Welfare. Non autosufficienza e politiche sociali, quasi 55 milioni all’Emilia-Romagna

All’Emilia-Romagna arrivano quasi 55 milioni di euro dal Fondo nazionale per la non autosufficienza e da quello per le Politiche sociali. Sono risorse che serviranno anche a sostenere le famiglie in difficoltà e i ragazzi allontanati dai propri genitori con provvedimento giudiziario, che al compimento della maggiore età non possono più contare sul sostegno dei servizi sociali.

Il via libera ai fondi grazie all’accordo Stato-Regioni e al riparto concordato in Conferenza delle Regioni di oltre 723 milioni a livello nazionale per il 2018.

Nel dettaglio, il pacchetto complessivo delle risorse assegnate all’Emilia-Romagna sarà destinato al sostegno di persone con gravissima disabilità e anziani non autosufficienti (35 milioni di euro); allo sviluppo della rete integrata di interventi e servizi sociali (19,2 milioni di euro); alle famiglie disagiate (313 mila euro); ai giovanirimasti senza sostegni al compimento dei 18 anni (400 mila euro).

Il Fondo regionale, caso unico in Italia

Per integrare il Fondo nazionale per la non autosufficienza, la Regione Emilia-Romagna dal 2007 ha avviato il proprio Fondo regionale per la non autosufficienza(Frna) per finanziare i servizi sociosanitari rivolti alle persone in condizioni di non autosufficienza e a coloro che se ne prendono cura. Per mole di risorse impiegate, oltre 478 milioni di euro nel solo 2017, rete di servizi messi in campo, professionalità coinvolte ed esperienze acquisite, costituisce un caso unico in Italia.

Servizi, rette, riduzione liste d’attesa: in arrivo 20 milioni per nidi e materne

Superano i 20 milioni di euro le risorse assegnate alla Regione Emilia-Romagna per sostenere e qualificare il sistema integrato di educazione e istruzione rivolto ai bambini di età compresa tra 0-6 anni.

Il via libera è arrivato oggi a Roma dalla Conferenza Stato-Regioni che ha approvato il riparto del fondo nazionale di 224 milioni.

Un pacchetto di risorse, quello assegnato all’Emilia-Romagna, destinato ai Comuni, che si aggiunge agli 11 milioni di risorse regionali messe a disposizione per il 2018 (33 in tre anni).

L’obiettivo è quello di finanziare e qualificare il sistema socio-educativo dell’Emilia-Romagna per la fascia d’età 0-6, cui si aggiunge l’impegno per promuovere la diffusione sul territorio regionale dei Poli per l’infanzia, strutture che accorpano i nidi e le materne, per favorire la continuità educativa dei più piccoli, dalla nascita fino a 6 anni.

Nelle prossime settimane la Regione approverà la ripartizione dei fondi ai Comuni.

Secondo i dati dell’Osservatorio regionale per l’infanzia e l’adolescenza riferiti all’anno educativo 2016-2017, in Emilia-Romagna i bambini da 0 a 3 anni iscritti nei 1.225servizi educativi erano oltre 33 mila, il 30,6% dei bambini di questa fascia d’età residenti in regione (107.737).

Il Piano regionale per l’Adolescenza 2018-2020

E’ in discussione in questi giorni il nuovo Piano per l’Adolescenza 2018-2020. Un documento importante, frutto della collaborazione con tutti coloro che si occupano di adolescenza in ambito educativo, formativo, sociale, sanitario, aggregativo, ricreativo, sportivo e culturale.

Si tratta di un piano concreto, che permetterà di realizzare interventi volti a prevenire il disagio e contrastare l’abbandono scolastico, l’isolamento, la dipendenza dai social network, il bullismo, la ludopatia. Un progetto che intende rappresentare un “robusto” patto educativo con tutti coloro che si occupano di questa delicata fascia d’età prevedendo tre terreni di azione: il dialogo, la cittadinanza attiva, la cura e il prendersi di cura.

Un’attenzione particolare quella dedicata agli adolescenti, dimostrata anche dal significativo aumento di risorse che la Regione ha stanziato rispetto alla scorsa legislatura:

  • Il bando sull’adolescenza, nato nel 2009, in questo mandato ha complessivamente cubato circa 3 milioni di risorse.
  • Il finanziamento ad hoc sui Centri per le Famiglie: circa 3,5 milioni in 5 anni. Finanziamento che prevede specifiche misure sull’adolescenza.
  • Sui centri estivi: circa 6 dei 13 milioni totali riguardano l’adolescenza.
  • Il bando legato a questo piano che l’Assessorato al sociale cogestisce insieme all’Assessorato alla scuola e alla formazione professionale è un bando che nel complesso vale circa 12 milioni. Per l’aspetto più sociale ci consente di destinare 2 milioni per 3 anni, quindi 6 milioni totali, al rafforzamento/aumento degli sportelli scolastici di ascolto dei ragazzi (in particolare delle scuole medie).
  • Altri 200mila euro, sempre a corredo di questo piano, che serviranno per la realizzazione di “scuole per i genitori” su grandi temi segnalati da esperti.
  • I fondi legati al Servizio Civile: circa 3 milioni per le attività dedicate ai minorenni.

Riassumendo, parliamo di 18-19 milioni di euro investiti dalla Regione dal 2015 ad oggi sul tema dell’adolescenza. Non poche risorse se pensiamo che nel mandato precedente erano circa 11-12 milioni.

L’intenzione è quella di approvare il piano il 6 novembre in Assemblea Legislativa.

Materiale:

PIANO REGIONALE PLURIENNALE PER L’ADOLESCENZA 2018-2020

Il progetto di legge regionale sulla prevenzione

Dopo mesi di confronti abbiamo completato la stesura del progetto di legge regionale sulla Prevenzione che prevediamo di approvare a gennaio 2019.

Tantissime realtà reggiane che lavorano da anni su questo tema ci insegnano che la prevenzione primaria è fondamentale per la salute dei cittadini, per evitare una vecchiaia medicalizzata: sì ad alimentazione corretta e pratica sportiva, no all’abuso di alcool e fumo. La medicina ci dice da tempo che stili di vita sani costituiscono fattori essenziali non solo per vivere più a lungo, ma soprattutto per vivere in buona salute per più tempo.

Il testo, presentato martedì in Commissione, rappresenta la prima norma in Italia ad affrontare in modo organico il tema della prevenzione nel campo della salute e del benessere. L’obiettivo ambizioso della legge è quello di aumentare la speranza di vita in buona salute dei cittadini, ossia diminuire l’incidenza di tutte quelle malattie croniche che colpiscono gli over 50 e che rendono gli ultimi decenni di vita meno sereni.

Accanto alla promozione del movimento e della vita attiva, la legge intende incrementare le iniziative di prevenzione primaria già presenti, introducendo politiche per il contrasto alla obesità infantile, alle cyberdipendenze e a tutte le nuove e vecchie dipendenze, senza dimenticare l’educazione alimentare, in particolare nei progetti scolastici. Altri articoli sono dedicati alla sensibilizzazione sull’utilizzo di tecniche di rianimazione cardiopolmonare precoce, alla prevenzione del diabete, alla prevenzione degli incidenti stradali e alla diffusione delle tecniche di disostruzione delle vie aeree in età pediatrica.

Per l’attuazione di queste politiche, anche attraverso contributi ai mondi e alle associazioni coinvolte per l’attuazione dei progetti, la legge prevede lo stanziamento annuale di 3,5 milioni di euro, aggiuntivi rispetto alle risorse già impegnate dalla Regione per le politiche di prevenzione.

Il percorso della legge ora proseguirà in commissione, a partire dall’udienza conoscitiva che vedrà invitate e coinvolte decine di realtà istituzionali e sociali, anche reggiane, per esprimere un definitivo parere sulla legge, a partire da lunedì 5 novembre in poi.

Materiale:

PDL Promozione della salute, del benessere della persona e della comunità e prevenzione primaria

slides presentazione legge prevenzione

Adolescenti, Piano della Regione: opportunità, benessere e contrasto al disagio

Promuovere, tra i più giovani, benesseresocializzazione, opportunità di crescitaprotagonismo sociale e stili di vita sani, come deterrenti al disagio e all’isolamento. Prevenire e ridurre l’abbandono scolastico, la dipendenza da sostanze e gioco d’azzardo; e ancora, contrastare il bullismo, il cyberbullismo e la violenza tra compagni.

Sono alcuni obiettivi del ‘Piano pluriennale per l’adolescenza’ per il triennio 2018-2020, approvato in questi giorni dalla Giunta regionale dell’Emilia-Romagna. Un provvedimento destinato a tutti i soggetti che si occupano di adolescenti – famiglie, scuola, servizi sociali, associazionismo sociale e sportivo, volontariato e aziende sanitarie – per realizzare interventi concreti dedicati ai ragazzi di questa fascia di età. Un Piano costruito assieme al territorio, con incontri che si sono svolti in tutte le province, da Piacenza a Rimini, e al quale la Regione destinerà specifiche risorse.

Sono tre le priorità di intervento individuate dal provvedimento: ‘Il dialogo’, ovvero la capacità da parte degli adulti (genitori, insegnanti, allenatori sportivi) di ascoltare i ragazzi, comprenderne i bisogni e, nel caso, intercettare e accogliere segnali di disagio presenti nel contesto scolastico e nella comunità; “La cittadinanza attiva”,che consiste nel  coinvolgimento diretto degli adolescenti nelle scelte che li riguardano e nella promozione di forme di cittadinanza attiva, quali il servizio civile o le esperienze di alternanza scuola lavoro nell’ambito scolastico; “La cura” dei ragazzi per favorirne ilbenessere fisico e relazionale, stili di vita salutari e prevenire ogni forma di dipendenza o disagio psicologico.
Segue queste direttrici la proposta messa a punto dalla Regione, che individua numerose tipologie di azioni.

L’impegno della Regione per gli adolescenti

É di 2,5 milioni di euro la cifra complessiva stanziata dalla Regione tra il 2015 e il 2018per finanziare attività educative e sociali,da svolgersi a scuola o nel tempo libero,rivolte ad adolescenti e pre-adolescenti e realizzate da associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali e parrocchie.

Meno barriere architettoniche, più ascensori: dalla Regione 15 milioni per interventi in case e condomini

Meno barriere e più ascensori nelle case dell’Emilia-Romagna, ma anche porte più larghe e bagni più ampi. Per dare un aiuto concreto a chi rischia di vivere isolato, magari perché disabile o troppo anziano per fare le scale.

Supera i 15 milioni di euro il pacchetto di risorse destinate ai Comuni ed Unioni per finanziare, nel 2018, i lavori edilizi di abbattimento delle barriere architettoniche negli appartamenti e nelle parti comuni dei condomini.

La Giunta regionale ha approvato, nella seduta di lunedì, la ripartizione dei contributi su tutto il territorio, da Piacenza a Rimini13 milioni riguardano la prima parte dei 29 assegnati all’Emilia-Romagna per il triennio 2018-2020 dal Fondo nazionale, che è stato rifinanziato dopo 14 anni di stop; i restanti 2,2 milioni di euro sono quelli stanziati annualmente dalla Regione attraverso lo specifico Fondo regionale, istituito nel 2014 proprio per supplire alla mancanza di contributi statali. Un Fondo che sinora, in quattro anni dalla sua attivazione, ha permesso di finanziare, con oltre 8 milioni di euro, più di 2.300 interventi per l’abbattimento delle barriere architettoniche negli appartamenti privati.

Con le risorse statali, dunque, dopo molti anni i Comuni potranno far fronte, almeno in parte, alle oltre 9 mila richieste (dato aggiornato al 1^ marzo 2018) dei cittadini disabili ancora ferme nelle graduatorie comunali, dando precedenza alle situazioni di maggiore gravità. Grazie ai contributi della Regione, invece, potrà ripartire lo scorrimento della graduatoria regionale (710 domande, sempre al 1^ marzo 2018), fino alla copertura totale del fabbisogno. Tra le opere per l’abbattimento delle barriere architettoniche domestiche, quindi in abitazioni o nelle parti comuni degli edifici di residenza, sono finanziabili: l’installazione di montascalepedane elevatriciascensoriadattamento dei sevizi igieniciallargamento delle porte; predisposizione di videocitofoni e sistemi di automazione per porte e cancelli.

La ripartizione delle risorse del Fondo nazionale, per provincia

Le risorse del Fondo nazionale sono state ripartite tenendo conto del numero di richieste presenti nelle graduatorie comunali. A Bologna vanno 3,1 milioni di euro; Modena 2,1; Ravenna 1,4; Reggio Emilia 1,4; Parma 1,3; Rimini e Forlì rispettivamente 1,1 milione; Ferrara 937 mila euro e Piacenza 577 mila.

La ripartizione delle risorse del Fondo regionale, per provincia

La ripartizione, tra le province, delle risorse del Fondo regionale è stata effettuata sulla base del numero di richieste ammesse nella graduatoria regionale, ed è la seguente: Bologna 440 mila euro; Rimini 305 mila; Modena 303 mila; Ravenna 260 mila; Parma e Forlì 240 mila euro ciascuna; Reggio Emilia 218 mila; Ferrara 133 mila e Piacenza 54 mila.

Casa, all’Emilia-Romagna 21,8 milioni per gli alloggi popolari

Sono 21,8 i milioni di euro a disposizione della Regione Emilia-Romagna per il finanziamento dei programmi di recupero e ristrutturazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica presentati dai Comuni.

Il via libera è arrivato dalla Conferenza Stato-Regioni, che ha approvato lo schema di decreto del ministero dei Trasporti per la ripartizione del fondo nazionale di 321 milioni di euro che dovrà finanziare gli interventi.

Il punto della situazione in Emilia-Romagna 

I fondi in arrivo da Roma consentiranno di proseguire nella realizzazione degli interventi del Piano regionale casa, grazie al quale la Regione ha concesso ai Comuni oltre 27 milioni di euro destinati al recupero di alloggi di edilizia residenziale pubblica, attraverso interventi di manutenzione e ristrutturazione, fino ad un massimo di 50mila euro per alloggio (Linea B). Con queste risorse si stanno finanziando interventi su oltre 2.600 alloggi in tutta l’Emilia-Romagna, di cui quasi un migliaio avviati e circa 300 già conclusi.

Con la nuova tranche di risorse si potranno finanziare ulteriori interventi in lista di attesa nella graduatoria di riserva e inizialmente non coperti dai fondi disponibili. Il programma regionale prevedeva anche uno specifico finanziamento per ristrutturazioni più leggere (cosiddetta “Linea A”, fino a 15.000 euro per alloggio), con la quali sono già stati recuperati in tutta l’Emilia-Romagna 715 alloggi, impiegando tutte le risorse a disposizione.

“Dopo di noi”, all’Emilia-Romagna quasi 3 milioni 800mila euro per l’assistenza a disabili gravi soli

Quasi 3milioni e 800mila euro (3.730.300) all’Emilia-Romagna dal Fondo “Dopo di noi”: risorse che serviranno a dare concreta assistenza, per il 2018, alle persone con gravi disabilità che rimangono prive di sostegno familiare.

Arriva dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, riunita a Roma in Conferenza unificata Stato-Regioni, il via libera alla ripartizione dei contributi sul territorio nazionale, che complessivamente ammontano a 51 milioni e 100mila euro. Una cifra che, rispetto allo stanziamento di 56, 1 milioni inizialmente previsto nel 2016, è calata quindi del 10%.

“Si tratta di risorse estremamente importanti, perché sono destinate a fornire cura e assistenza ai soggetti più deboli della popolazione – sottolinea il presidente della Regione Emilia-Romagna e della Conferenza della Regioni, Stefano Bonaccini-. Assicurare autonomia e indipendenza a un figlio o a un proprio caro disabile che rimane solo rappresenta spesso per i genitori e i parenti una preoccupazione angosciante; pertanto, per queste famiglie poter contare su specifici percorsi sociali e assistenziali costituisce un supporto irrinunciabile. A maggior ragione, quindi- aggiunge Bonaccini- chiediamo al Governo che recuperi i 5 milioni che mancano e renda le risorse strutturali, superando la programmazione annuale che è fonte di incertezza e preoccupazione proprio a partire dalle stesse famiglie”.

In Emilia-Romagna è attivo uno specifico Programma regionale che dà attuazione alla Legge nazionale per l’assistenza alle persone con disabilità gravi prive del sostegno familiare, il cosiddetto Dopo di noi. Attraverso questo Programma, sono stati finanziati progetti di inclusione sociale e sviluppo dell’autonomia per favorire, ad esempio, la permanenza dei disabili nelle proprie abitazioni, in appartamenti per piccoli gruppi o in soluzioni di co-housing come alternativa al ricovero nelle strutture.

La legge sul “Dopo di noi”

La norma, approvata il 14 giugno 2016, che “è volta a favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità”, per la prima volta individua e riconosce riconosciute nell’ordinamento giuridico specifiche tutele per le persone con disabilità quando vengono a mancare i parenti che li hanno seguiti fino a quel momento. L’obiettivo della legge è garantire la massima autonomia e indipendenza delle persone disabili, consentendo loro di continuare a vivere nelle proprie case o in strutture gestite da associazioni ed evitando, quando possibile, il ricorso all’assistenza in istituto. La legge, inoltre, stabilisce la creazione di un Fondo per l’assistenza e il sostegno ai disabili privi dell’aiuto della famiglia e agevolazioni per privatienti e associazioni che decidono di stanziare risorse a loro tutela: sgravi fiscali, esenzioni e incentivi per la stipula di polizze assicurative, trasferimenti di beni e diritti post-mortem

Nidi, dalla Regione 7,2 milioni di euro da ripartire tra Comuni e Unioni in base al numero degli iscritti

Nidi d’infanzia di qualità, capaci di garantire il benessere, la massima tutela e un adeguato percorso di crescita pedagogica ai più piccoli, e al tempo stesso di assicurare al personale che opera a stretto contatto con i bambini una formazione costante. A questo obiettivo guarda lo stanziamento di 7 milioni e 250mila euro approvato dalla Giunta regionale per finanziare, nel 2018, il sistema educativo emiliano-romagnolo nella fascia di età 0-3 anni.

I contributi saranno assegnati dalla Regione direttamente ai Comuni ed Unioni ripartiti in base al numero dei bambini iscritti ai servizi educativi. Larga parte delle risorse (6 milioni 525mila euro) è finalizzata alla gestione e al consolidamento dei servizi per la prima infanzia: nell’ambito di questa cifra, è previsto un incremento di 182.700 euro per i bambini iscritti ai servizi educativi di Comuni montani, e una quota aggiuntiva di 137.000 euro assegnati sulla base del numero di bambini con disabilità. La quota di 725.000 euro è destinata a sostenere la qualificazione dei servizi educativi, attraverso il coordinamento pedagogico territoriale (300 mila euro) e la formazione permanente del personale (425 mila euro).

A livello territoriale, le risorse saranno così suddivise: Bologna (2.054.757 euro); Modena (1.170.389,82); Reggio Emilia (1.016.297 euro); Parma (736.503 euro); Piacenza (289.901 euro); Ferrara (436.576 euro); Ravenna (642.217 euro); Forlì-Cesena (538.392 euro); Rimini (364.962 euro).

Il nuovo programma triennale del sistema socio-educativo 0-6 anni

Il nuovo programma triennale (2018-2020) regionale, varato dalla Giunta e poi approvato dall’Assemblea legislativa, finanzia e qualifica il sistema socio-educativo dell’Emilia-Romagna per la fascia d’età 0-6Con uno stanziamento di oltre 11 milioni di euro l’anno (quelli relativi al 2018 già messi in bilancio), la Regione si impegna a sostenere concretamente gli Enti locali e le loro forme associative nella gestione dei servizi educativi per la prima infanzia. I fondi, regionali e statali, saranno ripartiti a livello territoriale in base al numero dei bambini iscritti ai servizi educativi (nidi d’infanzia, spazio bambini, centri per bambini e famiglie, servizi domiciliari e sperimentali) presenti nei singoli Comuni.

Le risorse dovranno essere utilizzate anche per contenere i costi delle rette a carico delle famiglie e ridurre le liste d’attesa per le iscrizioni; serviranno a garantire il funzionamento dei coordinamenti pedagogici territoriali e la formazione degli operatori dei servizi educativi; e, inoltre, a valorizzare nel suo insieme il sistema pubblico-privato dei servizi per l’infanzia, tramite la promozione dello strumento delle convenzioni. Ma gli indirizzi di programmazione prevedono un’altra novità: la graduale promozione sul territorio regionale dei “Poli per l’infanzia”, che riuniscono in un unico o più edifici vicini gli asili nido e le scuole per l’infanzia con l’obiettivo di assicurare la continuità educativa ai bambini dalla nascita fino a 6 anni.

Il sistema educativo in Emilia-Romagna

Il sistema dei servizi educativi per la prima infanzia in Emilia-Romagna è rappresentato da: nidi d’infanzia, che possono accogliere bambini in età 3 – 36 mesi, sia a tempo pieno che a tempo parziale, organizzati con modalità diversificate in riferimento ai tempi di apertura (tempo pieno e part-time) e alla loro ricettività; servizi domiciliari organizzati in piccoli gruppi educativi; servizi integrativi, come lo Spazio bambini e i Centri per bambini e famiglie.

Secondo i dati dell’Osservatorio regionale per l’infanzia e l’adolescenza riferiti all’anno educativo 2016-2017, in Emilia-Romagna i bambini da 0 a 3 anni iscritti nei 1.225 servizi educativi erano oltre 33 mila, il 30,6% dei bambini di questa fascia d’età residenti in regione (107.737). Nell’area metropolitana di Bologna i servizi sono 297 e gli iscritti 8.988. Nelle altre Province: Modena (186 servizi, 5.261 iscritti), Reggio Emilia (148 servizi, 4.303 iscritti), Ravenna (134 servizi, 2.951 iscritti), Parma (126 servizi, 3.474 iscritti), Forlì- Cesena (111 servizi, 2.518 iscritti), Ferrara (91 servizi, 2.290 iscritti), Piacenza (70 servizi, 1.436 iscritti), Rimini (62 servizi, 1.823 iscritti).

Gioco d’azzardo, la Regione premia gli esercizi commerciali ‘Slot free ER’

Sono 30 i progetti presentati da Comuni e Unioni dell’Emilia-Romagna che riceveranno dalla Regione 300mila euro per premiare gli esercizi commerciali liberi da slot machine.

Lo ha deciso oggi la Giunta regionale, guidata dal presidente Stefano Bonaccini, impegnata a sostenere gli enti locali per iniziative a supporto degli esercenti che aderiscono al marchio ‘Slot free ER’. 

Obiettivo, come per altre azioni messe in campo dalla Regione, è contrastare i fenomeni di dipendenza dal gioco d’azzardo e ridurre l’impatto e le ricadute sulla collettività in termini di costi, sicurezza e legalità.

I contributi e la graduatoria degli ammessi

I contributi assegnati con il bando 2018 andranno ai progetti che contengono azioni a supporto della campagna regionale Slot free ER. Nel territorio reggiano saranno finanziati i Comuni di Correggio, CasalgrandeSant’Ilario d’Enza, Albinea, Campagnola Emilia e Gattatico.

Il marchio Slot free ER

Possono aderire a Slot free ER – tramite i Comuni cui la Regione ha delegato il rilascio del marchio – quelle attività commerciali (nella quali il gioco non è l’attività principale) che non ospitano apparecchi da gioco per vincite in denaro (slot/awp). Quindi, nello specifico, attività che non hanno mai avviato le procedure per installare apparecchi da gioco che consentono vincite in denaro, oppure attività già in possesso dell’autorizzazione, ma che scelgono di non attivare la procedura di collegamento telematico attraverso AAMS (Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato) e, di conseguenza, di non installare apparecchi da gioco. Ancora, attività che abbiano disinstallato gli apparecchi o che non ospitino al proprio interno i cosiddetti ‘totem telematici’ per il collegamento ai siti internet di gioco che permettono vincite in denaro.