A Scandiano nuova sede per Croce Rossa, polo Protezione civile, assistenza socio-sanitaria

Una nuova sede per la Croce Rossa italiana di Scandiano, ma anche una struttura con la quale potenziare il polo di Protezione civile e dove trovare sia il servizio di emergenza sanitaria territoriale, convenzionato con il 118, e le attività socio-assistenziali, compreso il sostegno alle persone in difficoltà.

Il nuovo edificio viene finanziato con un investimento di circa 2 milioni di euro, di cui 350mila euro stanziati dalla Regione attraverso un pacchetto di risorse di complessivi 1,5 milioni per potenziare la rete delle strutture di Protezione civile in Emilia-Romagna. Nel piano regionale rientrano 11 interventi, tra cui quello di Scandiano, per 850mila euro destinati al territorio reggiano. La struttura sorgerà sulla viabilità principale in posizione strategica tra Scandiano e Chiozza, in un’area del Comune concessa in diritto di superficie e ospiterà la sede dell’associazione della Croce Rossa italiana e diverse altre funzioni e attività anche a valenza sovracomunale.

La durata prevista dei lavori è di 18 mesi e permetteranno alla Croce Rossa, che oggi solo a Scandiano raccoglie circa 500 volontari, il trasferimento dall’area ospedaliera che la ospita dal 1970, anno della sua fondazione e inizio attività.

Nei nuovi locali, progettati dallo studio di architettura M2R, troveranno spazio il servizio di emergenza sanitaria territoriale operato in convenzione con il 118, le attività di protezione civile con un magazzino dedicato al ricovero di materiali e mezzi, le attività socio-assistenziali, come il servizio di distribuzione viveri alle persone in difficoltà, e la Fondazione Manodori, ente no profit che opera su welfare, educazione e formazione, salute pubblica, arte e cultura, per promuovere lo sviluppo sociale del territorio.

Alle giovani coppie contributo fino a 25mila euro per l’acquisto della prima casa. La Regione stanzia 15 milioni

Un aiuto per il presente necessario a costruire un futuro: fino a 25mila euro per l’acquisto della prima casa e fino a 35mila euro nel caso l’immobile venga ristrutturato. La Regione investe 15 milioni di euro per dare una mano alle giovani coppie dell’Emilia-Romagna e ad altri nuclei famigliari che non riescono a trovare un appartamento adeguato alle proprie condizioni economiche, con una importante novità rispetto ai bandi degli anni scorsi: l’estensione del contributo all’acquisto di alloggi risistemati attraverso interventi di miglioramento della qualità architettonica e dell’efficienza sismica ed energetica degli edifici. 

L’11^ bando del programma regionale “Una casa alle giovani coppie” è una delle misure coerenti con il ‘Patto per giovani’ che la Regione sta costruendo con le parti sociali nell’ambito del Patto per il Lavoro. Oltre a soddisfare più velocemente, e a condizioni migliori, la domanda di abitazioni di nuclei familiari che vogliono avviare o rafforzare un progetto di vita, rientra nella logica del recupero del patrimonio edilizio esistente alla base della nuova legge regionale sull’urbanistica, puntando anche a sostenere la ripresa del comparto edile, fra i più penalizzati dalla crisi. I cittadini potranno presentare domanda da luglio, dopo la pubblicazione degli elenchi degli alloggi disponibili.

Dal 2010, primo anno di attuazione del programma regionale, con l’emanazione di 10 bandi sono state 2.161 le famiglie che hanno potuto acquistare la prima casa, messa a disposizione da cooperative e imprese, con un contributo complessivo della Regione di quasi 52 milioni di euro.

Il bando / Criteri e requisiti di accesso
Acquisto prima casa
(Linea 2) – Vengono stanziati 10,5 milioni di euro. Sarà possibile ottenere un contributo che va da un minimo di 20mila finoa un massimo di 25 mila euro, da scontare sul prezzo di vendita degli alloggi. I potenziali acquirenti della prima casa saranno le giovani coppie, ma al bando possono concorrere anche nuclei composti da una sola persona o famiglie monoparentali o con più di tre figli (almeno uno sotto i 18 anni), nei quali un genitore abbia meno di 45 anni. Il reddito Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) massimo del nucleo famigliare deve essere compreso fra 41 a 55 mila euro annui.È possibile scegliere tra gli alloggi, distribuiti su tutto il territorio regionale, messi a disposizione da cooperative e imprese, il cui elenco sarà pubblicato nella sezione specifica del sito web della Regione nel mese di maggio.

Ristrutturazioni (Linea 1) –L’investimento di 4,5 milioni di euro è finalizzato amigliorare la qualità architettonica e l’efficienza sismica ed energetica degli edifici. Cooperative e imprese di costruzione potranno vendere direttamente a coppie sposate e non, persone singole e famiglie con più di tre figli con un reddito massimo che varia da 41 a 55 mila euro di reddito Isee(Indicatore della situazione economica equivalente) e di cui almeno un componente abbia un’età non superiore ai 40 anni. L’acquisto, scontato fino a 35 mila euro per ogni alloggio, può essere preceduto da un periodo di locazione di otto anni, alla fine del quale, però, l’alloggio deve essere ceduto allo stesso prezzo al quale era stato offerto in partenza. L’elenco degli immobili in ristrutturazione sarà reso disponibile entro il mese di luglio.

Per entrambe le Linee di intervento, il valore degli alloggi non può superare i 300 mila euro per i Comuni capoluogo di provincia o con più di 50 mila abitanti; 250 mila euro per tutti gli altri Comuni.

Oltre ai requisiti legati al reddito, all’età e alla composizione del nucleo familiare, per accedere ai contributi regionali è obbligatorio essere cittadino italiano, dell’Unione europea, extraeuropeo, purché in possesso di regolare permesso di soggiorno almeno biennale e di un lavoro. Inoltre, almeno un componente della famiglia deve essere residente o svolgere la propria attività lavorativa in un comune dell’Emilia-Romagna.

Centri estivi, rette scontate per i genitori che lavorano

Con 6 milioni di euro, dei 13 complessivi stanziati per il biennio 2018-2019, la Regione Emilia-Romagna viene incontro, già a partire dalla prossima estate, alle esigenze di tanti genitori che lavorano e che sono alla ricerca di occasioni di socializzazione per i figli durante il periodo estivo. L’offerta non manca, ma le rette, soprattutto se i figli sono più di uno, spesso sono una spesa difficile da sostenere.

La riposta a queste esigenze arriva dalla Giunta regionale, che nei giorni scorsi, ha approvato la ripartizione delle risorse tra i Comuni del territorio capofila di Distretto (l’ambito territoriale che comprende più Comuni associati per gestire i servizi sociali di base).

In tal modo, le amministrazioni comunali potranno pubblicare, entro il 15 di maggio, gli elenchi dei Centri estivi – gestiti direttamente dal Comune o, per quelli privati, individuati tramite bando –  in base ai requisiti di qualità contenuti nella nuova Direttiva regionale. Successivamente, i Comuni potranno ricevere le domande per frequentare i Centri e, per coloro che rientrano nei parametri Isee stabiliti dalla Regione, le richieste di contributo.

I Comuni definiranno la graduatoria dei possibili beneficiari fino ad esaurimento della disponibilità finanziaria.

A livello territoriale, i 6 milioni ripartiti tra i Comuni capofila dei Distretti, in base al numero dei bambini residenti e in età compresa tra  3 e 13 anni, prevedono: per Bologna 1,3 milioni di euro; Modena 1 milione; Reggio Emilia 816 mila euro; Parma  609 mila euro; Forlì-Cesena  540 mila euro; Ravenna  520 mila euro; Rimini 473 mila euro; Ferrara 374 mila euro; Piacenza 300 mila euro.

Requisiti richiesti per ottenere i contributi regionali ed entità

Alle famiglie – purché residenti in Emilia-Romagna e composte da entrambi i genitori, o uno solo in caso di famiglie mono genitoriali, occupati e con un reddito Isee annuo entro i 28 mila euro – viene riconosciuto fino a un massimo di 210 euro: 70 euro a settimana per 3 di frequenza.

Caratteristiche e funzionamento dei Centri estivi

L’obiettivo dei centri estivi è quello di offrire ai bambini e ragazzi, dopo la chiusura delle scuole, l’opportunità di trascorrere il tempo libero partecipando ad attività creative, educative e sportive. Nella maggioranza dei casi, il committente è il Comune di residenza, che affida la gestione del servizio a cooperative sociali o associazionidel territorio; in altri casi, i centri sono organizzati da privati.

Nei centri estivi è richiesta la presenza di un responsabile con ruolo di coordinatore, in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado e possibilmente del titolo di educatore o insegnante, o comunque fornito di esperienza in campo educativo.

Dal 2020, per il responsabile del centro che accoglie più di 20 bambini, sarà indispensabile, secondo la nuova direttiva regionale, avere una formazione più specifica in uno dei seguenti ambiti: educativo, formativo, pedagogico, psicologico, sociale, artistico, umanistico, linguistico, ambientale, sportivo.

Altri requisiti riguardano la somministrazione dei pasti, che deve rispettare le linee guida regionali per l’offerta di alimenti e bevande salutari, e dunque garantire l’igiene e la correttezza alimentare. I centri, inoltre, devono prevedere servizi igienici separati per i bambini e gli educatori.

Servizi sociali, dalla Regione 40 milioni ai territori. Al centro infanzia, adolescenza e famiglie

Oltre 40 milioni di euro, di cui 21 dalla Regione, ai Comuni e Unioni di Comuni dell’Emilia-Romagna per finanziare i servizi sociali e sociosanitari, a partire da quelli per l’infanzia e le famiglie.
Via libera alla proposta di ripartizione – presentata dalla Giunta – del Fondo regionale per le politiche sociali, che mette in campo per il 2018 un consistente pacchetto di risorse, per la metà di provenienza regionale e per la metà statali.
Dei 40 milioni complessivi, 38 sono destinati a finanziare i servizi per le famiglie e iminori e a contrastare la povertà. Gli altri 2 milioni del Fondo sono in parte riservati ai soggetti pubblici coinvolti nel progetto regionale “Oltre la Strada”, da anni impegnato a realizzare interventi di assistenza e integrazione sociale delle vittime di tratta; in parte andranno ai Comuni sedi di carcere, per programmi volti al reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti e al miglioramento delle loro condizioni di vita.
Infine, le risorse serviranno a sostenere la rete dei Centri regionali per le famiglie – strutture che offrono servizi informativi e di orientamento e interventi di supporto alla genitorialità – e le agevolazioni per il trasporto pubblico locale riservate a persone con difficoltà economiche o fragili e a famiglie numerose. 

La ripartizione dei fondi, per provincia

A livello territoriale, i 38 milioni destinati alla gestione dei servizi sociali e sociosanitari saranno così suddivisi tra le province dell’Emilia-Romagna: Bologna 8,7 milioni di euro; Modena 6,1; Reggio Emilia 4,5; Parma 3,8; Forlì-Cesena 3,3; Ravenna 3,2; Ferrara 2,9; Rimini 2,8; Piacenza 2,4. Per l’assegnazione delle risorse dovrà essere completato l’iter, con un ulteriore passaggio del testo in Giunta, la prossima settimana.

Cinema, audiovisivo e spettacolo dal vivo: dalla Regione due bandi da quasi 4 milioni

L’Emilia-Romagna punta con decisione allo sviluppo dell’industria cinematograficaaudiovisiva e al sistema regionale dello spettacolo dal vivo. E lo fa anche aumentando i fondi destinati alla formazione di coloro i quali vogliono affacciarsi a questo mondo.
A disposizione ci sono 3 milioni 850 mila euro650 mila euro in più rispetto allo scorso anno, per due bandi rivolti agli enti di formazione accreditati, che dovranno ora progettare azioni formative in questi ambiti specifici, anche valorizzando collaborazioni con imprese e istituzioni qualificative del territorio.

Bando spettacolo dal vivo

Per lo spettacolo dal vivo sono disponibili 2,5 milioni di euro (500 mila euro in più rispetto allo scorso anno) di risorse del Fondo sociale europeo, per tre tipi di interventi formativi finanziabili: percorsi di formazione (240-600 ore) per il conseguimento di una qualifica professionale dell’area “Produzione artistica dello spettacolo”; percorsi di formazione permanente (50-150 ore) per persone già in possesso di conoscenze in quell’area professionale e che abbiano necessità di nuove competenze tecniche; percorsi di alta formazione (300-1.000 ore) per acquisire alte competenze specialistiche, a sostegno dei processi di qualificazione, rafforzamento e innovazione del sistema regionale dello spettacolo dal vivo.

Priorità sarà data ai progetti formativi presentati da un partenariato socio economicoampio e pertinente, in coerenza con la “Strategia regionale di ricerca e innovazione per la specializzazione intelligente”, e con una attenzione particolare all’internazionalizzazione, per rafforzare in questo senso i sistemi produttivi regionali.
I progetti devono essere presentati entro il prossimo 24 maggio.

Bando cinema e audiovisivo

Il bando per il cinema e l’audiovisivo è finanziato con 1 milione 350 mila euro di risorse sempre del Fse. Potranno essere candidati progetti riguardanti percorsi di formazione (240-600 ore) per il conseguimento di una qualifica professionale dell’area  “Produzione artistica dello spettacolo”; percorsi di formazione permanente(35-70 ore) per la valorizzazione delle competenze tecnico-professionali  necessarie per la permanenza nel mercato del lavoro e per la mobilità professionale; oppure, percorsi di alta formazione (300-1.000 ore) a sostegno dei processi di innovazione e qualificazione del settore del cinema e dell’audiovisivo regionale. I progetti proposti dovranno fondarsi su un partenariato socio-economico con le imprese, eventualmente allargato a enti e istituzioni, formalizzato in un protocollo di collaborazione. Il bando scade il prossimo 15 maggio.

Per informazioni: AttuazioneIFL@regione.emilia-romagna.it

Rigenerazione degli spazi e riuso del patrimonio esistente: quasi 37 milioni per città più belle e vivibili

Riqualificazione degli spazi urbani, riuso del patrimonio edilizio esistente e consumo zero di suolo per città più belle, verdi e vivibili. Con 36,5 milioni di euro la Regione vara un bandoper finanziare progetti di riqualificazione e rigenerazione promossi dalle amministrazioni pubbliche locali – Comuni singoli e associati e Unione di Comuni – per migliorare la qualità urbana dei centri abitati. È il primo atto concreto della nuovalegge urbanistica regionale, firmata dalla Giunta e approvata pochi mesi fa, a fine 2017, dall’Assemblea legislativa.

Il provvedimento esclude opere spot, limitate e svincolate dal contesto socio-ambientale. Premierà infatti i Comuni capaci di una progettazione urbanistica a 360 gradi, che dovranno presentare una strategia complessiva di rigenerazione urbanacapace di mettere insieme soluzioni edilizie innovative, spazi verdi e per la collettività, cessazione di situazioni di degrado o sfregio ambientale. Quegli Enti, cioè, che nella pianificazione urbanistica si impegnino a privilegiare gli interventi di riqualificazione e riuso del patrimonio edilizio e infrastrutturale esistente, abbandonando la vecchia logica dell’espansione urbana senza limiti a discapito delle esigenze di riuso, conservazione e salvaguardia del territorio e del verde extraurbano. Ogni progetto potrà avere un sostegno fino a 1,5 milioni di euro, con un co-finanziamento analogo. Infatti, secondo le stime il bando porterà a interventi per un valore di 50-60 milioni.

L’aspetto innovativo del bando consiste nell’anticipare quello che è uno degli elementi portanti della futura pianificazione comunale, incentrata sulla rigenerazione come motore di sviluppo del territorio con ricadute ed effetti anche sul tessuto socio-economico, oltre che urbano, e come strumento cardine per migliorare la qualità e la attrattività dei centri abitati. Per promuovere questo cambio di prospettiva e di mentalità nelle scelte di programmazione dell’uso del territorio, la Regione mette sul piatto un primo e consistente pacchetto di risorse pubbliche, in grado di fare di anche da volano per accelerare la ripartenza del comparto delle costruzioni, uno dei settori che hanno sofferto di più la crisi dell’ultimo decennio.

Il bando: 36,5 milioni di finanziamenti pubblici

Delle risorse complessivamente disponibili, 30 milioni di europrovengono dai Fondi di sviluppo e coesione (Fsc) e saranno destinati alla realizzazione o riqualificazione di opere pubbliche o di pubblica utilità come scuolebibliotecheedifici pubbliciparchi e spazi pubblici. Una quota non inferiore a 10 milioni di euro delle risorse Fsc è riservata ai Comuni con meno di 50mila abitanti.

Altri 6,5 milioni di euro sono invece risorse ex Cassa depositi e prestiti (Cdp) e saranno finalizzati a politiche di social housing per il recupero o la costruzione di alloggi di proprietà pubblica, e delle relative dotazioni territoriali.

Le risorse saranno erogate a fronte di un impegno diretto delle amministrazioni pubbliche che intendono avanzare progetti sotto forma di un cofinanziamento minimo obbligatorio delle opere in previsione. Una percentuale di compartecipazione finanziaria che varia dal 30 al 50% – sia nel caso di fondi Fsc che di fondi Cdp – a seconda che si tratti di interventi nei Comuni sopra o sotto la soglia dei 50mila abitanti. In rapporto a quest’ultimo criterio cambia anche l’importo massimo finanziabile di ciascuno intervento: rispettivamente 1,5 e 1 milione di euro per le risorse Fsc e 1 milione e 700mila euro per i finanziamenti Cdp.

No a opere spot, servirà una “strategia complessiva” di rigenerazione urbana

Possono partecipare al bando Comuni singoli, associati o Unioni di comuni che presentano non un progetto svincolato dal contesto socio-ambientale, bensì una strategia complessiva di rigenerazione urbana, con l’indicazione dei singoli interventi candidati al finanziamento. I Comuni che fanno domanda insieme dovranno indicare un Comune capofila per i rapporti con la Regione in tutte le fasi della procedura. Il ruolo di capofila può essere assunto anche dalla Città metropolitana di Bologna in riferimento a Comuni o Unioni di comuni comprese nel proprio territorio.  Le domande possono essere presentate entro il 17 settembre 2018.

Il compito di selezionare i progetti sarà affidato a un apposito nucleo di valutazionecomposto da membri interni all’amministrazione regionale, integrato da un rappresentante dell’Associazione nazionale Comuni italiani.

I criteri di valutazione: cantierabilità certa e copertura finanziaria

Le candidature saranno valutate sulla base di alcuni criteri: qualità complessiva della strategia di rigenerazione, cantierabilità certa, idonea copertura finanziaria degli interventi e delle azioni previste, in particolare per quanto riguarda la quota obbligatoria di cofinanziamento. E ancora: coerenza e efficacia della strategia sotto i profili ecologico-ambientaleurbanistico-architettonico e, infine, sociale, culturale ed economico.

In particolare, entro il 31 dicembre 2019 i Comuni che si candidano a realizzare gli interventi utilizzando le risorse Fsc dovranno avere appaltato i lavori, pena la decadenza dall’assegnazione delle risorse e la revoca di quelle erogate.

Punteggi aggiuntivi potranno essere assegnati se il progetto è esito di concorsi di progettazione, se contribuisce alla qualificazione della rete dei trasporti o se all’interno della strategia complessiva sono previsti interventi per promuovere la mobilità sostenibile, ad esempio la realizzazione di ciclovie di interesse regionale.

Chiusa la fase della valutazione dei progetti con l’approvazione della graduatoria e l’assegnazione delle risorse, si apre quella successiva di concertazione tra Comuni selezionati e Regione che porterà alla firma di un vero e proprio “contratto di rigenerazione urbana”, con il dettaglio degli interventi e delle azioni proposte, il piano economico-finanziario e il relativo cronoprogramma di attuazione.

La Regione organizzerà il prossimo 23 aprile un incontro pubblico per la presentazione del bando e, tra maggio e giugno, si terranno alcuni seminari di taglio pratico-operativo per aiutare i Comuni nella predisposizione della documentazione richiesta dal bando (progetto esecutivo per interventi ammessi a finanziamento risorse Fsc, definitivo per quelli a valere su risorse Cdp e proposta di contratto di rigenerazione urbana da presentare entro il 31 marzo 2019), mentre per chiarire eventuali dubbi sulle procedure da seguire sarà costantemente aggiornato il sito: http://territorio.regione.emilia-romagna.it/riqualificazione-urbana

Approvato il Piano Triennale per lo Sport: dalla Regione oltre 26 milioni di euro per l’attività sportiva

Aumenta il budget per la promozione e la pratica sportiva che passa dai 4,22 milioni di euro del triennio 2015-2017 ai 6 milioni e 750 mila euro del periodo 2018-2020. A queste risorse vanno poi aggiunti 20 milioni per interventi sull’impiantistica sportiva, che in circa l’80% dei casi è stata realizzata prima del 1990. E per la prima volta la Regione si dota di un vero e proprio Piano dello sport, come previsto dalla Legge regionale n. 8 del 2017.

L’atto della Giunta ha ricevuto ieri il via libera dall’Assemblea legislativa. Fra gli obiettivi strategici la riduzione della popolazione inattiva, anche se in Emilia-Romagna è inferiore rispetto alla media nazionale (32% contro il 39% del resto d’Italia). Inoltre, va intercettata la domanda verso pratiche sportive che si svolgono in spazi all’aperto non attrezzati e che, dunque, valorizzano il patrimonio ambientale.
Sarà poi sostenuta l’integrazione sociale dei soggetti svantaggiati, incentivato un maggior coinvolgimento alle attività motorie della popolazione femminile euna pari opportunità di accesso delle persone anziane. Infine, collaborazione col mondo della scuola e, come prevede la Legge regionale 8, supporto all’attività ispettiva per contrastare la pratica del doping.
Nel dettaglio, i fondi per la promozione dell’attività motoria e sportiva ammontano, nel triennio, a 5,3 milioni euro. Per l’Osservatorio del sistema sportivo regionale verranno invece stanziati 150mila euro e, infine, alla promozione di grandi eventi saranno destinati 1,3 milioni euro.

Interventi 2018-2020
Gli interventi prioritari da realizzare nel triennio 2018-2020 prevedono, anzitutto, il sostegno alla realizzazione e promozione di eventi e manifestazioni sportiverealizzate sul territorio regionale, con riferimento anche a progetti per il miglioramento del benessere fisico, psichico e sociale della persona attraverso l’attività motoria e sportiva.
Saranno poi realizzate azioni di promozione dgrandi eventi sportivi di interesse regionale e valorizzato il patrimonio dell’impiantistica sportiva regionale. Inoltre, è prevista un’integrazione con gli interventi previsti dalle politiche della salute e l’attivazione di un tavolo di lavoro con l’Ufficio scolastico regionale per l’ideazione di un progetto sperimentale pluriennale per la promozione dei principi educativi della pratica motoria e sportiva. Infine, si darà corso ad un programma di attività formative per qualificare gli operatori del settore e verrà supportato lo sviluppo di un Osservatorio per avere un quadro sempre aggiornato del sistema sportivo regionale.

Lo sport in Emilia-Romagna
In Emilia-Romagna (dati 2016) sono circa 1 milione 800 mila gli sportivi dai 3 anni in su che praticano nel tempo libero uno o più sport, pari al 41,9% della popolazione. Il 31,1% pratica sport in modo continuativo e il 10,8% in modo saltuario. Il 26% della popolazione pratica solo qualche attività fisica (1 milione e 118 mila persone). I sedentari sono 1 milione e 374 mila, pari al 31,9% della popolazione.
Se confrontiamo questi dati con quelli nazionali, in Emilia-Romagna la propensione alla pratica sportiva è più alta rispetto ai dati medi: 42% contro il 34,8%. Se a questa percentuale aggiungiamo anche coloro che praticano solo qualche attività fisica, come fare passeggiate o andare in bicicletta, la percentuale degli attivi fisicamente arriva al 68%, contro il 61% dell’Italia.
Nel 2016 l’Emilia-Romagna si è collocata al 4° posto in graduatoria per la propensione alla pratica sportiva continuativa e occasionale dopo Trentino Alto Adige, Veneto e Valle d’Aosta con soli 2 punti percentuali in meno rispetto alla seconda in classifica, il Veneto, e 11 punti percentuali in meno rispetto alla prima, il Trentino Alto Adige.

Nel periodo che va dal 2001 al 2015 l’incremento dell’attività sportiva svolta in modo continuativo in Emilia-Romagna è stato di quasi 3 punti percentuali. Se osserviamo invece il periodo che va dal 2015 al 2016 l’incremento dell’attività sportiva svolta in modo continuativo cresce di ben 5,4 punti percentuali. In un solo anno c’è stata una crescita dell’attività sportiva svolta in modo continuativo che è quasi il doppio rispetto a quella avvenuta nei 15 anni precedenti.
In Emilia-Romagna, inoltre, tra il 2002 e il 2013 c’è stata un’importante crescita del tempo dedicato allo sport, che passa dalle 0,31 ore al giorno del 2002, pari a 2 ore e 10 minuti alla settimana, alle 0,38 ore al giorno del 2013, pari a 2 ore e 40 minuti alla settimana. L’incremento è stato importante per entrambi i generi, anche se esiste un divario considerevole: gli uomini praticano sport per 3 ore e 21 minuti, le donne per 2 ore e 2 minuti. Per effetto di tale crescita, l’Emilia-Romagna, che nel 2002 era in linea con la media italiana, nel 2013 ha superato considerevolmente tale media per entrambi i generi.

Impianti sportivi: Reggio e Ravenna le province più attrezzate
In termini numerici, l’Emilia-Romagna può vantare una buona dotazione di strutture sportive: nella banca dati della Regione sono censiti, al 31 dicembre 2014,  5.810 complessi sportivi, 6.870 impianti sportivi e 12.231 spazi sportivi (per complessi sportivi si intende un insieme di uno o più impianti sportivi contigui aventi in comune elementi costitutivi, spazi accessori e/o servizi; per impianti sportivi si intende un insieme di uno o più spazi di attività sportiva della medesima tipologia; per spazi sportivi si intende l’area dove viene praticata l’attività sportiva).
Le province di Reggio Emilia e Ravenna sono quelle più attrezzate (rispettivamente con indice di dotazione 3.23 e 3,01). Rimini e Ferrara, invece, sono le province con l’indice di dotazione più basso, con 1,89 e 2,18.
Per quanto riguarda invece gli spazi per tipologia di attività, emerge che le tipologie più diffuse sono i campi da calcio, calcetto e atletica (0,77), seguiti da palestre (0,63) e da bocce e campi all’aperto (0.54).

 

Qui si può leggere il piano

Il mio intervento al convegno “Percorsi sanitari agevolati per le persone con disabilità”

Sabato mattina sono intervenuta al convegno “Percorsi sanitari agevolati per le persone con disabilità” organizzato grazie alla collaborazione tra AUSL IRCCS Reggio Emilia, Centrale Operativa 118 Emilia Ovest e Fondazione Durante e Dopo di Noi di Reggio Emilia onlus.

Qua potete trovare i pensieri che ho espresso al termine del convegno:

Buongiorno a tutti, vorrei innanzitutto ringraziare coloro che hanno lavorato a questi progetti, le persone fanno la differenza e ancora una volta la nostra azienda sanitaria locale si è data una priorità giusta e buona. Molte cose che avrei desiderato dire sono già state dette, ne sono felice! Aggiungo alcune cose che ho pensato ascoltando con interesse i vostri interventi: in primo luogo credo che il valore di questi progetti, i percorsi sanitari specifici, sia nel dare risposta ad un bisogno delicato. C’è una persona con disabilità a cui si aggiunge una sofferenza. Ed è una sofferenza che purtroppo spesso è una costante non variabile nella vita quotidiana delle persone con disabilità. Ad una fragilità si aggiunge una fragilità: credo sia dovuta questa attenzione. Il secondo aspetto sul quale è iniziato un lavoro che è da implementare, lo ritrovate guardando le slide sul “modulo delle informazioni terapeutiche del medico di medicina generale”, guardando il processo del percorso d’emergenza che si chiude con la diagnosi e cura: credo che la presa in carico delle persone fragili debba partire dagli operatori sanitari presenti sul territorio, dalla quotidianità; i percorsi sanitari agevolati (dall’accesso del pronto soccorso, all’emergenza 118, alle visite specialistiche) che avete pensato dovrebbero fare parte di situazioni di emergenza o comunque non frequenti. Credo che ci debba essere una presa in carico attiva e non passiva, il paziente con disabilità deve essere conosciuto prima di tutto dai medici di medicina generale e dagli operatori sanitari. Credo che l’accesso facilitato al pronto soccorso sia possibile se c’è un percorso che dura tutta la vita, se c’è una relazione che parte da prima in un dialogo costante, in un percorso clinico, in una conoscenza vera del paziente da parte dei medici. Questo rende più possibile e meglio realizzabile il progetto sulla visita specialistica, un progetto interessante perché è importante che i percorsi siano istituzionalizzati e nello stesso tempo flessibili. Non si può lasciare tutto alla buona volontà del medico di medicina generale che chiama lo specialista di turno e ricorda che c’è un paziente con disabilità e che potrebbe servire una strumentazione specifica, o che le linee guida ordinarie dei percorsi sanitari siano flessibili in modo che un esame, magari, venga fatto prima di altri, o che ci sia un “percorso adattato” e non ordinario per quella persona, o una competenza specifica dello specialista…. La formazione dei professionisti di cui avete parlato è fondamentale…Ecco, questo non può essere lasciato alla buona volontà, deve essere istituzionalizzato e ci deve essere un indirizzo. Tre aspetti, voglio essere veloce poiché la mattinata è stata lunga e ciascuno deve tornare dai propri figli:

  1. Abbiamo approvato il Piano Socio Sanitario a luglio, un piano atteso e importante e trovo in questi progetti la concretizzazione di molti aspetti del piano: il primo, l’integrazione tra tutto ciò che è sociale e tutto ciò che è sanitario. Se noi diamo delle risposte a delle fragilità, non solo aiutiamo delle persone ma questo diventa una leva per diminuire l’ospedalizzazione spinta. È una leva per far sì che l’autonomia di una persona possa durare il più a lungo possibile. Abbiamo poi notato nella stesura del piano, che le persone ci hanno chiesto una umanizazzione sempre maggiore dei servizi e quindi dobbiamo investire sulla domiciliarità e sulla prossimità.
  2. Secondo aspetto: la collaborazione. Serve la regia del pubblico ma oggi ci dobbiamo rendere conto che se vogliamo difendere e tutelare il nostro sistema sociosanitario, di fronte ad una società frammentata, in cui i bisogni cambiano, si polverizzano, noi abbiamo bisogno delle nostre comunità, del dinamismo delle associazioni di volontariato e di tutti coloro che sanno ascoltare, forse meglio di noi, i bisogni nuovi che ci sono sul territorio. Penso alle famiglie, al privato sociale, alle associazioni, al Terzo Settore che da sempre lavorano con noi. Quindi noi non possiamo pensare che ci sia solo “un mandato” che dà la Pubblica Amministrazione e voi dovete solo obbedire. No, io credo che sia giusto che ci sia una progettazione e una definizione insieme degli interventi per il bene delle nostre comunità.
  3. Ultima cosa: prima si parlava della riorganizzazione delle cure sanitarie. Le case della salute non sono su tutto il territorio però penso che vadano utilizzate perché hanno questa caratteristica di prendere in cura una persona dal punto di vista sanitario, ma anche di contenere dei percorsi di socializzazione che avvengono all’interno della casa della salute in una presa in carico complessiva. Ed è lì che si trovano servizi e professionisti e che parte la relazione, la conoscenza del paziente e della sua complessità per arrivare appunto ai vostri tre progetti. Mi ricollego con questo al ragionamento che provavo a fare all’inizio.

Davvero grazie a nome della Regione, il mio compito sarà quello di riportare quello che ho ascoltato stamattina, perché questi possano essere progetti pilota, un esempio anche per altre aziende sanitarie.

Grazie perché a noi interessa che l’accesso alla sanità sia facile (è un diritto costituzionale!), a noi interessa che si riconoscano le differenze per supportare le fragilità, a noi interessa che la prossimità e la relazione umana siano l’approccio normale ai servizi di cura. Ma soprattutto grazie perché a noi stanno a cuore le persone, sta a cuore che le persone stiano bene, soprattutto quelle più fragili, e quindi il vostro contributo è oggi fondamentale.

Emilia-Romagna, al via l’Osservatorio sulla condizione delle persone con disabilità

Anche l’Emilia-Romagna avrà un Osservatorio sulla condizione delle persone con disabilità. A istituirlo, dopo la ripresa dei lavori dell’Osservatorio Nazionale, tre realtà attive nell’ambito del welfare: il Forum regionale del Terzo settore e le Organizzazioni Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap) e Fand (Federazione tra le Associazioni nazionali delle persone con disabilità), che a Bologna hanno illustrato l’iniziativa, alla presenza dell’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi.

“Sempre, e a maggior ragione quando si parla di welfare e disabilità, è fondamentale il lavoro di squadra tra Istituzioni e Associazioni- ha sottolineato Venturi-. Come Regione, non possiamo quindi che guardare con favore alla nascita di questo Osservatorio, uno strumento con cui le organizzazioni promotrici svolgeranno un prezioso lavoro di monitoraggio delle condizioni dei disabili in Emilia-Romagna in relazione, in particolare, ai servizi socio sanitari e all’inserimento scolastico e lavorativo. Anche le iniziative di comunicazione che l’Osservatorio intende organizzare- ha aggiunto Venturi- sono importanti, perché su un tema come quello della disabilità la soglia di attenzione, e sensibilità, da parte dei cittadini, oltre che delle Istituzioni, va sempre tenuta alta. E siamo orgogliosi- ha chiuso l’assessore- di poter dire che la nostra Regione è quella che ha il Fondo regionale per la non autosufficienza più alto in Italia”.

A presentare questa mattina le attività del neonato Osservatorio – presso il Centro di Documentazione Handicap – sono stati Alberto AlberaniFederico Amico (Forum Terzo Settore Emilia-Romagna), Giuliana Gaspari (Fish Emilia-Romagna) e Andrea Prantoni (Fand Emilia-Romagna).

L’impegno della Regione per le persone con disabilità e non autosufficienti

Particolare attenzione è stata riservata, in questa legislatura, ad interventi per favorire l’indipendenza e l’autonomia dei disabili: alle opere per l’abbattimento delle barriere architettoniche degli appartamenti o degli spazi comuni dei condomini vengono destinati finanziamenti annuali e il bando più recente, del 2017, ha messo a disposizione 2 milioni di euro; contributi di cui hanno beneficiato 633 famiglie. 

Inoltre, proprio nei giorni scorsi, per la prima volta la Regione ha stanziato specifici fondi per installare ascensori e montascale (ma anche per abbattere dislivelli con gradini o rampe troppo ripidi, o allargare corridoi e servizi troppo stretti)negli stabili di Edilizia residenziale pubblica: 2 milioni di euro per il 2018 e altri 2 milioni per il 2019.

Sul piano dell’assistenza a disabili e anziani, l’Emilia-Romagna è la Regione con il Fondo regionale per la non autosufficienza più alto in Italia: nel solo 2017 sono stati investiti 500 milioni di euro per lo sviluppo della rete dei servizi socio-sanitari, residenziali e semiresidenziali e la realizzazione di interventi di natura assistenziale ed economica. L’Emilia-Romagna è stata poi la prima in Italia ad avere adottato una legge specifica (n.2/2014)per i caregiver, coloro che assistono familiari o amici disabili e non autosufficienti, offrendone un riconoscimento giuridico sull’esempio di altri Paesi europei.

Disabilità, dalla Regione aiuti concreti alle persone sorde

Superare le barriere che impediscono alle persone con disabilità uditiva, circa 4 mila in Emilia-Romagna, di vivere a pieno la loro quotidianità e di poter accedere a una vita di relazione: dal rapporto con le istituzioni pubbliche al mondo del lavoro, dal tempo libero ai rapporti affettivi. È l’obiettivo degli interventi messi in campo dalla Regione e presentati oggi in Commissione assembleare Politiche per la salute e Politiche sociali welfare e salute dalla Direzione generale Cura della persona, salute e welfare.

Tra i progetti più significativi per l’integrazione e il favorire la comunicazione, particolarmente significativi sono quelli di promozione sociale a carattere sperimentale, realizzati in collaborazione con le maggiori associazioni di assistenza ai sordi operanti sul territorio regionale. Si tratta di tre iniziative finanziate nel 2017 con oltre 200 mila euro, e tutt’ora in corso, affidati all’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi (Ens) e al coordinamento Fiadda (Famiglie italiane associate per la difesa dei diritti degli audiolesi), assieme all’ Associazione genitori con figli audiolesi di Bologna.

In particolare, il progetto realizzato con la sezione emiliano-romagnola dell’Ens prevede l’apertura di sportelli che svolgono attività di segretariato sociale per assistere e orientare le persone con disabilità uditive nell’accesso alla rete dei servizi a loro dedicati. Un secondo progetto prevede la fornitura di servizi di interpretariato nella lingua dei segni (Lis) tramite 33 interpreti scelti e messi a disposizione dall’Ens. Il terzo progetto sperimentale finanziato dalla Regione Emilia-Romagna riguarda la diffusione del servizio di sottotitolazione per non udenti dal titolo “Abbattere le barriere della comunicazione” realizzato dall’Associazione genitori con figli audiolesi. 

Il progetto si rivolge in particolare a tutte le persone affette da sordità pre–verbali (congenite o insorte nei primissimi anni di vita) gravissime, che vivono in Emilia-Romagna e che sono riconosciute come “sordo” in base alla legge 381/70, ma può essere utile anche a quanti soffrono di sordità meno gravi e ai soggetti adulti con sordità ingravescente, che rischiano di rimanere progressivamente esclusi dalla vita sociale.

 

La sordità in Emilia-Romagna

Secondo i dati pubblicati dalla Regione Emilia-Romagna lo scorso febbraio, e riferiti al 2016, nel primo “Report Screening uditivo neonatale e percorso clinico ed organizzativo per i bambini affetti da ipoacusia”, su 34.776 soggetti il 99,6 %. (34.640 bambini) ha eseguito lo screening uditivo. La copertura dei controlli precoci è al di sopra degli standard stabiliti (95%) dalle Raccomandazioni internazionali.

La percentuale di bambini risultati affetti da disturbi dell’udito e inviati ad una successiva valutazione ai centri audiologici delle aziende sanitarieper determinarne il livello di gravità, è stata del 4,4 %, pari a 1.542 bambini. Su 34.776 bambini nati vivi, quelli presi in carico dai servizi ospedalieri di audiologia del territorio sono stati 134.

La rete regionale per le disabilità uditive e le linee guida per le aziende sanitarie

Nel 2011 la Regione Emilia-Romagna ha approvato le “Linee guida per le aziende sanitarie in merito allo screening uditivo neonatale e sul percorso clinico e organizzativo per i bambini affetti da ipoacusia”, che prevedono l’istituzione in ogni azienda sanitaria di un Team aziendale per le disabilità uditive (TADU), composto da esperti (almeno uno psicologo, un logopedista, un neuropsichiatra infantile), audiologi/foniatri e medici specialisti in Otorinolaringoiatria. Il compito di monitorare la qualità degli interventi regionali e valutare le problematiche connesse all’accesso ai servizi per le persone con disabilità uditive nella nostra regione è invece affidato al Tavolo per le disabilità uditive, costituito anch’esso nel 2011 e composto dai referenti delle aziende sanitarie dei Team aziendali disabilità uditive, referenti dei servizi regionali competenti (pediatria ospedaliera, di libera scelta e di comunità), e Associazioni, Enti ed Organizzazioni che si occupano di sordità.