Alloggi Erp, dalla Regione 2 milioni di euro per ascensori e montascale

Favorire l’autonomia e la vita sociale delle persone, soprattutto se anziane o disabili. A questo obiettivo guarda il provvedimento della Giunta regionale dell’Emilia-Romagna, approvato oggi in Assemblea legislativa, che per la prima volta stanzia fondi per installare ascensori e montascale negli stabili di Edilizia residenziale pubblica: 2 milioni di euro per il 2018, che saranno riconfermati anche per il 2019. 
Via libera dunque all’atto (a cui seguirà uno specifico bando), che oltre a questi interventi finanzierà – con una copertura fino all’80% del costo – anche lavori per l’abbattimento degli ostacoli presenti in appartamenti o spazi comuni all’interno dei palazzi, come dislivelli con gradini o rampe troppo ripide, corridoi e servizi troppo stretti e pavimentazioni scivolose.

Si tratta di un provvedimento che potrebbe potenzialmente interessare numerosi fabbricati in tutto il territorio regionale. In Emilia-Romagna, infatti, sui 6.571 edifici popolari (per un totale di oltre 59 mila appartamenti), 1.257 risalgono al dopoguerra, essendo stati costruiti tra il 1951 e il 1960, il decennio che ha visto lo sviluppo maggiore. L’età media dei fabbricati è di 45 anni e circa il 30% dei nuclei assegnatari è composto da over 65enni.

Gli alloggi Erp, per provincia

I 1.257 fabbricati (con oltre 8.230 alloggi) costruiti tra il 1951 e il 1960, si concentrano per lo più nelle province di Bologna (335) e Ferrara (258); seguono Parma (140), Forlì- Cesena (130), Modena (114), Reggio Emilia(87), Ravenna (80), Piacenza (65) e Rimini(48).
Sono invece oltre 15.000 gli alloggi di edilizia residenziale popolare costruiti tra il1970 e il 1980: 5.570 sono ubicati nella provincia di Bologna, 1.808 a Modena, 1.758 a Ferrara; Parma ne conta 1.468, Reggio Emilia 1.053, Ravenna 976, Forlì-Cesena964, Piacenza 719 e Rimini 698.

Bando 2017 per l’abbattimento delle barriere architettoniche: contributi a 633 famiglie
Nel 2017 la Regione, attraverso uno specifico bando, ha finanziato con 2 milioni di euro le opere per l’abbattimento delle barriere architettoniche domestiche, quindi in abitazioni o nelle parti comuni degli edifici di residenza. Sono state 633 le famiglie che hanno ricevuto i contributi per la realizzazione degli interventi: 491 hanno riguardato persone totalmente invalide e 142 quelle con una invalidità parziale.

Più bimbi al nido, rette meno care e riduzione liste d’attesa: dalla Regione piano triennale da 33 milioni

L’obiettivo è quello di aumentare il numero dei bambini iscritti agli asili nidi o ai servizi educativi a loro dedicati. E questo diventa possibile riducendo le liste d’attesa e il costo delle rette a carico delle famiglie.

Sono i contenuti prioritari del nuovo programma triennale (2018-2020) della Regione con cui viene finanziato e qualificato il sistema socio-educativo dell’Emilia-Romagna per la fascia d’età 0-6, cui si aggiunge l’impegno per promuovere la diffusione sul territorio regionale dei Poli per l’infanzia, strutture che accorpano i nidi e le materne, per favorire la continuità educativa dei più piccoli, dalla nascita fino a 6 anni. Per raggiungere questi risultati, i Comuni avranno a disposizione dalla Regione oltre 33 milioni di euro, a cui si aggiungeranno fondi statali, non ancora quantificati, ma che nel 2017 hanno superato i 20 milioni.

Il provvedimento, appena licenziato dalla Giunta, entro giugno sarà all’esame dell’Assemblea legislativa per il via libera definitivo.

I contenuti del provvedimento

Con uno stanziamento di oltre 11 milioni di euro l’anno (quelli relativi al 2018 già messi in bilancio), la Regione si impegna dunque per il prossimo triennio a sostenere concretamente gli Enti locali e le loro forme associative nella gestione dei servizi educativi per la prima infanzia. I fondi, regionali e statali, saranno ripartiti a livello territoriale in base al numero dei bambini iscritti ai servizi educativi e ai centri per bambini e genitori presenti nei singoli Comuni.

Le risorse – come prevede espressamente il nuovo programma – dovranno essere utilizzate anche per contenere i costi delle rette a carico delle famiglie e ridurre le liste d’attesa per le iscrizioni; serviranno a garantire il funzionamento dei coordinamenti pedagogici territoriali e la formazione degli operatori dei servizi educativi; e, inoltre, a valorizzare nel suo insieme il sistema pubblico-privato dei servizi per l’infanzia, tramite la promozione dello strumento delle convenzioni.

Ma gli indirizzi di programmazione prevedono un’altra novità: la graduale promozione sul territorio regionale dei “Poli per l’infanzia”, che riuniscono in un unico o più edifici vicini gli asili nido e le scuole per l’infanzia con l’obiettivo di assicurare la continuità educativa ai bambini dalla nascita fino a 6 anni; dando così piena attuazione al Sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni introdotto dalla legge nazionale 107 del 2015 (la cosiddetta legge della “Buona scuola”).

Auto ibride, dalla Regione un contributo che vale un bollo auto

La Regione scende in campo per sostenere chi decide di acquistare auto ad alimentazione ibrida, a basso impatto ambientale e a ridotto consumo energetico. E lo fa riconoscendo, per 3 anni, un contributo annuo pari al valore del bollo di un’auto di media cilindrata.

E’ approvato dalla Giunta il bando che concede fino a un massimo di 191 euro all’anno agli emiliano-romagnoli (residenti in questa regione) che acquistano nel corso del 2018 un’auto ibrida fino a 9 posti di prima immatricolazione  con alimentazione benzina-elettrica, gasolio-elettrica, gpl-elettrica, metano-elettrica o benzina-idrogeno.

Dalle ore 14 del 3  maggio prossimo e fino alle ore 12 del 31 dicembre 2018 sarà possibile registrarsi nella piattaforma online, che sarà resa disponibile a questa pagina.

Fatte le verifiche amministrative, gli uffici regionali accrediteranno annualmente – e per 3 anni – il contributo. Per stabilire la graduatoria, vale l’ordine di arrivo delle domande, fino a esaurimento del plafond. A disposizione fondi complessivi per 3 milioni di euro stanziati dalla Regione Emilia-Romagna con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria, affiancando le misure previste dal Pair 2020 (Piano aria integrato regionale).

Come ottenere il contributo: per il 2018 domande online da maggio. Da luglio si recupera anche il 2017

Non si tratta di una esenzione del bollo auto ma di un contributo equivalente: quindi gli intestatari dell’auto, che riceveranno il contributo, pagheranno comunque il bollo auto. Chi vorrà accedere a questo beneficio si dovrà registrare sul portale regionale, inserendo i dati anagrafici, quelli dell’auto e le coordinate bancarie sulle quale ricevere l’importo dovuto: ogni anno la Regione provvederà in automatico all’accredito.

Sulla pagina web dedicata al bando sarà disponibile la graduatoria aggiornata dei contributi concessi.

Per quanto riguarda gli oltre 7 mila automobilisti emiliano-romagnoli che hanno comprato l’automobile lo scorso anno, occorre invece attendere luglio, quando la Giunta metterà a disposizione le risorse necessarie con la manovra di assestamento del bilancio regionale.

I veicoli ibridi in Emilia-Romagna

Le automobili ibride sono sempre più diffuse in Emilia-Romagna: dai 2.776 veicoli ibridi immatricolati nel 2015 in regione si è passati ai 4.369 (+57%) del 2016 e ai 7.056 del 2017 (+61% rispetto all’anno precedente).

Gli incentivi per le auto elettriche

Gli incentivi per le auto ibride si affiancano a quelli già previsti dalla legislazione nazionale per l’acquisto delle automobili elettriche, esentate dal pagamento del bollo per 5 anni. La Regione ha investito 2,4 milioni per l’acquisto di 103 veicoli elettrici per la pubblica amministrazione e sta stringendo accordi con i Comuni sulle regole di accesso ai centri storici e i parcheggi gratuiti per le auto elettriche. Sono 150 le colonnine interoperabili installate e ulteriori 30 sono in corso di installazione.

A Scandiano nuova sede per Croce Rossa, polo Protezione civile, assistenza socio-sanitaria

Una nuova sede per la Croce Rossa italiana di Scandiano, ma anche una struttura con la quale potenziare il polo di Protezione civile e dove trovare sia il servizio di emergenza sanitaria territoriale, convenzionato con il 118, e le attività socio-assistenziali, compreso il sostegno alle persone in difficoltà.

Il nuovo edificio viene finanziato con un investimento di circa 2 milioni di euro, di cui 350mila euro stanziati dalla Regione attraverso un pacchetto di risorse di complessivi 1,5 milioni per potenziare la rete delle strutture di Protezione civile in Emilia-Romagna. Nel piano regionale rientrano 11 interventi, tra cui quello di Scandiano, per 850mila euro destinati al territorio reggiano. La struttura sorgerà sulla viabilità principale in posizione strategica tra Scandiano e Chiozza, in un’area del Comune concessa in diritto di superficie e ospiterà la sede dell’associazione della Croce Rossa italiana e diverse altre funzioni e attività anche a valenza sovracomunale.

La durata prevista dei lavori è di 18 mesi e permetteranno alla Croce Rossa, che oggi solo a Scandiano raccoglie circa 500 volontari, il trasferimento dall’area ospedaliera che la ospita dal 1970, anno della sua fondazione e inizio attività.

Nei nuovi locali, progettati dallo studio di architettura M2R, troveranno spazio il servizio di emergenza sanitaria territoriale operato in convenzione con il 118, le attività di protezione civile con un magazzino dedicato al ricovero di materiali e mezzi, le attività socio-assistenziali, come il servizio di distribuzione viveri alle persone in difficoltà, e la Fondazione Manodori, ente no profit che opera su welfare, educazione e formazione, salute pubblica, arte e cultura, per promuovere lo sviluppo sociale del territorio.

Alle giovani coppie contributo fino a 25mila euro per l’acquisto della prima casa. La Regione stanzia 15 milioni

Un aiuto per il presente necessario a costruire un futuro: fino a 25mila euro per l’acquisto della prima casa e fino a 35mila euro nel caso l’immobile venga ristrutturato. La Regione investe 15 milioni di euro per dare una mano alle giovani coppie dell’Emilia-Romagna e ad altri nuclei famigliari che non riescono a trovare un appartamento adeguato alle proprie condizioni economiche, con una importante novità rispetto ai bandi degli anni scorsi: l’estensione del contributo all’acquisto di alloggi risistemati attraverso interventi di miglioramento della qualità architettonica e dell’efficienza sismica ed energetica degli edifici. 

L’11^ bando del programma regionale “Una casa alle giovani coppie” è una delle misure coerenti con il ‘Patto per giovani’ che la Regione sta costruendo con le parti sociali nell’ambito del Patto per il Lavoro. Oltre a soddisfare più velocemente, e a condizioni migliori, la domanda di abitazioni di nuclei familiari che vogliono avviare o rafforzare un progetto di vita, rientra nella logica del recupero del patrimonio edilizio esistente alla base della nuova legge regionale sull’urbanistica, puntando anche a sostenere la ripresa del comparto edile, fra i più penalizzati dalla crisi. I cittadini potranno presentare domanda da luglio, dopo la pubblicazione degli elenchi degli alloggi disponibili.

Dal 2010, primo anno di attuazione del programma regionale, con l’emanazione di 10 bandi sono state 2.161 le famiglie che hanno potuto acquistare la prima casa, messa a disposizione da cooperative e imprese, con un contributo complessivo della Regione di quasi 52 milioni di euro.

Il bando / Criteri e requisiti di accesso
Acquisto prima casa
(Linea 2) – Vengono stanziati 10,5 milioni di euro. Sarà possibile ottenere un contributo che va da un minimo di 20mila finoa un massimo di 25 mila euro, da scontare sul prezzo di vendita degli alloggi. I potenziali acquirenti della prima casa saranno le giovani coppie, ma al bando possono concorrere anche nuclei composti da una sola persona o famiglie monoparentali o con più di tre figli (almeno uno sotto i 18 anni), nei quali un genitore abbia meno di 45 anni. Il reddito Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) massimo del nucleo famigliare deve essere compreso fra 41 a 55 mila euro annui.È possibile scegliere tra gli alloggi, distribuiti su tutto il territorio regionale, messi a disposizione da cooperative e imprese, il cui elenco sarà pubblicato nella sezione specifica del sito web della Regione nel mese di maggio.

Ristrutturazioni (Linea 1) –L’investimento di 4,5 milioni di euro è finalizzato amigliorare la qualità architettonica e l’efficienza sismica ed energetica degli edifici. Cooperative e imprese di costruzione potranno vendere direttamente a coppie sposate e non, persone singole e famiglie con più di tre figli con un reddito massimo che varia da 41 a 55 mila euro di reddito Isee(Indicatore della situazione economica equivalente) e di cui almeno un componente abbia un’età non superiore ai 40 anni. L’acquisto, scontato fino a 35 mila euro per ogni alloggio, può essere preceduto da un periodo di locazione di otto anni, alla fine del quale, però, l’alloggio deve essere ceduto allo stesso prezzo al quale era stato offerto in partenza. L’elenco degli immobili in ristrutturazione sarà reso disponibile entro il mese di luglio.

Per entrambe le Linee di intervento, il valore degli alloggi non può superare i 300 mila euro per i Comuni capoluogo di provincia o con più di 50 mila abitanti; 250 mila euro per tutti gli altri Comuni.

Oltre ai requisiti legati al reddito, all’età e alla composizione del nucleo familiare, per accedere ai contributi regionali è obbligatorio essere cittadino italiano, dell’Unione europea, extraeuropeo, purché in possesso di regolare permesso di soggiorno almeno biennale e di un lavoro. Inoltre, almeno un componente della famiglia deve essere residente o svolgere la propria attività lavorativa in un comune dell’Emilia-Romagna.

Centri estivi, rette scontate per i genitori che lavorano

Con 6 milioni di euro, dei 13 complessivi stanziati per il biennio 2018-2019, la Regione Emilia-Romagna viene incontro, già a partire dalla prossima estate, alle esigenze di tanti genitori che lavorano e che sono alla ricerca di occasioni di socializzazione per i figli durante il periodo estivo. L’offerta non manca, ma le rette, soprattutto se i figli sono più di uno, spesso sono una spesa difficile da sostenere.

La riposta a queste esigenze arriva dalla Giunta regionale, che nei giorni scorsi, ha approvato la ripartizione delle risorse tra i Comuni del territorio capofila di Distretto (l’ambito territoriale che comprende più Comuni associati per gestire i servizi sociali di base).

In tal modo, le amministrazioni comunali potranno pubblicare, entro il 15 di maggio, gli elenchi dei Centri estivi – gestiti direttamente dal Comune o, per quelli privati, individuati tramite bando –  in base ai requisiti di qualità contenuti nella nuova Direttiva regionale. Successivamente, i Comuni potranno ricevere le domande per frequentare i Centri e, per coloro che rientrano nei parametri Isee stabiliti dalla Regione, le richieste di contributo.

I Comuni definiranno la graduatoria dei possibili beneficiari fino ad esaurimento della disponibilità finanziaria.

A livello territoriale, i 6 milioni ripartiti tra i Comuni capofila dei Distretti, in base al numero dei bambini residenti e in età compresa tra  3 e 13 anni, prevedono: per Bologna 1,3 milioni di euro; Modena 1 milione; Reggio Emilia 816 mila euro; Parma  609 mila euro; Forlì-Cesena  540 mila euro; Ravenna  520 mila euro; Rimini 473 mila euro; Ferrara 374 mila euro; Piacenza 300 mila euro.

Requisiti richiesti per ottenere i contributi regionali ed entità

Alle famiglie – purché residenti in Emilia-Romagna e composte da entrambi i genitori, o uno solo in caso di famiglie mono genitoriali, occupati e con un reddito Isee annuo entro i 28 mila euro – viene riconosciuto fino a un massimo di 210 euro: 70 euro a settimana per 3 di frequenza.

Caratteristiche e funzionamento dei Centri estivi

L’obiettivo dei centri estivi è quello di offrire ai bambini e ragazzi, dopo la chiusura delle scuole, l’opportunità di trascorrere il tempo libero partecipando ad attività creative, educative e sportive. Nella maggioranza dei casi, il committente è il Comune di residenza, che affida la gestione del servizio a cooperative sociali o associazionidel territorio; in altri casi, i centri sono organizzati da privati.

Nei centri estivi è richiesta la presenza di un responsabile con ruolo di coordinatore, in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado e possibilmente del titolo di educatore o insegnante, o comunque fornito di esperienza in campo educativo.

Dal 2020, per il responsabile del centro che accoglie più di 20 bambini, sarà indispensabile, secondo la nuova direttiva regionale, avere una formazione più specifica in uno dei seguenti ambiti: educativo, formativo, pedagogico, psicologico, sociale, artistico, umanistico, linguistico, ambientale, sportivo.

Altri requisiti riguardano la somministrazione dei pasti, che deve rispettare le linee guida regionali per l’offerta di alimenti e bevande salutari, e dunque garantire l’igiene e la correttezza alimentare. I centri, inoltre, devono prevedere servizi igienici separati per i bambini e gli educatori.

Servizi sociali, dalla Regione 40 milioni ai territori. Al centro infanzia, adolescenza e famiglie

Oltre 40 milioni di euro, di cui 21 dalla Regione, ai Comuni e Unioni di Comuni dell’Emilia-Romagna per finanziare i servizi sociali e sociosanitari, a partire da quelli per l’infanzia e le famiglie.
Via libera alla proposta di ripartizione – presentata dalla Giunta – del Fondo regionale per le politiche sociali, che mette in campo per il 2018 un consistente pacchetto di risorse, per la metà di provenienza regionale e per la metà statali.
Dei 40 milioni complessivi, 38 sono destinati a finanziare i servizi per le famiglie e iminori e a contrastare la povertà. Gli altri 2 milioni del Fondo sono in parte riservati ai soggetti pubblici coinvolti nel progetto regionale “Oltre la Strada”, da anni impegnato a realizzare interventi di assistenza e integrazione sociale delle vittime di tratta; in parte andranno ai Comuni sedi di carcere, per programmi volti al reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti e al miglioramento delle loro condizioni di vita.
Infine, le risorse serviranno a sostenere la rete dei Centri regionali per le famiglie – strutture che offrono servizi informativi e di orientamento e interventi di supporto alla genitorialità – e le agevolazioni per il trasporto pubblico locale riservate a persone con difficoltà economiche o fragili e a famiglie numerose. 

La ripartizione dei fondi, per provincia

A livello territoriale, i 38 milioni destinati alla gestione dei servizi sociali e sociosanitari saranno così suddivisi tra le province dell’Emilia-Romagna: Bologna 8,7 milioni di euro; Modena 6,1; Reggio Emilia 4,5; Parma 3,8; Forlì-Cesena 3,3; Ravenna 3,2; Ferrara 2,9; Rimini 2,8; Piacenza 2,4. Per l’assegnazione delle risorse dovrà essere completato l’iter, con un ulteriore passaggio del testo in Giunta, la prossima settimana.

Cinema, audiovisivo e spettacolo dal vivo: dalla Regione due bandi da quasi 4 milioni

L’Emilia-Romagna punta con decisione allo sviluppo dell’industria cinematografica, audiovisiva e al sistema regionale dello spettacolo dal vivo. E lo fa anche aumentando i fondi destinati alla formazione di coloro i quali vogliono affacciarsi a questo mondo.
A disposizione ci sono 3 milioni 850 mila euro, 650 mila euro in più rispetto allo scorso anno, per due bandi rivolti agli enti di formazione accreditati, che dovranno ora progettare azioni formative in questi ambiti specifici, anche valorizzando collaborazioni con imprese e istituzioni qualificative del territorio.

Bando spettacolo dal vivo

Per lo spettacolo dal vivo sono disponibili 2,5 milioni di euro (500 mila euro in più rispetto allo scorso anno) di risorse del Fondo sociale europeo, per tre tipi di interventi formativi finanziabili: percorsi di formazione (240-600 ore) per il conseguimento di una qualifica professionale dell’area “Produzione artistica dello spettacolo”; percorsi di formazione permanente (50-150 ore) per persone già in possesso di conoscenze in quell’area professionale e che abbiano necessità di nuove competenze tecniche; percorsi di alta formazione (300-1.000 ore) per acquisire alte competenze specialistiche, a sostegno dei processi di qualificazione, rafforzamento e innovazione del sistema regionale dello spettacolo dal vivo.

Priorità sarà data ai progetti formativi presentati da un partenariato socio economicoampio e pertinente, in coerenza con la “Strategia regionale di ricerca e innovazione per la specializzazione intelligente”, e con una attenzione particolare all’internazionalizzazione, per rafforzare in questo senso i sistemi produttivi regionali.
I progetti devono essere presentati entro il prossimo 24 maggio.

Bando cinema e audiovisivo

Il bando per il cinema e l’audiovisivo è finanziato con 1 milione 350 mila euro di risorse sempre del Fse. Potranno essere candidati progetti riguardanti percorsi di formazione (240-600 ore) per il conseguimento di una qualifica professionale dell’area  “Produzione artistica dello spettacolo”; percorsi di formazione permanente(35-70 ore) per la valorizzazione delle competenze tecnico-professionali  necessarie per la permanenza nel mercato del lavoro e per la mobilità professionale; oppure, percorsi di alta formazione (300-1.000 ore) a sostegno dei processi di innovazione e qualificazione del settore del cinema e dell’audiovisivo regionale. I progetti proposti dovranno fondarsi su un partenariato socio-economico con le imprese, eventualmente allargato a enti e istituzioni, formalizzato in un protocollo di collaborazione. Il bando scade il prossimo 15 maggio.

Per informazioni: AttuazioneIFL@regione.emilia-romagna.it

Rigenerazione degli spazi e riuso del patrimonio esistente: quasi 37 milioni per città più belle e vivibili

Riqualificazione degli spazi urbani, riuso del patrimonio edilizio esistente e consumo zero di suolo per città più belle, verdi e vivibili. Con 36,5 milioni di euro la Regione vara un bandoper finanziare progetti di riqualificazione e rigenerazione promossi dalle amministrazioni pubbliche locali – Comuni singoli e associati e Unione di Comuni – per migliorare la qualità urbana dei centri abitati. È il primo atto concreto della nuovalegge urbanistica regionale, firmata dalla Giunta e approvata pochi mesi fa, a fine 2017, dall’Assemblea legislativa.

Il provvedimento esclude opere spot, limitate e svincolate dal contesto socio-ambientale. Premierà infatti i Comuni capaci di una progettazione urbanistica a 360 gradi, che dovranno presentare una strategia complessiva di rigenerazione urbanacapace di mettere insieme soluzioni edilizie innovative, spazi verdi e per la collettività, cessazione di situazioni di degrado o sfregio ambientale. Quegli Enti, cioè, che nella pianificazione urbanistica si impegnino a privilegiare gli interventi di riqualificazione e riuso del patrimonio edilizio e infrastrutturale esistente, abbandonando la vecchia logica dell’espansione urbana senza limiti a discapito delle esigenze di riuso, conservazione e salvaguardia del territorio e del verde extraurbano. Ogni progetto potrà avere un sostegno fino a 1,5 milioni di euro, con un co-finanziamento analogo. Infatti, secondo le stime il bando porterà a interventi per un valore di 50-60 milioni.

L’aspetto innovativo del bando consiste nell’anticipare quello che è uno degli elementi portanti della futura pianificazione comunale, incentrata sulla rigenerazione come motore di sviluppo del territorio con ricadute ed effetti anche sul tessuto socio-economico, oltre che urbano, e come strumento cardine per migliorare la qualità e la attrattività dei centri abitati. Per promuovere questo cambio di prospettiva e di mentalità nelle scelte di programmazione dell’uso del territorio, la Regione mette sul piatto un primo e consistente pacchetto di risorse pubbliche, in grado di fare di anche da volano per accelerare la ripartenza del comparto delle costruzioni, uno dei settori che hanno sofferto di più la crisi dell’ultimo decennio.

Il bando: 36,5 milioni di finanziamenti pubblici

Delle risorse complessivamente disponibili, 30 milioni di europrovengono dai Fondi di sviluppo e coesione (Fsc) e saranno destinati alla realizzazione o riqualificazione di opere pubbliche o di pubblica utilità come scuole, biblioteche, edifici pubblici, parchi e spazi pubblici. Una quota non inferiore a 10 milioni di euro delle risorse Fsc è riservata ai Comuni con meno di 50mila abitanti.

Altri 6,5 milioni di euro sono invece risorse ex Cassa depositi e prestiti (Cdp) e saranno finalizzati a politiche di social housing per il recupero o la costruzione di alloggi di proprietà pubblica, e delle relative dotazioni territoriali.

Le risorse saranno erogate a fronte di un impegno diretto delle amministrazioni pubbliche che intendono avanzare progetti sotto forma di un cofinanziamento minimo obbligatorio delle opere in previsione. Una percentuale di compartecipazione finanziaria che varia dal 30 al 50% – sia nel caso di fondi Fsc che di fondi Cdp – a seconda che si tratti di interventi nei Comuni sopra o sotto la soglia dei 50mila abitanti. In rapporto a quest’ultimo criterio cambia anche l’importo massimo finanziabile di ciascuno intervento: rispettivamente 1,5 e 1 milione di euro per le risorse Fsc e 1 milione e 700mila euro per i finanziamenti Cdp.

No a opere spot, servirà una “strategia complessiva” di rigenerazione urbana

Possono partecipare al bando Comuni singoli, associati o Unioni di comuni che presentano non un progetto svincolato dal contesto socio-ambientale, bensì una strategia complessiva di rigenerazione urbana, con l’indicazione dei singoli interventi candidati al finanziamento. I Comuni che fanno domanda insieme dovranno indicare un Comune capofila per i rapporti con la Regione in tutte le fasi della procedura. Il ruolo di capofila può essere assunto anche dalla Città metropolitana di Bologna in riferimento a Comuni o Unioni di comuni comprese nel proprio territorio.  Le domande possono essere presentate entro il 17 settembre 2018.

Il compito di selezionare i progetti sarà affidato a un apposito nucleo di valutazionecomposto da membri interni all’amministrazione regionale, integrato da un rappresentante dell’Associazione nazionale Comuni italiani.

I criteri di valutazione: cantierabilità certa e copertura finanziaria

Le candidature saranno valutate sulla base di alcuni criteri: qualità complessiva della strategia di rigenerazione, cantierabilità certa, idonea copertura finanziaria degli interventi e delle azioni previste, in particolare per quanto riguarda la quota obbligatoria di cofinanziamento. E ancora: coerenza e efficacia della strategia sotto i profili ecologico-ambientale, urbanistico-architettonico e, infine, sociale, culturale ed economico.

In particolare, entro il 31 dicembre 2019 i Comuni che si candidano a realizzare gli interventi utilizzando le risorse Fsc dovranno avere appaltato i lavori, pena la decadenza dall’assegnazione delle risorse e la revoca di quelle erogate.

Punteggi aggiuntivi potranno essere assegnati se il progetto è esito di concorsi di progettazione, se contribuisce alla qualificazione della rete dei trasporti o se all’interno della strategia complessiva sono previsti interventi per promuovere la mobilità sostenibile, ad esempio la realizzazione di ciclovie di interesse regionale.

Chiusa la fase della valutazione dei progetti con l’approvazione della graduatoria e l’assegnazione delle risorse, si apre quella successiva di concertazione tra Comuni selezionati e Regione che porterà alla firma di un vero e proprio “contratto di rigenerazione urbana”, con il dettaglio degli interventi e delle azioni proposte, il piano economico-finanziario e il relativo cronoprogramma di attuazione.

La Regione organizzerà il prossimo 23 aprile un incontro pubblico per la presentazione del bando e, tra maggio e giugno, si terranno alcuni seminari di taglio pratico-operativo per aiutare i Comuni nella predisposizione della documentazione richiesta dal bando (progetto esecutivo per interventi ammessi a finanziamento risorse Fsc, definitivo per quelli a valere su risorse Cdp e proposta di contratto di rigenerazione urbana da presentare entro il 31 marzo 2019), mentre per chiarire eventuali dubbi sulle procedure da seguire sarà costantemente aggiornato il sito: http://territorio.regione.emilia-romagna.it/riqualificazione-urbana

Approvato il Piano Triennale per lo Sport: dalla Regione oltre 26 milioni di euro per l’attività sportiva

Aumenta il budget per la promozione e la pratica sportiva che passa dai 4,22 milioni di euro del triennio 2015-2017 ai 6 milioni e 750 mila euro del periodo 2018-2020. A queste risorse vanno poi aggiunti 20 milioni per interventi sull’impiantistica sportiva, che in circa l’80% dei casi è stata realizzata prima del 1990. E per la prima volta la Regione si dota di un vero e proprio Piano dello sport, come previsto dalla Legge regionale n. 8 del 2017.

L’atto della Giunta ha ricevuto ieri il via libera dall’Assemblea legislativa. Fra gli obiettivi strategici la riduzione della popolazione inattiva, anche se in Emilia-Romagna è inferiore rispetto alla media nazionale (32% contro il 39% del resto d’Italia). Inoltre, va intercettata la domanda verso pratiche sportive che si svolgono in spazi all’aperto non attrezzati e che, dunque, valorizzano il patrimonio ambientale.
Sarà poi sostenuta l’integrazione sociale dei soggetti svantaggiati, incentivato un maggior coinvolgimento alle attività motorie della popolazione femminile euna pari opportunità di accesso delle persone anziane. Infine, collaborazione col mondo della scuola e, come prevede la Legge regionale 8, supporto all’attività ispettiva per contrastare la pratica del doping.
Nel dettaglio, i fondi per la promozione dell’attività motoria e sportiva ammontano, nel triennio, a 5,3 milioni euro. Per l’Osservatorio del sistema sportivo regionale verranno invece stanziati 150mila euro e, infine, alla promozione di grandi eventi saranno destinati 1,3 milioni euro.

Interventi 2018-2020
Gli interventi prioritari da realizzare nel triennio 2018-2020 prevedono, anzitutto, il sostegno alla realizzazione e promozione di eventi e manifestazioni sportiverealizzate sul territorio regionale, con riferimento anche a progetti per il miglioramento del benessere fisico, psichico e sociale della persona attraverso l’attività motoria e sportiva.
Saranno poi realizzate azioni di promozione di grandi eventi sportivi di interesse regionale e valorizzato il patrimonio dell’impiantistica sportiva regionale. Inoltre, è prevista un’integrazione con gli interventi previsti dalle politiche della salute e l’attivazione di un tavolo di lavoro con l’Ufficio scolastico regionale per l’ideazione di un progetto sperimentale pluriennale per la promozione dei principi educativi della pratica motoria e sportiva. Infine, si darà corso ad un programma di attività formative per qualificare gli operatori del settore e verrà supportato lo sviluppo di un Osservatorio per avere un quadro sempre aggiornato del sistema sportivo regionale.

Lo sport in Emilia-Romagna
In Emilia-Romagna (dati 2016) sono circa 1 milione 800 mila gli sportivi dai 3 anni in su che praticano nel tempo libero uno o più sport, pari al 41,9% della popolazione. Il 31,1% pratica sport in modo continuativo e il 10,8% in modo saltuario. Il 26% della popolazione pratica solo qualche attività fisica (1 milione e 118 mila persone). I sedentari sono 1 milione e 374 mila, pari al 31,9% della popolazione.
Se confrontiamo questi dati con quelli nazionali, in Emilia-Romagna la propensione alla pratica sportiva è più alta rispetto ai dati medi: 42% contro il 34,8%. Se a questa percentuale aggiungiamo anche coloro che praticano solo qualche attività fisica, come fare passeggiate o andare in bicicletta, la percentuale degli attivi fisicamente arriva al 68%, contro il 61% dell’Italia.
Nel 2016 l’Emilia-Romagna si è collocata al 4° posto in graduatoria per la propensione alla pratica sportiva continuativa e occasionale dopo Trentino Alto Adige, Veneto e Valle d’Aosta con soli 2 punti percentuali in meno rispetto alla seconda in classifica, il Veneto, e 11 punti percentuali in meno rispetto alla prima, il Trentino Alto Adige.

Nel periodo che va dal 2001 al 2015 l’incremento dell’attività sportiva svolta in modo continuativo in Emilia-Romagna è stato di quasi 3 punti percentuali. Se osserviamo invece il periodo che va dal 2015 al 2016 l’incremento dell’attività sportiva svolta in modo continuativo cresce di ben 5,4 punti percentuali. In un solo anno c’è stata una crescita dell’attività sportiva svolta in modo continuativo che è quasi il doppio rispetto a quella avvenuta nei 15 anni precedenti.
In Emilia-Romagna, inoltre, tra il 2002 e il 2013 c’è stata un’importante crescita del tempo dedicato allo sport, che passa dalle 0,31 ore al giorno del 2002, pari a 2 ore e 10 minuti alla settimana, alle 0,38 ore al giorno del 2013, pari a 2 ore e 40 minuti alla settimana. L’incremento è stato importante per entrambi i generi, anche se esiste un divario considerevole: gli uomini praticano sport per 3 ore e 21 minuti, le donne per 2 ore e 2 minuti. Per effetto di tale crescita, l’Emilia-Romagna, che nel 2002 era in linea con la media italiana, nel 2013 ha superato considerevolmente tale media per entrambi i generi.

Impianti sportivi: Reggio e Ravenna le province più attrezzate
In termini numerici, l’Emilia-Romagna può vantare una buona dotazione di strutture sportive: nella banca dati della Regione sono censiti, al 31 dicembre 2014,  5.810 complessi sportivi, 6.870 impianti sportivi e 12.231 spazi sportivi (per complessi sportivi si intende un insieme di uno o più impianti sportivi contigui aventi in comune elementi costitutivi, spazi accessori e/o servizi; per impianti sportivi si intende un insieme di uno o più spazi di attività sportiva della medesima tipologia; per spazi sportivi si intende l’area dove viene praticata l’attività sportiva).
Le province di Reggio Emilia e Ravenna sono quelle più attrezzate (rispettivamente con indice di dotazione 3.23 e 3,01). Rimini e Ferrara, invece, sono le province con l’indice di dotazione più basso, con 1,89 e 2,18.
Per quanto riguarda invece gli spazi per tipologia di attività, emerge che le tipologie più diffuse sono i campi da calcio, calcetto e atletica (0,77), seguiti da palestre (0,63) e da bocce e campi all’aperto (0.54).

 

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