Aumentano i trapianti e calano le liste d’attesa, Emilia Romagna prima in Italia

Nel 2016 in Emilia-Romagna aumentano del 20% i donatori e del 24,2% i trapianti. Di conseguenza, le persone in lista d’attesa scendono da 1.272 a 1.084 (-14,8%), la metà delle quali provenienti da altre regioni. Sono poi oltre 276 mila i cittadini (276.260) che hanno registrato la propria volontà sulla donazione degli organi e dei tessuti; di questi, 266.880, vale a dire il 96,6%, lo ha fatto per dire “Sì”: numeri che collocano la regione al primo posto in Italia, assieme alla Valle d’Aosta, per numero di consensi rispetto alla popolazione, e al secondo posto per numero di dichiarazioni rilasciate, sempre in rapporto agli abitanti.

É un bilancio positivo quello che emerge dal Report 2016 del Centro riferimento trapianti dell’Emilia-Romagna e dai dati registrati dal sistema informativo del Centro nazionale trapianti, aggiornati al 3 aprile 2017 e rielaborati dal Servizio statistica regionale. Numeri che permettono anche di pensare ad un nuovo progetto: un futuro polo di trapianto di rene da cadavere, che sorgerà a Ravenna.

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Dai vaccini alle malattie rare: più cure, visite ed esami garantiti dal Servizio sanitario regionale

Dai vaccini alla cura dell’endometriosi, dal trattamento dell’autismo all’ampliamento delle malattie rare, con relative esenzioni, fino al miglioramento della qualità dell’assistenza grazie a dispositivi tecnologicamente avanzati, basti pensare agli ausili informatici e di comunicazione per persone con gravissime disabilità. Dunque, nuove cure e più esami e visite che i cittadini, gratuitamente o pagando un ticket, possono effettuare attraverso il servizio sanitario regionale.

Questo il significato dei nuovi Lea, i Livelli essenziali di assistenza, che in Emilia-Romagna diventano operativi. La Regione, con una delibera di Giunta approvata ieri, ha compiuto l’ultimo passo necessario, il recepimento del decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri, per trasferire sul territorio le novità introdotte a livello nazionale.

Le nuove prestazioni

Già dal 1° gennaio alcune vaccinazioni sono offerte in modo attivo e gratuito dalle Aziende Usl: contro il meningococco B (ai bambini nel primo anno di vita, a partire dai nati dal 1° gennaio 2017), contro la varicella (per i bambini nel primo anno di vita e a 6 anni), contro il rotavirus ai neonati con fattori di rischio, contro la pertosse alle donne nell’ultimo trimestre di gravidanza, contro lo pneumococco per le persone nel 65esimo anno di età. Nel corso dell’anno verrà estesa l’offerta attiva e gratuita della vaccinazione contro il papilloma virus anche ai maschi dodicenni. Ancora, senza oneri a carico del cittadino ci saranno: le cure per l’endometriosi (malattia cronica provocata da anomalie nel tessuto interno dell’utero), per il trattamento dell’autismo, l’assistenza alle persone con Broncopneumopatia cronica ostruttiva, prestazioni ambulatoriali tecnologicamente avanzate nell’attività di dialisi, esami di laboratorio (i dosaggi ormonali finalizzati alla valutazione della fertilità), la radioterapia, alcune prestazioni riabilitative delle funzioni neurologiche (rieducazione della voce e dell’eloquio in caso di traumi, delle funzioni mentali globali). Saranno introdotti, inoltre, numerosi dispositivi tecnologicamente avanzati, di fondamentale importanza per garantire l’autonomia delle persone disabili (ad esempio, ausili informatici e di comunicazione per persone con gravissime disabilità). Viene ampliato l’elenco delle malattie rare, con relativa esenzione delle prestazioni: sono oltre 110 quelle inserite. Importanti revisioni riguardano anche le malattie croniche, per la maggior parte delle quali è individuata una serie di prestazioni fruibili gratuitamente. Inoltre alcune malattie, prima classificate come rare, diventano ora croniche, tra cui la celiachia e la sindrome di Down.

Prestazioni già assicurate in Emilia-Romagna

All’interno dei nuovi Lea figura una lunga serie di cure e prestazioni già assicurate dal Servizio sanitario regionale, gratuitamente o pagando un ticket: dal vaccino contro il meningococco ACWY nel secondo anno di vita, negli adolescenti e nelle persone più a rischio, ai controlli garantiti nel corso della gravidanza fisiologica; dalle visite e dagli esami previsti per la procreazione medicalmente assistita, sia eterologa che omologa, alle cure odontoiatriche per chi è affetto da patologie invalidanti o è in difficoltà economica, ai trattamenti di adroterapia per la cura dei tumori. Poi, prestazioni di genetica medica, le cure medico-farmacologiche, psico-sociali, assistenziali ed educative per le persone con dipendenza da gioco d’azzardo, l’ampliamento dello screening neonatale per la diagnosi precoce e la presa in carico tempestiva delle malattie metaboliche ereditarie, lo screening audiologico per favorire la migliore cura possibile del deficit uditivo nei neonati.

Un fascicolo sanitario elettronico più semplice e utile

Da più di tre anni il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) accompagna molti cittadini dell’Emilia-Romagna, custodendo in un cassetto virtuale e privato, accessibile via Pc, i risultati di esami, analisi o referti di pronto soccorso. Una comodità che evita a moltissimi pazienti la seccatura di doversi recare all’Ausl o in ospedale per ritirare i documenti stampati, cambiare medico di famiglia o prenotare esami.

Ora il servizio è stato rinfrescato e potenziato dalla Regione: nuova grafica, accessibilità migliorata dai dispositivi mobili e, soprattutto, nuovi servizi in arrivo nei prossimi mesi.

Il nuovo sito è online e, grazie a uno studio condotto in collaborazione con l’Università di Bologna ed il Comitato consultivo regionale, si presenta più chiaro, ordinato e funzionale nella navigazione e fruizione della propria storia clinica. Per ogni documento viene indicato nel sottotitolo la struttura dove è stata erogata la prestazione, il medico che l’ha prescritta, lo stato della stessa (prescritta, prenotata o erogata).

Attivare il Fascicolo sanitario elettronico è un’operazione gratuita, che può effettuare qualsiasi persona maggiorenne iscritta al Servizio sanitario regionale. Per attivarlo è necessario rivolgersi ad uno degli sportelli dedicati dell’Azienda Usl per ottenere le credenziali, nel rispetto della privacy. Una volta attivato è possibile accedervi dal sito Internet www.fascicolo-sanitario.it utilizzando le proprie credenziali personali.

Ad oggi sono stati attivati oltre 260mila fascicoli, in prevalenza da donne (quasi 138mila) e persone tra i 30 ed i 44 anni (63mila fascicoli).

L’elisoccorso raddoppia: servizio anche nelle ore notturne. Le prime 17 elisuperfici per coprire tutta l’Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna il servizio di elisoccorso raddoppia, coprendo anche le ore notturne. In tutto il territorio regionale, ciò consentirà di arrivare più velocemente e più vicino alle persone che hanno bisogno di ricevere un soccorso sanitario tempestivo, soprattutto nelle aree montane.

Lo ha deciso la Regione, destinando al rafforzamento del servizio 3,2 milioni di euro in più l’anno e avviando un programma specifico per l’abilitazione delle prime 17 “elisuperfici” al volo notturno, aree, cioè, diverse dagli eliporti e destinate all’uso esclusivo degli elicotteri.

I lavori verranno ultimati entro maggio e le 17 elisuperfici saranno così dislocate:

Ausl di Piacenza

  • Campo sportivo di Bobbio

Ausl di Parma

  • elisuperficie Ospedale Maggiore di Parma
  • elisuperficie Ospedale Borgo Val di Taro

Ausl di Reggio Emilia

  • elisuperficie Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia (al suolo)
  • Castelnuovo ne’ Monti, elisuperficie Ospedale

Ausl di Modena

  • elisuperficie Ospedale Baggiovara di Modena
  • elisuperficie Ospedale Policlinico di Modena
  • Pavullo nel Frignano aeroporto Aereo Club
  • Montese elisuperficie comunale
  • Palagano

Ausl di Bologna

  • elisuperficie Ospedale Maggiore di Bologna (al suolo). In più, sulla copertura dell’edificio corpo D (in quota) esiste una elisuperficie già autorizzata base HEMS
  • Gaggio Montano, elisuperficie in convenzione con la Protezione civile (intesa in via di completamento)

Ausl di Ferrara

  • elisuperficie Ospedale di Cona
  • Lagosanto, elisuperficie Ospedale

Ausl unica Romagna

  • elisuperficie Ospedale Bufalini di Cesena
  • elisuperficie Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna

In questa prima fase, sperimentale, è prevista la loro attivazione dall’inizio del periodo estivo con un elicottero di base a Bologna, sede “baricentrica” rispetto il territorio regionale.

Elisoccorso: 2.992 missioni per 1.283 pazienti trasportati

L’impiego di elicotteri quali eliambulanze (tecnicamente definito HEMS, Helicopter Emergency Medical Service) è un servizio già presente in Emilia-Romagna dal 1986.

Attualmente sono quattro gli elicotteri di soccorso sanitario attivi in regione: le basi sono collocate all’Ospedale Maggiore di Parma, all’Ospedale Maggiore di Bologna e all’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna. Il quarto elicottero, dotato anche di verricello per le operazioni di ricerca e recupero, fa base a Pavullo nel Frignano (Modena) ed è operativo su tutto il territorio regionale. Al momento i quattro elicotteri prestano servizio solo durante le ore di luce, per un periodo di operatività massima giornaliera di 12 ore e mezza. Nel 2015 sono state effettuate 2.992 missioni, per un totale di 1.283 pazienti trasportati.

1,4 milioni per l’adeguamento delle prime 17 elisuperfici

In accordo con le Aziende sanitarie, è dunque stata completata l’individuazione delle prime 17 aree idonee all’atterraggio notturno degli elicotteri, in modo da coprire la gran parte del territorio regionale, con priorità per le aree decentrate. La conclusione dei lavori necessari per gli adeguamenti delle elisuperfici, che hanno comportato un investimento complessivo di 1,4 milioni di euro, è fissata entro maggio 2017.

E’ previsto inoltre l’utilizzo integrato di un elicottero della Regione Lombardia (sede Brescia) con funzioni di back up e di primo intervento se il tempo di soccorso dovesse risultare inferiore a quello di Bologna. Sono in corso di approfondimento ulteriori sinergie con altri enti e Regioni.

 

Ai nidi e ai servizi per l’infanzia, pubblici e privati, solo con le vaccinazioni. Ora ci sono le linee guida

A un mese dalla approvazione della legge sui servizi educativi per i bambini da 0 a 3 anni, la Regione emana le linee guida relative all’obbligo vaccinale. Destinatari sono i bimbi che, a partire dall’anno educativo 2017-2018, frequenteranno non solo gli asili nido, ma anche i servizi integrativi al nido e i servizi ricreativi, sia pubblici che privati, secondo quanto previsto dalla legge regionale approvata lo scorso mese.

Le linee guida della Regione
Il provvedimento approvato dalla Giunta stabilisce la road map delle vaccinazioni, indispensabili non solo per i bimbi che accedono per la prima volta ai servizi educativi, ma anche per i bambini che già frequentano questi servizi.

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Case della salute, più vicine ai cittadini e più integrazione tra professionisti

Sempre più medicina di iniziativa, ovvero servizi che non aspettano il cittadino “sulla soglia”, ma sono in grado di andargli incontro, raccogliendo la sua domanda di salute prima che si trasformi in un aggravamento o una complicazione. Sempre più integrazione concreta tra i professionisti (non solo della sanità, ma anche del sociale), continuità dell’assistenza con l’ospedale e partecipazione della comunità locale (volontariato, associazionismo), elemento chiave per migliorare la promozione della salute.

E’ questa la direzione indicata dalla Regione per quanto riguarda le Case della salute, strutture dedicate alle cure primarie dove vengono erogati servizi e prestazioni sanitarie, socio-sanitarie e sociali che non necessitano di ricorso all’ospedale. La Giunta regionale ha approvato infatti nei giorni scorsi le nuove linee organizzative e assistenziali, a distanza di 6 anni dall’avvio dell’esperienza e dopo oltre un anno di confronti con professionisti e operatori, medici e pediatri di famiglia, enti locali, sindacati: confronti che hanno permesso di verificare quanto fatto finora e “mettere a sistema” le buone pratiche emerse nei territori.

Attualmente sono 84 le Case della salute in Emilia-Romagna, diffuse in modo capillare in tutta la regione e con un bacino di utenza di quasi 2 milioni di residenti. La maggior parte si trova in aree rurali e di collina, poi in aree montane e nei capoluoghi di provincia. Finora sono stati spesi 68,2 milioni di euro per le Case già operative, ne sono programmate altre 38 per circa 52,6 milioni di euro (che comprendono anche risorse destinate alle strutture delle aree colpite dal sisma del 2012).

 

Le nuove linee guida: quattro “aree integrate”
D’ora in poi le Case della salute non saranno più pensate a partire dai servizi, ma per aree integrate. Questo significa che la presa in carico della persona avverrà con percorsi chemettono insieme professionisti e servizi diversi. Un processo già in corso, di fatto, in molte realtà, ma non ancora uniforme in tutta la regione. Quattro le aree integrate individuate: prevenzione e promozione della salute; popolazione con bisogni occasionali-episodici; benessere riproduttivo, cure perinatali, infanzia e giovani generazioni; prevenzione e presa in carico della cronicità. Un esempio: nella Casa della salute, oltre l’ostetrica, c’è il medico di medicina generale, il pediatra, la pediatria di comunità e le associazioni delle mamme. Insieme costituiscono l’area “benessere riproduttivo, cure perinatali, infanzia e giovani generazioni”, che nasce da un lavoro d’integrazione.

La sfida, infatti, consiste proprio nel realizzare quell’“integrazione orizzontale” che è il vero valore aggiunto delle Case della salute, la collaborazione e la condivisione di obiettivi e azioni tra tutti i protagonisti: medici e pediatri di famiglia, dipartimenti territoriali e ospedalieri delle Aziende sanitarie, servizi sociali, la comunità (cittadini singoli e associazioni). Tutto questo attraverso un programma formativo rivolto ai professionisti che lavorano nella Case, accompagnato da interventi di supporto attivati a livello regionale, che derivano dalle esperienze virtuose emerse nelle singole realtà. In quest’ottica nella Casa della salute assume sempre più valore l’accesso alla struttura, il momento dell’accoglienza della persona e dell’orientamento: una funzione che garantisce a tutti equità di accesso ai servizi e che in molte realtà è oggi consolidata grazie alle organizzazioni di volontariato. Un ruolo centrale, infine, è svolto dai medici e pediatri di famiglia: il lavoro d’équipe a cui sono portati all’interno delle Case, con infermieri e altri medici, consente di intervenire in modo più tempestivo e appropriato, per esempio nella gestione di patologie croniche (diabete, prevenzione del rischio cardiovascolare).

A Quattro Castella nasce “La tavola armonica”

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Quattro Castella e tutti i cittadini dell’Unione Colline Matildiche hanno festeggiato questa mattina l’inaugurazione del Laboratorio di falegnameria “La Tavola Armonica” destinato ad ospitare, nei locali della ex mensa della scuola media, la nuova sede del Sap, il Servizio di Aiuto alla Persona, fiore all’occhiello dei servizi sociali castellesi e dell’Unione.

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In occasione della Giornata mondiale delle persone con disabilità, noi apriamo un luogo che non è solo simbolico, ma vita vissuta. L’idea del laboratorio nasce nel 2011 e in cinque anni si è riusciti, tutti insieme, a realizzare questo progetto: un luogo polifunzionale, un salotto sociale, per incontri e confronti intergenerazionali, aperto a cittadini e associazioni del territorio. La scelta di realizzarlo vicino alla scuola media, alla palestra e al centro giovani Garage non è casuale, ma intende stimolare e coinvolgere tutta la cittadinanza. Prendersi cura delle persone più fragili è il senso più profondo del fare politica. Questo progetto è importante non solo sul piano sociale e politico, ma esistenziale per tutti i ragazzi, le loro famiglie e la comunità in cui vivono. Un bell’esempio di welfare della solidarietà, dei diritti, della interazione tra pubblico e privato, tra istituzioni e cittadini.

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Nella sanità dell’Emilia-Romagna entrano 2.581 nuovi medici, infermieri, operatori. Dalla Regione un investimento da 25 milioni

Un investimento da 25 milioni di euro che la Regione fa per l’immissione in corsia, nelle strutture e nei servizi sul territorio di nuovi professionisti e operatori sanitari – medici, infermieri, ostetriche, tecnici – per rafforzare la sanità dell’Emilia-Romagna e continuare a garantire, con l’obiettivo di migliorarli ancora, quegli standard di qualità che da tempo la collocano ai vertici nazionali ed europei.

Nell’ambito del Patto per il lavoro sottoscritto con organizzazioni sindacali e datoriali, enti locali, terzo settore e università con l’obiettivo di creare sviluppo e occupazione, sono stati sviluppati due accordi, sottoscritti dalla Regione il 19 settembre scorso con i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil e il 28 novembre con le rappresentanze della dirigenza medica dipendente e convenzionata delle Aziende sanitarie: grazie all’applicazione delle due intese, l’impegno della Regione consente di stabilizzare 402 operatori sanitari ora precari, di assumerne altri 500 e di garantire una copertura del turn-over pari al 90%, percentuale unica in Italia, un’operazione quest’ultima che porta all’immissione in ruolo altre 1.530 persone.

Inoltre, vengono confermati i contratti in essere dei 149 medici reclutati per vincere la sfida della riduzione delle liste di attesa, con i tempi per visite ed esami specialistici riportati entro i 30 e 60 giorni praticamente nella totalità dei casi. Complessivamente, dunque, la manovra messa in campo e gli impegni condivisi coinvolgono 2.581 operatori.

Misure per le quali non bisognerà aspettare: le assunzioni a tempo indeterminato già fatte o programmate entro l’anno nelle Aziende sanitarie della nostra regione riguardano 1.860 operatori e sono relative alle stabilizzazioni e alla copertura del 90% del turn-over, cioè delle figure a tempo indeterminato cessate.

Adesso è legge: in Emilia-Romagna obbligatorio vaccinare i bambini per iscriverli al nido

Adesso è legge, ed è la prima varata da una Regione italiana: per poter frequentare gli asili nido dell’Emilia-Romagna i bambini dovranno essere vaccinati. Lo prevede il progetto di legge della Giunta regionale di riforma dei servizi educativi per la prima infanzia e approvato oggi dall’Assemblea legislativa con 27 voti favorevoli (Pd), 5 no (M5s) e 10 astenuti (Sel, Ln, Fdi, Fi). L’articolo 6, quello che introduce l’obbligatorietà dei vaccini, è stato votato da Pd, Sel, Fdi, Fi; contrario il M5s, astenuta la Ln. Nel ridisegnare i servizi 0-3 anni, la norma introduce come requisito d’accesso a quegli stessi servizi, pubblici e privati, “l’avere assolto gli obblighi vaccinali prescritti dalla normativa vigente”, e quindi aver somministrato ai minori l’antipolio, l’antidifterica, l’antitetanica e l’antiepatite B.

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La percentuale di vaccinati che garantisce la migliore protezione a tutta la popolazione deve essere superiore al 95%, limite indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). In Emilia-Romagna tale copertura è stata del 93,4% nel 2015 dopo essere scesa al di sotto di quella richiesta nel 2014, quando arrivò al 94,5%. Nel 2010 era al 96,5%. L’anno scorso solo i territori di tre Ausl sono risultati al di sopra del 95%: Imola, la più alta, con il 95,8% (rispetto al 95,3% del 2014), Parma con il 95,6% (95% l’anno precedente) e Piacenza sempre con il 95,6% (95,7%). Al di sotto tutte le altre: Modena col 94,1% (dal 94,7% del 2015), Reggio Emilia col 93,7% (95,2%), Ferrara col 93,6% (96,1%) e Bologna col 93,5% (95,2%). Dati ancor più negativi per la Ausl unica della Romagna, che sempre nel 2015 ha fatto registrare una copertura pari al 92,3% rispetto al 91,1% dell’anno precedente. Prendendo le singole aree, si ha Rimini con l’87,5%, in leggera salita rispetto all’87,3% del 2014, poi Cesena con l’89,4% (92,5%), Forlì con il 93% (94,5%) e Ravenna con il 94,3% (95,2%) (in allegato l’andamento della copertura vaccinale nelle singole Ausl nei singoli anni a partire dal 2010).

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VACCINI, SONCINI (PD): “POSIZIONE IRRESPONSABILE DEI CINQUE STELLE”

REGIONE, APPROVATA RIFORMA SERVIZI EDUCATIVI PER PRIMA INFANZIA

SONCINI, PD: “VACCINI OBBLIGATORI ALL’ASILO, EMILIA ROMAGNA PRIMA REGIONE IN ITALIA. POSIZIONE IRRESPONSABILE DEI CINQUE STELLE”

“La legge del 2000, che abbiamo riformato, era nata in un contesto sociale ed economico assai diverso da quello odierno. La revisione della legge sugli 0-3 si inserisce all’interno di un tentativo di ammodernamento del welfare, una revisione costante per i nostri cittadini più piccoli”.

Commenta così Ottavia Soncini, consigliere regionale del Partito democratico, la Riforma dei servizi educativi per la prima infanzia approvata ieri in Assemblea legislativa: “Una riforma che riguarda un sistema educativo dai numeri importanti; nella fascia 0-3 anni, sono oltre 30 mila i bambini iscritti nelle 1199 strutture educative fra nidi, nidi aziendali, micro-nidi e sezioni primavera”.

“Questa è una legge”, spiega Ottavia Soncini, “che cerca di adeguarci al mondo che cambia con l’intento di portare sempre più bambini di 0-3 anni a frequentare gli asili nido e di mettere in condizione un sempre maggior numero di famiglie di usufruire di servizi fondamentali per lo sviluppo educativo e sociale dei più piccoli. La scelta dell’asilo nido, soprattutto sotto i due anni, continua purtroppo a rimanere strettamente correlata al reddito familiare, alla presenza di una madre che lavora e al titolo di studio della madre”.

“L’Emilia Romagna”, continua Soncini, “è una regione caratterizzata da un elevato livello di partecipazione ai servizi per la prima infanzia. Si è riscontrato però un calo del numero di iscritti, un -9.2% tra il 2011 e il 2015; un dato che ci ha fatto riflettere, insieme alla limitata crescita della natalità, la crescita dell’incidenza della popolazione straniera e l’incremento della povertà infantile”.

Cinque sono i punti su cui interviene il provvedimento: maggiori garanzie di equità e qualità dei servizi, peraltro sottoposti a processi di valutazione; maggiore flessibilità organizzativa nei servizi; un sistema di accreditamento delle strutture educative più semplice; la formazione del personale; l’introduzione della obbligatorietà dei vaccini contro poliomielite, difterite, tetano ed epatite B per l’iscrizione.

“La nuova legge”, prosegue Soncini, “pone al centro l’asilo nido classico, con orari full-time o part-time, e intorno una rete di servizi più flessibili e diversificati per andare incontro ai nuovi bisogni delle famiglie. Prevediamo inoltre, prima Regione in Italia, la vaccinazione obbligatoria per i bambini che frequentano l’asilo: abbiamo infatti a cuore, prima di ogni cosa, la tutela di tutti i bambini, in particolare dei più fragili che per motivi di salute non possono essere vaccinati e sono quindi maggiormente esposti a contagio; per loro l’unica possibilità per frequentare ambienti comuni è che tutti gli altri siano vaccinati”.

“Il voto contrario del gruppo consigliare del partito dei Cinque stelle all’obbligatorietà dei vaccini, alla luce dei più recenti studi scientifici”, nota Soncini, “è incomprensibile e tipico di un movimento di protesta che ben poco ha a che fare con la proposta. Sfuggire poi, alle proprie responsabilità, mettendo il gioco politico addirittura prima di un’azione di tutela è venir meno al compito stesso della politica. Come si può pensare di affidare il futuro del Paese ad un partito che rinuncia a tutelare i propri figli, i propri nipoti, i propri cittadini?”.

“Scuola, scuola dell’infanzia, lotta alla povertà minorile sono ambiti”, conclude Soncini, “su cui lavoriamo anche per costruire un rapporto volto al progresso con i cittadini. È in questa direzione che intendiamo adeguare e sostenere il sistema regionale dei servizi per l’infanzia, nella convinzione che l’educazione e la cura sono alla base del benessere delle nostre comunità”.