Messa in sicurezza del territorio: 34 interventi a Reggio Emilia nel 2019, piano da 8,7 milioni di euro

Opere idrauliche, frane, versanti e fiumi, difesa della costa, strade interrotte da dissesti. Sono oltre 700 i cantieri per la sicurezza del territorio pronti ad aprire nel 2019 in Emilia-Romagna, per un investimento di 147 milioni di euro.

Due le linee d’azione: per la manutenzione e la difesa del suolo, la prevenzione del rischio idrogeologico in tutte le province, da Piacenza a Rimini, in arrivo 196 lavori per 26 milioni e mezzo di euro; per la risposta alle emergenze nelle aree danneggiate dal maltempo, più di 500 interventi per oltre 120 milioni.

Di questi, in particolare, la Regione ha definito in tempi record il nuovo piano da 244 interventi, per 38 milioni di euro,destinati a proseguire e chiudere i lavori in seguito agli eventi meteo eccezionali per i quali, tra il 2017 e il 2018, è stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale. Fondi che rientrano nella prima tranche, per l’anno in corso, del finanziamento triennale di 135 milioni complessivi assegnati dal Governo all’Emilia-Romagna a fine febbraio nell’ambito del programma ‘Proteggi Italia’. Entro 10 giorni, il Dipartimento nazionale di protezione civile dovrà approvarlo per rendere operative le risorse, far partire le attività di progettazione e appalto e arrivare a settembre all’apertura dei cantieri. 244 interventi messi nero su bianco nell’arco di nemmeno tre settimane dallo stanziamento delle risorse da parte dell’esecutivo nazionale.

A disposizione anche 11 milioni per rispondere con oltre 130 interventi alle criticità aperte da piogge, mareggiate e venti forti che hanno interessato il territorio regionale tra il 27 ottobre e il 5 novembre 2018. In questi giorni è in corso la definizione dell’elenco analitico dei cantieri.

Gli altri interventi al via nel 2019

Oltre al pacchetto di lavori da 38 milioni, nel corso dell’anno prenderanno il via oltre 120 altri interventi di protezione civile già finanziati e programmati dalla Regione, per 71 milioni e 420 mila euro.

Forte è anche l’impegno sul versante della prevenzione del rischio idrogeologico, per opere strutturali, attività di cura e manutenzione di versanti, fiumi e opere di difesa della Costa. In tutto, nel 2019 prenderanno il via 196 lavori per 26,5 milioni di euro.

Il maltempo del biennio 2017-2018

Gli interventi finanziati con 51 milioni, andranno a coprire gli interventi nei territori colpiti dal maltempo nel biennio 2017-2018. Si tratta, nel dettaglio, delle trombe d’aria e venti fortissimi che tra luglio e agosto 2017 hanno imperversato nelle province di RavennaForlì-Cesena e Ferrara, a cui sono seguiti, tra l’8 e il 12 dicembre, il gelicidio in Appennino e le piogge intense nelle province di Piacenza,ParmaReggio EmiliaModenaBologna Forlì-Cesena, con l’alluvione del Parma a Colorno (Pr), dell’Enza a Brescello (Re) e del Secchia a Campogalliano (Mo).

Nel 2018 di nuovo forti piogge e nevicate nei mesi di febbraio e marzo hanno provocato frane e molti danni in collina e montagna in tutte le province, eccetto Ferrara. Poi, tra il 27 ottobre e il 5 novembre, una nuova ondata di maltempo ha causato danni in tutto il territorio regionale.

In provincia di Reggio Emilia entro settembre si apriranno 34 cantieri per 8 milioni e 700 mila euro.

Oltre 2milioni e 720mila euro serviranno per opere sulla viabilità provinciale: l’intervento maggiore, per 1 milione e 260 mila euro, è previsto a Vetto per la messa in sicurezza della strada n. 513R di Val d’Enza in località Cantoniera; altri 500mila verranno investiti a Ventasso per opere di sostegno della scarpata di valle e ripristino della sede viabile sulla SP 15, in località Miscoso, oltre a 350mila euro per il consolidamento della sede viabile e della scarpata di valle. E ancora: nei territori di Canossa e San Polo d’Enza, a Branzana e Grassano, si terranno lavori sulle provinciali 54 e 73 per 310mila euro. Infine, sempre a Ventasso, altri 100mila euro verranno impiegati per opere di sostegno della scarpata di valle sulla SP 91 a Casenove e, a Villa Minozzo, si procederà al consolidamento della scarpata e del versante della SP 9 con 200mila euro.

Sono in tutto 860mila euro i fondi in arrivo a Baiso per completare il consolidamento dell’abitato di Debbia (500.000) e della frana di Levizzano-Casino-Cà Lita (360.000). Con 430mila euro vengono finanziate tre opere in comune di Brescello, per continuare gli interventi post alluvione: ripristino di pavimentazioni stradali, viali pedonali e marciapiedi dissestati dall’alluvione nelle vie Chiesa, Imperiale, Viazza e Molino Caselle (220.000 euro); ripristino delle sponde del cavo Naviglia e Dugara Scaloppia, canale Derivatore e collettori di Bonifica Meccanica (150.000) e lavori di pulizia e lavaggio strade, raccolta e smaltimento rifiuti (70.000). A questi fondi si aggiungono 390mila euro che a Canossa consentiranno la sistemazione dei danneggiamenti alla traversa di derivazione irrigua posta sul torrente Enza in località Cerezzola (260.000) e la messa in sicurezza dell’area limitrofa alla Chiesa di Roncaglio (130.000). Sulla strada Cavandola-Monte Tesa sono previste opere di difesa della strada per 45mila euro.

A Vetto 530mila euro saranno utilizzati per sistemare la viabilità comunale in località Piagnolo (50.000) e realizzare un sistema di protezione della strada di accesso alla località “Lido” (480.000). Ancora interventi sulla viabilità a Monchio delle Corti con la messa in sicurezza della strada di bonifica Monchio-Antria per 100mila euro; sempre 100mila euro, tra Carpineti e Baiso, serviranno a consolidare la frana che coinvolge l’abitato di Frascanera.

In comune di Castelnovo ne Monti verranno ripristinate con 50mila euro la strada e la rete di raccolta delle acque bianche in località Casale di Bismantova; si procederà al 4^ stralcio dei lavori di messa in sicurezza della parete rocciosa della Pietra di Bismantova con 330mila euro e, tra il territorio municipale e quello di Villa Minozzo e Baiso si sistemeranno opere idrauliche danneggiate, con movimentazione di materiale litoide per 200mila euro.

Tra Formigine (Mo) e Casalgrande un investimento di 350mila euro permetterà di risolvere alcune criticità idrauliche nel fiume Secchia a monte della briglia selettiva.

A Guastalla con 250mila euro sarà sistemata l’erosione della sponda del torrente Crostolo, tra via Argine Crostolo e via Argine Po; a Cadelbosco di Sopra con 200mila euro quella a valle della chiavica di Vico Zoaro e a Viano con 35mila euro quella in prossimità degli impianti sportivi.

In comune di Toano, con 320mila euro, si provvederà a restituire piena funzionalità alla briglia in località Pioppeto, con 270mila euro alla ricostruzione di difese spondali in località Cerredolo e, a Roncaciso con 50mila euro al consolidamento del versante per mettere in sicurezza la strada comunale Roncaciso-Vogno.

In comune di Ventasso sono in arrivo 320mila euro di lavori per il consolidamento della briglia a valle della strada provinciale Busana – Cinquecerri e di quelle poste nel torrente Guadarolo e nel Rio Freddana.

Tra Ventasso, Vetto e Canossa con 250mila euro sarà garantita l’efficienza idraulica nel tratto del torrente Enza tra la confluenza del Cerezzola fino alla confluenza del Lonza, con il completamento del sistema idraulico proprio del Lonza a valle dell’abitato di Ramiseto.

Cantieri per 660mila euro a Villa Minozzo: consolidamento della frana di Roncomezzano (210mila euro), di scarpate stradali in località Lame dei Bargi (50mila) e di erosioni spondali ed opere idrauliche danneggiate nel torrente Dolo e nel Rio di Cervarolo (320 mila), oltre al ripristino della gabbionata a protezione della spalla del ponte sulla strada comunale Villa Minozzo – Carniana (80.000).

E ancora, a Vezzano sul Crostolo, Quattro Castella, Reggio Emilia, Carpineti, Viano e Scandiano in programma lavori sulle opere idrauliche lungo i corsi d’acqua principali e secondari nei bacini dei torrenti Crostolo e Tresinaro per 240mila euro.

In Emilia-Romagna la disoccupazione continua a scendere: al 5,9% nel 2018, dal 6,5% del 2017

Il tasso di disoccupazione che continua a scendere, arrivando al 5,9% a fine 2018, rispetto al 6,5% del 2017 e al 9% di inizio legislatura, nel gennaio 2015. Un dato, secondo le cifre diffuse oggi dall’Istat, che pone l’Emilia-Romagna al vertice in Italia, seconda dopo il Trentino Alto Adige e davanti a Lombardia (terza col 6%) e Veneto (quarta col 6,4%). E sempre l’Istat, ieri aveva certificato come l’anno chiuso da poco fosse stato col segno più anche per l’export, con le imprese emiliano-romagnole che nel 2018 hanno fatto registrare vendite all’estero per oltre 63 miliardi di euro, il 13,7% della quota nazionale. Un aumento del 5,7% rispetto al 2017, crescita superiore a quella del Nord-Est (+4,3%) e del Paese (+3,1%). Un andamento che conferma l’Emilia-Romagna prima nel Paese rispetto al valore pro-capite di export realizzato: 14.245 euro, davanti a Veneto (12.908 euro), Friuli (12.842 euro) e Lombardia (12.660 euro).

Il lavoro si genera prima di tutto innalzando conoscenze e competenze delle persone e facendo del fattore umano il vero motore della crescita di una società. Va dunque sottolineato il dato della dispersione scolastica regionale,passata dal 13,3 del 2015 all’attuale 9,9%, raggiungendo in anticipo l’obiettivo fissato al 10% dalla Strategia europea 2020. 
È questa, per l’Emilia-Romagna, la politica che serve per affrontare la complessità globale e competere in un’economia aperta. Una convinzione messa in pratica subito a inizio mandato, quando la Regione si fece promotrice del Patto per il lavoro, sottoscritto con Province, Comuni, organizzazioni sindacali, datoriali e professionali, Terzo settore, Unioncamere, Abi, Ufficio scolastico regionale e Università con l’obiettivo di creare nuova e buona occupazione e il comune impegno di orientare ogni investimento pubblico e privato a una crescita capace di mettere al centro le competenze, la passione, l’intelligenza delle persone nelle organizzazioni e nei processi produttivi.

La Regione punta sulle persone
La Regione non si ferma, ed è pronta con oltre 40 milioni di euro per nuovi investimenti sulle personele imprese e le professioni e le competenze manageriali: 15 milioni stanziati per il nuovo Piano per la Rete attiva per il lavoro, per dare nuovi servizi ai cittadini disoccupati e alle aziende; 10 milioni per sviluppare competenze utili a processi di innovazione, destinati a imprese, quadri manageriali e professionisti; e prosegue anche l’investimento per la formazione, soprattutto per persone senza lavoro e per la prima occupazione, con un investimento di 17 milioni. Approvati già 280 corsi .

Mentre sono già oltre 560 milioni di euro le risorse messe a bando sui 786 milioni di dotazione del Fondo sociale europeo per il periodo 2014-2020; oltre 3mila progetti(quasi il 90% già avviati), più di 2mila dedicati a interventi per l’occupazione; 350mila le persone inserite in percorsi di formazione e di accompagnamento al lavoro, metà delle quali donne. E la riflessione cominciata oggi porterà nell’estate 2019 al quarto monitoraggio annuale del Patto per il Lavoro, delineando nuovi scenari e nuove strategie che guardino agli obiettivi dell’Agenda europea 2030.

I nuovi investimenti
Competenze per l’innovazione (per imprese e professionisti) – 
Dopo un primo bando approvato nel 2016 le cui attività si stanno concludendo ora (10 milioni di euro, 100 progetti, 19mila partecipanti), la Giunta regionale ha appena approvato un secondo bando che mette a disposizione 10 milioni di euro per dare a imprenditorifigure chiave delle imprese e professionisti (ordinistici e non, che nel bando precedente non erano coinvolti) le competenze necessarie ad elaborare strategie di innovazione che puntino ad incrementare la competitività della manifattura e dei servizi connessi e delle imprese che operano nell’ambito dei servizi alle persone, turismo e commercio.

Nuove competenze per nuova occupazione (per persone disoccupate) – Per rispondere in modo sempre più efficace e tempestivo alle esigenze delle imprese, dal 2017 i bandi per la selezione e il finanziamento dei percorsi sono sempre aperti, così da poter attivare praticamente in tempo reale quelli di volta in volta necessari. Complessivamente, sono già 283 quelli avviati, rivolti a 3.500 persone: sono disponibili 17,5 milioni di euro. Ciò significa che le aziende possono in ogni momento realizzare, in collaborazione con enti di formazione accreditati, percorsi formativi, rivolti a persone non occupate, finalizzati a una potenziale assunzione.  Diversi i bandi aperti e diverse le tipologie di percorso disponibili (Industria 4.0 e nuova manifatturaturismo e commercioagroalimentare, percorsi realizzati in collaborazione con imprese intenzionate ad assumere, corporate academies, opportunità personalizzate rivolte a lavoratori avviati alla mobilità o coinvolti in licenziamenti collettivi).La Giunta ha appena approvato 21 nuovi percorsi a qualifica del settore “Turismo e Commercio”.

Rete attiva per il lavoro, nuovi servizi per persone disoccupate e per imprese – In questo ultimo anno i soggetti accreditati per il lavoro hanno preso in carico circa 8mila disoccupati (8 milioni di euro le risorse messe a disposizione fino ad ora dalla Regione). Ora la Giunta ha approvato un nuovo piano che rende disponibili ulteriori 15 milioni di euro e, rispetto alla prima fase di attuazione, introduce nuove regole per rafforzare ulteriormente i servizi resi alle persone in cerca di lavoro.

Risorse diverse sono destinate alle persone fragili e vulnerabili, circa 6mila, che in attuazione della legge 14/2015 sono prese in carico dai servizi per il lavoro, servizi sociali e servizi sanitari. Si tratta di persone che hanno bisogni complessi e disoccupazione di lunga durata, 1.000 tra coloro che hanno già concluso il percorso hanno un contratto di lavoro: 20 milioni di euro le risorse messe a disposizione dalla Giunta, a cui aggiungono i 20 disponibili per il 2019.

Ludopatia, stop della Regione all’uso di macchinette “ticket redemption” per gli under 18

Si trovano perlopiù all’interno di sale giochi, centri commerciali e nei parchi divertimento. Sono le “ticket redemption”, macchinette da gioco che, alla fine di ogni partita, restituiscono ticket (tagliandi) da convertire in premi: braccialettini, portachiavi, cuffiette, gadget di vario tipo. Fino a orologi da polso, Mp3, Ipad.

In Emilia-Romagna c’è una legge regionale (“Norme per il contrasto, la prevenzione, la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico”) che ne vieta l’utilizzo ai minori: oggi la Commissione assembleare ha dato il via libera alla delibera di Giunta in cui sono contenute le modalità attuative del divieto, e che prevede una serie di obblighi ben precisi per i gestori dei locali.

Divieto di utilizzo: le novità introdotte
Il testo licenziato dalla Commissione assembleare (che dovrà ora tornare in Giunta per l’approvazione definitiva) introduce, per i gestori, l’obbligo diaffiggere nei locali l’apposita locandina regionale in cui viene menzionato il divieto di utilizzo delle “ticket redemption” da parte dei minorenni. Non solo: c’è anche l’obbligo di affiggere in modo visibile su ogni apparecchio oggetto del divieto un avviso in cui deve essere chiaramente indicato che l’utilizzo è vietato ai minori di 18 anni.

I gestori, inoltre, devono accertare l’età del cliente, tranne nei casi in cui la sua maggiore età sia evidente. Se minorenne, non devono vendergli i gettoni, né consegnargli il premio derivante da una vincita. Nel caso di violazione degli obblighi da parte dei gestori, è prevista l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie.

“Ticket redemption”, come funzionano
I giocatori – nella stragrande maggioranza bambini e ragazzi – inseriscono il denaro nella macchinetta, giocano e, a prescindere dal risultato, ottengono comunque un ticket con un punteggio. I ticket possono essere accumulati e usati per “acquistare” premi presenti all’interno della sala giochi. Naturalmente, per ottenere un “premio” come un Mp3 è necessario accumulare molti punti, e dunque giocare (inserendo soldi nella macchinetta) molto, anche per ore intere. Con il rischio di sviluppare una vera e propria dipendenza: quella da gioco, appunto. A differenza delle slot machine, che sono vietate per legge nazionale ai minori di 18 anni, le ticket redemption sono invece accessibili perché la vincita non è in denaro ma in ticket.

Giovanissimi e gioco d’azzardo: la situazione in Emilia-Romagna
Tra le dipendenze patologiche che interessano gli adolescenti emiliano-romagnoli, c’è anche il gioco d’azzardo: il 20% delle ragazze e il 46% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni giocano d’azzardo in modo occasionale, ma quasi il 5% dei maschi (contro lo 0,9% delle femmine) è a rischio di ludopatia, come emerge dall’ultima “mappatura” degli adolescenti svolta dalla Regione a fine 2016.

Dipendenza da gioco, le persone in cura
Le persone che nel 2017 si sono rivolte ai servizi delle Aziende Usl dell’Emilia-Romagna per dipendenza da gioco d’azzardo e prese in carico sono state 1.521. L’utenza è in prevalenza di sesso maschile e la fascia di età più rappresentata è quella tra i 41 e i 50 anni.

Memoria del ‘900, dalla Regione oltre 400 mila euro per progetti di valorizzazione e divulgazione: via al bando

Sono oltre 400 mila euro i fondi messi a disposizione dalla Regione per il nuovo bando per promuovere la memoria e la storia del ‘900, che sostiene progetti e iniziative di dimensione sovralocale (coerenti con le finalità della Legge regionale n. 3 del 2016), promossi da associazioni, fondazioni e istituzioni culturali, Comuni e Unioni di Comuni. Le domande di contributo dovranno essere presentate dal 7 marzo al 4 aprile, via web.

Finora, grazie alla Legge sulla Memoria sono stati prodotti progetti sulle figure storiche (“Le giornate del fioncino”: il pescatore di valle), racconti teatrali itineranti, inseriti nel contesto di visite guidate (“L’ultimo autunno. L’eccidio di Marzabotto”), documentari didattici che riportano testimonianze (Ferruccio Lacci sulla strage nazista a Montesole), siti e applicazioni dedicate a percorsi storici (Da Montefiorino alla linea Gotica), fino a nuovi format di memoriale, come quello virtuale per i caduti della Prima Guerra Mondiale (PopHistory).

Il bando 2019 sostiene in particolare progetti e iniziative che si occupano della tutela e della conservazione dei documenti storici, della ricerca e della raccolta delle testimonianze, della valorizzazione dei luoghi della memoria.  Nel precedente triennio, il primo di attuazione della nuova legge regionale, si è registrata una costante crescita dei progetti presentati: complessivamente 105 sostenuti, di cui 32 presentati da soggetti pubblici e 73 da soggetti privati.

Presentazione delle domande

Le domande di contributo dovranno essere presentate sulla piattaforma informatica Sib@c da giovedì 7 marzo alle ore 10, fino a giovedì 4 aprile 2019 alle ore 15. Per informazioni riguardanti i contenuti e il funzionamento della piattaforma informatica durante il periodo di apertura del bando sarà attivo un call center al numero telefonico 0125 853977 – indirizzo e-mail: servicedesk.RER-Cultura@eng.it.

I progetti presentati dovranno essere realizzati nell’anno solare 2019.  Saranno ammissibili quelli che si concludano in data uguale o successiva alla data di scadenza dell’avviso. Infine, saranno ritenute ammissibili le spese sostenute per la realizzazione del progetto nell’anno solare 2019.

Il link per il bando è il seguente: http://www.regione.emilia-romagna.it/memoria-del-novecento sotto la voce “Avviso”.

“Dopo di noi”, in due anni in Emilia-Romagna assistite 860 persone con gravi disabilità e prive di sostegno familiare

1.064 interventi, di cui hanno beneficiato 860 persone con gravi disabilità (468 uomini e 392 donne, prevalentemente tra 36 e 45 anni di età), per ognuna delle quali le équipe multi-professionali dei servizi sociosanitari del territorio hanno predisposto progetti personalizzati, di autonomia inclusione sociale. Con un preciso obiettivo:  assicurare alle persone con disabilità gravi prive del sostegno familiare la necessaria assistenza per una vita dignitosa.

Questo il primo bilancio, in Emilia-Romagna, della legge 112/16, meglio nota come“Legge sul Dopo di Noi”, a due anni dall’approvazione del programma regionale di attuazione. I risultati del monitoraggio effettuato nel 2018 sono contenuti nel provvedimento approvato nei giorni scorsi dalla Giunta regionale, con cui viene anche stabilita la ripartizione tra tutte le Aziende sanitarie emiliano-romagnole, per il 2018, di 3,7 milioni di euro del Fondo nazionale per il “Dopo di noi”.

Le risorse vengono suddivise tra le Ausl del territorio in proporzione al numero dei residenti di età compresa tra 18 e 64 anni. All’Ausl Romagna, con oltre 677 mila cittadini residenti in questa fascia di età, sono assegnati 939 mila euro; all’Azienda sanitaria di Bologna 734 mila (529.580 residenti); Ausl Modena 590 mila (426.049 residenti); Ausl Reggio Emilia 452 mila (326.045 residenti); Ausl Parma 380 mila euro (274.173 residenti); Ausl Ferrara 285 mila (205.587 residenti); Ausl Piacenza 239 mila (172.348 residenti) e Ausl Imola che ha ricevuto risorse per 110 mila euro (79.744 mila residenti).

Gli interventi per il ‘Dopo di noi’ realizzati in Emilia-Romagna

Gli interventi più diffusi sono le cosiddette ‘Scuole di autonomia’: appartamenti nei quali le persone con disabilità, ancora assistite dai propri familiari anche se ormai anziani, imparano a rendersi il più possibile autonomi nella gestione della vita quotidiana (cucinare, fare la spesa, pulire la casa, prendersi cura della propria persona), preparandosi ad uscire dalla famiglia di origine. Le persone coinvolte in questi soggiorni a termine sono state 482.

Altri interventi hanno riguardato 325 persone, ormai prive di sostegno familiare, ospitate in piccoli appartamenti (da 3 a 5 ospiti), che non prevedono la presenza di personale giorno e notte, oppure in gruppi-appartamento, che garantiscono una presenza maggiore di personale educativo ed assistenziale e dunque una situazione più adeguata a chi ha meno autonomia.

144 interventi hanno poi riguardato percorsi di accompagnamento per l’uscita programmata dal nucleo familiare di origine o da strutture residenziali ritenute meno adeguate, con la successiva accoglienza in piccoli appartamenti per l’autonomia o gruppi appartamento.

Infine, sono stati 55 i tirocini finalizzati all’inclusione e 58 i ricoveri temporanei in strutture residenziali, per fornire alle famiglie assistenza in particolari casi di emergenza.

Per realizzare le soluzioni residenziali del ‘Dopo di noi’ su tutto il territorio regionale sono stati utilizzati 91 appartamenti (molti di questi messi a disposizione delle famiglie, altri dai Comuni), 26 dei quali ristrutturati grazie alle risorse del Fondo nazionale.

Nel primo biennio di applicazione della legge, la Regione Emilia-Romagna ha già messo a disposizione oltre 10,2 milioni di euroUlteriori 2,8 milioni saranno assegnati a breve per finanziare progetti per la costruzione e la ristrutturazione di abitazioni destinate al Dopo di noi, già individuate dalle Conferenze territoriali sociali e sanitarie.

Come funziona la legge e dove rivolgersi

Per accedere agli interventi i cittadini possono rivolgersi allo Sportello sociale che è presente in ogni distretto, all’assistente sociale disabili del Comune o quartiere di residenza oppure all’Unità di valutazione multidimensionale (Uvm) disabili: l’équipe composta da operatori sociali e sanitari del Comune e Azienda sanitaria di residenza, che ha il compito di definire con la persona con disabilità il Progetto individuale di Vita e di Cura previsto dalla legge. Tra i requisiti richiesti, la certificazione dello stato di gravità, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, e l’essere privi del sostegno familiare perché senza entrambi i genitorioppure, se ancora in vita, non più in grado, per ragioni connesse all’età, di fornire una vita dignitosa ai propri cari. Deve poi essere garantita la priorità d’accesso alle persone gravemente disabili sole e prive di risorse economiche reddituali e patrimoniali, che non siano contributi percepiti in ragione della condizione di disabilità.

Formazione e lavoro. Nuove opportunità formative, in Emilia-Romagna, per chi è alla ricerca di un impiego

Lingue straniere, inglese soprattutto, e informatica, ma anche tutte quelle conoscenze e abilità di base utili a trovare lavoro, come ad esempio comunicare in modo efficace, riuscire ad affrontare e superare un colloquio o ad inserirsi bene in un team aziendale.
La Regione Emilia-Romagna mette in campo su tutto il territorio, da Piacenza a Rimini, un pacchetto di percorsi formativi rivolti a persone non occupate che, per ridurre il divario tra le competenze possedute e quelle richieste dal mondo del lavoro, necessitano di una formazione aggiuntiva e specifica.

6 milioni di euro le risorse stanziate, attraverso il Fondo sociale europeo, che serviranno a finanziare percorsi brevi(di 8, 16, 32 ore) gratuiti, modulari, realizzabili in diverse sedi nell’ambito territoriale di riferimento e fruibili in modopersonalizzato e individualizzato. Obiettivo: fare acquisire ai partecipanti l’insieme di conoscenze, competenze e abilità di base necessarie per ricercare attivamente un impiego ed essere in grado di stare nei contesti e nelle organizzazioni di lavoro. Strutturati in piccoli gruppi di 6-14 persone, sono replicabili in più edizioni a seconda delle richieste in funzione di quanto effettivamente necessario per rispondere ai fabbisogni dei partecipanti, e prevedono il rilascio di un attestato di frequenza al termine delle lezioni.

Con l’approvazione, da parte della Giunta regionale, della graduatoria del bando aperto lo scorso ottobre e rivolto agli Enti di formazione accreditati, sono stati individuati 18 progetti (due per provincia), che saranno avviati nei prossimi mesi. Ciascun progetto comprende una serie di corsi, che vanno appunto dall’insegnamento delle lingue, all’informatica, alle competenze trasversali.

Approvata dalla Giunta anche la ripartizione delle risorse, così suddivise per ambito territoriale: Bologna 1 milione 221mila euro; Ferrara 585.060 euro; Forlì-Cesena 548.950; Modena 934.160; Parma 591.500; Piacenza 394.760; Ravenna 600.520; Reggio Emilia 605.910; Rimini 517.840. 

Le azioni formative sono state progettate e saranno realizzate dagli Enti di formazione accreditati; potenziali destinatari sono persone non occupate che hanno assolto l’obbligo d’istruzione e che, per l’inserimento lavorativo, necessitano di azioni formative per ridurre il divario tra le competenze richieste dalle imprese e quelle possedute.

corsi disponibili, suddivisi per ambito provinciale, possono essere consultati sul sito internet Formazione e lavoro della Regione; per avere indicazioni dettagliate sull’articolazione delle singole attività formative occorre rivolgersi all’Ente di formazione titolare del percorso.

Tirocini, l’Emilia-Romagna ha una nuova legge: si rafforzano le tutele, aumentano i controlli

Più tutele per il tirocinante, un controllo preventivo e sistematico della regolarità del tirocinio prima dell’avvio, una durata massima di 6 mesi per tutti i tirocini ad eccezione di quelli rivolti a persone in condizioni di svantaggio (12 mesi) e a persone con disabilità (24 mesi); e ancora, un costante monitoraggio anche qualitativo dei percorsi attivati, più verifiche e sanzioni mirate per contrastare gli abusi.

L’Emilia-Romagna ha una nuova legge che regolamenta i tirocini: il testo, definito dalla Giunta regionale con il coinvolgimento delle parti sociali, è stato approvato oggi dall’Assemblea legislativa. La nuova normativa entrerà in vigore l’1 luglio 2019 per consentire ai molteplici soggetti promotori del tirocinio (enti di formazione accreditati, enti accreditati per le politiche attive del lavoro, consulenti del lavoro, scuole, Università, Comuni) e alle aziende che ospitano i tirocinanti di sperimentare il nuovo sistema informativo e le nuove modalità di autorizzazione preventiva.

Le novità introdotte 
Superando la distinzione precedente tra tirocini formativi e di orientamento e tirocini di inserimento o reinserimento al lavoro, la legge prevede una durata massima di 6 mesi per tutti i tirocini (in Emilia-Romagna la durata media di un tirocinio è di 168 giorni). Per quelli rivolti a persone in condizioni di svantaggio viene confermata la durata di 12 mesi, che sale fino a 24 mesi nel caso di persone con disabilità. L’indennità minima viene confermata in 450 euro mensili per tutti i tirocinanti.

Per tutelare il tirocinante garantendo la correttezza e la conformità del percorso alla normativa, è introdotto unsistema di autorizzazione preventiva e tempestiva, che deve essere rilasciata dall’Agenzia per il Lavoro entro 10 giorni dal recepimento della documentazione. Per valorizzarne la valenza formativa, la legge conferma come riferimento del progetto formativo individuale il Sistema regionale delle Qualifiche. 

Viene ribadito il divieto per i soggetti ospitanti di realizzare più di un tirocinio con lo stesso tirocinante, di ospitare tirocinanti che abbiano già lavorato nei due anni precedenti presso la stessa realtà con qualunque forma contrattuale e di utilizzare i tirocinanti per attività non coerenti con gli obiettivi formativi previsti.

Vengono poi espressamente introdotti e precisati ulteriori vincoli, a partire dal divieto di sostituire con i tirocinanti il personale in malattia, maternità, ferie o in sciopero, e i lavoratori in momenti di picco delle attività.

Per poter ospitare un tirocinante rimane l’obbligo di non aver effettuato licenziamenti nei 12 mesi precedentil’attivazione del tirocinio, salvo quelli per giusta causa o giustificato motivo oggettivo, e di non usufruire della Cassa integrazione per attività equivalenti a quelle del tirocinio nella stessa unità operativa.

Per qualificare il percorso, viene introdotto un limite al numero di tirocinanti, che possono essere seguiti contemporaneamente sia dal tutore del soggetto promotore del tirocinio sia da quello individuato dal soggetto ospitante.

Monitoraggio, vigilanza e sanzioni
L’Agenzia regionale per il Lavoro dell’Emilia-Romagna già realizza un monitoraggio delle caratteristiche dei tirocinanti e degli inserimenti lavorativi successivi al tirocinio. La nuova legge prevede che la Giunta regionale, in stretta integrazione con l’Ispettorato del Lavoro con cui è prevista la sottoscrizione di un protocollo d’intesa, individui eprogrammi attività di controllo e riceva tempestiva informazione sugli accertamenti ispettivi realizzati, anche per introdurre ulteriori interventi di carattere regolativo.

Viene anche precisato e strutturato l’impianto sanzionatorio della normativa attuale. Rispetto alla legge precedente, viene eliminata la sanzione pecuniaria per violazione dell’obbligo di invio di progetto formativo e convenzione prima dell’avvio del tirocinio, perché ora il tirocinio non può partire in assenza della documentazione necessaria. Vengono invece introdotte nuove sanzioni nei confronti di promotori e soggetti ospitanti che prevedono, in caso di violazioni, ildivieto di attivare ulteriori tirocini per un periodo che va dai 12 mesi fino all’interdizione permanente. Infine, viene introdotto un questionario di valutazione del percorso da parte del tirocinante.

I tirocini in Emilia-Romagna: dati 2018 
Nel 2018 la Regione ha autorizzato 29.378 tirocini; il 49,4% sono stati attivati a donne, il 50,6% a uomini. Per quanto riguarda l’età, 21.443 tirocini hanno riguardato giovani tra i 16 e i 29 anni, 6.753 persone tra i 30 e i 54 anni e 1.182 cittadini con più di 55 anni. Rispetto alla provenienza dei tirocinanti, dei 29.378 tirocini autorizzati nel 2018 dalla Regione, 1.758 (circa il 6%) sono stati realizzati da richiedenti asilo o titolari di protezione internazionale. 

Un programma politico non si inventa, si vive – la politica popolare da Sturzo a noi | Giovedì 21 febbraio

Giovedì 21 febbraio presso la Parrocchia di San Pellegrino (via Tassoni 2, Reggio Emilia) alle 20:45 si terrà l’iniziativa ”
Un programma politico non si inventa, si vive – la politica popolare da Sturzo a noi“.

A cent’anni dall’appello ai “Liberi e Forti”, una serata di riflessione per riscoprire un documento programmatico che si rivolge a ciascuno e a tutti, profondo dal punto di vista culturale e politico. L’Italia e l’Europa hanno ancora bisogno di persone “chiamate” alla libertà e alla responsabilità per una vita pubblica trasparente e corretta.

La serata, organizzata grazie al contributo dell’Associazione La Pira e Camposamarotto, vedrà la partecipazione dell’On. Flavia Piccoli Nardelli, Segretaria dell’Istituto Sturzo dal 1989 al 2013, e di Pierluigi Castagnetti. Introdurrà Don Giuseppe Dossetti.

Centri estivi, anche nel 2019 i contributi regionali per aiutare le famiglie a pagare la retta: quasi 340 euro per ogni figlio

L’estate è ancora lontana, ma non per quei genitoriche, lavorando e non potendo contare su aiuti esterni, hanno la necessità di organizzare la gestione dei propri figli nel periodo di chiusura delle scuole. 

Così, per il secondo annoconsecutivo, un aiuto concreto alle famiglie dell’Emilia-Romagna arriva dalla Regione, che ripropone anche per il 2019 i contributi per pagare la retta di frequenza di bambini e ragazzi ai Centri estivi. Dopo i 6 milioni di euro assegnati nel 2018altrettante risorse – provenienti dal Fondo sociale europeo – vengono stanziate quest’anno per consentire ai genitori di fronteggiare la spesa e favorire la massima partecipazione dei propri figli alle attività proposte: circa 13mila i ragazzi che la scorsa estate hanno potuto frequentare i Centri grazie ai contributi disponibili. 

E si rafforza il sostegno riconosciuto, che prevede fino a 336 euro (erano 210 nel 2018) per ogni figlio84 euro a settimana (contro i 70 precedenti), per un massimo di quattro settimane di frequenza (3 nel 2018). Potranno beneficiarne le famiglie residenti in Emilia-Romagna e composte da entrambi i genitori, o uno solo in caso di famiglie mono genitoriali, occupati e con un reddito Isee annuo entro i 28 mila euro. 

Confermato, quindi, dalla Giunta regionale il “Progetto per la conciliazione tempi cura lavoro: sostegno alle famiglie per la frequenza di centri estivi”, è stata già approvata la ripartizione delle risorse tra Comuni o Unioni di Comuni capofila di Distretto (l’ambito territoriale che comprende più Comuni associati per gestire i servizi sociali) sulla base della popolazione residente in età compresa tra 3 e 13 anni. A loro il compito di stilare l’elenco dei Centri aderenti al progetto. Per l’Emilia-Romagna si tratta di un’offerta molto varia, sia per l’ampia fascia d’età che copre, sia per la logistica: ci sono centri in città, al mare, in montagna, in palestra, al parco, che propongono molteplici attività: dal gioco alla scoperta della natura, dallo studio allo sport, fino ai laboratori teatrali. Vari anche gli orari di frequenza previsti: da qualche ora al giorno a intere settimane da trascorrere lontano dai genitori. 

L’assegnazione dei contributi

I Centri estivi possono essere pubblici (organizzati direttamente dai Comuni) o privati (associazioni, cooperative, parrocchie e altri Enti religiosi) “accreditati” dalla Regione perché in possesso dei requisiti stabiliti dalla direttiva sui centri estivi, emanata l’anno scorso. Tra i requisiti richiesti, quelli più significativi riguardano la presenza di un progetto educativo – sul quale informare adeguatamente le famiglie – e l’obbligo da parte del personale di presentare una dichiarazione che attesti l’assenza di condanne per abuso di minori, secondo quanto previsto dalla legge nazionale contro la pedopornografia.

Per quanto riguarda l’iter di compilazione dell’offerta alle famiglie, i Comuni entro il 30 maggio stileranno l’elenco dei Centri – gestiti direttamente dal Comune o, per quelli privati, individuati tramite bando – aderenti al progetto. Successivamente, i Comuni potranno ricevere le richieste di contributo: i genitori dovranno scegliere uno dei Centri inseriti nell’elenco comunale e la richiesta dovrà essere fatta contestualmente all’iscrizione, presentando la dichiarazione Isee. Spetta al Comune l’istruttoria, il controllo dei requisiti e la successiva compilazione della graduatoria delle famiglie individuate come possibili beneficiare del contributo, fino ad esaurimento della disponibilità finanziaria.  

Ripartizione delle risorse sul territorio

A livello territoriale, i 6 milioni ripartiti tra i Comuni capofila dei Distretti, in base al numero dei bambini residenti e in età compresa tra 3 e 13 anni (nati dall’1 gennaio 2006 al 31 dicembre 2016), prevedono: per Bologna 1,3 milioni di euro per 98.500 bambini; Modena 1 milione (74.483 bambini); Reggio Emilia 798 mila euro (59.391 bambini); Parma 606 mila euro (45.083 bambini); Forlì-Cesena 537 mila euro (39.977 bambini); Ravenna 509 mila euro (37.881 bambini); Rimini 466 mila euro (34.683 bambini); Ferrara 395 mila euro (29.382 bambini); Piacenza 368 mila euro (27.375 bambini).

I dati del primo anno di realizzazione del progetto

Nel 2018, primo anno di realizzazione del progetto, hanno aderito 314 Comuni. I Centri estivi che hanno partecipato alla sperimentazione sono stati 1.170 e 13.040 i bambini e ragazzi che hanno beneficiato dei contributi regionali.

Ecco gli ecobonus per i privati: dalla Regione fino a 3mila euro per chi passa a un’auto elettrica, ibrida, a metano o gpl

Fino a 3 mila euro di rimborso dalla Regione, più uno sconto minimo del 15% sul prezzo di listino da parte dei concessionari, per i cittadini che, in Emilia-Romagna, decideranno di cambiare la vecchia autovettura, più inquinante, compresi i diesel euro 4, e acquistare un nuovo modello abasso impatto ambientale o a zero emissioni, come nel caso delle auto elettriche.

È questa la nuova misura decisa dalla Giunta regionale per il contrasto a smog e polveri sottili provocate dal traffico su gomma. A partire dal 15 febbraio e fino al 24 maggio, per chi risiede in un Comune dell’Emilia-Romagna e ha un Isee familiare fino a 35mila euro l’anno sarà possibile chiedere online l’ecobonus, grazie al bando che mette a disposizione 5 milioni di euro per incentivare la sostituzione dei mezzi privati con autovetture di tipo “ecologico”: elettricheibride, a metano o a Gpl.

La misura si affianca alle altre già adottate per accelerare il rinnovo in chiave ecologica del parco mezzi circolante: dall’ecobonus fino a 10mila euro per la rottamazione dei veicoli commerciali diesel leggeri fino all’euro 4, attraverso il bando da quasi 4 milioni di euro aperto il 15 novembre scorso e tuttora disponibile, al contributo fino a 191 euro l’annoper tre anni, pari al costo del bollo auto per chi acquista un’auto ibrida nuova nel 2019. Misure confermate anche per quest’anno e che la Regione rilancia con l’obiettivo di contribuire al miglioramento della qualità dell’aria: imprese e cittadini possono infatti richiedere entrambi.

La richiesta di tutti e tre i tipi di ecobonus regionali può essere fatta nella sezione dedicata sul portale della Regione: http://www.regione.emilia-romagna.it/mobilitasostenibile.

Il nuovo bando è stato illustrato questa mattina a Bologna dal presidente della Giunta, Stefano Bonaccini, insieme agli assessori regionali all’Ambiente, Paola Gazzolo, e ai Trasporti, Raffaele Donini. Un incontro che è servito per fare il punto sugli interventi varati dalla Regione per incentivare la sostituzione da parte di privati e imprese degli autoveicoli a maggiore impatto ambientale con altri modelli a basse emissioni e, più in generale, per rilanciare la sfida della mobilità sostenibile.

Autobus gratis per gli abbonati ai treni regionali

Sfida della mobilità sostenibile che vede nell’integrazione tariffaria tra treno e bus una delle misure più importanti fra quelle varate dalla Regione: chi fa un abbonamento annuale o mensile al servizio ferroviario regionale, può infatti viaggiare gratis sugli autobus di 13 città dell’Emilia-Romagna, i nove comuni capoluogo più Carpi, Imola e Faenza. La Giunta regionale per questo investe 6 milioni di euro l’anno, e tuttora gli utenti possono richiederla e ottenerla (per informazioni e modalità, il riferimento è sempre la sezione web dedicata alla mobilità sostenibile). Oltre alle nuove App, Roger e Chiamatreno, con cui, online, è possibile acquistare i biglietti di treno e bus, pagare la sosta sulle strisce blu senza alcun sovraprezzo e calcolare il percorso treno/bus.

Duemila colonnine per la ricarica delle auto elettriche entro il 2020

Alle iniziative descritte, si aggiunge l’accordo sottoscritto nel settembre scorso dalla Regione con cinque tra le principali società fornitrici di energia che operano in regione per l’installazione entro il 2020 a loro spese di una rete pubblica di 1.500 colonnineper la ricarica delle auto elettriche nei punti nevralgici delle principali città dell’Emilia-Romagna.  Altre 500 colonnine saranno installate nel prossimo biennio dagli operatori privati grazie al cofinanziamento regionale attraverso i fondi del Piano nazionale infrastrutture ricarica elettrica (Pnire), per un investimento complessivo stimato intorno ai 18 milioni di euro.