Cinema e audiovisivi, 1,25 milioni per progetti di festival e rassegne: aperti i bandi

La Regione Emilia-Romagna investe sul cinema e sull’audiovisivo e lo fa offrendo la possibilità di ottenere contributi a progetti di festival e rassegne in questi ambiti.
Per il primo filone di finanziamento, relativo a progetti di rilievo almeno nazionale, per il triennio 2018-2020 sono a disposizione 750mila euro per la prima annualità, mentre le risorse per gli anni successivi verranno individuate sulla base delle disponibilità.
Per il secondo filone, che riguarda progetti di risonanza regionale per l’anno 2018, è previsto uno stanziamento di 520 mila euro, di cui 420mila per i festival e 100 mila euro per le rassegne. Nel 2017 con questo meccanismo erano stati finanziati 21 festival, di cui 3 di rilevanza nazionale e 14 rassegne, in un panorama regionale ricco e riconosciuto.

I bandi

Per i progetti di rilievo nazionale, per ogni edizione dal 2018 al 2020, si richiede un programma articolato sulla base minima di 5 giornate di programmazione, con almeno 10 proiezioni. I progetti dovranno puntare all’incremento e alla diversificazione del pubblico e dell’offerta sia in relazione agli spazi (es. i luoghi periferici o senza sale cinematografiche) sia alle varie tipologie di pubblico (es. biglietti e abbonamenti mirati). Altro punto fondamentale è la proposta di opere inedite, senza distribuzione sul mercato italiano, appartenenti a cinematografie meno conosciute o provenienti da paesi emergenti. Nel programma andranno inoltre inserite opere sostenute dal Fondo per l’Audiovisivo regionale e opere nazionali e internazionali restaurate.Sarà inoltre importante promuovere le pari opportunità, intese come attenzione alle specificità di genere e alle abilità differenti.

La domanda di contributo, sottoscritta dal legale rappresentante, dovrà essere inviata per via telematica dall’indirizzo di Posta Elettronica Certificata del soggetto richiedente al seguente indirizzo PEC: servcult@postacert.regione.emilia-romagna.itcon oggetto “Domanda festival/rassegne 2018-2020”. L’invio delle domande dovrà essere effettuato entro le ore 14.00 del 22 aprile 2018.

Per i progetti di festival e rassegne di rilevanza regionale per il 2018, sono ammissibili quelli giunti quest’anno almeno alla terza edizione. Il programma dovrà prevedere almeno 3 giornate consecutive di programmazione, comprendenti non meno di 10 proiezioni, per i festival; un periodo di programmazione saltuaria anche non consecutiva comprendenti non meno di 10 proiezioni per ogni rassegna. Anche in questo caso festival e rassegne dovranno puntare all’incremento e alla diversificazione del pubblico e dell’offerta,  proporre opere inedite, e sostenute dal Fondo per l’Audiovisivo regionale e opere nazionali e internazionali restaurate; oltre a promuovere le pari opportunità.

La domanda di contributo, sottoscritta dal legale rappresentante, dovrà essere inviata per via telematica dall’indirizzo di Posta Elettronica Certificata del soggetto richiedente al seguente indirizzo PEC: servcult@postacert.regione.emilia-romagna.itcon oggetto “Domanda Festival 2018” o “Domanda Rassegne 2018”. L’invio delle domande dovrà essere effettuato entro le ore 14.00 del 29 aprile 2018.

Modulistica sul canale Cinema di EmiliaRomagnaCreativa.it:
https://cinema.emiliaromagnacreativa.it/it/finanziamenti/bandi/

Come si vota il 4 marzo

  • Si vota domenica 4 marzo, dalle ore 7.00 alle ore 23.00
  • Si vota per eleggere i componenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.
  • Possono votare per la Camera dei Deputati tutti i cittadini che hanno compiuto il 18° anno di età entro il giorno dell’elezione (cioè che siano nati prima del 4 marzo 2000) e siano iscritti nelle liste elettorali.
  • Possono votare per il Senato i cittadini che hanno compiuto il 25° anno di età entro il giorno dell’elezione (cioè che siano nati prima del 4 marzo 1993) e siano iscritti nelle liste elettorali.
  • Per votare occorre presentarsi al seggio con un documento di identità valido
    e con la “tessera elettorale” (chi l’avesse smarrita o avesse esaurito gli spazi dove apporre i timbri di partecipazione al voto, può richiederne copia all’Ufficio elettorale del Comune o del Quartiere).
  • Per votare si deve tracciare un segno sul simbolo del Partito Democratico. In questo modo il voto è validamente espresso anche per il candidato del collegio uninominale della Camera e del collegio uninominale del Senato.
  • ATTENZIONE: È vietato scrivere le preferenze. I nominativi dei candidati PD sono già stampati sulla scheda, accanto al simbolo.

 

FAC SIMILE SCHEDA CAMERA DEI DEPUTATI (Collegio di Scandiano)

 

FAC SIMILE SCHEDA SENATO DELLA REPUBBLICA (Collegio di Parma)

Inaugurato il Corpo C dell’Ospedale di Montecchio

Dopo quasi 13 anni di lavori, senza che fosse mai interrotta l’attività, sabato si è concluso un percorso di ristrutturazione complessiva dell’Ospedale Franchini costato 35 milioni di euro coperti per oltre il 92,5% dall’Ausl di Reggio Emilia.

Presenti all’evento anche i sindaci della Val d’Enza parmense, un segnale importante che conferma il ruolo di Montecchio come ospedale di prossimità anche per la provincia di Parma. Nel nostro paese la tutela della salute non conosce confini amministrativi e geografici.

Nel 2015 abbiamo inaugurato la casa della salute di Montecchio, sulla quale la Regione crede molto, un punto di riferimento costante, vicino, dove i cittadini possono essere assistiti e dove si concentrano professionisti e servizi. Un luogo che garantisce sia l’accoglienza che la continuità dell’assistenza, la gestione delle patologie croniche e il completamento dei principali percorsi diagnostici che non richiedono il ricorso all’ospedale. Un territorio, quello della Val d’Enza, che grazie alla casa della salute concentra in un unico edificio attività e servizi sanitari che originariamente erano distribuiti sul territorio distrettuale. La nuova sede consente una migliore integrazione tra i professionisti, altro aspetto non scontato e presente nel distretto è la multidisciplinarietà e la gestione integrata dei pazienti cronici, invalidi, anziani.

Quello inaugurato sabato è un intervento che ha riguardato 4 mila metri quadrati di superficie che ospitano pronto soccorso, attività ambulatoriali di tipo chirurgico e alta intensità di cura. Intervento costato 6 milioni di euro, somma che porta a 35 milioni gli investimenti fatti dall’Azienda sanitaria per l’ospedale di Montecchio a cui si aggiungono gli 8 milioni della Casa della Salute di Montecchio e altrettanti su quella di Sant’Ilario. Un territorio nel quale sono stati quindi investiti circa 50 milioni di euro. Tutto ciò garantendo l’equilibrio di bilancio.

Negli ultimi 20 anni si è investito su tutti e 5 gli ospedali della nostra provincia, con un impegno complessivo di 200 milioni di euro solo per quanto riguarda le risorse dell’AUSL. Agli interventi importanti sul Santa Maria con il CORE e il MIRE, si affiancano interventi sugli ospedali di prossimità (Correggio nel 2017, Montecchio oggi, in primavera sarà presentata la riqualificazione dell’ospedale di Guastalla), sulle case della salute e sui servizi territoriali.

In tour con Luigi Marattin

Ieri ho accompagnato Luigi Marattin, candidato Pd nel nostro collegio plurinominale, in un tour tra alcune belle realtà produttive reggiane: la Cerma di Vezzano sul Crostolo, la Grasselli Spa di Albinea, la Reggiana Riduttori di San Polo d’Enza e la Fratelli Francia di Quattro Castella.

Una giornata di confronto sulle azioni fatte in questi quattro anni di Governo, ma soprattutto sulle proposte concrete e realizzabili, che trovate nel nostro programma elettorale, per proseguire il sostegno verso le imprese:

– Ridurre il cuneo contributivo di 4 punti in 4 anni (dal 33% al 29%). Il lavoro a tempo indeterminato vale di più quindi deve costare meno.

– Le imprese pagano ancora troppe tasse. La nostra proposta è quella di ridurre ulteriormente l’Ires fino al 22%: uno dei livelli più bassi in tutta Europa

– Aumentare la deducibilità dell’IMU per imprese e artigiani portandola al 100% in 5 anni

– Estendere i PIR anche oltre l’attuale perimetro di legge per consentire alle piccole imprese innovative di competere di più e valorizzare il risparmio italiano

– Istituire uno strumento di formazione personale per un monte ore complessivo minimo iniziale di 150 ore: formazione permanente e capitale umano

– Estendere la dichiarazione precompilata (opzionale) anche ai lavoratori autonomi e ai piccoli imprenditori

– Rafforzare il piano impresa 4.0 rendendo stabile e strutturale il credito di imposta alla ricerca e sviluppo prevedendo una riduzione graduale dell’iper ammortamento per poi introdurre strutturalmente un’accelerazione della deducibilità fiscale degli investimenti produttivi. Chi investe sul futuro deve poter dedurre più velocemente i costi.

– Introdurre una “patente fiscale” a punti, uno strumento che permette di premiare gli imprenditori onesti, che pagano le tasse senza evadere

Qua potete trovare il programma PD: bit.ly/programmaPD

Il mio intervento al convegno regionale dell’Agesci Emilia-Romagna

Domenica 21 gennaio ho partecipato a Scandiano al convegno regionale dell’Agesci Emilia-Romagna. Di seguito trovate una sintesi del mio intervento:

“Non posso che iniziare il mio saluto ricordando l’esperienza personale che continuo intimamente a condividere con il mondo scout e che ritengo mi abbia formata e motivata all’impegno politico pur con tutti i miei limiti.

Il cammino scout educa le persone ai valori e allena alla Responsabilità. Per crescere come persone responsabili serve una educazione graduale, fin da piccoli. La buona azione, la promessa, l’essere caposquadriglia, la partenza… Tutti passaggi che preparano all’essere Responsabili, quindi a rispondere in una ottica relazionale agli altri degli impegni presi: mantenere la parola data, fare ciò che si dice, essere seri, prendersi cura e custodire gli altri nel servizio.

Don Milani diceva che “L’obbedienza non è più una virtù”. Penso che essere obbedienti non sia sufficiente; non ti salva da ciò che hai fatto o non hai fatto, dall’aver cambiato una legge ingiusta, dall’aver corrisposto ai bisogni dei cittadini o all’aver risposto a delle esigenze. Bisogna essere persone Responsabili. Don Milani concludeva dicendo che “Ciascuno di noi si deve sentire l’unico responsabile di tutto”. Come fare allora per coltivare questa Responsabilità? Imparando ad apprezzare la bellezza dell’altro e i valori che vanno portati avanti nella nostra società.

Negli scout si matura, ad esempio, il valore della legalità, dei diritti dell’infanzia, dell’ambiente, della dignità della persona, della non violenza, del rifiuto della discriminazione razziale. Valori di riferimento che convincono ad una partecipazione attiva, ad un impegno civico, e che possono portare ad un impegno politico. Chissà, magari con la partenza anche qualcuno dei vostri giovani sceglierà l’impegno politico.

Quando arrivi ad un impegno di governo o politico devi ricordarti, credo, dei quattro livelli di Responsabilità:

  1. La Responsabilità verso te stesso: una coscienza integra, valori ideali da non tradire, la morale
  2. La Responsabilità verso gli altri come persone e non come categorie: oggi troppo spesso guardiamo agli altri come categorie (come i migranti per esempio), ma in questo modo chi fa politica non assolve ad un pezzo di responsabilità che ti chiede di vedere sempre il volto dell’altro nella sua unicità, nella sua sofferenza, nella sua storia.
  3. La Responsabilità verso il contingente: quindi la politica come strumento potente di trasformazione della realtà perché “lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato” non è solo un motto scout ma una grande responsabilità politica.
  4. La Responsabilità, in modo sia laico che religioso, verso il trascendente: chi fa politica deve dire che idea ha di futuro, quali ideali, dove vuole portare il Paese, che Mondo si immagina. E qui c’è la parola chiave di cui vi occupate oggi: Sogno, futuro

Grazie a nome della Regione per la generosità del vostro tempo donato per gli altri.

Grazie per il vostro impegno che dura tutta una vita.

Grazie perché voi oggi siete testimoni di vita per i giovani. I valori della Educazione, della cultura, del sociale vi appartengono e per questo guardiamo a voi con grande rispetto.

Grazie perché siete generatori di speranza e di futuro in un tempo in cui il futuro non dev’essere associato alla parola paura ma alla parola fiducia.

Buona strada!”

“La normalità è il luogo migliore dove vivere”: il mio intervento all’H-Pride di Cavriago

Sabato 2 dicembre ho partecipato ad “H-PRIDE – Diritti di Cittadinanza diversamente ritrovabili” in collaborazione con AUSL di Reggio Emilia , Unione Val d’Enza e diverse Associazioni. Il Convegno è stato un momento di sintesi di un percorso che da tempo si svolge insieme alle persone disabili, alle famiglie, ai gestori dei servizi, al mondo del lavoro e del tempo libero, insieme alle quali si vuole ripensare e riprogettare il modo di collaborare, nell’ottica di una piena realizzazione delle persone nel proprio personale progetto di vita. Di seguito potete trovare il mio intervento:

 

Buongiorno, siamo arrivati alla conclusione di questa mattinata molto impegnativa e bella per la quale ringrazio le amministrazioni comunali, le cooperative, le famiglie e tutti coloro che hanno collaborato.

È stata una mattinata ricca di spunti, suggerimenti e proposte. Credo che uno dei meriti principali dei lavori sia stato quello di avere avuto un approccio molto concreto, e di aver affrontato le difficoltà quotidiane delle famiglie e cercato di dare insieme delle risposte. Più che parlarne di questi temi, bisogna farli vivere, in particolare nel quotidiano.

Ma soprattutto si è posto al centro dell’attenzione di queste comunità le persone con disabilità nei loro diritti. Il grado di qualità del vivere civile si misura dalla qualità di vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie. La comunità tutta deve arricchirsi di questa presenza: una presenza delicata, di grande umanità, di questa grande ricchezza ha bisogno la comunità sociale e civile.

Il contesto è importante: serve una comunità attenta e inclusiva, la famiglia non può essere l’unico supporto economico e affettivo, dobbiamo ingaggiare la comunità presente. L’inclusione delle persone più fragili deve essere concreta e non retorica: si tratta infatti di un indicatore del livello di democrazia e civiltà di una società. L’Emilia Romagna è vicina alle persone con disabilità e alle loro famiglie: dal Fondo per la non autosufficienza ai contributi sul ‘Dopo di noi’, fino all’impegno con cui a livello nazionale abbiamo chiesto e ottenuto il primo Fondo sui Caregiver, assieme a tanti amministratori del nostro territorio. Crediamo nella dimensione culturale ed educativa dell’accoglienza e dell’inclusione delle persone diversamente abili in tutti gli ambiti della nostra società.

Il Governo Renzi ha fatto un salto di qualità rispetto al passato nelle riforme che sono state approvate, abbiamo aperto il cantiere sociale, lavorato su leggi utili, talvolta storiche (penso alla legge sul Dopo di noi preceduta da leggi fondamentali come la 104 o la 328 che considero le “legge madri” di quella sul c.d. Dopo di noi). Questi temi dichiarano il livello dell’anima, dell’anima sociale della politica.

Con la legge sul Dopo Di Noi si corrisponde all’attesa di quasi 20 anni per dare vita o continuità a progetti che stanno nascendo sul territorio grazie soprattutto al contributo delle fondazioni, degli enti locali lungimiranti, del socio sanitario, del terzo settore. Questa legge è stata bloccata per tanti anni: non si chiudeva il cerchio sul quadro normativo ma soprattutto nessuno ci metteva le risorse. Oggi c’è perché c’è stata una scelta politica, il Governo ci ha creduto, è stata ritenuta una priorità del Paese. Finalmente si sono trovate le risorse.

Una legge che vuole riconoscere dignità e favorire l’autonomia delle persone con disabilità, merito di un’attenzione diffusa del mondo dell’associazionismo e del volontariato che ha quelle caratteristiche di agilità, capillarità e flessibilità che le istituzioni non sempre hanno e al quale dobbiamo essere grati perché ci sono persone che dopo anni di lavoro dedicano gratuitamente e generosamente il loro tempo per gli altri.

Il DDN è una responsabilità che ci assumiamo con finanziamenti per la prima volta da parte del pubblico su una materia di competenza sociale in capo a regioni e comuni. A Livello nazionale con un investimento da 90 milioni nel 2016, 38,2 nel 2017 e 56,1 milioni nel 2018. Di questi, quasi 13 milioni di euro nel triennio per la Regione Emilia Romagna.

Le risorse del 2016 già assegnate ai distretti da parte della Regione erano pari a 6 milioni e 500 mila euro, per esse ogni distretto nell’autunno 2017 ha definito e inviato in regione il programma distrettuale di utilizzo delle risorse e avviato le attività. Erano così ripartite:

  1. 4 milioni per interventi assistenziali e socio educativi, ovvero: percorsi accompagnamento per uscita dal nucleo familiare di origine e interventi di supporto a domiciliarità in alloggi che siano abitazioni (anche quella di origine) o gruppi appartamento che riproducano le condizioni abitative e relazionali della casa familiare; programmi di sviluppo di competenze per gestione vita quotidiana, di accrescimento della consapevolezza, di abilitazione e per la maggiore autonomia possibile (weekend e percorsi con educatori per  imparare a vivere da soli) e interventi di permanenza temporanea in soluzioni abitativa extra familiari per restituire spazi di autonomia e libertà a genitori e figli
  2. 2 milioni e 570 mila euro per interventi strutturali di adattamento dell’ambiente domestico di piccola entità e basa complessità per rendere disponibili in tempi brevi appartamenti per progetti individuali con abitazioni che abbiano sempre le caratteristiche della familiarità (max 5 posti) con destinatari Comuni e Unioni dei Comuni, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, associazioni di genitori e singoli familiari. Il finanziamento massimo non può superare il 90% del costo complessivo e non potrà essere inferiore a 50 mila euro. Spese ammissibili: acquisto immobili, ristrutturazione appartamenti privati (no strutture di accoglienza e case di riposo) e acquisto attrezzature, soluzioni tecnologiche e arredi.

Nell’autunno 2017 sono stati destinati ulteriori 2 milioni e 800 mila euro al finanziamento di uno specifico bando regionale per l’avvio di nuove forme di coabitazione (rientrano in questa categoria appartamenti per piccoli gruppi, massimo 5 persone) o soluzioni di co-housing (un modo di abitare in comunità che coniuga gli spazi privati con aree e servizi a uso comune) purchè riproducano le condizioni abitative e relazionali della casa familiare.

La legge prevede anche la tutela delle risorse patrimoniali e mobiliari delle persone con disabilità che vengono accantonate dai familiari per garantirne la cura. Agevolazioni per privati, enti e associazioni che decidono di stanziare risorse a tutela delle persone con disabilità: sgravi fiscali, esenzioni, incentivi per la stipula di polizze assicurative, trasferimenti di beni, diritti post mortem. Tutte misure che non si vogliono sostituire al welfare pubblico ma che possono essere sussidiarie grazie all’aiuto delle Associazioni, Regioni, Enti Locali e terzo settore per promuovere questi progetti.

Il senso della legge è, come dice la convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, dare la possibilità, ovvero il diritto di scelta: scegliere il proprio luogo di residenza, dove e con chi vivere. Riconoscere il diritto all’autodeterminazione. Inoltre, ormai tutti convergono sul NO a strutture residenziali di grandi dimensioni separate o lontano dalla comunità. Accoglienza diffusa dunque, e una politica per la residenzialità adulta che non può trovare risposte solo nella istituzionalizzazione. Dobbiamo cercare di evitare l’istituzionalizzazione favorendo la de-istituzionalizzazione

Dove iniziano i diritti umani universali? In piccoli posti vicino casa, così vicini e così piccoli Ma essi sono il mondo di ogni singola persona; il quartiere dove si vive, la scuola frequentata, la fabbrica, fattoria o ufficio dove si lavora. Questi sono i posti in cui ogni uomo, donna o bambino cercano uguale giustizia, uguali opportunità, eguale dignità senza discriminazioni. Se questi diritti non hanno significato lì, hanno poco significato da altre parti. “Eleanor Roosevelt”

Si deve partire dai territori, dal luogo in cui le persone hanno costruito i loro legami e hanno trovato spazio di partecipazione pubblica nella dimensione lavorativa. E’ lì che dobbiamo contrastare una diffidenza culturale e considerare le persone con disabilità come soggetto attivo da coinvolgere nelle scelte. Far crescere gli spazi di partecipazione anche pubblica.

Non si progetta un dopo se non è coerente ad un piano individuale, ad un progetto di vita che è una dimensione dinamica, una evoluzione attraverso la presa in carico in vita. Il dopo di noi si progetta durante noi. Adesso che abbiamo fatto nostro il concetto di presa in carico e diritti, serve superare i troppi vincoli legati a standard gestionali e strutturali dei servizi accreditati che regolano la vita di queste persone. Perversione burocratica, sistemi rigidi e blindati, bisogna lavorare per alleggerire i parametri e costruire e dare vita a nuovi servizi e non a nuove strutture.

Voglio condividere con voi un brevissimo dialogo familiare. Oggi, mia sorella Cecilia, che ha la sindrome di down, ha espresso con chiarezza un suo bisogno, “Prenditi cura di me” ha detto alla mamma. Mia mamma, dopo un breve silenzio, ha risposto: “Certo Cecilia, anche tu dovrai prenderti cura di me”. E’ un prendersi cura reciproco. Ci prendiamo cura di noi nel momento in cui esprimiamo la nostra umanità attraverso azioni concrete, chi con il semplice affetto, chi con piccole azioni quotidiane. La circolarità del prendersi cura familiare deve però estendersi alla intera comunità. Una comunità che va ingaggiata, ora. La legge sul Dopo di noi è una risposta doverosa e concreta ai bisogni delle famiglie che si prendono cura dei propri cari con disabilità grave. Ma tutta la comunità, non la sola famiglia, deve prendersi cura…

La cultura della fragilità e l’etica della cura, il prendersi cura in modo circolare che viene dalle famiglie deve allargarsi e coinvolgere la comunità nel reciproco prendersi cura, questo genera valore e felicità e un alto modo di vivere la comunità.

Siamo convinti, infine, che le famiglie non debbano essere lasciate sole, c’è bisogno della presenza delle Istituzioni, c’è bisogno di un lavoro comune se vogliamo davvero rendere tangibile e concreta la nostra idea di benessere e futuro per le persone con disabilità. E forse c’è bisogno di chiedersi davvero se esiste in qualche modo un diritto alla felicità. Nel romanzo che ho amato molto di Anna Karenina si dice che “ogni famiglia felice si assomiglia, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. In effetti i nostri ordinamenti europei non riconoscono il diritto alla felicità come uno degli obiettivi dell’ordinamento, lo fa la costituzione americana. Forse perché noi consideriamo troppo grande il tema della felicità per la politica, perché c’è una vita fuori che supera la politica, che viene prima ed è più importante. Però è un tema che deve riguardare anche chi ha incarichi istituzionali, chi ha incarichi politici e di governo. Perché forse dobbiamo puntare sulla famiglia e in particolare sulle persone più fragili che compongono le famiglie se vogliamo che di questa infelicità ce ne sia un po’ meno. Allora credo che senza un Dopo di Noi costruito Durante Noi ci siano più famiglie infelici a modo loro. E investire sul dopo di noi è giusto e urgente e significa porsi il tema di come essere più felici insieme come comunità.

E’ un cantiere dei diritti, un cantiere delle pari opportunità perché siamo tutti cittadini e abbiamo innanzitutto il diritto alla felicità e oggi, non abbiamo risolto tutti i problemi, però abbiamo confermato che c’è un cammino e l’importante è andare avanti cercando di farlo insieme.

Grazie.

Il mio intervento all’inaugurazione della mostra “ON THE ROAD. Via Emilia 187 a.C.-2017”

È aperta da sabato 25 novembre la grande mostra archeologica ON THE ROAD. Via Emilia 187 a.C.-2017″ ai Musei Civici di Reggio, con mostre collegate al Museo Diocesano e allo Spazio Credem.

E’ una mostra di altissimo livello, il punto più alto della storia recente dei Musei Civici di Reggio Emilia. E’ il frutto del contributo di tanti e più in generale di una parte importante della città .
Ho partecipato alla inaugurazione a nome della Regione Emilia Romagna, di seguito alcuni passaggi del mio intervento:

Buongiorno,
un saluto ad ognuno di voi, alle autorità, al Ministro Delrio, al Sindaco Vecchi e
un sentito e doveroso ringraziamento ai curatori della mostra Luigi Malnati, Roberto Macellari ed Italo Rota e a tutti coloro che hanno collaborato con competenza, impegno e passione per realizzare questa mostra così importante.
Il ringraziamento è in una duplice veste: quella istituzionale a nome della Regione e quella personale. Un grazie a nome della Regione, poiché occasioni come queste in cui vi è la collaborazione tra pubblico e privato costituiscono una condizione importante perché si possa realizzare quella idea che condivido: “la cultura non si eredita ma si conquista”. E un grazie molto personale come cittadina reggiana. Ogni reggiano, ogni emiliano, è legato da particolare affetto alla Via Emilia, in qualità di studente, di pendolare ai tempi dell’università, di giovane che ha cercato incontri sulla Via Emilia.

Ritengo che la Via Emilia sia un segno di identità. Il Poeta Marziale del 1 secolo DC scrive: ” … Se ti chiedono da dove vieni, risponderai che vieni dalla Regione della via Emilia”. Una strada con un’identità storica antica. Un luogo vero, presente, che ha a che fare con la nostra quotidianità e che si intreccia con l’archeologia e l’arte con l’industria e il consumo. “The Sun”, il famoso tabloid inglese, scrisse che la Via Emilia è una tra le 20 strade più belle al mondo per i viaggi “on the road”, per i viaggi di esperienza. A rendere tale questa strada che dal 187 AV collega Rimini e Piacenza sono le città d’arte, i cibi eccellenti e i motori da sogno. Una eccellenza regionale riconosciuta a livello internazionale. Una strada divenuta icona di molte generazioni e raccontata anche dalle strofe di Francesco Guccini, dai romanzi di Pier Vittorio Tondelli, e dalle immagini di Luigi Ghirri. Grazie a questa mostra dedicata al suo fondatore, Marco Emilio Lepido, possiamo apprezzare il suo essere un cammino in grado di favorire incontri tra diverse popolazioni. Un itinerario percorso da una moltitudine di persone, con le proprie conoscenze, idee, lingue e credo religiosi e la riflessione sulla sua storia e sul suo fondatore vengono proposte nel loro significato nella contemporaneità, con la riscoperta della figura di Marco Emilio Lepido.

In questi 3 anni la Regione ha investito più risorse su educazione, cultura e arte. Negli ultimi tre anni, abbiamo stanziato circa 100 milioni per le politiche culturali: gli spettacoli dal vivo, gli interventi previsti dalle leggi sul cinema e sulla memoria, le biblioteche, i musei e in progetti di Enti locali e associazioni.
Siamo convinti che destinare più risorse a tutela del proprio patrimonio artistico e culturale non sia solo quanto ci chiede di fare la nostra Costituzione, ma sia un modo vincente e virtuoso per far crescere il nostro paese. La cultura è la base del nostro stare insieme e ci fa riconoscere come comunità. Un paese cresce con la cultura. E’ questo il motivo che ha portato il Governo a creare strumenti, come l’Art Bonus, che consentono anche a soggetti privati di partecipare alla tutela, alla conservazione e alla promozione del nostro patrimonio culturale con agevolazioni fiscali per chi sceglie di dare una mano. Desideriamo generare una richiesta di cultura, c’è bisogno di creare una fame di cultura e di arte. La fame di cultura è una fame che non si sazia mai. Il compito delle istituzioni, dello Stato, della Regione, degli enti locali, è quello di aumentare questo desiderio di cultura, in particolare in un Paese ricco di bellezza come il nostro. E’ questo lo spirito con cui si è adottato il bonus cultura dei 500 euro per i 18enni da utilizzare per visitare mostre, partecipare ai concerti o acquistare libri…. Lo spirito è quello di dare uno strumento in più, di generare e aumentare la voglia di conoscere, di instaurare un bisogno che rimane tutta la vita.
Questa mostra è anche uno strumento molto democratico per fare conoscere la cultura ai nostri concittadini che possono trovare nel raggio di pochi chilometri e in un unico spazio centinaia di opere che raccontano la storia della Via Emilia, cioè la nostra storia. La cultura a chilometri zero.
Credo che questa sia una cosa di cui un’amministrazione comunale possa andare orgogliosa. Puntare in modo così deciso e forte su arte e cultura è un’importante forma di attenzione rispetto a cittadini e territorio. La capacità di costruire il futuro passa dallo spirito con cui chi ha responsabilità pubbliche, ma anche i privati, hanno voglia ed energia di investire nell’arte e nella cultura.
Grazie

A Festareggio “Africa on the road”: una narrazione differente

 

Domenica 3 settembre presso la “Piazzetta delle idee” di Festareggio ad “Africa on the road” abbiamo discusso di Africa, migrazioni, problemi e prospettive in una appassionante chiacchierata con Matteo Biffoni (sindaco di Prato, delegato nazionale Anci per l’immigrazione e responsabile Immigrazione del Pd), padre Silvio Turazzi, missionario saveriano che ha trascorso molti anni nel continente africano e Jean Damascene.