Centri commerciali naturali delle città, 380mila euro per la provincia di Reggio Emilia

Ricostruire la rete delle botteghe diffuse, potenziare le zone del commercio all’interno dei quartieri e nelle aree storiche delle città. Sono i centri commerciali naturali delle città, presìdi importanti della qualità urbana e sociale che la Regione Emilia-Romagna vuole promuovere e incentivare. E lo fa grazie anche a un finanziamento complessivo di 3 milioni 430mila euro per 36 progetti (quattro per ciascuna provincia) da realizzare nel 2018 per qualificare e rendere più attraente il sistema commerciale locale. Sulla base della legge regionale 41/97 che regola gli interventi di valorizzazione nel settore del commercio, la Giunta regionale ha stanziato un milione 430mila euro per 18 interventi di valorizzazione e riqualificazione delle aree commerciali, mercati, spazi e arredi urbani (contributo del 37% rispetto alla somma richiesta) e un milione di euro per 18 progetti di promozione e marketing del territorio da parte degli enti locali (contributo del 57%) rivolti allo sviluppo di reti commerciali qualificate e alla valorizzazione delle eccellenze.

I contributi regionali assegnati agli enti locali della provincia di Reggio Emilia ammontano a 379.499 euro così suddivisi:

  • Ventasso: 29.783 €
  • Castelnovo di Sotto: 250.000 €
  • Reggio Emilia: 56.980 €
  • Correggio: 42.735 €

Qua tutti gli interventi per provincia.

Casa, per chi non riesce a pagare l’affitto più di 1 milione di euro dalla Regione

La spesa per l’affitto della casa è, secondo una recente indagine del Servizio statistica della Regione Emilia-Romagna, tra le voci che incidono di più sul bilancio domestico40% del consumo medio di una famiglia. E gli sfratti sono una delle maggiori cause del dramma sociale chiamato emergenza abitativa. Per chi ha perso il lavoro, ha dovuto chiudere la propria attività, si è trovato a sostenere forti spese impreviste o una grave malattia, alto è il rischio di non riuscire a pagare l’affitto e di diventare quindi un inquilino involontariamente moroso.

Un aiuto concreto a queste persone arriva dalla Regione, che con una specifica delibera di Giunta ha stanziato 1,2 milioni di euro per fronteggiare il problema degli sfratti per “morosità incolpevole”. Fondi che si sommano ai 14 erogati dal 2014 a oggi, e che oltrepassano quindi complessivamente i 15 milioni di euro.

Le risorse provengono dall’apposito fondo nazionale, che consente di assegnare i contributi a 13 Comuni e Unioni di Comuni dell’Emilia-Romagna, individuati in base al numero di sfratti in rapporto a quello degli abitanti (i cosiddetti Comuni ad “Alta tensione abitativa”) o in base al numero di situazioni di disagio abitativo causato dagli affitti elevatisovraffollamento degli appartamenti fatiscenza delle case(Comuni ad “Alto disagio abitativo”). Saranno poi i Servizi sociali dei Comuni a provvedere all’assegnazione dei contributi, sulla base dell’istruttoria che accerta lo stato di indigenza e i requisiti di accesso.

Le risorse assegnate con il provvedimento vengono così ripartite: Bologna 275.464 euro, Ferrara 73.826, Forlì 60.657, Modena 215.833, Parma 109.276, Ravenna 76.586, Reggio Emilia 98.001, Rimini 88.454, Carpi 34.585, Unione Valle del Savio 48.883, Faenza 30.092, Imola 36.241, Piacenza 57.444.

Le condizioni per ottenere il contributo

L’importo massimo del contributo è di 12 mila euro per nucleo familiare, anche composto da una sola persona. Possono usufruire del ‘Fondo salvasfratti’ le famiglie con cittadinanza italiana o di area Ue, se extraeuropee in possesso di regolare permesso di soggiorno, che abbiano un reddito Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) fino a 26 mila euro. Devono aver ricevuto un avviso di sfratto per morosità, essere titolari di un contratto di locazione regolarmente registrato e residenti nell’alloggio oggetto della procedura da almeno un anno, e non possedere altre abitazioni in ambito provinciale. Tra i criteri preferenziali, la presenza di un ultrasettantenne o di un figlio minore, oppure di una persona con invalidità accertata per almeno il 74%, o ancora di un familiare in carico ai servizi sociali o alle Ausl.

Gli sfratti esecutivi per morosità

In Emilia-Romagna i dati sugli sfratti esecutivi per morosità evidenziano un calo rispetto al passato: prima della crisi economica, nel 2005 erano 3.504, passati a 4.471 nel 2007. La punta massima si è toccata nel 2012, con 7.406, mentre nel 2015 il numero è sceso a 5.916, per poi abbassarsi a 5.894 nel 2016.

Nidi, rette più basse e migliore qualità dei servizi, dallo Stato 20 milioni all’Emilia-Romagna

All’Emilia-Romagna saranno destinati 20 milioni di euro per sostenere il sistema nazionale integrato di educazione e istruzione per i bambini da zero a sei anni. È quanto è stato deciso a Roma in Conferenza unificata, a seguito delle richieste di modifica avanzate da Regioni ed Enti locali. Si tratta del riparto del fondo complessivo di 209 milioni di euro che il ministero dell’Istruzione ha messo a disposizione del sistema Regioni e Enti locali.

Le risorse provengono dallo specifico fondo istituito in attuazione di uno dei decreti attuativi – il 65/2017- della legge 107/2015. Le risorse assegnate all’Emilia-Romagna andranno direttamente nelle casse dei Comuni e loro Unioni e si sommeranno ai contributi che la Regione ogni anno stanzia per la qualificazione dei servizi educativi.

Dove andranno le risorse

I fondi saranno in buona parte destinati alla gestione dei servizi educativi per l’infanzia, soprattuto quelli per bambini da 0 a 3 anni, per rendere possibile un effettivo contenimento delle rette a carico delle famiglie. Nel 2018, anche a fronte di questa nuova linea di finanziamento, la Regione aggiornerà gli indirizzi in materia di servizi educativi, ragionando con gli Enti locali e con i diversi protagonisti del sistema integrato.

Il Sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni

Con il decreto attuativo 65/2017 della legge 107/2015, viene istituito a livello nazionale il Sistema integrato di educazione e di istruzione rivolto ai bambini da zero a sei anni di età. Obiettivo del provvedimento, come si legge nel decreto, è “garantire ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali”.

Lo Stato contribuisce alla realizzazione del sistema con un Fondo specifico. Le risorse assegnate all’Emilia-Romagna dal ministero dell’Istruzione mediante un Piano di azione pluriennale, finanziato già a partire dal Bilancio 2017, saranno erogate direttamente ai Comuni e loro Unioni ma sarà la Regione a stabilirne la loro programmazione. La somma di 20 milioni di euro – calcolata sulla base del numero delle strutture e dei bambini iscritti in Emilia-Romagna –  andrà ad affiancarsi a quanto la Regione già assegna annualmente per sostenere e qualificare i servizi educativi presenti sul territorio.

Il sistema educativo in Emilia-Romagna

Il sistema dei servizi educativi per la prima infanzia in Emilia-Romagna è rappresentato da nidi d’infanzia, che possono accogliere bambini in età 3 – 36 mesi, sia a tempo pieno che a tempo parziale, organizzati con modalità diversificate in riferimento ai tempi di apertura (tempo pieno e part-time) e alla loro ricettività; dai servizi domiciliari organizzati in piccoli gruppi educativi; infine, da quelli integrativi, come lo Spazio bambini ei Centri per bambini e famiglie.

Secondo i dati regionali riferiti all’anno educativo 2015-2016, in Emilia-Romagna i bambini da 0 a 3 anni iscritti nei 1.199 servizi educativi erano oltre 32.559, il 29,4% (110.771) dei bambini di questa fascia d’età residenti in regione. Nell’area metropolitana di Bologna i servizi sono 289 e gli iscritti 8.852. Nelle altre Province: Modena (184 servizi, 5.207 iscritti), Reggio Emilia (148 servizi, 4.298 iscritti), Parma (123 servizi, 3.368 iscritti), Piacenza (66 servizi, 1.360 iscritti), Ferrara (91 servizi, 2.320 iscritti), Ravenna (130 servizi, 2.906 iscritti), Forlì- Cesena (112 servizi, 2.463 iscritti), Rimini (56 servizi, 1.785 iscritti).

Nasce la Rete attiva per il lavoro: Piano per l’occupazione da 20 milioni di euro

Più servizi e integrazione tra pubblico e privato per potenziare l’offerta rivolta a chi cerca occupazione. La Regione Emilia-Romagna, per migliorare la qualità e l’estensione sul territorio dei servizi per il lavoro, ha deciso di ampliare i servizi e le opportunità anche formative rivolte a chi è in cerca di lavoro e la platea di soggetti che possono sostenere le persone nella ricerca del lavoro, nell’incontro tra domanda e offerta, nel servizio di orientamento e di certificazione delle competenze.

Nasce la Rete attiva per il lavoro, costituita dai 38 centri per l’impiego e da 20 società private accreditate, coordinata dall’Agenzia per il Lavoro.  Dall’inizio di novembre le persone disoccupate da almeno 12 mesi, che non percepiscono sostegno al reddito, possono scegliere se usufruire dei servizi offerti dal Centro per l’Impiego dove hanno effettuato l’iscrizione oppure quelli offerti da uno dei 20 soggetti privati accreditati con oltre 170 sedi operative diffuse sul territorio regionale. La scelta deve essere fatta al momento della sottoscrizione del Patto di servizio personalizzato presso il Centro per l’Impiego: chi si iscrive, dovrà comunicare all’operatore se intende ricorrere ad uno dei soggetti privati accreditati e, sempre con il supporto dell’operatore del Centro per l’Impiego, potrà decidere di fissare il primo appuntamento presso una delle sedi accreditate per l’attivazione dei servizi che gli necessitano. Per la prima attuazione di questa misura, fino cioè al 30 aprile, sono state messe a disposizione dalla Regione 8 milioni di euro di risorse del Fondo sociale europeo.

Altre risorse messe in campo dalla Regione

Per ampliare i servizi che i Centri per l’impiego rivolgono a chi cerca lavoro (il piano per l’occupazione si rivolge in particolare ai disoccupati da almeno 12 mesi), la Regione ha investito ulteriori risorse. Sono 6 milioni di euro le risorse a disposizione per percorsi brevi, anche modulari, personalizzati e individualizzati, per garantire alle persone in cerca di occupazione conoscenze e abilità di base (competenze linguistiche, come corsi di italiano per stranieri o di inglese per italiani, competenze informatiche, ecc.) necessarie per attivare successivi percorsi di ricerca del lavoro e per inserirsi nei contesti e nelle organizzazioni di lavoro. Per percorsi brevi personalizzati ed individualizzati rivolti a persone interessate ad investire in un percorso di lavoro autonomo o di avvio di impresa sono a disposizione 3 milioni di euro, per fornire agli aspiranti neo imprenditori conoscenze, competenze e abilità di base necessarie per intraprendere il percorso. Altri 3 milioni di euro sono invece stati stanziati per percorsi personalizzati e individualizzati di orientamento, che possano supportare in particolar modo le persone disoccupate da meno di 12 mesi ad acquisire informazioni, strumenti e capacità per attivarsi nella ricerca di occupazione.

Politiche per il lavoro integrate e convergenti per la competitività 

L’obiettivo di consolidare la capacità di offrire servizi strategici per l’occupazione non si esaurisce con l’accreditamento dei privati. Per rafforzare i Centri per l’impiego, che svolgono un ruolo chiave in questo impianto pubblico-privato, è stato concordato con il Governo un Piano di rafforzamento delle politiche attive del lavoro biennale (2017-2018) che prevede su base nazionale l’inserimento di 1.600 operatori nei centri per l’impiego pubblici.   L’istituzione dell’Agenzia per il lavoro, il Piano nazionale di rafforzamento amministrativo, l’accreditamento dei soggetti privati per la costruzione della Rete attiva per il lavoro, la legge regionale 14 del 2015 rispondono ad un disegno strategico di politiche integrate e convergenti, anche con il Governo, che hanno come primo obiettivo quello di rafforzare la capacità di intercettare le nuove esigenze del mercato del lavoro per promuovere nuova occupazione, sviluppo e coesione sociale. Ai servizi per il lavoro la Regione attribuisce una valenza strategica per la competitività del territorio. Per questo la materia è tra quelle che la Regione ha deciso di inserire nel pacchetto di discussione con il Governo per il riconoscimento di ulteriori forme e particolari condizioni di autonomia ai sensi dell’art. 116 della Costituzione.

Per informazioni sui soggetti privati accreditati è possibile consultare https://lavoroperte.regione.emilia-romagna.it registrandosi e accedendo con il proprio account alla sezione “Ricerca aziende” e selezionando la voce “Solo enti accreditati”.

Bandi aperti in Regione | Ottobre 2017

I finanziamenti aperti in Regione Emilia Romagna al 27 ottobre 2017:

AGRICOLTURA

Partecipazione a regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari
Pubblicato il: 23/10/2017 | Scadenza termini partecipazione: 15/12/2017 23:55

Avviso pubblico domande di contributo sui fondi OCM vino previsti dalla misura “Promozione sui mercati dei Paesi terzi” per la campagna 2017/2018
La Regione Emilia-Romagna concede contributi al 50% ai produttori di vino e alle loro associazioni per la promozione del vino nei Paesi terzi. Pubblicato il: 10/10/2017 | Scadenza termini partecipazione: 06/11/2017 15:00

Sostegno alla formazione professionale ed acquisizione di competenze e 1.3.01 Scambi interaziendali di breve durata e visite alle aziende agricole e forestali
Pubblicato il: 10/10/2017 | Scadenza termini partecipazione: 10/09/2018 12:00

Infrastrutture viarie e di trasporto
Pubblicato il: 03/10/2017 | Scadenza termini partecipazione: 19/01/2018 23:55

Investimenti in azioni di prevenzione volte a ridurre le conseguenze derivanti da avversità biotiche – prevenzione danni da halyomorpha halys
Pubblicato il: 11/09/2017 | Scadenza termini partecipazione: 07/12/2017 23:55

Aiuto all’avviamento di imprese extra-agricole in zone rurali
Pubblicato il: 16/08/2017 | Scadenza termini partecipazione: 17/11/2017 23:55

Ripristino delle foreste danneggiate da incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici
Pubblicato il: 08/08/2017 | Scadenza termini partecipazione: 11/11/2017 23:55

Apicoltura: bando per la seconda annualità stralcio 2017/2018
Pubblicato il: 01/08/2017 | Scadenza termini partecipazione: 10/11/2017 23:55

Insediamento dei giovani agricoltori e Ammodernamento di aziende agricole dei giovani agricoltori”
Pubblicato il: 20/04/2017 | Scadenza termini partecipazione: 30/11/2017 12:00

Sviluppo e commercializzazione dei servizi turistici per il turismo rurale – Associazioni di operatori agrituristici e fattorie didattiche
Scadenza termini partecipazione: 27/11/2017 12:00

 

CULTURA

Invito a presentare progetti specifici di divulgazione e valorizzazione della Memoria e della Storia del Novecento in Emilia-Romagna – anno 2017
Per Istituti Storici associati o collegati alla rete dell’INSMLI. Pubblicato il: 18/10/2017 | Scadenza termini partecipazione: 03/11/2017 23:55

 

IMPRESE

Servizi innovativi per le pmi 2017
Contributi per piccole e medie imprese. Pubblicato il: 21/09/2017 | Scadenza termini partecipazione: 31/10/2017 13:00

Commercializzazione turistica – Anno 2018
L.R. 4/2016 – Contributi a progetti di promo-commercializzazione turistica realizzati da imprese, anche in forma associata. Pubblicato il: 07/08/2017 | Scadenza termini partecipazione: 31/10/2017 23:55

Consolidamento e rafforzamento delle strutture a sostegno della promozione imprenditoriale
Manifestazione di interesse rivolta ai soggetti pubblici e privati. Pubblicato il: 03/08/2017 | Scadenza termini partecipazione: 27/10/2017 23:55

Contributo alle imprese e ai professionisti tramite Consorzi Fidi
Contributo alle imprese e ai professionisti. Pubblicato il: 13/04/2017

Start up innovative 2017
Contributi per piccole e micro imprese. Pubblicato il: 13/04/2017 | Scadenza termini partecipazione: 30/11/2017 17:00

Fondo regionale microcredito
Accesso al credito agevolato per imprese, lavoratori autonomi e liberi professionisti. Pubblicato il: 13/03/2017 | Scadenza termini partecipazione: 31/12/2017 23:55

Agevolazioni sotto forma di garanzia e contributi in conto interessi gestiti da consorzi-fidi e cooperative di garanzia
Sviluppo e riqualificazione del patrimonio e dell’offerta turistica regionale. Pubblicato il: 01/01/2010

Fondo di rotazione
Fondo per società cooperative tramite finanziamenti agevolati a valere sul fondo rotativo Foncooper. Pubblicato il: 28/02/2008

 

SOCIALE E TERZO SETTORE

“Dopo di noi” Bando fondo disabilità
Le domande entro il 31 gennaio 2018. Destinatari dei contributi: Comuni e loro forme associative, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, associazioni di genitori e singoli familiari.

Disabili – Contributi per l’acquisto o l’adattamento dell’auto (legge regionale n. 29/1997 articolo 9)
L’articolo 9 della legge regionale n. 29/1997 prevede contributi a favore delle persone disabili che desiderano acquistare o adattare il proprio autoveicolo privato. I contributi sono concessi da Comuni e Regione. Le domande dovranno essere presentate al proprio comune di residenza, o ad altro ente a tal fine delegato dal proprio comune.

Disabili-Contributi per favorire la permanenza nel proprio ambiente di vita (legge regionale n. 29/1997 articolo 10)
l’articolo 10 della legge regionale n. 29/97, al fine di limitare le situazioni di dipendenza assistenziale e per favorire l´autonomia, la gestione e la permanenza nel proprio ambiente di vita delle persone in situazione di handicap grave, prevede contributi finalizzati all´acquisto di strumentazioni, ausili, attrezzature e arredi personalizzati. Le domande dovranno essere presentate al proprio comune di residenza, o ad altro ente a tal fine delegato dal proprio comune.

 

Terzo Settore. Via libera alla legge di riforma del sistema regionale

Si semplifica in Emilia-Romagna il sistema del Terzo settore, che tra organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale coinvolge oltre 7 mila organismi no profit. Meno burocrazia, quindi semplificazione delle forme di rappresentanzarazionalizzazione delle sedidegli strumenti e delle modalità di confronto e approfondimento sui tanti temi che contraddistinguono questo mondo. Nasce anche l’Osservatorio regionale del Terzo settore.

É, in sintesi, quanto prevede la legge “Disposizioni per la ridefinizione, semplificazione e armonizzazione delle forme di partecipazione dei soggetti del terzo settore alla concertazione regionale e locale”, proposta dalla Giunta regionale e approvata dall’Assemblea legislativa.

Si tratta di una vera e propria riforma del sistema, che in Emilia-Romagna conta 3.077 organizzazioni di volontariato e 3.993 associazioni di promozione sociale, impegnate in attività di utilità sociale e solidaristica senza scopo di lucro.

 

È proprio per valorizzare questo patrimonio che la Regione è intervenuta sull’attuale organizzazione del sistema del Terzo settore in Emilia-Romagna – regolamentato dalle leggi regionali attualmente in vigore (34/2002 e 12/2005)- sostituendo i rispettivi Osservatori del volontariato e dell’associazionismo sociale con uno unico, l’Osservatorio regionale. Le funzioni nel nuovo organismo rimangono sostanzialmente invariate e riguardano: la raccolta di dati, documenti e testimonianze e la promozione di attività di studio, ricerca e approfondimento a favore delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale iscritte nel registro regionale.

Un’ulteriore novità riguarda le Conferenze regionali, che costituiscono uno strumento di confronto e riflessione periodica sulle politiche di promozione dell’associazionismo e del volontariato, ricondotte ad un unico organismo, l’Assemblea regionale del Terzo settore. Infine, vengono abrogati i Comitati paritetici provinciali – composti da rappresentanti degli enti locali e delle organizzazioni di volontariato iscritte e non iscritte nel registro regionale – che sono sedi di confronto, proposta e verifica a livello locale. A seguito del superamento delle Province si è reso necessario ripensare questi organismi a favore di altre forme di rappresentanza unitarie (quindi valide per tutto il Terzo settore) autonomamente costituite, che diventeranno l’interlocutore degli Enti locali sui temi della programmazione delle politiche di interesse del Terzo settore, in particolare in ambito sociale.

Difesa del suolo, 391mila euro a Reggio Emilia per la messa in sicurezza del territorio colpito dal maltempo

Un pacchetto di 46 cantieri, che vale 3 milioni e 200mila euro, per continuare l’opera di nella messa in sicurezza del territorio colpito dalle ultime ondate di maltempo. Previsti interventi di consolidamento, sistemazione di strade provinciali, arginature e opere idrauliche. Si tratta di lavori in gran parte urgenti distribuiti su quasi tutto il territorio regionale. A finanziare le opere sono 1 milione 311mila euro messi direttamente a disposizione dal bilancio della Regione, cui si affiancano 1 milione 895mila euro di “economie”, ovvero dirisparmi su interventi precedentiche ora vengono reinvestiti.  Nel complesso lo stanziamento regionale interessa una cinquantina di Comuni.

Gli interventi nel reggiano 

In 7 Comuni della provincia di Reggio Emilia vengono finanziati 8 interventi per un investimento complessivo di 391mila euro. A Toano i fondi regionali (80mila euro) serviranno per ripristinare la SP 8 “Cerredolo-Toano-Villa Minozzo”, in località Polcione, e per consolidare l’abitato di Cavola (21mila euro). A Vetto è la strada comunale di collegamento con il Lido Enza che necessita un recupero (50mila euro). A Baiso vengono invece messi in sicurezza i movimenti franosi che coinvolgono le località Montecchio e Vallone Toschi (45mila euro); a Canossa si interviene per ripristinare la funzionalità idraulica e rinforzare la briglia nel torrente Enza, in località Ponte Cedogno (50mila euro); a Scandiano occorre consolidare e mettere in sicurezza l’abitato di Mazzalasino (45mila euro), mentre a Ventasso e a Villa Minozzo il deflusso degli affluenti del fiume Secchia ha bisogno di essere ripristinato (50mila euro). A Vezzano sul Crostolo si lavorerà sulla stabilizzazione delle sponde del Rio della Rocca e del torrente Crostolo in località Fornace (50mila euro). I lavori di natura idraulica e di consolidamento dei dissesti saranno seguiti dai tecnici dell’Agenzia per la sicurezza territoriale e la Protezione civile (Servizio area affluenti Po).

Dopo di noi: bando da 2,8 milioni per garantire assistenza e autonomia ai familiari disabili rimasti privi di sostegno

Garantire assistenza, indipendenza e autonomia ai familiari disabili rimasti privi di sostegno, perché orfani o con genitori ormai anziani, quindi anch’essi non più autosufficienti. É la speranza di tante famiglie che vivono in questa difficile, e spesso angosciante, situazione. Una risposta concreta arriva dalla Regione, che per il 2017 mette a disposizione 2,8 milioni di euronell’ambito del programma di attuazione della Legge nazionale sul ‘Dopo di noi’, che ha proprio l’obiettivo di favorire l’assistenza, l’inclusione sociale e l’autonomia delle persone sole e gravemente disabili. Le risorse – che costituiscono una parte dei fondi statali assegnati all’Emilia-Romagna, in totale oltre 13 milioni – finanzieranno uno specifico bando, approvato oggi dalla Giunta regionale, per l’avvio di nuove forme di coabitazione. Rientrano in questa categoria appartamenti per piccoli gruppi (massimo 5 persone) o soluzioni di co-housing (un modo di abitare in comunità, che coniuga gli spazi privati con aree e servizi a uso comune), purché riproducano le condizioni abitative e le relazioni della casa familiare.

Destinatari dei contributi sono i Comuni e loro forme associative, le organizzazioni di volontariato, le cooperative sociali, ma anche associazioni di genitori e singoli familiari. Il finanziamento massimo concesso per ogni intervento non potrà superare il 90% del costo complessivo e non dovrà essere inferiore a 50 mila euro in quanto, per gli interventi al di sotto di questa cifra, la Regione ha già destinato agli Enti locali specifiche risorse con il primo riparto del fondo “Dopo di Noi”. Tra le spese ammissibili figurano l’acquisto di immobili e la ristrutturazione di appartamenti privati (quindi non strutture di accoglienza o case di riposo), l’acquisto di attrezzature, soluzioni tecnologiche e arredi 

Come presentare domanda

Le richieste di contributi devono essere inviate entro il 31 gennaio 2018 tramite Pec (indirizzo segrsst@postacert.regione.emilia- romagna.it) o per posta ordinaria, oppure consegnate a mano entro questa data al servizio Strutture, tecnologie e sistemi informativi della Regione (viale Aldo Moro, 21 – 40137 Bologna).

Il Programma regionale

Il primo Programma regionale di attuazione della Legge nazionale sul ‘Dopo di noi’ è finanziato, per l’Emilia-Romagna, con oltre 13 milioni di euro suddivisi nel triennio 2016-2018. Parte dei fondi – 6,6 milioni di euro già assegnati – è destinata a Comuni e loro Unioniper attivare e potenziare programmi di intervento che prevedono, laddove le condizioni fisiche della persona disabile lo consentano, soluzioni alternative all’istituto, come la propria casa di origine, o l’accoglienza in abitazioni, gruppi-appartamento e co-housing. Per usufruire del sostegno è necessaria una valutazione complessiva effettuata da équipe di operatori sociali e sanitari dei Comuni e delle Aziende Usl. Una modalità già consolidata in Emilia-Romagna per l’accesso alle prestazioni del Fondo regionale per la non autosufficienza, che prevede la presenza in ogni distretto di una specifica Unità di valutazione incaricata di accertare gli effettivi bisogni e formulare proposte di progetti personalizzati. Le risorse rimanenti dopo questo bando saranno utilizzate nel 2018.

La legge sul “Dopo di noi”

La norma – approvata il 14 giugno 2016 – è “volta a favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità” e per la prima volta individua e riconosce specifiche tutele per le persone con disabilità quando vengono a mancare i parenti che si sono presi cura di loro fino a quel momento. L’obiettivo della legge è garantire la massima autonomia delle persone disabili, evitando quando possibile il ricorso all’assistenza in istituto. La legge, inoltre, stabilisce la creazione di un Fondo per l’assistenza e il sostegno ai disabili privi dell’aiuto della famiglia e agevolazioni per privati, enti e associazioni che decidono di stanziare risorse a loro tutela: sgravi fiscali, esenzioni e incentivi per la stipula di polizze assicurative, trasferimenti di beni e diritti post-mortem. Il Fondo, compartecipato da Regioni, enti locali e organismi del terzo settore, ha una dotazione triennale complessiva di 90 milioni di euro per il 2016, 38,3 milioni per il 2017 e 56,1 milioni per il 2018.

Nidi, riforma a misura di bambini e 7,3 milioni per la qualificazione dei servizi

Le caratteristiche dell’ambiente fisico, gli arredi, l’organizzazione delle strutture, la soddisfazione delle famiglie. Ma anche grande attenzione per evitare maltrattamenti e abusi sui più piccoli. È la riforma del sistema dei nidi, micronidi e servizi integrativi dell’Emilia-Romagna, disegnata dalla nuova “Direttiva in materia di requisiti strutturali e organizzativi dei servizi educativi per la prima infanzia”, destinati ai bambini più piccoli, quelli da 0 a 3 anni, che, ottenuto oggi il parere favorevole della Commissione assembleare, sarà approvata in Giunta entro fine mese. Nel frattempo, sempre dalla Giunta regionale è arrivato il via libera all’assegnazione dei fondi per il 2017, oltre 7,3 milioni di euro disponibili per tutto il territorio regionale.

La novità più significativa introdotta dalla Direttiva riguarda il personale che opera a stretto contatto con i bambini, in particolare le educatrici: l’obiettivo è quello di prevenire casi di maltrattamenti e abusi dovuti a condizioni di stress o inadeguatezza al proprio lavoro. La direttiva, infatti, stabilisce che i gestori, pubblici o privati, delle strutture educative definiscano un Piano specifico finalizzato alla prevenzione, valutazione e gestione del rischio stress da lavoro, nel quale devono essere indicate esplicitamente le misure e gli strumenti messi in campo per garantire ai bambini e alle loro famiglie la massima tutela. Tra questi, rientrano la formazione, il lavoro di gruppo, il raccordo costante con il Coordinamento pedagogico territoriale e, laddove emergano segnali di disagio psicologico, un supporto specialistico al personale da concordare con le Aziende sanitarie.

Sul piano organizzativo, il documento introduce alcune disposizioni per adeguare la funzionalità degli spazi e delle attrezzature al numero di bambini iscritti e alla loro età. Un’importante novità riguarda l’obbligo della preparazione interna alla struttura, in cucine attrezzate, dei pasti per i bambini dai tre ai nove mesi di età. Il provvedimento conferma poi numerose disposizioni contenute nella precedente Direttiva regionale, del 2012.

Le risorse disponibili

In attesa che il testo del provvedimento completi il percorso di approvazione, la Giunta regionale ha licenziato la proposta di riparto dei fondi per il 2017destinati al sistema educativo emiliano-romagnolo per la fascia di età 0-3 anni. Lo stanziamento complessivo supera i 7 milioni e 300mila euro, in larga parte finalizzati alla gestione dei servizi per la prima infanzia (6.394.564 euro); le rimanenti risorse – 909.720 euro –  sono invece destinate a sostenere la qualificazione del sistema dei servizi, attraverso la funzione del coordinamento pedagogico (550.000 euro) e la promozione di iniziative di formazione del personale (359.720euro).

I contributi saranno assegnati dalla Regione direttamente ai Comuni e loro forme associative e ripartiti in base al numero dei bambini iscritti ai servizi educativi. A livello territoriale, le risorse saranno così suddivise: Bologna 2 milioni 72 mila euro; Modena 1 milione 131 mila; Reggio Emilia 1 milione; Parma 768 mila; Piacenza 304 mila; Ferrara 479 mila; Ravenna 648 mila; Forlì-Cesena 529 mila; Rimini 369 mila.

La Direttiva, in sintesi

Il testo definisce una serie di norme comuni e norme specifiche per le diverse tipologie di servizi. Per tutti, la direttiva ribadisce l’obbligatorietà del rispetto dei requisiti di sicurezza, igiene, funzionalità dell’ambiente e tutela del benessere dei piccoli.

Sul piano organizzativo, per quanto riguarda i nidi viene confermato il rapporto numerico tra personale e bambini (1 a 5 per la fascia 3-12 mesi; massimo 1 a 7 tra i 12 e i 36 mesi nel tempo pieno e 1 a 8 nel tempo parziale; 1 a 10 tra i 24 e i 36 mesi), aprendo molti spazi di flessibilità nell’applicazione organizzativa. A tale proposito la direttiva conferma quanto era già presente nella precedente e cioè la possibilità per i servizi di modulare il proprio orario sulla settimana e sull’anno in maniera non rigida. È evidente che un’ampia e diversificata apertura (alcuni nidi già da tempo sperimentano ad esempio la Cena) non significa che i bambini rimangano per moltissime ore al nido ma anzi che saranno presenti secondo un numero di ore a loro adeguato.

La nuova direttiva prevede poi che, oltre alle tradizionali sezioni omogenee per età, si possano organizzare sezioni miste per favorire la relazione tra bambini di età diverse. Sono confermate le disposizioni della precedente direttiva per quanto riguarda le altre tipologie di servizi per la prima infanzia: i servizi domiciliari, cosiddetti “piccoli gruppi educativi” – integrati nel sistema regionale tramite l’autorizzazione al funzionamento e la messa in rete con i coordinatori pedagogici – possono essere avviati in famiglia, in casa dell’educatore, nei luoghi di lavoro e possono accogliere fino a un massimo di 7 bambini, oppure 8, nel caso in cui non vi sia la presenza di bambini di età inferiore a 1 anno.

Tra i servizi integrativi che affiancano i nidi e offrono la possibilità di frequenza diversificata anche con la presenza dei famigliari, ci sono gli spazi per bambini; per questa tipologia il rapporto tra educatori e bambini deve essere di 1 a 8 nella fascia 12-36 mesi, 1 a 9 tra 18 e 36 mesi, 1 a 12 tra 24 e 36. Per quanto riguarda le educatrici, oltre all’idoneità psicofisica, la normativa conferma il requisito della laurea come titolo di studio.

Il sistema educativo 0-3 anni in Emilia-Romagna

Il sistema dei servizi educativi per la prima infanzia in Emilia-Romagna è rappresentato da nidi d’infanzia che possono accogliere bambini in età 3 – 36 mesi, sia a tempo pieno che a tempo parziale, organizzati con modalità diversificate in riferimento sia ai tempi di apertura (tempo pieno e part-time), sia alla loro ricettività; dai servizi domiciliari organizzati in piccoli gruppi educativi; da quelli integrativi, come lo Spazio bambini e i Centri per bambini e famiglie. 

Secondo i dati regionali riferiti all’anno educativo 2015-2016, in Emilia-Romagna i bambini da 0 a 3 anni iscritti nei 1.199 servizi educativi erano oltre 32.500 (a fronte di 40.160 posti disponibili). Nell’area metropolitana di Bologna i servizi sono 289 e gli iscritti 8.852. Nelle altre Provincie: Modena (184 servizi, 5.207 iscritti), Reggio Emilia (148 servizi, 4.298 iscritti), Parma (123 servizi, 3.368 iscritti), Piacenza (66 servizi, 1.360 iscritti), Ferrara (91 servizi, 2.320 iscritti), Ravenna (130 servizi, 2.906 iscritti), Forlì- Cesena (112 servizi, 2.463 iscritti), Rimini (56 servizi, 1.785 iscritti).

Al via un bando della Regione per dare casa a donne vittime violenza

Pagamento dell’affitto e delle spese condominiali fino a dodici mesi, contratti di allacciamento di luce e gas, contributi perl’acquisto di elettrodomestici.

Sono solo alcuni degli interventi che la Regione Emilia-Romagna finanzierà, con oltre 600 mila euro, per dare una casa alle donne vittime di violenza. Donne che, per sfuggire ai soprusi, hanno lasciato l’abitazione familiare rifugiandosi nei Centri antiviolenza e alle quali, per ricostruirsi una vita anche in compagnia dei propri figli, serve rendersi autonome dal punto di vista abitativo. Magari dividendo un appartamento con altre donne nelle stesse condizioni.

Proprio per finanziare l’assistenza e la protezione delle donne e dei loro figli in difficoltà, la Giunta regionale ha approvato un bando nell’ambito del Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere (previsto dal decreto ministeriale del 25 novembre 2016). É rivolto ai Comuni e Unioni di Comuni e mette a disposizione 640mila euro in due anni per progetti finalizzati all’autonomia abitativa, sia in appartamento autonomo sia in coabitazione, anche attraverso un accesso agevolato all’edilizia residenziale pubblica.

Db Milano 19/06/2013 – violenza sulle donne / foto Daniele Buffa/Image
nella foto: violenza sulle donne

Il bando
Il contributo massimo concesso dalla Regione per il percorso di autonomia abitativa di ogni singola donna è 8.000 euro. Tra le spese ammissibili figurano, oltre al canone di affitto per un massimo di 12 mesi (anche per alloggi di Edilizia residenziale pubblica), il deposito cauzionale o mediazione immobiliare, spese condominiali; allacciamenti, volture e utenze; acquisto arredi o elettrodomestici; manutenzione ordinaria dell’alloggio.

Le domande potranno essere presentate entro 45 giorni dalla pubblicazione del bando sul Bollettino ufficiale telematico della Regione Emilia-Romagna, prevista nei prossimi giorni, e inviate in formato digitale al servizio Politiche sociali e Socio educative della Regione (viale Aldo Moro, 21 – 40137 Bologna). Indirizzo PEC segrsvilsoc@postacert.regione.emilia-romagna.it