Sicurezza del territorio, via a 130 cantieri per 11 milioni di euro

Opere idrauliche, frane, versanti e fiumi, difesa della costa, strade interrotte da dissesti. Sono oltre 130 i cantieri per la sicurezza del territorio pronti ad aprire nel 2019 in Emilia-Romagna, con risorse per circa 11 milioni di euro, per fronteggiare i danni provocatida piogge, mareggiate e venti forti tra ottobre e novembre 2018.

E’ stato firmato ieri dal presidente della Regione il decreto che dà il via al Piano degli interventi immediati di messa in sicurezza o di ripristino delle strutture e infrastrutture danneggiate nei settori dell’edilizia pubblica, compresa la manutenzione della rete viaria e la mitigazione del dissesto idrogeologico.

finanziamenti alle province emiliano-romagnole sono così ripartiti. Agli interventi in provincia di Bologna sono destinati 311 mila euro2 milioni e 60 mila euro andranno alla provincia di Modena, mentre Reggio Emilia e provincia avranno risorse per 1 milione e 200 mila euro. Ai lavori in provincia di Parma vanno finanziamenti per 1milione e 620 mila euro, e 760 mila euro a quelli in provincia di Piacenza.  A Ravennasono assegnati fondi per 894 mila euroRimini potrà contare su 200 mila euro.Infine,alla provincia di Forlì-Cesena andranno 680 mila euro e a Ferrara 2 milioni e 558 mila euro.

I fondi rientrano nella seconda tranche di risorse nazionali (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 aprile 2019) ripartite nell’ambito dell’accordo tra Stato e Regioni per far fronte agli eventi di maltempo dell’autunno 2018.

Il Piano è stato realizzato da Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile e servizio Difesa del suolo, della costa e bonifica, con la collaborazione delle Amministrazioni provinciali, comunali, delle Unioni di Comuni, e dei gestori dei servizi essenziali e delle infrastrutture strategiche.

Un’ulteriore tranche di finanziamento per 715mila euro è destinata all’annualità 2020.

Entro il 1^ settembre 2019 i soggetti attuatori dovranno aver stipulato i contratti di affidamento degli interventi programmati nel Piano.

Le spese tecniche relative alla progettazione, alle conferenze dei servizi, alla direzione lavori e al coordinamento della sicurezza, rilievi topografici, assicurazioni, consulenze e relazioni tecniche dovranno rientrare nel limite del 10% del finanziamento per singolo progetto.

Gli interventi nel reggiano:

BAISO Ca’ del Pino – Ripristino funzionalità idraulica e danni a strutture della briglia Ca’ del Pino 440.000,00

BORETTO Biblioteca Comunale – Ripristino manto di copertura per messa in sicurezza dell’edificio Biblioteca Comunale 25.000,00

CANOSSA Cerezzola – Lavori per il ripristino dell’opera di sostegno di valle e della sede stradale sulla SP 79 al km 1+950 in comune di Canossa 40.000,00

CASTELLARANO – TOANO – VILLA MINOZZO – CASTELNOVO MONTI San Bartolomeo (Villa Minozzo), Corneto e Cerredolo (Toano), Roteglia (Castellarano) – Ripristini erosioni spondale e riparazione opere idrauliche esistenti nell’asta principale del Fiume Secchia 310.000,00

TOANO Vogno – Ripristino tombamento fosso Vogno Sassatello per messa in sicurezza Strada Comunale 40.000,00

TOANO Corneto – Intervento di messa in sicurezza copertura della torre campanaria della chiesa parrocchiale di S. Martino Vescovo 40.000,00

VENTASSO Casa Adani – Fornolo – Succiso e T Lonza monte SP – Ripristino officiosità idraulica e riparazione opere idrauliche esistenti nel T. Andrella e Rio Montale e T. Lonza 160.000,00

VILLA MINOZZO Loc. GattaPianello e abitato M.no di Gaggiolo – Intervento urgente per erosione spondale diffusa e consolidamento dissesti che insistono sulla strada comunale di accesso a M.no di Gaggiolo 50.000,00

VILLA MINOZZO Sologno – Intervento di messa in sicurezza della scarpata di monte della SP 59 al km 9+000 in località Sologno in comune di Villa Minozzo 95.000,00

Nidi, obbligo di accreditamento per quelli privati: indispensabile per ottenere fondi pubblici. E per tutti, qualità certificata

Scatterà a breve in Emilia-Romagna l’obbligo dell’accreditamento per accedere ai finanziamenti pubblici da parte dei nidi privati. È la novità più significativa della direttivadella Giunta regionale, che dopo aver ottenuto oggi il via libera dalla Commissione assembleare sarà formalmente approvata dalla Giunta entro fine mese. Con questo provvedimento si completa la riforma di nidi, micronidi e servizi integrativi avviata nel 2016 con la legge regionale che aveva anche introdotto l’obbligo vaccinale per i bambini iscritti. 

L’introduzione della procedura obbligatoria di accreditamento per le strutture private integra la semplice autorizzazione al funzionamento finora richiesta per l’apertura dei nidi, che prevedeva il rispetto delle norme igieniche e sanitarie, di sicurezza degli ambienti e di un numero di educatori proporzionato a quello dei piccoli ospitati. 

Gli altri elementi contenuti nella “Direttiva per l’accreditamento dei nidi d’infanzia”riguardano tutte le strutture del territorio emiliano-romagnolo destinate alla fascia 0-3 annipubbliche e private: la formulazione del progetto pedagogico; la presenza del coordinatore pedagogico; l’adozione di strumenti di auto-valutazione dei servizi educativi offerti, oltre ad un adeguato numero di ore di formazione del personale. L’obiettivo è quello di assicurare a tutti i bambini, qualsiasi nido frequentino, comuni livelli di qualità nell’offerta educativa e nella professionalità del personale

La proposta dalla Giunta, frutto di un lavoro condiviso tra Regione, Comuni e associazioni dei gestori privati, interessa un sistema regionale composto complessivamente da 1.233 servizi, per oltre 33mila bimbi iscritti; e la richiesta di accreditamento riguarderà le 537 strutture private presenti sul territorio.

La Direttiva, in sintesi

Garantire una qualità diffusa, descrivibile, valutabile della gestione e dell’offerta pedagogica, da Piacenza a Rimini, di tutti i servizi per i bambini nella fascia da 0 a 3 anni èl’obiettivo del provvedimento che entrerà in vigore in modo graduale a partire dai nidi.

Infatti, la procedura dell’accreditamento coinvolgerà per ora solo questa tipologia di servizi e successivamente sarà estesa anche a quelli integrativi (Spazio bambini, Centri bambini e famiglie e servizi domiciliari). 

Il testo definisce una serie di norme comuni per nidi, micronidi, sezioni aggregate alle scuole dell’infanzia, sia pubblici sia privati che prevedono: personale educativo ed ausiliario adeguatamente formato, al quale deve essere garantita la possibilità di aggiornarsi in modo continuativo durante lo svolgimento dell’attività lavorativa; presenza del  coordinatore pedagogico laureato in pedagogia che ha l’obbligo di partecipare alle attività del Coordinamento pedagogico territoriale (organismo composto da tutti i coordinatori pedagogici dei servizi educativi dell’ambito provinciale, con compiti anche di supporto al percorso di valutazione della qualità dei servizi); redazione del  progetto pedagogico proposto ai bambini e alle loro famiglie; auto-valutazione delle  attività svolte, redazione di un report finale e formulazione di nuove proposte per migliorare i servizi.

Il sistema educativo 0-3 anni in Emilia-Romagna

Il sistema dei servizi educativi per la prima infanzia in Emilia-Romagna è rappresentato da nidi d’infanzia che possono accogliere bambini in età 3 – 36 mesi, sia a tempo pieno che a tempo parziale, organizzati con modalità diversificate in riferimento ai tempi di apertura (tempo pieno e part-time) e alla loro ricettività; dai servizi domiciliari organizzati in piccoli gruppi educativi; da quelli integrativi, come lo Spazio bambini e i Centri per bambini e famiglie

Secondo i dati regionali riferiti all’anno educativo 2017-2018, in Emilia-Romagna i bambini piccoli e piccolissimi iscritti nei 1.233 servizi educativi erano complessivamente 33.097. Sul totale delle strutture, 696 (per 24.012 iscritti) erano pubbliche, in capo cioè ai Comuni o loro Unioni, e537 quelle gestite da privati (enti e associazioni ecclesiastiche e di carattere sociale), frequentate da oltre 9mila bambini.

Cispadana strategica, dalla Regione 100 milioni di risorse aggiuntive per la realizzazione dell’opera

Nella giornata di oggi, il presidente della Provincia autonoma di Bolzano e della Regione Trentino Alto Adige e il presidente della Provincia autonoma di Trento e Vicepresidente della Regione Trentino Alto Adige, hanno incontrato il presidente della Regione Emilia-Romagna, accompagnato dai presidenti delle Province di Modena e Reggio Emilia, per discutere in merito alle prospettive di realizzazione e sviluppo dell’Autostrada regionale Cispadana.

Ribadita da entrambe le parti la rilevanza strategica dell’infrastruttura autostradale, si è condivisa la necessità che la società Autostrada del Brennero S.p.A., quale socia di maggioranza assoluta della concessionaria ARC S.p.A., proceda nei lavori di adeguamento e ottimizzazione del progetto definitivo.

Il presidente e il vicepresidente della Regione Trentino Alto Adige hanno inoltre confermato che nel Piano economico finanziario relativo alla nuova concessione di A22 sono previste le risorse per la ulteriore ricapitalizzazione di ARC S.p.A. per un importo di 100 milioni, derivanti dal patrimonio proprio della società.

Il presidente della Regione Emilia-Romagna ha quindi a sua volta ribadito l’impegno di contribuire alla realizzazione dell’opera con lo stanziamento di 100 milioni di risorse aggiuntive.

Al termine della riunione, le parti si sono impegnate a dar seguito sollecitamente agli orientamenti assunti fin dalle prime sedute degli organi sociali, sollecitando la concessionaria a presentare nelle prossime settimane un cronoprogramma relativo alle ultime fasi progettuali dell’infrastruttura.

Casa, la Regione sostiene l’housing sociale: agevolazioni per nuove soluzioni abitative

Sono giovani coppie, famiglie numerose o con un solo genitore, anziani, disabili, tutti con un reddito medio basso.

È la fotografia di chi non riesce a trovare casa per ragioni economiche ma che, allo stesso tempo, non si trova in condizioni tali da poter accedere alle graduatorie per ottenere le case di edilizia residenziale pubblica (Erp). 

Una “fascia grigia” che trova una risposta concreta ai propri bisogni nel programma di Housing sociale promosso e sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna.

La Giunta regionale, infatti, nei giorni scorsi ha approvato il bando, finanziato con 5 milioni di euro, rivolto a cooperative e imprese costruttrici per completare la realizzazione di nuovi appartamenti, sperimentare nuove soluzioni abitative o recuperare vecchi edifici, anche sul piano dell’efficienza energetica e sismica.

Il contributo varierà da un minimo di 30 mila euro per alloggio a un massimo di 40 mila euro per gli interventi di recupero di vecchi edifici e di rigenerazione urbana.

Tra i criteri di priorità individuati dal bando, sono previsti contributi aggiuntivi (5 mila euro per alloggio) per i progetti che saranno in grado di proporre contenuti di novità e sperimentazione, come ad esempio il ‘cohousing’: una modalità abitativa costituita da appartamenti privati e spazi e servizi comuni (lavanderia, giardini, sale di ritrovo e per il tempo libero, anche aperte ad usi e fruitori esterni) per favorire la socializzazione e la cooperazione tra vicini di casa.

I beneficiari

Con il programma di Housing sociale, la Regione affronta il tema dell’edilizia socialeconsentendo a persone con un reddito che non superi 41.006 euro di Isee (o 55.000 euro se appartenenti a nuclei familiari distinti, che intendano costituire un nuovo nucleo familiare) di acquistare una delle case selezionate dal bando con uno sconto sul prezzo dell’immobile pari al contributo ottenuto dal costruttore (da 30 mila a 40 mila euro).

In alternativa all’acquisto, i beneficiari del programma potranno prendere in affitto gli appartamenti disponibili con contratti scontati del 20% sul canone concordato (una tipologia di locazione frutto di particolari accordi territoriali tra le associazioni di proprietari e inquilini).

Non potranno usufruire delle opportunità offerte dal programma coloro che possiedono altri appartamenti (anche in usufrutto) in Emilia-Romagna oppure hanno ricevuto in precedenza altri contributi pubblici per l’acquisto di una casa.

Modalità e tempi per presentare la domanda

Le cooperative e imprese costruttrici potranno presentare le domande entro il 9 lugliotramite l’apposita procedura online prevista dal bando, all’indirizzo web http://territorio.regione.emilia-romagna.it, a partire da venerdì 10 maggio. Al medesimo indirizzo sarà reso noto già dai prossimi giorni l’elenco degli alloggi disponibili, per ognuno dei quali verrà specificata l’ubicazione (Comune e indirizzo) e l’azienda costruttrice; dopo la scadenza del bando la Regione pubblicherà la graduatoria dei progetti finanziati.

Eliminazione delle barriere architettoniche, ecco 6,5 milioni di euro per gli interventi nelle abitazioni private

Abitazioni che hanno porte troppo strette, pavimenti scivolosi, bagni poco funzionali, oppure edifici privi di ascensore o montascale. Sono le cosiddette barriere architettoniche, quelle che per le persone disabili e con difficoltà motorie fanno la differenza tra la possibilità di godere di una vita sociale autonoma o restarne ai margini. 

Una risposta concreta ai bisogni di questi cittadini arriva dalla Regione Emilia-Romagna, che per il 2019 mette in campo 6,5 milioni di contributi per finanziare interventi negli appartamenti e nelle parti comuni dei palazzi abitati da disabili.

È arrivato nell’ultima seduta di Giunta il via libera alla ripartizione della seconda quota dei 29 milioni di euro del Fondo nazionale per il superamento delle barriere architettoniche concessi all’Emilia-Romagna nel triennio 2018-2020. Un canale di finanziamento che lo Stato non alimentava da molti anni, e alla cui mancanza la Regione ha cercato di supplire, istituendo nel 2014 uno specifico Fondo regionale:oltre 7 milioni di euro le risorse stanziate, che hanno permesso di realizzare più di2.300 interventi.

Con la ripartizione dei contributi disponibili per quest’anno potrà essere soddisfatta, da Piacenza a Rimini, una parte delle 6.722 domande presenti nelle graduatorie comunali al 1^ marzo 2019, dando precedenza a situazioni di maggiore gravità(disabilità motoria certificata al 100%). 

Per migliorare l’accessibilità negli appartamenti e nelle parti comuni degli edifici sono finanziabili interventi di adattamento dei sevizi igienicisostituzione di apparecchi sanitariallargamento delle porterimozione di gradini.

L’ammontare di ciascun contributo è calcolato in percentuale sui costi dei lavori effettuati: fino a 2.582 euro di spesa, il contributo copre il costo totale dell’intervento; da 2.582 euro a 12.911 viene riconosciuto il 25% della spesada 12.912 a 51.645 il 5%, per un massimo di 7.101 euro.

La ripartizione delle risorse, per provincia

Le risorse del Fondo nazionale sono state ripartite tenendo conto del numero di richieste presenti nelle graduatorie comunali. A Bologna vanno 1,5 milioni di euro; Modena 1,2 milioni; Reggio Emilia 720 mila euro; Ravenna 642 mila; Parma 640 mila; Rimini 596 mila; Forlì-Cesena 559 mila; Ferrara 472 mila e Piacenza 278 mila euro.

Chi, come e quando è possibile fare domanda

Le domande di contributo possono essere presentate in qualsiasi momento dell’anno al Comune dove si trova l’immobile su cui si interviene con l’opera edilizia. Possono usufruire delle agevolazioni concesse dalla Regione le persone con gravi disabilità motorie (100%) certificate dalle specifiche commissioni in capo all’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), oppure persone che abbiano una disabilità motoria inferiore, che in questo caso può essere certificata dal proprio medico di base.

L’impegno della Regione per abbattere le barriere architettoniche

Da inizio legislatura (2015) ad oggi, superano i 27 milioni di euro le risorse stanziate dalla Regione Emilia-Romagna attraverso il Fondo nazionale e regionale e sono quasi 7 mila gli interventi realizzati per abbattere le barriere architettoniche nelle abitazioni private delle persone disabili.

Dissesto idrogeologico, all’Emilia-Romagna 21 milioni di euro sui 102 necessari

21 milioni di euro rispetto ai 102 necessari a completare il piano per la prevenzione del rischio idrogeologico e la messa in sicurezza del territorio messo a punto dalla Regione, che prevede 89 interventi da Piacenza a Rimini, opere già tutte cantierabili entro l’anno. È la quota di fondi che il ministero dell’Ambiente ha destinato all’Emilia-Romagna. Una comunicazione, quella del dicastero, appena arrivata sui tavoli della Regione, per uno stanziamento certo insufficiente che ha spinto il presidente della Giunta, che è anche Commissario straordinario per il rischio idrogeologico, a scrivere al ministero dell’Ambiente per chiedere il rispetto degli impegni presi, oltre a inviare a Roma l’elenco dei primi 18 interventi, i più urgenti, che partiranno coi 21 milioni disponibili.

È dunque necessario che venga attivato un percorso alternativo, di cui già si era discusso. Fin dall’autunno scorso, infatti, la Regione Emilia-Romagna aveva chiesto che si potesse accedere ai mutui Bei (Banca europea degli investimenti) per far partire i cantieri, e il ministro, nell’ultima cabina di regia, si era impegnato in tal senso. Ora, la Regione si aspetta che si dia seguito il più velocemente possibile a quanto garantito, perché gli interventi programmati sono tutti assolutamente necessari per mettere in sicurezza l’intero territorio regionale.

L’aupiscio – sottolinea la Regione – è che il Governo voglia confermare l’impegno a mettere mano alla cura del territorio; per questo andrebbero attivati i mutui Bei, così come il ministro all’Ambiente si era impegnato a fare nel caso di fondi insufficienti. L’Emilia-Romagna è pronta: con le risorse in arrivo partiranno i primi interventi, ma tutte le opere previste sono necessarie e urgenti. In precedenza era stato rispettato l’accordo col Governo completando in tempi rapidissimi la programmazione degli interventi, adesso la richiesta è quella di essere messi nelle condizioni di lavorare per la sicurezza dei territori e delle comunità locali. Ed è per questo che la Regione è già impegnati sulla progettazione di nuovi cantieri pronti a partire nel 2020.

I primi 18 interventi che partiranno

In particolare, i 21 milioni di euro in arrivo da Roma serviranno a finanziare 2 interventi a Piacenza per un totale di 700mila euro ; 5 a Parma per un totale di 7 milioni e 650 mila euro; 2 a Reggio Emilia per un totale di 600mila euro; 2 a Modenaper un totale di 2milioni 530mila euro; 2 a Ferrara per un totale di 3 milioni e 60mila euro; 1 a Ravenna per un totale di oltre 2 milioni 690mila euro; 2 a Forlì-Cesena per un totale di 2 milioni e 200 mila euro; 2 a Rimini per un totale di 2 milioni e 250mila euro.

Lotta al dissesto e prevenzione, l’intero Piano regionale: 89 i cantieri previsti

Dal consolidamento di versanti in frana alla riapertura di strade comunali e provinciali chiuse a causa di cedimenti e dissesti, da nuove arginature alla realizzazione di casse di espansione, dai tagli della vegetazione nei corsi d’acqua al rifacimento di scogliere e opere a protezioni del litorale: la Regione nella lettera inviata al ministero dell’Ambiente il 15 aprile scorso, ha indicato tutti gli interventi previsti.

Si tratta di opere prioritarie per la sicurezza del territorio che, una volta ottenuta la copertura finanziaria, possono essere appaltate entro il prossimo dicembre e quindi in tempi rapidi, grazie appunto all’attività di progettazione svolta dagli uffici regionali e dalle strutture tecniche già nei mesi scorsi.

In particolare, per 20 cantieri – valore totale pari a circa 24 milioni e 300 mila euro – si propone l’assegnazione dei fondi stanziati con la legge di bilancio nazionale e già nelle disponibilità del ministero. Per i restanti 69 cantieri, da oltre 77 milioni e 600 mila euro, la Regione chiede invece l’attivazione di ulteriori canali di finanziamento, dando seguito all’impegno assunto dallo stesso ministero il 19 marzo, incontrando le Regioni.

Nel complesso, sono previsti 9 interventi a Piacenza (16 milioni 185 mila e 500 euro); 10 a Parma (10 milioni e 630 mila euro); 10 a Reggio Emilia (4 milioni e 700 mila euro); 17 a Modena (20 milioni e 150 mila euro); 4 a Bologna (2 milioni e 750mila euro); 21 a Ferrara (18 milioni e 40 mila euro), 4 a Ravenna (12 milioni e 200 mila euro), 8 a Forlì-Cesena (11 milioni e 250 mila euro) e 6 a Rimini (6 milioni e 50 mila euro).

Gli interventi finanziati nel reggiano:

BAISO Consolidamento e messa in sicurezza del dissesto idrogeologico che coinvolge Montecchio e Montecasale € 300.000,00

SCANDIANO Completamento lavori di consolidamento della frana di Mazzalasino € 300.000,00

Gli altri interventi cantierabili e ancora in attesa di finanziamento nel reggiano

BAISO Completamento ripristino funzionalità idraulica e danni a strutture della briglia Cà del Pino, funzionali alla continuità ecologica e tutela fauna ittica € 300.000,00

CANOSSA Ripristino officiosità idraulica e ripascimento erosioni lungo il torrente Enza fra il torrente Termina e il rio Pietragrossa € 300.000,00

VILLA MINOZZO Interventi di sistemazione idraulica nel bacino del fiume Secchia: asta principale in località Ponte Secchia (Toano) , Debbia (Baiso) e asta del Torrente Dolo da Cerredolo a Morsiano in Comune di Villa Minozzo € 400.000,00

QUATTRO CASTELLA Lavori per la messa in sicurezza del “Lago della Contessa”, in località Bianello di Quattro Castella € 400.000,00

QUATTRO CASTELLA Messa in sicurezza e consolidamento delle arginature del rio Enzola in comune di Quattro Castella € 400.000,00

CANOSSA Ripristino e consolidamento dell’opera di derivazione irrigua, traversa, posta sul torrente Enza in comune di Canossa a servizio del Canale Ducale d’Enza € 800.000,00

CAMPEGINE Interventi di adeguamento idraulico in località Case Cocconi in comune di Campegine € 250.000,00

“Dopo di noi”, al via 23 progetti per il futuro delle persone disabili sole. Dalla Regione 2,8 milioni di euro

Emancipazione dal nucleo familiare, supporto all’assistenza domiciliare, miglioramento delle capacità di gestione della vita quotidiana: guardano al “Dopo di noi”, quindi alla possibilità per le persone disabili sole di vedere un futuro più autonomo, i 23 progettiapprovati in questi giorni, dalla Giunta regionale e finanziati su tutto il territorio, da Piacenza a Rimini, con 2 milioni e 800 mila euro.  

Gli interventi sono stati valutati dal Gruppo tecnico regionale e selezionati dalle singole Conferenze Territoriali Sociali e Sanitarie (gli organismi in capo ai Comuni per coordinare le politiche sociali, sanitarie e socio-sanitarie) tra le proposte presentate attraverso il bando 2018 da Comuni e Unioni, soggetti del Terzo settoreassociazioni di genitori singoli familiari. Le risorse per finanziare i progetti provengono dal Fondo nazionale del “Dopo di noi”, che ha messo a disposizione dell’Emilia-Romagna oltre 13 milioni di euro per il triennio 2016-2018.  

A livello territoriale, gli interventi ammessi al finanziamento sono così suddivisi: Area metropolitana di Bologna 6 progetti finanziati per 618 mila euro; Modena 3 progetti (449 mila euro); Reggio Emilia 3 progetti(337 mila euro); Parma 1 progetto(270 mila euro); Ravenna 2 progetti(253 mila euro); Forlì-Cesena 2 progetti(253 mila euro);Ferrara 2 progetti(224 mila euro); Rimini 2 progetti(224 mila euro); 2 progetti finanziati anche a Piacenza, per 168 mila euro.

I 23 progetti selezionati riguardano il sostegno alla residenzialità, il cuore innovativo della legge sul Dopo di noi, per consentire alle persone con disabilità di decidere autonomamente dove, come e con chi vivere la propria vita futura, in maniera gradualmente indipendente dai genitori, in una vera casa e non necessariamente in un istituto o una struttura speciale. Tra le soluzioni abitative proposte rientrano le cosiddette “Scuole di autonomia” o “Appartamenti palestra” nei quali le persone con disabilità, ancora assistite dai propri familiari anche se ormai anziani, imparano gradualmente, con l’aiuto di educatori, a rendersi il più possibile autonome nella gestione della vita quotidiana (cucinare, fare la spesa, pulire la casa, prendersi cura della propria persona), per poi trasferirsi definitivamente in case vere e proprie. O ancora, piccoli appartamenti (da 3 a 5 ospiti) che non prevedono la presenza di personale giorno e notte, oppure gruppi-appartamento, dove l’assistenza sanitaria, in presenza di persone con disabilità più gravi, si coniuga con un maggiore impegno per l’integrazione sociale. Costituiscono invece una novità i progetti di co-housing: strutture residenziali più innovative, “di tipo familiare”, che favoriscono lo sviluppo relazionale, attraverso l’istituzione di spazi comuni per la quotidianità e il tempo libero. I nuovi alloggi, secondo quanto previsto dalla legge, dovranno essere collocati in zone residenziali e non potranno essere abitati da più di cinque persone.

Il programma regionale del “Dopo di noi”

Dare ai disabili gravi la possibilità di decidere del proprio futuro, per poter scegliere dove e con chi vivere e cominciare un percorso che li porti alla massima autonomia possibile, in vista del momento in cui i genitori non ci saranno più. Un risultato da raggiungere con un progetto individuale elaborato per ciascuno di loro, calato nel contesto in cui vivono e pronto a evolversi nel tempo. Con questo obiettivo la Regione Emilia-Romagna ha approvato nel 2017 il primo programma regionale di attuazione della Legge nazionale per l’assistenza alle persone con disabilità prive del sostegno familiare, il cosiddetto ‘Dopo di noi’.  

Interventi già realizzati in Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna sono complessivamente 91 le soluzioni residenziali utilizzate su tutto il territorio per progetti del “Dopo di noi” tra Gruppi appartamento, Abitazioni per piccoli gruppi e convivenza stabile e Appartamenti Palestra o Scuole di autonomia per soggiorni a termine. Le più diffuse sono queste ultime, che consistono in appartamenti dove le persone con disabilità, ancora assistite dai propri familiari anche se ormai anziani, imparano a rendersi il più possibile autonomi nella gestione della vita quotidiana preparandosi ad uscire dalla famiglia di origine. Le persone coinvolte in questi soggiorni a termine – dal primo anno di avvio del programma, nel 2016 – sono state 482.  

Altri interventi hanno riguardato 325 persone, ormai prive di sostegno familiare, ospitate in piccoli appartamenti (da 3 a 5 ospiti), che non prevedono la presenza di personale giorno e notte, oppure in gruppi-appartamento, che garantiscono una presenza maggiore di personale educativo ed assistenziale e dunque una situazione più adeguata a chi ha meno autonomia.

144 interventi hanno inoltre riguardato percorsi di accompagnamento per l’uscita programmata dal nucleo familiare di origine o da strutture residenziali ritenute meno adeguate, con la successiva accoglienza in piccoli appartamenti per l’autonomia o gruppi appartamento. Infine, sono stati 55 tirocini finalizzati all’inclusione e 58 i ricoveri temporanei in strutture residenziali, per fornire alle famiglie assistenza in particolari casi di emergenza.

Commercio, opportunità digitale per i piccoli negozi: la Regione investe 3 milioni di euro. Aperto il bando

Piccoli negozi, connessi, capaci di fare e-commerce e di organizzare le cosiddette “vetrine intelligenti” per suggerire nuovi look e vedere, ad esempio, come sta un nuovo abito addosso senza provarsi realmente nulla.

L’Emilia-Romagna investe 3 milioni di euro di risorse Por Fesr 2014-2020 nella rivoluzione digitale dei piccoli esercizi commerciali attraverso un bando, approvato dalla Giunta regionale, per lo sviluppo di nuovi servizi e della capacità competitiva dei negozi di vicinato.

Il bando potrà sostenere progetti per l’innovazione gestionale e dei sistemi di vendita (anche online), per permettere alle piccole imprese commerciali di affrontare la trasformazione dei mercati e le nuove tendenze e richieste dei consumatori. Ad esempio, potranno essere finanziati interventi per la fattura elettronica, per organizzare le cosiddette “vetrine intelligenti” digitali, per promuovere il punto vendita attraverso i canali web o per acquistare dotazioni informatiche o attrezzature innovative. Saranno ammesse inoltre le spese per l’acquisto di licenze o “cloud computing” ma anche per arredi, opere murarie, edili o impiantistiche.

beneficiari saranno, in particolare, i piccoli esercizi di vicinato in sede fissa: cioè quelli con una superficie di vendita entro i 150 metri quadrati nei Comuni con meno di 10 mila abitanti e fino a 250 metri quadrati se il negozio si trova in un Comune con più di 10 mila abitanti.

Il contributo a fondo perduto, possibile per progetti che prevedono un investimento superiore ai 10 mila euro, potrà arrivare al massimo di 50 mila euro e coprire fino al 40% della spesa ammissibile. Tale percentuale potrà aumentare fino al 50% in particolari casi: ad esempio, se i progetti di investimento hanno una ricaduta positiva sull’occupazione; se sono proposti da imprese giovanili o femminili o situate in montagna oppure se riguardano uno dei 5 ambiti produttivi definiti dalla “Strategia di specializzazione intelligente S3” (agroalimentare, meccatronica e motoristica, costruzioni, salute e benessere, cultura e creatività).

Il bando sarà pubblicato sul sito della Regione online alla pagina dedicata ai bandi Por Fesr 2014-2020 (https://fesr.regione.emilia-romagna.it/opportunita/bandi).

Le domande potranno essere presentate dal 20 maggio all’11 luglio 2019. È però prevista la chiusura anticipata dei termini al raggiungimento delle 200 domande di contributo.

Centri estivi, dalla Regione 6 milioni di euro per alleggerire le rette: il contributo sale a 336 euro per 4 settimane, ecco come ottenerlo

Un aiuto concreto alle famiglie, per permettere ai genitori che lavorano e non possono contare su supporti esterni di mandare i propri figli ai centri estivi: una realtà funzionale e molto varia sul territorio, da Piacenza a Rimini, che tuttavia può rivelarsi gravosa per il bilancio domestico.

Per il secondo anno consecutivo la Regione Emilia-Romagna finanzia con 6 milioni di euro il progetto per alleggerire il costo delle rette di iscrizione, favorendo così la conciliazione dei tempi lavoro-famiglia. E lo fa con una novità: salgono fino a 336 euro  (erano 210 nel 2018) i contributi previsti per ogni figlio84 euro la settimanaper un massimo di 4 settimane (o una durata maggiore nel caso in cui il costo settimanale della retta sia inferiore a 84 euro). 

Nel 2018, primo anno di sperimentazione del progetto finanziato dal Fondo sociale europeo, sono stati oltre 13.000 i bambini e ragazzi – da 3 a 13 anni d’età – iscritti ai 1.200 centri estivi “accreditati” dai Comuni, cioè in possesso dei requisiti stabiliti dalla direttiva regionale, e 314 i Comuni coinvolti.

Questo il primo bilancio del “Progetto per la conciliazione tempi cura lavoro: sostegno alle famiglie per la frequenza di centri estivi”, presentato oggi in Regione a Bologna, nel convegno dedicato alla rete e all’ulteriore qualificazione dei centri estivi dell’Emilia-Romagna.

Dall’analisi dei risultati ottenuti nella prima estate di sperimentazione emerge che a organizzare le attività sono stati prevalentemente gli stessi Enti pubblici (Comuni, Unioni di Comuni, Aziende pubbliche di servizi) e privati (Cooperative, Onlus, Associazioni gestori di servizi educativi e sociali, Enti religiosi) che gestiscono le scuole o i servizi educativi anche nel periodo scolastico. Accanto a queste realtà, si sono attivate quelle messe in campo da parrocchie, oratori, Fondazioni e associazioni sportive e culturali. Una proposta che in regione è molto ampia e varia, con attivitàche vanno dal gioco alla scoperta della natura, dallo studio allo sport, fino ai laboratori teatrali e linguistici. Diversi anche gli orari di frequenza previsti, da qualche ora all’intera giornata. 

Requisiti per beneficiare del contributo

Possono beneficiare del sostegno finanziario per il pagamento delle rette di frequenza dei centri estivi le famiglie con figli in età 3-13 anni residenti in Emilia-Romagna composte da entrambi i genitori, o uno solo in caso di famiglie mono genitoriali, occupati, in cassa integrazione oppure senza lavoro ma iscritti ai centri per l’impiego, con un reddito Isee annuo entro i 28 mila euro.

Come fare domanda

Per quanto riguarda l’iter di compilazione dell’offerta alle famiglie, entro il 30 maggioi Comuni stileranno l’elenco dei centri – gestiti direttamente o, per quelli privati, individuati tramite bando – aderenti al progetto. Successivamente, i Comuni potranno ricevere le richieste di contributo: i genitori dovranno scegliere uno dei centri inseriti nell’elenco comunale e presentare la dichiarazione Isee. Spettano al Comune l’istruttoria, il controllo dei requisiti e la successiva compilazione della graduatoria delle famiglie individuate come possibili beneficiare del contributo, fino ad esaurimento della disponibilità finanziaria.

I centri estivi possono essere pubblici (organizzati direttamente dai Comuni) o privati (associazioni, cooperative, parrocchie e altri Enti religiosi) “accreditati” dai Comuni in base alla direttiva regionale del 2018 che ha previsto una revisione delle norme organizzative. La novità più significativa ha l’obiettivo di mettere i più piccoli al riparo dal rischio di maltrattamenti e abusi: il personale dei centri estivi, infatti, deve presentare il proprio casellario giudiziario, secondo quanto previsto dalla legge nazionale contro la pedopornografia. Altri requisiti riguardano la somministrazione dei pasti, che deve rispettare le linee guida regionali per l’offerta di alimenti e bevande salutari, e dunque garantire l’igiene e la correttezza alimentare. I centri, inoltre, devono dotarsi di servizi igienici separati per i bambini e gli educatori. Nelle strutture è poi richiesta la presenza di un responsabile con ruolo di coordinatore, in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado e possibilmente del titolo di educatore o insegnante o, comunque, fornito di esperienza in campo educativo. I centri, inoltre, devono elaborare un progetto educativo sul quale informare adeguatamente le famiglie.

Dal 2020 per il responsabile del centro che accoglie più di 20 bambini, sarà invece indispensabile possedere una formazione più specifica in uno dei seguenti ambiti: educativo, formativo, pedagogico, psicologico, sociale, artistico, umanistico, linguistico, ambientale o sportivo.

Corsa ad ostacoli – Specialità femminile delle donne al lavoro

Lunedì 15 aprile presso il Centro Simonazzi(via Turri 55/a, Reggio Emilia) alle 20:45 si terrà la prima iniziativa del ciclo di incontri “Corsa ad ostacoli – Specialità femminile delle donne al lavoro“, una serie di approfondimenti dedicati al rapporto tra maternità e lavoro. 

Come viene tutelata oggi una madre lavoratrice? Cosa fare per evitare che le donne debbano scegliere tra lavoro e famiglia? Può esistere un welfare aziendale a misura di mamma? Partendo da queste domande ci metteremo in ascolto di esperti per “un bagno di realtà” sulla situazione delle madri che lavorano, sulle politiche di conciliazione lavoro/famiglia, ma anche sulla valorizzazione di esperienze di welfare aziendale nel nostro territorio.

In una breve intervista su 24Emilia, che ringrazio per la disponibilità, ho provato a spiegare il senso dell’iniziativa e quanto sia importante oggi mettere al centro del dibattito questi temi.

La serata, organizzata grazie al contributo di Camposamarotto ReMiAmo, vedrà la partecipazione di Paride Barani, commercialista iscritto all’Odcec Re, dell’imprenditore Graziano Grasselli e di Rosamaria Papaleo della Cisl Emilia Centrale.