Combattere la povertà e lo spreco alimentare: la Regione lancia un marchio “etico” per le aziende che donano

Costruire una filiera di contrasto alla povertà in tutte le sue forme, creare un coordinamento tra gli Empori solidali regionali, impostare un sistema di garanzia e trasparenza sull’utilizzo della merce raccolta, istituendo un logo regionale “di affidabilità” dell’Emporio.

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Sono questi gli impegni che la Regione Emilia-Romagna ha assunto per contrastare la povertà alimentare che, solo in Italia, coinvolge oltre 5 milioni di persone, di cui 1,3 milioni di minori. Povertà che, sulla spinta di anni di crisi economica, non ha risparmiato l’Emilia-Romagna, coinvolgendo singoli e famiglie.

Alla povertà alimentare, paradossalmente, si contrappone lo spreco di cibo, tanto che nell’Unione europea si stimano180 kg di cibo buttato pro-capite (dati Eurostat 2015). Per la Regione, occorre quindi lavorare anche sulla sponda delle imprese di distribuzione: i possibili “donatori” di cibo, incidendo sulla valorizzazione della responsabilità sociale di impresa e creando, a tale proposito, un marchio “etico” regionale per le aziende che aderiscono in modo stabile e continuativo al progetto attraverso vere e proprie donazioni e la fornitura di prodotti in eccedenza.
Questo in sintesi quanto è emerso nel convegno “Azzerare gli sprechi: povertà alimentare e nuove risorse“, che si è tenuto oggi a Bologna in Regione, al quale è intervenuto anche monsignor Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna.

Per l’occasione la Regione ha anche presentato una ricerca realizzata in collaborazione con la Caritas Emilia-Romagna sugli Empori solidali presenti sul nostro territorio regionale. In tutto 20 realtà (12 già attive e 5 in fase d’avvio) dove è possibile trovare un po’ di tutto: dalla frutta e verdura alla pasta, al pane, ai cibi in scatola ma anche giocattoli e prodotti per l’igiene. Punti di distribuzione al dettaglio, completamente gratuiti e realizzati per sostenere le persone in difficoltà attraverso l’aiuto alimentare e offrire loro occasioni di socializzazione, che la Regione Emilia-Romagna, nell’ambito delle proprie politiche di contrasto alla povertà, sostiene da anni  attraverso una legge (Legge 12/2007) per la  promozione di attività di recupero e distribuzione di prodotti alimentari per fini di solidarietà sociale e finanziando alcuni enti, come il Banco Alimentare e la Caritas, che operano in questo settore.

A livello nazionale il tema del recupero e della distribuzione è regolamentato dalla Legge 155/2003, detta del “Buon samaritano”, ancora in vigore, in attesa dell’approvazione al Senato della nuova proposta per il contrasto allo spreco alimentare e farmaceutico attraverso la donazione e la distribuzione dei prodotti per fini di solidarietà sociale.

“Sono molto contenta – ha dichiarato la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Elisabetta Gualmini intervenendo al convegno –  che da oggi la Regione Emilia-Romagna voglia  aggiungere  un altro tassello importante nella filiera delle misure contro la povertà.  Ci occupiamo ormai da 1 anno e mezzo di povertà ed esclusione sociale- ha sottolineato Gualmini –  con il lavoro sui minori fuori famiglia, sugli adolescenti in disagio, sulle famiglia in deprivazione con la legge sul reddito di solidarietà e anche con la riforma delle case popolari. Oggi– conclude – parliamo di come si possano azzerare gli sprechi alimentari, di quali strumenti adottare sia legislativi che operativi. Il fatto poi che il convegno sia inaugurato da Monsignor Zuppi è per me motivo di orgoglio e di onore.”

Boom di domande per biologico e produzione integrata. Regione rilancia con altri 30 milioni

La Regione rilancia sulle misure agro-ambientali e prevede oltre 30 milioni di euro di risorse aggiuntive da qui al 2020, che si aggiungono a quelle già stanziate nel Programma di Sviluppo Rurale, la cui dotazione complessiva sale così a 1,22 miliardi di euro. Obiettivo: venire incontro al boom di domande che ha accolto i due bandi del Psr su  biologico e produzione integrata.

15 Sep 2013 --- Woman carrying freshly harvested vegetables in basket --- Image by © Hero Images/Corbis

15 Sep 2013 — Woman carrying freshly harvested vegetables in basket — Image by © Hero Images/Corbis

Anche per la produzione integrata ci sarà l’impegno diretto della Regione con 15 milioni di euro che saranno stanziati nell’arco dei prossimi 5 anni sul bilancio regionale, mentre altri 40 milioni di euro saranno reperiti nell’ambito del PSR portando le risorse annuali da 8,3 a 19,7 milioni di euro. In questo modo si potrà soddisfare la stragrande maggioranza delle domande. Per cogliere anche le opportunità di finanziamento della misura complementare della OCM ortofrutta, la Regione sta inoltre predisponendo l’atto per prorogare i termini di presentazione delle domande dal 30 giugno al 15 luglio.

“Si tratta di due misure che hanno riscosso un successo superiore ad ogni aspettativa. E’ un segnale molto positivo che va nella direzione di un’agricoltura sostenibile e di qualità. Non volevamo lasciarlo cadere-  spiega l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli – per questo già in maggio abbiamo previsto di soddisfare tutte le domande sul biologico per ulteriori 18 milioni di euro”.

“Discorso a parte merita la produzione integrata– prosegue Caselli – qui le domande di contributo, in forte controtendenza con la passata programmazione, hanno superato di tre volte in valore le risorse inizialmente previste nel bando. In queste settimane abbiamo lavorato per trovare una soluzione che abbiamo condiviso mercoledì scorso con le associazioni agricole nell’ambito della Consulta regionale e che sottoporremo ora al vaglio della Commissione Europea per il necessario via libera prima della pubblicazione della graduatoria prevista entro il 27 giugno”.

“Nessun ritardo né indecisione dunque–conclude Caselli – ma la conferma di un impegno e di una direzione di marcia ben precisa avviata da tempo a favore di un’agricoltura sostenibile in grado di rispondere a una richiesta di mercato in costante crescita, oltre che alle esigenze di salvaguardia delle risorse naturali e della salute dei consumatori”.

Giovani & Agricoltura, dalla Regione nuovo bando da 28,5 milioni

Come nel bando 2015 il nuovo pacchetto di aiuti punta a incoraggiare l’imprenditorialità giovanile e al tempo stesso a stimolare l’innovazione in agricoltura attraverso due distinte modalità di sostegno: un primo intervento, che può contare su un budget complessivo di 16 milioni di euro, consiste nell’erogazione ai giovani sotto i 40 anni che avviano un’azienda agricola di una somma una tantum, il cosiddetto “premio di primo insediamento”, pari in via ordinaria a 30mila euro,  cifra che sale a 50mila euro nelle aree svantaggiate di montagna e in un ristretto numero di comuni del Delta del Po. Continue reading

A Reggio Emilia il primo impianto per il recupero delle acque reflue depurate

Il giorno dopo il referendum sulle trivelle, il presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva archiviato la consultazione e rilanciato: “Adesso impegniamoci perché il nostro mare sia pulito, magari occupandoci un pò di più dei depuratori, cosa che dovrebbero fare le Regioni, anziché fare i referendum”.

Lo stesso giorno, ovvero il 18 aprile, a Reggio Emilia ha preso avvio l’immissione nella rete irrigua delle acque reflue del depuratore cittadino (Mancasale), trattate con impianto innovativo ai sensi del D.M. 12 giugno 2003, n. 185, Regolamento recante norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue.

Di fatto è stata posta un’importante pietra miliare nel sistema di gestione della depurazione a livello regionale: si tratta infatti del primo impianto realizzato in Emilia-Romagna con la finalità di recuperare le acque reflue per l’irrigazione dei campi agricoli. La discussione su questa opportunità a livello regionale, e a Reggio Emilia in particolare, era già stata avviata da prima dell’anno 2000.

Con il Piano di Tutela delle acque, la Regione Emilia-Romagna ha individuato nell’intero territorio regionale 24 impianti, di cui 17 ritenuti prioritari, su cui applicare questa misura: un traguardo che consentirebbe di rendere disponibili circa 500.000 metri cubi al giorno di acqua capaci di irrigare una superficie pari a circa 90.000 ettari.

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L’impianto di Reggio è stato inaugurato lo scorso anno dall’Assessore regionale all’Ambiente Paola Gazzolo, al termine dei lavori di costruzione. L’assessore aveva sottolineato come il riutilizzo delle acque reflue provenienti dai grandi impianti di depurazione sia una delle misure utili non solo al miglioramento dello stato qualitativo dei corpi idrici regionali, in virtù dei minori apporti di sostanze inquinanti e dei minori prelievi che si vengono a determinare, ma anche per garantire una maggior disponibilità di risorsa da destinare ai diversi usi in generale e all’agricoltura in particolare.

In marzo l’impianto è stato visitato anche da Mauro Grassi, direttore di ItaliaSicura, struttura di missione di Palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, che ha dichiarato:  “Esperienze innovative come quella di Mancasale devono essere valorizzate: è necessaria un’azione politica capace di sostenere le realtà più virtuose”.

L’importo complessivo dei lavori di realizzazione dell’impianto è stato di circa 2,5 milioni di Euro, di cui quasi 1,5 a carico della Regione Emilia-Romagna. La realizzazione dell’impianto ha coinvolto 18 imprese. Nel corso della stagione irrigua l’impianto permette di recuperare un quantitativo complessivo di risorsa idrica di tutto rispetto, variabile dai 4 ai 5 milioni di metri cubi per anno.

La stazione di trattamento terziario, gestita dalla società IRETI, è basata su filtrazione rapida multistrato e trattamento combinato con acqua ossigenata e raggi UV. Il comprensorio irriguo che viene servito è situato nella pianura a nord del depuratore urbano ed ha una superficie di più di 2000 ettari, con 80 km di canali potenzialmente interessati all’immissione delle acque reflue depurate. La gestione dell’impianto e della rete irrigua vengono condotti secondo uno specifico Accordo di Programma siglato tra i soggetti interessati.

L’avvio del sistema di recupero e riuso irriguo delle acque viene seguito anche attraverso un progetto LIFE+ Ambiente, finanziato dall’Unione Europea e cofinanziato dalla Provincia di Reggio Emilia e da IREN Acqua Gas. Il titolo del progetto è ReQpro – “Modello di recupero e riutilizzo delle acque reflue per produzioni vegetali di qualità” ed è coordinato dal Centro Ricerche Produzioni Animali (CRPA) di Reggio Emilia. Partner per la realizzazione delle attività sono IRETI, il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale e l’Autorità di Bacino del Fiume Po.

Tra gli obiettivi del progetto la valutazione dell’efficienza e dei costi di gestione dell’impianto di trattamento terziario, la verifica degli effetti agronomici ed ambientali dovuti al riuso delle acque depurate, la diffusione dei risultati dei monitoraggi verso il mondo agricolo e la cittadinanza.

Per ulteriori informazioni e aggiornamenti: reqpro.crpa.it

Energia, 28 milioni per edifici pubblici più sostenibili

Edifici pubblici energeticamente più sostenibili e più efficienti e, soprattutto, in grado di ridurre i consumi e di produrre energia da fonti rinnovabili.
Con un nuovo bando, approvato dalla Giunta regionale durante l’ultima seduta, la Regione mette a disposizione 28 milioni di euro per realizzare interventi di riqualificazione energetica negli edifici pubblici e nell’edilizia residenziale pubblica in Emilia-Romagna. I fondi messi in campo sono risorse europee Por Fesr 2014-2020 relative alla promozione della low carbon economy nei territori e nel sistema produttivo.

I beneficiari del bando sono i Comuni, le Province, le Città metropolitane, le Unioni di Comuni, le Acer, le società in house nonché le società, i soggetti o le amministrazioni pubbliche.
La percentuale massima di contributo potrà arrivare al 30% dell’investimento complessivo ammissibile, mentre il contributo massimo non potrà superare i 300mila euro. L’investimento minimo ammissibile è invece pari a 100mila euro. Tutto il procedimento amministrativo sarà gestito attraverso un apposito applicativo web.

Per accedere al contributo sono due le finestre temporali entro le quali è possibile presentare le domande: la prima va dal 25 maggio a 5 agosto 2016, la seconda dal 15 novembre 2016 al 28 febbraio 2017.

Infrastrutture e patrimonio artistico-culturale: sbloccate opere per 1 miliardo in Emilia-Romagna.

E’ di un miliardo di euro il valore complessivo delle opere sbloccate in Emilia-Romagna dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) nella riunione del primo maggio a Roma, alla quale ha partecipato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini.

Provvedimenti che riguardano infrastrutture come il collegamento autostradale Campogalliano-Sassuolo (valore complessivo dell’opera 506 milioni) e il completamento del Servizio ferroviario metropolitano e filoviarizzazione di Bologna (372 milioni), il completamento del Museo nazionale dell’Ebraismo e della Shoah (Meis) di Ferrara (25 milioni), fondi per il recupero di beni ecclesiastici e pubblici danneggiati dal sisma del 2012 nelle province di Reggio Emilia, Modena e Ferrara, il Ducato estense (70 milioni) e per il patrimonio artistico-culturale di Bologna, fra cuiSantuario di San Luca (2 milioni) e la basilica di Santa Maria dei Servi, il complesso monastico del Corpus Domini, la chiesa di San Giacomo (8 milioni).

Nell’ultima seduta, la Giunta regionale ha poi approvato il piano da 255 milioni per l’Emilia-Romagna digitale, con la connessione attraverso banda ultra larga garantita in tutti i territori entro il 2020.

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Tutti gli approfondimenti su collegamento autostradale Campogalliano-Sassuolo (“Bretella”) e Progetto integrato Bologna – Completamento SFM e filoviarizzazione

 

 Patrimonio artistico-culturale

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Tutti gli approfondimenti su interventi e opere

Banda ultra larga al 100% per l’Emilia-Romagna: l’accordo tra Regione e ministero dello Sviluppo Economico vale 255 milioni 

L’Emilia-Romagna connessa in banda ultra larga al 100% entro il 2020. Tutto questo grazie a un accordo tra Regione e Governo (ministero dello Sviluppo economico), in base al quale verranno spesi sul territorio 255 milioni di risorse pubbliche. L’accordo consentirà di garantire interventi in tempi rapidi, utilizzare nuove strategie e tecnologie di scavo, valorizzare tutte le infrastrutture già realizzate tramite LepidaSpA (società in house della Regione), azzerare le diversità tra zona e zona a livello di copertura. Dei 255 milioni di euro, 180 sono messi a disposizione dal Governo, i rimanenti dalla Regione Emilia-Romagna, attraverso i Fondi europei Fesr (26 milioni) e Feasr (49 milioni). Il Piano è stato approvato dalla Giunta regionale nella sua ultima seduta.

Ricostruzione, fino al 30 giugno c’è tempo per i contributi del fondo Inail

C’è tempo fino al 30 giugno per richiedere i contributi del fondo Inail per le imprese con capannoni con carenze strutturali, per i quali occorra aumentare la sicurezza. Lo stabilisce l’ordinanza (la n° 26 del 22 aprile 2016) firmata da Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna e Commissario delegato alla Ricostruzione in merito ai contributi per la rimozione delle carenze strutturali già effettuate e agli interventi di miglioramento sismico effettuati o da effettuare. Le richieste di contributo le imprese possono presentarle a partire da lunedì 2 maggio prossimo.

L’ordinanza è consultabile sul sito http://www.regione.emilia-romagna.it/terremoto nella sezione “Atti per la ricostruzione”, e sarà pubblicata sul Bollettino ufficiale telematico della Regione Emilia-Romagna (Burert).

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Il termine di fine lavori sarà il 31 dicembre 2017 e possono presentare domanda le imprese – appartenenti a tutti i settori produttivi ad eccezione dell’agricoltura – che non abbiano dipendenti iscritti ad Inps od Inail, mentre la scadenza per la rendicontazione delle spese è il 30 giugno 2018: quindi è possibile presentare sia domanda contestuale di concessione ed erogazione, che domande separate di concessione e successiva erogazione anche per interventi già effettuati.

Per quanto riguarda la sicurezza e l’adeguamento sismico dei capannoni la procedura di prenotazione svolta nel mese di marzo ha visto 2.046, di cui 573 in agricoltura, imprese interessate: alla luce di queste richieste il Commissario ha provveduto a richiedere l’erogazione delle ulteriori due annualità di fondi Inail.

Alla luce delle numerose prenotazioni arrivate e in attesa di poter ricomprendere anche le aziende agricole (occorre la modifica del decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri), rimangono inalterate sia la percentuale di contributo erogabile (70% della spesa ritenuta ammissibile) che i limiti del contributo massimo erogabile. Nello specifico, 149 mila euro per singola impresa beneficiaria nel caso di intervento anche su più immobili, finalizzata alla sola rimozione delle carenze strutturali o al solo miglioramento sismico ed 200 mila complessivi, per singola impresa beneficiaria nel caso di interventi anche su più immobili e anche attraverso più domande riguardanti sia interventi di rimozione carenze che interventi di miglioramento sismico.

Al via il bando per l’agroindustria, 60 milioni di euro per imprese più forti sui mercati

Cresce la domanda di made in Italy e  la Regione Emilia-Romagna mette a disposizione 60 milioni di euro per sostenere gli investimenti delle aziende di trasformazione e commercializzazione in campo agroalimentare. Con un obiettivo: essere più forti e competitivi sui mercati, a partire da quelli extra Ue. E’ quanto prevede il primo bando per gli investimenti delle imprese agroindustriali del Psr  (Piano di sviluppo rurale) 2014-2020. Le domande potranno essere presentate da domani, venerdì 15 aprile al 30 giugno.

Il bando per l’agroindustria si affianca a quello, annunciato nei giorni scorsi,  che stanzia 23,5 milioni di euro per sostenere gli investimenti delle sole aziende agricole emiliano-romagnole, per un plafond complessivo di risorse pari a 83,5 milioni di euro, che considerando  il cofinanziamento privato potranno movimentare risorse per oltre 200 milioni di euro. Anche in questo caso le domande possono essere presentate  a partire dal 15 aprile, ma con scadenza il 15 luglio.

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Cosa prevede il bando per l’agroindustria
L’agroalimentare è la seconda voce dell’export emiliano-romagnolo con una crescita nel 2015 del  6,2%.  Il bando  per gli investimenti agroindustriali stanzia 60 milioni, l’importo dei progetti dovrà essere compreso tra un minimo di 250 mila euro a un massimo di 5 milioni, i contributi – in conto capitale – saranno nella misura del 40%.

Destinatarie dell’intervento sono sia le imprese che svolgono esclusivamente attività di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, sia  quelle che affiancano tale attività a quella agricola di base. Gli investimenti potranno riguardare  la realizzazione e l’ammodernamento degli impianti e delle attrezzature di lavorazione lungo la filiera; l’introduzione di tecnologie innovative per rispondere a nuove opportunità e spazi di mercato o per migliorare la qualità dei prodotti; gli interventi che portano a un miglioramento della sicurezza alimentare, dell’efficienza energetica, dell’impatto ambientale e della sicurezza sui luoghi di lavoro.

Tra le priorità previste, per la valutazione delle domande, vi è  l’esistenza di particolari forme contrattuali (accordi di filiera, contratti con organizzazioni di produttori, adesioni a organizzazioni interprofessionali, ecc.) che massimizzino le ricadute positive sulla parte agricola; per le aziende di montagna, per i progetti che  riguardino produzioni Dop e Igp e biologiche o con particolari ricadute ambientali od occupazionali.

Il bando per  gli investimenti delle aziende agricole
Il provvedimento presentato nei giorni scorsi,  mette a disposizione 23,5 milioni di euro  per sostenere l’innovazione e l’ammodernamento delle imprese agricole, migliorare i processi produttivi e la qualità dei prodotti, ridurre l’impatto ambientale delle lavorazioni. Molto ampia l’articolazione degli interventi , tale da soddisfare  anche piccole aziende  del settore primario (da 10 mila a 3,5 milioni di euro gli importi minimi e massimi della spesa ammissibile), con priorità per giovani agricoltori, aziende di montagna, agricoltura bio, integrata, prodotti Dop e Igp.

Agricoltura, dalla Regione 19 milioni per aree svantaggiate delle zone montane e collinari

Arrivano dalla Regione 19 milioni di euro sotto forma di indennità compensative a favore delle aziende agricole e zootecniche che operano in aree svantaggiate di montagna e altrezone collinari sottoposte a vincoli naturali, con ricadute negative sull’attività produttiva.

È la dotazione finanziaria stimata per l’attivazione di due bandi nell’ambito della Misura 13 del Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020, approvati dalla Giunta regionale dell’Emilia-Romagna su proposta dell’assessore all’Agricoltura, Simona Caselli. Per la precisione si tratta della seconda annualità di attuazione della Misura, che nel 2015 ha evidenziato un analogo fabbisogno finanziario. Le domande per entrambi i bandi, compilate secondo modalità definite da Agrea, devono pervenire ai Servizi Territoriali Agricoltura Caccia e Pesca e possono essere presentate a partire da oggi 13 aprile fino al prossimo 16 maggio.

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I due bandi in sintesi
Il primo bando è rivolto agli agricoltori delle zone montane e prevede l’erogazione di unpremio base di 150 euro per ettaro di superficie agricola per anno. Il secondo bando è invece indirizzato agli imprenditori delle aree collinari svantaggiate: il premio base è di 90 euro. Per entrambi i  bandi è previsto un meccanismo di riduzione progressiva delle indennità (cosiddetta modulazione) in funzione dell’estensione della superficie agricola dichiarata. Sopra i 50 ettari il premio non viene più corrisposto.

Tutte le domande ritenute ammissibili saranno soddisfatte, anche se l’ammontare complessivo delle richieste di pagamento per i due bandi dovesse superare il fabbisogno stimato. Le risorse stanziate per l’attuazione della Misura 13 per l’intero periodo di programmazione del Psr 2014-2020 sfiorano i 90 milioni di euro.

Info: http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/psr-2014-2020/bandi/bandi-2016/indennita-a-favore-delle-zone-soggette-a-vincoli-naturali

Al via un bando da 5,5 milioni per la gestione dei boschi

Proteggere i boschi e le aree forestali dagli incendi, dagli eventi di dissesto idrogeologico e dalla diffusione di malattie che mettono a rischio la sopravvivenza del verde, soprattutto nelle aree montane.

Parte il primo bando regionale a favore del settore forestale attivato dal Programma di sviluppo rurale 2014-2020. A disposizione ci sono 5,5 milioni di euro destinati a Consorzi forestali ed Enti pubblici (Comuni, Unioni di Comuni, Città Metropolitana di Bologna, Province, Enti di gestione per i Parchi e la Biodiversità) per il finanziamento di progetti di importo compreso tra i 50 e i 150 mila euro. Per presentare la domanda c’è tempo fino al 7 giugno (entro le ore 12).

Le domande, corredate di progetto informatizzato, devono essere presentate alla Regione (Servizio Parchi e Risorse forestali) attraverso il sistema informativo di Agrea. I lavori relativi ai progetti ammessi al finanziamento dovranno iniziare entro il 31 marzo 2017 e concludersi entro il 30 settembre 2018.

Il Piano punta alla valorizzazione complessiva del patrimonio boschivo, particolarmente importante per l’accrescimento della stabilità dei versanti, la regolazione del deflusso idrico e la mitigazione dei cambiamenti climatici. Al contempo è finalizzato a rilanciare la filiera produttiva del bosco, attraverso azioni di supporto e ammodernamento delle aziende agricole esistenti. Ad oggi sono circa 700 quelle che svolgono attività forestale continuativa, mentre le imprese forestali vere e proprie, che operano anche nel settore del verde pubblico e privato e nella difesa idrogeologica, sono 120, con 1.800 addetti.

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Lavori ammissibili a finanziamento

Sono tre le tipologie di lavori ammissibili a finanziamento. La prima è relativa alla riduzione del rischio di incendio boschivo e prevede interventi che vanno dalla rimozione della biomassa secca nei boschi di conifere ai diradamenti e conversioni di cedui in alto fusto, dalla realizzazione e manutenzione di strutture antincendio, ad opere di sostegno e regimazione delle acque.

La seconda tipologia è relativa alla riduzione del rischio idrogeologico e comprende lavori di conservazione della funzionalità del reticolo idrografico minore (fossi, canali e rii), opere di regimazione idraulico-forestale (briglie, muretti, terrazzamenti, gradonate…) e lavori di drenaggio di acque superficiali (canalizzazioni, pozzetti…).

La terza prevede contributi per progetti di prevenzione dei danni provocati da cambiamenti climatici, fitopatie e deperimento, come diradamenti selvicolturali e la realizzazione di strutture per il monitoraggio dello stato fitosanitario dei boschi.

Il bando è pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Emilia-Romagna (n. 96 dell’8 aprile 2016, parte seconda).