Centri estivi, dalla Regione 6 milioni di euro per alleggerire le rette: il contributo sale a 336 euro per 4 settimane

Un aiuto concreto alle famiglie, per permettere ai genitori che lavorano e non possono contare su supporti esterni di mandare i propri figli ai centri estivi: una realtà funzionale e molto varia sul territorio, da Piacenza a Rimini, che tuttavia può rivelarsi gravosa per il bilancio domestico.

Per il secondo anno consecutivo la Regione Emilia-Romagna finanzia con 6 milioni di euro il progetto per alleggerire il costo delle rette di iscrizione, favorendo così la conciliazione dei tempi lavoro-famiglia. E lo fa con una novità: salgono fino a 336 euro  (erano 210 nel 2018) i contributi previsti per ogni figlio84 euro la settimana per un massimo di 4 settimane (o una durata maggiore nel caso in cui il costo settimanale della retta sia inferiore a 84 euro). 

Nel 2018, primo anno di sperimentazione del progetto finanziato dal Fondo sociale europeo, sono stati oltre 13.000 i bambini e ragazzi – da 3 a 13 anni d’età – iscritti ai 1.200 centri estivi “accreditati” dai Comuni, cioè in possesso dei requisiti stabiliti dalla direttiva regionale, e 314 i Comuni coinvolti.

Questo il primo bilancio del “Progetto per la conciliazione tempi cura lavoro: sostegno alle famiglie per la frequenza di centri estivi”, presentato oggi in Regione a Bologna, nel convegno dedicato alla rete e all’ulteriore qualificazione dei centri estivi dell’Emilia-Romagna.

Dall’analisi dei risultati ottenuti nella prima estate di sperimentazione emerge che a organizzare le attività sono stati prevalentemente gli stessi Enti pubblici (Comuni, Unioni di Comuni, Aziende pubbliche di servizi) e privati (Cooperative, Onlus, Associazioni gestori di servizi educativi e sociali, Enti religiosi) che gestiscono le scuole o i servizi educativi anche nel periodo scolastico. Accanto a queste realtà, si sono attivate quelle messe in campo da parrocchie, oratori, Fondazioni e associazioni sportive e culturali. Una proposta che in regione è molto ampia e varia, con attività che vanno dal gioco alla scoperta della natura, dallo studio allo sport, fino ai laboratori teatrali e linguistici. Diversi anche gli orari di frequenza previsti, da qualche ora all’intera giornata. 

Requisiti per beneficiare del contributo

Possono beneficiare del sostegno finanziario per il pagamento delle rette di frequenza dei centri estivi le famiglie con figli in età 3-13 anni residenti in Emilia-Romagna composte da entrambi i genitori, o uno solo in caso di famiglie mono genitoriali, occupati, in cassa integrazione oppure senza lavoro ma iscritti ai centri per l’impiego, con un reddito Isee annuo entro i 28 mila euro.

Come fare domanda

Per quanto riguarda l’iter di compilazione dell’offerta alle famiglie, entro il 30 maggioi Comuni stileranno l’elenco dei centri – gestiti direttamente o, per quelli privati, individuati tramite bando – aderenti al progetto. Successivamente, i Comuni potranno ricevere le richieste di contributo: i genitori dovranno scegliere uno dei centri inseriti nell’elenco comunale e presentare la dichiarazione Isee. Spettano al Comune l’istruttoria, il controllo dei requisiti e la successiva compilazione della graduatoria delle famiglie individuate come possibili beneficiare del contributo, fino ad esaurimento della disponibilità finanziaria.

I centri estivi possono essere pubblici (organizzati direttamente dai Comuni) o privati (associazioni, cooperative, parrocchie e altri Enti religiosi) “accreditati” dai Comuni in base alla direttiva regionale del 2018 che ha previsto una revisione delle norme organizzative. La novità più significativa ha l’obiettivo di mettere i più piccoli al riparo dal rischio di maltrattamenti e abusi: il personale dei centri estivi, infatti, deve presentare il proprio casellario giudiziario, secondo quanto previsto dalla legge nazionale contro la pedopornografia. Altri requisiti riguardano la somministrazione dei pasti, che deve rispettare le linee guida regionali per l’offerta di alimenti e bevande salutari, e dunque garantire l’igiene e la correttezza alimentare. I centri, inoltre, devono dotarsi di servizi igienici separati per i bambini e gli educatori. Nelle strutture è poi richiesta la presenza di un responsabile con ruolo di coordinatore, in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado e possibilmente del titolo di educatore o insegnante o, comunque, fornito di esperienza in campo educativo. I centri, inoltre, devono elaborare un progetto educativo sul quale informare adeguatamente le famiglie.

Dal 2020 per il responsabile del centro che accoglie più di 20 bambini, sarà invece indispensabile possedere una formazione più specifica in uno dei seguenti ambiti: educativo, formativo, pedagogico, psicologico, sociale, artistico, umanistico, linguistico, ambientale o sportivo.

Corsa ad ostacoli – Specialità femminile delle donne al lavoro

Lunedì 15 aprile presso il Centro Simonazzi(via Turri 55/a, Reggio Emilia) alle 20:45 si terrà la prima iniziativa del ciclo di incontri “Corsa ad ostacoli – Specialità femminile delle donne al lavoro“, una serie di approfondimenti dedicati al rapporto tra maternità e lavoro. 

Come viene tutelata oggi una madre lavoratrice? Cosa fare per evitare che le donne debbano scegliere tra lavoro e famiglia? Può esistere un welfare aziendale a misura di mamma? Partendo da queste domande ci metteremo in ascolto di esperti per “un bagno di realtà” sulla situazione delle madri che lavorano, sulle politiche di conciliazione lavoro/famiglia, ma anche sulla valorizzazione di esperienze di welfare aziendale nel nostro territorio.

In una breve intervista su 24Emilia, che ringrazio per la disponibilità, ho provato a spiegare il senso dell’iniziativa e quanto sia importante oggi mettere al centro del dibattito questi temi.

La serata, organizzata grazie al contributo di Camposamarotto ReMiAmo, vedrà la partecipazione di Paride Barani, commercialista iscritto all’Odcec Re, dell’imprenditore Graziano Grasselli e di Rosamaria Papaleo della Cisl Emilia Centrale.

Politiche giovanili: lavoro, aggregazione e multimedialità. Dalla Regione bando triennale da oltre 4,1 milioni di euro

Più risorse per le attività che si svolgono negli spazi di aggregazione, per i servizi di informazione e comunicazione. Poi azioni che aiutino i ragazzi ad avvicinarsi al mondo del lavoro, anche attraverso il sostegno all’imprenditoria e alla creatività giovanile, l’attivazione di progetti di protagonismo giovanile e di educazione alla cittadinanza attiva e responsabile, legati allo strumento della youngERcard, la tessera regionale gratuita per giovani che studiano, vivono o lavorano in Emilia-Romagna che ha raggiunto in questi anni quota 60 mila sottoscrizioni.

Con oltre 4,1 milioni di euro la Regione ha finanziato il bando triennale 2019-2021 per i giovani, sostenendo interventi promossi dagli Enti locali. Diversamente dal passato, quando i bandi erano annuali, in questo modo si cerca di dare maggiore stabilità alle politiche locali e consentire così di realizzare azioni strutturali e di lungo respiro. Un passaggio significativo che si aggiunge al considerevole incremento delle risorse: basti pensare che a inizio legislatura, nel 2015, il contributo regionale destinato al finanziamento delle attività e dei servizi rivolti ai giovani era di 400 mila euro, mentre nel 2021 triplicherà con 1,2 milioni di euro.

Il bando nel dettaglio

Il nuovo bando è già online ed è in attuazione della Legge regionale 14/08 “Norme in materia di politiche giovanili”. Quest’anno Unioni comunali, Comuni capoluogo di provincia non inclusi in Unioni e, per la prima volta, anche Associazioni di Comuni capoluogo potranno presentare domanda per accedere a 2.830.000 euro di spesa corrente e 1.300.000 euro di spesa di investimento, per un totale di 4 milioni 130 mila euro. Gli interventi sostenuti dalla Regione dovranno essere realizzati nel triennio 2019-2021.

La novità di quest’anno è la creazione di un filone di finanziamento dedicato esclusivamente al sostegno di attività innovative nel campo della multimedialità e dei nuovi linguaggi comunicativi e, nello specifico, alla promozione delle web radio giovanili in Emilia-Romagna. 
Inoltre, con il contributo regionale si potranno realizzare piccoli interventi di ristrutturazione e adeguamento degli spazi, oltre ad acquistare nuove attrezzature tecnologiche e nuovi arredi per aprire o riqualificare i locali che ospitano coworking, sale prova, fablab, incubatori d’idee innovative, redazioni di webradio, skatepark, laboratori multimediali.

Modalità di presentazione delle domande


Per partecipare all’assegnazione dei fondi occorre seguire la procedura pubblicata sul sito Giovazoom, nella sezione “Bandi” (http://www.giovazoom.emr.it/bandi). 
La procedura resterà aperta fino al 6 maggio 2019.

Info su www.giovazoom.it

Altre 1.200 assunzioni nella sanità dell’Emilia-Romagna nei primi 3 mesi dell’anno: salgono a 10.300 dal 2016

Tanti nuovi, più giovani, e con contratti a tempo indeterminato, in un contesto che registra percentuali di turnover da record, mediamente del 120% e con punte superiori al 150% per gli infermieri. È l’ultima fotografia, presentata in Regione, del personale impiegato nel Servizio sanitario dell’Emilia-Romagna, che restituisce un quadro complessivo nel quale i numeri parlano da soli.

Toccano infatti le 1.200 unità, per la precisione 1.236 (882 nel comparto e 354 nella dirigenza), le assunzioni nei primi 3 mesi del 2019, con una media di 400 al mese; e le stabilizzazioni, in prosecuzione degli accordi sottoscritti con le organizzazioni sindacali, sono 303 (94 nel comparto e 209 nella dirigenza). E anche l’età media dei medici si abbassa: nel 2009, quelli con meno di 44 anni erano il 30%, a fine 2018 sfiorano il 40%.

Un dato che consolida una tendenza che ha visto il 2018 chiudersi con 4.223 assuntia tempo indeterminato, di cui 1.746 stabilizzazioni, per un triennio, dal 2016, con 9.106 assunti, compresi 3.204 usciti dal precariato.

In totale, alla fine di marzo si contano 10.342 fra medici, infermieri, ostetriche,tecnici e operatori assunti a tempo indeterminato, di cui 3.507 stabilizzati, nelle aziende sanitarie da Piacenza a Rimini.

Tutto ciò grazie alle intese siglate con le Organizzazioni sindacali di dirigenza medica e comparto per rafforzare ulteriormente il piano delle assunzioni e l’innovazione nel servizio sanitario dell’Emilia-Romagna voluto dalla Regione, con le ultime due recenti che sono andate a integrare altrettanti protocolli regionali per la stabilizzazione dei precari, del dicembre 2017 e l’altro del maggio 2018. Confronto e condivisione con i sindacati, un valore aggiunto che ha portato a risultati unici nel panorama nazionale, con le politiche della Regione che garantiscono nuove possibilità di impiego o un futuro certo a chi già opera nel Servizio sanitario dell’Emilia-Romagna.

Professionisti e operatori sanitari entrati dunque stabilmente in corsia e nei servizisu cui la Regione ha fortemente investito con un duplice obiettivo: alzare ancora di più la qualità dei servizi e delle prestazioni fornite, anche attraverso piani specifici come quello sulla riduzione delle liste d’attesa per visite ed esami o la realizzazione della rete della Case della Salute.

Celiachia, dal 1 luglio in Emilia-Romagna sarà più facile fare la spesa

Pane, pasta, farina, pizza, snack, biscotti, tutti rigorosamente senza glutine. A partire dal 1^ luglio 2019, in Emilia-Romagna per i circa 18mila cittadini affetti da celiachia, di cui 2.315 in provincia di Reggio Emilia, sarà più semplice ’fare la spesa’: da quella data, infatti, la Regione renderà operativo il nuovo percorso di approvvigionamento dei prodotti privi di glutine a carico del Servizio sanitario regionale, sostituendo l’attuale modalità di erogazione dei buoni cartacei con un corrispondente valore mensile (dai 56 ai 124 euro, a seconda del sesso e dell’età) in formato elettronico.

Per rifornirsi di questi alimenti, dunque, basterà andare in qualsiasi farmacia o negozio convenzionato sul territorio regionale portando con sé la tessera sanitaria – Cns (Carta nazionale dei servizi) e lo specifico codice PIN celiachia: si potrà spendere il credito mensile in misura graduale, in base alle proprie esigenze. Una novità, questa, che verrà presto annunciata con una lettera dell’assessorato regionale alle Politiche per la salute, inviata dalle singole Ausl ai propri assistiti affetti da celiachia.

Una semplificazione significativa, pensata per facilitare il più possibile le modalità di approvvigionamento dei prodotti da parte degli assistiti, che in questo modo non dovranno più recarsi periodicamente all’Azienda sanitaria per ritirare i buoni cartacei per la spesa, ma potranno fare tutto per via informatica; un risparmio di tempo per le persone, ma anche di denaro per la pubblica amministrazione. Un risultato ottenuto grazie al lavoro comune svolto dai servizi regionali, da Lepida Spa e dalle Aziende sanitarie, in stretta collaborazione con l’Aic, Associazione italiana celiachia, che ha sostenuto e seguito passo passo il progetto.

Con il Fascicolo sanitario elettronico la procedura è più facile
Se il cittadino ha già attivato – o attiverà – il Fascicolo sanitario elettronico (Fse), la nuova modalità di gestione del credito mensile per l’approvvigionamento dei prodotti senza glutine risulterà molto facilitata: potrà, infatti, visualizzare il credito disponibile aggiornato all’ultima transazione compiuta, vedere in tempo reale lo storico delle spese effettuate, ricevere e visualizzare il codice PIN celiachia senza dover attendere la comunicazione da parte dall’Azienda sanitaria e, all’occorrenza, crearne uno nuovo. L’attivazione del Fascicolo consentirà inoltre di usufruire di ulteriori, e utili, servizi sanitari, come ad esempio prenotare, modificare e disdire un appuntamento per esami e visite specialistiche, pagare i ticket, cambiare il medico di famiglia, consultare il proprio libretto sanitario.

Come funziona il nuovo sistema
Il cittadino potrà visualizzare sul sito internet della propria Azienda sanitaria o della Regione l’elenco di tutti i punti vendita convenzionati. Le farmacie sono già autorizzate a erogare gli alimenti senza glutine a carico del Servizio sanitario regionale, pertanto non risultano inserite in quest’elenco.
Il credito mensile verrà caricato automaticamente nel sistema regionale il primo giorno di ogni mese e l’eventuale importo residuo si annullerà entro il primo giorno del mese successivo. Il cittadino potrà dunque recarsi nelle farmacie o in uno dei punti vendita indicati nell’elenco, con sede in Emilia-Romagna o in altre regioni. A carico del Servizio sanitario regionale, potrà ricevere gli oltre 100 prodotti contenuti nel nuovo Registro nazionale, indicati all’indirizzo http://www.salute.gov.it/portale/temi/documenti/integratori/Reg_naz_sezione_alimenti_senza_glutine_per_prodotto.pdf.

Alla cassa il cittadino dovrà presentare la tessera sanitaria e digitare il codice PIN celiachia nell’apposito lettore della tessera sanitaria; il sistema visualizzerà il credito residuo disponibile nel mese e la transazione si concluderà con il rilascio di uno scontrino che conterrà l’informazione sul credito residuo. Tutto il percorso garantirà il rispetto della privacy.

Nel caso in cui il cittadino non avesse ancora attivato il Fascicolo sanitario elettronico, può farlo seguendo le istruzioni presenti all’indirizzo internet https://support.fascicolo-sanitario.it/guida/accedi-al-tuo-fse/crea-le-tue-credenziali. A partire dal 1^ giugno 2019, potrà individuare il proprio codice PIN celiachia accedendo al “PROFILO” del Fascicolo, sezione “Celiachia”.
Se la persona non ha ancora attivato il Fascicolo, il codice le verrà comunicato con un’altra modalità dall’Azienda sanitaria competente. Informazioni, queste, tutte contenute e spiegate nel dettaglio nella lettera che le Aziende sanitarie invieranno agli interessati.

Celiaci e celiachia in Emilia-Romagna
Sono 18mila circa le persone con celiachia – un’infiammazione cronica dell’intestino tenue, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti – assistite dal Servizio sanitario regionale dell’Emilia-Romagna (dato 2018, con un +7% rispetto al 2017). Per questa malattia, che negli ultimi anni ha registrato un incremento dei casi a livello nazionale e regionale, legato a una maggior attenzione e a diagnosi sempre più attente, il rapporto tra maschi e femmine è di 1:3. La dieta senza glutine è l’unica terapia disponibile, che va seguita con rigore per tutta la vita. 

Dal 2017, con la revisione dei Lea (Livelli essenziali di assistenza), la celiachia e la sua variante clinica, la dermatite erpetiforme, sono state trasferite nell’elenco delle malattie croniche invalidanti: non risultano più incluse, pertanto, nella norma che riguarda le malattie rare. La nuova collocazione prevede il regime di esenzione per tutte le prestazioni sanitarie successive alla diagnosi.

In Emilia-Romagna la spesa a carico del Servizio sanitario regionale per l’erogazione degli alimenti senza glutine è passata dai 17,9 milioni di euro del 2014 ai 19,7 del 2018.

Dopo l’emanazione di un decreto ministeriale di fine estate 2018 che ha rivisto i criteri di accesso alla prestazione (limiti di spesa mensili tra i 56 e i 124 euro e Registro nazionale degli alimenti erogabili), la Regione Emilia-Romagna ha deciso di avviare una completa informatizzazione del processo di erogazione degli alimenti senza glutine agli assistiti autorizzati alla spesa.

Vini di qualità, dalla Regione 15 milioni di euro per migliorare e valorizzare le produzioni dell’Emilia-Romagna

Un bando da 15 milioni di euro rivolto alle imprese agricole emiliano-romagnole per la ristrutturazione e la riconversione di vigneti, adatti alla produzione di vini Doc e Igp, valorizzando i vini di qualità legati al territorio.
Tra gli obiettivi quello di rafforzare l’identità delle produzioni e fare un altro passo avanti nell’operazione di rinnovo e modernizzazione delle vigne, oltre ad incentivare il ricorso alla meccanizzazione delle coltivazioni abbassando i costi di produzione delle aziende, spesso di piccole dimensioni, e aumentare la competitività sui mercati.

Il provvedimento, approvato dalla Giunta regionale, rende disponibili le risorse per la campagna 2019/2020 assegnate all’Emilia-Romagna dal Ministero delle politiche agricole che ha una dotazione complessiva per le aziende del comparto di circa 28,2 milioni di euro per nuovi investimenti, iniziative promozionali all’estero e interventi di riqualificazione dei vigneti, provenienti dall’Ocm vino, l’Organizzazione comune di mercato di settore.

Cosa prevede il bando: obiettivi e interventi 
Gli imprenditori agricoli singoli o associati, i conduttori di superfici vitate o chi possiede un’autorizzazione al reimpianto possono accedere al bando e fare richiesta di finanziamenti che mirano a dare risposte alle diverse realtà produttive del territorio, dalla collina alla pianura. Previsti diversi tipi di interventi: dalla riconversione varietale, cioè il reimpianto di una varietà di vite di maggior pregio enologico o commerciale o il sovrainnesto su impianti esistenti, alla ristrutturazione, come la ricollocazione del vigneto in una posizione più favorevole o il reimpianto con modifiche al tipo di allevamento, fino al passaggio a tecniche di gestione più efficaci, quali l’introduzione di impianti irrigui o la modifica della forma di allevamento.

Più in dettaglio per realizzare un vigneto sono previsti contributi che variano da 7.500 a 8.500 euro per ettaro. È anche possibile ricevere il finanziamento per realizzare gli impianti di irrigazione al servizio del nuovo vigneto o di quelli già realizzati: per questo scopo saranno concessi 700 euro per ogni ettaro che salgono a 1.200 se si realizza un intervento subirriguo.
Le operazioni di “restyling” su vigneti esistenti come ad esempio il sovrainnesto finalizzato al cambio vitigno sono sostenute da un contributo pari a 1.400 euro per ettaro, mentre le modifiche al sistema d’allevamento arrivano a 2.400. Tutti gli interventi per i quali è richiesto il contributo possono iniziare solo in data successiva alla richiesta. Le domande possono essere presentate sulla piattaforma Siag di Agrea, l’Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura, fino al prossimo 31 maggio.

Occupazione e disabilità: 15,7 milioni di euro per l’inserimento lavorativo delle persone diversamente abili

Sostenere il pieno inserimento lavorativo e la permanenza qualificata nel mercato del lavoro delle persone con disabilità: la Giunta regionale ha approvato la Programmazione 2019 delle risorse del Fondo Regionale Disabili, pari a 15,7 milioni di euro, che definisce obiettivi e linee di intervento.

La programmazione di quest’anno, nel quadro delle politiche regionali per l’inclusione, è stata definita anche a partire dai contenuti emersi a giugno dello scorso anno durante la terza Conferenza regionale per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, condivisi con parti sociali, associazioni di rappresentanza delle persone con disabilità, Agenzia regionale per il lavoro, assessorati regionali con competenze in materia di disabilità, imprese, istituzioni scolastiche e soggetti formativi.

Gli interventi finanziabili
Sanno finanziati gli interventi di orientamento, di formazione e per il lavoro realizzatidagli enti di formazione professionale e agenzie per il lavoro accreditati che, in rete con i servizi pubblici, costituiscono la rete attiva per il lavoro.
Questi interventi, individuati a partire dalla situazione occupazionale e dalle esigenze dei singoli, possono comprendere attività di orientamento, servizi di affiancamento nella ricerca di opportunità lavorative, tirocini, tutoraggio nel contesto d’impresa o nel contesto formativo, percorsi di formazione permanente (ad esempio alfabetizzazione informatica e linguistica, competenze di base, competenze tecnico-professionali), percorsi per acquisire una qualifica professionale, misure di sostegno all’autoimprenditorialità.

L’impegno della Regione serve anche a potenziare e qualificare i servizi pubblici per le persone e le imprese dei nove uffici territoriali dell’Agenzia regionale per il lavoro, nell’ambito del collocamento mirato.
Tra le azioni finanziabili, ci sono poi contributi alle imprese per l’adattamento delle postazioni di lavoro e contributi a sostegno della mobilità casa-lavoro.Tanti interventi, dunque, che puntano a costruire percorsi individualizzati e quindi in grado di rispondere alle diverse esigenze, caratteristiche, aspettative, e attitudini delle persone: studenti, giovani e adulti in cerca di occupazione, anche nella forma del lavoro autonomo, persone occupate

I destinatari
I destinatari delle misure previste dalla Programmazione 2019 sono persone disabili (legge n. 68/99), sia in cerca di lavoro iscritte al collocamento mirato che occupate e persone con disabilità acquisita in costanza di rapporto di lavoro; infine, giovani con disabilità fisica o psichica certificata ai sensi della legge n. 104/92, nel passaggio tra i percorsi educativi e formativi e il lavoro.

Sostenere il passaggio scuola-lavoro
Particolare attenzione viene riservata ai percorsi personalizzati persostenere i giovani con disabilità nel passaggio dalla scuola alla dimensione lavorativa. Assieme alla programmazione 2019, la Giunta regionale ha infatti approvato anche una programmazione pluriennale che, con il concorso di risorse del Fondo sociale europeo 2014-2020, permetta di rafforzare e dare continuità – raccordando i vari livelli di governo coinvolti – alle differenti attività rivolte ai giovani con disabilità e alle loro famiglie.

Anche in questo caso l’obiettivo è garantire percorsi individuali di transizione, costituiti da momenti di orientamento, laboratori formativi, esperienze in contesti di impresa, in grado di accompagnare il ragazzo dagli ultimi anni del percorso scolastico/formativo fino all’ingresso nel mondo del lavoro.

Infine, per rendere disponibili le opportunità già dall’anno formativo 2019/2020, la Giunta ha approvato anche l’invito a presentare operazioni orientative e formative a sostegno della transizione scuola-lavoro dei giovani.

Case popolari, affitti scontati per persone sole e anziani a basso reddito. La Regione cambia le regole di calcolo del canone di locazione

I Comuni potranno ridurre del 10% l’affitto alle quasi 14 mila persone sole, con un reddito inferiore a 17mila euro di Isee, che vivono nelle case di Edilizia residenziale pubblica (Erp) dell’Emilia-Romagna.

Il provvedimento è stato assunto dalla Giunta regionale con l’obiettivo di dare una mano ai nuclei familiari unipersonali, in particolare alle persone anziane, considerato che nel 65% dei casi (9.057) risultano composti da over 65enni.

I destinatari sono perlopiù inquilini di vecchia data a reddito basso: una fascia di cittadini che si è pensato avesse bisogno di maggior tutela dopo le nuove modalità di calcolo dei canoni di locazione adottate con la riforma regionale del 2016; una riforma che oltre alle fasce di reddito ha introdotto altri parametri per la determinazione del calcolo del canone come la metratura, le caratteristiche qualitative dell’appartamento, il comune e la zona in cui è ubicato.

Le caratteristiche del provvedimento

Lo sconto sul canone introdotto dal provvedimento può essere applicato a due fasce di riferimento dell’utenza degli alloggi Erp: di accesso agli immobili, per cui è necessario avere un Isee compreso tra i 7.500 e 17.100 euro, e di protezione, una sorta di canone sociale riservato alle famiglie più povere, cioè quelle con un Isee massimo di 7.500 euro.

Il provvedimento sarà ora portato all’esame dell’Assemblea legislativa per l’approvazione definitiva entro il mese di aprile.

Gli alloggi di edilizia residenziale pubblica in Emilia-Romagna

Dall’attività di monitoraggio condotta sul totale delle assegnazioni di alloggi di edilizia residenziale pubblica gestiti dalle Acer nelle nove province emiliano-romagnole risulta che al 31 dicembre 2017 (ultimo dato disponibile) gli alloggi occupati sono 49.517, su un numero complessivo di 55.560 (parte dei quali in via di assegnazione o in ristrutturazione).

Alloggi e residenze per studenti universitari: 75 nuovi posti a Reggio Emilia

Nuovi alloggi e residenze per gli studenti universitari in arrivo in Emilia-Romagna. E’ stato pubblicato il decreto del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca scientifica che approva la graduatoria per la realizzazione degli interventi e che assegna all’Emilia-Romagna un finanziamento di oltre 38 milioni di euro a fronte di un cofinanziamento della Regione pari a quasi 11 milioni di euro.

Grazie alle risorse messe a disposizione dalla Regione, gli interventi previsti in Emilia-Romagna sono stati considerati prioritari da parte del dicastero. Il cofinanziamento statale, sulla base della legge 338 del 2000, è previsto per interventi di edilizia universitaria destinati soprattutto agli studenti a basso reddito e in possesso dei requisiti di merito.

Gli interventi proposti renderanno disponibili 558 posti alloggio sul territorio regionale, di cui 280 a Bologna87 a Parma75 a Reggio Emilia51 a Imola e 65 a Rimini. L’intervento si realizza nell’ambito delle politiche per il diritto allo studio universitario, con l’obiettivo di rafforzare l’attrattività del sistema universitario regionale, ampliandone l’offerta abitativa e i servizi rivolti agli studenti, prioritariamente a quelli fuori sede.

I primi interventi ad essere realizzati
, sulla base della graduatoria approvata dal ministero sarannol’edificio Campus Baricentro, in via Belmeloro (59 posti), e la ristrutturazione a Imola del Campus Osservanza (51 posti).  Seguirà a Parma il restauro conservativo dell’ex carcere giudiziario di San Francesco, dove si ricaveranno 87 nuovi posti alloggio.
Altri interventi a Bologna riguarderanno la costruzione del nuovo edificio e del completamento dello studentato Battiferro, con i relativi servizi annessi per 131 posti alloggio; la demolizione e della ricostruzione dell’edificio Campus di via Filippo Re (90posti alloggio). A Rimini si ristrutturerà Palazzo Lettimi, con lo studentato e i servizi annessi (65 posti).
Ergo interverrà a Reggio Emilia, con il completamento dell’intervento su Villa Marchi, che metteranno a disposizione nuovi 75 posti alloggio. 

La situazione in Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna, a conferma dell’attrattività dell’offerta formativa e dei servizi resi disponibili, su quasi 150 mila studenti iscritti complessivamente ai quattro atenei della regione, circa 100 mila sono gli studenti fuori sede, cioè che frequentano un corso in una Provincia diversa da quella di residenza, e di questi quasi 63 mila provengono da fuori regione.
Attualmente il fabbisogno di posti letto è superiore alla disponibilità che può mettere in campo l’azienda regionale per il diritto agli studi superiori Er.Go, che mette a disposizione 1.831 posti alloggio per le sedi dell’Università di Bologna, 618 per l’ateneo di Parma e 755 per l’Università di Modena e Reggio Emilia, di cui 131 a Reggio e 298 a Ferrara.

Il mio intervento di apertura della Sessione Europea 2019 dell’Assemblea Legislativa

Signore e signori consiglieri, presidente Stefano Bonaccini e assessori regionali,

diamo il benvenuto agli ospiti che partecipano oggi alla nostra Sessione solenne in occasione della discussione e votazione della risoluzione di indirizzo sulla partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla formazione e all’attuazione dell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea.

Ringraziamo con particolare gratitudine Lucia Serena Rossi, Giudice della Corte di Giustizia Europea e professore di Diritto dell’Unione Europea all’Università di Bologna. La sua presenza qui, oggi, professoressa Rossi, ci rende particolarmente orgogliosi poiché Lei è stata la prima giudice italiana a ricevere il prestigioso e delicato incarico nella Corte di Giustizia ospitata dal Lussemburgo. Attraverso tale incarico, l’intero assetto della magistratura italiana ha potuto colmare un gap in un settore dello Stato storicamente poco permeabile alla valorizzazione delle donne.

E a questo proposito, ricordando un appello lanciato proprio da Lei qualche tempo fa in un’intervista rilasciata a un periodico specializzato in management, faccio nostre le Sue parole: “Non esistono lavori da uomini e lavori da donna. E non credete mai che le donne in carriera non riescano al tempo stesso a costruire una famiglia”.

Gentili ospiti, non possiamo nascondere che l’annuale sessione Europea oggi celebrata avviene in un momento storico particolarmente delicato per le istituzioni del nostro Continente. La data odierna, 29 Marzo 2019, avrebbe dovuto segnare l’uscita del Regno Unito dall’Unione – e tale coincidenza l’avrebbe resa comunque una data infausta.

Ciò che sta accadendo in queste ore a Londra tiene il mondo con il fiato sospeso anche e soprattutto perché le massime istituzioni britanniche, dal referendum sulla Brexit in poi, non si sono dimostrate all’altezza di portare a termine un negoziato reso indispensabile da un mandato popolare ovviamente rispettabile ma gravido di enormi incongruenze e incognite come le vicende successive hanno dimostrato.

Abbiamo ancora negli occhi le immagini della gigantesca manifestazione avvenuta nei giorni scorsi nella capitale inglese. La petizione online affinché venga convocato un secondo referendum ha ormai raggiunto i cinque milioni di firme, il che conferma quanto il desiderio di permanenza nell’Unione batta tuttora nei cuori di una larga parte del popolo britannico.

Tuttavia, le scelte del Regno Unito, per quanto attiene alla competenza di ciascuno Stato sovrano nei propri assetti costituzionali in relazione con l’Unione Europea, vanno comunque rispettate e persino agevolate laddove si indirizzino verso una prospettiva sia imminente sia a lungo termine di reciproco scambio fondato sulla tutela dei rispettivi interessi. Non ci si schiera mai dalla parte delle altrui sventure, ma è doveroso operare a favore della propria.

Non si può negare che il tormentato percorso della cosiddetta Brexit abbia costituito uno choc nel progressivo percorso di integrazione continentale, nei suoi aspetti etici, sociali, culturali, materiali. Al momento attuale nessuno, tantomeno oltre Manica, potrebbe consultare la sfera di cristallo per prevedere e anticipare le vicende della Storia.

Eppure, e in una buona misura proprio per questo, ciò che rende preziosa la nostra Assemblea di oggi, i cui contenuti e i risultati verranno espressi nella Risoluzione conclusiva a conferma dei costanti passi avanti nel processo di integrazione che segna storicamente l’impegno dell’Emilia-Romagna, esige non la consultazione della sfera di cristallo bensì il richiamo al senso più profondo e autentico dell’essere ciascuno di noi cittadino d’Europa.

Il mondo corre velocemente e talvolta sorprende le nostre previsioni e le diffuse certezze. Solo trent’anni fa, nella cavalcata liberatoria dei Paesi orientali culminata a novembre con la caduta del Muro di Berlino, qualcuno azzardò persino l’ipotesi che la Storia, la Grande Storia, fosse metaforicamente terminata dinanzi al trionfo definitivo delle democrazie liberali.

Parve allora che la profezia di Ventotene fosse giunta a una sua straordinaria e definitiva realizzazione. Non è stato così.

Signore e signori consiglieri, presidente e assessori, gentili ospiti: l’Emilia-Romagna può essere fiera del proprio essere Regione d’Europa. Lo può essere, sia detto senza presunzione, in ciò che i nostri concittadini hanno saputo costruire sul piano della convivenza civile, dell’equilibrio sociale, della prosperità economica e dalla solidità culturale. Lo può essere grazie anche all’opera della nostra Assemblea Legislativa che non ha mai perso un minuto né risparmiato sforzi per garantire e sostenere la partecipazione ai processi di conoscenza e consapevolezza della cittadinanza europea attraverso molteplici iniziative indirizzate in particolare ai più giovani.

Ma ricordiamo, anzitutto a noi stessi, che nessuna meta è raggiunta per sempre. Di nuovo in questi anni sono stati evocati spettri di nuovi limiti, muri, confini. Il nostro compito è guardare avanti, non alle nostre spalle – se non per conservare memoria delle immani tragedie novecentesche causate dall’oblio della coscienza umana. Costruire futuro significa costruire civiltà: il diritto comunitario e il suo impatto nella vita dei cittadini, di cui ci parlerà la giudice Lucia Serena Rossi, muove certamente in questa direzione.

Un ringraziamento alla Presidente di questa Assemblea Legislativa, Simonetta Saliera, al Presidente della Prima Commissione, Massimiliano Pompignoli, alle persone, ai collaboratori e ai servizi dell’Assemblea legislativa che si occupano da anni della sessione europea con grande serietà e competenza.

Vi ringrazio e dichiaro ufficialmente aperta la Sessione Europea 2019 dell’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna.