Trasporto sociale, la Regione rassicura le consigliere Soncini e Rontini su agevolazioni al Terzo Settore

Soncini e Rontini (Pd): “Avevamo presentato un’interrogazione per sostenere associazioni e organizzazioni di volontariato che fanno trasporto sociale, la Giunta valuterà nuove misure” 

“Agevolazioni per la sosta a pagamento, libero accesso alle ZTL oltre, possibilmente, alla riduzione o esenzione della tassa automobilistica per i veicoli di associazioni di volontariato e onlus destinati al cosiddetto trasporto sociale. Le abbiamo chieste con un’interrogazione alla Giunta della Regione Emilia-Romagna e ora, la risposta dell’Assessore al Bilancio Paolo Calvano ci conferma la bontà delle nostre proposte” lo affermano le consigliere regionali Pd Ottavia Soncini e Manuela Rontini, Presidenti rispettivamente delle Commissioni Politiche per la Salute e Sociali e Politiche Economiche. 

“Considerato il grande apporto offerto da queste realtà alla comunità e alle singole persone con disabilità o fragilità, soprattutto in questo difficile periodo segnato dalla pandemia, ci è sembrato opportuno accogliere le loro richieste. L’Assessore Calvano riconosce che in prospettiva sarà possibile adottare politiche fiscali regionali che valorizzino ulteriormente queste esperienze, confermando la costante attenzione della Regione Emilia-Romagna al terzo settore che, da anni, si concretizza in politiche di sostegno economico” riportano le consigliere democratiche. 

“È già stata avviata una prima verifica dell’impatto economico della riduzione o esenzione del bollo e della sua sostenibilità a livello di bilancio regionale. Sicuramente questa apertura è un ottimo segnale considerando che la pandemia e il difficile contesto socio-economico attuale impongono scelte non facili. – sottolineano Soncini e Rontini – Per quanto riguarda l’esenzione del pagamento del parcheggio nelle strisce blu e il libero accesso alle zone Ztl per i veicoli utilizzati per il trasporto sociale, è già stata aperta un’interlocuzione con Anci, così come sollecitato nell’interrogazione. Riteniamo che il confronto tra Regione ed enti locali sia sempre lo strumento ideale che può portare a soluzioni ragionate e fattibili. Ragioniamo in un’ottica di sinergia positiva di ascolto delle richieste che provengono dai cittadini, di cui noi consiglieri regionali possiamo farci portavoce”. 

Persone con disabilità, nelle Commissioni congiunte Welfare, Lavoro e Parità le esperienze innovative sull’inclusione sociale e lavorativa delle persone più fragili in Emilia-Romagna

I Presidenti delle Commissioni Welfare, Lavoro e Parità Ottavia Soncini (Pd), Francesca Marchetti (Pd)  e Federico Amico (Erc) commentano: “Emilia-Romagna laboratorio di innovazione e diritti. Per l’inclusione approccio a 360 gradi”

Le Commissioni regionali Politiche per la Salute e sociali, Lavoro e Parità si sono riunite nella mattina di lunedì 22 marzo per ascoltare numerose testimonianze da amministratori locali ed esponenti del Terzo Settore in tema di inclusione delle persone con disabilità.

“Abbiamo voluto convocare una commissione congiunta perché le politiche per l’inclusione sociale e lavorativa delle persone più fragili e delle persone con disabilità, vanno affrontate in ottica multisettoriale” affermano i Presidenti delle Commissioni Ottavia Soncini, Francesca Marchetti e Federico Amico.

“Le città e i territori sono laboratori privilegiati di innovazione e diritti. Lo ha ben dimostrato l’intervento dell’Assessora Annalisa Rabitti, che ha portato all’attenzione dei consiglieri e delle consigliere le buone pratiche di Reggio Emilia. Le testimonianze presentate dimostrano come comuni e Terzo Settore in Emilia-Romagna abbiano sviluppato esperienze diffuse e capillari, grandi e piccole, che coinvolgono anche l’intera comunità e arricchiscono la coesione sociale, l’equità e il benessere di tutti – afferma Soncini, che aggiunge – La strada dell’inclusione è ancora lunga, serve rimuovere paure e indifferenze, per garantire in ogni ambito della vita quotidiana attenzione alla persona nella sua globalità e non frammenti di esistenza. I passi avanti da fare per promuovere la cultura della persona e il valore delle diversità sono tanti. Serve aumentare la collaborazione tra famiglie, pubblico e private e migliorare i diversi passaggi durante tutta la vita delle persone con disabilità: dall’infanzia all’età adulta. L’Emilia-Romagna, attraverso le istituzioni pubbliche e con l’aiuto della società civile e del terzo settore, può diventare sempre di più una regione accessibile per tutti”.

“Oggi è stata una importante mattinata di confronto in Regione Emilia-Romagna. Abbiamo potuto ascoltare in una seduta congiunta delle Commissioni Salute, Parità e Scuola sul tema dell’inclusione delle persone con disabilità. – afferma Marchetti, che aggiunge – Durante la commissione sono state presentate diverse esperienze che provengono dai nostri territori a sostegno dei diritti e dell’inclusione sociale e lavorativa delle persone più fragili. Confrontarci su questi temi è fondamentale, non solo per il momento di emergenza sanitaria e sociale che stiamo attraversando, ma soprattutto perché vogliamo riflettere su un nuovo alfabeto per l’inclusione per la realizzazione del progetto di vita delle persone più fragili aggiornando gli strumenti ma soprattutto ridefinendo l’approccio nell’ambito delle politiche della disabilità. Il nostro obiettivo è quello di un’Emilia-Romagna accessibile e a misura di tutti”.

“I progetti di inclusività presentati questa mattina in Commissione sono caratterizzati da un approccio a 360 gradi, che tiene in considerazione i bisogni e i desideri delle persone più fragili e con disabilità, da considerare sempre in forma plurale. – commenta Amico, che sottolinea – È fondamentale oggi affrontare temi come quello della vita autonoma delle persone, qualunque sia il loro stato di disabilità. Ci sono molti progetti, servizi e azioni in campo sui nostri territori che hanno bisogno di trovare una visione complessiva e trasversale, a cominciare dall’audizione di oggi. Partendo da questi esempi concreti dobbiamo portare la questione all’attenzione dell’intera comunità regionale, perché è sempre dietro l’angolo il rischio di infantilizzare la disabilità, così come la difficoltà di definire orizzonti che non siano esclusivamente quelli dei bisogni. Dobbiamo mettere i desideri e gli affetti di queste persone al centro del nostro ragionamento politico e amministrativo, per dare un contributo diverso in termini di progetti, servizi e attività da svolgere”.

“Vediamo la luce, ma il Governo poteva fare meglio”

Oggi sulla Gazzetta di Reggio trovate l’intervento che ho scritto insieme ad Annalisa Rabitti sulla campagna vaccinale per le persone con disabilità.

“Vediamo la luce, ma il Governo poteva fare meglio”

Non si poteva aspettare ancora a lungo: finalmente vengono vaccinate le persone fragili.Sono tanti i famigliari che in questi mesi ci hanno scritto delusi perché non erano stati contattati per la somministrazione del vaccino ai figli con disabilità. Una richiesta sacrosanta.La scelta fatta dal piano vaccini nazionale di vaccinare per primi operatori sanitari e socio-sanitari e ospiti delle CRA si è rivelata corretta, abbiamo reso le strutture sanitarie ospedaliere e territoriali Covid free e ora i professionisti sono immuni e possono continuare a combattere contro il covid.Ma perché prima gli insegnanti delle persone fragili, ci è stato chiesto?La gestione rispetto alla somministrazione del vaccino Astrazeneca è stata l’origine di alcune scelte oggi discutibili.Aifa e comitato tecnico scientifico nazionale inizialmente erano contrari alla somministrazione di questo vaccino agli over 55 e alle persone con patologie. Dopo poco tempo si è dato il via libera prima alla possibilità di somministrazione fino ai 65 anni e ora anche oltre i 65 anni. Questo ha fatto saltare tutto l’ordine delle priorità che era stato definito rispetto ad età e patologie, d’altra parte non si potevano lasciare i vaccini nel frigo. Si sono così creati percorsi paralleli, un esempio è quello degli insegnanti vaccinati prima delle persone con patologie. Però la luce ora si vede. In Regione Emilia-Romagna e Lazio le vaccinazioni alle persone disabili sono partite, in altre regioni si sono fatte altre scelte. Un quadro frammentato e disomogeneo che non tiene conto della difficoltà in cui vivono le persone vulnerabili e i loro cari. Il Governo avrebbe dovuto fare di più. La titolarità della legge 104 poteva essere, fin da subito, un criterio facilmente disponibile per individuare le persone in stato di fragilità. A ciò si aggiunge che non era stata data una priorità ai caregiver conviventi delle persone con disabilità, se non in riferimento solo ad alcune specifiche patologie, nonostante si tratti sempre di persone per le quali sono riscontrabili le stesse necessità di protezione individuate per il personale delle CRA. La Regione Emilia-Romagna aveva fatto esplicita richiesta. È notizia di queste ore che nell’aggiornamento del piano nazionale sia prevista l’estensione della vaccinazione alle persone con disabilità gravi, ai sensi della legge 104, ai loro caregiver e ai famigliari conviventi. Ora sarà importante la sollecitudine nell’attuazione e nell’organizzazione di quanto previsto.A che punto siamo noi? Nei prossimi giorni l’Ausl di Reggio Emilia contatterà tutte le persone di età compresa tra i 18 e 65 anni in carico ai servizi e non collocate in struttura, per le quali la campagna vaccinale sta volgendo al termine. Le persone e i famigliari da tempo aspettavano risposte sulla vaccinazione delle persone fragili verso le quali la nostra Regione, le istituzioni tutte e la sanità vogliono riservare la massima attenzione come è giusto e doveroso che sia.Sono persone troppo spesso lasciate sole durante la pandemia, con i famigliari non sempre sostenuti e un confinamento dentro le quattro mura domestiche ancora più difficile. Poter ricominciare a condividere in sicurezza progetti, senso, futuro e relazioni con gli altri, poter ricominciare a toccare con mano il diritto ai piccoli desideri per chi maggiormente si è dovuto isolare in questi mesi è un passo avanti notevole, un segno che mette in pratica la “centralità della persona”. Lo Stato deve proteggere coloro che sussurrano in un mondo che grida, non basta che le persone con disabilità siano prese in carico soprattutto dal punto di vista delle loro necessità sanitarie e socio-assistenziali. A Reggio Emilia con il progetto “Reggio Emilia Città Senza Barriere” la sensibilità e l’attenzione a certi temi crediamo che sia cambiata, e pensiamo anche alle tante attività delle fondazioni del terzo settore, delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale che in modo capillare hanno continuato a garantire supporto alle persone con disabilità anche in pandemia. Una battaglia quotidiana che non deve fermarsi. Ora occorre avanzare sul modo di affrontare il tema della disabilità anche a livello regionale, occorre raccogliere le migliori innovazioni sui diritti avute a livello locale e portarle ad un livello più alto. C’è un’unica lezione da apprendere: non esiste un prima e un dopo, dobbiamo pensare al domani mentre affrontiamo l’oggi. E nel pensarlo mettere al centro le persone, soprattutto le più fragili.”

Ottavia Soncini – Presidente Commissione Politiche per la salute e Politiche sociali della Regione Emilia-Romagna

Annalisa Rabitti – Assessora cultura, pari opportunità, città senza barriere del Comune di Reggio Emilia

Autismo: aumentano i fondi e la capacità di diagnosi precoce del disturbo

Presentata in Commissione Sanità la relazione sul Programma regionale per l’assistenza alle persone con disturbo dello spettro autistico. La presidente della Commissione Ottavia Soncini ‘ Il nostro impegno per incrementare l’inserimento per l’età adulta, per dare risposte concrete ai giovani adulti e alle tante famiglie e alle associazioni alle quali siamo vicini.’

Autismo, incrementato dal 2019 di 2 milioni di euro il finanziamento regionale per i bambini da 0 a 6 anni, che si aggiungono al milione e mezzo con il quale viene annualmente finanziato il Programma regionale integrato per l’assistenza territoriale alle persone con disturbo dello spettro autistico. Inoltre, si sta formalizzato un accordo tra ufficio scolastico regionale e azienda sanitaria per la formazione e supervisione degli insegnanti di sostegno e più in generale del personale operante.

Sono gli elementi più significativi emersi oggi in Commissione Salute dove è stata presentata la relazione finale sul Pria 2016-2019, il Programma regionale integrato per l’assistenza territoriale alle persone con disturbo dello spettro autistico.

‘Il programma ha consentito di abbassare notevolmente l’età della prima diagnosi a vantaggio della presa in carico precoce. – ha sottolineato la Presidente della Commissione regionale Ottavia Soncini – Ora si sta lavorando a percorsi dedicati ai ragazzi per aiutarli ad entrare nell’età adulta e nel mondo del lavoro, progettati dalle strutture di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza delle Ausl, dai servizi di Salute mentale adulti e dai servizi per persone disabili adulte.’

In Emilia-Romagna nel 2019 sono stati 4.229 i minori (fino ai 17 anni) affetti da disturbo dello spettro autistico in carico alle strutture territoriali di Neuropsichiatria infantile delle Ausl dell’Emilia-Romagna; con il passaggio alla maggiore età, i pazienti vengono assistiti dai servizi territoriali per persone disabili, ad eccezione di quelli per i quali si è resa necessaria la presa in carico da parte dei Centri di salute mentale. (Nel 2019 sono stato 614)

‘La Regione, in attesa delle linee guida nazionali dell’Istituto Superiore di Sanità, è pronta a coinvolgere maggiormente gli altri partner, come l’Ufficio Scolastico Regionale (USR) e i servizi sociali dei Comuni insieme all’Assessorato al sociale e alla Cabina socio-sanitario di Anci, per una migliore e condivisa lettura dei bisogni emergenti.’

Il mio intervento al convegno “Famiglie al Centro” organizzato da ENS Emilia-Romagna

Una bella mattina di dialogo e confronto al convegno Famiglie al Centro organizzato da ENS Ente Nazionale Sordi – Onlus e SP ENS Reggio Emilia.

Ecco il testo del mio intervento:

“Noi udenti, spesso siamo sordi. Siamo sordi perché non sentiamo e non capiamo nulla o poco dei problemi delle persone sorde e con disabilità uditiva.

Io stessa capiva ben poco di questo mondo, prima che il ruolo di Consigliere Regionale mi portasse a conoscere l’ENS, il presidente Varricchio, la Presidente Reggiana e altre associazioni che rappresentano le persone sorde.

In Emilia-Romagna ci sono circa 4000 persone non udenti gravi e dalla età evolutiva, che quindi hanno avuto difficoltà o non hanno potuto apprendere la lingua parlata.
Le tecnologie aiutano sempre di più, ma non risolvono tutto. Ci sono ancora tantissimi problemi, che noi udenti ignoriamo del tutto.
Perché una persona con una disabilità fisica la vedi subito e capisci subito che ha un problema con un gradino. Una persona sorda se la incontri per strada non la riconosci, e il suo problema lo cogli solo in certe rare occasioni.

Sarà sorprendente, ma anche in Emilia-Romagna la piena accessibilità per loro ancora non c’è.
Gli insegnanti di sostegno a scuola ci sono, ma non sempre sono preparati davvero ad aiutare un bambino sordo.
Un bambino sordo ha enormi difficoltà a fare sport: non sente il fischio dell’arbitro o il suo allenatore. Nessuno ci pensa e fa nulla.
Andare al cinema è impossibile, o a teatro.
Ascoltare un comizio, o un convegno.
Abbiamo adeguato le nostre sale in Regione ad ospitare sottotitolatura in diretta e traduzione: non lo erano, pensate che assurdità. Cerco, nel mio piccolo, di mettere sempre i sottotitoli nei video sui social.

È un danno di cittadinanza molto più grave di quello dato da qualsiasi altro deficit.
Per questo, dopo due anni di lavoro, abbiamo approvato a giugno 2019 la prima legge regionale in ER dedicata ai diritti delle persone sorde.
Risorse per rendere più diffuso l’interpretariato, il riconoscimento del valore della LIS, sostenere progetti per l’accesso ai servizi sanitari, allo sport, alla cultura, alla TV, con risorse dedicate.
Tutto questo è nella nuova legge regionale.
Da anni ne aspettiamo una nazionale.
C’è ancora tantissimo da fare.

Sono stati recentemente finanziati dalla Giunta regionale per il triennio 2020-2022 i progetti presentati da ENS nell’ambito del bando previsto dalla Legge regionale sulle disabilità uditive: il progetto per garantire servizi di Interpretariato LIS ed il progetto per offrire servizi di Segretariato Sociale, che la Regione ha finanziato ad ENS. Nel complesso sono stati assegnati ad ENS 695 mila euro per finanziare tre anni di attività. Questo è un impegno rispettato.
Continuano anche i lavori a livello regionale del Tavolo per le disabilità Uditive che riunisce gli specialisti che operano nelle AUSL nei servizi sanitari sia per minori che per adulti. Il tavolo regionale per le disabilità uditive si è riunito proprio questa settimana ed hanno partecipato anche i rappresentanti delle Associazioni, che hanno così potuto confrontarsi con i professionisti ed i funzionari regionali.
Inoltre, va ricordato che Regione ed ENS hanno presentato a fine 2020 un progetto all’Ufficio disabilità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, progetto che è stato approvato e finanziato e che prevede in particolare di realizzare in collaborazione con ENS dei corsi di sensibilizzazione per gli operatori sanitari, sociali e socio-sanitari per migliorare la capacità di accoglienza e di ascolto dei servizi nei confronti delle persone sorde, un problema che durante la pandemia è emerso come particolarmente sentito dalle persone sorde e dalle loro famiglie.

Infine, è molto importante il vostro incontro di oggi, perché ritengo sia fondamentale permettere ai bambini e ragazzi con disabilità di informarsi, rimanere aggiornati relativamente a ciò che accade nel mondo attraverso i laboratori di lettura ed imparare per i ragazzi ad utilizzare gli strumenti tecnologici, come computer e tablet. La alfabetizzazione digitale è importante.
Alla base di questo percorso penso ci debba essere sempre un aspetto centrale: stringere nuovi rapporti di amicizia. Per questo, quando si potrà farlo, vi invito a frequentare gli spazi comuni, come le biblioteche, gli spazi lettura, penso a Libr’aria ad Albinea, il festival di letture per bambini, perché non lavoriamo perché ci sia uno spazio anche per voi insieme agli altri?
Gli incontri tra famiglie poi costituiscono occasioni di confronto su temi di comune interesse e creano presupposti di amicizia per un reciproco supporto. La tutela dei diritti delle persone con disabilità nei diversi contesti di vita deve essere attività di confronto tra le famiglie e con le Istituzioni.
Ecco perché sono contenta di essere qui, con una comunità di persone a cui ho dedicato tempo come Consigliere regionale.
Un tempo speso davvero bene, per una battaglia di cittadinanza fondamentale.”

Welfare, il Pd in Regione chiede agevolazioni per i veicoli di associazioni di volontariato e onlus che svolgono servizio di trasporto sociale

“Agevolazioni per la sosta a pagamento, libero accesso alle ZTL oltre, possibilmente, alla riduzione o esenzione della tassa automobilistica per i veicoli di associazioni di volontariato e onlus destinati al cosiddetto trasporto sociale”. A chiederlo sono le consigliere regionali Pd Ottavia Soncini e Manuela Rontini, Presidenti delle Commissioni regionali Welfare e Politiche Economiche, in una interrogazione rivolta alla Giunta dell’Emilia-Romagna.

“Il trasporto di persone in condizioni di fragilità, finalizzato a garantire l’accesso a strutture e servizi sociosanitari, è un servizio fondamentale. Onlus e associazioni di volontariato garantiscono questo supporto, rivolto prevalentemente a persone anziane, disabili o minori, che non hanno una idonea rete familiare alla base o sono impossibilitati a utilizzare i mezzi pubblici. – spiegano le consigliere democratiche – Questa annosa questione è emersa con ancora più forza durante la pandemia, in quanto la rete del volontariato sociale è stata e continua a essere molto attiva nel garantire aiuto a chi ne ha bisogno, coadiuvando i caregiver in questa delicatissima fase”.

“Le associazioni ci hanno sollecitato per ricevere un riconoscimento e un sostegno dato il loro essenziale e prezioso impegno nello svolgere un servizio così utile e valido. – sottolineano Soncini e Rontini – Per questo, consapevoli che serva la collaborazione degli enti locali e di Anci oltre che della Regione Emilia-Romagna, chiediamo se non sia possibile attivarsi per aprire un confronto sulle agevolazioni che abbiamo suggerito”.

Il 2021 è il tempo del coraggio

Articolo pubblicato sull’edizione reggiana del Resto del Carlino del 3 gennaio 2021

Il 2020 è stato un anno durissimo in cui le nostre certezze si sono dissolte davanti ad una pandemia che ha creato paure, fragilità e lacerazioni profonde nelle nostre comunità. Il pensiero va alle persone che se ne sono andate sole e senza un ultimo saluto, ai sogni di tanti che oggi rischiano di non avere futuro, alle ragazze e ai ragazzi che hanno perso relazioni e conoscenza, alle tante, troppe, disuguaglianze che si sono allargate, alle solitudini delle persone fragili. Ma il 2020 è stato anche l’anno in cui ci siamo riscoperti dentro una “comunità di destino”, un legame fatto di consapevolezze, solidarietà e responsabilità che ci ha unito, tutti. Dobbiamo, però, essere sinceri: il 2021 sarà un anno altrettanto difficile. Avremo bisogno di sguardi ampi per rimettere in moto le energie sociali ed economiche del nostro territorio. Il nuovo Patto per il Lavoro e per il Clima dell’Emilia-Romagna posiziona la protezione delle persone, la centralità della fragilità e la lotta alle diseguaglianze come elementi indispensabili della crescita economica. La pandemia ci ha mostrato cosa significhi in termini di garanzie per la salute, una sanità pubblica forte ed un sistema universalistico. Sistema su cui continueremo ad investire con un piano da 9 miliardi, 600 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente che affermano la necessità di un sistema sanitario complessivo in grado di rafforzare attraverso la diffusione della medicina territoriale, la dimensione della prossimità. Servirà, soprattutto, una visione di welfare basato sulle comunità, sulle relazioni, sui legami sociali, sulla responsabilità e sul protagonismo di ognuno di noi. Il nostro impegno dovrà essere quello di non lasciare nessuno da solo nella fatica del cambiamento. Insomma, è il tempo del coraggio.

Ottavia Soncini

Intervista su VerdEtà n° 77 | Bimestrale | Dicembre 2020

Care/i pensionate/i  abbiamo chiesto alla Presidente della IV Commissione regionale, Dr.ssa Ottavia Soncini di rispondere ad alcune domande sulla situazione sociale della nostra Regione e la ringraziamo per aver accolto il nostro invito. Gentile Presidente, l’Emilia-Romagna è impegnata a far fronte ai gravi ed inediti problemi che la pandemia pone anche nella nostra Regione, le chiediamo cosa ha discusso la sua Commissione in questi mesi.

Seppur in un tempo complicato, la Commissione ha sempre lavorato a pieno regime. L’emergenza Covid è stato il tema più affrontato, senza però perdere di vista la gestione dell’intero sistema sanitario pubblico regionale. L’Assessore alla salute Raffaele Donini ci ha reso partecipi di puntuali momenti di aggiornamento sulla pandemia. Con esperti abbiamo approfondito le terapie di cura del Covid-19 e la correlazione fra inquinamento e diffusione del virus. Infine, abbiamo accolto con parere positivo l’ulteriore stanziamento della Conferenza Stato-Regioni per la rete ospedaliera: 20 milioni per l’ospedale di Piacenza e 1 milione per l’hospice di Modena. Sul lato sociale, ci siamo occupati del Fondo Sociale Regionale, di un aggiornamento in materia di demenza ed Alzherimer, e del Fondo Regionale per la Non Autosufficienza.

Il Fondo Regionale per la Non Autosufficienza è uno degli strumenti a cui guardiamo con attenzione e lo abbiamo sempre apprezzato per la sua entità, come si sviluppa il Fondo?

Il fondo è nato con l’accordo di tutte le parti sociale per garantire un modello alto di servizi e permettere alle famiglie di pagare meno per la partecipazione alle prestazioni. Con l’accreditamento si è creata una rete a “gradini” rispetto all’intensità assistenziale per offrire il servizio più appropriato. L’emergenza ha messo in luce che la nostra rete è profondamente cambiata. Le risorse che sono nel FRNA riguardano persone anziane e diversamente abili, ma c’è anche un’altra questione: residenzialità o domiciliarità? Va fatto un ragionamento partendo da un tema di flessibilità, non è facile ma è la sfida di oggi. Infine, dopo la legge della scorsa legislatura, credo sia arrivato il momento rispetto ai Caregiver non solo di definirne la figura, ma anche le risorse per aiutare le famiglie.

Come nella prima ondata, oggi le strutture residenziali per anziani sono tra i luoghi più colpiti dall’epidemia. Qual è la situazione?

Sono stati fatti interventi importanti nei mesi scorsi per mettere in sicurezza le strutture e per garantire una presa in carico precoce dei pazienti Covid. Il rischio di focolai si è molto ridotto, anche grazie allo straordinario lavoro dei medici e di tutto il personale che opera nelle strutture e che voglio ringraziare. Umanamente stanno attraversando un periodo difficilissimo, con turni pesanti e condizioni di lavoro dure. Ciò non toglie che le persone anziane rimangano quelle a maggior rischio di mortalità per la malattia e dunque quelle che vanno più protette. C’è un altro aspetto drammatico: abbiamo dovuto limitare le visite dei famigliari nelle strutture esponendo tante persone all’esperienza dolorosa dell’isolamento e della solitudine. Quando l’epidemia si affievolirà, credo sia necessaria una riflessione sul sistema socio-assistenziale delle strutture per anziani.

Cosa intende?

Dovremo costruire per il futuro forme più leggere di residenzialità: appartamenti e condomini protetti e accessibili con spazi comuni, co-housing e maggiori servizi di assistenza domiciliare. Vorrei aggiungere altri due aspetti: telemedicina e domotica. La casa dell’anziano va resa accessibile per essere messa in contatto con i servizi, ma penso anche all’educazione informatica per permettere di accedere in modo autonomo ai servizi. Sarebbe però utopistico affermare di poter fare a meno dei servizi residenziali: di residenzialità c’è ancora molto bisogno per rispondere alle persone con elevate esigenze sanitarie. Le strutture devono essere luoghi di cura e di vita e somigliare il più possibile a soluzioni familiari per i nostri anziani non-autosufficienti.

Quando finirà l’emergenza da Covid 19, ci troveremo in una situazione certamente diversa da prima e richiederà la ricostruzione e la riorganizzazione del Welfare regionale, come pensa potremo affrontare questa nuova realtà.

Nel Welfare del futuro servirà sempre di più il protagonismo della comunità. La politica deve provvedere e proteggere  Mai come in questo momento il tema della salute deve essere condiviso. Non si tratta solo di prestazioni sociali e sanitarie erogate e finanziate dallo Stato e dalle Regioni, ma di stili di vita e comportamenti responsabili dei singoli. Persone che non sono solo beneficiari di interventi, ma sono parte di una comunità che ha uno sguardo di cura multidirezionale. La comunità locale sarà l’attore principale nel Welfare del futuro. Le sfide del futuro si vincono facendo comunità.