Inaugurato il Corpo C dell’Ospedale di Montecchio

Dopo quasi 13 anni di lavori, senza che fosse mai interrotta l’attività, sabato si è concluso un percorso di ristrutturazione complessiva dell’Ospedale Franchini costato 35 milioni di euro coperti per oltre il 92,5% dall’Ausl di Reggio Emilia.

Presenti all’evento anche i sindaci della Val d’Enza parmense, un segnale importante che conferma il ruolo di Montecchio come ospedale di prossimità anche per la provincia di Parma. Nel nostro paese la tutela della salute non conosce confini amministrativi e geografici.

Nel 2015 abbiamo inaugurato la casa della salute di Montecchio, sulla quale la Regione crede molto, un punto di riferimento costante, vicino, dove i cittadini possono essere assistiti e dove si concentrano professionisti e servizi. Un luogo che garantisce sia l’accoglienza che la continuità dell’assistenza, la gestione delle patologie croniche e il completamento dei principali percorsi diagnostici che non richiedono il ricorso all’ospedale. Un territorio, quello della Val d’Enza, che grazie alla casa della salute concentra in un unico edificio attività e servizi sanitari che originariamente erano distribuiti sul territorio distrettuale. La nuova sede consente una migliore integrazione tra i professionisti, altro aspetto non scontato e presente nel distretto è la multidisciplinarietà e la gestione integrata dei pazienti cronici, invalidi, anziani.

Quello inaugurato sabato è un intervento che ha riguardato 4 mila metri quadrati di superficie che ospitano pronto soccorso, attività ambulatoriali di tipo chirurgico e alta intensità di cura. Intervento costato 6 milioni di euro, somma che porta a 35 milioni gli investimenti fatti dall’Azienda sanitaria per l’ospedale di Montecchio a cui si aggiungono gli 8 milioni della Casa della Salute di Montecchio e altrettanti su quella di Sant’Ilario. Un territorio nel quale sono stati quindi investiti circa 50 milioni di euro. Tutto ciò garantendo l’equilibrio di bilancio.

Negli ultimi 20 anni si è investito su tutti e 5 gli ospedali della nostra provincia, con un impegno complessivo di 200 milioni di euro solo per quanto riguarda le risorse dell’AUSL. Agli interventi importanti sul Santa Maria con il CORE e il MIRE, si affiancano interventi sugli ospedali di prossimità (Correggio nel 2017, Montecchio oggi, in primavera sarà presentata la riqualificazione dell’ospedale di Guastalla), sulle case della salute e sui servizi territoriali.

Abbattimento barriere architettoniche: rifinanziato con 180 milioni di € il Fondo nazionale

E’ stato reso ieri parere positivo dalla Conferenza Unificata alla proposta di riparto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, di 180 milioni di euro alle Regioni, per contribuire al superamento e all’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati.

La misura è stata voluta dal Governo inserendo nel Fondo Investimenti, previsto dalla legge di Bilancio 2017, il rifinanziamento della legge 13 del 9 gennaio 1989, “Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati”, che dal 2003 non veniva rifinanziata.

Questi fondi, molto attesi dalle Regioni e dai cittadini, coprono buona parte dei fabbisogni inevasi fino al 2017, segnalati negli ultimi mesi dalle Regioni al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Le Regioni ripartiranno a loro volta i finanziamenti ricevuti ai Comuni richiedenti per contribuire alle spese dei privati cittadini.

Il riparto dei 180 milioni è il seguente:

Abruzzo 4,4 milioni, Basilicata 15,2 milioni, Campania 13,5 milioni, Emilia-Romagna 29,3 milioni, Lazio 19,2 milioni, Liguria 275 mila euro, Lombardia 25,3 milioni, Marche 11,3 milioni, Molise 1,1 milioni, Piemonte 25,7 milioni, Puglia 4 milioni, Sardegna 3,2 milioni, Sicilia 4,4 milioni, Toscana 2,9 milioni, Umbria 11 milioni, Veneto 8,4 milioni.

Nelle proposte del Ministero Infrastrutture e Trasporti per il Fondo Investimenti di quest’anno sono stati richiesti ulteriori 160 milioni per i fabbisogni eccedenti, pari a circa 50 milioni, e per ulteriori fabbisogni. Dopo la firma, il decreto verrà pubblicato sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ed entrerà in vigore dopo quindici giorni da quella data.

 

COME FUNZIONA IL FONDO BARRIERE ARCHITETTONICHE

Le risorse sono destinate a finanziare interventi edilizi sia all’interno degli appartamenti sia nelle parti comuni dello stabile finalizzati al superamento o all’eliminazione delle barriere architettoniche che costituiscono un ostacolo ai portatori di menomazioni o di limitazioni funzionali permanenti.

Le richieste di contributo vanno presentate nel Comune dove è situato l’appartamento oggetto dell’intervento edilizio entro il 1° marzo di ogni anno (il termine definisce solo l’anno della graduatoria in cui rientrerà la domanda). Deve essere allegato il verbale di una Commissione pubblica di accertamento della invalidità (invalidità civile, handicap, Inail ecc.).

I Comuni trasmettono il fabbisogno alla Regione che ripartisce i finanziamenti disponibili e, successivamente, gli stessi Comuni provvedono a erogare i contributi agli aventi diritto.

Dal 1° marzo 2014 con una unica domanda è possibile entrare in due graduatorie:

  • la graduatoria nazionale finanziata dalla legge n. 13/1989;
  • la graduatoria regionale, istituita con la legge regionale n. 24/2001 e successive modificazioni e la delibera della Giunta regionale n. 171/2014.

Le graduatorie sono parallele:

  • nella nazionale (quella oggi finanziata) dove i fondi provengono dal bilancio statale, i criteri per la formazione della graduatoria sono la data di presentazione della domanda e la categoria di invalidità. Hanno la precedenza le domande degli invalidi totali con difficoltà di deambulazione;
  • nella regionale dove i fondi provengono dal bilancio regionale, i criteri per la formazione della graduatoria sono il valore del reddito ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) del nucleo familiare dell’invalido e la categoria di invalidità. Hanno la precedenza le domande degli invalidi totali con difficoltà di deambulazione.

Per accedere alle due graduatorie non sono previsti limiti reddituali.

Vaccini, in Emilia-Romagna copertura oltre il 97% per i bambini nati nel 2016

Una copertura complessiva che tocca il 97,1%. È quella raggiunta in Emilia-Romagna, al 31 dicembre 2017tra i bambini nati nel 2016, per la vaccinazione contro difteritetetanopoliomielite ed epatite B, a poco più di un anno dall’approvazione (novembre 2016) della legge regionale che ne ha introdotto l’obbligatorietà per l’iscrizione al nido. Era al 94,4% nel 2015. Arriva al 97%anche la copertura per l’emofilo di tipo B, di poco superiore quella perla pertosse (97,3%), entrambe rese obbligatorie dalla legge nazionale; raggiunge quota 96,3% pure il vaccino contro lo pneumococco (non obbligatorio, ma solo raccomandato).

Sono questi i dati che riguardano le coperture al 12^ mese, i primi bambini ad essere interessati sia dalla normativa regionale, sia da quella nazionale. Anche prendendo in considerazione il ciclo completo (3 dosi al 24^ mese), per i bambini nati nel 2015, le coperture sfiorano comunque il 95%, la soglia di sicurezza indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Bene anche la vaccinazione (che può essere effettuata solo nel secondo anno di vita) contro morbillo-parotite-rosolia, introdotta dalla legge nazionale e arrivata a quota 91,1% (era ferma all’87,2% in dicembre 2016), che assieme al meningococco di tipo C (passato dall’87,7% del 2016 al 91,6% del 2017) mette a segno la crescita più alta: +3,9 punti percentuali. L’aumento complessivo a livello regionale va, quindi, da un minimo di +1,5 a +3,9 punti percentuali a seconda del tipo di vaccino. In generale, le coperture vaccinali sono tornate ben sopra i valori degli scorsi anni, quando per la prima volta si scese – era il 2014 – sotto il 95%, facendo registrare minimi poco superiori all’87% in alcune zone dell’Emilia-Romagna.

Numeri illustrati oggi nella sede della Regione, a Bologna, dal presidente della Giunta e dall’assessore alle Politiche per la salute che hanno espresso soddisfazione per i risultati ottenuti, evidenziando come l’aver giocato d’anticipo – con una legge che ha fatto da apripista a quella nazionale – abbia avvantaggiato l’Emilia-Romagna. A tutela della salute pubblica e soprattutto dei bambini più piccoli, fragili e indifesi. Ma sottolineando, al tempo stesso, la necessità di confermare e consolidare nel tempo questi dati, redendoli strutturali.

Coperture nati 2016, per provincia

Sulla base dei dati inviati dalle singole Ausl, il Servizio Prevenzione collettiva e Sanità pubblica dell’assessorato regionale alle Politiche per la salute ha elaborato i dati di copertura (al 31 dicembre 2017) per i bambini nati nel 2016, confrontandoli con gli anni precedenti. La copertura della vaccinazione contro difteritetetanopoliomielite ed epatite B nel 2015 era ferma al 94,4%; si è alzata al 95,8% nel 2016 ed ha raggiunto il 97,1% nel 2017, con punte particolarmente alte a Ferrara (98,8%), Parma (98,6%) e Imola (98,4%). Dati in crescita in tutte le province, anche in Romagna, che pur confermandosi l’area con la copertura più bassa, nel 2017 oltrepassa la soglia di sicurezza, toccando il 95,8% (era al 91,2% nel 2015 e al 93,8% nel 2016), ma con differenze marcate tra Ravenna (dove le coperture sono tra le più alte in regione: 98%) e Rimini, con le percentuali più basse (93,2%). La copertura contro lo pneumococco è, a livello regionale, al 96,3%; quella contro l’emofilo b al 97,0%, quella contro la pertosse al 97,3%. (vedi tabella allegata)

La scadenza del 10 marzo

La conferenza stampa anche per fare il punto su scadenze e procedure. In Emilia-Romagna tutti i minori da 1 a 16 anni che risultavano non in regola con il calendario vaccinale (anche solo per un richiamo di uno dei 10 vaccini obbligatori), hanno ricevuto dalle Aziende sanitarie una lettera con l’appuntamento fissato. Quindi tutti hanno avviato un percorso di recupero, secondo l’iter previsto dalla legge, e i recuperi sono in forte crescita, in particolare nella fascia d’età 1-6 anni. Pertanto, solo a fine anno scolastico si avrà il quadro completo dei minori non ancora in regola. Per quanto riguarda la scadenza del 10 marzo, la legge nazionale, e le successive circolari, stabiliscono chiaramente che vale solo per coloro che hanno presentato un’autocertificazione nei termini previsti l’anno passato, cioè 11 settembre 2017 per nidi e materne e 31 ottobre 2017 per la scuola dell’obbligo. I genitori che abbiano autocertificato lo stato vaccinale dei figli oppure autocertificato di aver richiesto un appuntamento, dovranno esibire il certificato vaccinale o l’appuntamento rilasciato dall’Ausl. Il 10 marzo, pertanto, non è la data di scadenza per controllare lo stato vaccinale e interrompere la frequenza, in quanto tutti i minori non ancora in regola sono in carico alle Ausl con il percorso di recupero già avviato.

Reddito di solidarietà, già 11mila le domande

Dopo quattro mesi e mezzo di applicazione (dal 18 settembre 2017), sono 11mila le domande presentate per avere il Res, il Reddito di solidarietà introdotto dalla Regione Emilia-Romagna. Con una media di 93 per ogni giorno lavorativo, si conferma l’efficacia della misura regionale destinata alle persone che vivono in situazione di grave povertà, con un aiuto fino a 400 euro mensili per un anno per nuclei famigliari fino a 5 persone.

E’ quanto ha reso noto l’ assessorato al welfare in Commissione assembleare, dove ha fornito i dati sull’andamento del Res, ribadendo come la misura regionale, che affianca e integra quella nazionale (Reddito di inclusione), di fatto ne allarga la platea dei destinatari, includendo anche i nuclei senza minori, i lavoratori precari, quelli con basso o bassissimo reddito – i cosiddetti “working poor –  o con figlio con disabilità. Infatti, già in dicembre sulle 2mila famiglie ammesse al Res dopo il via libera dall’Inps, circa la metà era composta da una sola persona e oltre i due terzi (69%) non aveva minori a carico.

Le domande per ogni provincia

Riguardo al numero delle famiglie che sinora hanno inoltrato domanda ai servizi sociali della regione, secondo la stima aggiornata dall’Università di Modena e Reggio-Emilia (periodo 18 settembre scorso-18 gennaio di quest’anno), esse rappresentano lo 0,47% del totale di quelle residenti in Emilia-Romagna (1.997.372 in totale). A livello territoriale, il maggior numero di domande si registra nella provincia di Bologna (2.346 domande su 482.861 famiglie residenti), segue l’ambito provinciale di Modena  (1.533 domande su 300.584 famiglie), mentre le province “meno bisognose”, o partite con l’accettazione delle domande in tempi successivi alla data formale di avvio, sono Piacenza con 484 domande (129.581 famiglie residenti) e Forlì- Cesena, da cui provengono 714 domande (170.042 famiglie residenti).

Queste le cifre nelle altre province: Ravenna con 931 domande (178.069 famiglie residenti); Reggio Emilia (875 su 226.354 famiglie residenti); Ferrara (848 su 161.528 famiglie);Rimini (838 su 144.903 famiglie residenti);Parma (784 per 203.450 famiglie residenti).

Chi richiede il Res

Riguardo al profilo di coloro che richiedono il Res, le informazioni di dettaglio restano per ora quelle relative a due mesi fa. I richiedenti si dividono pressoché alla pari fra uomini (50,6%) e donne (49,4%), persone con più di 45 anni (65,7%) e nella gran parte dei casi (69%senza minori a carico. E’ la fotografia di chi è stato ammesso al Res, persone che vivono in situazione di grave povertà, che faticano ad arrivare a fine mese, spesso con in comune il dramma della disoccupazione.

Perché il Res

Sono due le misure di contrasto alla povertà previste: il Reddito di inclusione sociale (Rei), attiva su tutto il territorio nazionale da dicembre 2017, e il Res, voluto dalla Regione Emilia-Romagna. Poiché il Rei si rivolge ad una platea di beneficiari non esaustiva rispetto alle caratteristiche del fenomeno povertà in Emilia-Romagna, la scelta della Regione è stata quella di ampliarla in un’ottica universalista, includendo anche i nuclei senza minori o con figlio disabile. Una decisione assunta anche per ottimizzare l’utilizzo delle risorse nazionali e regionali disponibili: infatti, il Reddito di solidarietà è pensato in modo tale da collocare sui provvedimenti nazionali (Rei) tutti i beneficiari attribuibili a questa misura, così da non “sovraccaricare” le risorse del Res. E in merito alle risorse totalmente erogate dalla Regione, si tratta di 35 milioni di euro l’anno fino al 2020.

“Una casa per le giovani coppie”, approvato il programma regionale

Un aiuto per le giovane coppie in modo che possano acquistare una casa. Da oggi è realtà in Emilia-Romagna grazie all’ok da parte dell’Assemblea legislativa del nuovo programma regionale che rilancia il bando del 2009 che, con un investimento di 51.870.000 euro, ha già finanziato 2166 alloggi ubicati su tutto il territorio regionale. Il bando del 2018, che uscirà nelle prossime settimane, introduce delle importanti novità: agevola l’acquisto e il recupero di edifici già costruiti e invenduti e offre anche la possibilità alle coppie con più difficoltà economiche di portare avanti percorsi di affitto per un certo numero di anni, prima della possibilità di acquisto.

Fra i soggetti destinatari, infine, non solo giovani coppie under 40, ma anche single, nuclei monoparentali e famiglie che hanno perso il diritto di stare all’interno dei bandi di edilizia popolare. Le risorse a disposizione da destinare direttamente ai beneficiari stessi del bando, sono di 35mila euro (massimo) per gli alloggi da ristrutturare, e di 20mila euro per gli alloggi già realizzati (elevato a 25mila nel caso di alloggi realizzati in interventi di recupero).

Fra i cambiamenti anche l’abbassamento del prezzo di cessione dei singoli alloggi, che non può essere superiore a 300mila euro se in capoluogo di provincia e 250mila in altre città o comuni. Hanno votato sì, in Aula, il Partito democratico, Sinistra italiana e Misto-Mdp, mentre si sono astenuti Lega Nord e Movimento 5 stelle.

Qua il vecchio bando del 2015: http://territorio.regione.emilia-romagna.it/bandi-di-gara/bando-giovani-coppie-e-altri-nuclei-familiari

Inserimento lavorativo per le persone fragili e vulnerabili, dalla Regione 20 milioni

Definita la programmazione triennale 2018-2020 delle risorse – 20 milioni per il 2018 – per l’inserimento lavorativo e l’inclusione delle persone fragili e vulnerabili. La delibera di Giunta è stata presentata oggi dall’assessore regionale al Lavoro, Patrizio Bianchi, alla V commissione Cultura, scuola, formazione, lavoro, sport e legalità dell’Assemblea legislativa. Il documento – a firma congiunta degli assessori Bianchi, Gualmini e Venturi – definisce, come previsto dalla legge regionale 14 del 2015,  obiettivi e priorità  della programmazione, individua gli interventi ammissibili (formazione, tirocini, supporto all’ingresso al lavoro delle persone e la permanenza in attività, servizi e interventi di natura sociale, contributi economici di competenza dei Comuni), stabilisce le risorse e i criteri di riparto tra i 38 distretti socio-sanitari e la composizione e il ruolo dell’equipe professionale che deve seguire le persone in tutto il percorso.
La legge regionale 14 prevede che l’inserimento lavorativo delle persone in condizione di fragilità e vulnerabilità sia curato da un‘equipe multi professionale, costituita da operatori dei servizi per il lavoro, del sociale e della sanità, che definisce un programma personalizzato di interventi che integra tutte le azioni utili all’inclusione sociale.
Il budget complessivo a disposizione delle equipe territoriali per la realizzazione delle attività previste dalla legge può contare su risorse provenienti da fonti di finanziamento diverse: Programma Operativo 2014-2020 del Fondo sociale europeo (Fse); Fondo regionale disabili (Frd); risorse assegnate ai Comuni singoli o associati con il Fondo sociale regionale; risorse dei Bilanci comunali; risorse delle Aziende sanitarie. Per dare attuazione alla prima annualità del piano triennale la Giunta Regionale, per quanto riguarda gli interventi di politica attiva del lavoro da inserire nel Programma personalizzato che sarà definito dall’Equipe multiprofessionale, ha stanziato 20 milioni di euro del Programma operativo regionale del Fondo sociale europeo.
Con l’approvazione della delibera da parte della Giunta nei prossimi giorni, dopo il passaggio in Commissione, i distretti potranno definire i Piani integrati territoriali. I piani, di durata triennale, delineano gli obiettivi e le priorità a livello distrettuale, e gli interventi e i servizi che verranno assicurati nel territorio, garantendo un coordinamento con i Piani di zona per la salute ed il benessere e i relativi programmi attuativi annuali e con il Piano annuale delle politiche attive a sostegno dell’inserimento lavorativo delle persone disabili. I 38 Piani saranno approvati attraverso “Accordi di programma” sottoscritti dalla Regione, dall’Azienda unità sanitaria locale e dai Comuni o dalle Unioni dei Comuni.

I Dati ad oggi

Il 2018 è sostanzialmente il secondo anno di programmazione della legge. In commissione questa mattina è stato presentato anche il primo Rapporto intermedio d’attuazione della legge 14: da ottobre 2017 ad oggi sono 7.530 le persone accolte e valutate, circa 1.500 quelle per cui è in corso una analisi più approfondita delle loro caratteristiche e 1.548 quelle a cui sono state accertate condizioni di fragilità e che hanno già sottoscritto un programma integrato personalizzato.
Per dare attuazione alla legge si è realizzata la formazione di 1.530 operatori dei centri per l’impiego, dei servizi sociali e sanitari e di quelli che compongono le equipe.

Gioco d’azzardo, via libera al Piano regionale da 3,7 milioni di euro

Ancor più prevenzione, avvicinando le persone a rischio e le loro famiglie ai servizi sanitari, sostenendo progetti e iniziative con ragazzi e studenti e tutelando i luoghi sensibili come scuole e ospedali. E rafforzare la qualità dell’assistenza per i soggetti con problemi di dipendenza dal gioco d’azzardo patologico, rendendo definitivamente omogeneo, efficace e di qualità il percorso diagnostico e terapeutico.

Sono solo alcuni degli obiettivi contenuti nella proposta di Piano d’azione regionale contro la ludopatia approvato dalla Giunta dopo il via libera ottenuto dall’Osservatorio nazionale per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo. L’Emilia-Romagna è infatti tra le quattro regioni italiane – insieme a Friuli Venezia Giulia, Basilicata e Umbria – il cui Piano regionale contro il gioco d’azzardo è stato approvato integralmente dall’Osservatorio, ottenendo così l’autorizzazione da parte del ministero della Salute all’utilizzo della quota del Fondo per il gioco d’azzardo patologico già attribuito alla Regione: 3 milioni e 712 mila euro per il periodo 2017-2018.

Le risorse serviranno in gran parte (3,6 milioni) a realizzare interventi di carattere territoriale, e per questo verranno trasferite alle Aziende Usl dell’Emilia-Romagna sulla base della popolazione residente al 1^ gennaio 2017 (in quanto titolari di competenze in tema di prevenzione e cura del Gioco d’azzardo). A livello territoriale, le risorse vengono distribuite tra le Aziende sanitarie nel seguente modo: Romagna 909.512 euro; Bologna 708.661 euro; Modena568.092 euro; Reggio Emilia 431.065 euro; Parma 362.221 euro; Ferrara 282.605 euro; Piacenza 232.140 euro; Imola 107.915 euro. La Regione si riserva una quota residua delle risorse – 110 mila euro – per le attività di formazione dei soggetti che a vario titolo si occupano del problema.

Nel 2016, le persone affette da tale dipendenza patologica seguite dai Servizi per le dipendenze sono state 1.382: una attività assistenziale fortemente cresciuta se si pensa chenel 2010 i giocatori trattati erano 512. Vanno poi considerati quelli che si rivolgono direttamente ai gruppi di auto-mutuo-aiuto dei ‘Giocatori anonimi’ e i familiari che frequentano i gruppi ‘Gamanon’. Con queste due associazioni la Regione ha sottoscritto un protocollo di collaborazione che riconosce loro il ruolo di risorsa per il sistema dei servizi di cura.

 

Particolare logo SlotFreeER contro ludopatia, gioco d'azzardo

Gli interventi
Promuovere tra i cittadini, compresi gli esercenti di locali, la cultura del gioco responsabile, la conoscenza del fenomeno e dei rischi correlati alle pratiche del gioco patologico e il loro recupero sono gli obiettivi principali delle azioni che verranno realizzate a livello locale. Rientrano tra queste le azioni di avvicinamento delle persone con dipendenza da gioco d’azzardo e delle loro famiglie ai servizi sanitari, la promozione del marchio etico SlotFreeER, voluto dalla Regione per gli esercizi commerciali liberi da slot, la collaborazione con le scuole che sperimentano progetti di prevenzione, la limitazione dell’offerta di giochi d’azzardo, anche salvaguardando i luoghi sensibili quali scuole e ospedali.  L’applicazione del Piano di azione regionale riguarda, per i progetti di natura regionale, l’attività di indirizzo, sostegno e coordinamento alle Ausl e ai Comuni, l’organizzazione di eventi formativi su base regionale per diversi target, l’elaborazione di strumenti di monitoraggio sui progetti locali e il collegamento con i Centri anti-usura e gli altri soggetti che si occupano di sovra indebitamento.

Bando “Dopo di noi”, domande prorogate al 30 marzo e più interventi finanziabili

Un aiuto concreto per i genitori che guardano con apprensione al futuro dei propri figli con gravi disabilità. Lo offre il Piano regionale dell’Emilia-Romagna, che dà attuazione alla legge nazionale sul ‘Dopo di noi’ mettendo a disposizione, per il 2017, 9 milioni 300 mila euro destinati a finanziare progetti che possano garantire un futuro di assistenza, indipendenza e autonomia ai disabili rimasti soli privi di sostegno. 

Fanno parte di questo pacchetto di risorse i 2 milioni e 800 mila euro del bando regionale aperto lo scorso ottobre, per il quale la Giunta ha deciso di prorogare al 30 marzo 2018 la scadenza, inizialmente fissata al 31 gennaio, con l’obiettivo di favorire la maggiore partecipazione possibileampliando al tempo stesso le tipologie di intervento ammissibili a finanziamento. Il nuovo provvedimento, infatti, stabilisce che, oltre all’acquisto e ristrutturazione di alloggi, tra gli interventi ammissibili vi siano anche l’ampliamento e le nuove costruzioni di immobili.

Inoltre, nell’ambito di tali interventi, potrà essere finanziato l’acquisto di attrezzature, soluzioni tecnologiche e arredi. Rientrano tra le tipologie di interventi da finanziare gli appartamenti per piccoli gruppi (massimo 5 persone), soluzioni di co-housing (un modo di abitare in comunità, che coniuga gli spazi privati con aree e servizi a uso comune) purché riproducano le condizioni abitative e le relazioni della casa familiare, nonché appartamenti “palestra” per brevi soggiorni per favorire l’autonomia personale.

Destinatari dei contributi sono i Comuni e loro forme associative, le organizzazioni di volontariato, le cooperative sociali, ma anche associazioni di genitori e singoli familiari. Il finanziamento massimo concesso per ogni intervento non potrà superare il 90% del costo complessivo e non dovrà essere inferiore a 50 mila euro in quanto, per gli interventi al di sotto di questa cifra, la Regione ha già destinato agli Enti locali specifiche risorse con il primo riparto del fondo “Dopo di Noi”.

Come presentare domanda

Le richieste di contributi devono pervenire entro il 30 marzo 2018 tramite Pec (indirizzo segrsst@postacert.regione.emilia-romagna.it) o per posta ordinaria, oppure consegnate a mano entro questa data al servizio Strutture, tecnologie e sistemi informativi della Regione (viale Aldo Moro, 21 – 40137 Bologna).

Azioni

Caregiver, Fondo nazionale per chi si prende cura dei propri famigliari

Ieri la Commissione Bilancio del Senato ha approvato l’istituzione di un fondo da 20 milioni di euro annui, per ciascuno dei prossimi tre anni, per il sostegno dei caregiver familiari. Il fondo dovrà servire, secondo l’emendamento approvato alla manovra, alla copertura finanziaria di interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale del caregiver familiare.  Il sostegno dovrà essere dato al familiare che si prende cura del coniuge, del compagno sposato con coppia di fatto, del convivente more uxorio, o di un familiare entro il secondo grado di parentela, o di familiare fino al terzo grado non autosufficiente che risulti invalido o abbia un’indennità di accompagno.

L’Emilia-Romagna, sull’esempio di altri Paesi europei, è stata la prima regione in Italia ad avere adottato un provvedimento che riconosce il ruolo del familiare, del convivente, della persona amica, che si prende cura di una persona cara non autosufficiente.

La legge regionale dell’Emilia-Romagna
Con la Legge regionale “Norme per il riconoscimento e il sostegno del caregiver famigliare (persona che presta volontariamente cura ed assistenza)” la Regione Emilia-Romagna «riconosce e valorizza la figura del caregiver familiare in quanto componente informale della rete di assistenza alla persona e risorsa del sistema integrato dei servizi sociali, socio-sanitari e sanitari». Il caregiver familiare viene poi definito come «la persona che volontariamente, in modo gratuito e responsabile, si prende cura, nell’ambito del piano assistenziale individualizzato, di una persona cara consenziente, in condizioni di non autosufficienza o comunque di necessità di aiuto per un periodo prolungato nel tempo, non in grado di prendersi cura di sé».  Con questa legge la Regione ha inteso rendere più omogenee le risposte nei diversi territori, valorizzare l’apporto di queste figure e sostenerle nella loro vita (non solo nell’attività di cura) anche attraverso un rapporto più strutturato con la rete dei servizi, l’associazionismo no-profit e il volontariato.

Casa, per chi non riesce a pagare l’affitto più di 1 milione di euro dalla Regione

La spesa per l’affitto della casa è, secondo una recente indagine del Servizio statistica della Regione Emilia-Romagna, tra le voci che incidono di più sul bilancio domestico40% del consumo medio di una famiglia. E gli sfratti sono una delle maggiori cause del dramma sociale chiamato emergenza abitativa. Per chi ha perso il lavoro, ha dovuto chiudere la propria attività, si è trovato a sostenere forti spese impreviste o una grave malattia, alto è il rischio di non riuscire a pagare l’affitto e di diventare quindi un inquilino involontariamente moroso.

Un aiuto concreto a queste persone arriva dalla Regione, che con una specifica delibera di Giunta ha stanziato 1,2 milioni di euro per fronteggiare il problema degli sfratti per “morosità incolpevole”. Fondi che si sommano ai 14 erogati dal 2014 a oggi, e che oltrepassano quindi complessivamente i 15 milioni di euro.

Le risorse provengono dall’apposito fondo nazionale, che consente di assegnare i contributi a 13 Comuni e Unioni di Comuni dell’Emilia-Romagna, individuati in base al numero di sfratti in rapporto a quello degli abitanti (i cosiddetti Comuni ad “Alta tensione abitativa”) o in base al numero di situazioni di disagio abitativo causato dagli affitti elevatisovraffollamento degli appartamenti fatiscenza delle case(Comuni ad “Alto disagio abitativo”). Saranno poi i Servizi sociali dei Comuni a provvedere all’assegnazione dei contributi, sulla base dell’istruttoria che accerta lo stato di indigenza e i requisiti di accesso.

Le risorse assegnate con il provvedimento vengono così ripartite: Bologna 275.464 euro, Ferrara 73.826, Forlì 60.657, Modena 215.833, Parma 109.276, Ravenna 76.586, Reggio Emilia 98.001, Rimini 88.454, Carpi 34.585, Unione Valle del Savio 48.883, Faenza 30.092, Imola 36.241, Piacenza 57.444.

Le condizioni per ottenere il contributo

L’importo massimo del contributo è di 12 mila euro per nucleo familiare, anche composto da una sola persona. Possono usufruire del ‘Fondo salvasfratti’ le famiglie con cittadinanza italiana o di area Ue, se extraeuropee in possesso di regolare permesso di soggiorno, che abbiano un reddito Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) fino a 26 mila euro. Devono aver ricevuto un avviso di sfratto per morosità, essere titolari di un contratto di locazione regolarmente registrato e residenti nell’alloggio oggetto della procedura da almeno un anno, e non possedere altre abitazioni in ambito provinciale. Tra i criteri preferenziali, la presenza di un ultrasettantenne o di un figlio minore, oppure di una persona con invalidità accertata per almeno il 74%, o ancora di un familiare in carico ai servizi sociali o alle Ausl.

Gli sfratti esecutivi per morosità

In Emilia-Romagna i dati sugli sfratti esecutivi per morosità evidenziano un calo rispetto al passato: prima della crisi economica, nel 2005 erano 3.504, passati a 4.471 nel 2007. La punta massima si è toccata nel 2012, con 7.406, mentre nel 2015 il numero è sceso a 5.916, per poi abbassarsi a 5.894 nel 2016.