Agricoltura, sostegno alle aziende di montagna: la Regione apre due bandi, domande entro il 15 maggio

Un sostegno alle aziende agricole e zootecniche che operano in aree svantaggiate di montagna o altre zone collinari sottoposte a vincoli naturalistici con ricadute negative sull’attività produttiva. Con questo obbiettivo, la Giunta regionale ha approvato due bandi (misura 13 del Programma di sviluppo rurale) che mettono a disposizione risorse per 15 milioni di euro.
I pagamenti, erogati annualmente per ettaro di superficie agricola, sono destinati a compensare, in tutto o in parte, i costi aggiuntivi e il mancato guadagno dovuti ai vincoli cui è soggetta la produzione agricola in zone montane e altre zone di collina soggette a vincoli naturalistici significativi.
In particolare, si tratta di un intervento utile a compensare i costi sostenuti dalle aziende che operano in contesti ambientali difficili e contrastare l’abbandono delle zone di montagna, dove l’agricoltura svolge un fondamentale servizio di prevenzione del dissesto idrogeologico.

Le domande, chi e come

I beneficiari sono agricoltori in attività che conducono superfici agricole nelle zone indicate (in Provincia di Reggio nei comuni di: Baiso, Carpineti, Casina, Castelnuovo nè Monti, Canossa, Toano, Ventasso, Vetto, Viano, Villa Minozzo) e che devono impegnarsi a proseguire l’attività agricola per tutto il 2019. Il termine per la presentazione delle domande sulla piattaforma online di Agrea è il 15 maggio 2019.
Le indennità ammontano a 125 euro per ettaro di superficie agricola condotta nelle zone montane e a 70 euro per ettaro di superficie agricola nelle altre aree. 
Per questi tipi di operazione non si attivano processi selettivi e si procederà al finanziamento di tutte le domande ritenute ammissibili anche nel caso in cui l’ammontare delle richieste di pagamenti, complessiva per entrambe le tipologie di operazione, dovesse eccedere la stima annuale sopra individuata.
I servizi territoriali Agricoltura, Caccia e Pesca (Stacp) competenti per i diversi territori dovranno completare il procedimento istruttorio, con l’approvazione dell’elenco delle domande ammesse e la concessione delle indennità entro il 11 novembre 2019. 

Edilizia scolastica, l’investimento continua: quasi 3 milioni per il reggiano

Nuovi interventi di ristrutturazione, messa in sicurezza sismica, adeguamento antincendio, e anche l’ampliamento o la costruzione di nuovi edifici, in 26 scuole dell’Emilia-Romagna, da Piacenza a Rimini,grazie a un investimento complessivo da 27 milioni e 600mila euro.  
Le risorse, ripartite dalla Regione su tutto il territorio, provengono dal Fondo di Protezione civile (oltre 5 milioni) e dai risparmi ottenuti (2 milioni e 600mila euro) in fase di aggiudicazione degli appalti e alla fine dei lavori su opere, sempre di edilizia scolastica, realizzate grazie ai mutui della Banca europea degli investimenti (Bei) nel 2016. 

A questo pacchetto si aggiungono poi 20 milioni di euro del programma regionale di edilizia scolastica (provenienti dal Fondo nazionale per lo sviluppo e la coesione, Fsc), destinati a tutte le Province e alla Città metropolitana di Bologna per interventi di edilizia sugli istituti scolastici secondari di 2° grado (superiori); le risorse – già programmate dalla Giunta regionale, che nell’ultima seduta ha approvato l’elenco degli interventi finanziabili – servono a soddisfare il fabbisogno di nuove aule dovuto all’aumento della popolazione scolastica, ad adeguare gli edifici alle nuove esigenze della scuola, anche in virtù della  riforma degli ordinamenti e dei programmi, e a razionalizzare la rete scolastica sul territorio.  
Dal primo piano regionale di edilizia scolastica varato nel 2015, a inizio legislatura, a oggi, in Emilia-Romagna sono stati realizzati o sono in corso quasi 900 interventi, per quasi 350 milioni di euro di finanziamenti che, con le quote di cofinanziamento, hanno generato un investimento complessivo di 460 milioni di euro.


Gli interventi finanziati sul nostro territorio


Con le risorse (2 milioni 600mila euro) rese disponibili grazie ai risparmi nell’ambito dei Mutui Bei, ad esempio ottenuti in base ai ribassi della base d’asta, vengono finanziati nuovi interventi di edilizia scolastica anche in provincia di Reggio Emilia, infine, saranno realizzati gli adeguamenti funzionali e la messa in sicurezza dei poli scolastici di GuastallaMontecchio e Castelnovo ne’ Monti (intervento complessivo di 163mila euro), e il ripristino dell’edificio e della palestra della scuola secondaria di primo grado “E. Fermi” di Praticello, nel Comune di Gattatico (150mila euro).

Le risorse provenienti dai Fondi per lo sviluppo e la coesione (20 milioni complessivi) saranno utilizzate per finanziare la nuova sede dell’istituto “Silvio D’Arzo” a S. Ilario d’Enza grazie ad un finanziamento di 2.416.000 €.

Dalla Regione 400 mila euro per sostenere le farmacie rurali, in aree montane e nei piccoli comuni

Molto più che luoghi dove acquistare o ritirare farmaci, prenotare esami e visite, avere da professionisti qualificati consigli e indicazioni, ma veri e propri punti di riferimento sanitari per il territorio e di presidio concreto per le piccole comunità. Sono le farmacie rurali, una realtà che la Regione Emilia-Romagna continua a sostenere, mettendo a disposizione anche per il 2019 400mila euro di contributi, con l’obiettivo di garantire un servizio essenziale come quello che esse svolgono nelle aree più disagiate e pertanto poco redditizie. Con un contributo minimo di 5.000 euro che può arrivare, nel caso delle farmacie con basso fatturato, fino a 12.500 euro.

Risorse e criteri di assegnazione sono stati illustrati questa mattina in Commissione assembleare dall’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi, in vista dell’adozione della delibera da parte della Giunta la prossima settimana. 

Il sostegno alle farmacie rurali

Si tratta di un sostegno finanziario attivo dal 2017, in seguito all’approvazione di una specifica legge regionale (n. 2/2016) grazie alla quale le farmacie rurali a minor fatturato dell’Emilia-Romagna hanno potuto beneficiare di contributi economici (400mila euro complessivi l’anno) graduati in base al proprio volume d’affari: nel 2017 sono state 21 le farmacie sostenute, più che raddoppiate – 46 – nel 2018. Risorse che hanno permesso di garantire la permanenza di queste strutture sul territorio, come testimonia il fatto che dal 2015 ad oggi soltanto una farmacia è stata chiusa, con successiva apertura nella medesima località di un dispensario farmaceutico.

La Farmacia dei servizi

Ed è proprio sul modello della Farmacia dei servizi richiamato dall’assessore Venturi che la Regione Emilia-Romagna, tra le prime in Italia, ha deciso di puntare per il futuro, grazie all’Intesa recentemente raggiunta con le Associazioni di categoria delle farmacie pubbliche e private convenzionate. Un accordo – ha ricordato l’assessore – che prevede più prestazioni dirette per il cittadinoprogetti mirati per i pazienti con patologie cronichenuove modalità di erogazione dei farmaci, anche attraverso l’identificazione di farmacie di fiducia e la consegna a domicilio ai pazienti più fragili, nuovi servizi come la possibilità di aprire direttamente in farmacia il Fascicolo sanitario elettronico e di ritirare i referti di visite ed esami

Criteri e assegnazione delle risorse, tempi per presentare domanda

Queste le modalità e i criteri per la concessione dei contributi per il 2019: possono fare richiesta le farmacie rurali che nel 2018 abbiamo registrato volume d’affari massimo di 325 mila euro ai fini Iva; il contributo varierà da un minimo di 5.000 euro a un massimo di 12.500 euro.In particolare, sono individuate 4 fasce di fatturato delle farmacie rurali, cui corrispondono contributi che aumentano al diminuire del volume d’affari: fino a 200mila euro il contributo sarà di 12.500 euro; da 200.000,01 fino a 250mila, contributo di 10mila euro; da 250.000,01 fino a 300.000 euro, contributo di 7.500 euro; infine, da 300.000,01 a 325.000 euro il contributo sarà di 5.000 euro.
Ai contributi possono accedere tutte le farmacie rurali se rientrano nei tetti di reddito stabiliti, comprese quelle di nuova apertura, purché avvenuta entro il 2017; quelle aperte nel 2018 potranno beneficiare dei contributi attraverso il bando del prossimo anno.
Il contributo è concesso fino ad esaurimento delle risorse disponibili, in base alla graduatoria stilata in ordine crescente rispetto al volume d’affari complessivo ai fini dell’Iva: quindi dalla farmacia che fattura di meno, e che pertanto ha diritto a un contributo più alto, a quella che fattura di più (a parità di volumi d’affari identico ha la precedenza in graduatoria la farmacia che si trova nel comune con la popolazione meno numerosa).  In caso di risorse residue, dopo aver soddisfatto tutte le domande presentate dagli aventi diritto, la cifra rimanente sarà ridistribuita tra le farmacie più bisognose di sostegno, perché più a rischio di cessazione di servizio, cioè quelle con fatturato fino a 250mila euro.

titolari delle farmacie rurali, con sede in Emilia-Romagna e in possesso dei requisiti previsti per l’accesso al contributo, entro il 30 giugno 2019 dovranno presentare la domanda all’Azienda Usl di riferimento, presso il cui servizio Farmaceutico è possibile richiedere ulteriori informazioni.

Cosa sono le farmacie rurali

Le farmacie rurali si trovano in comuni, frazioni o centri abitati “con popolazione non superiore a 5.000 abitanti”, ad eccezione di quelle situate “nei quartieri periferici delle città, congiunti a queste senza discontinuità di abitati” (questa la definizione della legge 221/1968). Svolgono, quindi, un’importante funzione sanitaria, e rappresentano un presidio fondamentale per le piccole comunità; ma, proprio per la collocazione e il bacino di utenza ridotto, possono avere problemi di sostenibilità economica.

Le farmacie rurali in Emilia-Romagna

Le farmacie aperte in Emilia-Romagna sono 1.334, di cui 520 rurali (39% delle farmacie totali). Nel 2018 le farmacie rurali con fatturato inferiore a 250.000 euro erano 20 (4% delle farmacie rurali, 1,5% delle farmacie totali).

Il mio intervento alla Cerimonia del Premio per la Pace “Giuseppe Dossetti”

Lunedì 25 marzo 2019 ho portato i saluti della Regione Emilia-Romagna alla cerimonia del Premio per la pace “Giuseppe Dossetti” 2018/2019, l’importante riconoscimento che viene conferito ogni anno a chi si rende protagonista di meritevoli azioni di pace.

Il premio – promosso da Comune di Reggio Emilia, Comune di Cavriago, Provincia di Reggio Emilia e Regione Emilia-Romagna – è infatti attribuito sia ad associazioni con sede sul territorio nazionale sia a singoli cittadini che abbiano compiuto azioni di pace coerentemente con i principi affermati da Giuseppe Dossetti nella sua vita: un irriducibile antifascismo, l’affermazione di una democrazia reale, sostanziale, non nominalista alla quale si ispira il testo della Costituzione italiana, l’aspirazione universale alla pace e alla cooperazione fraterna fra gli individui e i popoli, il riconoscimento dei diritti della persona, il dialogo interreligioso e il rifiuto della guerra.

La Giuria del Premio è presieduta da Pierluigi Castagnetti ed è composta da Paolo Burani, sindaco del Comune di Cavriago; Chiara Piacentini del Gabinetto del Sindaco di Reggio Emilia; Luca Cattani per la Provincia di Reggio Emilia; Clementina Santi per la Regione Emilia-Romagna e Riccardo Faietti per Fondazione Manodori di Reggio Emilia.

I vincitori del premio 2018/2019 sono stati il medico di Lampedusa Pietro Bartolo e l’ex presidente di Pax Christi italiana e internazionale mons. Luigi Bettazzi, Dal 1992 Pietro Bartolo è in prima linea nell’accoglienza dei migranti giunti a Lampedusa svolgendo il difficile compito di assistenza e cura delle persone sbarcate e di ispezione dei cadaveri restituiti dal mare. E’ un sostenitore dell’accoglienza di richiedenti asilo e migranti e della necessità di corridoi umanitari contro la tratta degli esseri umani. Monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea e già presidente di Pax Christi nazionale e internazionale, ha dedicato la sua vita a opere di sensibilizzazione al tema della pace, ad azioni di mediazione per il conseguimento della stessa e per il riconoscimento dei diritti umani, anche attraverso numerosissime missioni nei cinque continenti.

Per la sezione del premio riservata alle scuole, sono stati premiati Valentina Piro della classe V^ N del liceo Moro di Reggio Emilia con il testo “Cara Italia” (1 posto);Filippo, Riccardo, Fabio e Tommaso del liceo Corso di Correggio con il testo “Caro signor Einstein, Lei a che razza appartiene?” (2 posto); Chiara Rota della classe V^ L dell’istituto Scaruffi – Levi – Tricolore” di Reggio Emilia con il testo “Il bene e il male” (3 posto). Menzione speciale per Niccolò Vernia della classe V^ E del liceo Moro di Reggio per il testo “Se non lotterò per la pace, non sarò niente” e per Chiara Govi della classe I^ B del liceo Corso di Correggio per il testo “Il mio orizzonte”.

Per la sezione riservata alle associazioni il premio Dossetti è stato invece attribuito a Cisv – Comunità, impegno, servizio e volontariato di Torino per l’azione di pace “Tessendo cammini di pace”. Il premio è stato ritirato dal presidente dell’associazione Federico Perotti. Menzione speciale per l’associazione Naga di Milano, per l’azione di pace “Cura e accoglienza come azioni di pace”. Il premio è stato ritirato daFausto Fenaroli, membro del consiglio direttivo di Naga onlus.

Le associazioni reggiane vincitrici del premio sostenuto dalla Fondazione Manodori sono invece Granello di senapa per l’iniziativa “In fuga dalla Siria” (premio ritirato da Elisa Cavandoli e Chiara Burani) eAzione cattolica italiana della Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla per l’azione di pace “Tent of nations. People building bridges”

Di seguito trovate il video con l’estratto del mio intervento:

Dai boschi ai laghetti: la Regione investe 2,8 milioni di euro per la tutela della biodiversità nelle aree protette

Siepi e filari di alberi, boschetti, stagni, laghetti, prati umidi, complessi macchia-radura. L’Emilia-Romagna investe sulla tutelae la valorizzazione della biodiversità nelle aree di alto pregio naturalistico e paesaggistico del territorio come parchi e altre zone protette, per promuovere la crescita e lo sviluppo di un’agricoltura forterispettosa dell’ambiente e attenta alle produzioni di qualità.

A difesa del ricco patrimonio di flora e fauna selvatiche minacciato dall’impatto negativo di pratiche agricole intensive, la Giunta regionale promuove per il prossimo biennio, un bando del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 finanziato con quasi 2,8 milioni di euro per progetti di impronta fortemente innovativa, basati su “accordi di cooperazione locale” tra soggetti di diversa natura.    

Si tratta, in altre parole, di progetti promossi da enti pubblici (comuni, enti parco, consorzi di bonifica, ecc.) che puntano a coinvolgere il maggior numero di agricoltori singoli e associati e onlus legate al mondo ambientalista e che potranno ricevere contributi fino al 100%, ovvero a totale copertura delle spese di investimento sostenute. L’obiettivo è la messa in campo di un piano di azioni sinergiche e coordinate per la salvaguardia e il miglioramento della biodiversità, grazie al mantenimento e alla gestione ottimale di ecosistemi che ospitano le varie specie di piante e animali selvatici, in particolare quelle protette dalle varie normative europee, nazionali e regionali.

Le domande di sostegno vanno presentate, entro il 1^ luglio 2019, dall’ente pubblico promotore dell’accordo a nome di tutti gli altri partner utilizzando la specifica piattaforma (Siag) dell’agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura (http://agrea.regione.emilia-romagna.it).

Gli investimenti, di carattere non produttivo, saranno quindi finalizzati alla creazione ex novo o al ripristino di habitat naturali e seminaturali ed altri elementi caratteristi del paesaggio naturale in grado di ospitare piante, insetti e animali che svolgono un’importante funzione ecologica, oltre a rappresentare un prezioso serbatoio di caratteristiche genetiche uniche. Interventi basati sull’adozione di pratiche agricole “virtuose” da parte delle aziende agricole, nell’ambito di una gestione comune del territorio, secondo un piano concordato con tutti gli attori in campo e che tiene conto anche delle esigenze della produzione agricola.    

Le caratteristiche dei progetti finanziati

I progetti, di importo compreso tra 20 e 200 mila euro, devono essere promossi e coordinati da enti pubblici che propongono agli altri partner l’accordo di cooperazione, cercando di coinvolgere il maggior numero possibile di beneficiari. Possono aderire anche le organizzazioni professionali agricole, che tuttavia non percepiranno i contributi in palio.

L’accordo di cooperazione sarà attuato attraverso un unico progetto da realizzare in un territorio circoscritto, nel cui ambito ogni partner è chiamato a portare avanti l’impegno sottoscritto. Ogni progetto dovrà dettagliare l’estensione e la localizzazione delle superfici coinvolte, con l’indicazione del cronoprogramma di attuazione degli interventi e il fabbisogno finanziario complessivo.

contributi coprono il 100% delle spese ammissibili, tra le quali sono comprese anche quelle sostenute per l’organizzazione e la predisposizione dei progetti (acquisto spazi pubblicitari e publiredazionali su carta stampata, consulenze, ecc.). Queste ultime non potranno tuttavia superare complessivamente il 5% del valore del singolo progetto.  Il rimborso dei costi di gestione delle superfici coinvolte saranno invece parametrati ai sostegni unitari percepiti dagli agricoltori che aderiscono alle misure del Psr che riguardano i cosiddetti “impegni agro-climatico-ambientali”.

L’istruttoria delle domande spetta ai competenti Servizi territoriali agricoltura, caccia e pesca. Al termine sarà stilata una graduatoria basata su una serie di criteri territoriali e tecnici con diversi gradi di priorità. 

A Reggio Emilia inaugurati i Chiostri di San Pietro

Nuova vita per i Chiostri di San Pietro, complesso monumentale capolavoro del Cinquecento, che sabato 23 marzo 2019 ha riaperto le porte alla città dopo un intervento di recupero e valorizzazione che lo restituisce al tesoro dei luoghi pubblici di maggior interesse del centro storico di Reggio Emilia. Non solo per i restauri realizzati nei due chiostri in cui si articola l’ex monastero benedettino e che ora ne permettono il pieno utilizzo per eventi, mostre e spettacoli, ma anche per l’insediamento, nell’area di pertinenza del convento, di un nuovo corpo di fabbrica, sede del Laboratorio aperto di Reggio Emilia.

I Chiostri riaprono quindi non solo mettendo in mostra tutto il loro splendore e le proporzioni architettoniche stabilite da Giulio Romano, ma anche offrendo nuove funzioni e opportunità di partecipazione e innovazione a favore del territorio. Nello spazio dedicato al Laboratorio aperto, costruito in sostituzione di un edificio di fabbricazione relativamente recente, si svolgeranno attività di sperimentazione e innovazione sociale e digitale a favore della comunità. Un’installazione multimediale permanente farà rivivere il passato dell’antico monastero benedettino, grazie ai Fondi europei – Por Fesr 2014-2020.

Gli spazi del Laboratorio Aperto

Situato nelle immediate vicinanze del corpo munumentale, il Laboratorio aperto di Reggio Emilia si estende su una superficie di mille metri quadrati. Comprende uno spazio di co-working e di lavoro collaborativo, tre labspace da dedicare alla sperimentazione di tecnologie e software e al lavoro collaborativo, tre spazi di riunioni e meeting, uno spazio per momenti di aggregazione e assembleari, una caffetteriaaperta al pubblico. Al nuovo fabbricato è connessa la palazzina settecentesca delle ex Scuderie, restaurata e ora parte delle dotazioni del Laboratorio Aperto.

Le risorse

L’intervento è stato possibile grazie a un finanziamento di 3 milioni di euro dal Por Fesr 2014-2020 e a un finanziamento del Comune di Reggio Emilia pari a 1,2 milioni di euro. In particolare, per riqualificazione e restauro il finanziamento è stato di 2,7 milioni di euro; per la realizzazione del Laboratorio aperto urbano di 1,2 milioni di euro. Infine, circa 300mila euro sono finanziati per la promozione del complesso e delle sue attività.

L’evento fa parte della serie di eventi inaugurali dei dieci Laboratori aperti dell’Emilia-Romagna a cui sono stati destinati circa 30 milioni di euro di Fondi europei – Por Fesr 2014-2020 per città attrattive e partecipate, in attuazione dell’Agenda urbana europea.

Trasporti, 86 nuovi treni in Emilia-Romagna

Oggi a Bologna, alla Stazione centrale, i viaggiatori e i cittadini potranno salire a bordo dei nuovi treni Pop e Rock presto in circolazione in tutta l’Emilia-Romagna. Si tratta di una dotazione di 86 nuovi convoglifrutto della gara del ferro che, con un investimento complessivo di 750 milioni di euro da parte della Regione, potranno rendere ancora più competitiva la scelta di una mobilità sostenibile, in grado di offrire una alternativa concreta all’utilizzo di auto e veicoli privati.

I nuovi treni

Rock è il nuovo treno regionale a doppio piano e alta capacità di trasporto. Un treno per i pendolari a 4, 5 o 6 casse con prestazioni paragonabili a quelle di una metropolitana. Può raggiungere i 160 km/h di velocità massima con un’accelerazione di 1,10 m/sec2 e ospitare circa 1.400 persone, con oltre 700 sedute nella composizione più lunga.

Pop è il nuovo treno a mono piano e media capacità di trasporto, a 3 o 4 casse, con 4 motori di trazione. Viaggerà a una velocità massima di 160 km/h, avrà un’accelerazione maggiore di 1 m/sec2 e trasporterà circa 530 persone, con oltre 300 posti a sedere nella versione a 4 casse, e circa 400, con 200 sedute, in quella a 3 casse.

I nuovi treni regionali Rock e Pop sono riciclabili per il 96% con una riduzione del 30% dei consumi energetici. Insieme a una sempre maggiore affidabilità (telediagnostica di serie) ed elevati standard di sicurezza (telecamere e monitor di bordo con riprese live).

Messa in sicurezza del territorio: 34 interventi a Reggio Emilia nel 2019, piano da 8,7 milioni di euro

Opere idrauliche, frane, versanti e fiumi, difesa della costa, strade interrotte da dissesti. Sono oltre 700 i cantieri per la sicurezza del territorio pronti ad aprire nel 2019 in Emilia-Romagna, per un investimento di 147 milioni di euro.

Due le linee d’azione: per la manutenzione e la difesa del suolo, la prevenzione del rischio idrogeologico in tutte le province, da Piacenza a Rimini, in arrivo 196 lavori per 26 milioni e mezzo di euro; per la risposta alle emergenze nelle aree danneggiate dal maltempo, più di 500 interventi per oltre 120 milioni.

Di questi, in particolare, la Regione ha definito in tempi record il nuovo piano da 244 interventi, per 38 milioni di euro,destinati a proseguire e chiudere i lavori in seguito agli eventi meteo eccezionali per i quali, tra il 2017 e il 2018, è stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale. Fondi che rientrano nella prima tranche, per l’anno in corso, del finanziamento triennale di 135 milioni complessivi assegnati dal Governo all’Emilia-Romagna a fine febbraio nell’ambito del programma ‘Proteggi Italia’. Entro 10 giorni, il Dipartimento nazionale di protezione civile dovrà approvarlo per rendere operative le risorse, far partire le attività di progettazione e appalto e arrivare a settembre all’apertura dei cantieri. 244 interventi messi nero su bianco nell’arco di nemmeno tre settimane dallo stanziamento delle risorse da parte dell’esecutivo nazionale.

A disposizione anche 11 milioni per rispondere con oltre 130 interventi alle criticità aperte da piogge, mareggiate e venti forti che hanno interessato il territorio regionale tra il 27 ottobre e il 5 novembre 2018. In questi giorni è in corso la definizione dell’elenco analitico dei cantieri.

Gli altri interventi al via nel 2019

Oltre al pacchetto di lavori da 38 milioni, nel corso dell’anno prenderanno il via oltre 120 altri interventi di protezione civile già finanziati e programmati dalla Regione, per 71 milioni e 420 mila euro.

Forte è anche l’impegno sul versante della prevenzione del rischio idrogeologico, per opere strutturali, attività di cura e manutenzione di versanti, fiumi e opere di difesa della Costa. In tutto, nel 2019 prenderanno il via 196 lavori per 26,5 milioni di euro.

Il maltempo del biennio 2017-2018

Gli interventi finanziati con 51 milioni, andranno a coprire gli interventi nei territori colpiti dal maltempo nel biennio 2017-2018. Si tratta, nel dettaglio, delle trombe d’aria e venti fortissimi che tra luglio e agosto 2017 hanno imperversato nelle province di RavennaForlì-Cesena e Ferrara, a cui sono seguiti, tra l’8 e il 12 dicembre, il gelicidio in Appennino e le piogge intense nelle province di Piacenza,ParmaReggio EmiliaModenaBologna Forlì-Cesena, con l’alluvione del Parma a Colorno (Pr), dell’Enza a Brescello (Re) e del Secchia a Campogalliano (Mo).

Nel 2018 di nuovo forti piogge e nevicate nei mesi di febbraio e marzo hanno provocato frane e molti danni in collina e montagna in tutte le province, eccetto Ferrara. Poi, tra il 27 ottobre e il 5 novembre, una nuova ondata di maltempo ha causato danni in tutto il territorio regionale.

In provincia di Reggio Emilia entro settembre si apriranno 34 cantieri per 8 milioni e 700 mila euro.

Oltre 2milioni e 720mila euro serviranno per opere sulla viabilità provinciale: l’intervento maggiore, per 1 milione e 260 mila euro, è previsto a Vetto per la messa in sicurezza della strada n. 513R di Val d’Enza in località Cantoniera; altri 500mila verranno investiti a Ventasso per opere di sostegno della scarpata di valle e ripristino della sede viabile sulla SP 15, in località Miscoso, oltre a 350mila euro per il consolidamento della sede viabile e della scarpata di valle. E ancora: nei territori di Canossa e San Polo d’Enza, a Branzana e Grassano, si terranno lavori sulle provinciali 54 e 73 per 310mila euro. Infine, sempre a Ventasso, altri 100mila euro verranno impiegati per opere di sostegno della scarpata di valle sulla SP 91 a Casenove e, a Villa Minozzo, si procederà al consolidamento della scarpata e del versante della SP 9 con 200mila euro.

Sono in tutto 860mila euro i fondi in arrivo a Baiso per completare il consolidamento dell’abitato di Debbia (500.000) e della frana di Levizzano-Casino-Cà Lita (360.000). Con 430mila euro vengono finanziate tre opere in comune di Brescello, per continuare gli interventi post alluvione: ripristino di pavimentazioni stradali, viali pedonali e marciapiedi dissestati dall’alluvione nelle vie Chiesa, Imperiale, Viazza e Molino Caselle (220.000 euro); ripristino delle sponde del cavo Naviglia e Dugara Scaloppia, canale Derivatore e collettori di Bonifica Meccanica (150.000) e lavori di pulizia e lavaggio strade, raccolta e smaltimento rifiuti (70.000). A questi fondi si aggiungono 390mila euro che a Canossa consentiranno la sistemazione dei danneggiamenti alla traversa di derivazione irrigua posta sul torrente Enza in località Cerezzola (260.000) e la messa in sicurezza dell’area limitrofa alla Chiesa di Roncaglio (130.000). Sulla strada Cavandola-Monte Tesa sono previste opere di difesa della strada per 45mila euro.

A Vetto 530mila euro saranno utilizzati per sistemare la viabilità comunale in località Piagnolo (50.000) e realizzare un sistema di protezione della strada di accesso alla località “Lido” (480.000). Ancora interventi sulla viabilità a Monchio delle Corti con la messa in sicurezza della strada di bonifica Monchio-Antria per 100mila euro; sempre 100mila euro, tra Carpineti e Baiso, serviranno a consolidare la frana che coinvolge l’abitato di Frascanera.

In comune di Castelnovo ne Monti verranno ripristinate con 50mila euro la strada e la rete di raccolta delle acque bianche in località Casale di Bismantova; si procederà al 4^ stralcio dei lavori di messa in sicurezza della parete rocciosa della Pietra di Bismantova con 330mila euro e, tra il territorio municipale e quello di Villa Minozzo e Baiso si sistemeranno opere idrauliche danneggiate, con movimentazione di materiale litoide per 200mila euro.

Tra Formigine (Mo) e Casalgrande un investimento di 350mila euro permetterà di risolvere alcune criticità idrauliche nel fiume Secchia a monte della briglia selettiva.

A Guastalla con 250mila euro sarà sistemata l’erosione della sponda del torrente Crostolo, tra via Argine Crostolo e via Argine Po; a Cadelbosco di Sopra con 200mila euro quella a valle della chiavica di Vico Zoaro e a Viano con 35mila euro quella in prossimità degli impianti sportivi.

In comune di Toano, con 320mila euro, si provvederà a restituire piena funzionalità alla briglia in località Pioppeto, con 270mila euro alla ricostruzione di difese spondali in località Cerredolo e, a Roncaciso con 50mila euro al consolidamento del versante per mettere in sicurezza la strada comunale Roncaciso-Vogno.

In comune di Ventasso sono in arrivo 320mila euro di lavori per il consolidamento della briglia a valle della strada provinciale Busana – Cinquecerri e di quelle poste nel torrente Guadarolo e nel Rio Freddana.

Tra Ventasso, Vetto e Canossa con 250mila euro sarà garantita l’efficienza idraulica nel tratto del torrente Enza tra la confluenza del Cerezzola fino alla confluenza del Lonza, con il completamento del sistema idraulico proprio del Lonza a valle dell’abitato di Ramiseto.

Cantieri per 660mila euro a Villa Minozzo: consolidamento della frana di Roncomezzano (210mila euro), di scarpate stradali in località Lame dei Bargi (50mila) e di erosioni spondali ed opere idrauliche danneggiate nel torrente Dolo e nel Rio di Cervarolo (320 mila), oltre al ripristino della gabbionata a protezione della spalla del ponte sulla strada comunale Villa Minozzo – Carniana (80.000).

E ancora, a Vezzano sul Crostolo, Quattro Castella, Reggio Emilia, Carpineti, Viano e Scandiano in programma lavori sulle opere idrauliche lungo i corsi d’acqua principali e secondari nei bacini dei torrenti Crostolo e Tresinaro per 240mila euro.

In Emilia-Romagna la disoccupazione continua a scendere: al 5,9% nel 2018, dal 6,5% del 2017

Il tasso di disoccupazione che continua a scendere, arrivando al 5,9% a fine 2018, rispetto al 6,5% del 2017 e al 9% di inizio legislatura, nel gennaio 2015. Un dato, secondo le cifre diffuse oggi dall’Istat, che pone l’Emilia-Romagna al vertice in Italia, seconda dopo il Trentino Alto Adige e davanti a Lombardia (terza col 6%) e Veneto (quarta col 6,4%). E sempre l’Istat, ieri aveva certificato come l’anno chiuso da poco fosse stato col segno più anche per l’export, con le imprese emiliano-romagnole che nel 2018 hanno fatto registrare vendite all’estero per oltre 63 miliardi di euro, il 13,7% della quota nazionale. Un aumento del 5,7% rispetto al 2017, crescita superiore a quella del Nord-Est (+4,3%) e del Paese (+3,1%). Un andamento che conferma l’Emilia-Romagna prima nel Paese rispetto al valore pro-capite di export realizzato: 14.245 euro, davanti a Veneto (12.908 euro), Friuli (12.842 euro) e Lombardia (12.660 euro).

Il lavoro si genera prima di tutto innalzando conoscenze e competenze delle persone e facendo del fattore umano il vero motore della crescita di una società. Va dunque sottolineato il dato della dispersione scolastica regionale,passata dal 13,3 del 2015 all’attuale 9,9%, raggiungendo in anticipo l’obiettivo fissato al 10% dalla Strategia europea 2020. 
È questa, per l’Emilia-Romagna, la politica che serve per affrontare la complessità globale e competere in un’economia aperta. Una convinzione messa in pratica subito a inizio mandato, quando la Regione si fece promotrice del Patto per il lavoro, sottoscritto con Province, Comuni, organizzazioni sindacali, datoriali e professionali, Terzo settore, Unioncamere, Abi, Ufficio scolastico regionale e Università con l’obiettivo di creare nuova e buona occupazione e il comune impegno di orientare ogni investimento pubblico e privato a una crescita capace di mettere al centro le competenze, la passione, l’intelligenza delle persone nelle organizzazioni e nei processi produttivi.

La Regione punta sulle persone
La Regione non si ferma, ed è pronta con oltre 40 milioni di euro per nuovi investimenti sulle personele imprese e le professioni e le competenze manageriali: 15 milioni stanziati per il nuovo Piano per la Rete attiva per il lavoro, per dare nuovi servizi ai cittadini disoccupati e alle aziende; 10 milioni per sviluppare competenze utili a processi di innovazione, destinati a imprese, quadri manageriali e professionisti; e prosegue anche l’investimento per la formazione, soprattutto per persone senza lavoro e per la prima occupazione, con un investimento di 17 milioni. Approvati già 280 corsi .

Mentre sono già oltre 560 milioni di euro le risorse messe a bando sui 786 milioni di dotazione del Fondo sociale europeo per il periodo 2014-2020; oltre 3mila progetti(quasi il 90% già avviati), più di 2mila dedicati a interventi per l’occupazione; 350mila le persone inserite in percorsi di formazione e di accompagnamento al lavoro, metà delle quali donne. E la riflessione cominciata oggi porterà nell’estate 2019 al quarto monitoraggio annuale del Patto per il Lavoro, delineando nuovi scenari e nuove strategie che guardino agli obiettivi dell’Agenda europea 2030.

I nuovi investimenti
Competenze per l’innovazione (per imprese e professionisti) – 
Dopo un primo bando approvato nel 2016 le cui attività si stanno concludendo ora (10 milioni di euro, 100 progetti, 19mila partecipanti), la Giunta regionale ha appena approvato un secondo bando che mette a disposizione 10 milioni di euro per dare a imprenditorifigure chiave delle imprese e professionisti (ordinistici e non, che nel bando precedente non erano coinvolti) le competenze necessarie ad elaborare strategie di innovazione che puntino ad incrementare la competitività della manifattura e dei servizi connessi e delle imprese che operano nell’ambito dei servizi alle persone, turismo e commercio.

Nuove competenze per nuova occupazione (per persone disoccupate) – Per rispondere in modo sempre più efficace e tempestivo alle esigenze delle imprese, dal 2017 i bandi per la selezione e il finanziamento dei percorsi sono sempre aperti, così da poter attivare praticamente in tempo reale quelli di volta in volta necessari. Complessivamente, sono già 283 quelli avviati, rivolti a 3.500 persone: sono disponibili 17,5 milioni di euro. Ciò significa che le aziende possono in ogni momento realizzare, in collaborazione con enti di formazione accreditati, percorsi formativi, rivolti a persone non occupate, finalizzati a una potenziale assunzione.  Diversi i bandi aperti e diverse le tipologie di percorso disponibili (Industria 4.0 e nuova manifatturaturismo e commercioagroalimentare, percorsi realizzati in collaborazione con imprese intenzionate ad assumere, corporate academies, opportunità personalizzate rivolte a lavoratori avviati alla mobilità o coinvolti in licenziamenti collettivi).La Giunta ha appena approvato 21 nuovi percorsi a qualifica del settore “Turismo e Commercio”.

Rete attiva per il lavoro, nuovi servizi per persone disoccupate e per imprese – In questo ultimo anno i soggetti accreditati per il lavoro hanno preso in carico circa 8mila disoccupati (8 milioni di euro le risorse messe a disposizione fino ad ora dalla Regione). Ora la Giunta ha approvato un nuovo piano che rende disponibili ulteriori 15 milioni di euro e, rispetto alla prima fase di attuazione, introduce nuove regole per rafforzare ulteriormente i servizi resi alle persone in cerca di lavoro.

Risorse diverse sono destinate alle persone fragili e vulnerabili, circa 6mila, che in attuazione della legge 14/2015 sono prese in carico dai servizi per il lavoro, servizi sociali e servizi sanitari. Si tratta di persone che hanno bisogni complessi e disoccupazione di lunga durata, 1.000 tra coloro che hanno già concluso il percorso hanno un contratto di lavoro: 20 milioni di euro le risorse messe a disposizione dalla Giunta, a cui aggiungono i 20 disponibili per il 2019.

Ludopatia, stop della Regione all’uso di macchinette “ticket redemption” per gli under 18

Si trovano perlopiù all’interno di sale giochi, centri commerciali e nei parchi divertimento. Sono le “ticket redemption”, macchinette da gioco che, alla fine di ogni partita, restituiscono ticket (tagliandi) da convertire in premi: braccialettini, portachiavi, cuffiette, gadget di vario tipo. Fino a orologi da polso, Mp3, Ipad.

In Emilia-Romagna c’è una legge regionale (“Norme per il contrasto, la prevenzione, la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico”) che ne vieta l’utilizzo ai minori: oggi la Commissione assembleare ha dato il via libera alla delibera di Giunta in cui sono contenute le modalità attuative del divieto, e che prevede una serie di obblighi ben precisi per i gestori dei locali.

Divieto di utilizzo: le novità introdotte
Il testo licenziato dalla Commissione assembleare (che dovrà ora tornare in Giunta per l’approvazione definitiva) introduce, per i gestori, l’obbligo diaffiggere nei locali l’apposita locandina regionale in cui viene menzionato il divieto di utilizzo delle “ticket redemption” da parte dei minorenni. Non solo: c’è anche l’obbligo di affiggere in modo visibile su ogni apparecchio oggetto del divieto un avviso in cui deve essere chiaramente indicato che l’utilizzo è vietato ai minori di 18 anni.

I gestori, inoltre, devono accertare l’età del cliente, tranne nei casi in cui la sua maggiore età sia evidente. Se minorenne, non devono vendergli i gettoni, né consegnargli il premio derivante da una vincita. Nel caso di violazione degli obblighi da parte dei gestori, è prevista l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie.

“Ticket redemption”, come funzionano
I giocatori – nella stragrande maggioranza bambini e ragazzi – inseriscono il denaro nella macchinetta, giocano e, a prescindere dal risultato, ottengono comunque un ticket con un punteggio. I ticket possono essere accumulati e usati per “acquistare” premi presenti all’interno della sala giochi. Naturalmente, per ottenere un “premio” come un Mp3 è necessario accumulare molti punti, e dunque giocare (inserendo soldi nella macchinetta) molto, anche per ore intere. Con il rischio di sviluppare una vera e propria dipendenza: quella da gioco, appunto. A differenza delle slot machine, che sono vietate per legge nazionale ai minori di 18 anni, le ticket redemption sono invece accessibili perché la vincita non è in denaro ma in ticket.

Giovanissimi e gioco d’azzardo: la situazione in Emilia-Romagna
Tra le dipendenze patologiche che interessano gli adolescenti emiliano-romagnoli, c’è anche il gioco d’azzardo: il 20% delle ragazze e il 46% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni giocano d’azzardo in modo occasionale, ma quasi il 5% dei maschi (contro lo 0,9% delle femmine) è a rischio di ludopatia, come emerge dall’ultima “mappatura” degli adolescenti svolta dalla Regione a fine 2016.

Dipendenza da gioco, le persone in cura
Le persone che nel 2017 si sono rivolte ai servizi delle Aziende Usl dell’Emilia-Romagna per dipendenza da gioco d’azzardo e prese in carico sono state 1.521. L’utenza è in prevalenza di sesso maschile e la fascia di età più rappresentata è quella tra i 41 e i 50 anni.