Fondo Sociale: dalla Regione quasi 50 milioni ai territori

49,3 milioni di euro per finanziare il fondo regionale per le politiche sociali: un pacchetto di risorse che la Regione Emilia-Romagna destina a Comuni e Unioni di Comuni per garantire il funzionamento dei servizi sociali e sociosanitari, di cui 5,3 milioni verranno destinati alla provincia reggiana.

“Si tratta di risorse importanti – dichiara Soncini – in un momento in cui gli Enti locali sono impegnati in prima linea e il sistema dei servizi sociali è chiamato a fare i conti con vecchi e nuovi bisogni”.

Il via libera alla proposta di programmazione e ripartizione delle risorse per il 2020 presentata dalla Vicepresidente Elly Schlein è arrivato oggi in Commissione Politiche salute e Politiche sociali, presieduta dalla Presidente Ottavia Soncini. Come lo scorso anno, la Regione ha deciso di destinare l’intera quota nazionale al rafforzamento degli interventi a favore di bambini, adolescenti e famiglie con figli.

“Abbiamo riposizionato il fondo tenendo conto della crisi determinata dal Covid-19- interviene Soncini- prevedendo un’attenzione specifica al contrasto alla dispersione scolastica, alla povertà minorile, educativa e relazionale e alle comunità e strutture residenziali per minori in prima linea in questa emergenza. Questa è una crisi simmetrica, che ha interessato tutti i Paesi, ma con effetti asimmetrici perché ha indebolito ancora di più le fasce deboli della nostra popolazione. Le famiglie negli ultimi anni sono state al centro di profondi cambiamenti sociali, culturali, demografici ed economici ora rischiano di aggiungersi nuove dimensioni di vulnerabilità dovute ad un abbassamento delle condizioni di reddito, alla perdita di posti di lavoro, alla diminuzione di opportunità, ma anche una minore fiducia delle giovani generazioni verso il futuro. La situazione richiede il massimo sforzo amministrativo e di sapere dare risposte in fretta; i servizi pubblici, in particolare sociali, sanitari ed educativi, faranno la loro parte nella realizzazione di progettualità innovative che mettano al centro la persona e le sue fragilità a partire dal contrasto a forme di disagio ed esclusione sociale che potrà avere effetti nel medio e lungo periodo. Andrà monitorato il rischio forte di penalizzazione delle donne e dei giovani nel mondo del lavoro”. Conclude Soncini “dovremo essere molto attenti alle persone in difficoltà economica che non rientrano nelle misure di sostegno al reddito ordinario e straordinario di livello nazionale ed europeo.”

“Contro il Covid occorre testare, tracciare e trattare” – Il mio intervento sul Gazzettino Santilariese

Pubblicato sul numero di maggio 2020 sul Gazzettino Santilariese

In questa nuova fase, oltre al continuo monitoraggio del contagio, è importante avere una linea chiara. Serve applicare la regola che io chiamo delle tre “T”: testare, tracciare e trattare. 

Testare nel senso di fare tamponi e test, purché omologati grazie ad un protocollo scientifico validato dalla Regione. Per usare una metafora il test scatta un’istantanea e ci dice se la persona è positiva o no in quel momento, mentre il test sierologico permette di ricostruire il “film” immunologico degli ultimi 15-20 giorni. Ecco perché la Regione ha scelto di fare uno screening sierologico di tutti gli operatori sanitari e socio-sanitari. Dal 18 maggio sarà possibile eseguire fino a 10.000 tamponi al giorno per i sintomatici e per i privati cittadini, richiedere test sierologici presso laboratori accreditati per esigenze lavorative o altre motivazioni valutate dal medico richiedente. 

Tracciare nel senso di isolamento contenitivo: appena sei positivo qualcuno ti chiama e ti chiede quante persone hai visto e chi sono. Queste persone vanno chiamate, isolate e devono essere seguite e assistite anche se stanno bene. Quando il tampone sarà negativo potranno uscire. 

Trattare nel senso di gestire i casi di positività non gravi nella maniera più adeguata, che può anche significare lo spostamento in albergo o in altro luogo se non ci sono le condizioni di un isolamento a casa che tuteli gli altri componenti della famiglia.  

Queste tre “T” ci consentono di avere una prima linea di difesa, che può evitare l’ospedalizzazione. 

Questa è l’infrastruttura di contrasto al coronavirus nel momento in cui dobbiamo conviverci per evitare una nuova ondata di diffusione del virus stesso. Non si sconfigge il Covid con un’ APP, servono supporto e servizio umano e una tutela a distanza, non solo un algoritmo e delle faccine nel telefono che si illuminano di rosso. Le persone vanno seguite, difficile immaginare uno che si alza alla mattina e tutto tranquillo si auto isola perché lo schermo diventa rosso. Magari è un padre di famiglia che deve andare al lavoro, un precario o una persona che non ha uno spazio domestico per isolarsi. Non facciamo mancare il supporto umano.  

Ricordiamoci che è il tempo della responsabilità individuale e collettiva e la Libertà tornerà quando ci saranno farmaci sicuri e vaccino. Prima di questo momento dobbiamo fare e fare bene. 

“La sanità dovrà modellarsi sui pazienti e va aperta la strada per la telemedicina”. La mia risposta all’appello lanciato dal Vescovo Camisasca

Ho risposto all’appello lanciato dal nostro Vescovo sul futuro di Reggio Emilia. Qui trovate il mio intervento, pubblicato sulla Gazzetta di Reggio, in cui affronto il tema della sanità. 

La consapevolezza di tutti, una volta vinta la battaglia contro il Covid, è che da questa esperienza dovremo imparare quali sono i punti  di forza e le criticità del nostro sistema sanitario. Due certezze dovranno rimanere: la Sanità pubblica dell’Emilia-Romagna, che rappresenta non solo un diritto ma un motivo d’orgoglio, perché  basata sul principio di prendersi cura di chiunque abbia bisogno senza lasciare indietro nessuno, e una Sanità del territorio. Per il futuro sarà necessario identificare nuove frontiere della Sanità e la stessa politica dovrà guidare questa innovazione, avendo l’umiltà di costruirla con il contributo delle esperienze e delle competenze più preziose. Bisognerà ripartire ripensando al sistema delle cure ospedaliere e al loro potenziamento, alla riorganizzazione sul territorio dei medici di medicina generale fornendo loro personale e adeguate tecnologie per potenziare i servizi di prevenzione. In questa emergenza, abbiamo capito come si possa reggere l’urto di una pandemia attraverso l’eccellenza dei reparti ospedalieri della Sanità Pubblica e della Sanità Privata Accreditata, ma la vittoria sul virus avverrà sul territorio attraverso la tempestiva presa in carico dei contagiati. È quindi evidente come il perno intorno a cui dovrà ruotare il progetto di innovazione del nostro sistema sanitario sia quello di una visione comunitaria ed integrata delle cure, sanitarie e socio-sanitarie. Il fulcro del mio impegno è quello di sostenere ed investire in un’assistenza territoriale coordinata e integrata dal punto di vista sociale e socio-sanitario, per un sistema più vicino ai cittadini e ai professionisti e che sia quindi espressione delle nostre comunità e dei nostri territori. Un sistema che miri a prevenire le fragilità e sostenga le famiglie, monitorando a tappeto le condizioni di salute sul territorio per produrre azioni concrete che facciano fronte ad una situazione critica, che non può trovare risposta solo a livello ospedaliero, ma anche in avanzati presidi sanitari territoriali per la prevenzione e le cure primarie. In quest’ottica, acquista ancor più valore l’approvazione nella scorsa legislatura della legge sulla prevenzione sanitaria e le conseguenti risorse stanziate. Un tema che non potrà essere sottovalutato e, anzi, andranno sensibilizzati i cittadini sempre più nell’ottica di mantenere corretti stili di vita. Non meno importante la strada della telemedicina, sulla quale l’Italia è stata pioniera anche attraverso l’utilizzo della tecnologia e che rappresenta uno dei pilastri del patto per la sanità digitale e del piano nazionale cronicità. La pandemia ci sta insegnando che le tecnologie hanno un ruolo fondamentale anche in campo sanitario laddove, limitando i contatti con pazienti potenzialmente infetti, si riduce drasticamente il rischio del contagio. Anche in tempi normali la tecnologia potrà essere un valido alleato nella medicina, basti pensare al ruolo virtuoso che possono giocare, nella gestione della cronicità, i controlli a distanza dei parametri vitali per persone che hanno difficoltà a deambulare, oppure al risparmio di tempo che può garantire la “banale” spedizione via mail di una ricetta. La “televisita” ovviamente non sostituisce una visita vera, ma la integra come primo o secondo livello di controllo. Nell’imminente futuro occorrerà sempre più passare dalla diagnosi alla prestazione. In questa direzione e in un’ottica di efficienza a Reggio si è lavorato all’equipe itineranti, per far sì che anche i pazienti dei piccoli ospedali possano essere operati con la stessa garanzia di professionalità. Il risparmio economico ha consentito l’aumento dell’assistenza domiciliare, in modo che il primario della riabilitazione si possa recare a casa dei pazienti che ne hanno bisogno. Il 60% del budget sanitario di Reggio Emilia è speso per le cure territoriali e questo consente di avere risorse anche per l’assistenza infermieristica domiciliare e per le cure palliative. Nel nostro territorio non è il paziente che rincorre la struttura, ma è la struttura che offre dei servizi che si modellano attorno alle esigenze del paziente. Altra priorità, alla quale non possiamo sottrarci, è l’investimento sul capitale umano. Mi riferisco alla carenza di medici e all’imbuto delle scuole di specializzazione che va superato, allo sblocco del turnover, ad un forte investimento nelle borse di studio e alla valorizzazione del personale. Inoltre, è necessario lavorare sempre più sul settore biomedicale per rendere il nostro territorio sempre più competitivo a livello mondiale. A livello nazionale dobbiamo costruire delle reti analogamente a quanto si è fatto in Emilia Romagna con la rete dei laboratori, quella delle malattie infettive e delle terapie intensive. Credo, infine, sia necessario fare passi avanti verso un’appropriatezza della prescrizione diagnostica. In Italia l’eccesso di prestazioni costa allo Stato 13 miliardi di euro l’anno, soldi che potrebbero essere invece ridistribuiti nel sistema sanitario nazionale. Non serve ridurre le prestazioni, ma garantire alle persone di avere accesso ad un loro diritto e avere le risorse da investire sulla diagnostica necessaria. In conclusione, per mettere in pratica questi ragionamenti credo sia fondamentale una logica circolare e di comunità ed è proprio attraverso il dialogo e la collaborazione attiva con il territorio che la pubblica amministrazione può costruire strategie efficaci ed efficienti per la nostra sanità e il nostro welfare. 

Ottavia Soncini – Presidente della Commissione Politiche per la salute e Politiche sociali della Regione Emilia-Romagna 

Le persone al centro della ripartenza. Il sistema sanitario pubblico incentrato sulle comunità e sulla prevenzione delle fragilità

Sanità, welfare e lavoro al centro dell’intervento della consigliera regionale Ottavia Soncini, presidente della commissione politiche della salute e sociali, durante la seconda seduta telematica dell’assemblea legislativa. “A fronte dei sacrifici fatti, nelle prossime settimane non dobbiamo lasciare nessuno indietro. – ha detto Soncini – I nostri concittadini, le nostre imprese, le nostre famiglie non devono sentirsi abbandonate e devono poter trovare risposte ai loro bisogni. Dobbiamo continuare a fare squadra e offrire un quadro chiaro di quando, chi e come ripartirà. Per questo la ripartenza deve avvenire in maniera coordinata e condivisa, mettendo al centro il tema sanitario ma anche quello della ripresa delle filiere industriali che sono la linfa dei nostri territori. Proprio in commissione ho sottolineato che sarebbe opportuno istituire un’agenzia centrale tecnica per il contrasto al Covid 19 presso l’Iss per un coordinamento veloce dei dipartimenti di prevenzione sul territorio insieme alla medicina di base. Quindi un sistema sanitario pubblico incentrato sui bisogni delle nostre comunità e sulla prevenzione delle fragilità, coinvolgendo la medicina d’iniziativa, il terzo settore e monitorando a tappeto le condizioni di salute dei territori, mettendo al primo posto anche la prevenzione, quindi corretti stili di vita, alimentazione sana e movimento”.

Fondamentale sarà anche il protocollo condiviso con le parti sociali per garantire la tutela e la sicurezza negli ambienti di lavoro, tema che verrà trattato anche nella prossima commissione IV. “La priorità è far rispettare, a tutti i livelli, le misure per il distanziamento fisico e promuovere l’utilizzo diffuso dei dispositivi di protezione individuale, fino a quando non saranno disponibili una specifica terapia e un vaccino, a partire dall’uso delle mascherine chirurgiche per tutti sia all’interno che all’esterno dei locali”. Soncini ha sottolineato anche la necessità di un uso corretto dei test sia di quelli molecolari sia di quelli sierologici, ed è necessario predisporre un piano nazionale in grado di fotografare efficacemente lo stato epidemiologico del Paese. “Dobbiamo inoltre intervenire con più incisività sulle persone che abitano con conviventi in quarantena perché positivi al Coronavirus e nelle strutture protette e nelle strutture residenziali sociosanitarie per anziani e disabili, che vivono una situazione di emergenza nell’emergenza. È necessario inoltre -prosegue- ripartire progressivamente per garantire le cure a tutti gli emiliano-romagnoli. Da oggi, a seguito della ordinanza emanata ieri dalla Regione, in tutta l’Emilia-Romagna, è ripartita l’erogazione di alcune prestazioni programmabili e non urgenti da parte delle strutture del sistema sanitario pubblico e privato. Di pari passo alla ripartenza vi è l’accompagnamento, in particolare delle famiglie con persone con disabilità, alle quali va garantito il diritto universale di presa in carico. Le cose fatte vanno implementate ed un ruolo fondamentale a supporto di queste famiglie e delle diverse attività lo può avere il terzo settore e il volontariato”.

 Ultimo ma non meno importante il tema della famiglia e del ruolo della donna. “Le donne devono poter tornare al lavoro al pari degli uomini perché non ci si può permettere il crollo produttivo del mondo femminile. – ha concluso Soncini – Abbiamo bisogno di riorganizzare e ripensare sia i servizi scolastici sia i servizi comunali. Le persone e i loro diritti devono essere al centro: a partire da disabili, adolescenti e soprattutto bambini piccoli nell’epoca del distanziamento. Sia chiaro, sono per la tutela della salute e la gradualità, ma anche per la progettualità. Qui deve arrivare il nostro sforzo per rassicurare e accompagnare le famiglie che affidano alla comunità il bene più prezioso: i figli. Per questo serve il pieno sostegno alla conciliazione lavoro-famiglia, ed è urgente che la politica elabori una proposta fattibile e flessibile sull’infanzia. Questa emergenza deve essere l’occasione per passare da un welfare familistico, che spesso scarica sulle generazioni dei nonni e dei genitori compiti di cura e accudimento ad un welfare famigliare per sostenere le famiglie e le loro difficoltà”.

Puntiamo su un welfare familiare che renda ancora più solida e solidale la nostra Regione

“L’impatto demografico di questa emergenza avrà effetti importanti anche sulla natalità. I fattori frenanti sono l’aumento delle difficoltà economiche, il rallentamento per i giovani dell’accesso al lavoro, la posticipazione delle scelte di autonomia e formazione di una propria famiglia, l’incertezza sul dopo. Per questo è necessario che la Regione Emilia-Romagna metta in campo tutte le misure possibili a sostegno dei bambini e delle famiglie”. A dirlo è la consigliera regionale Ottavia Soncini, Presidente della Commissione Politiche della Salute e Sociali, a margine della Commissione Parità, nella quale è intervenuta anche l’assessore Barbara Lori circa i riflessi dell’emergenza Covid 19 sulle politiche di parità della Regione.

“Le principali conseguenze indirette del contenimento del virus tendono a ricadere significativamente proprio sui più giovani. — spiega Soncini — È ad essi che vengono chiesti i maggiori sacrifici per proteggere, giustamente, le generazioni più mature. Giovani che in questa emergenza, perdono giorni di scuola, opportunità di lavoro, reddito. Ci sono ostacoli che non sono scomparsi, anzi, in questa situazione rischiano di amplificarsi. Se vogliamo il bene delle nuove generazioni ma soprattutto se vogliamo che i giovani diano la spinta per una ripartenza dopo l’emergenza, è necessario pensare ad un piano che restituisca ad esse una posizione centrale nelle politiche del paese e in quelle regionali. — conclude Soncini — Un piano orientato a rafforzare la loro formazione, l’ingresso qualificato nel mondo del lavoro, la valorizzazione del capitale umano, e la realizzazione piena dei progetti di vita. Per questo immagino un piano in cui chi ha bambini o desidera averli, sappia quali siano le opportunità che questa Regione offre, gli interventi non spezzettati ma organici. Perché chi ha un figlio deve avere la certezza che verrà sostenuto dalla comunità. Puntiamo quindi su un welfare familiare che renda ancora più solida e solidale la nostra Regione”.

Secondo la consigliera Soncini le donne devono essere al centro della ripartenza. “Dobbiamo inoltre proseguire nel sostegno alle donne. A quelle che vorrebbero avere più figli ma molto spesso non riescono a farli o addirittura rinunciano alla presenza nel mercato del lavoro dopo la nascita del primo. Ad oggi i dati sull’occupazione femminile della Emilia-Romagna sono positivi. Questo deriva anche dalle politiche messe in campo a sostengo delle famiglie, dall’abbattimento e azzeramento delle rette, al piano adolescenza, dall’abolizione dei superticket sanitari al fondo affitti, per citarne alcune. È questa la direzione che dobbiamo mantenere, puntando sempre a migliorarci”.

“Sempre al servizio delle istituzioni e mai il contrario”

Il mio intervento per il centenario della nascita di Nilde Iotti, pubblicato oggi sulle pagine della Gazzetta di Reggio.

I miei primi incontri con Nilde Iotti risalgono ai racconti di nonna Giovanna, inserita nel mondo del lavoro sin da giovanissima; come lei erano tante le persone semplici attente alle azioni di una donna che fu determinante per l’affermazione dei diritti delle donne. Ho ascoltato parole di grande rispetto per una persona autorevole, che hanno lasciato dentro di me una traccia profonda, riemersa poi durante gli studi giuridici. Ho conosciuto la sua opera dalle letture, dai resoconti della Costituente e della Camera, dai filmati e l’aspetto che mi ha sempre colpito di lei è l’eleganza del gesto politico, che caratterizzava non solo il modo di porsi e di parlare, ma anche e soprattutto l’eleganza di chi ha un’idea nobile della politica, di chi pone le idee sempre al servizio delle istituzioni, mai il contrario. Certo una biografia straordinaria, la Resistenza, l’UDI provinciale, il Consiglio comunale a Reggio Emilia, l’Assemblea Costituente, il Parlamento e infine la Presidenza della Camera dei Deputati, ma prima di tutto una donna di straordinaria modernità e se rileggiamo con attenzione il suo percorso, il nostro principale compito non è cadere nella facile retorica delle celebrazioni, bensì rilanciare il suo pensiero e la sua autenticità nell’occuparsi degli altri, a partire dalle donne e dai giovani. L’esemplare spirito democratico e l’equilibrio che ha mostrato in diversi passaggi delicati della nostra Repubblica, devono essere la stella polare anche per la gestione della complessissima e dolorosa fase che stiamo vivendo e della delicata ripartenza. Anche nei momenti più bui dobbiamo pensare alle istituzioni come custodi del bene comune, perché, la storia ce lo insegna, le crisi portano con sé la scorciatoia dell’idea e dell’uomo forti, ma se guardiamo con attenzione all’esempio di Nilde Iotti, vediamo con nettezza che servono istituzioni forti e cura quotidiana dello stato di diritto. Un altro insegnamento da raccogliere come dono prezioso e decisivo in questa fase è la propensione all’ascolto che Nilde Iotti mostrava verso le altre forze politiche, nonostante le sue radicate convinzioni, e soprattutto verso le persone, infatti, nonostante le altezze raggiunte, non smise mai di confrontarsi e tenere in conto le istanze popolari. Se vogliamo bene alla democrazia, nei prossimi tempi politica e cittadini dovranno marciare insieme e noi che siamo impegnate in politica dovremo salvaguardare l’autorevolezza delle istituzioni. È questo prendersi cura delle istituzioni la lectio magistralis della nostra Onorevole concittadina. La sua storia politica deve essere un esempio per tutti, ma soprattutto per una nuova generazione di donne impegnate anche nella nostra Regione, perché ‘dobbiamo fare e fare bene’.

Un 8 marzo sospeso

Un 8 marzo sospeso, inatteso. Penso a diverse storie di donne. Abbiamo il 78% di infermiere donne in Italia. Sono il 52% i medici donna, un sorpasso rispetto agli uomini registrato per la prima volta quest’anno. Tante le ricercatrici. Donne che fanno il proprio lavoro con il massimo della professionalità, con dedizione, tempo e sforzi. Poi ci sono le donne dimenticate fra Idlib e il confine greco. Viene da pensare a quelle sconosciute in marcia verso una salvezza che forse non vedranno. Al loro stringere, scaldare, trascinarsi dietro i piccoli, disperatamente in cerca di qualcosa per sfamarli. Viene da pensare a che cosa deve essere, per una madre, lasciarsi indietro un piccolo corpo freddo e rigido sepolto alla meglio in un campo, e continuare a marciare: perché gli altri figli vivano. Quando il padre magari non c’è più: disperso, prigioniero, caduto. 

Tutto questo si legge nelle foto dell’esodo dei profughi se appena ci si sofferma un momento. E si intravede anche, nel cuore oscuro della guerra e della violenza, una silenziosa immane forza femminile: una vocazione a proteggere, mettere al mondo, amare, a far vivere e non a far morire. E in questo 8 marzo il pensiero va anche alle mamme, mogli, sorelle che donano la loro vita ad un famigliare non autosufficiente per prendersi cura di lui nella quotidianità. Da troppo tempo si aspetta una legge che tuteli a 360 gradi la figura del caregiver familiare, nel 70% dei casi appunto donna. Sono eroine troppo spesso invisibili e silenziose dei nostri tempi, hanno diritto al pieno riconoscimento e al sostegno dello Stato. Come le donne del nostro sistema sanitario, come le donne di Idlib.

I cattolici italiani e la politica

Testo pubblicato su La Libertà, il settimanale della Diocesi, lo scorso 18 dicembre.

Il cattolico impegnato in politica è innanzitutto un testimone, un creatore di legami, un costruttore di ponti tra diversi ambiti della società, una persona che sviluppa la cultura dell’incontro e del dialogo e che si fa prossima e vicina in primo luogo a chi è fragile. Il fine ultimo è l’uomo, la persona umana, il suo bene e la sua felicità. La costruzione di una società più solidale e giusta sono gli strumenti, la strada. C’è un enorme bacino valoriale e culturale da preservare e manutentare, a partire dal (ri)posizionare il valore della vita al centro del vivere civile, dal concepimento fino alla morte, con un cardine fondamentale rappresentato da una politica di aiuto alle famiglie e alle nascite, temi da cui scaturisce un’intera idea di civiltà.

Altro valore basilare è il lavoro, che avendo a che fare con la dignità della persona ha inevitabilmente a che fare con la vita. Il primo pensiero della giornata per un cattolico impegnato in politica non può che essere diretto al lavoro, senza lavoro crescono la povertà e le disuguaglianze. Lavoro vuol dire anche e soprattutto impresa, verso cui dobbiamo manifestare sincera vicinanza e prendere l’impegno scritto sul marmo di semplificare le procedure amministrative e quel groviglio di pratiche e di norme che rendono difficile la realizzazione di ogni progetto.  

Valori altrettanto rilevanti sono l’accoglienza e l’integrazione dei migranti. Senza integrazione non vi è vera accoglienza, vero rispetto della persona e il nostro fare assumerebbe il sapore dell’occasione mancata, infatti quale finalità ha lo spirito di servizio, se non immettere nella costruzione della città dell’uomo il cemento della solidarietà e dell’amore verso l’altro? Ovviamente in una dialettica in continuo aggiornamento tra i diritti e i doveri fondamentali, come i Costituenti avevano mirabilmente enunciato. 

Per essere all’altezza di queste sfide bisogna avere delle competenze, per cui svolgono un ruolo decisivo l’arte educativa della politica e della formazione: occorre dare fiducia ai giovani cattolici impegnati in politica, investire su di loro, formarli affinché possano restituire alla politica la necessità di una tensione ideale, rafforzandone il fondamento etico e culturale. In un contesto non sempre favorevole, è fondamentale intercettare il desiderio di occuparsi del bene comune nei giovani presenti nelle realtà parrocchiali e in quelle associative e trovare chi si impegna ad educare i giovani alla politica in senso alto. Servono adulti credibili, illuminati e saggi che aiutino i cristiani che fanno politica ad agire sempre in “coerenza” con i valori evangelici e contemporaneamente nel rispetto della laicità delle scelte. Attingere linfa dai valori umani e cristiani, alla luce del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa, nel presente momento storico, è decisivo.

Situazione che si complica se partiamo dalla considerazione che la collaborazione trasversale tra cattolici è gravata da ostacoli, di fatto non esistono più le condizioni storiche che esigevano l’unità partitica dopo la Seconda guerra mondiale. Nonostante le divisioni dobbiamo lavorare alacremente nella direzione del dialogo e del confronto: c’è la necessità non rinviabile di individuare forme e tecniche di aggregazione delle energie disponibili per un’influenza unitaria, ispirata dalla fede, in vista del bene dei territori e del Paese.

Il mondo cattolico ha la possibilità di orientare le scelte della politica: penso a una rete che metta in campo riflessioni su cui le forze politiche siano chiamate a misurarsi, facendosi carico di una visione del mondo. Credo che la rete potrebbe avere l’obiettivo di pensare ad un’Europa più ‘sociale’, di pace, giusta e prospera. Un’Europa che riscopre se stessa. Se non saranno i cattolici a pretenderla, chi potrà farlo al loro posto? Dobbiamo rafforzare in modo chiaro e inequivocabile l’idea che la politica per i cristiani non è il luogo per fare soldi o per avere il potere. È all’opposto il luogo del servizio, di chi non si lascia corrompere e del «martirio quotidiano». 

Occorrono giovani laici cattolici, trentenni e quarantenni, e qui inserisco il mio impegno e le mie responsabilità, che sappiano cucire reti di solidarietà e di cura e che soprattutto sappiano essere il sale della terra. Sappiano cioè parlare e dialogare con tutti coloro – senza distinzione di fede e cultura – che hanno veramente a cuore il futuro dell’Italia e dell’Europa. Senza creare nuovi ghetti e nuovi muri. È anche una questione di linguaggio, di atteggiamento gentile, positivo e riappacificato, capace di testimoniare come l’etica cristiana sia un servizio alla libertà, alla dignità, alla qualità della vita nella società. Per passare dalla fede alla politica è necessaria una mediazione antropologica, poiché l’azione politica, che pure deve ispirarsi ai principi etici, non consiste nella realizzazione dei principi etici assoluti, ma nella realizzazione del bene comune concretamente possibile in una determinata situazione. Qui sta la vera grande sfida.

Concludo sottolineando quanto sia urgente la partecipazione attiva delle donne attraverso l’impegno politico perché, in questi anni, ho potuto constatare quanto l’approccio femminile alle questioni sia in molti casi diverso e complementare rispetto a quello maschile; ci contraddistinguono capacità di ascolto, generosità e concretezza. Non ne faccio, sia chiaro, una rivendicazione di genere, ma un problema concreto perché il dibattito sulle risposte alle donne, madri e lavoratrici con famiglia deve essere concreto, responsabile e poco retorico. Un obiettivo, difficile ma chiaro, è riuscire a essere donne capaci di fare e dare testimonianza in pubblico della propria fede e dei propri valori di riferimento. È con uno spirito di profonda gratitudine nei confronti del Vescovo Massimo Camisasca, per gli spunti di lettura e riflessione sul ruolo dei Cristiani nella comunità civile, che condivido questi miei semplici pensieri con i lettori.

Ottavia Soncini

Ecobonus veicoli privati, ecco il nuovo bando: rimborsi fino a 3 mila euro per l’acquisto di mezzi non inquinanti

L’Emilia-Romagna continua a rottamare i veicoli privati più inquinanti. Riapre il bando regionale – il terzo da febbraio – per l’ecobonus destinato ai cittadini che intendono sostituire la vecchia auto con un mezzo più ecologico. A disposizione ci sono 485 mila euro per “assegni” riservati ai proprietari di mezzi alimentati a benzina fino all’euro 2 o diesel fino all’euro 4 che passano ad auto con minori emissioni. Il contributo regionale è di 3 mila euro per l’acquisto di mezzi elettrici o ibridi e di 2 mila per quelli a metano e gpl

Con la riapertura dei termini, le nuove domande possono essere presentate da oggi fino al 29 ottobre, senza alcun vincolo legato al reddito o all’Isee dell’interessato. Non serve nemmeno la certezza dello sconto ulteriore del 15% sul prezzo di listino del modello base praticato dalle case produttrici, previsto dal Protocollo di intesa siglato il 6 novembre 2018 tra Regione, Anfia, Unrae e Federauto, e si considerano automaticamente acquisite le richieste pervenute nell’ambito della seconda edizione del bando (scaduta a fine settembre) per le quali i rivenditori non lo abbiano applicato. 

Cosa prevede il bando

Potranno richiedere il contributo i cittadini residenti in Emilia-Romagna che intendono rottamare – o hanno rottamato dal 1^ gennaio 2019 – un’autovettura di proprietà o intestata a un’altra persona sempre residente in regione (che abbia dato il consenso). Deve trattarsi di veicoli fino alla classe euro 2 se alimentati a benzina, benzina/metano o benzina/gpl e fino alla classe euro 4 per i diesel.

Gli incentivi riguardano l’acquisto di un’autovettura nuova – con prima immatricolazione tra il 24 giugno 2019 e il 30 aprile 2020 – elettrica, ibrida (benzina/elettrica), a metano (mono e bifuel benzina) o gpl (mono e bifuel benzina). Queste ultime tre categorie devono essere di classe ambientale euro 6.

Il contributo regionale è di 3 mila euro per l’acquisto di mezzi elettrici o ibridi; di 2 mila per quelli a metano e gpl.

La procedura per la richiesta di contributo si articola in tre fasi tutte online: prenotazione del contributo entro il prossimo 29 ottobre; invio dell’ordine di acquisto entro il successivo 31 ottobre e rendicontazione attraverso un applicativo regionale entro il 30 aprile 2020. 

Per accedere è necessario ottenere le credenziali informatiche attraverso i sistemi di identità digitale Federa (www.federazione.lepida.it) oppure Spid (https://www.spid.gov.it/richiedi-spid).

La graduatoria dei soggetti beneficiari sarà stilata secondo l’ordine di arrivo delle prenotazioni on line, fino ad esaurimento delle risorse disponibili.

La richiesta dell’ecobonus può essere fatta nella sezione dedicata del portale della Regione: http://www.regione.emilia-romagna.it/mobilitasostenibile.

Comuni, 384mila euro per 4 progetti di riqualificazione urbana nel reggiano

Progetti di riqualificazione urbana e delle strade comunali, ma anche interventi per completare centri polivalenti e piste ciclabili, spazi per il volontariato e lo sport, per potenziare il turismo fluviale o sostenere i prodotti locali.

E’ l’impegno della Regione per realizzare 31 programmi territoriali, finanziati con 2,8 milioni di euro di risorse proprie, selezionati tra quelli presentati dai piccoli Comuni o che si sono fusi attuando le previsioni del programma regionale di riordino istituzionale.

La Giunta ha approvato la delibera che sostiene le opere pubbliche indicate dalle amministrazioni locali: 5 a Bologna per 500 mila euro; 2 a Ferrara per 180 mila euro; 4 rispettivamente a Modena per 339.600 euro, Reggio Emilia per 384 mila euro e Parma per 335 mila euro; 3 a Piacenza per 282.372 euro, Forlì-Cesena per 300 mila euro, Ravenna per 206.576 e Rimini per 196 mila euro.

I progetti selezionati ora accedono alla fase di negoziazione che precede l’accordo per l’attuazione dell’intervento. 

Gli interventi nel reggiano

In provincia di Reggio Emilia, Vetto e Toano avranno un contributo di 100 mila euro ciascuno per la riqualificazione del borgo rurale e per la palestra polivalente, Ventasso oltre 96 mila euro per il palaghiaccio di Cerreto Laghi, Canossa oltre 87 mila euro per la realizzazione del parcheggio per la scuola pubblica.