Approvata la legge che riduce da 4 a 2 le società regionali “in house”

Un risparmio stimato di 5 milioni di euro, con le sole operazioni di fusione, e 7 società partecipate in house che scendono a 4, senza che un solo posto di lavoro venga messo a rischio. L’Assemblea legislativa ha approvato la legge regionale firmata dalla Giunta che dà il via al ridisegno del panorama delle partecipate in Emilia-Romagna nel nome sia della razionalizzazione della spesa sia della ulteriore valorizzazione delle competenze, tutelando professionalità e occupazione. A tal proposito è stato siglato un protocollo di intesa condiviso con le organizzazioni sindacali che prevede un ulteriore confronto nelle fasi di attuazione della norma.

Fusione Aster-Ervet e Cup200-Lepida
Tra le società in house, saranno creati due poli specializzati: il primo nel settore della programmazione e valorizzazione territoriale con la fusione fra Aster Scpa ed Ervet Spa, previa acquisizione del ramo di azienda di pertinenza regionale di Finanziaria Bologna Metropolitana Spa; la nuova società si chiamerà “Arter”. Il secondo polo nel comparto dell’Ict – Information and communications technology, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, digitale e web -, con la fusione fra Cup2000 Scpa e Lepida Spa, attraverso l’incorporazione della prima nella seconda e il rafforzamento, fra gli altri, di due obiettivi: l’implementazione dei servizi sanitari e di welfare attraverso le nuove tecnologie (basti pensare al sistema informatizzato di prenotazione di visite, esami e prestazioni, e al Fascicolo sanitario elettronico) e l’infrastrutturazione digitale dei territori.

Confermate le partecipazioni regionali in Fer Srl e Apt Servizi Srl, peraltro già coinvolte in un processo di razionalizzazione organizzativo e gestionale delle funzioni trasversali.

Detto delle società in house, e quindi della legge approvata, proseguono i lavori per l’applicazione del piano di riordino delle partecipazioni societarie messo a punto dalla Giunta, con l’obiettivo di dimezzare il numero delle partecipate.

Cos’è e come funziona la nuova legge regionale sul settore musicale

L’Emilia-Romagna cambia musica. Nuovi incentivi a progetti di rete, in particolare per far crescere i locali della musica dal vivo e dare opportunità ai giovani e alla loro creatività, nuove imprese, formazione ad hoc per il settore musicale, con profili professionali finora non previsti e incentivi in particolare alle associazioni di scuole di musica, di bande e cori con basi associative ampie e diffuse. E l’istituzione della Music Commission, per attrarre e sostenere produzioni musicali nel territorio emiliano-romagnolo. Sono le principali novità della legge “Norme in materia di sviluppo del settore musicale”, prima in Italia nel suo genere, approvata all’unanimità dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, che punta a rafforzare il sistema musicale regionale e dare un’impronta trasversale e innovativa al comparto. A sostegno della norma è già stato stanziato 1 milione di euro, 500 mila euro per il 2018 e altrettanti per il 2019, col proposito di aumentare già nei prossimi bilanci le risorse destinate all’applicazione del provvedimento e alla realizzazione dei progetti.

Per quanto riguarda il settore musicale, l’Emilia-Romagna, secondo i dati Siae, si colloca al secondo posto fra le regioni italiane per numero di concerti, con 4.106 spettacoli, e al quarto posto per numero di spettatori (1.046.412) e spesa del pubblico (un incasso di oltre 25 milioni di euro). La regione si distingue inoltre per la presenza di numerosi operatori, circa 5000, tra artisti e professionisti, e 496 imprese censite nel 2016 (Rapporto “Io sono cultura” 2017 – Fondazione Symbola), oltre il 30% delle quali con sede in provincia di Bologna, tra associazioni, fondazioni, società e cooperative, che si occupano di educazione, formazione, produzione, diffusione, promozione e ricerca, in ogni genere o tendenza, dalla musica antica all’elettronica.

La legge crea nuove opportunità imprenditoriali e occupazionali, propone nuove qualifiche e figure professionali per un mondo in continua evoluzione come quello della musica e promuove una rete dialogante fra più soggetti qualificati (pubblici e privati) per favorire l’alfabetizzazione musicale attraverso l’offerta formativa, integrando quella di scuole e accademie. Intende inoltre sviluppare la creatività giovanile, offrendo nuove risorse a favore della ricerca e dell’innovazione, per la nascita e lo sviluppo di nuove imprese e per la loro internazionalizzazione. Promuove infine l’esecuzione della musica contemporanea originale dal vivo. Le azioni e le strategie verranno definite con un programma triennale proposto dalla Giunta e varato dall’Assemblea legislativa.

Percorso partecipato per una legge condivisa
Oltre a ricondurre ad un unico testo normativo il complesso delle misure sul settore, la nuova legge integra le diverse programmazioni settoriali, potenziando gli interventi esistenti e introducendo nuovi strumenti solo dove necessario, per far crescere la filiera della produzione musicale.

Il testo giunge a compimento dopo un percorso partecipato con le realtà musicali regionali, avviato all’inizio di giugno e conclusosi a settembre, che ha visto la realizzazione di 7 iniziative: due giornate pubbliche e cinque incontri con associazioni di categoria, locali e festival di musica dal vivo, etichette discografiche, assessori alla Cultura e Politiche giovanili dei Comuni della regione (superiori ai 15.000 abitanti), locali, rassegne e festival jazz, soul e blues, coinvolgendo oltre 200 persone. Per favorire il dialogo e la partecipazione sulla legge è stato aperto anche un forum sul portale regionale, che ha portato anche a una decina di osservazioni e di proposte.

Nuovi incentivi alle associazioni scuole di musica, bande e cori ‘ampie e diffuse’
Un primo intervento per lo sviluppo del settore musicale riguarda gli incentivi sul sistema formativo ed educativo. La musica come linguaggio universale può costituire un primo fattore di sviluppo della cultura delle nuove generazioni ed essere un elemento di integrazione nella società multiculturale. Per questo, il sostegno da tempo assicurato ai corsi di alfabetizzazione organizzati dalle scuole di musica, dalle bande e dai cori grazie alla Legge regionale 13/99 (Norme in materia di spettacolo) con questo provvedimento viene opportunamente definito come intervento prioritario di qualificazione del sistema educativo e formativo e di promozione della cultura musicale. Beneficiari in particolare sono le associazioni di scuole di musica, di bande e cori con basi associative ampie e diffuse.

Nuove figure professionali
Il rigger (tecnico delle lavorazioni in quota), il tecnico organizzazione eventi, il musicista strumentista, il performer (tecnico delle arti scientifiche). Sono le nuove figure professionali che vanno a integrare le qualifiche del sistema regionale e contribuiscono a sviluppare a valorizzare le competenze professionali per il mercato del lavoro. La Regione ha avviato da tempo questo percorso con gli operatori pubblici e privati e continuerà a farlo, per rispondere in modo puntuale ad un comparto sempre in evoluzione, con corsi professionali sempre più mirati alle esigenze delle imprese.

Sostegno alla musica contemporanea: contributi soprattutto ai giovani autori
La legge sostiene la produzione e la fruizione della musica contemporanea e originale dal vivo, in particolare italiana, anche di matrice popolare, sia con contributi a percorsi di tutoraggio, supporto produttivo e promozionale dei nuovi autori, sia incentivando l’esecuzione della musica originale dal vivo. I contributi andranno in particolare a progetti a valenza regionale di ricerca, promozione dei nuovi autori e della creatività (in particolare giovanile); e per la valorizzazione anche ai fini turistici di circuiti locali e reti di festival ed infine per la circuitazione degli artisti e dei complessi musicali della regione nei locali e nei festival dal vivo (anche all’estero).

Nasce la Music Commission: attrarre nuove produzioni in Emilia-Romagna
Viene istituita la “Music Commission”, con l’obiettivo di sviluppare una comunicazione integrata e coordinata di tutte le opportunità e le offerte educative, formative, professionali, imprenditoriali, di circuitazione e di sostegno agli autori e in generale per le iniziative realizzate in attuazione della legge. Inoltre, ha l’intento di attrarre e supportare le produzioni musicali e di video musicali sul territorio regionale.

Figli ai campi estivi, la Regione aiuta le famiglie: per le rette fino a 210 euro su tre settimane

Per i genitori che lavorano, una risorsa indispensabile nei mesi di chiusura delle scuole; per i figli, un punto di riferimento educativo, di aggregazione, crescita, divertimento e sport. Sono i centri estivi, spesso una vera e propria ancora di salvezza per le famiglie, anche se il costo delle rette può costituire un problema.

Un aiuto concreto arriva ora dalla Regione, che con il “Progetto per la conciliazione tempi cura lavoro: sostegno alle famiglie per la frequenza di centri estivi” – approvato dalla Giunta nei giorni scorsi – ha stanziato 13 milioni di euro su due anni (6 per il 2018, 7 per il 2019) per consentire ai genitori di fronteggiare la spesa e favorire la massima partecipazione dei bambini ai servizi estivi. Il contributoriconosciuto alle famiglie – purché residenti in Emilia-Romagna e composte da entrambi i genitori, o uno solo in caso di famiglie mono genitoriali, occupati e con un reddito Isee annuo entro i 28 mila euro – prevede fino a un massimo di 210 euro: 70 euro a settimana per 3 di frequenza.

Le risorse che la Giunta ha deciso di destinare a questo intervento provengono dal Fondo sociale europeo e saranno suddivise tra Comuni o Unioni di Comuni capofila di Distretto (l’ambito territoriale che comprende più Comuni associati per gestire i servizi sociali di base), i quali dovranno stilare l’elenco dei centri estivi – gestiti direttamente dal Comune o, per quelli privati, individuati tramite bando – aderenti al progetto.

I centri in elenco avranno tutti i requisiti di qualità contenuti nella nuova Direttiva che la Regione ha recentemente adottato, a vent’anni dalla precedente. Per l’Emilia-Romagna si tratta di un’offerta molto varia, sia per l’ampia fascia d’età che copre, da 3 a 13 anni, sia per la logistica: ci sono campi organizzati in città, al mare, in palestra, al parco; molteplici anche le attività proposte: dal gioco ai laboratori, dalla scoperta della natura allo sport. 

Come vengono assegnati i contributi

Per accedere alla richiesta di contributo occorre scegliere uno dei centri inseriti nell’elenco comunale. La richiesta dovrà essere fatta contestualmente all’iscrizione, presentando la dichiarazione Isee. Spetta al Comune l’istruttoria, il controllo dei requisiti e la successiva compilazione della graduatoria delle famiglie individuate come possibili beneficiare del contributo, fino ad esaurimento della disponibilità finanziaria.

Caratteristiche e funzionamento dei Centri estivi

L’obiettivo dei centri estivi è quello di offrire ai bambini e ragazzi, dopo la chiusura delle scuole, l’opportunità di trascorrere il tempo libero partecipando ad attività creative, educative e sportive. Nella maggioranza dei casi, il committente è il Comune di residenza, che affida la gestione del servizio a cooperative sociali o associazionidel territorio; in altri casi, i centri sono organizzati da privati. Nei centri estivi è richiesta la presenza di un responsabile con ruolo di coordinatore, in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado e possibilmente del titolo di educatore o insegnante, o comunque fornito di esperienza in campo educativo. Dal 2020, per il responsabile del centro che accoglie più di 20 bambini, sarà indispensabile, secondo la nuova direttiva regionale, avere una formazione più specifica in uno dei seguenti ambiti: educativo, formativo, pedagogico, psicologico, sociale, artistico, umanistico, linguistico, ambientale, sportivo. Altri requisiti riguardano la somministrazione dei pasti, che deve rispettare le linee guida regionali per l’offerta di alimenti e bevande salutari, e dunque garantire l’igiene e la correttezza alimentare. I centri, inoltre, devono prevedere servizi igienici separati per i bambini e gli educatori.

Qui la delibera

Dobbiamo guardare avanti e non indietro

La netta sconfitta elettorale impone al nostro partito una seria riflessione.

E’ vero che i nostri governi hanno consentito all’Italia un netto miglioramento di tutti gli indicatori economici e il varo di riforme importanti, come è vero che abbiamo fatto degli errori e mancato alcuni obiettivi cruciali come la riforma costituzionale.

Accanto a queste consapevolezze, auspichiamo fin d’ora un dibattito sul merito politico delle questioni, e capace di evitare facili scappatoie e tentazioni pericolose.

Invitiamo quindi a guardare al di là dei problemi della comunicazione e dei social, delle analisi sulla evidente disponibilità del corpo elettorale a cambiare il proprio voto o sul divario fra apparenza e realtà; a non focalizzare il dibattito solo sulle alchimie delle alleanze, sulla ricerca di risposte in un generico civismo, sugli appelli al recupero del radicamento territoriale, nei richiami all’unità della sinistra.

Soprattutto, mettiamo in guardia dalla tentazione di un ritorno al passato, che vediamo emergere e che riteniamo sbagliata e pericolosa.
Non c’è una tradizione rassicurante su cui ripiegare, la nostalgia di stagioni passate non è una porta per il futuro, ed anche l’auspicio di ricomposizioni ha poco senso se non nella condivisione di una chiara prospettiva politica.

La nostra sconfitta non è dovuta al fatto che ci siamo spinti troppo oltre sulla strada di un nuovo riformismo, ma piuttosto dipende dal non esserci riusciti fino in fondo. Oppure da obiettivi dichiarati cui non siamo riusciti a far corrispondere una realizzazione all’altezza delle attese ed un’adeguata efficacia nell’incidere sulla realtà.

Noi siamo convinti che il futuro del PD vada cercato nella capacità di essere (e di essere percepiti come) un potente fattore di cambiamento e di innovazione. Quindi non dobbiamo tornare indietro, ma andare avanti con coraggio.

Vale a livello nazionale, e non solo.

Buona riflessione a tutti noi.

Giuseppe Boschini, Alessandro Cardinali, Gian Luigi Molinari, Lia Montalti, Giuseppe Paruolo, Giorgio Pruccoli, Manuela Rontini, Ottavia Soncini, Katia Tarasconi, Marcella Zappaterra, Paolo Zoffoli (Consiglieri regionali PD Emilia-Romagna)

Come si vota il 4 marzo

  • Si vota domenica 4 marzo, dalle ore 7.00 alle ore 23.00
  • Si vota per eleggere i componenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.
  • Possono votare per la Camera dei Deputati tutti i cittadini che hanno compiuto il 18° anno di età entro il giorno dell’elezione (cioè che siano nati prima del 4 marzo 2000) e siano iscritti nelle liste elettorali.
  • Possono votare per il Senato i cittadini che hanno compiuto il 25° anno di età entro il giorno dell’elezione (cioè che siano nati prima del 4 marzo 1993) e siano iscritti nelle liste elettorali.
  • Per votare occorre presentarsi al seggio con un documento di identità valido
    e con la “tessera elettorale” (chi l’avesse smarrita o avesse esaurito gli spazi dove apporre i timbri di partecipazione al voto, può richiederne copia all’Ufficio elettorale del Comune o del Quartiere).
  • Per votare si deve tracciare un segno sul simbolo del Partito Democratico. In questo modo il voto è validamente espresso anche per il candidato del collegio uninominale della Camera e del collegio uninominale del Senato.
  • ATTENZIONE: È vietato scrivere le preferenze. I nominativi dei candidati PD sono già stampati sulla scheda, accanto al simbolo.

 

FAC SIMILE SCHEDA CAMERA DEI DEPUTATI (Collegio di Scandiano)

 

FAC SIMILE SCHEDA SENATO DELLA REPUBBLICA (Collegio di Parma)

Inaugurato il Corpo C dell’Ospedale di Montecchio

Dopo quasi 13 anni di lavori, senza che fosse mai interrotta l’attività, sabato si è concluso un percorso di ristrutturazione complessiva dell’Ospedale Franchini costato 35 milioni di euro coperti per oltre il 92,5% dall’Ausl di Reggio Emilia.

Presenti all’evento anche i sindaci della Val d’Enza parmense, un segnale importante che conferma il ruolo di Montecchio come ospedale di prossimità anche per la provincia di Parma. Nel nostro paese la tutela della salute non conosce confini amministrativi e geografici.

Nel 2015 abbiamo inaugurato la casa della salute di Montecchio, sulla quale la Regione crede molto, un punto di riferimento costante, vicino, dove i cittadini possono essere assistiti e dove si concentrano professionisti e servizi. Un luogo che garantisce sia l’accoglienza che la continuità dell’assistenza, la gestione delle patologie croniche e il completamento dei principali percorsi diagnostici che non richiedono il ricorso all’ospedale. Un territorio, quello della Val d’Enza, che grazie alla casa della salute concentra in un unico edificio attività e servizi sanitari che originariamente erano distribuiti sul territorio distrettuale. La nuova sede consente una migliore integrazione tra i professionisti, altro aspetto non scontato e presente nel distretto è la multidisciplinarietà e la gestione integrata dei pazienti cronici, invalidi, anziani.

Quello inaugurato sabato è un intervento che ha riguardato 4 mila metri quadrati di superficie che ospitano pronto soccorso, attività ambulatoriali di tipo chirurgico e alta intensità di cura. Intervento costato 6 milioni di euro, somma che porta a 35 milioni gli investimenti fatti dall’Azienda sanitaria per l’ospedale di Montecchio a cui si aggiungono gli 8 milioni della Casa della Salute di Montecchio e altrettanti su quella di Sant’Ilario. Un territorio nel quale sono stati quindi investiti circa 50 milioni di euro. Tutto ciò garantendo l’equilibrio di bilancio.

Negli ultimi 20 anni si è investito su tutti e 5 gli ospedali della nostra provincia, con un impegno complessivo di 200 milioni di euro solo per quanto riguarda le risorse dell’AUSL. Agli interventi importanti sul Santa Maria con il CORE e il MIRE, si affiancano interventi sugli ospedali di prossimità (Correggio nel 2017, Montecchio oggi, in primavera sarà presentata la riqualificazione dell’ospedale di Guastalla), sulle case della salute e sui servizi territoriali.

Incentivi a chi sceglie l’auto ibrida: 191 euro per tre anni dalla Regione

La Regione Emilia-Romagna concede un contributo fino a un massimo di 191 euro (pari al costo del bollo medio) a ogni cittadino residente nel proprio territorio che nel 2018 acquista un’auto ibrida di prima immatricolazione, incentivo esteso alle annualità 2019 e 2020. Un contributo che verrà accreditato direttamente in seguito alla registrazione su una piattaforma web della Regione e che verrà esteso anche agli oltre 7mila residenti che hanno acquistato un’auto ibrida, sempre di prima immatricolazione, in Emilia-Romagna nel 2017.

Una scelta a favore della mobilità sostenibile che vuole premiare chi si affida a veicoli più ecologici e a basso impatto ambientale soprattutto negli spostamenti alle basse velocità caratteristici dei centri urbani, mezzi sempre più diffusi in Emilia-Romagna: dai 2.776 veicoli ibridi immatricolati nel 2015 in regione si è infatti passati ai 4.369(+57%) del 2016 e ai 7.056 del 2017 (+61% rispetto all’anno precedente).

La decisione della Regione arriva dopo l’esenzione dal bollo auto varata nel 2016 per chi acquistava l’auto ibrida quell’anno (per le annualità 2016-2017-2018), senza però che la misura potesse essere replicata l’anno successivo a causa dell’impossibilità normativa di portare a termine una revisione complessiva del bollo auto. Per questo motivo, nell’ultima seduta la Giunta regionale ha deciso di estendere la concessione del contributo di massimo 191 euro anche agli oltre 7 mila automobilisti che hanno acquistato e immatricolato un veicolo ibrido nel 2017.

Bandi aperti in Regione | Febbraio 2018

 

Abbattimento barriere architettoniche: rifinanziato con 180 milioni di € il Fondo nazionale

E’ stato reso ieri parere positivo dalla Conferenza Unificata alla proposta di riparto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, di 180 milioni di euro alle Regioni, per contribuire al superamento e all’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati.

La misura è stata voluta dal Governo inserendo nel Fondo Investimenti, previsto dalla legge di Bilancio 2017, il rifinanziamento della legge 13 del 9 gennaio 1989, “Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati”, che dal 2003 non veniva rifinanziata.

Questi fondi, molto attesi dalle Regioni e dai cittadini, coprono buona parte dei fabbisogni inevasi fino al 2017, segnalati negli ultimi mesi dalle Regioni al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Le Regioni ripartiranno a loro volta i finanziamenti ricevuti ai Comuni richiedenti per contribuire alle spese dei privati cittadini.

Il riparto dei 180 milioni è il seguente:

Abruzzo 4,4 milioni, Basilicata 15,2 milioni, Campania 13,5 milioni, Emilia-Romagna 29,3 milioni, Lazio 19,2 milioni, Liguria 275 mila euro, Lombardia 25,3 milioni, Marche 11,3 milioni, Molise 1,1 milioni, Piemonte 25,7 milioni, Puglia 4 milioni, Sardegna 3,2 milioni, Sicilia 4,4 milioni, Toscana 2,9 milioni, Umbria 11 milioni, Veneto 8,4 milioni.

Nelle proposte del Ministero Infrastrutture e Trasporti per il Fondo Investimenti di quest’anno sono stati richiesti ulteriori 160 milioni per i fabbisogni eccedenti, pari a circa 50 milioni, e per ulteriori fabbisogni. Dopo la firma, il decreto verrà pubblicato sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ed entrerà in vigore dopo quindici giorni da quella data.

 

COME FUNZIONA IL FONDO BARRIERE ARCHITETTONICHE

Le risorse sono destinate a finanziare interventi edilizi sia all’interno degli appartamenti sia nelle parti comuni dello stabile finalizzati al superamento o all’eliminazione delle barriere architettoniche che costituiscono un ostacolo ai portatori di menomazioni o di limitazioni funzionali permanenti.

Le richieste di contributo vanno presentate nel Comune dove è situato l’appartamento oggetto dell’intervento edilizio entro il 1° marzo di ogni anno (il termine definisce solo l’anno della graduatoria in cui rientrerà la domanda). Deve essere allegato il verbale di una Commissione pubblica di accertamento della invalidità (invalidità civile, handicap, Inail ecc.).

I Comuni trasmettono il fabbisogno alla Regione che ripartisce i finanziamenti disponibili e, successivamente, gli stessi Comuni provvedono a erogare i contributi agli aventi diritto.

Dal 1° marzo 2014 con una unica domanda è possibile entrare in due graduatorie:

  • la graduatoria nazionale finanziata dalla legge n. 13/1989;
  • la graduatoria regionale, istituita con la legge regionale n. 24/2001 e successive modificazioni e la delibera della Giunta regionale n. 171/2014.

Le graduatorie sono parallele:

  • nella nazionale (quella oggi finanziata) dove i fondi provengono dal bilancio statale, i criteri per la formazione della graduatoria sono la data di presentazione della domanda e la categoria di invalidità. Hanno la precedenza le domande degli invalidi totali con difficoltà di deambulazione;
  • nella regionale dove i fondi provengono dal bilancio regionale, i criteri per la formazione della graduatoria sono il valore del reddito ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) del nucleo familiare dell’invalido e la categoria di invalidità. Hanno la precedenza le domande degli invalidi totali con difficoltà di deambulazione.

Per accedere alle due graduatorie non sono previsti limiti reddituali.