Ottavia Soncini: “Le persone al centro della ripartenza. Il sistema sanitario pubblico incentrato sulle comunità e sulla prevenzione delle fragilità”

Sanità, welfare e lavoro al centro dell’intervento della consigliera regionale Ottavia Soncini, presidente della commissione politiche della salute e sociali, durante la seconda seduta telematica dell’assemblea legislativa. “A fronte dei sacrifici fatti, nelle prossime settimane non dobbiamo lasciare nessuno indietro. – ha detto Soncini – I nostri concittadini, le nostre imprese, le nostre famiglie non devono sentirsi abbandonate e devono poter trovare risposte ai loro bisogni. Dobbiamo continuare a fare squadra e offrire un quadro chiaro di quando, chi e come ripartirà. Per questo la ripartenza deve avvenire in maniera coordinata e condivisa, mettendo al centro il tema sanitario ma anche quello della ripresa delle filiere industriali che sono la linfa dei nostri territori. Proprio in commissione ho sottolineato che sarebbe opportuno istituire un’agenzia centrale tecnica per il contrasto al Covid 19 presso l’Iss per un coordinamento veloce dei dipartimenti di prevenzione sul territorio insieme alla medicina di base. Quindi un sistema sanitario pubblico incentrato sui bisogni delle nostre comunità e sulla prevenzione delle fragilità, coinvolgendo la medicina d’iniziativa, il terzo settore e monitorando a tappeto le condizioni di salute dei territori, mettendo al primo posto anche la prevenzione, quindi corretti stili di vita, alimentazione sana e movimento”.

Fondamentale sarà anche il protocollo condiviso con le parti sociali per garantire la tutela e la sicurezza negli ambienti di lavoro, tema che verrà trattato anche nella prossima commissione IV. “La priorità è far rispettare, a tutti i livelli, le misure per il distanziamento fisico e promuovere l’utilizzo diffuso dei dispositivi di protezione individuale, fino a quando non saranno disponibili una specifica terapia e un vaccino, a partire dall’uso delle mascherine chirurgiche per tutti sia all’interno che all’esterno dei locali”. Soncini ha sottolineato anche la necessità di un uso corretto dei test sia di quelli molecolari sia di quelli sierologici, ed è necessario predisporre un piano nazionale in grado di fotografare efficacemente lo stato epidemiologico del Paese. “Dobbiamo inoltre intervenire con più incisività sulle persone che abitano con conviventi in quarantena perché positivi al Coronavirus e nelle strutture protette e nelle strutture residenziali sociosanitarie per anziani e disabili, che vivono una situazione di emergenza nell’emergenza. È necessario inoltre -prosegue- ripartire progressivamente per garantire le cure a tutti gli emiliano-romagnoli. Da oggi, a seguito della ordinanza emanata ieri dalla Regione, in tutta l’Emilia-Romagna, è ripartita l’erogazione di alcune prestazioni programmabili e non urgenti da parte delle strutture del sistema sanitario pubblico e privato. Di pari passo alla ripartenza vi è l’accompagnamento, in particolare delle famiglie con persone con disabilità, alle quali va garantito il diritto universale di presa in carico. Le cose fatte vanno implementate ed un ruolo fondamentale a supporto di queste famiglie e delle diverse attività lo può avere il terzo settore e il volontariato”.

 Ultimo ma non meno importante il tema della famiglia e del ruolo della donna. “Le donne devono poter tornare al lavoro al pari degli uomini perché non ci si può permettere il crollo produttivo del mondo femminile. – ha concluso Soncini – Abbiamo bisogno di riorganizzare e ripensare sia i servizi scolastici sia i servizi comunali. Le persone e i loro diritti devono essere al centro: a partire da disabili, adolescenti e soprattutto bambini piccoli nell’epoca del distanziamento. Sia chiaro, sono per la tutela della salute e la gradualità, ma anche per la progettualità. Qui deve arrivare il nostro sforzo per rassicurare e accompagnare le famiglie che affidano alla comunità il bene più prezioso: i figli. Per questo serve il pieno sostegno alla conciliazione lavoro-famiglia, ed è urgente che la politica elabori una proposta fattibile e flessibile sull’infanzia. Questa emergenza deve essere l’occasione per passare da un welfare familistico, che spesso scarica sulle generazioni dei nonni e dei genitori compiti di cura e accudimento ad un welfare famigliare per sostenere le famiglie e le loro difficoltà”.

Puntiamo su un welfare familiare che renda ancora più solida e solidale la nostra Regione

“L’impatto demografico di questa emergenza avrà effetti importanti anche sulla natalità. I fattori frenanti sono l’aumento delle difficoltà economiche, il rallentamento per i giovani dell’accesso al lavoro, la posticipazione delle scelte di autonomia e formazione di una propria famiglia, l’incertezza sul dopo. Per questo è necessario che la Regione Emilia-Romagna metta in campo tutte le misure possibili a sostegno dei bambini e delle famiglie”. A dirlo è la consigliera regionale Ottavia Soncini, Presidente della Commissione Politiche della Salute e Sociali, a margine della Commissione Parità, nella quale è intervenuta anche l’assessore Barbara Lori circa i riflessi dell’emergenza Covid 19 sulle politiche di parità della Regione.

“Le principali conseguenze indirette del contenimento del virus tendono a ricadere significativamente proprio sui più giovani. — spiega Soncini — È ad essi che vengono chiesti i maggiori sacrifici per proteggere, giustamente, le generazioni più mature. Giovani che in questa emergenza, perdono giorni di scuola, opportunità di lavoro, reddito. Ci sono ostacoli che non sono scomparsi, anzi, in questa situazione rischiano di amplificarsi. Se vogliamo il bene delle nuove generazioni ma soprattutto se vogliamo che i giovani diano la spinta per una ripartenza dopo l’emergenza, è necessario pensare ad un piano che restituisca ad esse una posizione centrale nelle politiche del paese e in quelle regionali. — conclude Soncini — Un piano orientato a rafforzare la loro formazione, l’ingresso qualificato nel mondo del lavoro, la valorizzazione del capitale umano, e la realizzazione piena dei progetti di vita. Per questo immagino un piano in cui chi ha bambini o desidera averli, sappia quali siano le opportunità che questa Regione offre, gli interventi non spezzettati ma organici. Perché chi ha un figlio deve avere la certezza che verrà sostenuto dalla comunità. Puntiamo quindi su un welfare familiare che renda ancora più solida e solidale la nostra Regione”.

Secondo la consigliera Soncini le donne devono essere al centro della ripartenza. “Dobbiamo inoltre proseguire nel sostegno alle donne. A quelle che vorrebbero avere più figli ma molto spesso non riescono a farli o addirittura rinunciano alla presenza nel mercato del lavoro dopo la nascita del primo. Ad oggi i dati sull’occupazione femminile della Emilia-Romagna sono positivi. Questo deriva anche dalle politiche messe in campo a sostengo delle famiglie, dall’abbattimento e azzeramento delle rette, al piano adolescenza, dall’abolizione dei superticket sanitari al fondo affitti, per citarne alcune. È questa la direzione che dobbiamo mantenere, puntando sempre a migliorarci”.

Un 8 marzo sospeso

Un 8 marzo sospeso, inatteso. Penso a diverse storie di donne. Abbiamo il 78% di infermiere donne in Italia. Sono il 52% i medici donna, un sorpasso rispetto agli uomini registrato per la prima volta quest’anno. Tante le ricercatrici. Donne che fanno il proprio lavoro con il massimo della professionalità, con dedizione, tempo e sforzi. Poi ci sono le donne dimenticate fra Idlib e il confine greco. Viene da pensare a quelle sconosciute in marcia verso una salvezza che forse non vedranno. Al loro stringere, scaldare, trascinarsi dietro i piccoli, disperatamente in cerca di qualcosa per sfamarli. Viene da pensare a che cosa deve essere, per una madre, lasciarsi indietro un piccolo corpo freddo e rigido sepolto alla meglio in un campo, e continuare a marciare: perché gli altri figli vivano. Quando il padre magari non c’è più: disperso, prigioniero, caduto. 

Tutto questo si legge nelle foto dell’esodo dei profughi se appena ci si sofferma un momento. E si intravede anche, nel cuore oscuro della guerra e della violenza, una silenziosa immane forza femminile: una vocazione a proteggere, mettere al mondo, amare, a far vivere e non a far morire. E in questo 8 marzo il pensiero va anche alle mamme, mogli, sorelle che donano la loro vita ad un famigliare non autosufficiente per prendersi cura di lui nella quotidianità. Da troppo tempo si aspetta una legge che tuteli a 360 gradi la figura del caregiver familiare, nel 70% dei casi appunto donna. Sono eroine troppo spesso invisibili e silenziose dei nostri tempi, hanno diritto al pieno riconoscimento e al sostegno dello Stato. Come le donne del nostro sistema sanitario, come le donne di Idlib.

I cattolici italiani e la politica

Testo pubblicato su La Libertà, il settimanale della Diocesi, lo scorso 18 dicembre.

Il cattolico impegnato in politica è innanzitutto un testimone, un creatore di legami, un costruttore di ponti tra diversi ambiti della società, una persona che sviluppa la cultura dell’incontro e del dialogo e che si fa prossima e vicina in primo luogo a chi è fragile. Il fine ultimo è l’uomo, la persona umana, il suo bene e la sua felicità. La costruzione di una società più solidale e giusta sono gli strumenti, la strada. C’è un enorme bacino valoriale e culturale da preservare e manutentare, a partire dal (ri)posizionare il valore della vita al centro del vivere civile, dal concepimento fino alla morte, con un cardine fondamentale rappresentato da una politica di aiuto alle famiglie e alle nascite, temi da cui scaturisce un’intera idea di civiltà.

Altro valore basilare è il lavoro, che avendo a che fare con la dignità della persona ha inevitabilmente a che fare con la vita. Il primo pensiero della giornata per un cattolico impegnato in politica non può che essere diretto al lavoro, senza lavoro crescono la povertà e le disuguaglianze. Lavoro vuol dire anche e soprattutto impresa, verso cui dobbiamo manifestare sincera vicinanza e prendere l’impegno scritto sul marmo di semplificare le procedure amministrative e quel groviglio di pratiche e di norme che rendono difficile la realizzazione di ogni progetto.  

Valori altrettanto rilevanti sono l’accoglienza e l’integrazione dei migranti. Senza integrazione non vi è vera accoglienza, vero rispetto della persona e il nostro fare assumerebbe il sapore dell’occasione mancata, infatti quale finalità ha lo spirito di servizio, se non immettere nella costruzione della città dell’uomo il cemento della solidarietà e dell’amore verso l’altro? Ovviamente in una dialettica in continuo aggiornamento tra i diritti e i doveri fondamentali, come i Costituenti avevano mirabilmente enunciato. 

Per essere all’altezza di queste sfide bisogna avere delle competenze, per cui svolgono un ruolo decisivo l’arte educativa della politica e della formazione: occorre dare fiducia ai giovani cattolici impegnati in politica, investire su di loro, formarli affinché possano restituire alla politica la necessità di una tensione ideale, rafforzandone il fondamento etico e culturale. In un contesto non sempre favorevole, è fondamentale intercettare il desiderio di occuparsi del bene comune nei giovani presenti nelle realtà parrocchiali e in quelle associative e trovare chi si impegna ad educare i giovani alla politica in senso alto. Servono adulti credibili, illuminati e saggi che aiutino i cristiani che fanno politica ad agire sempre in “coerenza” con i valori evangelici e contemporaneamente nel rispetto della laicità delle scelte. Attingere linfa dai valori umani e cristiani, alla luce del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa, nel presente momento storico, è decisivo.

Situazione che si complica se partiamo dalla considerazione che la collaborazione trasversale tra cattolici è gravata da ostacoli, di fatto non esistono più le condizioni storiche che esigevano l’unità partitica dopo la Seconda guerra mondiale. Nonostante le divisioni dobbiamo lavorare alacremente nella direzione del dialogo e del confronto: c’è la necessità non rinviabile di individuare forme e tecniche di aggregazione delle energie disponibili per un’influenza unitaria, ispirata dalla fede, in vista del bene dei territori e del Paese.

Il mondo cattolico ha la possibilità di orientare le scelte della politica: penso a una rete che metta in campo riflessioni su cui le forze politiche siano chiamate a misurarsi, facendosi carico di una visione del mondo. Credo che la rete potrebbe avere l’obiettivo di pensare ad un’Europa più ‘sociale’, di pace, giusta e prospera. Un’Europa che riscopre se stessa. Se non saranno i cattolici a pretenderla, chi potrà farlo al loro posto? Dobbiamo rafforzare in modo chiaro e inequivocabile l’idea che la politica per i cristiani non è il luogo per fare soldi o per avere il potere. È all’opposto il luogo del servizio, di chi non si lascia corrompere e del «martirio quotidiano». 

Occorrono giovani laici cattolici, trentenni e quarantenni, e qui inserisco il mio impegno e le mie responsabilità, che sappiano cucire reti di solidarietà e di cura e che soprattutto sappiano essere il sale della terra. Sappiano cioè parlare e dialogare con tutti coloro – senza distinzione di fede e cultura – che hanno veramente a cuore il futuro dell’Italia e dell’Europa. Senza creare nuovi ghetti e nuovi muri. È anche una questione di linguaggio, di atteggiamento gentile, positivo e riappacificato, capace di testimoniare come l’etica cristiana sia un servizio alla libertà, alla dignità, alla qualità della vita nella società. Per passare dalla fede alla politica è necessaria una mediazione antropologica, poiché l’azione politica, che pure deve ispirarsi ai principi etici, non consiste nella realizzazione dei principi etici assoluti, ma nella realizzazione del bene comune concretamente possibile in una determinata situazione. Qui sta la vera grande sfida.

Concludo sottolineando quanto sia urgente la partecipazione attiva delle donne attraverso l’impegno politico perché, in questi anni, ho potuto constatare quanto l’approccio femminile alle questioni sia in molti casi diverso e complementare rispetto a quello maschile; ci contraddistinguono capacità di ascolto, generosità e concretezza. Non ne faccio, sia chiaro, una rivendicazione di genere, ma un problema concreto perché il dibattito sulle risposte alle donne, madri e lavoratrici con famiglia deve essere concreto, responsabile e poco retorico. Un obiettivo, difficile ma chiaro, è riuscire a essere donne capaci di fare e dare testimonianza in pubblico della propria fede e dei propri valori di riferimento. È con uno spirito di profonda gratitudine nei confronti del Vescovo Massimo Camisasca, per gli spunti di lettura e riflessione sul ruolo dei Cristiani nella comunità civile, che condivido questi miei semplici pensieri con i lettori.

Ottavia Soncini

Ecobonus veicoli privati, ecco il nuovo bando: rimborsi fino a 3 mila euro per l’acquisto di mezzi non inquinanti

L’Emilia-Romagna continua a rottamare i veicoli privati più inquinanti. Riapre il bando regionale – il terzo da febbraio – per l’ecobonus destinato ai cittadini che intendono sostituire la vecchia auto con un mezzo più ecologico. A disposizione ci sono 485 mila euro per “assegni” riservati ai proprietari di mezzi alimentati a benzina fino all’euro 2 o diesel fino all’euro 4 che passano ad auto con minori emissioni. Il contributo regionale è di 3 mila euro per l’acquisto di mezzi elettrici o ibridi e di 2 mila per quelli a metano e gpl

Con la riapertura dei termini, le nuove domande possono essere presentate da oggi fino al 29 ottobre, senza alcun vincolo legato al reddito o all’Isee dell’interessato. Non serve nemmeno la certezza dello sconto ulteriore del 15% sul prezzo di listino del modello base praticato dalle case produttrici, previsto dal Protocollo di intesa siglato il 6 novembre 2018 tra Regione, Anfia, Unrae e Federauto, e si considerano automaticamente acquisite le richieste pervenute nell’ambito della seconda edizione del bando (scaduta a fine settembre) per le quali i rivenditori non lo abbiano applicato. 

Cosa prevede il bando

Potranno richiedere il contributo i cittadini residenti in Emilia-Romagna che intendono rottamare – o hanno rottamato dal 1^ gennaio 2019 – un’autovettura di proprietà o intestata a un’altra persona sempre residente in regione (che abbia dato il consenso). Deve trattarsi di veicoli fino alla classe euro 2 se alimentati a benzina, benzina/metano o benzina/gpl e fino alla classe euro 4 per i diesel.

Gli incentivi riguardano l’acquisto di un’autovettura nuova – con prima immatricolazione tra il 24 giugno 2019 e il 30 aprile 2020 – elettrica, ibrida (benzina/elettrica), a metano (mono e bifuel benzina) o gpl (mono e bifuel benzina). Queste ultime tre categorie devono essere di classe ambientale euro 6.

Il contributo regionale è di 3 mila euro per l’acquisto di mezzi elettrici o ibridi; di 2 mila per quelli a metano e gpl.

La procedura per la richiesta di contributo si articola in tre fasi tutte online: prenotazione del contributo entro il prossimo 29 ottobre; invio dell’ordine di acquisto entro il successivo 31 ottobre e rendicontazione attraverso un applicativo regionale entro il 30 aprile 2020. 

Per accedere è necessario ottenere le credenziali informatiche attraverso i sistemi di identità digitale Federa (www.federazione.lepida.it) oppure Spid (https://www.spid.gov.it/richiedi-spid).

La graduatoria dei soggetti beneficiari sarà stilata secondo l’ordine di arrivo delle prenotazioni on line, fino ad esaurimento delle risorse disponibili.

La richiesta dell’ecobonus può essere fatta nella sezione dedicata del portale della Regione: http://www.regione.emilia-romagna.it/mobilitasostenibile.

Comuni, 384mila euro per 4 progetti di riqualificazione urbana nel reggiano

Progetti di riqualificazione urbana e delle strade comunali, ma anche interventi per completare centri polivalenti e piste ciclabili, spazi per il volontariato e lo sport, per potenziare il turismo fluviale o sostenere i prodotti locali.

E’ l’impegno della Regione per realizzare 31 programmi territoriali, finanziati con 2,8 milioni di euro di risorse proprie, selezionati tra quelli presentati dai piccoli Comuni o che si sono fusi attuando le previsioni del programma regionale di riordino istituzionale.

La Giunta ha approvato la delibera che sostiene le opere pubbliche indicate dalle amministrazioni locali: 5 a Bologna per 500 mila euro; 2 a Ferrara per 180 mila euro; 4 rispettivamente a Modena per 339.600 euro, Reggio Emilia per 384 mila euro e Parma per 335 mila euro; 3 a Piacenza per 282.372 euro, Forlì-Cesena per 300 mila euro, Ravenna per 206.576 e Rimini per 196 mila euro.

I progetti selezionati ora accedono alla fase di negoziazione che precede l’accordo per l’attuazione dell’intervento. 

Gli interventi nel reggiano

In provincia di Reggio Emilia, Vetto e Toano avranno un contributo di 100 mila euro ciascuno per la riqualificazione del borgo rurale e per la palestra polivalente, Ventasso oltre 96 mila euro per il palaghiaccio di Cerreto Laghi, Canossa oltre 87 mila euro per la realizzazione del parcheggio per la scuola pubblica.

2,5 milioni per eliminare le barriere architettoniche da case e edifici privati: accolte tutte le richieste

Abbattere uno scalino insuperabile, allargare una porta troppo stretta per il passaggio della carrozzina, rifare un bagno per adattarlo alle esigenze di chi ha difficoltà a muoversi, realizzare un montascale o un ascensore in stabili che ne sono privi.

Sono alcuni degli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche realizzati grazie alle risorse stanziate dalla Regione Emilia-Romagna per il 2019oltre 2,5 milioni di euro per finanziare opere già eseguite per migliorare l’accessibilità di edifici e abitazioni private.

Contributi previsti dalla Giunta, che ne ha approvato la ripartizione su tutto il territorio regionale, da Piacenza a Rimini, con un preciso obiettivo: favorire l’autonomia e la vita sociale delle persone con disabilitàcontrastando il rischio di isolamento a cui sono esposte.
Le risorse provengono dal Fondo regionale per il superamento delle barriere architettoniche, istituito con una legge regionale nel 2013, e vengono destinate a Comuni e Unioni di Comuni; sarà lo stesso Comune ad assegnarle ai cittadini e alle famiglie residenti che ne hanno fatto richiesta. Uno stanziamento che permetterà di soddisfare il 100% delle richieste: complessivamente 675, che riguardano 487 casi di invalidità totale e 188 di invalidità parziale.

Nel dettaglio, dal 2015 la Regione ha destinato 10 milioni di euro per l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici e nelle abitazioni private e 13 per il programma di miglioramento dell’accessibilità di edifici e alloggi pubblici, 4 dei quali all’installazione di ascensori.

Interventi finanziabili

Gli interventi ammessi al contributo sono opere edilizie per l’eliminazione delle barriere fisiche (adattamento dei servizi igienici, allargamento delle porte, eliminazione di gradini all’interno dell’abitazione), l’installazione di attrezzature per il superamento dei dislivelli (ascensori, montascale, pedane elevatrici) e per la sicurezza e fruibilità degli spazi (predisposizione di videocitofoni e sistemi di automazione per porte e cancelli).

Attività motoria ed eventi sportivi in Emilia-Romagna, stanziati 218mila € nel reggiano

In Emilia-Romagna vince lo sport, volàno di sviluppo per l’intero sistema territoriale: la Regione conferma le risorse assegnate nel 2018 (già aumentate del 60% rispetto al 2017) per la promozione della pratica motoria e l’organizzazione di eventi sportivi in tutta l’Emilia-Romagna.

Le graduatorie dei due bandi per il 2019 rendono disponibili 2 milioni e 743 mila euro per 125 eventi (79 di rilevanza sovraregionale e 46 di livello regionale) e 65 progetti sportivi.

Con il primo bando la Regione ha valorizzato e sostenuto lo straordinario patrimonio di capacità organizzative, partecipazione attiva, socializzazione espresso dalle tantissime associazioni e istituzioni pubbliche che, col loro impegno, hanno portato alla realizzazione di centinaia di eventi sportivi. Manifestazioni che, in misura sempre crescente, rappresentano un’occasione di sviluppo per il territorio con positive ricadute sul turismo e, conseguentemente, sull’economia regionale.

Per la promozione della pratica motoria e sportiva, la Regione ha attribuito contributi a progetti di ampio respiro temporale, caratterizzati dalla collaborazione fra enti pubblici, associazioni, istituzioni scolastiche, aziende Usl e finalizzati al miglioramento del benessere fisico, psichico e sociale della persona. L’attività motoria e sportiva si conferma infatti un mezzo efficace di prevenzione, mantenimento e recupero della salute e uno strumento di integrazione sociale.

Nel dettaglio, oltre 2 milioni di euro saranno destinati a eventi e manifestazioni sportive e quasi 757 mila euro alla realizzazione di progetti relativi all’attività motoria e sportiva. La percentuale delle domande finanziate rispetto a quelle pervenute rimane invariata rispetto allo scorso anno: 51,49% nel 2019 contro il 51,76% del 2018: 190 complessivamente quelle finanziate. Tale stanziamento ha determinato un aumento del contributo medio, rispetto al 2018 e per tutte le iniziative sportive, di circa 1000 euro.

I due avvisi pubblici hanno riscosso notevole successo in termini di partecipazione con 369 domande pervenute (239 per gli eventi sportivi, di cui 149 per quelli a rilevanza sovraregionale e 90 a rilevanza regionale; 130 per i progetti).

Rispetto alla percentuale media del 51,49% delle domande finanziate rispetto a quelle pervenute, la provincia di Bologna ha ottenuto il numero più alto di richieste accolte (57,95%) seguita da Ferrara (57,89%). Poi, con valori sempre sopra alla media ma leggermente più bassi, Rimini, Reggio Emilia e Ravenna seguite da Piacenza eModena, quindi Forlì e Ravenna con una media dal 45 al 42%.

Per quel che riguarda invece la ripartizione delle risorse, la provincia di Reggio Emilia ha ottenuto 218mila euro di contributi.

I progetti reggiani finanziati:

Progetti di Promozione Sportiva:
– COMUNE DI CORREGGIO – A SCUOLA DI BENESSERE CON LO SPORT – 4.867,50
– POLISPORTIVA L’ARENA A.S.D. MONTECCHIO EMILIA – 3 S = SALUTE SCUOLA E SPORT – 20.000,00
– TEAM BIKE LORENZO GRUZZA SOCIETÀ SPORTIVA DILETTANTISTICA A RESPONSABILITÀ LIMITATA MONTECCHIO EMILIA – TE’ NEL BOSCO – 12.000,00
– ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA COOPERATORI REGGIO EMILIA – PEDALA IN SICUREZZA E ADOTTA LO SPORT COME STILE DI VITA – 9.151,20
– CENTRO SPORTIVO ITALIANO COMITATO PROVINCIALE DI REGGIO EMILIA – IL TERZO TEMPO – 10.350,00
– “DAR VOCE” – ALL INCLUSIVE SPORT – ALLENARE ALL’INCLUSIONE – 12.000,00
– A.S.D. G.A.S.T ONLUS REGGIO EMILIA – GASTOUTDOOR TWELVE – 11.949,0
– ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE “SDT – SCUOLA DI TIFO” REGGIO EMILIA – PROGETTO SCUOLA DI TIFO – 7.125,00
– UNIONE SPORTIVA SANTOS 1948 A.S.D. – #GROWTOGETHER – 11.550,00

Eventi di rilevanza sovraregionale:
– A.S.D. “CELTIC BOYS PRATINA 2016” CAVRIAGO – LA PARTITA DEL “SECOLO” – 19.800,00
– ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA COOPERATORI REGGIO EMILIA – GRANFONDO MATILDICA TERRE DI LAMBRUSCO E PARMIGIANO REGGIANO – CICLOTURISTICA ED HANDBIKE – 16.385,00
– TRICOLORE SPORT MARATHON A.S.D. – 24^ MARATONA DI REGGIO EMILIA – CITTA’ DEL TRICOLORE – 22.500,00
– APPENNINO VOLLEY TEAM S.C.S.D. TOANO – CASTELNOVO NE’ MONTI VOLLEY CUP 2019 – UNDER 16 E UNDER 14 – 7.849,00

Eventi di rilevanza regionale:
– ASSOCIAZIONE SPORTIVA DECO CORREGGIO – OLTREMODOLTRE – L’IN(M)PERFEZIONE – 12.150,00
– CENTRO SPORTIVO ITALIANO COMITATO PROVINCIALE DI REGGIO EMILIA – TORNEO DELLA MONTAGNA – 22.500,00
– UNIONE SPORTIVA SANTOS 1948 A.S.D. – TORNEO TELEFONO AZZURRO – 10.350,00

L’impegno della Regione per lo sport

In Emilia-Romagna sono circa 1,8 milioni le persone che praticano nel tempo libero uno o più sport, pari al 41,9% della popolazione. Una propensione alla pratica sportiva superiore al dato medio nazionale (34,8%). E che sale ulteriormente se si considerano anche le persone che praticano solo qualche attività fisica, come fare passeggiate o andare in bicicletta (68% contro il 61%).

Per il triennio 2018-2020, la Regione ha stanziato 6,75 milioni di euro, destinandoli alla promozione della pratica sportiva: il 60% in più rispetto al triennio precedente.

Per riqualificare 141 impianti presenti in tanti comuni, la Regione ha varato il più grande piano di investimento nell’impiantistica sportiva che l’Emilia-Romagna abbia mai conosciuto. Arrivano a 38,6 milioni di euro i finanziamenti: 20 milioni derivanti dai Fondi di sviluppo e coesione e 18,6 da risorse regionali. Un’operazione inedita per quantità e qualità degli interventi, che mobiliterà investimenti per oltre 100 milioni di euro. Risorse destinate a rinnovare campi da gioco, palazzetti, spazi polivalenti, piscine, palestre scolastiche e non, oltre alla realizzazione di nuove strutture. Tra gli interventi previsti anche quelli di miglioramento antisismico, riqualificazione energetica e abbattimento delle barriere architettoniche. Dall’inizio della legislatura i finanziamenti ammontano a 43,7 milioni.
L’edizione 2019 del Giro d’Italia, con Bologna città della “grande partenza” della competizione, insieme a Riccione, Ravenna, Modena, Carpi è solo l’ultimo in ordine di tempo dei grandi eventi che in questa legislatura si sono svolti nei territori attraversati dalla via Emilia, grazie anche al sostegno della Regione. Lo sport, infatti, è anche una straordinaria occasione di valorizzazione del territorio e di attrazione turistica.

Sanità, a fianco delle pazienti oncologiche: dalla Regione un contributo di 400 euro per acquistare una parrucca

Perdere i capelli durante le cure antitumorali significa aggiungere sofferenza a un dolore già immenso. E accrescere la propria fragilità, l’emotività, il disagio nel rapporto con gli altri. 
Per questo, la Giunta regionale dell’Emilia-Romagna ha deciso di essere a fianco delle donne che attraversano questa difficile fase della loro vita. 
E lo fa disponendo l’erogazione, a carico del Servizio sanitario regionale, di un contributo di 400 euro per l’acquisto di parrucche da parte delle pazienti che perdono i capelli in seguito a trattamenti chemioterapici o radioterapici per la cura di patologie oncologiche. Il contributo verrà assegnato una tantum, indipendentemente dall’Isee e dalla situazione reddituale della paziente.

Il contributo: come funzionaVerrà concesso a donne in cura residenti in Emilia-Romagna dove, quest’anno, sono circa 3.400 le pazienti oncologiche con possibile alopecia da chemio o radioterapia. 
Le richieste di contributo dovranno essere indirizzate all’Azienda Usl di residenza, utilizzando la modulistica e gli eventuali indirizzi operativi che verranno definiti dalla Direzione generale Cura della Persona, Salute e Welfare dell’assessorato regionale alle Politiche per la salute entro un mese circa a partire da oggi. 
Le pazienti dovranno allegare il certificato che attesti la patologia neoplastica e l’alopecia verificatasi in seguito a trattamenti radioterapici o chemioterapici, insieme alla ricevuta di avvenuto pagamento per l’acquisto della parrucca (fattura o scontrino recante il codice fiscale del paziente che presenta la domanda) posteriore alla data di entrata in vigore del provvedimento stabilito dalla Giunta. 
Sarà l’Azienda Usl, una volta verificata la regolarità della documentazione presentata, ad accogliere le domande ammissibili e a concedere il contributo richiesto, rendicontando alla Direzione generale dell’assessorato.

La Regione investe 6,8 milioni per produrre energia “verde” da scarti e sottoprodotti agricoli

Nuove opportunità di crescita per le aziende agricole e benefici per l’ambiente con l’energia verde generata da risorse naturali come acqua, sole, aria o dai sottoprodotti e scarti delle produzioni agricole e agroalimentari. 
E’ l’occasione offerta alle imprese agricoledell’Emilia-Romagna con il bando regionale, il secondo previsto dal Psr 2014-2020, che mette a disposizione oltre 6,8 milioni di euro. 
Obiettivo del bando è diversificare le attività agricole, con un’attenzione forte all’agricoltura sostenibile e alla riduzione del consumo di combustibili fossili: i finanziamenti andranno infatti a beneficio di aziende agricole che si impegnano a realizzare impianti per la produzione, la distribuzione e la vendita di energia e/o calore.  
Per quanto riguarda le bioenergie, non potranno essere utilizzate colture dedicate ma solo scarti e sottoprodotti agricoli in un’ottica di economica circolare.

Cosa prevede il bando 

Tra i diversi interventi è previsto il finanziamento di caldaie alimentate a biomassa legnosa, sotto forma di cippato o pellets; impianti per produzione di biogas dai quali ricavare energia termica e elettrica o biometano; impianti che sfruttano altre fonti di energia rinnovabile come quella eolica, solare, idro-elettrica. 
Inoltre, è possibile realizzare impianti per ricavare pellets e combustibili da materiale vegetale proveniente da scarti e sottoprodotti agricoli e forestali, piccole reti per la distribuzione dell’energia e impianti “intelligenti” per lo stoccaggio dell’energia al servizio delle centrali o dei microimpianti realizzati. Sono esclusi dal finanziamento gli impianti fotovoltaici realizzati a terra. 
Indipendentemente dal tipo di produzione, gli impianti dovranno avere potenze pari ad un massimo di 1 Mega watt elettrico o 3 Mega watt termici. Dovranno inoltre essere dimensionati per produrre energia elettrica o calorica in quantità superiore ai consumi aziendali così da poter essere venduta o ceduta a terzi. 
La materia prima che alimenterà le strutture, dovrà provenire dall’azienda stessa o da altre del territorio unite da un accordo di filiera, entro una distanza massima di 70 chilometri. 
Le imprese possono presentare progetti di spesa a partire da 20mila euro e senza limiti: il contributo massimo sarà comunque calcolato nel rispetto del regime “de minimis”  e non potrà quindi superare i 200mila euro. 
Il contributo sarà in conto capitale modulabile tra il 20 e il 50%  della spesa ammessa, nel rispetto dei limiti di cumulabilità con altri incentivi pubblici per le energia da fonti alternative.  E’ possibile chiedere un anticipo del 50% dell’importo assegnato.  
Nelle graduatorie sono previsti punteggi aggiuntivi, a parità di requisiti, per le aziende agricole di montagna e per i giovani agricoltori che abbiano usufruito nei precedenti cinque anni di un contributo per l’avvio di una nuova azienda. 
Le domande, che devono essere presentate entro il 29 novembre, vanno presentate utilizzando il sistema Informativo Agrea (sIAG), secondo le procedure indicate da Agrea. Tutte le informazioni e moduli sono online sul portale regionale Agricoltura e pesca.