Viaggi della Memoria anno 2018 – V edizione

Anche nel 2018 l’Assemblea legislativa contribuirà al finanziamento dei “Viaggi della Memoria”. I destinatari di tali iniziative – che prevedono la visita dei Luoghi della Memoria del Novecento sul territorio regionale, nazionale e internazionale – sono studenti, insegnanti, operatori culturali delle scuole primarie e secondarie di qualsiasi ordine e grado della Regione Emilia-Romagna.

I soggetti autorizzati a presentare i progetti (scuole, associazioni, enti locali, altri soggetti pubblici e privati della regione Emilia-Romagna) devono contattare l’Istituto storico del proprio territorio provinciale per avere informazioni, supporto alla progettazione e alla compilazione, e presentare infine all’Istituto stesso il proprio progetto entro il 20 ottobre 2017.

Gli Istituti storici procederanno ad una valutazione tecnico-scientifica e provvederanno all’invio di tutti i progetti all’Assemblea legislativa entro il 6 novembre 2017. Nei primi mesi del prossimo anno l’Assemblea legislativa assegnerà le risorse ai progetti selezionati, contribuendo così alla realizzazione delle attività previste.

I criteri e le modalità di partecipazione sono precisate nella determinazione 495/2017 pubblicata anche nella sezione Amministrazione trasparente. Qui si allegano: 1. l’avviso, 2. il modulo di domanda di finanziamento, 3. i recapiti degli Istituti storici provinciali, 4. la determinazione 495/2017.

Documentazione allegata

 

Edilizia scolastica: 2,5 milioni di euro per 7 nuovi interventi a Reggio Emilia

Quasi 16 milioni di euro per 62 nuovi interventi straordinari di edilizia scolastica in Emilia-Romagna. La Corte dei Conti ha approvato il decreto interministeriale che autorizza le Regioni alla stipula del nuovo Mutuo Bei (Banca Europea degli Investimenti) e che assegna all’Emilia-Romagna 15.895.106 euro per la realizzazione di interventi straordinari di ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento sismico ed efficientamento energetico di edifici scolastici, oltre che per la realizzazione di nuovi edifici scolastici e palestre. Alle risorse messe a disposizione dai Mutui Bei si aggiungono quasi 8 milioni di euro di cofinanziamento degli enti proprietari delle scuole, cioè Comuni e Province, per un totale complessivo di circa 24 milioni di euro.

Con questo importo, già ripartito dalla Regione tra le Province e la Città metropolitana di Bologna, si potranno finanziare 62 interventi di cui 7 a Reggio Emilia grazie ad un finanziamento di circa 2 milioni di euro ai quali si aggiungono circa 562 mila euro di cofinanziamento per un investimento complessivo di 2 milioni e mezzo per la nostra Provincia.

Già a inizio legislatura la Regione ha adottato un piano regionale di edilizia scolastica con 225 interventi programmati al 2018, per una spesa complessiva di 140 milioni di euro. Adesso si aggiungono queste nuove risorse, per nuovi cantieri che ci porteranno, insieme alle amministrazioni e comunità locali, ad avere altre scuole più belle, sicure ed efficienti, in grado di accogliere i ragazzi e metterli nelle condizioni migliori per crescere a studiare. Un investimento sul presente e sul futuro della nostra regione.

Qua la tabella con gli interventi in provincia di Reggio:

Le cose da sapere sul “Bonus Asilo Nido”

Buone notizie per genitori con bambini piccoli. Nella Legge di Bilancio 2017, il Governo Renzi aveva, infatti, provveduto ad inserire un nuovo contributo economico a sostegno del reddito delle famiglie con figli piccoli. Ora quel provvedimento prende il via e fino al 31 dicembre sarà possibile presentare la domanda per accedere al bonus asili nido ricevendo 1000 euro per fronteggiare le spese di un figlio ad un nido pubblico o privato e va ad aggiungersi ad altre agevolazioni per le famiglie come ad esempio il Bonus mamme.

– A CHI SPETTA IL BONUS –
Il bonus può essere richiesto dai genitori di bambini che frequentano asili nido pubblici o privati e per riceverlo occorre provare il pagamento della retta: si ricevono fino a 1000 euro (il contributo non può eccedere il costo della rata) in undici rate da 91 euro. Possono richiedere il bonus anche genitori di bambini con meno di tre anni che ricevono assistenza domiciliare per gravi malattie: in questo caso serve un certificato medico e si ricevono i 1000 euro in un solo pagamento. I bambini per cui si fa richiesta devono essere residenti in Italia e possedere la cittadinanza italiana o europea comunitaria, il permesso di soggiorno o essere soggetti a protezione internazionale data dallo status di rifugiato.

– CHI DEVE FARE DOMANDA –
Dovrà presentare domanda il genitore che affronta la spesa. Nel caso di contributo al supporto domiciliare, anche il convivente dovrà comparire nella richiesta.

– COME PRESENTARE LA DOMANDA –
Per accedere al bonus bisogna presentare domanda sul portale online Inps (Qui il link diretto), oppure contattando il Contact Center Integrato al numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o numero 06164.164 (numero da rete mobile con tariffazione a carico dell’utenza chiamante). O ancora è possibile rivolgersi agli enti di patronato. E’ necessario fare una richiesta diversa per ogni figlio interessato. In tutto sono stanziati 144 milioni di euro per il Bonus Asilo Nido, che verranno erogati secondo l’ordine di presentazione delle domande: significa che l’INPS accetterà richieste fino all’esaurimento del budget.

– COME FUNZIONA IL BONUS –
L’erogazione del bonus avverrà con cadenza mensile per un importo massimo di 90,91 euro direttamente al beneficiario che ha sostenuto il pagamento, per ogni retta mensile pagata e documentata: in 11 mensilità per quanto concerne la frequenza dell’asilo nido e in unica soluzione per il supporto domiciliare. Il primo pagamento comprenderà le mensilità maturate sino a quel momento. Dal mese successivo avrà cadenza mensile. Il rimborso avverrà solo dopo che il genitore avrà allegato le ricevute di pagamento delle rette.

Come funzioneranno i vaccini obbligatori

Il 28 luglio la Camera ha approvato il cosiddetto “Decreto Vaccini”, un decreto legge che di fatto rende possibile l’iscrizione agli asili nido e alle scuole materne ai soli bambini vaccinati e impone sanzioni economiche per i genitori che decideranno di iscrivere i loro figli non vaccinati alla scuola dell’obbligo, quindi dalla primaria in poi.

 

10 vaccini obbligatori

Da settembre, diventeranno obbligatorie e gratuite per tutti i bambini e ragazzi da zero a 16 anni 10 vaccinazioni: anti poliomielite, anti difterite, anti tetanica, anti epatite B, anti pertosse, e anti emofilo B (esavalente) che si fanno al terzo mese di vita. Seguono poi anti morbillo, parotite, rosolia e varicella. Consigliati dalle Asl, ma non obbligatori, quelli contro il meningococco C e B.

 

Le iniezioni necessarie
Per effettuare le 10 vaccinazioni obbligatorie NON saranno necessarie 10 diverse punture: 6 vaccini possono essere somministrati insieme (vaccinazione esavalente: polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, anti emofilo B). Altri 4 sono contenuti nella quadrivalente (morbillo, rosolia, parotite e varicella). Le punture per le prime dosi sono cioè 4 (divise in base al calendario). Sarà possibile prenotare direttamente in farmacia i vaccini: sia le prenotazioni che tutte le vaccinazioni obbligatorie saranno gratuite.

 

Non tutti i bambini da 0 a 6 anni dovranno farle tutte
Le dieci vaccinazioni devono essere tutte obbligatoriamente somministrate ai nati dal 2017. Ai nati dal 2001 al 2016 invece devono essere somministrate le vaccinazioni contenute nel Calendario Vaccinale Nazionale relativo a ciascun anno di nascita. Ossia i nati dal 2001 al 2004 devono effettuare (ove non abbiano già provveduto) le quattro vaccinazioni già imposte per legge (anti-epatite B; anti-tetano; anti-poliomielite; anti-difterite) e l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’anti-pertosse e anti emofilo B , raccomandate dal Piano Nazionale Vaccini 1999-2000. I nati dal 2005 al 2011 devono effettuare, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’antipertosse e anti emofilo B, previsti dal Calendario vaccinale incluso nel Piano Nazionale Vaccini 2005- 2007. I nati dal 2012 al 2016, infine, devono effettuare, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l’anti-morbillo, l’anti-parotite, l’anti-rosolia, l’anti-pertosse e anti emofilo B previste dal Calendario vaccinale incluso nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2012-2014.

 

Chi può non vaccinarsi
Sono esonerati dall’obbligo i soggetti immunizzati per effetto della malattia naturale. Ad esempio i bambini che hanno già contratto la varicella non dovranno vaccinarsi contro tale malattia. I soggetti che si trovano in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. Mentre il vaccino è posticipato quando i soggetti si trovano in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta.

 

I documenti da presentare a scuola
Al momento dell’iscrizione i dirigenti scolastici devono chiedere ai genitori la documentazione che provi le avvenute vaccinazioni.

  • Se il certificato vaccinale è in regola con le vaccinazioni non ci sono problemi.
  • Se al bambino mancano dei vaccini ma i genitori dimostrano che hanno una prenotazione alla Asl per farli non ci sono problemi, stessa cosa se il bambino ha già avuto una malattia vaccinabile e quindi è immunizzato, ma in questo caso deve essere presentato un certificato medico che lo dimostri.
  • Se il bambino ha problemi di salute che rendono pericoloso fare il vaccino si deve presentare la documentazione dell’esonero rilasciato da medico generale o pediatra. In questo caso ci sarà comunque l’iscrizione a scuola.
  • Se il certificato vaccinale è incompleto, i dirigenti scolastici, devono fare una segnalazione alla Asl entro 10 giorni. L’ufficio di igiene convoca i genitori, cerca di convincerli se sono contrari a questa forma di prevenzione e gli dà un termine per mettersi in regola. I genitori che non vogliono mettersi in regola rischiano una sanzione amministrativa da 100 a 500 euro (a meno che non facciano al figlio le vaccinazioni mancanti entro il termine indicato dalla Asl). Trascorso quel termine, la stessa Asl “provvede a segnalare l’inadempimento dell’obbligo vaccinale alla procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni per gli eventuali adempimenti di competenza”. Non si parla più, come nelle prime bozze del provvedimento, di togliere la potestà genitoriale, la misura verrà rimessa alla valutazione dei giudici.
  • Il genitore può anche autocertificare l’avvenuta vaccinazione (per esempio in caso di indisponibilità del libretto vaccinale). Anche in questo caso il bambino sarà ammesso a scuola, ma dovrà presentare copia del libretto vaccinale entro il 10 luglio di ogni anno.

 

E se il bambino non è vaccinato?
Da 0 a 6 anni niente nido e asilo per i bimbi non in regola. Chi invece va alla scuola dell’obbligo (elementari, medie e primi due anni delle superiori) viene comunque iscritto ma si applica la procedura sopra descritta per i casi in cui il certificato vaccinale sia incompleto.

 

La formazione delle classi
I bambini non vaccinabili per ragioni di salute sono inseriti in classi nelle quali sono presenti soltanto minori vaccinati o immunizzati naturalmente. I dirigenti scolastici comunicano all’ASL competente, entro il 31 ottobre di ogni anno, le classi nelle quali sono presenti più di due alunni non vaccinati.

 

L’anno scolastico 2017/2018
Visto che ci sono pochi mesi per adempiere alle nuove regole, per il prossimo anno sono previste alcune disposizioni transitorie. Intanto la documentazione riguardante le avvenute vaccinazioni va presentata entro il 10 settembre (e non, appunto, nel momento dell’iscrizione che è già passato). Inoltre la documentazione può essere sostituita dall’autocertificazione e “in tale caso, la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie deve essere presentata entro il 10 marzo 2018″. C’è quindi buona parte dell’anno scolastico per mettersi in regola.

 

Infine la nuova legge prevede poi l’istituzione dell’anagrafe vaccinale che monitora le attività del Servizio sanitario nazionale e nella quale saranno registrate tutte le persone vaccinate, da sottoporre a vaccinazione e le dosi somministrate. Nella nuova legge si prevede infine l’autocertificazione per gli operatori scolastici, gli operatori socio sanitari e gli operatori sanitari sulla copertura vaccinale.

Università, la Regione cofinanzia il completamento di Villa Marchi: 75 nuovi alloggi per studenti meritevoli

Nuovi alloggi e residenze per gli studenti universitari in arrivo in Emilia-Romagna. La Giunta regionale ha deciso di sostenere con un finanziamento complessivo di oltre 12 milioni di euro i Comuni e le Università che parteciperanno al bando del Ministero, che prevede un cofinanziamento statale per interventi di edilizia universitaria destinati soprattutto agli studenti a basso reddito e in possesso dei requisiti di merito. Grazie al finanziamento messo a disposizione dalla Regione, gli interventi previsti in Emilia Romagna saranno considerati prioritari da parte del Ministero.  Gli interventi proposti renderanno disponibili 697 posti alloggio sul territorio regionale, di cui 419 a Bologna, 87 a Parma, 75 a Reggio Emilia, 51 a Imola e 65 a Rimini. L’intervento si realizza nell’ambito delle politiche per il diritto allo studio universitario, con l’obiettivo di rafforzare l’attrattività del sistema universitario regionale, ampliandone l’offerta abitativa e i servizi rivolti agli studenti, prioritariamente a quelli fuori sede.

 

In Emilia-Romagna, a conferma dell’attrattività dell’offerta formativa e dei servizi resi disponibili, su quasi 150 mila studenti iscritti complessivamente ai quattro atenei della regione, circa 100 mila sono gli studenti fuori sede, cioè che frequentano un corso in una Provincia diversa da quella di residenza, e di questi quasi 63 mila provengono da fuori regione. Attualmente il fabbisogno di posti letto è superiore alla disponibilità  che può mettere in campo l’azienda regionale per il diritto agli studi superiori Ergo, che mette a disposizione 1.831 posti alloggio per le sedi dell’Università di Bologna, 618 per l’ateneo di Parma e 755 per l’Università di Modena e Reggio Emilia, di cui 131 a Reggio e 298 a Ferrara.

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La Regione coi 4 atenei e i big dell’automotive: nasce ‘Motorvehicle University of Emilia-Romagna

Due nuovi corsi di laurea magistrale in Advanced Automotive Engineering  e Advanced Automotive Electronic Engineering prepareranno i giovani più motivati e di talento dall’Italia e da tutto il mondo. Il progetto voluto dalla Regione Emilia-Romagna nasce dalla collaborazione tra le Università di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia, e Parma e le aziende automotive più prestigiose: Automobili Lamborghini, Dallara, Ducati, Ferrari, Haas F1 Team, Magneti Marelli, Maserati e Toro Rosso.

Attraverso le università e le case motoristiche, l’hub Motorvehicle University of Emilia-Romagna punta ad attrarre nella regione i migliori studenti universitari di tutto il mondo con l’obiettivo di formare e inserire nel mondo del lavoro gli ingegneri di domani, i professionisti che progetteranno veicoli stradali e da competizione, i sistemi di propulsione sostenibili e i sottosistemi per le funzionalità intelligenti e gli impianti di produzione all’insegna dell’Industria 4.0.

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Diritto allo studio universitario, la Regione stanzia 80 milioni (mai così tanti)

Anche per l’anno accademico 2016-17 la Regione Emilia-Romagna garantisce la borsa di studio al 100 per cento degli studenti idonei,con una spesa complessiva in denaro e servizi abitativi e ristorativi di oltre 80 milioni e 800 mila euro, la cifra più alta mai stanziata. La spesa in denaro per il pagamento delle borse di studio è di oltre 65 milioni di euro. Gli studenti che beneficiano della borsa di studio sono 20.950, di cui 12.831 dell’Università di Bologna, 1.496 dell’Università di Ferrara, 2.989 dell’Università di Modena e Reggio Emilia, 3.047 dell’Università di Parma e 587 degli Istituti dell’Alta Formazione Artistica e Musicale. Un incremento di oltre il 21% rispetto all’anno precedente di studenti idonei, dunque, anche a seguito dell’aggiornamento della soglia economica di accesso alle borse introdotta per compensare gli effetti della nuova normativa Isee. Un risultato ottenuto grazie alla conferma dell’impegno finanziario regionale e alla politica di razionalizzazione delle spese attuata dall’Azienda regionale per il diritto agli studi superiori Er.Go.

Per quanto riguarda i servizi, i posti letto attualmente disponibili sul territorio regionale sono 3.504, suddivisi in 45 residenze. Sono 76 i punti ristorativi attivi in regione, di cui 12 mense, che nel 2016 hanno erogato oltre 2 milioni di pasti.

Riqualificazione, a Reggio 900 mila euro dalla Regione. SONCINI, (PD): “Premiate scuole e palestre”

“Dalla riqualificazione della Palestra Comunale di Albinea fino al rifacimento degli infissi presso la scuola primaria di Scandiano, passando per l’efficientamento energetico della scuola superiore “Scaruffi” di Reggio Emilia. Non è un caso che la maggior parte dei progetti premiati dalla Regione, nel bando sulla riqualificazione energetica, siano progetti legati a scuole e palestre. Una scelta decisa a beneficio soprattutto di studenti e insegnanti. Quando lo sguardo dei nostri comuni e territori si rivolge verso gli spazi pubblici e le scuole, in realtà si volge al futuro e ai luoghi in cui le persone intrecciano relazioni e legami per diventare comunità”.

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Commenta così Ottavia Soncini, consigliere regionale del Partito democratico, la graduatoria dei progetti ammessi ai finanziamenti previsti dall’asse 4 del Programma operativo regionale cofinanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) 2014-2020 per la realizzazione degli interventi di riqualificazione energetica negli edifici pubblici. I contributi concessi dalla Regione complessivamente ammontano a 4,5 milioni di euro, di cui quasi 900mila euro nella provincia di Reggio Emilia grazie al finanziamento di 10 progetti. Tutti gli interventi serviranno a rendere gli edifici pubblici energeticamente più sostenibili, più efficienti, in grado di ridurre i consumi e di produrre energia da fonti rinnovabili.

“Scuola ed edilizia scolastica” – conclude Soncini – “sono temi che questo Governo ha sempre considerato centrali fin dal suo insediamento. Lo ha dimostrato l’operazione #SbloccaScuole con la quale, grazie all’investimento di 480 milioni di euro, sono stati avviati 1249 nuovi interventi e altri 900 sono già programmati per i prossimi mesi. Partendo proprio dalle scuole, che ospitano quelli che saranno i cittadini di domani, possiamo ripensare la nostra idea dell’abitare seguendo i criteri più avanzati di efficienza energetica e sostenibilità ambientale”.

Un contributo di 500 mila euro ai Comuni per abbassare le rette dei nidi

Contenere le rette dei nidi e degli altri servizi educativi a carico delle famiglie. Saranno destinati a raggiungere questo obiettivo i 531 mila euro attribuiti dallo Stato all’Emilia-Romagna per il 2016, provenienti dal Fondo per le politiche della famiglia finalizzato a contrastare il trend negativo della natalità attraverso una serie di aiuti concreti alle giovani coppie.
Con il provvedimento approvato dalla Giunta, la Regione Emilia-Romagna ha deciso di utilizzare la propria quota del Fondo nazionale per le politiche della famiglia, che ammonta complessivamente a 7,5 milioni di euro, per sostenere l’azione degli enti locali nella gestione dei servizi per la prima infanzia  (nidi, micronidi, piccoli gruppi educativi e servizi integrativi per la fascia d’età 0-3 anni).

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Destiniamo un po’ di risorse in più ai servizi per la primissima infanzia. Piuttosto che dar vita a progetti frammentati e magari poco efficaci di promozione della natalità, preferiamo optare per il sostegno di servizi che già esistono e funzionano molto bene nella nostra regione, gli asili nido. Ci rendiamo conto- sottolinea la vicepresidente-  che la cifra non è enorme, ma è pur sempre superiore a quella del 2015 e consente di consolidare un servizio per noi fondamentale come quello educativo per i più piccoli.

Le risorse verranno assegnate dalla Regione direttamente ai Comuni, e alle loro forme associative, ripartite in base al numero dei bambini iscritti ai servizi educativi, con l’obiettivo di contenere le rette a carico delle famiglie. Il costo delle rette, assieme ad altre cause sociali e culturali, starebbe infatti alla base della diminuzione delle iscrizioni nei servizi per l’infanzia registrata in regione negli ultimi anni. Recentemente la Regione Emilia-Romagna è già intervenuta  in modo significativo per sostenere la gestione e la qualificazione del sistema educativo dei bambini nella fascia 0-6 anni di età stanziando oltre 11 milioni di euro, dei quali, 7.581.000 euro  destinati  proprio ai servizi per la prima infanzia (zero-tre anni).

Il mondo dell’infanzia in Emilia-Romagna, fra famiglie e lavoro che cambiano

“Siamo ancora la città dei bambini?”. Parte da questa domanda “Bambini si diventa: gli anni che contano, quando Bologna eccelleva negli asili… e non solo“, il nuovo documentario scritto da Cristiano Governa e diretto da Riccardo Marchesini e in parte finanziato dalla Regione, un viaggio per Bologna (e non solo) sulle tracce delle energie e delle professionalità del mondo dell’infanzia e, in particolare, dei nidi e delle altre strutture educative dedicate ai bambini più piccoli, da zero a tre anni.

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In Emilia-Romagna sono oltre 30 mila i bambini iscritti nelle 1.214 strutture educative (nidi, nidi aziendali, micro-nidi e sezioni primavera) – dati ufficiali anno 2015 – ed è sempre a loro che si rivolge il progetto di legge regionale della Giunta, il cui iter di approvazione si concluderà presumibilmente entro il mese di ottobre. Una legge-cornice, illustrata sempre oggi in conferenza stampa, che recepisce le novità introdotte dalla riforma nazionale (legge 107/2015) e che, insieme alla direttiva sull’organizzazione e il funzionamento che la completerà, punta ad andare incontro anche alle esigenze di un mondo del lavoro diverso dal passato, senza arretrare in nessun modo sulla qualità dei servizi erogati.

Una necessità, quella di intervenire sull’attuale normativa regionale, del 2000, dettata dalla consapevolezza di quanto siano cambiate in questi ultimi anni le esigenze delle famiglie nelle loro molteplici variabili: da quelle con molti figli a quelle mono-genitoriali, a quelle di immigrati, e alle esigenze dei bambini stessi. Problematiche che le amministrazioni locali hanno esplicitato alla Regione negli incontri sul territorio con i sindaci e gli assessori con delega all’infanzia organizzati dalla vicepresidente Gualmini nell’arco di quest’anno.

Tre sono gli assi di intervento del provvedimento: maggiore flessibilità organizzativa dei servizi, un sistema diaccreditamento delle strutture educative semplice, introduzione della obbligatorietà delle vaccinazioni contro poliomielite, difterite, tetano ed epatite B per l’iscrizione.

Infine, un appuntamento importante: il convegno “I bambini dell’Emilia-Romagna: parliamone tutti insieme”, in programma per il prossimo 30 settembre a Bologna, con al centro l’attuale condizione socio-demografica dei bambini 0-6 anni in Italia e in Emilia-Romagna e le conseguenti ripercussioni sui nuovi bisogni e sulle scelte delle famiglie in ordine alla fruizione dei servizi per l’infanzia. A tale proposito, verranno presentati i risultati di due ricerche commissionate dalla Regione rispettivamente all’Università di Padova e a quella di Modena.