35 milioni per la messa in sicurezza dei ponti sul Po: 23 in Emilia-Romagna per Colorno e ‘Verdi’ (Pr), Dosolo-Guastalla (Re) e Castelvetro (Pc)

5 milioni di euro per ristrutturare e mettere in sicurezzanumerosi ponti sul fiume Po, di cui 23,2 per quattro che si trovano in Emilia-Romagna (gli altri situati in Lombardia e Piemonte). Risorse stanziate dal Governo (ministero delle Infrastrutture) e assegnate oggi dalla Conferenza delle Regioni, con la ratifica della Conferenza unificata Stato-Regioni prevista nel pomeriggio, per interventi di grande importanza per i territori interessati.

Vengono quindi finanziate al 100%, vista la situazione di emergenza, due opere nel parmense, per le quali sono stati stanziati 12 milioni di euro (6 per ognuna): i ponti fra Colorno e Casalmaggiore e ‘Verdi’, di competenza delle Province di Parma(soggetto attuatore) e Cremona.

Assegnati poi 3,7 milioni di euro per il ponte Dosolo-Guastalla tra Reggio Emilia (Provincia soggetto attuatore) e Mantova e 7,5 milioni per quello a Castelvetro tra Piacenza (Provincia soggetto attuatore) e Cremona. In questi due casi l’assegnazione è ricompresa nel riconoscimento di un finanziamento proporzionale alla stima dei lavori per la messa in sicurezza delle infrastrutture e gli stanziamenti coprono il 75% dei costi. Sulla parte rimanente, la Regione Emilia-Romagna è pronta a fare la sua parte con fondi propri.

I lavori partiranno entro 12 mesi.

Nuovo bando del Por Fesr per edifici pubblici più green

Con il nuovo bando del Por Fesr, approvato dalla Giunta regionale, la Regione rinnova l’impegno a sostegno degli enti pubblici nel raggiungere obiettivi di risparmio energetico, uso razionale dell’energia, valorizzazione delle fonti rinnovabili, riduzione delle emissioni di gas serra, con particolare riferimento allo sviluppo di misure di miglioramento della efficienza energetica negli edifici pubblici e nell’edilizia residenziale pubblica. I contributi, che rientrano nelle risorse dell’Asse 4 del Por Fesr 2014-2020 per la promozione della low carbon economy, sono rivolti a Comuni, Province, Città metropolitane e Unioni di comuni, compreso il circondario imolese, società in house. Il nuovo bando prevede il cofinanziamento di spesa pari al 30% di contribuzione massima. Per ciascun intervento è previsto un contributo massimo di 500.000 euro.

Come accedere ai contributi

Le richieste di cofinanziamento per gli interventi oggetto del bando sono aperte dal 18 dicembre 2017 fino al 31 marzo 2018, attraverso l’applicativo Sfinge2020.

Urbanistica, approvata la nuova legge regionale

L’Assemblea regionale ha approvato il progetto di legge sulla “Disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio”, in pratica, la nuova legge urbanistica regionale.

Questa nuova legge urbanistica non è un restyling della vecchia Legge 20 ma riprende i paradigmi di questa a tutela del territorio, rilanciandoli nella cornice dell’attuale situazione socio-economica che richiede il rilancio del settore edilizio spingendo verso la rigenerazione urbana.

La foto più aggiornata del territorio emiliano-romagnolo ci propone un consumo potenziale del territorio vasto quanto due città di Bologna. Per questo la nuova legge riduce di oltre il 60% le previsioni urbanistiche già approvate. Così, una delle sfide per gli amministratori locali sarà il cambiamento dei piani regolatori comunali, seguendo quelle che saranno le due parole d’ordine del futuro: qualità e rigenerazione urbana.

La legge si muove su quattro assi portanti: la tutela del territorio; il rispetto per l’ambiente; lo stimolo allo sviluppo e l’attenzione all legalità. Gli obiettivi sono molteplici. Il primo, come detto, è la riduzione delle previsioni urbanistiche già approvate. Si vuole abbattere del 60% i 250 km quadrati attualmente previsti. Si pensa di ottenere questo risultato adottando un unico strumento: il Piano Urbanistico Generale (Pug) che andrà a sostituire i vari Poc, Rue, Pua, ecc. All’interno del Pug, un Comune godrà del 3% di espansione massima fuori dal territorio urbanizzato fino al 2050. Dentro questo 3% potranno starci solo nuovi insediamenti produttivi e il residenziale ma solo se collegato a progetti di rigenerazione urbana e a residenziale sociale (Ers). Deroghe sono ammesse per la costituzione di parchi urbani e la costruzione di opere pubbliche; per ampliamenti d’insediamenti produttivi utili a completare la produttività di un’azienda; per nuovi insediamenti produttivi d’interesse strategico regionale o nazionale e per fabbricati utili alle imprese agricole. I Comuni avranno tre anni di tempo per adeguarsi (entro il novembre 2020).

Altro obiettivo della legge: la rigenerazione urbana e la riqualificazione degli edifici. Queste vengono promosse attraverso contributi regionali a fondo perduto per i progetti di rigenerazione sull’esempio della trasformazione delle periferie disagiate in quartieri ad alto tasso di servizi e vivibilità che si vede in tanti Paesi della Ue. Perché il buon disegno della città è una buona prevenzione nei confronti della marginalità. La legge prevede anche incentivi fiscali, volumetrici e procedure semplificate soprattutto per la demolizione in deroga.

Ancora: la valorizzazione del territorio agricolo. Sarà possibile costruire tutti i fabbricati strumentali che serviranno alle aziende e vi saranno incentivi per la demolizione dei fabbricati dismessi. Poi: il promuovere la qualità dei progetti (agricoli o urbani), attraverso lo scomputo dei contributi di costruzione fino al 50% dei costi sostenuti.

Altro tema portante sarà la pianificazione che non sarà più “a cascata” (dalla Regione al Comune) ma per competenze. Ovvero, la Regione assommerà nel Piano territoriale regionale anche il Piano paesistico e il Piano integrato dei trasporti (Prit). Province, città metropolitane e Aree Vaste si occuperanno dei rispettivi Piani territoriali mentre i Comuni, come detto, avranno un unico Piano comunale, il Pug.

Poi, questa nuova legge urbanistica, che prevede un deciso protagonismo dei privati ma sempre con la regia pubblica, afferma fortemente i principi di legalità e trasparenza. Sono numerosi gli emendamenti che vanno in questo senso. Lo fa recependo le disposizioni dell’Anac (Agenzia nazionale anti corruzione); richiedendo ai privati la certificazione antimafia, informative su eventuali conflitti d’interesse e relazioni sulla trasparenza degli effetti economici di quanto si propone. E’ stato fatto il massimo possibile per creare le condizioni perché i comportamenti non conformi siano perseguiti e puniti.

Con questo progetto i Comuni potranno terminare quanto previsto con la precedente Legge 20 o adeguarsi alla nuova legge nel giro di tre anni.

In sintesi finale, partiamo da un consumo di suolo enorme e andiamo a tagliarlo grazie a una legge adeguata ai tempi che prova a dare risposte giuste e con i giusti stimoli per un settore che ha perso tanti posti di lavoro.