Un programma politico non si inventa, si vive – la politica popolare da Sturzo a noi | Giovedì 21 febbraio

Giovedì 21 febbraio presso la Parrocchia di San Pellegrino (via Tassoni 2, Reggio Emilia) alle 20:45 si terrà l’iniziativa ”
Un programma politico non si inventa, si vive – la politica popolare da Sturzo a noi“.

A cent’anni dall’appello ai “Liberi e Forti”, una serata di riflessione per riscoprire un documento programmatico che si rivolge a ciascuno e a tutti, profondo dal punto di vista culturale e politico. L’Italia e l’Europa hanno ancora bisogno di persone “chiamate” alla libertà e alla responsabilità per una vita pubblica trasparente e corretta.

La serata, organizzata grazie al contributo dell’Associazione La Pira e Camposamarotto, vedrà la partecipazione dell’On. Flavia Piccoli Nardelli, Segretaria dell’Istituto Sturzo dal 1989 al 2013, e di Pierluigi Castagnetti. Introdurrà Don Giuseppe Dossetti.

Centri estivi, anche nel 2019 i contributi regionali per aiutare le famiglie a pagare la retta: quasi 340 euro per ogni figlio

L’estate è ancora lontana, ma non per quei genitoriche, lavorando e non potendo contare su aiuti esterni, hanno la necessità di organizzare la gestione dei propri figli nel periodo di chiusura delle scuole. 

Così, per il secondo annoconsecutivo, un aiuto concreto alle famiglie dell’Emilia-Romagna arriva dalla Regione, che ripropone anche per il 2019 i contributi per pagare la retta di frequenza di bambini e ragazzi ai Centri estivi. Dopo i 6 milioni di euro assegnati nel 2018altrettante risorse – provenienti dal Fondo sociale europeo – vengono stanziate quest’anno per consentire ai genitori di fronteggiare la spesa e favorire la massima partecipazione dei propri figli alle attività proposte: circa 13mila i ragazzi che la scorsa estate hanno potuto frequentare i Centri grazie ai contributi disponibili. 

E si rafforza il sostegno riconosciuto, che prevede fino a 336 euro (erano 210 nel 2018) per ogni figlio84 euro a settimana (contro i 70 precedenti), per un massimo di quattro settimane di frequenza (3 nel 2018). Potranno beneficiarne le famiglie residenti in Emilia-Romagna e composte da entrambi i genitori, o uno solo in caso di famiglie mono genitoriali, occupati e con un reddito Isee annuo entro i 28 mila euro. 

Confermato, quindi, dalla Giunta regionale il “Progetto per la conciliazione tempi cura lavoro: sostegno alle famiglie per la frequenza di centri estivi”, è stata già approvata la ripartizione delle risorse tra Comuni o Unioni di Comuni capofila di Distretto (l’ambito territoriale che comprende più Comuni associati per gestire i servizi sociali) sulla base della popolazione residente in età compresa tra 3 e 13 anni. A loro il compito di stilare l’elenco dei Centri aderenti al progetto. Per l’Emilia-Romagna si tratta di un’offerta molto varia, sia per l’ampia fascia d’età che copre, sia per la logistica: ci sono centri in città, al mare, in montagna, in palestra, al parco, che propongono molteplici attività: dal gioco alla scoperta della natura, dallo studio allo sport, fino ai laboratori teatrali. Vari anche gli orari di frequenza previsti: da qualche ora al giorno a intere settimane da trascorrere lontano dai genitori. 

L’assegnazione dei contributi

I Centri estivi possono essere pubblici (organizzati direttamente dai Comuni) o privati (associazioni, cooperative, parrocchie e altri Enti religiosi) “accreditati” dalla Regione perché in possesso dei requisiti stabiliti dalla direttiva sui centri estivi, emanata l’anno scorso. Tra i requisiti richiesti, quelli più significativi riguardano la presenza di un progetto educativo – sul quale informare adeguatamente le famiglie – e l’obbligo da parte del personale di presentare una dichiarazione che attesti l’assenza di condanne per abuso di minori, secondo quanto previsto dalla legge nazionale contro la pedopornografia.

Per quanto riguarda l’iter di compilazione dell’offerta alle famiglie, i Comuni entro il 30 maggio stileranno l’elenco dei Centri – gestiti direttamente dal Comune o, per quelli privati, individuati tramite bando – aderenti al progetto. Successivamente, i Comuni potranno ricevere le richieste di contributo: i genitori dovranno scegliere uno dei Centri inseriti nell’elenco comunale e la richiesta dovrà essere fatta contestualmente all’iscrizione, presentando la dichiarazione Isee. Spetta al Comune l’istruttoria, il controllo dei requisiti e la successiva compilazione della graduatoria delle famiglie individuate come possibili beneficiare del contributo, fino ad esaurimento della disponibilità finanziaria.  

Ripartizione delle risorse sul territorio

A livello territoriale, i 6 milioni ripartiti tra i Comuni capofila dei Distretti, in base al numero dei bambini residenti e in età compresa tra 3 e 13 anni (nati dall’1 gennaio 2006 al 31 dicembre 2016), prevedono: per Bologna 1,3 milioni di euro per 98.500 bambini; Modena 1 milione (74.483 bambini); Reggio Emilia 798 mila euro (59.391 bambini); Parma 606 mila euro (45.083 bambini); Forlì-Cesena 537 mila euro (39.977 bambini); Ravenna 509 mila euro (37.881 bambini); Rimini 466 mila euro (34.683 bambini); Ferrara 395 mila euro (29.382 bambini); Piacenza 368 mila euro (27.375 bambini).

I dati del primo anno di realizzazione del progetto

Nel 2018, primo anno di realizzazione del progetto, hanno aderito 314 Comuni. I Centri estivi che hanno partecipato alla sperimentazione sono stati 1.170 e 13.040 i bambini e ragazzi che hanno beneficiato dei contributi regionali.

Ecco gli ecobonus per i privati: dalla Regione fino a 3mila euro per chi passa a un’auto elettrica, ibrida, a metano o gpl

Fino a 3 mila euro di rimborso dalla Regione, più uno sconto minimo del 15% sul prezzo di listino da parte dei concessionari, per i cittadini che, in Emilia-Romagna, decideranno di cambiare la vecchia autovettura, più inquinante, compresi i diesel euro 4, e acquistare un nuovo modello abasso impatto ambientale o a zero emissioni, come nel caso delle auto elettriche.

È questa la nuova misura decisa dalla Giunta regionale per il contrasto a smog e polveri sottili provocate dal traffico su gomma. A partire dal 15 febbraio e fino al 24 maggio, per chi risiede in un Comune dell’Emilia-Romagna e ha un Isee familiare fino a 35mila euro l’anno sarà possibile chiedere online l’ecobonus, grazie al bando che mette a disposizione 5 milioni di euro per incentivare la sostituzione dei mezzi privati con autovetture di tipo “ecologico”: elettricheibride, a metano o a Gpl.

La misura si affianca alle altre già adottate per accelerare il rinnovo in chiave ecologica del parco mezzi circolante: dall’ecobonus fino a 10mila euro per la rottamazione dei veicoli commerciali diesel leggeri fino all’euro 4, attraverso il bando da quasi 4 milioni di euro aperto il 15 novembre scorso e tuttora disponibile, al contributo fino a 191 euro l’annoper tre anni, pari al costo del bollo auto per chi acquista un’auto ibrida nuova nel 2019. Misure confermate anche per quest’anno e che la Regione rilancia con l’obiettivo di contribuire al miglioramento della qualità dell’aria: imprese e cittadini possono infatti richiedere entrambi.

La richiesta di tutti e tre i tipi di ecobonus regionali può essere fatta nella sezione dedicata sul portale della Regione: http://www.regione.emilia-romagna.it/mobilitasostenibile.

Il nuovo bando è stato illustrato questa mattina a Bologna dal presidente della Giunta, Stefano Bonaccini, insieme agli assessori regionali all’Ambiente, Paola Gazzolo, e ai Trasporti, Raffaele Donini. Un incontro che è servito per fare il punto sugli interventi varati dalla Regione per incentivare la sostituzione da parte di privati e imprese degli autoveicoli a maggiore impatto ambientale con altri modelli a basse emissioni e, più in generale, per rilanciare la sfida della mobilità sostenibile.

Autobus gratis per gli abbonati ai treni regionali

Sfida della mobilità sostenibile che vede nell’integrazione tariffaria tra treno e bus una delle misure più importanti fra quelle varate dalla Regione: chi fa un abbonamento annuale o mensile al servizio ferroviario regionale, può infatti viaggiare gratis sugli autobus di 13 città dell’Emilia-Romagna, i nove comuni capoluogo più Carpi, Imola e Faenza. La Giunta regionale per questo investe 6 milioni di euro l’anno, e tuttora gli utenti possono richiederla e ottenerla (per informazioni e modalità, il riferimento è sempre la sezione web dedicata alla mobilità sostenibile). Oltre alle nuove App, Roger e Chiamatreno, con cui, online, è possibile acquistare i biglietti di treno e bus, pagare la sosta sulle strisce blu senza alcun sovraprezzo e calcolare il percorso treno/bus.

Duemila colonnine per la ricarica delle auto elettriche entro il 2020

Alle iniziative descritte, si aggiunge l’accordo sottoscritto nel settembre scorso dalla Regione con cinque tra le principali società fornitrici di energia che operano in regione per l’installazione entro il 2020 a loro spese di una rete pubblica di 1.500 colonnineper la ricarica delle auto elettriche nei punti nevralgici delle principali città dell’Emilia-Romagna.  Altre 500 colonnine saranno installate nel prossimo biennio dagli operatori privati grazie al cofinanziamento regionale attraverso i fondi del Piano nazionale infrastrutture ricarica elettrica (Pnire), per un investimento complessivo stimato intorno ai 18 milioni di euro.

L’importanza di fare Memoria, 3 milioni di euro per progetti, valorizzazione e conservazione documentale

Dalla Regione 3 milioni di euro nel triennio 2019-21 per i progetti dedicati alla valorizzazione della Memoria del ‘900. Il programma triennale, approvato oggi in Assemblea legislativa, prevede bandi annuali (di un milione di euro) a sostegno delle numerose realtà attive in regione: istituzioni, associazioni, fondazioni che si occupano della tutela e della conservazione dei documenti storici, della ricerca e della raccolta delle testimonianze, oltre alla valorizzazione dei luoghi della memoria del ‘900, come previsto dalla Legge regionale numero 3 del 2016. In particolare, i progetti riguardano il periodo tra le due guerre mondiali e i fermenti politici e sociali che le hanno precedute e seguite, il Ventennio fascista, la Resistenza e la Liberazione. 

I dati del triennio precedente

Nel corso del primo triennio i progetti presentati in risposta ai bandi annuali, a sostegno di progetti e iniziative promosse da associazioni, istituzioni ed enti morali senza fine di lucro, ma anche da Comuni e Unioni di Comuni, hanno avuto un costante e positivo incremento sia quantitativo che qualitativo.

I progetti presentati sono stati complessivamente 105 (32 pubblici e 73 privati): 23 nel 2016 (7 pubblici e 16 privati), 32 nel 2017 (12 pubblici e 20 privati) e 50 nel 2018 (13 pubblici e 37 privati), a testimonianza di un cresciuto interesse e coinvolgimento della società civile che ha permesso di attivare progetti diffusi su tutto il territorio regionale, rendendo di fatto concreta la prospettiva di rete auspicata con l’attivazione della legge.

Nel 2016 sono stati finanziati con 70 mila euro i soggetti pubblici (7), 254 mila 800 euro quelli privati (16) e 542 mila euro gli istituti storici. Nel 2017 sono andati 128 mila euro ai soggetti pubblici (12), 240 mila euro ai privati (20) e 597 mila euro agli istituti storici. Nell’ultimo anno, invece, sono stati concessi 128 mila 233 euro ai soggetti pubblici (13), 307 mila 257 euro ai privati (37) e 536 mila 500 euro agli istituti storici.

“Ma si può anche dare la vita per la Patria libera, no?”

Dallo scorso anno la tonaca invernale che Don Pasquino Borghi indossava al momento della sua morte è esposta dentro una teca conservata nella sagrestia della Parrocchia di San Pellegrino. La scelta del luogo non è casuale. Infatti, nella fredda mattina del 10 gennaio 1944, Don Pasquino va a San Pellegrino per incontrare Don Angelo Cocconcelli, sacerdote della parrocchia e Giuseppe Dossetti. I due avvisano Don Pasquino del pericolo che egli sta correndo: i fascisti sanno che a Tapignola, dove era parroco, sta nascondendo un gruppo di alleati fuggiti della prigionia. Ne nasce un diverbio, Don Cocconcelli e Dossetti lo esortano a mandare via i resistenti. Don Pasquino risponde: “Ma dove li mando questi poveri ragazzi con 30 centimetri di neve gelata, se nessuno li vuole!”. “Ma è un pericolo mortale!”. E ancora: “Ma si può anche dare la vita per la Patria libera, no?”. Fu la domanda con cui Don Borghi chiuse la discussione.

Qualche giorno dopo fu arrestato e fucilato la mattina di 75 anni fa insieme ad altri 8 resistenti antifascisti: Ferruccio Battini, Romeo Benassi, Umberto Dodi, Dario Gaiti, Destino Giovannetti, Enrico Menozzi, Contardo Trentini ed Enrico Zambonini. Fu fucilato alle spalle, la prassi riservata ai traditori.

Don Pasquino fece la sua scelta che gli costò la vita. Morì per la Patria, una parola ambigua, ricca di significati e di contraddizioni. Cos’è allora la Patria di Don Pasquino? La patria da difendere? La patria dei confini? No, è la Patria come comunità, come storia comune, come valori condivisi, come rivendicazione della dignità dell’uomo, anche a costo del sacrificio. Oggi l’Italia è un luogo dove ci sentiamo parte, dove ci sentiamo accolti e responsabilizzati. Se oggi siamo Patria, e non una mera espressione geografica, è anche grazie alle persone come Don Pasquino Borghi.

Cultura. Ok al programma triennale per la Promozione culturale 2019-21. Previsto un investimento di 10,1 milioni di euro in tre anni

Oltre 10,1 milioni di euro per la produzione, la diffusione e la fruizione di attività culturali e per progetti e iniziative di interesse regionale: approvato oggi in Assemblea legislativa il nuovo Programma per la promozione culturale, previsto dalla Legge regionale 37 del 1994.
La Regione prevede di investire 3,8 milioni di euro nel 2019, circa 300 mila euro in più rispetto al 2018. Nel triennio precedente erano stati sostenuti 687 progetti, con un investimento regionale di 9 milioni e 639 mila euro nel triennio. 

Il programma triennale
Il programma sosterrà progetti di soggetti pubblici e privati, in un ‘ottica di equilibrio territoriale, valorizzando le esperienze più significative e consolidate e le realtà più deboli; iniziative innovative, con particolare attenzione ai linguaggi contemporanei. Promuove inoltre la circuitazione internazionale di progetti e attività mirate a valorizzare il patrimonio e le iniziative culturali, in una logica di integrazione e coordinamento con le politiche regionali e nazionali a sostegno della cooperazione internazionale, per generare un virtuoso ritorno d’immagine e un valore aggiunto di crescita sociale ed economica./CL

Cultura. Approvato il nuovo programma triennale per lo spettacolo 2019-21. Finanziamenti in crescita: 35 milioni nel triennio, 1,8 milioni in più

La Regione Emilia-Romagna continua ad aumentare gli investimenti per lo spettacolo dal vivo. Per l’attuazione del nuovo programma triennale 2019-2021, approvato oggi dall’Assemblea legislativa, saranno disponibili 11 milioni e 700 mila euro per ciascun anno del triennio, 600 mila in più rispetto al triennio precedente. 

L’aumento dello stanziamento a favore dello spettacolo avviene nella consapevolezza della sua importanza per la comunità regionale, come fattore di identità e sviluppo e a sostegno (in base alla Legge 13) di attività teatrali, musicali, di danza e circo contemporaneo. Il sistema emiliano-romagnolo dello spettacolo dal vivo si conferma, tra l’altro, tra i più articolati e dinamici a livello nazionale: al secondo posto, dopo la Lombardia, per numero di presenze e per volume d’affari, e al terzo posto per numero di spettacoli e ingressi, dopo i poli della Lombardia e del Lazio. Fortemente radicato nel territorio (con 352 sedi di spettacolo dal vivo censite nel 2016 in Emilia-Romagna, tra cui 193 teatri, di cui 77 storici ancora attivi), è al centro delle politiche culturali e oggetto di investimenti significativi da parte degli enti pubblici e di numerose imprese.

Tra le novità del prossimo triennio, il passaggio dei progetti di sostegno alle bande, ai cori e alle scuole di musica alle nuove e più importanti forme di sostegno previste dalla Legge per lo sviluppo del settore musicale, recentemente approvata. Vengono inoltre ammessi ai contributi della Legge 13 per la produzione lirica i teatri delle città capoluogo non ancora riconosciuti teatri di tradizione e che intendano tuttavia intraprendere nel triennio la via del riconoscimento.

 I dati della programmazione regionale 2016-2018

Nel corso del triennio 2016-18, per l’attuazione della Legge regionale n.13/99 sono stati finanziati 152 progetti di spettacolo dal vivo (6 in più del 2015): 122 tramite contributi, 30 mediante convenzioni triennali fra Regione e operatori. Sono state investite risorse complessivamente pari a 11.570.000 euro per ciascun anno del triennio, di cui 2.751.000 euro nel teatro, 358.000 euro nella danza, 3.421.000 euro nella musica, 121.000 euro nel circo contemporaneo e nell’arte di strada, 1.919.000 euro nel settore multidisciplinare. Infine, 3 milioni di euro sono stati assegnati quale contributo regionale alla Fondazione Teatro Comunale di Bologna. Tra questi importi sono compresi oltre 300.000 euro destinati a bande, cori e scuole di musica, che saranno resi disponibili nel triennio 2019-2021 per altri progetti di spettacolo, considerato che i soggetti musicali sono ora finanziati attraverso la legge Musica.

Per ciò che riguarda la ristrutturazione e l’ammodernamento delle sedi teatrali, nel 2018 la Regione Emilia-Romagna ha sostenuto progetti per interventi di restauro e messa a norma, opere di risanamento conservativo e innovativo con contributi pari a 5 milioni e 630 mila euro, tra fondi Fondi di Sviluppo e Coesione e risorse regionali. Delle 35 sedi di spettacolo interessate dagli interventi (di cui 28 di Enti locali e 7 di soggetti privati) ben 26 sono teatri storici. /CL

Telecamere, controllo di vicinato, riqualificazione urbana: altri 2 milioni di euro per la sicurezza nelle città

Interventi di riqualificazione urbana per il recupero di complessi edilizi o spazi ad alto rischio di criminalità e degrado. L’installazione di sistemi di videosorveglianza “intelligenti”, 12 finanziati nel 2018 e 53 dal 2014, in grado, per esempio, di leggere i caratteri e quindi le targhe degli automezzi, trasmettendoli in tempo reale alle autorità di pubblica sicurezza. Le iniziative di controllo di vicinato, con i residenti pronti a segnalare anomalie nelle proprie zone attraverso piattaforme condivise e rimanendo in contatto con la Polizia locale: sono 79 i gruppi nati e sostenuti negli ultimi cinque anni, gli ultimi nel 2018. E a proposito di Polizia locale, l’innovazione tecnologica delle loro dotazioni. E ancora, l’animazione sociale e comunitaria delle città finalizzata al contenimento di fattori criminogeni.

Misure adottate nelle città dell’Emilia-Romagna grazie agli Accordi di programma o protocolli di intesa sottoscritti dalla Regione insieme ai territori80 ‘patti’ stretti dal 2014 e orientati alla prevenzione integrata, con un impegno finanziario della Regione di oltre 4,3 milioni di euro. Solo tra il 2017 e il 2018 sono stati finanziati in tutto 45 progetti che hanno coinvolto 34 amministrazioni comunali, 10 Unioni e l’Università di Bologna, con un finanziamento regionale complessivo di oltre 2,3 milioni di euro.

E per il 2019, la Giunta regionale guidata dal presidente Stefano Bonaccini ha deciso di raddoppiare gli stanziamenti dell’anno scorso, mettendo a bilancio oltre 2 milioni di euro per la sicurezza nelle città. Le risorse, previste dalla legge regionale 24/2003, consentiranno di sostenere i nuovi progettiper la sicurezza urbana e la prevenzione della criminalità. Risorse che saranno destinate, soprattutto, alle periferie. In una realtà, più in generale, nella quale vanno consolidate iniziative che continuino a dare alle comunità locali strumenti di ascolto, contrasto e partecipazione, per rafforzare una tendenza positiva – con i dati del Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno che vedono la criminalità in calo costante in Emilia-Romagna-15% la delittuosità totale dal 2013, in particolare i furti, che costituiscono oltre i due terzi dei reati registrati, a partire da quelli in appartamento, idem i reati violenti, omicidi – ma anche per scongiurare atti come scippi e borseggi, in aumento, particolarmente odiosi e che accrescono la preoccupazione dei cittadini.

La criminalità in Emilia-Romagna

Negli anni dal 2013 al 2017 si registra una diminuzione costante, con la delittuosità totale scesa di un -14,8%. In particolare, calano i furti, che costituiscono oltre i due terzi dei reati registrati: -38,7% i furti di veicoli; -20,8% quelli di oggetti sulle auto in sosta; -11,9% i furti nelle abitazioni e -62,8% le rapine in banca. Diminuiscono anche i reati violenti-30,8% gli omicidi; -9,2% le violenze sessuali. Restano con il segno positivo scippi (+6,3%), borseggi (+11,6%) e lesioni dolose (+2,1%).

Nel 2018 firmati 16 Accordi con 13 Comuni e 3 Unioni

Nell’anno appena trascorso, sono stati finanziati interventi in tutte le province, realizzati grazie ai 16 nuovi Accordi di programma firmati dalla Regione con 13 amministrazioni comunali (Bologna; Modena e Formigine; Reggio Emilia; Ferrara e Cento; Ravenna; Forlì; Rimini, Riccione e Bellaria Igea Marina; Salsomaggiore Terme e Fornovo di Taro nel parmense) e 3 Unioni (Terre di Castelli nel modenese; Pedemontana Parmense e Valnure Valchero nel piacentino).

Videosorveglianza e controllo di vicinato: i dati provincia per provincia

Sono 53 i progetti, finanziati dalla Regione dal 2014 ad oggi, che prevedono la creazione o il potenziamento di impianti di videosorveglianza, spesso accanto ad altre misure di prevenzione: 6 a Bologna; 13 a Modena; 9 a Reggio Emilia; 7 a Parma; 3 a Piacenza; 5 a Ferrara; 2 rispettivamente a Ravenna e nella provincia di Forlì-Cesena e 6 a Rimini.

79 progetti di controllo di vicinato sono stati sostenuti con risorse finanziarie o supporto tecnico da parte della Regione in tutta l’Emilia-Romagna: 9 a Bologna; 24 a Modena; 20 a Reggio Emilia; 7 a Parma; 6 a Piacenza; 1 a Ferrara; 7 a Ravenna e 5 a Forlì-Cesena.

Set Emilia-Romagna: dalla Regione 2,1 milioni per due nuovi bandi per le produzioni cinematografiche e audiovisive

L’Emilia-Romagna sempre più terra di cinema. Per il bando nazionale sono a disposizione un milione 500 mila euro, 900 mila per la prima sessione di valutazione e 600 mila euro per la seconda sessione, mentre per il bando regionale sono a disposizione 600 mila euro divisi equamente tra la prima e la seconda sessione di valutazione. Per il bando nazionale possono presentare progetti le imprese italiane, europee ed extraeuropee, che esercitino attività prevalente di produzione cinematografica e audiovisiva. Per il bando regionale possono partecipare solo le imprese regionali, con sede legale in EmiliaRomagna, oppure quelle con un’unità operativa attiva sul territorio da almeno 12 mesi. Ciascuna impresa può presentare non più di una domanda di contributo per ognuna delle due sessioni di valutazione previste per il 2019. Le imprese regionali possono partecipare ad entrambi i bandi. In particolare viene sostenuta la produzione (pre-produzione, riprese/lavorazione, post-produzione) di: opere cinematografiche a contenuto narrativo (con durata superiore a 52’), opere televisive a contenuto narrativo, cioè film (con durata superiore a 52’) o serie (almeno due episodi con durata complessiva pari o superiore a 90‘); opere web a contenuto narrativo, (con durata superiore a 52’); documentari, o serie di documentari. Per essere ammissibili le opere dovranno effettuare almeno 6 giorni di riprese sul territorio regionale e realizzare in Emilia-Romagna non meno del 30% dei giorni di ripresa totali o sostenere qui almeno il 30% dei costi di produzione. Le opere cinematografiche o televisive in alternativa potranno effettuare almeno 18 giorni di riprese sul territorio regionale. Il contributo, a fondo perduto, potrà essere tra il 35% ed il 50% delle spese ammissibili, cioè per attività di pre-produzione, riprese e post-produzione sostenute nel territorio, e non inferiori a 30 mila euro. I contributi potranno essere per un massimo di 150 mila euro per le opere cinematografiche di lungometraggio e televisive; di 50 mila euro per i documentari e di 25 mila per le opere web e per i cortometraggi. L’inizio delle attività sul territorio regionale non potrà avvenire prima della data di presentazione della domanda di contributo e comunque nel corso del 2019.Il termine ultimo per la conclusione del progetto è fissato al 31 dicembre 2020. Le attività previste nel progetto, in linea di massima, dovranno essere realizzare per un minimo del 65% nel corso del 2019. La presentazione delle domande Per entrambi i bandi sono previste due sessioni temporali per la presentazione delle domande: entro le ore 16 del 28 febbraio 2019; dalle ore 16 del 1 luglio 2019 alle ore 16 del 31 luglio 2019. La domanda di contributo, con la documentazione da allegare, deve essere inoltrata esclusivamente a mezzo Pec. Per informazioni filmcom@regione.emilia-romagna.it ; https://cinema.emiliaromagnacreativa.it

I dati del triennio

Dall’avvio della legge (2015-2017) l’impegno della Regione a favore delle attività legate alla filiera dell’audiovisivo ha visto un progressivo incremento, raggiungendo l’importo complessivo di 16 milioni di euro. Di cui 4,3 destinati alla produzione di 133 progetti.  Solo nel biennio 2015-2016, si è registrato un aumento dell’occupazione nel settore del 18%, dato probabilmente in crescita, rispetto alle produzioni realizzate a seguire. Si calcola che nel triennio siano state realizzate sul territorio regionale 600 giornate di riprese, con l’impiego di oltre 500 unità di personale tecnico e artistico, per complessive 9000 giornate lavorate. Sempre nel triennio, è cresciuto il sostegno a rassegne e festival cinematografici e audiovisivi (passato da 3 a 16 rassegne e da 5 a 22 festival con finanziamenti da 86 mila euro a 1,3 milioni). Nello stesso periodo per il sostegno alla rete di esercizi cinematografici sono stati assegnati contributi annui di 315 mila euro e nel 2018 di 335 mila, per due progetti di Agis e Acec. Per la formazione le risorse annuali nel triennio sono state di 120 mila euro e nel 2018 di 137 mila per 7 progetti.  Alla Fondazione Cineteca di Bologna sono andati nello stesso triennio circa 2 milioni di euro per l’attività di ricerca, raccolta e catalogazione e restauro del patrimonio filmico e audiovisivo dell’Emilia-Romagna.

Le opere già sostenute dalla Regione

Tra le opere significative recenti che hanno avuto un sostegno finanziario o servizi dalla Film Commission regionale, ricordiamo Made in Italy di Luciano Ligabue, la serie televisiva de L’ispettore Coliandro dei Manetti Bros, il prossimo Volevo nascondermi sulla vita di Ligabue di Giorgio Diritti, documentari importanti come Storie del dormivegliaAlmost nothing sul Cern o Le avventure del Lupo su Stefano Benni di Enza Negroni, appena presentato alla Festa del cinema di Roma.Ma non manca l’attenzione all’animazione, come con Mani rosse di Francesco Filippi o Butterflies in Berlin di Monica Manganelli, e al mondo del cortometraggio.
Le opere finanziate e le imprese emiliano-romagnole sono anche occasione di visibilità nei festival, come a Cannes o Berlino, mentre bei segni di attenzione vengono in ordine di tempo dalla 75° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. La sezione MigrArti, realizzata in collaborazione con il Ministero per i Beni e le attività culturali, ha decretato “miglior film”  Il mondiale in piazza di Vito Palmieri, prodotto dalla casa bolognese Articolture; Saremo giovani e bellissimi, opera prima di Letizia Lamartire, finanziato attraverso il bando di sostegno alla produzione nazionale ed internazionale nel 2017, ha ottenuto il premio speciale di  Soundtrack Stars Award, e una conferma ulteriore per lo stesso film è appena arrivata dal festival francese di Villerupt.Inoltre a Los Angeles verrà presentato il film Tutto liscio, prodotto da La Famiglia Film, con Maria Grazia Cucinotta, sempre con il sostegno dell’Emilia-Romagna Film Commission.

Il mio intervento al Galvani-Iodi per la festa “20.30.50….anni – La scuola al servizio della persona”

Sabato mattina sono intervenuta all’Istituto Professionale Galvani-Iodi all’evento “20.30.50….anni – La scuola al servizio della persona”. Qua potete trovare i pensieri che ho espresso nel mio discorso:

“Oggi all’istituto superiore Galvani Iodi. 20, 30, 50 anni di scuola al servizio della persona. Storie di giovani, di ragazzi e ragazze che hanno voglia di essere protagonisti del loro futuro. Storie di innovazione: l’uso consapevole delle mani che si lega alla conoscenza. Un imparare facendo, un apprendimento laboratoriale, non solo lo studio che passa sui banchi di scuola. Una formazione di serie A che permette al nostro sistema produttivo di offrire bravi ottici, bravi odontotecnici, brave persone che si prendano cura di anziani, persone disabili e bambini.

Tantissime le esperienze dei ragazzi in stage all’estero, nell’approfondimento di tematiche legate alla cittadinanza attiva, nell’alternativa scuola-lavoro, una anticipazione fatta qua di quelle che sono poi diventate le norme nazionali. Sempre a contatto con il tessuto sociale attraverso le esperienze nelle strutture socio-sanitarie grazie alla sinergia con le realtà del territorio (troppe per essere citate tutte) che collaborano con l’Istituto.

Una scuola che prepara professionisti, con una attenzione legata anche a progetti di solidarietà come “Accendiamo la vista”, “Leave in Madagascar” o l’interessante convenzione con Ausl e Caritas per un progetto che consente di fare protesi dentarie per non abbienti.

E ancora, un istituto che mette in campo attività legate a teatro, sport, volontariato, prevenzione, legalità per fare emergere talenti nei ragazzi. Ho raccontato loro che sono davvero una grande scommessa per chi vive nelle istituzioni e che la Regione pensa e si occupa di loro. A noi interessa che i giovani trovino lavoro, a noi interessa mettere al centro le persone, mettere a frutto i talenti, le competenze. È importante preoccuparsi di crescere in una sfera comunitaria di benessere non solo economico ma anche relazionale. Abbiamo la fortuna di avere sul nostro territorio una scuola come il Galvani-Iodi che non solo insegna ma che crea cittadinanza attiva e che contribuisce al successo scolastico e a quello sociale.”