Come si vota il 4 marzo

  • Si vota domenica 4 marzo, dalle ore 7.00 alle ore 23.00
  • Si vota per eleggere i componenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.
  • Possono votare per la Camera dei Deputati tutti i cittadini che hanno compiuto il 18° anno di età entro il giorno dell’elezione (cioè che siano nati prima del 4 marzo 2000) e siano iscritti nelle liste elettorali.
  • Possono votare per il Senato i cittadini che hanno compiuto il 25° anno di età entro il giorno dell’elezione (cioè che siano nati prima del 4 marzo 1993) e siano iscritti nelle liste elettorali.
  • Per votare occorre presentarsi al seggio con un documento di identità valido
    e con la “tessera elettorale” (chi l’avesse smarrita o avesse esaurito gli spazi dove apporre i timbri di partecipazione al voto, può richiederne copia all’Ufficio elettorale del Comune o del Quartiere).
  • Per votare si deve tracciare un segno sul simbolo del Partito Democratico. In questo modo il voto è validamente espresso anche per il candidato del collegio uninominale della Camera e del collegio uninominale del Senato.
  • ATTENZIONE: È vietato scrivere le preferenze. I nominativi dei candidati PD sono già stampati sulla scheda, accanto al simbolo.

 

FAC SIMILE SCHEDA CAMERA DEI DEPUTATI (Collegio di Scandiano)

 

FAC SIMILE SCHEDA SENATO DELLA REPUBBLICA (Collegio di Parma)

Inaugurato il Corpo C dell’Ospedale di Montecchio

Dopo quasi 13 anni di lavori, senza che fosse mai interrotta l’attività, sabato si è concluso un percorso di ristrutturazione complessiva dell’Ospedale Franchini costato 35 milioni di euro coperti per oltre il 92,5% dall’Ausl di Reggio Emilia.

Presenti all’evento anche i sindaci della Val d’Enza parmense, un segnale importante che conferma il ruolo di Montecchio come ospedale di prossimità anche per la provincia di Parma. Nel nostro paese la tutela della salute non conosce confini amministrativi e geografici.

Nel 2015 abbiamo inaugurato la casa della salute di Montecchio, sulla quale la Regione crede molto, un punto di riferimento costante, vicino, dove i cittadini possono essere assistiti e dove si concentrano professionisti e servizi. Un luogo che garantisce sia l’accoglienza che la continuità dell’assistenza, la gestione delle patologie croniche e il completamento dei principali percorsi diagnostici che non richiedono il ricorso all’ospedale. Un territorio, quello della Val d’Enza, che grazie alla casa della salute concentra in un unico edificio attività e servizi sanitari che originariamente erano distribuiti sul territorio distrettuale. La nuova sede consente una migliore integrazione tra i professionisti, altro aspetto non scontato e presente nel distretto è la multidisciplinarietà e la gestione integrata dei pazienti cronici, invalidi, anziani.

Quello inaugurato sabato è un intervento che ha riguardato 4 mila metri quadrati di superficie che ospitano pronto soccorso, attività ambulatoriali di tipo chirurgico e alta intensità di cura. Intervento costato 6 milioni di euro, somma che porta a 35 milioni gli investimenti fatti dall’Azienda sanitaria per l’ospedale di Montecchio a cui si aggiungono gli 8 milioni della Casa della Salute di Montecchio e altrettanti su quella di Sant’Ilario. Un territorio nel quale sono stati quindi investiti circa 50 milioni di euro. Tutto ciò garantendo l’equilibrio di bilancio.

Negli ultimi 20 anni si è investito su tutti e 5 gli ospedali della nostra provincia, con un impegno complessivo di 200 milioni di euro solo per quanto riguarda le risorse dell’AUSL. Agli interventi importanti sul Santa Maria con il CORE e il MIRE, si affiancano interventi sugli ospedali di prossimità (Correggio nel 2017, Montecchio oggi, in primavera sarà presentata la riqualificazione dell’ospedale di Guastalla), sulle case della salute e sui servizi territoriali.

Incentivi a chi sceglie l’auto ibrida: 191 euro per tre anni dalla Regione

La Regione Emilia-Romagna concede un contributo fino a un massimo di 191 euro (pari al costo del bollo medio) a ogni cittadino residente nel proprio territorio che nel 2018 acquista un’auto ibrida di prima immatricolazione, incentivo esteso alle annualità 2019 e 2020. Un contributo che verrà accreditato direttamente in seguito alla registrazione su una piattaforma web della Regione e che verrà esteso anche agli oltre 7mila residenti che hanno acquistato un’auto ibrida, sempre di prima immatricolazione, in Emilia-Romagna nel 2017.

Una scelta a favore della mobilità sostenibile che vuole premiare chi si affida a veicoli più ecologici e a basso impatto ambientale soprattutto negli spostamenti alle basse velocità caratteristici dei centri urbani, mezzi sempre più diffusi in Emilia-Romagna: dai 2.776 veicoli ibridi immatricolati nel 2015 in regione si è infatti passati ai 4.369(+57%) del 2016 e ai 7.056 del 2017 (+61% rispetto all’anno precedente).

La decisione della Regione arriva dopo l’esenzione dal bollo auto varata nel 2016 per chi acquistava l’auto ibrida quell’anno (per le annualità 2016-2017-2018), senza però che la misura potesse essere replicata l’anno successivo a causa dell’impossibilità normativa di portare a termine una revisione complessiva del bollo auto. Per questo motivo, nell’ultima seduta la Giunta regionale ha deciso di estendere la concessione del contributo di massimo 191 euro anche agli oltre 7 mila automobilisti che hanno acquistato e immatricolato un veicolo ibrido nel 2017.

Bandi aperti in Regione | Febbraio 2018

 

Abbattimento barriere architettoniche: rifinanziato con 180 milioni di € il Fondo nazionale

E’ stato reso ieri parere positivo dalla Conferenza Unificata alla proposta di riparto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, di 180 milioni di euro alle Regioni, per contribuire al superamento e all’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati.

La misura è stata voluta dal Governo inserendo nel Fondo Investimenti, previsto dalla legge di Bilancio 2017, il rifinanziamento della legge 13 del 9 gennaio 1989, “Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati”, che dal 2003 non veniva rifinanziata.

Questi fondi, molto attesi dalle Regioni e dai cittadini, coprono buona parte dei fabbisogni inevasi fino al 2017, segnalati negli ultimi mesi dalle Regioni al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Le Regioni ripartiranno a loro volta i finanziamenti ricevuti ai Comuni richiedenti per contribuire alle spese dei privati cittadini.

Il riparto dei 180 milioni è il seguente:

Abruzzo 4,4 milioni, Basilicata 15,2 milioni, Campania 13,5 milioni, Emilia-Romagna 29,3 milioni, Lazio 19,2 milioni, Liguria 275 mila euro, Lombardia 25,3 milioni, Marche 11,3 milioni, Molise 1,1 milioni, Piemonte 25,7 milioni, Puglia 4 milioni, Sardegna 3,2 milioni, Sicilia 4,4 milioni, Toscana 2,9 milioni, Umbria 11 milioni, Veneto 8,4 milioni.

Nelle proposte del Ministero Infrastrutture e Trasporti per il Fondo Investimenti di quest’anno sono stati richiesti ulteriori 160 milioni per i fabbisogni eccedenti, pari a circa 50 milioni, e per ulteriori fabbisogni. Dopo la firma, il decreto verrà pubblicato sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ed entrerà in vigore dopo quindici giorni da quella data.

 

COME FUNZIONA IL FONDO BARRIERE ARCHITETTONICHE

Le risorse sono destinate a finanziare interventi edilizi sia all’interno degli appartamenti sia nelle parti comuni dello stabile finalizzati al superamento o all’eliminazione delle barriere architettoniche che costituiscono un ostacolo ai portatori di menomazioni o di limitazioni funzionali permanenti.

Le richieste di contributo vanno presentate nel Comune dove è situato l’appartamento oggetto dell’intervento edilizio entro il 1° marzo di ogni anno (il termine definisce solo l’anno della graduatoria in cui rientrerà la domanda). Deve essere allegato il verbale di una Commissione pubblica di accertamento della invalidità (invalidità civile, handicap, Inail ecc.).

I Comuni trasmettono il fabbisogno alla Regione che ripartisce i finanziamenti disponibili e, successivamente, gli stessi Comuni provvedono a erogare i contributi agli aventi diritto.

Dal 1° marzo 2014 con una unica domanda è possibile entrare in due graduatorie:

  • la graduatoria nazionale finanziata dalla legge n. 13/1989;
  • la graduatoria regionale, istituita con la legge regionale n. 24/2001 e successive modificazioni e la delibera della Giunta regionale n. 171/2014.

Le graduatorie sono parallele:

  • nella nazionale (quella oggi finanziata) dove i fondi provengono dal bilancio statale, i criteri per la formazione della graduatoria sono la data di presentazione della domanda e la categoria di invalidità. Hanno la precedenza le domande degli invalidi totali con difficoltà di deambulazione;
  • nella regionale dove i fondi provengono dal bilancio regionale, i criteri per la formazione della graduatoria sono il valore del reddito ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) del nucleo familiare dell’invalido e la categoria di invalidità. Hanno la precedenza le domande degli invalidi totali con difficoltà di deambulazione.

Per accedere alle due graduatorie non sono previsti limiti reddituali.

In tour con Luigi Marattin

Ieri ho accompagnato Luigi Marattin, candidato Pd nel nostro collegio plurinominale, in un tour tra alcune belle realtà produttive reggiane: la Cerma di Vezzano sul Crostolo, la Grasselli Spa di Albinea, la Reggiana Riduttori di San Polo d’Enza e la Fratelli Francia di Quattro Castella.

Una giornata di confronto sulle azioni fatte in questi quattro anni di Governo, ma soprattutto sulle proposte concrete e realizzabili, che trovate nel nostro programma elettorale, per proseguire il sostegno verso le imprese:

– Ridurre il cuneo contributivo di 4 punti in 4 anni (dal 33% al 29%). Il lavoro a tempo indeterminato vale di più quindi deve costare meno.

– Le imprese pagano ancora troppe tasse. La nostra proposta è quella di ridurre ulteriormente l’Ires fino al 22%: uno dei livelli più bassi in tutta Europa

– Aumentare la deducibilità dell’IMU per imprese e artigiani portandola al 100% in 5 anni

– Estendere i PIR anche oltre l’attuale perimetro di legge per consentire alle piccole imprese innovative di competere di più e valorizzare il risparmio italiano

– Istituire uno strumento di formazione personale per un monte ore complessivo minimo iniziale di 150 ore: formazione permanente e capitale umano

– Estendere la dichiarazione precompilata (opzionale) anche ai lavoratori autonomi e ai piccoli imprenditori

– Rafforzare il piano impresa 4.0 rendendo stabile e strutturale il credito di imposta alla ricerca e sviluppo prevedendo una riduzione graduale dell’iper ammortamento per poi introdurre strutturalmente un’accelerazione della deducibilità fiscale degli investimenti produttivi. Chi investe sul futuro deve poter dedurre più velocemente i costi.

– Introdurre una “patente fiscale” a punti, uno strumento che permette di premiare gli imprenditori onesti, che pagano le tasse senza evadere

Qua potete trovare il programma PD: bit.ly/programmaPD

La salute a portata di mouse: nuove funzioni per il Fascicolo sanitario elettronico

Arrivano nuove funzioni per il Fascicolo sanitario elettronico, lo strumento che permette di raccogliere tutta la storia clinica e sanitaria di una persona – dai referti delle visite alle prescrizioni farmaceutiche – e di accedere on line a tanti servizi, come, ad esempio, la prenotazione e il pagamento di un esame.

Da mercoledì 14 febbraio i cittadini avranno tre ulteriori opportunità. Attraverso la funzione “Stampa del libretto sanitario” potranno consultare il proprio libretto, comprese le esenzioni riconosciute (per patologia o per condizione, quindi fascia di reddito o esenzioni specifiche previste per le zone colpite dal terremoto del 2012). Cambiare medico: cliccando su “Cambio del Medico di medicina generale e Pediatri di libera scelta” il sistema, verificata la disponibilità di posti, procede con la modifica richiesta. Infine, con la funzione “Autocertificazione della fascia di reddito”, si potrà effettuare o modificare l’autocertificazione del proprio reddito, e verificare la correttezza della registrazione mantenendo memoria dello storico.

Funzionalità che possono essere utilizzate anche per il Fascicolo sanitario elettronico dei propri figli e di coloro di cui si è ricevuta la delega, come ad esempio un genitore anziano. E che sono state introdotte dall’assessorato regionale alle Politiche per la salute per semplificare ulteriormente le procedure di accesso alla sanità, permettendo ai cittadini di risparmiare tempo e di raccogliere in un unico posto, cioè sul web, tantissimi dati. In Emilia-Romagna sono 424.834 i fascicoli attivati, così suddivisi per Azienda sanitariaBologna 136.305; Piacenza 14.151; Imola 23.024; Reggio Emilia 40.165; Parma 44.295; Ferrara 43.390; Modena 50.081; Romagna73.423.

Rimane, tuttavia, uno strumento ancora poco sfruttato, nonostante la sua grande utilità sia per i medici sia per i cittadini, che con un semplice clic hanno a portata di mano – ovunque e con qualsiasi strumento, computer, tablet o smartphone – tutta la propria storia clinica, in forma protetta e riservata, o quella dei propri bambini, a partire dalla situazione vaccinale. E proprio per favorirne la conoscenza e la diffusione, nei mesi scorsi la Regione ha avviato una campagna di comunicazione pensata anche per i social media.

Sì dell’Aula, via libera a firmare per la maggiore autonomia dell’Emilia-Romagna

Il presidente della Regione ha ricevuto dall’Assemblea legislativa il mandato a sottoscrivere con il Governo l’Intesa-Quadroper la concessione di una maggior autonomia dell’Emilia-Romagna, oltre all’autorizzazione a proseguire il negoziato con l’Esecutivo nazionale che si insedierà dopo le elezioni del 4 marzo su ulteriori materie da gestire direttamente.

Il mandato è contenuto in una specifica risoluzione, approvata dall’Aula senza nessun voto contrario, al termine di una comunicazione della Giunta regionale che ha fatto il punto sul confronto portato avanti in questi mesi con il Governo sulla richiesta di maggiore autonomia, sulla base dell’articolo 116 della Costituzione, anche sulla base delle indicazioni fornite dalla stessa Assemblea e da tutte le rappresentanze economico, sociali e istituzionali firmatarie del Patto per il lavoro.

Il presidente della Giunta ha ribadito la portata storica di un accordo che verrebbe sottoscritto per la prima volta in Italia, a beneficio di un territorio virtuoso e di una Regione con i conti in ordine. Si è poi detto soddisfatto del voto dell’Assemblea legislativa, che, pur nelle differenze, ha portato a sintesi la volontà comune di rendere l’Emilia-Romagna una regione ancor più competitiva e di rafforzare, e sostenere con ulteriori strumenti, la crescita economica oggi in atto. Per queste ragioni, la firma dell’Intesa-quadro con il Governo non dividerà, rappresenta anzi una proposta chiara che unisce in quanto ha unito il lavoro di tutti, portato avanti con i Gruppi in Assemblea legislativa e con le parti sociali e la società regionale nel Patto per il Lavoro.

Il via libera di oggi segna per l’Emilia-Romagna una tappa fondamentale del percorso avviato dopo la dichiarazione di intenti del 18 ottobre scorso firmata dallo stesso presidente della Regione col presidente del Consiglio, che diede inizio formale al negoziato il 9 novembre successivo.

L’intesa potrà essere integrata e completata prima della definitiva presentazione di un disegno di legge del Governo alle Camere e la conseguente approvazione della legge sulla maggiore autonomia ai sensi dell’articolo 116, comma terzo, della Costituzione. I suoi contenuti potranno essere estesi a ulteriori materie individuate negli atti di indirizzo approvati dai rispettivi organi assembleari.

Il mandato consente quindi al presidente della Regione di concludere questa prima fase con la sottoscrizione di un’Intesa-Quadro che, dopo una premessa di carattere generale, definisce i criteri per la quantificazione delle risorse finanziarie connesse all’attribuzione di maggiori competenze legislative e amministrative differenziate nonché le quattro aree strategiche – politiche del lavoro; istruzione; tutela dell’ambiente e dell’ecosistema; salute – in cui rientrano le 12 materie di cui la Regione chiede la gestione diretta: rapporti internazionali e con l’Unione Europea delle Regioni; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche; commercio con l’estero; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; governo del territorio; protezione civile; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; tutela della salute; norme generali sull’istruzione; tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali; giustizia di pace.

Alle quattro aree strategiche si accompagnano poi il coordinamento della finanza pubblica, la partecipazione allaformazione e all’attuazione del diritto dell’Unione Europeanonché alla governance istituzionale.

Per quanto riguarda le risorse, l’intesa punta all’individuazione di criteri e parametri, anche inediti, per l’attribuzione di tutte le risorse umane, finanziarie e strumentali necessarie ad implementare politiche nuove su base territoriale. Si potrà quindi fare ricorso a meccanismi di compartecipazione, o riserva di aliquotaal gettito dei tributi erariali maturati sul territorio regionale, ovvero al criterio dei così detti fabbisogni standard.

Politiche del Lavoro.
 Politiche attive per il lavoro, per favorire l’occupazione, e politiche passive, per integrare gli attuali ammortizzatori sociali; aumentare la vigilanza, attraverso i servizi dell’ispettorati del lavoro territoriale; sistema regionale della formazione e dell’istruzione tecnica che porti a un numero annuo di diplomati molto superiore rispetto a oggi e in grado di soddisfare le esigenze del sistema produttivo regionale. In particolare, è richiesta l’autonomia, attraverso l’Agenzia regionale per il Lavoro, di ridefinire ulteriori servizi rivolti a particolari target di utenti e ai diversi obiettivi occupazionali, quali il lavoro autonomo e l’avvio di impresa.
Istruzione. Si prevede una disciplina di programmazione dell’offerta di istruzione, di attribuzione alle autonomie educative degli organici, nel rispetto della competenza statale delle dotazioni organiche complessive. Previsto un sistema integrato Istruzione professionale e Istruzione e formazione professionale e la disciplina in merito all’Istruzione tecnica superiore e all’assetto organizzativo delle Fondazioni Its. Sul versante dell’Università si punta a una offerta di istruzione universitaria professionalizzante e all’offerta formativa post laurea per la ricerca anche qualificando delle strutture educative e del diritto allo studio.
Salute. Si vuole rendere più flessibile e funzionale l’assetto organizzativo delle strutture sanitarie garantendo la capacità di gestione dei vari capitoli di spesa senza vincoli specifici sulle singole macro voci (ad esempio, la spesa sul personale). Sarà possibile definire misure volte a garantire una più equa accessibilità ai servizi da parte dei cittadini anche rideterminando tariffe, modalità di rimborso, di remunerazione e di compartecipazione solo per gli assistiti residenti nella Regione. Tale modulazione terrà conto delle diverse fasce di reddito, delle diverse fasce di età, della composizione del nucleo familiare e di altre particolari necessità di tutela, nel quadro della disciplina dell’Isee (Indice situazione economica equivalente). Sul sistema di governance delle Aziende sanitarie, si punta il riconoscimento della potestà di modificare gli assetti delle Aziende o degli enti del Servizio sanitario regionale, per garantire maggiore integrazione tra le aziende stesse oltre che una migliore modalità di erogazione delle prestazioni. Infine, la definizione di un programma pluriennale di investimenti in edilizia sanitaria.
Ambiente. Gli obiettivi della proposta puntano al riconoscimento in capo alla Regione della potestà legislativa su norme di dettaglio e semplificazione per la prevenzione del dissesto territoriale, nonché a disciplinare l’organizzazione delle funzioni amministrative assegnate alla Regione stessa. La priorità è poter disporre di strumenti amministrativi e programmatori, piuttosto che normativi, per conseguire elevati livelli di tutela ambientale in una logica di azione continua e pluriennale. Inoltre, alla Regione, sulla base di specifiche esigenze riferibili al proprio territorio, sarà consentito di proporre al Governo l’adozione di regolamenti e di atti amministrativi generali di competenza dello Stato o di organi ed enti di livello statale.

Vaccini, in Emilia-Romagna copertura oltre il 97% per i bambini nati nel 2016

Una copertura complessiva che tocca il 97,1%. È quella raggiunta in Emilia-Romagna, al 31 dicembre 2017tra i bambini nati nel 2016, per la vaccinazione contro difteritetetanopoliomielite ed epatite B, a poco più di un anno dall’approvazione (novembre 2016) della legge regionale che ne ha introdotto l’obbligatorietà per l’iscrizione al nido. Era al 94,4% nel 2015. Arriva al 97%anche la copertura per l’emofilo di tipo B, di poco superiore quella perla pertosse (97,3%), entrambe rese obbligatorie dalla legge nazionale; raggiunge quota 96,3% pure il vaccino contro lo pneumococco (non obbligatorio, ma solo raccomandato).

Sono questi i dati che riguardano le coperture al 12^ mese, i primi bambini ad essere interessati sia dalla normativa regionale, sia da quella nazionale. Anche prendendo in considerazione il ciclo completo (3 dosi al 24^ mese), per i bambini nati nel 2015, le coperture sfiorano comunque il 95%, la soglia di sicurezza indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Bene anche la vaccinazione (che può essere effettuata solo nel secondo anno di vita) contro morbillo-parotite-rosolia, introdotta dalla legge nazionale e arrivata a quota 91,1% (era ferma all’87,2% in dicembre 2016), che assieme al meningococco di tipo C (passato dall’87,7% del 2016 al 91,6% del 2017) mette a segno la crescita più alta: +3,9 punti percentuali. L’aumento complessivo a livello regionale va, quindi, da un minimo di +1,5 a +3,9 punti percentuali a seconda del tipo di vaccino. In generale, le coperture vaccinali sono tornate ben sopra i valori degli scorsi anni, quando per la prima volta si scese – era il 2014 – sotto il 95%, facendo registrare minimi poco superiori all’87% in alcune zone dell’Emilia-Romagna.

Numeri illustrati oggi nella sede della Regione, a Bologna, dal presidente della Giunta e dall’assessore alle Politiche per la salute che hanno espresso soddisfazione per i risultati ottenuti, evidenziando come l’aver giocato d’anticipo – con una legge che ha fatto da apripista a quella nazionale – abbia avvantaggiato l’Emilia-Romagna. A tutela della salute pubblica e soprattutto dei bambini più piccoli, fragili e indifesi. Ma sottolineando, al tempo stesso, la necessità di confermare e consolidare nel tempo questi dati, redendoli strutturali.

Coperture nati 2016, per provincia

Sulla base dei dati inviati dalle singole Ausl, il Servizio Prevenzione collettiva e Sanità pubblica dell’assessorato regionale alle Politiche per la salute ha elaborato i dati di copertura (al 31 dicembre 2017) per i bambini nati nel 2016, confrontandoli con gli anni precedenti. La copertura della vaccinazione contro difteritetetanopoliomielite ed epatite B nel 2015 era ferma al 94,4%; si è alzata al 95,8% nel 2016 ed ha raggiunto il 97,1% nel 2017, con punte particolarmente alte a Ferrara (98,8%), Parma (98,6%) e Imola (98,4%). Dati in crescita in tutte le province, anche in Romagna, che pur confermandosi l’area con la copertura più bassa, nel 2017 oltrepassa la soglia di sicurezza, toccando il 95,8% (era al 91,2% nel 2015 e al 93,8% nel 2016), ma con differenze marcate tra Ravenna (dove le coperture sono tra le più alte in regione: 98%) e Rimini, con le percentuali più basse (93,2%). La copertura contro lo pneumococco è, a livello regionale, al 96,3%; quella contro l’emofilo b al 97,0%, quella contro la pertosse al 97,3%. (vedi tabella allegata)

La scadenza del 10 marzo

La conferenza stampa anche per fare il punto su scadenze e procedure. In Emilia-Romagna tutti i minori da 1 a 16 anni che risultavano non in regola con il calendario vaccinale (anche solo per un richiamo di uno dei 10 vaccini obbligatori), hanno ricevuto dalle Aziende sanitarie una lettera con l’appuntamento fissato. Quindi tutti hanno avviato un percorso di recupero, secondo l’iter previsto dalla legge, e i recuperi sono in forte crescita, in particolare nella fascia d’età 1-6 anni. Pertanto, solo a fine anno scolastico si avrà il quadro completo dei minori non ancora in regola. Per quanto riguarda la scadenza del 10 marzo, la legge nazionale, e le successive circolari, stabiliscono chiaramente che vale solo per coloro che hanno presentato un’autocertificazione nei termini previsti l’anno passato, cioè 11 settembre 2017 per nidi e materne e 31 ottobre 2017 per la scuola dell’obbligo. I genitori che abbiano autocertificato lo stato vaccinale dei figli oppure autocertificato di aver richiesto un appuntamento, dovranno esibire il certificato vaccinale o l’appuntamento rilasciato dall’Ausl. Il 10 marzo, pertanto, non è la data di scadenza per controllare lo stato vaccinale e interrompere la frequenza, in quanto tutti i minori non ancora in regola sono in carico alle Ausl con il percorso di recupero già avviato.