2,5 milioni per eliminare le barriere architettoniche da case e edifici privati: accolte tutte le richieste

Abbattere uno scalino insuperabile, allargare una porta troppo stretta per il passaggio della carrozzina, rifare un bagno per adattarlo alle esigenze di chi ha difficoltà a muoversi, realizzare un montascale o un ascensore in stabili che ne sono privi.

Sono alcuni degli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche realizzati grazie alle risorse stanziate dalla Regione Emilia-Romagna per il 2019oltre 2,5 milioni di euro per finanziare opere già eseguite per migliorare l’accessibilità di edifici e abitazioni private.

Contributi previsti dalla Giunta, che ne ha approvato la ripartizione su tutto il territorio regionale, da Piacenza a Rimini, con un preciso obiettivo: favorire l’autonomia e la vita sociale delle persone con disabilitàcontrastando il rischio di isolamento a cui sono esposte.
Le risorse provengono dal Fondo regionale per il superamento delle barriere architettoniche, istituito con una legge regionale nel 2013, e vengono destinate a Comuni e Unioni di Comuni; sarà lo stesso Comune ad assegnarle ai cittadini e alle famiglie residenti che ne hanno fatto richiesta. Uno stanziamento che permetterà di soddisfare il 100% delle richieste: complessivamente 675, che riguardano 487 casi di invalidità totale e 188 di invalidità parziale.

Nel dettaglio, dal 2015 la Regione ha destinato 10 milioni di euro per l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici e nelle abitazioni private e 13 per il programma di miglioramento dell’accessibilità di edifici e alloggi pubblici, 4 dei quali all’installazione di ascensori.

Interventi finanziabili

Gli interventi ammessi al contributo sono opere edilizie per l’eliminazione delle barriere fisiche (adattamento dei servizi igienici, allargamento delle porte, eliminazione di gradini all’interno dell’abitazione), l’installazione di attrezzature per il superamento dei dislivelli (ascensori, montascale, pedane elevatrici) e per la sicurezza e fruibilità degli spazi (predisposizione di videocitofoni e sistemi di automazione per porte e cancelli).

Attività motoria ed eventi sportivi in Emilia-Romagna, stanziati 218mila € nel reggiano

In Emilia-Romagna vince lo sport, volàno di sviluppo per l’intero sistema territoriale: la Regione conferma le risorse assegnate nel 2018 (già aumentate del 60% rispetto al 2017) per la promozione della pratica motoria e l’organizzazione di eventi sportivi in tutta l’Emilia-Romagna.

Le graduatorie dei due bandi per il 2019 rendono disponibili 2 milioni e 743 mila euro per 125 eventi (79 di rilevanza sovraregionale e 46 di livello regionale) e 65 progetti sportivi.

Con il primo bando la Regione ha valorizzato e sostenuto lo straordinario patrimonio di capacità organizzative, partecipazione attiva, socializzazione espresso dalle tantissime associazioni e istituzioni pubbliche che, col loro impegno, hanno portato alla realizzazione di centinaia di eventi sportivi. Manifestazioni che, in misura sempre crescente, rappresentano un’occasione di sviluppo per il territorio con positive ricadute sul turismo e, conseguentemente, sull’economia regionale.

Per la promozione della pratica motoria e sportiva, la Regione ha attribuito contributi a progetti di ampio respiro temporale, caratterizzati dalla collaborazione fra enti pubblici, associazioni, istituzioni scolastiche, aziende Usl e finalizzati al miglioramento del benessere fisico, psichico e sociale della persona. L’attività motoria e sportiva si conferma infatti un mezzo efficace di prevenzione, mantenimento e recupero della salute e uno strumento di integrazione sociale.

Nel dettaglio, oltre 2 milioni di euro saranno destinati a eventi e manifestazioni sportive e quasi 757 mila euro alla realizzazione di progetti relativi all’attività motoria e sportiva. La percentuale delle domande finanziate rispetto a quelle pervenute rimane invariata rispetto allo scorso anno: 51,49% nel 2019 contro il 51,76% del 2018: 190 complessivamente quelle finanziate. Tale stanziamento ha determinato un aumento del contributo medio, rispetto al 2018 e per tutte le iniziative sportive, di circa 1000 euro.

I due avvisi pubblici hanno riscosso notevole successo in termini di partecipazione con 369 domande pervenute (239 per gli eventi sportivi, di cui 149 per quelli a rilevanza sovraregionale e 90 a rilevanza regionale; 130 per i progetti).

Rispetto alla percentuale media del 51,49% delle domande finanziate rispetto a quelle pervenute, la provincia di Bologna ha ottenuto il numero più alto di richieste accolte (57,95%) seguita da Ferrara (57,89%). Poi, con valori sempre sopra alla media ma leggermente più bassi, Rimini, Reggio Emilia e Ravenna seguite da Piacenza eModena, quindi Forlì e Ravenna con una media dal 45 al 42%.

Per quel che riguarda invece la ripartizione delle risorse, la provincia di Reggio Emilia ha ottenuto 218mila euro di contributi.

I progetti reggiani finanziati:

Progetti di Promozione Sportiva:
– COMUNE DI CORREGGIO – A SCUOLA DI BENESSERE CON LO SPORT – 4.867,50
– POLISPORTIVA L’ARENA A.S.D. MONTECCHIO EMILIA – 3 S = SALUTE SCUOLA E SPORT – 20.000,00
– TEAM BIKE LORENZO GRUZZA SOCIETÀ SPORTIVA DILETTANTISTICA A RESPONSABILITÀ LIMITATA MONTECCHIO EMILIA – TE’ NEL BOSCO – 12.000,00
– ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA COOPERATORI REGGIO EMILIA – PEDALA IN SICUREZZA E ADOTTA LO SPORT COME STILE DI VITA – 9.151,20
– CENTRO SPORTIVO ITALIANO COMITATO PROVINCIALE DI REGGIO EMILIA – IL TERZO TEMPO – 10.350,00
– “DAR VOCE” – ALL INCLUSIVE SPORT – ALLENARE ALL’INCLUSIONE – 12.000,00
– A.S.D. G.A.S.T ONLUS REGGIO EMILIA – GASTOUTDOOR TWELVE – 11.949,0
– ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE “SDT – SCUOLA DI TIFO” REGGIO EMILIA – PROGETTO SCUOLA DI TIFO – 7.125,00
– UNIONE SPORTIVA SANTOS 1948 A.S.D. – #GROWTOGETHER – 11.550,00

Eventi di rilevanza sovraregionale:
– A.S.D. “CELTIC BOYS PRATINA 2016” CAVRIAGO – LA PARTITA DEL “SECOLO” – 19.800,00
– ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA COOPERATORI REGGIO EMILIA – GRANFONDO MATILDICA TERRE DI LAMBRUSCO E PARMIGIANO REGGIANO – CICLOTURISTICA ED HANDBIKE – 16.385,00
– TRICOLORE SPORT MARATHON A.S.D. – 24^ MARATONA DI REGGIO EMILIA – CITTA’ DEL TRICOLORE – 22.500,00
– APPENNINO VOLLEY TEAM S.C.S.D. TOANO – CASTELNOVO NE’ MONTI VOLLEY CUP 2019 – UNDER 16 E UNDER 14 – 7.849,00

Eventi di rilevanza regionale:
– ASSOCIAZIONE SPORTIVA DECO CORREGGIO – OLTREMODOLTRE – L’IN(M)PERFEZIONE – 12.150,00
– CENTRO SPORTIVO ITALIANO COMITATO PROVINCIALE DI REGGIO EMILIA – TORNEO DELLA MONTAGNA – 22.500,00
– UNIONE SPORTIVA SANTOS 1948 A.S.D. – TORNEO TELEFONO AZZURRO – 10.350,00

L’impegno della Regione per lo sport

In Emilia-Romagna sono circa 1,8 milioni le persone che praticano nel tempo libero uno o più sport, pari al 41,9% della popolazione. Una propensione alla pratica sportiva superiore al dato medio nazionale (34,8%). E che sale ulteriormente se si considerano anche le persone che praticano solo qualche attività fisica, come fare passeggiate o andare in bicicletta (68% contro il 61%).

Per il triennio 2018-2020, la Regione ha stanziato 6,75 milioni di euro, destinandoli alla promozione della pratica sportiva: il 60% in più rispetto al triennio precedente.

Per riqualificare 141 impianti presenti in tanti comuni, la Regione ha varato il più grande piano di investimento nell’impiantistica sportiva che l’Emilia-Romagna abbia mai conosciuto. Arrivano a 38,6 milioni di euro i finanziamenti: 20 milioni derivanti dai Fondi di sviluppo e coesione e 18,6 da risorse regionali. Un’operazione inedita per quantità e qualità degli interventi, che mobiliterà investimenti per oltre 100 milioni di euro. Risorse destinate a rinnovare campi da gioco, palazzetti, spazi polivalenti, piscine, palestre scolastiche e non, oltre alla realizzazione di nuove strutture. Tra gli interventi previsti anche quelli di miglioramento antisismico, riqualificazione energetica e abbattimento delle barriere architettoniche. Dall’inizio della legislatura i finanziamenti ammontano a 43,7 milioni.
L’edizione 2019 del Giro d’Italia, con Bologna città della “grande partenza” della competizione, insieme a Riccione, Ravenna, Modena, Carpi è solo l’ultimo in ordine di tempo dei grandi eventi che in questa legislatura si sono svolti nei territori attraversati dalla via Emilia, grazie anche al sostegno della Regione. Lo sport, infatti, è anche una straordinaria occasione di valorizzazione del territorio e di attrazione turistica.

Sanità, a fianco delle pazienti oncologiche: dalla Regione un contributo di 400 euro per acquistare una parrucca

Perdere i capelli durante le cure antitumorali significa aggiungere sofferenza a un dolore già immenso. E accrescere la propria fragilità, l’emotività, il disagio nel rapporto con gli altri. 
Per questo, la Giunta regionale dell’Emilia-Romagna ha deciso di essere a fianco delle donne che attraversano questa difficile fase della loro vita. 
E lo fa disponendo l’erogazione, a carico del Servizio sanitario regionale, di un contributo di 400 euro per l’acquisto di parrucche da parte delle pazienti che perdono i capelli in seguito a trattamenti chemioterapici o radioterapici per la cura di patologie oncologiche. Il contributo verrà assegnato una tantum, indipendentemente dall’Isee e dalla situazione reddituale della paziente.

Il contributo: come funzionaVerrà concesso a donne in cura residenti in Emilia-Romagna dove, quest’anno, sono circa 3.400 le pazienti oncologiche con possibile alopecia da chemio o radioterapia. 
Le richieste di contributo dovranno essere indirizzate all’Azienda Usl di residenza, utilizzando la modulistica e gli eventuali indirizzi operativi che verranno definiti dalla Direzione generale Cura della Persona, Salute e Welfare dell’assessorato regionale alle Politiche per la salute entro un mese circa a partire da oggi. 
Le pazienti dovranno allegare il certificato che attesti la patologia neoplastica e l’alopecia verificatasi in seguito a trattamenti radioterapici o chemioterapici, insieme alla ricevuta di avvenuto pagamento per l’acquisto della parrucca (fattura o scontrino recante il codice fiscale del paziente che presenta la domanda) posteriore alla data di entrata in vigore del provvedimento stabilito dalla Giunta. 
Sarà l’Azienda Usl, una volta verificata la regolarità della documentazione presentata, ad accogliere le domande ammissibili e a concedere il contributo richiesto, rendicontando alla Direzione generale dell’assessorato.

La Regione investe 6,8 milioni per produrre energia “verde” da scarti e sottoprodotti agricoli

Nuove opportunità di crescita per le aziende agricole e benefici per l’ambiente con l’energia verde generata da risorse naturali come acqua, sole, aria o dai sottoprodotti e scarti delle produzioni agricole e agroalimentari. 
E’ l’occasione offerta alle imprese agricoledell’Emilia-Romagna con il bando regionale, il secondo previsto dal Psr 2014-2020, che mette a disposizione oltre 6,8 milioni di euro. 
Obiettivo del bando è diversificare le attività agricole, con un’attenzione forte all’agricoltura sostenibile e alla riduzione del consumo di combustibili fossili: i finanziamenti andranno infatti a beneficio di aziende agricole che si impegnano a realizzare impianti per la produzione, la distribuzione e la vendita di energia e/o calore.  
Per quanto riguarda le bioenergie, non potranno essere utilizzate colture dedicate ma solo scarti e sottoprodotti agricoli in un’ottica di economica circolare.

Cosa prevede il bando 

Tra i diversi interventi è previsto il finanziamento di caldaie alimentate a biomassa legnosa, sotto forma di cippato o pellets; impianti per produzione di biogas dai quali ricavare energia termica e elettrica o biometano; impianti che sfruttano altre fonti di energia rinnovabile come quella eolica, solare, idro-elettrica. 
Inoltre, è possibile realizzare impianti per ricavare pellets e combustibili da materiale vegetale proveniente da scarti e sottoprodotti agricoli e forestali, piccole reti per la distribuzione dell’energia e impianti “intelligenti” per lo stoccaggio dell’energia al servizio delle centrali o dei microimpianti realizzati. Sono esclusi dal finanziamento gli impianti fotovoltaici realizzati a terra. 
Indipendentemente dal tipo di produzione, gli impianti dovranno avere potenze pari ad un massimo di 1 Mega watt elettrico o 3 Mega watt termici. Dovranno inoltre essere dimensionati per produrre energia elettrica o calorica in quantità superiore ai consumi aziendali così da poter essere venduta o ceduta a terzi. 
La materia prima che alimenterà le strutture, dovrà provenire dall’azienda stessa o da altre del territorio unite da un accordo di filiera, entro una distanza massima di 70 chilometri. 
Le imprese possono presentare progetti di spesa a partire da 20mila euro e senza limiti: il contributo massimo sarà comunque calcolato nel rispetto del regime “de minimis”  e non potrà quindi superare i 200mila euro. 
Il contributo sarà in conto capitale modulabile tra il 20 e il 50%  della spesa ammessa, nel rispetto dei limiti di cumulabilità con altri incentivi pubblici per le energia da fonti alternative.  E’ possibile chiedere un anticipo del 50% dell’importo assegnato.  
Nelle graduatorie sono previsti punteggi aggiuntivi, a parità di requisiti, per le aziende agricole di montagna e per i giovani agricoltori che abbiano usufruito nei precedenti cinque anni di un contributo per l’avvio di una nuova azienda. 
Le domande, che devono essere presentate entro il 29 novembre, vanno presentate utilizzando il sistema Informativo Agrea (sIAG), secondo le procedure indicate da Agrea. Tutte le informazioni e moduli sono online sul portale regionale Agricoltura e pesca. 

Montagna, taglio Irap per le imprese e fondo da 10 milioni per incentivi sulla casa alle giovani coppie

Quasi un miliardo di euro attivato. Un massiccio investimento per rilanciare la nostra montagna, sia per rafforzare e sviluppare le potenzialità di aree fondamentali per l’Emilia-Romagna sia per evitare fenomeni di abbandono, cercando anzi di chiamare in queste terre giovani coppie e famiglie. Tre anni e mezzo fa, era il 22 gennaio 2016, alla prima Conferenza della Montagna voluta dalla Regione a Castelnovo Monti (Re), la Giunta guidata dal presidente Stefano Bonaccini stimò in 800 milioni di euro i fondi che sarebbero stati destinati ai territori appenninici attraverso il Piano regionale per la montagna; oggi, alla nuova Conferenza della Montagna organizzata nel Comune di Alto Reno Terme (Bo), il resoconto parla di oltre 950 milioni di euro attivati da allora, fra fondi regionali, nazionali ed europei, su progetti relativi a tutti i settori: dal territorio alla viabilità, dalle imprese al lavoro, dalle infrastrutture alla banda larga, dalla sanità al sociale.

Molte le questioni su cui bisogna continuare a lavorare, dalla prevenzione del dissesto idrogeologico al creare occupazione, in territori però vivi: per la prima volta dopo tanto tempo, nell’ultimo decennio si è interrotta l’emorragia della popolazione presente in montagna, registrando in taluni casi addirittura una inversione di tendenza. Complessivamente nel 2018 è arrivata a circa 462mila residenti (+3% rispetto al 2008): si tratta in ogni caso di un dato disomogeneo che merita una particolare attenzione, soprattutto per i centri più piccoli e periferici.

Si contano poi più di 52mila imprese, per quasi 140 mila addetti.

Una priorità per la Regione, con due nuove misure pensate per tutti i Comuni montani. Il taglio dell’Irap fino al 50% per le imprese e gli esercizi commerciali e l’azzeramento per tre anni per quelle nuove e le start up che decidono di avviare l’attività sempre in Appennino, una fiscalità di vantaggio finanziata con 36 milioni di euro di risorse esclusivamente regionali già inserite nel Bilancio di previsione 2019-2021 dell’Ente (12 l’anno per il triennio). Un beneficio per oltre 13mila imprese

E un secondo provvedimento, del tutto nuovo, a cui la Regione sta lavorando: la costituzione di un fondo da 10 milioni di euro a favore delle giovani coppie e famiglieche vivono in montagna o che decidono di iniziare a farlo, per contributi a fondo perduto destinati all’acquisto o alla ristrutturazione della casa. Un aiuto che potrebbe arrivare al 50% dell’intervento, per un importo massimo di 30mila euro. Fondi che saranno ovviamente vincolati alla residenza duratura nei comuni montani.

Inoltre, con la manovra di assestamento di bilancio in Aula la prossima settimana, verranno messi a disposizione 5 milioni di euro per interventi a favore delle strade. Si tratterà di un fondo per interventi di somma urgenza, con contributi direttamente assegnabili ai Comuni per facilitare la rapidità di esecuzione delle opere necessarie. 5 milioni che si aggiungono ai 10 già assegnati mediante il bilancio di previsione 2019 alle Province per la manutenzione delle strade di loro competenza.

Più risorse allo spettacolo dal vivo: 630mila euro per 9 progetti nei teatri e nelle piazze reggiane

Emilia-Romagna e cultura, un binomio sempre più forte. Sono 141 i progetti di spettacolo dal vivo che, nel 2019, saranno finanziati dalla Regione con 8 milioni e 831 mila euro, oltre 261 mila euro in più rispetto al 2018. Un investimento che rafforza il sistema emiliano-romagnolo dello spettacolo dal vivo che a livello nazionale risulta ai vertici per volume d’affari e per numero di spettacoli e di spettatori.

Nei giorni scorsi la Giunta regionale ha approvato la graduatoria del bando che ha selezionato i 141 progetti, dei relativi programmi annuali di attività e degli schemi di convenzione.

Per quanto riguarda i contributi: oltre 2 milioni di euro vanno a progetti presentati da soggetti della provincia di Bologna (41 progetti); 519.900 alla provincia di Ferrara (7 progetti); 566 mila alla provincia di Forlì-Cesena (15 progetti); 561 mila alla provincia di Modena (12 progetti); 1 milione e 430 mila euro alla provincia di Parma (15 progetti); 530 mila alla provincia di Piacenza (7 progetti); 1 milione 591 mila alla provincia di Ravenna (17 progetti); 630 mila alla provincia di Reggio Emilia (9 progetti); 969 mila alla provincia di Rimini (12 progetti). Sono 7 i progetti di coordinamento e 1 riguarda i Centri di residenza artistiche.

I fondi sono assegnati dalla Regione a progetti di festivalrassegnecoproduzioni liricheproduzione edistribuzione di spettacoli che spaziano dal teatro ragazzi alteatro antico, dalla danza contemporanea alle arti performative, dalla musica rock a quella classica e sinfonica. In particolare, 3 milioni e 172 mila euro sono destinati a 58 attività di teatro459 mila euro a 12 progetti di danza1 milione e 940 milaeuro 40 iniziative musicali108 mila euro a 5 progetti di circo contemporaneo e arte di strada1 milione e 535 mila e 500 euro per 19 attività multidisciplinari, tra le quali sono inserite le residenze artistiche.

A queste risorse vanno aggiunti anche i finanziamenti ai 7 progetti di coordinamento a valenza regionale o di area vasta per un totale di 1 milione e 616 mila euro, che riguardano tutti i settori dello spettacolo e attività relative alla promozione e distribuzione dello spettacolo dal vivo.

Una riflessione di Paolo Santachiara, Presidente Slow Food Reggio Emilia, a Palazzo Greppi, Gualtieri, ad un incontro dai contenuti profondi “Amazzonia polmone della Terra”:

Vorrei iniziare questa riflessione con una minima inquadratura del contesto italiano sul quale queste parole cadono:

Innanzi tutto partiamo dal titolo:  “S.Vittoria del buon vivere” la considero una provocazione in quanto si innesta su un contesto dove si percepisce “un mal di vivere” e come questo mal di vivere, ci segnalano alcuni pediatri, stia colpendo una fetta importante di bambini attraverso, indolenza, fiacca,.scarsità di energie vitali

Ora queste giornate cercano di seminare consapevolezza, buoni stimoli che aiutino l’accelerazione del cambiamento, l’avvio di una piccola metamorfosi. ( Edgard Morin )

Oggi, una buona fetta di popolazione, sente paura, rabbia, incertezza, sfiducia.  Sono sentimenti dominanti che nascono dalla paura del futuro, dall’incapacità di governare la complessità, dovuta anche dalla globalizzazione, dall’immigrazione, dalla precarietà del lavoro.. e aggiungo io da una economia che ha messo il denaro come generatore simbolico di tutti i valori.

Non dobbiamo dimenticare che il 55% degli italiani fa uso abituale di psicofarmaci e l’Italia come sostiene Umberto Galimberti, a differenza dei paesi del Nord Europa,  ha il sole per buona parte della giornata, e dell’anno…

Un altro aspetto che sta assumendo dimensioni drammatiche è l’emersione sempre più diffusa della rabbia, dall’intolleranza verso il diverso, della identificazione di nemici, insomma assistiamo a un cammino di disumanizzazione crescente.

È inquietante la recentissima inchiesta sull’intolleranza condotta da alcune università italiane ( MI, Roma, Bari) su 215.000 tweet analizzati fra marzo e maggio 2019. Esito il 75% dei tweet è costituito da insulti rivolti a: immigrati 34%, donne 26%, musulmani 14%, disabili 12%, ebrei 8% e omosessuali 6% Questo è il quadro preoccupante che stiamo vivendo.

Zygmunt Bauman, il grande sociologo morto due anni fa, aveva ben fotografato (15 anni fa),  la nostra società e la ns vita definendola liquida, cioè incapace di conservare la propria forma, concretizzare risultati in beni duraturi, rendendo la vita precaria e piena di incertezza.

La vita liquida è una vita di consumi.

Tra le arti del vivere liquido-moderno, e le abilità che esse richiedono, è sapersi sbarazzare delle cose divenuta più importante che acquisirle.

In una società liquido-moderna, l’industria di smaltimento dei rifiuti, assume un ruolo dominante nell’ambito della economia liquida.

Venendo alla Nostra Casa Comune non dobbiamo mai perdere di vista che la situazione è drammatica.

Oggi la salute del pianeta è messa a dura prova, l’aria della pianura padana è fra le più inquinate del mondo, le acque superficiali sono per buona parte inquinate, e una percentuale importante delle acque nel profondo della terra contengono inquinanti.  La terra è stata resa sterile, annullando il suo humus, la sua fertilità naturale ed è resa produttiva solo attraverso l’uso di prodotti chimici di sintesi.

La famosa frase che venne pronunciata quasi due secoli fa dal filosofo L. Feurbach che recitava ” l’uomo è ciò che mangia “ oggi ci interpella con forza, in quanto oggi ci alimentiamo di un cibo che è diventato una merce fra le tante e non un bene prezioso curato e custodito in quanto nostro alimento prezioso e determinante per una crescita sana, armoniosa e bella.

Ora dobbiamo avere la consapevolezza che il sistema agroalimentare e gli allevamenti incidono sull’inquinamento di  CO2 del pianeta terra con il 34% del totale, cioè con la percentuale più alta rispetto alla mobilità e altre fonti inquinanti. E’ pertanto da qui che dobbiamo partire per iniziare a risanare l’ambiente e l’uomo e recuperando una intelligenza affettiva perduta.

Papa Francesco ha scritto 4 anni fa una grande enciclica, la “Laudato Si” che analizza i pericoli incombenti sulla ns casa comune.

Ha parlato di ecologia integrale, cioè come inquinamento, fragilità del pianeta e povertà sono unite, e come tutto il mondo è intimamente connesso, dall’Amazzonia a Santa Vittoria.

Ha con grande coraggio affermato come questa economia uccide, e come tante vite rischiano di diventare scarti della società.

Occorre pertanto e con urgenza prendere consapevolezza del danno provocato alla ns casa comune e con grande responsabilità operare un cambiamento radicale del ns stile di vita.

Slow Food da oltre 15 anni ha assunto alcune  parole chiave per sintetizzare i criteri da seguire quando si va a fare la spesa e precisamente:: Sano, Buono, Pulito e Giusto in un contesto di Biodiversità.

Sano, cioè il cibo che compriamo deve far bene alla salute, non può minarla per la presenza al suo interno di pesticidi, erbicidi, antibiotici, ormoni e, aggiungo,  la rabbia che gli animali cresciuti i allevamenti intensivi portano dentro per la tremenda vita che sono stati costretti a subire, in piccolissime gabbie e le loro carni sono impregnate di collera..

Buono, cioè deve essere piacevole al gusto.

Pulito, cioè per la sua produzione non deve inquinare la terra, l’aria, l’acqua.

Giusto, cioè deve dare il giusto riconoscimento economico a chi lo produce

Biodiversità, esprime la varietà di forme e l’abbondanza di specie, che rappresentano la vera ricchezza della vita sulla terra e la capacità di adattamento degli organismi alle diverse condizioni climatiche.

Semplificando si può dire che la diversità è la materia prima dell’evoluzione e l’evoluzione è il presupposto della sopravvivenza per le diverse specie esistenti.

E’ evidente che è necessario recuperare una conoscenza, una relazione con chi produce cibo, perché dalla sola etichetta non è possibile avere tutte quelle informazioni. Certamente un criterio fortemente selettivo può essere quello di orientare la spesa verso prodotti provenienti da agricoltura biologica o biodinamica, ma la via maestra è quella di rifornirsi da produttori locali e instaurare un rapporto con loro e stimolarli ad essere virtuosi.

Ora veniamo da oltre cinquanta anni di turbo capitalismo che ha portato un grande miglioramento delle condizioni economiche, ma nel contempo ha creato uno sbriciolamento sociale, un individualismo spinto, assieme a grandi diseguaglianze e a profonde fratture. Oggi sta emergendo il desiderio, sparso qua e là, in piccoli gruppi, in piccole realtà, di creare nuove forme di vita associata, di vita comune .

Occorre sempre avere presente che il fine della vita di ogni uomo è la felicità , e questa felicità la si raggiunge attraverso un vita armonica, fraterna e solidale.

Vorrei avviarmi alle conclusioni raccontando una esperienza che è nata da poco a Novellara.  Promosso da Slow Food di RE, il mese scorso, è iniziata la sperimentazione di una “ Comunità Biosolidale” cioè , una alleanza fra piccoli produttori locali e un gruppo di famiglie e piccole comunità.. Questa alleanza consiste nel creare una rete solidale dove i piccoli produttori garantiscono la produzione di prodotti sani, buoni, puliti e giusti ma avendo la certezza di avere acquirenti sicuri per una percentuale importante della loro produzione, mentre per le famiglie di essere certi della salubrità e bontà dei prodotti con prezzi equi, ma assicurando l’acquisto annuo di una percentuale di libera scelta, ma importante rispetto al consumo complessivo annuo. Tutto questo avviene stimolato da un continuo cammino culturale attraverso, ricerche, incontri, sperimentazioni, analisi dei bisogni emergenti per assicurare una vita armonica e solidale con la comunità intera. Ad esempio, 10 giorni fa abbiamo promosso un primo incontro su “Agricoltura e Alimentazione: salute della terra e dell’uomo: i primi 1000 giorni di vita” dove si ci si è soffermati sui primi 2/3 anni di vita di un bambino, tempo chiave per il suo futuro sviluppo in quanto particolarmente sensibile agli inquinanti presenti nel cibo, nell’aria e nell’acqua.

Volendo sintetizzare questa esperienza:

Perché è nata?

Per realizzare un bene comune in modo organizzato

Con quali finalità?

Garantire una alimentazione sana, buona, pulita e giusta per tutti

Ridurre fino a Interrompere l’inquinamento della terra, dell’aria, dell’acqua salvaguardando la biodiversità e salvando la nostra “Casa Comune”, il pianeta Terra.

Rendere solidale le attività di consumo alimentare riscoprendo conoscenza, relazione, solidarietà fra produttori, commercianti, ristoratori e famiglie

Rendere possibile a tutti di alimentarsi con prodotti sani sia per il prezzo equo, sia per la comoda accessibilià dei prodotti, creando, eventualmente, anche nuovi servizi per le esigenze di chi ha difficoltà di autonomia

Quali i soggetti che partecipano al progetto?

Le famiglie e piccole comunità

Piccoli imprenditori agricoli virtuosi ( Bio, Bio dinamici, o in cammino verso …)

Piccoli produttori gastronomici Bio

Commercianti Bio

Ristoratori

Associazioni

Medici

Concludo queste riflessioni con un invito: aiutiamoci, stimoliamoci, a cambiare il ns consolidato stile di vita, perché come dicevano i bambini nel filmato, abbiamo poco tempo per salvare la ns casa comune, 12 anni, si solo 12 anni.

Grazie

Ridotte o azzerate le rette per i nidi e contributi per l’affitto: 30 milioni per misure a sostegno delle famiglie

Abbattimento o azzeramento delle rette di iscrizione ai nidi (compresi micronidi e sezioni primavera per bambini dai 24 a 36 mesi di età) e a tutti i servizi integrativi per la prima infanzia, pubblici e privati convenzionati con i Comuni, per i bimbi da 0 a 3 anni. Ma anche contributi per l’affitto alle famiglie in difficoltà.

È il nuovo welfare targato Emilia-Romagna, su cui la Regione investe da subito 30 milioni di euro (quasi 20 per i mesi da qui a fine anno), per poter garantire i contributi già da settembre, con l’avvio dell’anno educativo. Risorse originariamente destinate al Reddito di solidarietà – poi sostituito dalla misura nazionale del Reddito di cittadinanza – che ora la Giunta guidata dal presidente Stefano Bonaccini ha deciso di reimpiegare per questi nuovi servizi. Per dare un sostegno concreto e immediato ai cittadini e alle famiglie dell’Emilia-Romagna: basti pensare che la riduzione delle rette dei nidi, rivolta a nuclei familiari con un Isee massimo di 26 mila euro, comporterà un risparmio medio di circa 1.000 euro l’anno per ogni bambino iscritto, cifra che cresce nel caso di un bambino con disabilità residente in un Comune montano.

Due novità che non hanno precedenti e che costituiscono il cuore della manovra di assestamento di bilancio regionale 2019, che approderà la prossima settimana in Assemblea legislativa per l’approvazione definitiva.

18 milioni ai Comuni per abbattere o azzerare le rette dei nidi

Le risorse per i nidi vengono assegnate a tutti i 220 Comuni dell’Emilia-Romagna sede di servizi educativi per la prima infanzia, che avranno il vincolo di utilizzarle esclusivamente per l’obiettivo individuato, quindi per abbattere o azzerare le rette di frequenza al nido e ai servizi integrativi, sia pubblici che privati convenzionati. Si tratta di una realtà che in Emilia-Romagna interessa una platea di oltre 28.400 bambini (0-3 anni), quelli appunto iscritti sull’intero territorio regionale, da Piacenza a Rimini, ai nidi e ai servizi integrativi per la prima infanzia, come esempioSpazio bambini, Centri per bambini e famiglie e Servizi domiciliari. A questo obiettivo sono destinati, per l’anno scolastico 2019-2020 18,25 milioni, posta che sarà poi ripetuta anche per i due anni scolastici successivi 2020-2021 e 2021-2022 in sede di predisposizione del prossimo bilancio pluriennale.

12,5 milioni per sostenere le famiglie sull’affitto

Risorse a cui si aggiungono circa 12,5 milioni che la Giunta ha voluto destinare al sostegno dei cittadini nella spesa di affitto della casa, un’altra voce di peso nel bilancio familiare: secondo la più recente rilevazione Istat (2018) questo costo rappresenta circa un quinto del budget mensile complessivo di una famiglia ma, non di rado, può superare la soglia critica pari ad un terzo del reddito disponibile. Ed è proprio a questa “fascia grigia”, che non si trova tecnicamente in condizione di povertà ma fatica molto a sostenere questa spesa incomprimibile, che la Regione vuole rivolgersi. Anche in questo caso le risorse del ‘fondo affitto’, che la Regione intende rendere strutturale per i prossimi anni, sono destinate a tutti i Comuni dell’Emilia-Romagna.

A partire dalla possibilità di ridestinare allo scopo le risorse della cosiddetta morosità incolpevole, riservate alle città ad alta tensione abitativa ad oggi non impegnate dai Comuni. Si tratta di risorse tecnicamente già presenti nei bilanci comunali ma che, per gli eccessivi vincoli posti dalla norma statale, non riescono poi materialmente ad essere erogate alle famiglie bisognose. Una nuova norma consente ora alle Regioni di sbloccare queste risorse e di destinarle al fondo per l’affitto. Conclusa la ricognizione tuttora in corso, la Giunta confida di poter riassegnare una somma di circa 7,5 milioni di euro agli stessi Comuni affinché possa essere effettivamente utilizzata nei confronti delle famiglie in affitto. A questi, già con l’assestamento di bilancio, la Regione aggiungerà ulteriori 5 milioni euro da poter utilizzare da qui a fine anno per incrementare il fondo stesso, al fine di estendere l’insieme dei possibili beneficiari del contributo anche alle famiglie che risiedono nei Comuni non classificati ad alta tensione abitativa. Un primo passo a cui ne farà seguito un altro più impegnativo, portando sul prossimo triennio 2020-2022 risorse pari a 36 milioni di euro, cioè 12 milioni per ciascun anno.

Modalità e criteri di assegnazione delle risorse

Per quanto riguarda i contributi per i nidi, ai Comuni sede di servizi sarà assegnato un budget finanziario determinato sulla base del numero dei bambini iscritti nell’anno 2017-2018.Potranno usufruire delle risorse soltanto i Comuni che entro il 15 settembre 2019 faranno richiesta di finanziamento alla Regione, accompagnata da un impegno formale di utilizzo delle risorse esclusivamente per l’abbattimento delle rette di frequenza.

La riduzione delle rette interesserà i nuclei familiari con un Isee massimo di 26 mila euro, che potranno risparmiare in media 1.000 euro l’anno per ogni bambino iscritto, anche di più nel caso di un bambino disabile residente in un Comune montano. Decidere come articolare concretamente l’abbattimento o addirittura l’azzeramento delle rette spetterà ai Comuni, posto che la politica tariffaria risulta oggi molto diversificata nel territorio. Considerando che attualmente il costo delle rette mensili può variare da 100 a 500 euro per un nido a tempo pieno, l’impatto atteso porterà all’abbattimento di almeno un terzo per le rette medie o fino all’azzeramento per quelle più basse.

Modalità e criteri di assegnazione dei contributi per l’affitto, invece, saranno definiti da un’apposita Cabina di regia, composta da rappresentanti di Regione e Comuni, che si insedierà a breve. È in ogni caso intenzione della Giunta far precedere la predisposizione della misura da un tavolo di concertazione con le rappresentanze sociali coinvolte, al fine di approntare un provvedimento che possa assumere un più incisivo carattere strutturale nel triennio 2020-2022.

Ragazzi con disabilità, dalla Regione 2,5 milioni di euro l’anno per favorire il passaggio dalla scuola al lavoro

Percorsi personalizzati per sostenere igiovani con disabilità nel delicato passaggio dalla scuola al lavoro: via libera dalla Giunta regionale alla programmazione pluriennaledi un pacchetto di interventi finanziati annualmente con 2,5 milioni di euro del Fondo sociale europeo.

Già approvati i progetti da realizzare nell’anno formativo 2019/2020.

Destinatari dei progetti individuali di accompagnamento su cui la Regione ha deciso di investire sono 1.000 giovani con disabilità certificata (quella prevista dalla legge nazionale 104 del 92), in particolare 760 studenti che frequentano gli ultimi anni del proprio percorso formativo ed educativo e 240 giovani che lo hanno da poco terminato.

Nel primo caso ad individuare gli alunni sono le oltre 100 istituzioni scolastiche che hanno aderito all’iniziativa: sono previsti percorsi di orientamento e rafforzamento dell’autonomia individuale, anche fruibili in modo singolo, personalizzato e flessibile.

I ragazzi che, invece, hanno già concluso gli studi saranno individuati dai Servizi socio-sanitari cui sono in carico, e per loro si realizzeranno interventi e percorsi formativi a carattere orientativo, per potenziarne l’autonomia, valorizzarne le competenze e le capacità possedute e aiutarli ad acquisirne di nuove e specifiche.

Da un primo riscontro sull’efficacia dei risultati raggiunti con i progetti attivati nell’anno formativo 2017/2018, seppure con dati non ancora definitivi, emerge che dei 143 ragazzi destinatari dei percorsi successivi alla scuola la quasi totalità, 141, aveva avviato almeno un tirocinio, e 24 giovani avevano stipulato un contratto di lavoro.

Commercio, 4 milioni per il rilancio dei piccoli esercizi: fondi direttamente agli operatori e meccanismi premiali per chi è in affitto

Dai piccoli negozi ai bar, dai ristoranti alle botteghe. Fondamentali per la vita e l’identità stessa delle comunità locali, spesso fulcro di piazze e aree urbane, sono i punti venditatradizionali dell’Emilia-Romagna, molte volte attività di vicinato, che la Regione vuole sostenere attraverso fondi che andrannodirettamente agli operatori commerciali. Modalità resa possibile grazie alla imminente modifica della legge 41 del 1997 che regola la valorizzazione e la qualificazione delle imprese minori della rete distributiva, già inserita nel collegato all’assestamento di bilancio 2019, in Assemblea legislativa entro fine mese. Dopo l’intervento normativo, la messa a punto del bando, da oltre 4milioni di euro, pronto subito dopo l’estate. Con una secondo novità: meccanismipremiali per chi è in affitto, costo che specie nei centri storici si fa sentire. 

La Giunta regionale interviene ancora una volta per promuovere lo sviluppo dei piccoli esercizi commerciali ritenuti ‘fattori strategici di attrattività e rivitalizzazione dei centri storici, dei paesi e delle frazioni’. Nel complesso, salgono così a oltre 14 milionidi euro (14,4) i fondi – europei e della Regione – erogati dal 2017 a oggi per incentivare la competitività e la qualificazione degli esercizi tradizionali.

Le novità

In particolare, con le modifiche alla legge regionale 41, si potranno concedere contributi direttamente agli operatori commerciali con l’obiettivo di promuovere la qualificazione e la competitività degli esercizi tradizionali. Si tratta delle piccole e medie imprese fino a 40 addetti che esercitano attività di vendita negli esercizi di vicinato (quelli con una superfice fino a 150 metri quadrati nei Comuni fino a 10.000 abitanti e fino a 250 metri quadrati negli altri Comuni) e le attività di somministrazione di alimenti e bevande

Le modifiche proposte dalla Giunta saranno inserite nel collegato alla legge di assestamento di bilancio che sarà presentato nella prossima seduta dell’Assemblea legislativa.

Dopo questo passaggio, verrà definito il bando che metterà a disposizione i 4 milioni di euro, 2 di risorse Por-Fesr per il 2020 e 2 dai fondi regionali previsti dalla stessa legge 41/97 per il 2021. 

Il bando

Le risorse della legge 41 e quelle Por-Fesr, per un totale di 4 milioni di euro, saranno messe a disposizione attraverso un bando rivolto agli operatori commerciali per promuovere la qualificazione e la competitività degli esercizi di vicinato nonché per sperimentare incentivi innovativi per supportare la capacità di adattamento e resistenza di tali attività in un periodo di perdurante crisi economica e per favorire l’ammodernamento e l’evoluzione dei pubblici esercizi di somministrazione di alimenti e bevande

Nel bando si intende proporre anche una specifica premialità per incentivare gli esercizi commerciali che sono in affitto visto che, soprattutto nei centri storici, gli alti costi finiscono, di fatto, per limitare le possibilità di investimento sulla qualificazione dei punti vendita. 

I fondi per i piccoli esercizi

Questa nuova misura potrà così andare ad aggiungersi alle altre azioni della Regione a sostegno delle botteghe e negozi tradizionali, per potenziare le aree del commercio nei quartieri e nei centri storici delle città che, per il 2017, hanno visto uno stanziamento complessivo di 3,4 milioni di euro. Contributi che sono serviti a finanziare 36 progetti per la riqualificazione dei centri commerciali naturali, presidiimportanti della qualità urbana e sociale

Un finanziamento seguito nel 2018 da ulteriori 3,2 milioni di euro a sostegno di 33 interventi da Piacenza a Rimini che dovranno essere completati entro il 2020. Finanziati tra l’altro: nuove pavimentazioni e nuove illuminazioni, ma anche soluzioni di arredo urbano capaci di rendere ancora più attraenti le vie dello shopping e i mercati delle nostre città.

Per finire quest’anno col bando da 3 milioni di euro per contributi a fondo perduto per promuovere l’innovazione tecnologica degli esercizi commerciali di vicinato attraverso progetti quali vendite online, “vetrine intelligenti”, innovazione gestionale, attrezzature. E l’ulteriore bando, ancora aperto, per 800mila euro per progetti di insediamento e sviluppo di esercizi commerciali polifunzionali nelle aree scarsamente popolate.