Memoria del ‘900, dalla Regione oltre 400 mila euro per progetti di valorizzazione e divulgazione: via al bando

Sono oltre 400 mila euro i fondi messi a disposizione dalla Regione per il nuovo bando per promuovere la memoria e la storia del ‘900, che sostiene progetti e iniziative di dimensione sovralocale (coerenti con le finalità della Legge regionale n. 3 del 2016), promossi da associazioni, fondazioni e istituzioni culturali, Comuni e Unioni di Comuni. Le domande di contributo dovranno essere presentate dal 7 marzo al 4 aprile, via web.

Finora, grazie alla Legge sulla Memoria sono stati prodotti progetti sulle figure storiche (“Le giornate del fioncino”: il pescatore di valle), racconti teatrali itineranti, inseriti nel contesto di visite guidate (“L’ultimo autunno. L’eccidio di Marzabotto”), documentari didattici che riportano testimonianze (Ferruccio Lacci sulla strage nazista a Montesole), siti e applicazioni dedicate a percorsi storici (Da Montefiorino alla linea Gotica), fino a nuovi format di memoriale, come quello virtuale per i caduti della Prima Guerra Mondiale (PopHistory).

Il bando 2019 sostiene in particolare progetti e iniziative che si occupano della tutela e della conservazione dei documenti storici, della ricerca e della raccolta delle testimonianze, della valorizzazione dei luoghi della memoria.  Nel precedente triennio, il primo di attuazione della nuova legge regionale, si è registrata una costante crescita dei progetti presentati: complessivamente 105 sostenuti, di cui 32 presentati da soggetti pubblici e 73 da soggetti privati.

Presentazione delle domande

Le domande di contributo dovranno essere presentate sulla piattaforma informatica Sib@c da giovedì 7 marzo alle ore 10, fino a giovedì 4 aprile 2019 alle ore 15. Per informazioni riguardanti i contenuti e il funzionamento della piattaforma informatica durante il periodo di apertura del bando sarà attivo un call center al numero telefonico 0125 853977 – indirizzo e-mail: servicedesk.RER-Cultura@eng.it.

I progetti presentati dovranno essere realizzati nell’anno solare 2019.  Saranno ammissibili quelli che si concludano in data uguale o successiva alla data di scadenza dell’avviso. Infine, saranno ritenute ammissibili le spese sostenute per la realizzazione del progetto nell’anno solare 2019.

Il link per il bando è il seguente: http://www.regione.emilia-romagna.it/memoria-del-novecento sotto la voce “Avviso”.

“Dopo di noi”, in due anni in Emilia-Romagna assistite 860 persone con gravi disabilità e prive di sostegno familiare

1.064 interventi, di cui hanno beneficiato 860 persone con gravi disabilità (468 uomini e 392 donne, prevalentemente tra 36 e 45 anni di età), per ognuna delle quali le équipe multi-professionali dei servizi sociosanitari del territorio hanno predisposto progetti personalizzati, di autonomia inclusione sociale. Con un preciso obiettivo:  assicurare alle persone con disabilità gravi prive del sostegno familiare la necessaria assistenza per una vita dignitosa.

Questo il primo bilancio, in Emilia-Romagna, della legge 112/16, meglio nota come“Legge sul Dopo di Noi”, a due anni dall’approvazione del programma regionale di attuazione. I risultati del monitoraggio effettuato nel 2018 sono contenuti nel provvedimento approvato nei giorni scorsi dalla Giunta regionale, con cui viene anche stabilita la ripartizione tra tutte le Aziende sanitarie emiliano-romagnole, per il 2018, di 3,7 milioni di euro del Fondo nazionale per il “Dopo di noi”.

Le risorse vengono suddivise tra le Ausl del territorio in proporzione al numero dei residenti di età compresa tra 18 e 64 anni. All’Ausl Romagna, con oltre 677 mila cittadini residenti in questa fascia di età, sono assegnati 939 mila euro; all’Azienda sanitaria di Bologna 734 mila (529.580 residenti); Ausl Modena 590 mila (426.049 residenti); Ausl Reggio Emilia 452 mila (326.045 residenti); Ausl Parma 380 mila euro (274.173 residenti); Ausl Ferrara 285 mila (205.587 residenti); Ausl Piacenza 239 mila (172.348 residenti) e Ausl Imola che ha ricevuto risorse per 110 mila euro (79.744 mila residenti).

Gli interventi per il ‘Dopo di noi’ realizzati in Emilia-Romagna

Gli interventi più diffusi sono le cosiddette ‘Scuole di autonomia’: appartamenti nei quali le persone con disabilità, ancora assistite dai propri familiari anche se ormai anziani, imparano a rendersi il più possibile autonomi nella gestione della vita quotidiana (cucinare, fare la spesa, pulire la casa, prendersi cura della propria persona), preparandosi ad uscire dalla famiglia di origine. Le persone coinvolte in questi soggiorni a termine sono state 482.

Altri interventi hanno riguardato 325 persone, ormai prive di sostegno familiare, ospitate in piccoli appartamenti (da 3 a 5 ospiti), che non prevedono la presenza di personale giorno e notte, oppure in gruppi-appartamento, che garantiscono una presenza maggiore di personale educativo ed assistenziale e dunque una situazione più adeguata a chi ha meno autonomia.

144 interventi hanno poi riguardato percorsi di accompagnamento per l’uscita programmata dal nucleo familiare di origine o da strutture residenziali ritenute meno adeguate, con la successiva accoglienza in piccoli appartamenti per l’autonomia o gruppi appartamento.

Infine, sono stati 55 i tirocini finalizzati all’inclusione e 58 i ricoveri temporanei in strutture residenziali, per fornire alle famiglie assistenza in particolari casi di emergenza.

Per realizzare le soluzioni residenziali del ‘Dopo di noi’ su tutto il territorio regionale sono stati utilizzati 91 appartamenti (molti di questi messi a disposizione delle famiglie, altri dai Comuni), 26 dei quali ristrutturati grazie alle risorse del Fondo nazionale.

Nel primo biennio di applicazione della legge, la Regione Emilia-Romagna ha già messo a disposizione oltre 10,2 milioni di euroUlteriori 2,8 milioni saranno assegnati a breve per finanziare progetti per la costruzione e la ristrutturazione di abitazioni destinate al Dopo di noi, già individuate dalle Conferenze territoriali sociali e sanitarie.

Come funziona la legge e dove rivolgersi

Per accedere agli interventi i cittadini possono rivolgersi allo Sportello sociale che è presente in ogni distretto, all’assistente sociale disabili del Comune o quartiere di residenza oppure all’Unità di valutazione multidimensionale (Uvm) disabili: l’équipe composta da operatori sociali e sanitari del Comune e Azienda sanitaria di residenza, che ha il compito di definire con la persona con disabilità il Progetto individuale di Vita e di Cura previsto dalla legge. Tra i requisiti richiesti, la certificazione dello stato di gravità, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, e l’essere privi del sostegno familiare perché senza entrambi i genitorioppure, se ancora in vita, non più in grado, per ragioni connesse all’età, di fornire una vita dignitosa ai propri cari. Deve poi essere garantita la priorità d’accesso alle persone gravemente disabili sole e prive di risorse economiche reddituali e patrimoniali, che non siano contributi percepiti in ragione della condizione di disabilità.

Formazione e lavoro. Nuove opportunità formative, in Emilia-Romagna, per chi è alla ricerca di un impiego

Lingue straniere, inglese soprattutto, e informatica, ma anche tutte quelle conoscenze e abilità di base utili a trovare lavoro, come ad esempio comunicare in modo efficace, riuscire ad affrontare e superare un colloquio o ad inserirsi bene in un team aziendale.
La Regione Emilia-Romagna mette in campo su tutto il territorio, da Piacenza a Rimini, un pacchetto di percorsi formativi rivolti a persone non occupate che, per ridurre il divario tra le competenze possedute e quelle richieste dal mondo del lavoro, necessitano di una formazione aggiuntiva e specifica.

6 milioni di euro le risorse stanziate, attraverso il Fondo sociale europeo, che serviranno a finanziare percorsi brevi(di 8, 16, 32 ore) gratuiti, modulari, realizzabili in diverse sedi nell’ambito territoriale di riferimento e fruibili in modopersonalizzato e individualizzato. Obiettivo: fare acquisire ai partecipanti l’insieme di conoscenze, competenze e abilità di base necessarie per ricercare attivamente un impiego ed essere in grado di stare nei contesti e nelle organizzazioni di lavoro. Strutturati in piccoli gruppi di 6-14 persone, sono replicabili in più edizioni a seconda delle richieste in funzione di quanto effettivamente necessario per rispondere ai fabbisogni dei partecipanti, e prevedono il rilascio di un attestato di frequenza al termine delle lezioni.

Con l’approvazione, da parte della Giunta regionale, della graduatoria del bando aperto lo scorso ottobre e rivolto agli Enti di formazione accreditati, sono stati individuati 18 progetti (due per provincia), che saranno avviati nei prossimi mesi. Ciascun progetto comprende una serie di corsi, che vanno appunto dall’insegnamento delle lingue, all’informatica, alle competenze trasversali.

Approvata dalla Giunta anche la ripartizione delle risorse, così suddivise per ambito territoriale: Bologna 1 milione 221mila euro; Ferrara 585.060 euro; Forlì-Cesena 548.950; Modena 934.160; Parma 591.500; Piacenza 394.760; Ravenna 600.520; Reggio Emilia 605.910; Rimini 517.840. 

Le azioni formative sono state progettate e saranno realizzate dagli Enti di formazione accreditati; potenziali destinatari sono persone non occupate che hanno assolto l’obbligo d’istruzione e che, per l’inserimento lavorativo, necessitano di azioni formative per ridurre il divario tra le competenze richieste dalle imprese e quelle possedute.

corsi disponibili, suddivisi per ambito provinciale, possono essere consultati sul sito internet Formazione e lavoro della Regione; per avere indicazioni dettagliate sull’articolazione delle singole attività formative occorre rivolgersi all’Ente di formazione titolare del percorso.

Tirocini, l’Emilia-Romagna ha una nuova legge: si rafforzano le tutele, aumentano i controlli

Più tutele per il tirocinante, un controllo preventivo e sistematico della regolarità del tirocinio prima dell’avvio, una durata massima di 6 mesi per tutti i tirocini ad eccezione di quelli rivolti a persone in condizioni di svantaggio (12 mesi) e a persone con disabilità (24 mesi); e ancora, un costante monitoraggio anche qualitativo dei percorsi attivati, più verifiche e sanzioni mirate per contrastare gli abusi.

L’Emilia-Romagna ha una nuova legge che regolamenta i tirocini: il testo, definito dalla Giunta regionale con il coinvolgimento delle parti sociali, è stato approvato oggi dall’Assemblea legislativa. La nuova normativa entrerà in vigore l’1 luglio 2019 per consentire ai molteplici soggetti promotori del tirocinio (enti di formazione accreditati, enti accreditati per le politiche attive del lavoro, consulenti del lavoro, scuole, Università, Comuni) e alle aziende che ospitano i tirocinanti di sperimentare il nuovo sistema informativo e le nuove modalità di autorizzazione preventiva.

Le novità introdotte 
Superando la distinzione precedente tra tirocini formativi e di orientamento e tirocini di inserimento o reinserimento al lavoro, la legge prevede una durata massima di 6 mesi per tutti i tirocini (in Emilia-Romagna la durata media di un tirocinio è di 168 giorni). Per quelli rivolti a persone in condizioni di svantaggio viene confermata la durata di 12 mesi, che sale fino a 24 mesi nel caso di persone con disabilità. L’indennità minima viene confermata in 450 euro mensili per tutti i tirocinanti.

Per tutelare il tirocinante garantendo la correttezza e la conformità del percorso alla normativa, è introdotto unsistema di autorizzazione preventiva e tempestiva, che deve essere rilasciata dall’Agenzia per il Lavoro entro 10 giorni dal recepimento della documentazione. Per valorizzarne la valenza formativa, la legge conferma come riferimento del progetto formativo individuale il Sistema regionale delle Qualifiche. 

Viene ribadito il divieto per i soggetti ospitanti di realizzare più di un tirocinio con lo stesso tirocinante, di ospitare tirocinanti che abbiano già lavorato nei due anni precedenti presso la stessa realtà con qualunque forma contrattuale e di utilizzare i tirocinanti per attività non coerenti con gli obiettivi formativi previsti.

Vengono poi espressamente introdotti e precisati ulteriori vincoli, a partire dal divieto di sostituire con i tirocinanti il personale in malattia, maternità, ferie o in sciopero, e i lavoratori in momenti di picco delle attività.

Per poter ospitare un tirocinante rimane l’obbligo di non aver effettuato licenziamenti nei 12 mesi precedentil’attivazione del tirocinio, salvo quelli per giusta causa o giustificato motivo oggettivo, e di non usufruire della Cassa integrazione per attività equivalenti a quelle del tirocinio nella stessa unità operativa.

Per qualificare il percorso, viene introdotto un limite al numero di tirocinanti, che possono essere seguiti contemporaneamente sia dal tutore del soggetto promotore del tirocinio sia da quello individuato dal soggetto ospitante.

Monitoraggio, vigilanza e sanzioni
L’Agenzia regionale per il Lavoro dell’Emilia-Romagna già realizza un monitoraggio delle caratteristiche dei tirocinanti e degli inserimenti lavorativi successivi al tirocinio. La nuova legge prevede che la Giunta regionale, in stretta integrazione con l’Ispettorato del Lavoro con cui è prevista la sottoscrizione di un protocollo d’intesa, individui eprogrammi attività di controllo e riceva tempestiva informazione sugli accertamenti ispettivi realizzati, anche per introdurre ulteriori interventi di carattere regolativo.

Viene anche precisato e strutturato l’impianto sanzionatorio della normativa attuale. Rispetto alla legge precedente, viene eliminata la sanzione pecuniaria per violazione dell’obbligo di invio di progetto formativo e convenzione prima dell’avvio del tirocinio, perché ora il tirocinio non può partire in assenza della documentazione necessaria. Vengono invece introdotte nuove sanzioni nei confronti di promotori e soggetti ospitanti che prevedono, in caso di violazioni, ildivieto di attivare ulteriori tirocini per un periodo che va dai 12 mesi fino all’interdizione permanente. Infine, viene introdotto un questionario di valutazione del percorso da parte del tirocinante.

I tirocini in Emilia-Romagna: dati 2018 
Nel 2018 la Regione ha autorizzato 29.378 tirocini; il 49,4% sono stati attivati a donne, il 50,6% a uomini. Per quanto riguarda l’età, 21.443 tirocini hanno riguardato giovani tra i 16 e i 29 anni, 6.753 persone tra i 30 e i 54 anni e 1.182 cittadini con più di 55 anni. Rispetto alla provenienza dei tirocinanti, dei 29.378 tirocini autorizzati nel 2018 dalla Regione, 1.758 (circa il 6%) sono stati realizzati da richiedenti asilo o titolari di protezione internazionale. 

Un programma politico non si inventa, si vive – la politica popolare da Sturzo a noi | Giovedì 21 febbraio

Giovedì 21 febbraio presso la Parrocchia di San Pellegrino (via Tassoni 2, Reggio Emilia) alle 20:45 si terrà l’iniziativa ”
Un programma politico non si inventa, si vive – la politica popolare da Sturzo a noi“.

A cent’anni dall’appello ai “Liberi e Forti”, una serata di riflessione per riscoprire un documento programmatico che si rivolge a ciascuno e a tutti, profondo dal punto di vista culturale e politico. L’Italia e l’Europa hanno ancora bisogno di persone “chiamate” alla libertà e alla responsabilità per una vita pubblica trasparente e corretta.

La serata, organizzata grazie al contributo dell’Associazione La Pira e Camposamarotto, vedrà la partecipazione dell’On. Flavia Piccoli Nardelli, Segretaria dell’Istituto Sturzo dal 1989 al 2013, e di Pierluigi Castagnetti. Introdurrà Don Giuseppe Dossetti.

Centri estivi, anche nel 2019 i contributi regionali per aiutare le famiglie a pagare la retta: quasi 340 euro per ogni figlio

L’estate è ancora lontana, ma non per quei genitoriche, lavorando e non potendo contare su aiuti esterni, hanno la necessità di organizzare la gestione dei propri figli nel periodo di chiusura delle scuole. 

Così, per il secondo annoconsecutivo, un aiuto concreto alle famiglie dell’Emilia-Romagna arriva dalla Regione, che ripropone anche per il 2019 i contributi per pagare la retta di frequenza di bambini e ragazzi ai Centri estivi. Dopo i 6 milioni di euro assegnati nel 2018altrettante risorse – provenienti dal Fondo sociale europeo – vengono stanziate quest’anno per consentire ai genitori di fronteggiare la spesa e favorire la massima partecipazione dei propri figli alle attività proposte: circa 13mila i ragazzi che la scorsa estate hanno potuto frequentare i Centri grazie ai contributi disponibili. 

E si rafforza il sostegno riconosciuto, che prevede fino a 336 euro (erano 210 nel 2018) per ogni figlio84 euro a settimana (contro i 70 precedenti), per un massimo di quattro settimane di frequenza (3 nel 2018). Potranno beneficiarne le famiglie residenti in Emilia-Romagna e composte da entrambi i genitori, o uno solo in caso di famiglie mono genitoriali, occupati e con un reddito Isee annuo entro i 28 mila euro. 

Confermato, quindi, dalla Giunta regionale il “Progetto per la conciliazione tempi cura lavoro: sostegno alle famiglie per la frequenza di centri estivi”, è stata già approvata la ripartizione delle risorse tra Comuni o Unioni di Comuni capofila di Distretto (l’ambito territoriale che comprende più Comuni associati per gestire i servizi sociali) sulla base della popolazione residente in età compresa tra 3 e 13 anni. A loro il compito di stilare l’elenco dei Centri aderenti al progetto. Per l’Emilia-Romagna si tratta di un’offerta molto varia, sia per l’ampia fascia d’età che copre, sia per la logistica: ci sono centri in città, al mare, in montagna, in palestra, al parco, che propongono molteplici attività: dal gioco alla scoperta della natura, dallo studio allo sport, fino ai laboratori teatrali. Vari anche gli orari di frequenza previsti: da qualche ora al giorno a intere settimane da trascorrere lontano dai genitori. 

L’assegnazione dei contributi

I Centri estivi possono essere pubblici (organizzati direttamente dai Comuni) o privati (associazioni, cooperative, parrocchie e altri Enti religiosi) “accreditati” dalla Regione perché in possesso dei requisiti stabiliti dalla direttiva sui centri estivi, emanata l’anno scorso. Tra i requisiti richiesti, quelli più significativi riguardano la presenza di un progetto educativo – sul quale informare adeguatamente le famiglie – e l’obbligo da parte del personale di presentare una dichiarazione che attesti l’assenza di condanne per abuso di minori, secondo quanto previsto dalla legge nazionale contro la pedopornografia.

Per quanto riguarda l’iter di compilazione dell’offerta alle famiglie, i Comuni entro il 30 maggio stileranno l’elenco dei Centri – gestiti direttamente dal Comune o, per quelli privati, individuati tramite bando – aderenti al progetto. Successivamente, i Comuni potranno ricevere le richieste di contributo: i genitori dovranno scegliere uno dei Centri inseriti nell’elenco comunale e la richiesta dovrà essere fatta contestualmente all’iscrizione, presentando la dichiarazione Isee. Spetta al Comune l’istruttoria, il controllo dei requisiti e la successiva compilazione della graduatoria delle famiglie individuate come possibili beneficiare del contributo, fino ad esaurimento della disponibilità finanziaria.  

Ripartizione delle risorse sul territorio

A livello territoriale, i 6 milioni ripartiti tra i Comuni capofila dei Distretti, in base al numero dei bambini residenti e in età compresa tra 3 e 13 anni (nati dall’1 gennaio 2006 al 31 dicembre 2016), prevedono: per Bologna 1,3 milioni di euro per 98.500 bambini; Modena 1 milione (74.483 bambini); Reggio Emilia 798 mila euro (59.391 bambini); Parma 606 mila euro (45.083 bambini); Forlì-Cesena 537 mila euro (39.977 bambini); Ravenna 509 mila euro (37.881 bambini); Rimini 466 mila euro (34.683 bambini); Ferrara 395 mila euro (29.382 bambini); Piacenza 368 mila euro (27.375 bambini).

I dati del primo anno di realizzazione del progetto

Nel 2018, primo anno di realizzazione del progetto, hanno aderito 314 Comuni. I Centri estivi che hanno partecipato alla sperimentazione sono stati 1.170 e 13.040 i bambini e ragazzi che hanno beneficiato dei contributi regionali.

Ecco gli ecobonus per i privati: dalla Regione fino a 3mila euro per chi passa a un’auto elettrica, ibrida, a metano o gpl

Fino a 3 mila euro di rimborso dalla Regione, più uno sconto minimo del 15% sul prezzo di listino da parte dei concessionari, per i cittadini che, in Emilia-Romagna, decideranno di cambiare la vecchia autovettura, più inquinante, compresi i diesel euro 4, e acquistare un nuovo modello abasso impatto ambientale o a zero emissioni, come nel caso delle auto elettriche.

È questa la nuova misura decisa dalla Giunta regionale per il contrasto a smog e polveri sottili provocate dal traffico su gomma. A partire dal 15 febbraio e fino al 24 maggio, per chi risiede in un Comune dell’Emilia-Romagna e ha un Isee familiare fino a 35mila euro l’anno sarà possibile chiedere online l’ecobonus, grazie al bando che mette a disposizione 5 milioni di euro per incentivare la sostituzione dei mezzi privati con autovetture di tipo “ecologico”: elettricheibride, a metano o a Gpl.

La misura si affianca alle altre già adottate per accelerare il rinnovo in chiave ecologica del parco mezzi circolante: dall’ecobonus fino a 10mila euro per la rottamazione dei veicoli commerciali diesel leggeri fino all’euro 4, attraverso il bando da quasi 4 milioni di euro aperto il 15 novembre scorso e tuttora disponibile, al contributo fino a 191 euro l’annoper tre anni, pari al costo del bollo auto per chi acquista un’auto ibrida nuova nel 2019. Misure confermate anche per quest’anno e che la Regione rilancia con l’obiettivo di contribuire al miglioramento della qualità dell’aria: imprese e cittadini possono infatti richiedere entrambi.

La richiesta di tutti e tre i tipi di ecobonus regionali può essere fatta nella sezione dedicata sul portale della Regione: http://www.regione.emilia-romagna.it/mobilitasostenibile.

Il nuovo bando è stato illustrato questa mattina a Bologna dal presidente della Giunta, Stefano Bonaccini, insieme agli assessori regionali all’Ambiente, Paola Gazzolo, e ai Trasporti, Raffaele Donini. Un incontro che è servito per fare il punto sugli interventi varati dalla Regione per incentivare la sostituzione da parte di privati e imprese degli autoveicoli a maggiore impatto ambientale con altri modelli a basse emissioni e, più in generale, per rilanciare la sfida della mobilità sostenibile.

Autobus gratis per gli abbonati ai treni regionali

Sfida della mobilità sostenibile che vede nell’integrazione tariffaria tra treno e bus una delle misure più importanti fra quelle varate dalla Regione: chi fa un abbonamento annuale o mensile al servizio ferroviario regionale, può infatti viaggiare gratis sugli autobus di 13 città dell’Emilia-Romagna, i nove comuni capoluogo più Carpi, Imola e Faenza. La Giunta regionale per questo investe 6 milioni di euro l’anno, e tuttora gli utenti possono richiederla e ottenerla (per informazioni e modalità, il riferimento è sempre la sezione web dedicata alla mobilità sostenibile). Oltre alle nuove App, Roger e Chiamatreno, con cui, online, è possibile acquistare i biglietti di treno e bus, pagare la sosta sulle strisce blu senza alcun sovraprezzo e calcolare il percorso treno/bus.

Duemila colonnine per la ricarica delle auto elettriche entro il 2020

Alle iniziative descritte, si aggiunge l’accordo sottoscritto nel settembre scorso dalla Regione con cinque tra le principali società fornitrici di energia che operano in regione per l’installazione entro il 2020 a loro spese di una rete pubblica di 1.500 colonnineper la ricarica delle auto elettriche nei punti nevralgici delle principali città dell’Emilia-Romagna.  Altre 500 colonnine saranno installate nel prossimo biennio dagli operatori privati grazie al cofinanziamento regionale attraverso i fondi del Piano nazionale infrastrutture ricarica elettrica (Pnire), per un investimento complessivo stimato intorno ai 18 milioni di euro.

L’importanza di fare Memoria, 3 milioni di euro per progetti, valorizzazione e conservazione documentale

Dalla Regione 3 milioni di euro nel triennio 2019-21 per i progetti dedicati alla valorizzazione della Memoria del ‘900. Il programma triennale, approvato oggi in Assemblea legislativa, prevede bandi annuali (di un milione di euro) a sostegno delle numerose realtà attive in regione: istituzioni, associazioni, fondazioni che si occupano della tutela e della conservazione dei documenti storici, della ricerca e della raccolta delle testimonianze, oltre alla valorizzazione dei luoghi della memoria del ‘900, come previsto dalla Legge regionale numero 3 del 2016. In particolare, i progetti riguardano il periodo tra le due guerre mondiali e i fermenti politici e sociali che le hanno precedute e seguite, il Ventennio fascista, la Resistenza e la Liberazione. 

I dati del triennio precedente

Nel corso del primo triennio i progetti presentati in risposta ai bandi annuali, a sostegno di progetti e iniziative promosse da associazioni, istituzioni ed enti morali senza fine di lucro, ma anche da Comuni e Unioni di Comuni, hanno avuto un costante e positivo incremento sia quantitativo che qualitativo.

I progetti presentati sono stati complessivamente 105 (32 pubblici e 73 privati): 23 nel 2016 (7 pubblici e 16 privati), 32 nel 2017 (12 pubblici e 20 privati) e 50 nel 2018 (13 pubblici e 37 privati), a testimonianza di un cresciuto interesse e coinvolgimento della società civile che ha permesso di attivare progetti diffusi su tutto il territorio regionale, rendendo di fatto concreta la prospettiva di rete auspicata con l’attivazione della legge.

Nel 2016 sono stati finanziati con 70 mila euro i soggetti pubblici (7), 254 mila 800 euro quelli privati (16) e 542 mila euro gli istituti storici. Nel 2017 sono andati 128 mila euro ai soggetti pubblici (12), 240 mila euro ai privati (20) e 597 mila euro agli istituti storici. Nell’ultimo anno, invece, sono stati concessi 128 mila 233 euro ai soggetti pubblici (13), 307 mila 257 euro ai privati (37) e 536 mila 500 euro agli istituti storici.

“Ma si può anche dare la vita per la Patria libera, no?”

Dallo scorso anno la tonaca invernale che Don Pasquino Borghi indossava al momento della sua morte è esposta dentro una teca conservata nella sagrestia della Parrocchia di San Pellegrino. La scelta del luogo non è casuale. Infatti, nella fredda mattina del 10 gennaio 1944, Don Pasquino va a San Pellegrino per incontrare Don Angelo Cocconcelli, sacerdote della parrocchia e Giuseppe Dossetti. I due avvisano Don Pasquino del pericolo che egli sta correndo: i fascisti sanno che a Tapignola, dove era parroco, sta nascondendo un gruppo di alleati fuggiti della prigionia. Ne nasce un diverbio, Don Cocconcelli e Dossetti lo esortano a mandare via i resistenti. Don Pasquino risponde: “Ma dove li mando questi poveri ragazzi con 30 centimetri di neve gelata, se nessuno li vuole!”. “Ma è un pericolo mortale!”. E ancora: “Ma si può anche dare la vita per la Patria libera, no?”. Fu la domanda con cui Don Borghi chiuse la discussione.

Qualche giorno dopo fu arrestato e fucilato la mattina di 75 anni fa insieme ad altri 8 resistenti antifascisti: Ferruccio Battini, Romeo Benassi, Umberto Dodi, Dario Gaiti, Destino Giovannetti, Enrico Menozzi, Contardo Trentini ed Enrico Zambonini. Fu fucilato alle spalle, la prassi riservata ai traditori.

Don Pasquino fece la sua scelta che gli costò la vita. Morì per la Patria, una parola ambigua, ricca di significati e di contraddizioni. Cos’è allora la Patria di Don Pasquino? La patria da difendere? La patria dei confini? No, è la Patria come comunità, come storia comune, come valori condivisi, come rivendicazione della dignità dell’uomo, anche a costo del sacrificio. Oggi l’Italia è un luogo dove ci sentiamo parte, dove ci sentiamo accolti e responsabilizzati. Se oggi siamo Patria, e non una mera espressione geografica, è anche grazie alle persone come Don Pasquino Borghi.

Cultura. Ok al programma triennale per la Promozione culturale 2019-21. Previsto un investimento di 10,1 milioni di euro in tre anni

Oltre 10,1 milioni di euro per la produzione, la diffusione e la fruizione di attività culturali e per progetti e iniziative di interesse regionale: approvato oggi in Assemblea legislativa il nuovo Programma per la promozione culturale, previsto dalla Legge regionale 37 del 1994.
La Regione prevede di investire 3,8 milioni di euro nel 2019, circa 300 mila euro in più rispetto al 2018. Nel triennio precedente erano stati sostenuti 687 progetti, con un investimento regionale di 9 milioni e 639 mila euro nel triennio. 

Il programma triennale
Il programma sosterrà progetti di soggetti pubblici e privati, in un ‘ottica di equilibrio territoriale, valorizzando le esperienze più significative e consolidate e le realtà più deboli; iniziative innovative, con particolare attenzione ai linguaggi contemporanei. Promuove inoltre la circuitazione internazionale di progetti e attività mirate a valorizzare il patrimonio e le iniziative culturali, in una logica di integrazione e coordinamento con le politiche regionali e nazionali a sostegno della cooperazione internazionale, per generare un virtuoso ritorno d’immagine e un valore aggiunto di crescita sociale ed economica./CL