla Sessione Europea. La pandemia è stata un’occasione per l’Unione per darsi un nuovo volto, che trova nelle politiche sanitarie una forte spinta a ripensare le politiche di coesione ed il ruolo stesso dell’Unione.

Come ogni anno, dal 2008, la Regione Emilia-Romagna coinvolge tutte le commissioni nella Sessione europea dell’Assemblea legislativa. Un momento fondamentale per darci obiettivi chiari e promuovere investimenti strategici che favoriscano lo sviluppo delle nostre comunità, soprattutto in questa fase di emergenza. Proprio in quest’ottica anche la Commissione Politiche per la salute e politiche sociali ha individuato alcune priorità.
L’Europa sta sicuramente attraversando e proponendo un cambio di paradigma notevole.
C’è stata una presa di consapevolezza da parte delle istituzioni europee, anche se non immediata, che una crisi sanitaria e quindi economica di tali dimensioni potesse essere l’ultima occasione per la costruzione di un’ Europa come comunità di destini, che distribuisce solidarietà e viene incontro ai Paesi, realizzando una visione diversa di Europa.

Penso al Recovery fund, al MES, al rafforzamento della banca europea degli investimenti a favore delle liquidità delle PMI, al programma SURE. Questo ultimo strumento, più di altri ci ricorda come l’Europa stia provando ad uscire da una dimensione mercatista, per cercare di intervenire in una dimensione sociale.
Rispetto alla tematica della sanità, il cambiamento è stato sicuramente radicale perché il Covid ha sconvolto tutto il sistema. La materia della sanità che, precedentemente sulla base dell’ordinamento europeo così come si era andato configurando era affidata prevalentemente ai singoli Stati, è diventata invece sempre di più un tema dell’Unione, soprattutto per la necessità di rafforzare la collaborazione tra stati e potenziare la diffusione di buone pratiche.
Tra le iniziative del programma dei lavori della Commissione europea che abbiamo esaminato in commissione, mi preme evidenziare quella per la lotta contro il cancro e la prevenzione oncologica, quella per la prevenzione primaria e quindi no all’uso di fumo, riduzione nell’uso di alcol, promozione di una sana alimentazione e del movimento, infine, un piano per i dispositivi medici DPI. Tuttavia, la cosa più dirompente è che nel discorso sullo stato dell’Unione della Presidente Von Der Leyen per la prima volta si è parlato di un’ unione della sanità. Nella lotta al cancro ad esempio si rende protagonista il Parlamento europeo e questo significa rendere più protagonisti i territori, le regioni e gli Stati e quante cose come regione Emilia-Romagna possiamo dire sulla prevenzione primaria e sugli screening contro le neoplasie. Si è parlato anche del fatto che vi sarà una conferenza di livello europeo assolutamente strategica sulle nuove politiche sanitarie che si svolgerà in Italia. Mi immagino delle importanti evoluzioni all’interno del nuovo programma sul futuro dell’ Unione Europea .
Inoltre, servono nuove misure verso la fragilità della popolazione anziana. Nei nostri territori quasi un terzo delle famiglie è formato da un’unica persona che è prevalentemente donna e anziana. Questo vuol dire non solo che dobbiamo rivedere tutto un insieme di risposte legate alla non autosufficienza e alla fragilità, ma dobbiamo anche analizzare, ed in parte reimpostare, i nostri servizi quotidiani alla collettività in base a questo aumento delle fragilità. Ben venga che l’Europa ci dia alcuni strumenti e che insieme possiamo confrontarci su modelli diversi rispetto alle risposte da dare a queste percentuali di popolazione che stanno diventando sempre più prevalenti. Se oggi insistiamo tanto sulla sanità, credo che non si possa prescindere dalla necessità di una piena integrazione in essa del sociale.
Infine, per la prima volta il programma Eu4health definisce uno strumento unico europeo per poter introdurre ricerca, innovazione, sperimentazione in campo sanitario e abbiamo visto proprio come la pandemia renda indispensabile questa collaborazione tra i Paesi europei nell’ambito delle politiche sanitarie, e abbia rafforzato l’importanza della digitalizzazione e della condivisione dei dati.
Infine, all’interno di YouTh Guarantee garanzia giovani c’è un nuovo impegno sull’inserimento delle persone con disabilità giovani e sull’inclusione sociale tema che si è amplificato in questa pandemia.
La nuova programmazione del fondo sociale europeo darà spazio sia al tema della disabilità e dell’inclusione sociale sia al tema dell’invecchiamento della popolazione.
L’Europa deve sforzarsi di ascoltare i territori perché sono laboratori vicini ai bisogni delle persone in cui innovazione sociale ed economica da un lato è riconoscimento dei diritti dall’altro sono sempre andati a braccetto.

“Qual è la situazione per la ripresa dei tirocini finalizzati all’inclusione sociale di persone con disabilità?”

La Presidente della Commissione Politiche per la Salute e Sociali richiama i progetti introdotti in Emilia-Romagna dalle l.r. 1/2019 destinati a persone con una particolare vulnerabilità e fragilità e in una condizione di occupabilità complessa.

Dal 13 marzo i tirocini extracurriculari, così come tutte le attività formative, sono stati sospesi a causa dell’emergenza sanitaria. Un’ordinanza del Presidente della Regione Stefano Bonaccini aveva disposto la loro riattivazione a partire dal 18 maggio.

Ottavia Soncini, Presidente della Commissione Politiche per la Salute e Sociali dell’Emilia-Romagna ricorda che “stanti le misure anti-Covid, vennero sospesi anche gli specifici tirocini previsti dalla legge regionale 1 del 2019 finalizzati all’inclusione sociale di persone con disabilità. Sono progetti di orientamento, formazione e inserimento o reinserimento destinati a persone che hanno una particolare vulnerabilità e fragilità e sono in carico ai servizi sociali o sanitari”.

Con un’interrogazione rivolta alla giunta, la consigliera Soncini intende sapere quale sia la situazione di ripresa dei tirocini finalizzati all’inclusione sociale di persone con disabilità e più in generale quali siano i risultati della legge a un anno e mezzo dalla sua approvazione, quali siano le buone pratiche consolidate nei territori e cosa si stia facendo per facilitare l’incremento della disponibilità di contesti accoglienti.

“L’inclusione occupazionale delle persone con disabilità costituisce una leva strategica per l’affermazione del valore della diversità nei differenti contesti della società e come potenziale per la sperimentazione di nuovi modelli organizzativi. – sottolinea la consigliera Soncini – Le cittadine e i cittadini destinatari dei tirocini di orientamento, formazione e inserimento o reinserimento finalizzati all’inclusione sociale sono caratterizzati di norma da una condizione di occupabilità complessa, dettata da una molteplicità di differenze in termini di maturazione sia di competenze prestazionali che relazionali. Risulta quindi fondamentale sia il contesto di accoglienza, sia la possibilità di avere condizioni e modalità di svolgimento del tirocinio flessibili, adattabili alla persona. Per questo penso sia opportuno verificare quali siano i punti di forza e quali le eventuali criticità della nostra legge regionale, anche alla luce delle aggravanti che la pandemia ha inevitabilmente comportato”.