Come aprire un birrificio, uno spaccio per la vendita diretta o allevare insetti: online i corsi del Catalogo verde

Dalla conversione all’agricoltura biologica o biodinamica, all’apertura di un micro-birrificio rurale; dallo studio dell’inglese a scopi commerciali e di marketing per promuovere sui mercati esteri le proprie specialità agroalimentari, all’acquisizione del know how per aprire e gestire un negozio per la vendita diretta in azienda. E ancora: dall’allevamento degli insetti per la valorizzazione degli scarti aziendali o per la produzione di mangimi, alle tecniche dell’agricoltura di precisione; dalla coltivazione della canapa, all’allevamento delle lumache.

L’agricoltura dell’Emilia-Romagna guarda al futuro andando alla ricerca di nuove occasioni di crescita e di sviluppo e lo fa anche attraverso il Catalogo verde, la “vetrina” dei corsi di formazione e delle altre iniziative per l’aggiornamento professionale degli imprenditori agricoli finanziati con 4,8 milioni del Psr 2014-2020 che dal 13 dicembre scorso è on line. Cliccando sul sito regionale Agricoltura dallo smartphone o dal pc di casa gli agricoltori possono prendere visione delle offerte formative, ciascuna corredata da una sintetica scheda descrittiva, messe a punto dagli enti preposti ed approvate da un apposito gruppo di valutazione della Regione e scegliere di partecipare a quella più adatta alle proprie esigenze. Il tutto inviando una semplice mail alle società organizzatrici. Saranno poi quest’ultime, dopo aver acquisito l’adesione dell’agricoltore, ad occuparsi del disbrigo delle pratiche burocratiche presso gli uffici regionali per ottenere il contribuito previsto. “Con il Catalogo- sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli– mettiamo a disposizione del mondo agricolo un ulteriore strumento per favorire la crescita professionale degli operatori e la diffusione delle innovazioni. In un comparto come quello agroalimentare la sfida della competitività si gioca non solo sul versante della qualità e dell’organizzazione di filiera, ma anche investendo sul miglioramento delle conoscenze e sull’acquisizione di competenze specialistiche da parte degli addetti”.

Procedure burocratiche più snelle

Proprio a questo punta la nuova edizione del Catalogo Verde, arricchito mese per mese da proposte che abbracciano i filoni più innovativi dell’agroalimentare – senza tuttavia dimenticare i più tradizionali corsi per imprenditore agricolo professionale, operatore agrituristico e forestale e via dicendo – e reso più attraente rispetto al passato dallo snellimento delle procedure burocratiche. Il primo bando sulla formazione della nuova programmazione 2014-2020, pubblicato nel 2015, ha consentito di finanziare circa 900 domande, con una spesa di poco inferiore ai 2 milioni di euro. Il bando 2016 si è chiuso da poco con la selezione di una prima “infornata” di oltre 200 progetti proposti da 27 soggetti privati. E in poco tempo si sono già iscritti ai corsi e alle altre iniziative programmate oltre 700 agricoltori.

Tra le tante opportunità di formazione e crescita professionale vanno citate anche le visite individuali e di gruppo presso altre aziende per favorire lo scambio di conoscenze e la nascita di partnership commerciali o produttive, oppure i viaggi di studio in Italia e all’estero per acquisire nuove competenze tecniche e specialistiche. Un’opportunità, quest’ultima, rivolta soprattutto ai giovani, nell’ambito di una sorta di Erasmus dei campi.  Sia le visite che i viaggi-studio erano modalità previste anche in precedenza, ma non sono mai state sfruttate adeguatamente. Con questo secondo bando si è invece cercato di rendere il tutto più facilmente fruibile da parte degli agricoltori, anche grazie ad un maggior supporto tecnico e informativo della Regione.

Venendo ai contributi del Psr, in realtà vengono incassati direttamente dagli enti organizzatori a titolo di compenso per il servizio reso;  gli agricoltori sono tenuti semplicemente a pagare un ticket che varia secondo del tipo di iniziativa: si va dal 10% per i corsi d’aula tradizionali e i viaggi studio, per salire al 20% nel caso della consulenza personalizzata (coaching) e delle visite ad altre aziende. Oltre ai costi del viaggio e una diaria giornaliera (vitto e alloggio), per brevi visite e periodi più o meno lunghi trascorsi lontano da casa per arricchire il proprio bagaglio di conoscenze tecniche è previsto anche un contributo per la formazione pre e post viaggio e un rimborso di 80 euro al giorno per pagare un sostituto che lavori in azienda al posto del titolare in trasferta.

Approvato il Bilancio 2017: zero tasse in più, investimenti per crescita e welfare, assunzioni in sanità

Via libera dell’Assemblea legislativa alla legge sul bilancio di previsione 2017 della Regione, una manovra da 12,5 miliardi di euro, di cui 10 miliardi per la spesa corrente e 445 milioni in conto capitale.

Approvata oggi insieme alla nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza regionale (Defr) 2017, al collegato e alla legge regionale di stabilità, la manovra ha 5 priorità: le politiche sanitarie e sociali, l’accelerazione sull’impiego dei fondi strutturali, gli investimenti per la ripresa economica, il trasporto pubblico locale e fondi contro il dissesto idrogeologico e la tutela dell’ambiente.

I numeri

Crescita e lavoro

Con l’obiettivo di continuare a creare occupazione, il Bilancio prevede investimenti per 412 milioni complessivi per imprese, agricoltura e politiche attive per il lavoro e porta la quota di cofinanziamento regionaledei fondi europei (Fse, Fesr, Feasr) da 59 a 82 milioni movimentando così complessivamente, nel triennio, investimenti per oltre 400 milioni di euro.
Per le politiche dell’agricoltura, in particolare, si confermano le risorse proprie finalizzate al cofinanziamento dei fondi europei e statali: 29 milioni di euro per il Piano di sviluppo rurale (Psr) e 1,3 per il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (Feamp) e 3 per affiancare le risorse statali.
2 milioni saranno specificamente rivolti a politiche attive per il lavoro e per il piano alte competenze.
Per il turismo, 16,7 milioni andranno a programmi di promozione, commercializzazione e unioni di prodotti e 16 milioni (di cui 10 statali) per gli impianti sciistici.

Le persone e la comunità

Tra le principali novità sul fronte delle politiche sociali e sanitarie, vi sono i 35 milioni di risorse regionali (più 37 statali) per avviare il Reddito di solidarietà (Res) per le famiglie e le persone in difficoltà mentre viene rafforzato il Sistema sanitario regionale, anche grazie all’aumento di 2 miliardi del Fondo nazionale (Fsn) che destina alla Regione circa 115 milioni di euro per il 2017 e rende possibili maggiori impegni di spesa per l’applicazione dei nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea).
In particolare, in Emilia-Romagna lavoreranno 2.581 nuovi medici, infermieri e operatori, attraverso assunzioni, turn over al 90% e stabilizzazioni, e saranno assicurate prestazioni aggiuntive ai cittadini: dalle nuove vaccinazioni obbligatorie per i bimbi dei nidi all’avvio della sperimentazione dell’assistenza odontoiatrica per chi ha tra 5 e 25 anni (con risorse regionali per 500 mila euro) mentre sarà costituito un fondo per farmaci innovativi oncologici e non.
Confermate, inoltre, tutte le risorse per il Fondo per la non autosufficienza (460 milioni, di cui 116 regionali) e per la riqualificazione e l’ammodernamento delle strutture sanitarie (152 milioni di euro, di cui 65,5 regionali per il periodo 2017/2019).
Oltre alle risorse per il Res, altri 34,8 milioni sono destinati a servizi per l’infanzia, i giovani e le famiglie.
Crescono poi di 3 milioni le risorse destinate a cultura, legalità e sport. 1,7 milioni andranno, in particolare, a sostenere lo sport mentre è confermato lo stanziamento di risorse regionali per le politiche culturali: 15 milioni per gli spettacoli dal vivo, gli interventi previsti dalle leggi sul cinema e sulla memoria, le biblioteche e i musei e i progetti di Enti locali e associazioni.
Al diritto allo studio scolastico e universitario vanno 25 milioni.

L’ambiente e le infrastrutture

Le spese d’investimento infrastrutturali per l’ambiente e il territorio complessivamente saranno pari a 240 milioni nel triennio (45,8 nel 2017) con interventi per la costa, la montagna, le aree protette e la sicurezza sismica.
In bilancio aumentano infine le risorse per le infrastrutture e il trasporto pubblico locale e la rete ferroviaria (421,3 milioni, di cui 51,3 di quota regionale). Una parte dei fondi (14 milioni) serviranno in particolare per l’attuazione della gara che garantirà nuovi servizi e il rinnovo dei mezzi circolanti.

Diritto allo studio universitario, la Regione stanzia 80 milioni (mai così tanti)

Anche per l’anno accademico 2016-17 la Regione Emilia-Romagna garantisce la borsa di studio al 100 per cento degli studenti idonei,con una spesa complessiva in denaro e servizi abitativi e ristorativi di oltre 80 milioni e 800 mila euro, la cifra più alta mai stanziata. La spesa in denaro per il pagamento delle borse di studio è di oltre 65 milioni di euro. Gli studenti che beneficiano della borsa di studio sono 20.950, di cui 12.831 dell’Università di Bologna, 1.496 dell’Università di Ferrara, 2.989 dell’Università di Modena e Reggio Emilia, 3.047 dell’Università di Parma e 587 degli Istituti dell’Alta Formazione Artistica e Musicale. Un incremento di oltre il 21% rispetto all’anno precedente di studenti idonei, dunque, anche a seguito dell’aggiornamento della soglia economica di accesso alle borse introdotta per compensare gli effetti della nuova normativa Isee. Un risultato ottenuto grazie alla conferma dell’impegno finanziario regionale e alla politica di razionalizzazione delle spese attuata dall’Azienda regionale per il diritto agli studi superiori Er.Go.

Per quanto riguarda i servizi, i posti letto attualmente disponibili sul territorio regionale sono 3.504, suddivisi in 45 residenze. Sono 76 i punti ristorativi attivi in regione, di cui 12 mense, che nel 2016 hanno erogato oltre 2 milioni di pasti.

Il Reddito di solidarietà è legge: un sostegno concreto per persone e famiglie in difficoltà economiche

Ieri abbiamo approvato la legge che istituisce il Reddito di Solidarietà. Il Reddito di solidarietà prevede fino ad un massimo di 400 euro al mese per un anno, un sostegno concreto a chi sta peggio per superare le difficoltà economiche personali e del proprio nucleo familiare. Un aiuto a chi prova a uscire da una situazione critica attivandosi in percorsi di impegno sociale, formazione, inserimento lavorativo. Non una misura assistenziale ma un aiuto a chi si trova temporaneamente in difficoltà.
Uno strumento che potrebbe interessare 80 mila persone, corrispondenti a circa 35 mila nuclei familiari residenti in Emilia-Romagna in condizione di grave povertà. Famiglie composte soprattutto da giovani coppie con tre o più figli a carico, single, anziani con bassissimo reddito e che nel complesso rappresentano quasi il 2% dei nuclei residenti in regione (dati: Università di Modena e Reggio Emilia, ottobre 2016).

 


Al Reddito di solidarietà sono stati destinati 35 milioni di euro stanziati dalla Giunta regionale che si aggiungo ai 37 milioni che lo Stato ha erogato all’Emilia-Romagna per il Sostegno all’inclusione attiva (Sia), misura attiva di contrasto alla povertà che la legge di Stabilità 2016 ha esteso a tutto il territorio nazionale e che il Res affiancherà e integrerà. Il Reddito di solidarietà regionale amplia però la platea dei potenziali fruitori: nel Sia, infatti, si richiede la presenza all’interno del nucleo familiare di un minore, o di un figlio disabile, o di una donna in stato di gravidanza, condizioni non richieste dal Res, destinato a qualsiasi tipo di nucleo familiare, anche composto da una sola persona, per rispetto del principio universalistico.
La legge è stata approvata col voto favorevole di Pd e Sel, l’astensione del M5s, il voto contrario di Lega e Fi (Fdi e AltraEr assenti).

Oltre due milioni di euro dalla Regione per 30 idee di startup innovative

Una piattaforma web che vuole rivoluzionare il mondo della pubblicità digitale, macchine per l’automazione completa dei magazzini di stagionatura dei formaggi Dop, soluzioni automatiche per la lavorazione, la pesatura e il confezionamento di prodotti alimentari. Sono alcune delle idee innovative che 30 startup potranno realizzare grazie al finanziamento previsto dal bando promosso dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del Programma operativo regionale Fesr 2014-2020. Nei giorni scorsi la Giunta regionale ha approvato la graduatoria della terza finestra del bando.

Delle 152 domande ricevute, 30 saranno finanziate per un totale di 2,743 milioni di euro di contributo concedibile e in 12 di queste, prevalgono i giovani nella partecipazione societaria e/o finanziaria. Queste 30 startup si aggiungono alle 24 finanziate nei mesi scorsi con le prime due call del bando, per un totale di contributo concesso e concedibile pari a oltre 5,4 milioni di euro.

Meccatronica e motoristica, industria della salute e del benessere, industrie culturali e creative, innovazioni nei servizi e agroalimentare sono i settori delle nuove imprese. Tra le altre idee finanziate un dispositivo elettronico per l’ottimizzazione del contatto e della comunicazione visiva nelle video conferenze, un progetto per lo sviluppo di nuovi servizi multimediali basati sulla “realtà aumentata e virtuale”, dispositivi per lo screening tumorale basati su sensori nanostrutture “chemoresistive”, una piattaforma multimediale di editoria digitale.

Ammortizzatori sociali, platea più ampia e fondi maggiori per la cassa integrazione in deroga

Lavoratori artigiani, commercianti e altre categorie sospese da datori di lavoro beneficiari dei fondi di solidarietà o di integrazione salariale. Si allarga la platea dei beneficiari di ammortizzatori sociali in deroga, e i fondi a disposizione aumentano di 7 milioni di euro, con anche una dilatazione dei termini di presentazione delle richieste.

Lo ha definito il Tavolo tecnico di monitoraggio degli ammortizzatori sociali in deroga, composto da associazioni di categoria e sindacati e istituzioni, che si è riunito in viale Aldo Moro per integrare l’intesa siglata il 18 novembre scorso, a seguito dei chiarimenti pervenuti dal ministero del Lavoro il 5 dicembre.
Sono stati quindi individuati nuovi beneficiari ai sensi dell’art. 44 comma 6-bis del Dlgs 148/2015.

Nei prossimi giorni la Giunta regionale dell’Emilia-Romagna recepirà l’intesa e definirà le ulteriori modalità di accesso. Per sostenere l’ampliamento dei beneficiari, la dotazione delle risorse per gli ammortizzatori sociali è aumentata di 7 milioni di euro, passando da 25,5 a 32,5 milioni e il termine per le domande è stato posticipato al 21 dicembreprossimo dal 7 dicembre. Le risorse, statali affidate alle regioni, potranno essere utilizzate entro il giugno 2017.

Continua a scendere la disoccupazione in Emilia-Romagna: 7,1% nei primi nove mesi dell’anno, -0,4% rispetto a luglio

Continua a scendere la disoccupazione in Emilia-Romagna: nei primi nove mesi del 2016 è pari al 7,1%, -0,4% rispetto al 7,5% registrato a luglio. Nel terzo trimestre dell’anno gli occupati sono pari a 1.973.959, 47.280 in più rispetto allo stesso periodo del 2015: un +2,5% che riporta la situazione al di sopra del livello di occupazione pre-crisi (3^ trimestre 2008).

Le dinamiche di genere evidenziano poi un incremento dei posti di lavoro fortissimo per le donne (+39.500, +4,7%): va tenuto presente che nel terzo trimestre 2008, in concomitanza con l’avvio della crisi internazionale, le donne occupate nella regione erano 852mila e, a distanza di sei anni, sono 888mila, 36mila in più.

E’ quanto si ricava dall’analisi del mercato del lavoro in Emilia-Romagna sulla base dei dati diffusi oggi dall’Istat.

Il tasso di occupazione trimestrale è al 68,9%, 1,8 punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo del 2015: si tratta del valore più elevato tra tutte le regioni italiane ad esclusione del Trentino-Alto Adige (71%). La componente maschile ha un tasso pari al 75,9% (+0,9 punti percentuali), mentre quella femminile presenta una crescita maggiore e arriva al 62% (+2,7 punti percentuali).
Nel terzo trimestre 2016 le persone in cerca di lavoro sono 127,8mila, con una contrazione di 11.400 persone rispetto al terzo trimestre 2015 (-8,2%).

L’incremento dell’occupazione nel corso del terzo trimestre 2016 interessa principalmente il settore del terziario(+3,6% pari a 44.000 posti di lavoro rispetto al terzo trimestre del 2015).

Un segnale positivo, dopo due trimestri negativi sul versante occupazionale, arriva dall’industria in senso stretto ove si registra un aumento del 2%, pari a 11.000 occupati in più rispetto al terzo trimestre 2015, per un totale di 522mila occupati.
Si segnala poi una crescita dell’agricoltura (+9,8%), ancorché riferita ad un comparto di dimensioni contenute, che pesa il 4,0% sull’occupazione totale.
Il settore delle costruzioni, invece, dopo un recupero messo a segno solo nel primo trimestre dell’anno, si riallinea nel secondo e nel terzo al trend decrescente in atto negli ultimi anni.

Case della salute, più vicine ai cittadini e più integrazione tra professionisti

Sempre più medicina di iniziativa, ovvero servizi che non aspettano il cittadino “sulla soglia”, ma sono in grado di andargli incontro, raccogliendo la sua domanda di salute prima che si trasformi in un aggravamento o una complicazione. Sempre più integrazione concreta tra i professionisti (non solo della sanità, ma anche del sociale), continuità dell’assistenza con l’ospedale e partecipazione della comunità locale (volontariato, associazionismo), elemento chiave per migliorare la promozione della salute.

E’ questa la direzione indicata dalla Regione per quanto riguarda le Case della salute, strutture dedicate alle cure primarie dove vengono erogati servizi e prestazioni sanitarie, socio-sanitarie e sociali che non necessitano di ricorso all’ospedale. La Giunta regionale ha approvato infatti nei giorni scorsi le nuove linee organizzative e assistenziali, a distanza di 6 anni dall’avvio dell’esperienza e dopo oltre un anno di confronti con professionisti e operatori, medici e pediatri di famiglia, enti locali, sindacati: confronti che hanno permesso di verificare quanto fatto finora e “mettere a sistema” le buone pratiche emerse nei territori.

Attualmente sono 84 le Case della salute in Emilia-Romagna, diffuse in modo capillare in tutta la regione e con un bacino di utenza di quasi 2 milioni di residenti. La maggior parte si trova in aree rurali e di collina, poi in aree montane e nei capoluoghi di provincia. Finora sono stati spesi 68,2 milioni di euro per le Case già operative, ne sono programmate altre 38 per circa 52,6 milioni di euro (che comprendono anche risorse destinate alle strutture delle aree colpite dal sisma del 2012).

 

Le nuove linee guida: quattro “aree integrate”
D’ora in poi le Case della salute non saranno più pensate a partire dai servizi, ma per aree integrate. Questo significa che la presa in carico della persona avverrà con percorsi chemettono insieme professionisti e servizi diversi. Un processo già in corso, di fatto, in molte realtà, ma non ancora uniforme in tutta la regione. Quattro le aree integrate individuate: prevenzione e promozione della salute; popolazione con bisogni occasionali-episodici; benessere riproduttivo, cure perinatali, infanzia e giovani generazioni; prevenzione e presa in carico della cronicità. Un esempio: nella Casa della salute, oltre l’ostetrica, c’è il medico di medicina generale, il pediatra, la pediatria di comunità e le associazioni delle mamme. Insieme costituiscono l’area “benessere riproduttivo, cure perinatali, infanzia e giovani generazioni”, che nasce da un lavoro d’integrazione.

La sfida, infatti, consiste proprio nel realizzare quell’“integrazione orizzontale” che è il vero valore aggiunto delle Case della salute, la collaborazione e la condivisione di obiettivi e azioni tra tutti i protagonisti: medici e pediatri di famiglia, dipartimenti territoriali e ospedalieri delle Aziende sanitarie, servizi sociali, la comunità (cittadini singoli e associazioni). Tutto questo attraverso un programma formativo rivolto ai professionisti che lavorano nella Case, accompagnato da interventi di supporto attivati a livello regionale, che derivano dalle esperienze virtuose emerse nelle singole realtà. In quest’ottica nella Casa della salute assume sempre più valore l’accesso alla struttura, il momento dell’accoglienza della persona e dell’orientamento: una funzione che garantisce a tutti equità di accesso ai servizi e che in molte realtà è oggi consolidata grazie alle organizzazioni di volontariato. Un ruolo centrale, infine, è svolto dai medici e pediatri di famiglia: il lavoro d’équipe a cui sono portati all’interno delle Case, con infermieri e altri medici, consente di intervenire in modo più tempestivo e appropriato, per esempio nella gestione di patologie croniche (diabete, prevenzione del rischio cardiovascolare).

Oltre 30 milioni per il contrasto a povertà ed esclusione sociale, abbattimento barriere architettoniche e aiuti per pagare l’affitto

Fondi per abbattere le barriere architettoniche presenti in abitazioni e condomini, con l’accoglimento di tutte le richieste arrivate; aiuti alle famiglie – fino a un massimo di 12 mila euro pro capite – per saldare le rate scadute dell’affitto e, ancora, il sostegno ai servizi sociali e sociosanitari sul territorio, a partire da quelli per l’infanzia e i nuclei famigliari, per contrastare la povertà e l’emarginazione. Il tutto grazie allo stanziamento di oltre 30 milioni di euro destinati a misure per le fasce sociali più deboli.

Nella seduta di ieri, infatti, la Giunta regionale ha approvato tre atti che per il 2016 assegnano ai Comuni e alle loro forme associate rispettivamente 1,5 milioni di euro  del Fondo regionale per la concessione di contributi a fondo perduto destinati all’eliminazione di barriere architettoniche in edifici privati, 23 milioni del Fondo sociale regionale per evitare l’esclusione sociale e i quasi 6 milioni di euro del Fondo nazionale per la morosità incolpevole stanziati dallo Stato e messi a disposizione dell’Emilia-Romagna per quest’anno.

 

Fondo regionale per l’eliminazione e il superamento delle barriere architettoniche

Un milione e mezzo di euro in più che va ad aggiungersi a quelli già previsti dal Piano casa (2 milioni di euro). Aumentano in questo modo le risorse contenute nel Fondo regionale, che dispone la concessione di contributi a fondo perduto per abbattere le barriere architettoniche in edifici privati.

L’intervento consente di far fronte alla totalità dei contributi richiesti dalle 516 famiglie che hanno diritto a un contributo in base al fondo regionale istituito con la legge regionale del 2013. Tra le richieste, 394 riguardano persone totalmente invalide, 122 si riferiscono a forme di invalidità parziale.

In Emilia-Romagna, su un totale di 334 Comuni sono 167 a concorrere a determinare il fabbisogno per gli interventi. Rispetto alle singole province, le richieste di contributo arrivano: 19 da Piacenza, 52 da Parma, 65 da Reggio Emilia, 63 da Modena, 127 da Bologna, 27 da Ferrara, 60 da Ravenna, 58 da Forlì-Cesena e 45 da Rimini.

 

Fondo nazionale per la morosità incolpevole

Quasi 6 milioni di euro stanziati dallo Stato (59,7 milioni di euro ripartiti per il 70% tra le Regioni in proporzione al numero dei provvedimenti di sfratto emessi dell’autorità giudiziaria al 31 dicembre 2015) e messi a disposizione dell’Emilia-Romagna per il 2016 per aiutare i cosiddetti inquilini morosi incolpevoli, ovvero persone non più in grado di pagare l’affitto di casa. Le ragioni possono essere diverse: perché hanno perso il lavoro, perché colpite da una grave malattia oppure perché vittime di un infortunio.

L’aiuto consiste in un contributo pro capite, fino a un massimo di 12 mila euro, che può essere utilizzato sia per saldare le rate scadute dell’affitto sia per far fronte ad alcune mensilità future, in modo da non mettere la famiglia nelle condizioni di ricadere nella morosità.  Con il provvedimento approvato dalla Giunta, le risorse vengono distribuite tra 100 Comuni emiliano-romagnoli, 39 dei quali (compresi i capoluoghi di provincia) definiti ad alta tensione abitativa e i restanti 61 ad alto disagio abitativo con più di 10 mila cittadini residenti. Ai Comuni ad alta tensione abitativa, dove nel 2015 sono stati decretati 4.377 sfratti, andranno 4,445 milioni di euro (75% delle risorse previste per il 2016). L’altro 25%, pari a 1,5 milioni di euro, andrà invece assegnato ai Comuni ad alto disagio abitativo con popolazione superiore ai 10 mila residenti dove sono stati emessi 1.168 provvedimenti di sfratto.

 

Fondo sociale regionale

È di 23 milioni di euro la somma stanziata dalla Regione a favore dei Comuni e loro unioni per i servizi sociali del territorio. Di questi, 7,5 milioni integrano la programmazione 2016 e i rimanenti 15,5 faranno parte della programmazione 2017. L’obiettivo è sostenere in particolare i progetti di contrasto alla povertà estrema e all’impoverimento generato dalla crisi economica, contrastare l’esclusione sociale, favorire l’integrazione sociale degli immigrati, offrire sostegno alle famiglie.

A Quattro Castella nasce “La tavola armonica”

sala

Quattro Castella e tutti i cittadini dell’Unione Colline Matildiche hanno festeggiato questa mattina l’inaugurazione del Laboratorio di falegnameria “La Tavola Armonica” destinato ad ospitare, nei locali della ex mensa della scuola media, la nuova sede del Sap, il Servizio di Aiuto alla Persona, fiore all’occhiello dei servizi sociali castellesi e dell’Unione.

img_3109
In occasione della Giornata mondiale delle persone con disabilità, noi apriamo un luogo che non è solo simbolico, ma vita vissuta. L’idea del laboratorio nasce nel 2011 e in cinque anni si è riusciti, tutti insieme, a realizzare questo progetto: un luogo polifunzionale, un salotto sociale, per incontri e confronti intergenerazionali, aperto a cittadini e associazioni del territorio. La scelta di realizzarlo vicino alla scuola media, alla palestra e al centro giovani Garage non è casuale, ma intende stimolare e coinvolgere tutta la cittadinanza. Prendersi cura delle persone più fragili è il senso più profondo del fare politica. Questo progetto è importante non solo sul piano sociale e politico, ma esistenziale per tutti i ragazzi, le loro famiglie e la comunità in cui vivono. Un bell’esempio di welfare della solidarietà, dei diritti, della interazione tra pubblico e privato, tra istituzioni e cittadini.

Continue reading