La Regione abolisce il superticket sanitario, per gli emiliano-romagnoli un risparmio di 22 milioni l’anno

Superticket addio in Emilia-Romagna, dove la Giunta regionale guidata dal presidente Stefano Bonaccini ha deciso di abolire la tassa aggiuntiva su farmaci (fino a 2 euro a confezione, con tetto massimo di 4 euro a ricetta) e prestazioni specialistiche (fino a 10 euro ognuna), dagli esami di laboratorio a quelli radiologici, con un risparmio per gli emiliano-romagnoli di 22 milioni di euro l’anno, rafforzando il carattere pubblico e universalistico del sistema sanitario regionale.

Attualmente pagata sulla base di quattro scaglioni di reddito familiare, verrà cancellata per le due fasce comprese tra i 36mila e i 100mila euro (non si paga già al di sotto dei 36mila), andando ad interessare 900 mila cittadini, e resterà in vigore solo per i redditi superiori ai 100mila euro annui. Infatti, la Giunta ha deciso che le risorse incamerate dal superticket per i soli redditi alti verranno investite su una ulteriore misura, stavolta per aiutare le famiglie numerose, ovvero le coppie con due o più figli, per le quali verrà abolito il pagamento del ticket base da 23 euro sulle prime visite specialistiche: un beneficio per circa 330 mila famiglie emiliano-romagnole, pari a 1,5 milioni di residenti, di cui potranno avvalersi sia genitori sia i figli.

nulla cambierà per chi è già esente, che continuerà a non pagare la tassa aggiuntiva e neppure il ticket base per le specifiche esenzioni.

L’abolizione del superticket, introdotto dal Governo nazionale nel 2011, e quella del ticket per la prima visita a favore delle coppie con due figli o più entrerà in vigore dal 1^ gennaio 2019, per una manovra coperta interamente da fondi regionali. Si tratta di quasi 33 milioni di euro: i 22 milioni l’anno che entrano dal superticket destinato a sparire, e che quindi non saranno più a carico dei cittadini emiliano-romagnoli ma del bilancio regionale, e 10,6 milioni di euro necessari per togliere il ticket sulle prime visite per i nuclei familiari numerosi, in parte coperti dagli 8 milioni che entreranno dal superticket per i redditi superiori ai 100mila euro annui, cifra che comunque la Regione dovrà garantire dal proprio bilancio.

Da qui alla fine dell’anno, la Regione sarà impegnata nel completare il percorso formale necessario all’abolizione del superticket, compreso l’allineamento con la legge di bilancio 2019 dello Stato, e alla messa a punto del regolamento applicativo necessario all’esenzione del pagamento del ticket sulle prime visite per i nuclei familiari numerosi, per la piena entrata in vigore delle decisioni prese dal 1^ gennaio prossimo.

Sanità: 1,5 milioni di euro per interventi e cure per pazienti extra Ue, soprattutto bambini

Donne, uomini, ma soprattutto bambiniaccolti in Emilia-Romagna perché nei Paesi d’origine non possono essere curati per patologie gravi. Perché mancano le strutture e il personale in grado di fornire prestazioni sanitarie di alta specialità, come ad esempio interventi di chirurgia pediatrica, o conseguenti a patologie tumorali e cardiopatie. L’anno scorso sono stati 120 i pazienti stranieri provenienti da Paesi extra Ue trasferiti in Emilia-Romagna per il tempo necessario alle cure; di questi, oltre il 63% (76) erano minori di 14 anni.

Un intervento di carattere umanitario reso possibile grazie al Programma assistenziale della Regione – attivo dal 2001 e adottato d’intesa con il ministero della Salute – che la Giunta regionale ha rinnovato anche per il 2018, mettendo a disposizione, con una delibera approvata lunedì scorso, risorse fino a 1 milione e 500mila euro a carico del Fondo sanitario regionale. Il diciassettesimo Programma assistenziale (2018), che dà attuazione a una legge nazionale (la 449 del 1997), si colloca nel quadro delle politiche di cooperazione internazionale della Regione, indicate nel Documento di indirizzo programmatico approvato ogni tre anni dall’Assemblea legislativa.

Rispetto alle priorità dei Paesi da aiutare, il Programma assistenziale 2018 fa riferimento al Documento approvato dall’Assemblea legislativa, che indica Albania, Argentina, Bosnia-Erzegovina, Brasile, Cuba, Egitto, Eritrea, Etiopia, Libano, Libia, Marocco, Moldavia, Montenegro, Mozambico, Senegal, Territori dell’Autonomia Palestinese, Somalia, Tunisia, Kossovo, Serbia e popolo Saharawi (dai campi profughi algerini). Per le tipologie di intervento all’interno del “Progetto regionale Chernobyl”, si terrà conto delle richieste provenienti dalla Repubblica di Bielorussia e dalle aree ucraine contaminate dall’incidente nucleare. Saranno inoltre valutare le richieste provenienti da organizzazioni non lucrative (onlus) del territorio regionale per minori che arrivano dall’Africa subsahariana, in particolare Zambia e Zimbabwe, considerata la speranza di vita e il basso livello di assistenza sanitaria garantita in detti paesi.

Il Programma assistenziale, oltre alla pianificazione degli interventi soprattutto in età pediatrica, ha come obiettivo quello di sviluppare la cooperazione nei Paesi d’origine, attraverso interventi strutturali e aiuti concreti; ad esempio, l’invio e l’impiego nelle strutture ospedaliere di materiali ed attrezzature medico-chirurgiche dismesse che si rendano disponibili presso le Aziende sanitarie regionali nell’ambito delle iniziative di cooperazione internazionale; oppure la formazione e l’addestramento del personale anche in loco, oltre che nelle Aziende sanitarie regionali.

Inaugurata una Pet all’avanguardia all’ospedale S.Maria Nuova di Reggio Emilia

L’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia ha una nuova Pet, un’apparecchiatura all’avanguardia donata all’Ausl Irccs grazie ai fondi raccolti con il progetto “Pet Puzzle” promosso dall’associazione Grade Onlus e sostenuto da Fondazione Manodori e Unindustria Reggio Emilia.

Il macchinario, acquisito nella configurazione più avanzata presente al momento in Italia, ha trovato posto nel reparto di Medicina nucleare del Santa Maria Nuova, in un locale di 42 metri quadrati appositamente predisposto, e sarà destinato prevalentemente alla diagnosi in ambito oncologico. Il taglio del nastro è avvenuto sabato 16 giugno, con una cerimonia aperta a tutta la comunità, vera protagonista di questa maratona di solidarietà: i 2 milioni di euro necessari all’acquisto del macchinario, infatti, provengono in buona parte dalle generose donazioni di cittadini, aziende, associazioni che hanno preso oltre 14mila delle 20mila tessere che compongono il grande puzzle benefico. Ora la raccolta fondi, che ha superato il 70% dell’importo complessivo, prosegue per coprire il finanziamento ottenuto attraverso Credem Banca.

PET/CT: diagnostica per immagini avanzata ed efficace

La Pet è una tecnica diagnostica di medicina nucleare in grado di visualizzare, attraverso immagini biomediche, i processi metabolici e funzionali presenti all’interno del corpo. Per questa sua specificità, viene impiegata prevalentemente in ambito oncologico ed onco ematologico. La Pet permette di individuare la presenza di tumori, valutandone la localizzazione, la dimensione e il comportamento metabolico e funzionale in una prospettiva tridimensionale. Associata a una Tomografia computerizzata (CT) consente, inoltre, di aggiungere dettagliate informazioni morfologiche utili a migliorare significativamente l’interpretazione dell’esame. Altre applicazioni, seppur più limitate, si hanno in ambito neurologico (in particolare nella valutazione delle demenze), reumatologico e cardiologico.

Più risorse per il sistema sanitario dell’Emilia-Romagna

Per quest’anno il Servizio sanitario regionale potrà contare su quasi 8,2 miliardi di euro. Una cifra complessiva (8,161 miliardi) che supera di 74 milioni quella stanziata lo scorso anno.

La maggior parte dei finanziamenti, 7,5 miliardi di euro, sono destinati a finanziare i Livelli essenziali di assistenza (Lea), ovvero le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario pubblico, nazionale e regionale, offre a tutti i cittadini, gratuitamente o con il concorso di una quota di partecipazione (ticket).

Via libera, oggi in Commissione assembleare, alla proposta di ripartizione – presentata dalla Giunta – del Fondo sanitario regionale, che mette in campo la quota di risorse assegnata all’Emilia-Romagna dallo Stato per finanziare e qualificare ulteriormente servizi e Aziende sanitarie (Usl, Aziende Ospedaliere e Irccs pubblici-Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico) dell’Emilia-Romagna.

Quello passata al vaglio della Commissione, tecnicamente, è un provvedimento con il quale la Regione definisce le “Linee di programmazione e finanziamento per il 2018”, il principale strumento di programmazione annuale per le aziende Usl e ospedaliere del Servizio sanitario, che oltre alla suddivisione delle risorse stabilisce il quadro degli obiettivi da perseguire quest’anno.

Rientrano tra questi l’attuazione del Piano regionale di prevenzione e degli obiettivi del Piano sociale e sanitario; il consolidamento del Piano di prevenzione vaccinale e dei programmi di screening oncologici; la realizzazione di specifiche azioni di vigilanza e controllo della salute in ambienti di lavoro, strutture ricettive e scolastiche; il completamento del processo di revisione dell’autorizzazione e accreditamento delle strutture sanitarie.

Tra gli altri obiettivi si confermano anche per il 2018 quelli già indicati nella programmazione 2017: la riduzione delle liste di attesa per i ricoveri chirurgici programmati e il consolidamento di quelle per la specialistica; il consolidamento dei servizi e delle prestazioni del Fondo regionale per la non autosufficienza; la promozione delle Case della salute, la riduzione del precariato e l’assunzione di nuovo personale sanitario.

Oltre a quanto stanziato per i Lea, 65 milioni di euro andranno a finanziare il sistema integrato Servizio sanitario-Università e 134,7 milioni la qualificazione dei servizi delle Aziende ospedaliere e degli Irccs. All’acquisto farmaci innovativi saranno destinati 110,5 milioni di euro, suddivisi tra 36 milioni per farmaci Hcv (Epatite C) e 74,5 per quelli oncologici. La delibera fissa, inoltre, in 320 milioni il concorso al complessivo finanziamento del Fondo regionale per la non autosufficienza.

La ripartizione dei fondi

Aziende Usl

Piacenza: 485.432.891 euro; Parma: 699.502.857 euro; Reggio Emilia: 814.757.101 euro; Modena: 1.067.116.101 euro; Bologna: 1.409.647.338 euro; Imola: 213.300.656 euro; Ferrara: 614.586.134 euro; Romagna: 1.778.651.125 euro

Aziende ospedaliere / Aziende ospedaliere-universitarie / Irccs

Aosp-Univ. Parma: 48.760.898 euro; Aosp-Univ. Modena: 47.739.249 euro; Aosp-Univ. Bologna: 65.311.384 euro; Aosp-Univ. Ferrara: 68.251.426 euro; Ist. Ortopedico Rizzoli (Bologna): 18.044.493 euro

In Emilia-Romagna cambia la rete specialistica sulle malattie emorragiche

La Rete regionale per la prevenzione, diagnosi e terapia delle malattie emorragiche congenite (Mec) che in Emilia-Romagna (dati 2017 – Fonte Registro Mec) interessano 1.413 pazienti, cambia assetto, in modo graduale, a partire dal prossimo 1° luglio.

A stabilirlo, un provvedimento approvato dalla Giunta regionale, che definisce la nuova distribuzione sul territorio regionale dei centri specializzati nel trattamento di questo gruppo di malattie rare individuate a livello nazionale.

Organizzata sempre secondo il modello dell’Hub & Spoke, l’attuale Rete sarà composta da 3 strutture di alta specializzazione, in collegamento con ospedali e specialisti del territorio, per il trattamento di gravi patologie ereditarie che riguardano la coagulazione del sangue, come ad esempio l’emofilia di tipo A e B e le piastrinopatieIl centro Hub, che rappresenta la struttura ospedaliera per il trattamento delle situazioni più complesse, è collocato presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. Lo stesso centro copre, inoltre, la presa in carico del bacino di utenza delle province di PiacenzaReggio EmiliaParma e Modena.

All’Hub si affiancano i centri Spoke: strutture con un ruolo diagnostico-assistenziale e di controllo medico dei pazienti che si avvalgono delle competenze dell’Hub solo nei casi di maggiore complessità. Questi centri fanno capo all’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, per i pazienti di Bologna e Ferrara, e all’Azienda Sanitaria della Romagna con sede nell’Ospedale di Cesena, per i pazienti di Ravenna, Rimini, Forlì e Cesena. Con il nuovo assetto si potrà quindi intervenire sulla presa in carico dei pazienti in caso di emergenza, introducendo la possibilità per i Pronto soccorso dei rispettivi territori di contattare un professionista esperto del Centro Hub o Spoke.

Tempi e modalità di trasformazione della Rete

L’avvio della nuova rete, e soprattutto il trasferimento dei pazienti attualmente in carico alle precedenti strutture nei 3 Centri previsti nella nuova organizzazione, è una fase delicata che la Regione intende svolgere con la massima attenzione e trasparenza per tutto il periodo di transizione (1 luglio – 31 dicembre 2018). Durante questo periodo i pazienti riceveranno informazioni rispetto alla nuova organizzazione e potranno anche esercitare un diritto di scelta e afferenza ai nuovi centri, acconsentendo contestualmente al trasferimento della propria documentazione sanitaria.

Sanità: in arrivo quasi 400 stabilizzazioni, soprattutto medici

Continuano gli investimenti della Regione per potenziare il sistema sanitario dell’Emilia-Romagna. Si tratta, in questo caso, di stabilizzazioni di personale della dirigenza, soprattutto medica. Una nuova tappa del processo di uscita dal precariato nell’ambito della sanità pubblica emiliano-romagnola.
Nel 2018 sono previste 393nuove stabilizzazioni di dirigenti sanitari, di cui 329 medici, operanti all’interno delle Aziende e degli enti del Servizio sanitario regionale.
Sul totale, 233 (di cui 169 dirigenti medici) verranno stabilizzati in base al decreto Madia: è quanto prevede il protocollo siglato dalla Regione con i sindacati della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria e presentato oggi a Bologna, nella sede dell’Ente in viale Aldo Moro.

Da sottolineare il fatto che nella dirigenza sanitaria la copertura del turn over nel 2017 è stata del 115% (il 121% per i dirigenti medici) e che, più in generale, negli ultimi due anni (2016-2017) nel sistema sanitario dell’Emilia-Romagna sono state assunte complessivamente a tempo indeterminato quasi 5mila persone. Per l’esattezza, 4.969: 1.186 dirigenti e 3.783 non dirigenti, quindi infermieri, operatori sanitari, tecnici, amministrativi. Di queste, 1.470 sono stabilizzazioni: 646 dirigenti e 824 non dirigenti.

Assunzioni e stabilizzazioni di dirigenti in sanità

Nel biennio 2016-2017, in Emilia-Romagna sono stati assunti complessivamente a tempo indeterminato 1.186 dirigenti sanitari, di cui 1.060 medici.
Per 646 persone (579 medici) si è trattato di stabilizzazioni. Per il 2018 sono in arrivo altre 393 stabilizzazioni di dirigenti sanitari (329 medici), di cui 233 avvengono sulla base del decreto Madia e sono oggetto del protocollo appena siglato.
Alla fine di quest’anno, dunque, le stabilizzazioni dei dirigenti sanitari del triennio 2016-2017-2018 avranno superato quota mille (1.039, per l’esattezza, di cui 908 medici). Significativa la copertura del turn over della dirigenza sanitaria: per il 2017 è stata del 115% (di cui 121% per i dirigenti medici).
Complessivamente, dal 2015 al 2017, i dirigenti sanitari dell’Emilia-Romagna sono aumentati, passando da 10.875 (di cui 9.035 medici) a 11.180 (9.293 medici).
Per quanto riguarda le stabilizzazioni del comparto, sono state 1.675 nel triennio 2016-2018: 335 nel 2016, 489 nel 2017 e 851 previste nel 2018.

I numeri delle assunzioni complessive in sanità (dirigenti e non)

Negli ultimi due anni (2016-2017), nel sistema sanitario dell’Emilia-Romagna sono state assunte complessivamente a tempo indeterminato 4.969 persone1.186 dirigenti e 3.783 non dirigenti. Di queste, 1.470 sono stabilizzazioni: 646 dirigenti e 824 non dirigenti.
Per il 2018 sono in arrivo, oltre alle 393 stabilizzazioni dei dirigenti sanitari, 851 non dirigenti (478 nel settore sanitario, di cui 302 infermieri, 339 tecnici e 34 amministrativi), a seguito dell’accordo firmato a fine dicembre 2017, per un totale complessivo di 1.244.
Alla fine dell’anno, dunque, le stabilizzazioni nel triennio 2016-2018 saranno 1.675 non dirigenti, e 1.039 tra i dirigenti, per un totale di 2.714 unità di personale.

Prevenzione a 360 gradi in Emilia-Romagna: 68 programmi per “Costruire salute”

Prevenzione a 360 gradi: dagli infortuni professionali e domestici alle malattie croniche, dagli incidenti stradali agli screening oncologici, fino alle vaccinazioni. Ma anche programmi per favorire un corretto stile di vita, che passi, ad esempio, dall’attività fisica e dalla sana alimentazione.
Sono alcuni degli obiettivi del Piano di prevenzione della Regione Emilia-Romagna, valido per il triennio 2015-2018, che ora è stato prorogato di un anno: a prevederlo, l’intesa Stato-Regioni dello scorso dicembre, che ha esteso a tutto il 2019 la vigenza del Piano nazionale e di quelli regionali. Il via libera alla proroga, dopo l’approvazione ottenuta in Commissione assembleare, è arrivato dalla Giunta regionale.
Si tratta dello strumento di riferimento per tutti gli interventi e i programmi che le Aziende sanitarie mettono in campo per la tutela e la prevenzione della salute dei cittadini: 68 quelli previsti nel primo triennio, la maggior parte dei quali vengono rafforzati o rimodulati per il prossimo anno, sulla base dei risultati raggiunti. Confermata l’individuazione delle 6 aree di intervento in cui si concentrano le azioni: ambienti di lavoro, scuola, ambito sanitario e comunità (declinata in tre settori: programmi rivolti alla popolazione, interventi per fasce di età, interventi per condizioni specifiche).

I progetti, in sintesi

Molteplici i progetti realizzati, la maggior parte dei quali coinvolge direttamente il personale sanitario o i cittadinianziani e giovani in primis: tra gli altri, campagne di informazione e sensibilizzazione per favorire l’adesione consapevole alle vaccinazioni; piani per la sorveglianza delle malattie infettive o la riduzione del rischio di malattie professionali; programmi di screening, come quello oncologico, o iniziative per promuovere l’attività fisica negli anziani o nei malati cronici (come passeggiate organizzate per i diabetici), la corretta alimentazione, l’educazione all’affettività nei più giovani.
E, ancora, attività di informazione per l’uso corretto dei farmaci, in ambito umano e veterinario, o di sensibilizzazione per prevenire malattie sessualmente trasmissibili; progetti per contrastare l’abbandono scolastico e il bullismo, o per sensibilizzare i ragazzi all’uso consapevole delle tecnologie e all’educazione stradale. Ma anche azioni di supporto alle persone fragili, ai disabili e ai familiari che se ne prendono cura, o programmi per individuare chi è più a rischio di patologie croniche.

Tra i tanti strumenti disponibili per i cittadini, c’è ad esempio il sito www.mappadellasalute.it: una vera e propria mappa della regione dove è possibile, cliccando sulla provincia di interesse, individuare tutte le opportunità per svolgere attività fisica – comprese quelle per i disabili -, trovare gruppi di persone con cui camminare insieme, o ancora, per gli sportivi, mettersi in contatto con il centro regionale antidoping per avere informazioni direttamente dagli esperti. Ad oggi vi sono censite oltre 150 occasioni di attività motoria gratuite, organizzate da volontari con il supporto delle Aziende sanitarie e degli Enti locali, ed altrettante iniziative rivolte a persone diversamente abili.

Sono confermati, poi, i progetti destinati al mondo della scuola; per il biennio 2018-2019, visti gli ottimi risultati ottenuti in termini di partecipazione, si è previsto di aumentare il numero degli istituti scolastici coinvolti. Particolare interesse ha riscosso il progetto “Fra rischio e piacere”, attivo in 21 istituti della regione, mirato alla prevenzione di comportamenti a rischio come il gioco d’azzardo. Tra le altre iniziative messe in campo, “Scegli con gusto e gusta in salute”, dedicato all’educazione alimentare, e “Verso un lavoro sicuro in costruzioni e agricoltura”: rivolti agli istituti alberghieri, tecnici della costruzione e tecnici agrari, i programmi stanno coinvolgendo quasi tutte le realtà scolastiche di questo tipo presenti in Emilia-Romagna.

Salute mentale, dagli Ospedali psichiatrici giudiziari ai percorsi riabilitativi: protocollo in Regione

Dal ricovero detentivo nell’Ospedale psichiatrico giudiziario alla permanenza in strutture più piccole, ad alta sicurezza, progettate per garantire alle persone affette da malattie mentali e autrici di reato l’attivazione di percorsi terapeutico-riabilitativi adeguati. Fino all’approdo, laddove possibile, in strutture residenziali ordinarie dei Dipartimenti di salute mentale. Un percorso, questo, avviato dalla legge 81 del 2014, che ha sancito la chiusura definitiva degli Opg, e che Regione Emilia-RomagnaMagistratura e Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna(Uiepe) del ministero della Giustizia intendono definire a livello territoriale con un protocollo operativo siglato in viale Aldo Moro.

Assieme all’assessore Venturi, hanno firmato il presidente della Corte di Appello di Bologna, Giuseppe Colonna, il procuratore generale di Bologna, Ignazio De Francisci, la presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna, Antonietta Fiorillo, e la dirigente Uiepe Emilia-Romagna, Maria Paola Schiaffelli.

Dagli Opg alle Rems, al reinserimento sociale

“Sopravvissuti” alla legge 180 del 1978 (la cosiddetta “legge Basaglia”), gli Opg sono stati definitivamente chiusi il 31 marzo 2015. Fino a quel momento in Italia avevano funzionato ancora sei strutture di quel tipo, e precisamente a Reggio Emilia, Aversa, Montelupo Fiorentino, Napoli, Barcellona Pozzo di Gotto e Castiglione delle Stiviere. In funzione della chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari, la legge 81 del 2014 ha predisposto le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) – strutture più piccole, specializzate nella cura delle persone affette da disturbi mentali e sottoposte a misura di sicurezza detentiva – insieme a un potenziamento dei servizi psichiatrici territoriali. Il trattamento in Rems, infatti, va inteso non “per sempre” ma, se le condizioni della persona lo consentono, come una fase nel programma di cura per favorire l’attuazione di un percorso terapeutico-riabilitativo di reinserimento sociale.

In Emilia-Romagna sono attive due Rems, una a Bologna e l’altra a Casale di Mezzani (Parma). Dotate di 24 posti (14 a Bologna e 10 a Casale di Mezzani), hanno accolto, dalla loro apertura (aprile 2015) ad oggi, 63 persone, e ne hanno dimesse 49, nella maggioranza dei casi verso strutture residenziali ordinarie dei Dipartimenti salute mentale regionali.

Queste realtà, partite dalle migliori esperienze che si sono sviluppate negli ultimi anni con le tante dimissioni dall’Opg, hanno affermato un modello di cura innovativo, fondato sulla centralità del territorio e delle sue risorse terapeutiche. Fondamentale la capacità di collaborazione tra le istituzioni coinvolte: il Servizio sanitario regionale, la Magistratura, l’Ufficio interdistrettuale esecuzione penale esterna del Dipartimento giustizia minorile di comunità del ministero della Giustizia. Un gruppo di lavoro composto da professionisti di tutti i soggetti coinvolti si è posto da subito l’obiettivo di facilitare la collaborazione reciproca, favorendo l’omogeneità territoriale dei percorsi delle persone con disturbi mentali autrici di reato, attraverso la definizione di linee comuni di intervento. Il fine è quello di garantire la cura a queste persone, assicurando contemporaneamente i necessari livelli di sicurezza a tutela della collettività.

Anziani e disabili, il welfare invisibile dei caregiver: la Regione li sostiene con una legge e aiuti concreti

E’ un welfare invisibile quello dei caregiver familiari. Un esercito silenzioso fatto di figli, mogli, mariti, genitori o semplicemente amici che in modo volontario, e con diversi gradi di impegno, si prendono cura e assistono anziani e disabili gravi o gravissimi non autosufficienti. Del ruolo e dei bisogni dei caregiver, a quattro anni dall’ approvazione della legge regionale, si è discusso oggi a Bologna, nel convegno conclusivo dell’ottava edizione del Caregiver Day promosso dalla Regionecooperativa Anziani e non solo e Unione Terre d’Argine. A chiudere i lavori la vicepresidente e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini.

Chi sono i caregiver

In Italia sono oltre 7 milioni, e tra questi, più di 2 a livello nazionale e 120 mila in Emilia-Romagna, svolgono questo compito per almeno 20 ore settimanali. E’ la fotografia scattata dall’Istat sul mondo dei caregiver in una ricerca pubblicata alla fine del 2017, sulla base di una rilevazione del 2015.
Per sostenere e tutelare questa forma di assistenza volontaria la Regione, prima in Italia, si è dotata di una legge specifica che ha consentito alle aziende sanitarie e ai servizi socio-sanitari in capo ai Comuni di realizzare, solo nel 2016, interventi a favore di 33.458 persone – tra anziani, disabili gravi e gravissimi, e caregiver –  finanziati con quasi 55 milioni di euro del Fondo regionale per la non autosufficienza.

I caregiver sono perlopiù donne, soprattutto in età compresa tra 45 e 55 anni, che spesso svolgono anche un lavoro fuori casa anche se, nel 60% dei casi, hanno abbandonato la propria attività per dedicarsi a tempo pieno alla cura nell’ambito familiare di chi non è più autonomo.

L’assistenza, nel contesto delle trasformazioni sociali ed economiche che hanno mutato la composizione e l’organizzazione familiare, ha assunto sempre più, rispetto al passato, un carattere intergenerazionale ed evidenzia un crescente impegno di giovani adolescenti (si stimano in Italia 170 mila caregiver tra 15 e 24 anni).

Il sostegno della Regione Emilia-Romagna ai caregiver (dati 2016)

Con le risorse del fondo regionale per la non autosufficienza, la Regione sostiene una serie di interventi diretti e indiretti a favore dei caregiver e dei loro famigliari non autosufficienti.  Gli interventi più significativi riguardanol’assegno di cura (sostegno economico a favore delle famiglie che assistono a casa un anziano o disabile grave) concesso, nel solo 2016, a 9.000 anziani2.100 disabili gravi e gravissimi, e contributi aggiuntivi per sostenere i costi delle assistenti familiari (badanti) a 4.200 famiglie.

La Regione inoltre, prevede la possibilità da parte delle famiglie di utilizzare alcuni servizi di assistenza per alcune ore del giorno o brevi periodi dei propri congiunti. Rientrano tra questi l’accoglienza temporanea di sollievo in strutture residenziali, fruita a livello regionale da circa 2.900 persone; i caffè Alzheimer e i Meeting center(centri di accoglienza diurna per anziani affetti da tale patologia) frequentati da 3.400 persone. A questi interventi si aggiungono una serie di iniziative specifiche per i caregiver. Si va da quelle formative e di qualificazione del lavoro di cura (1500 partecipanti) a quelle di consulenza e sostegno per l’adattamento dell’ambiente domestico (1.725 operatori, familiari, caregiver e volontari).

Più medici di famiglia in Emilia-Romagna: aumentano del 70% i posti nel nuovo corso triennale di formazione specifica

Più medici di famiglia in servizio nei prossimi anni in Emilia-Romagna. La Giunta regionale ha approvato il bando per l’ammissione al corso triennale di formazione specifica in medicina generale 2018-2021. A disposizione ci sono 100 posti: quasi il 70% in più rispetto al 2015.

Garantita dalla Regione la copertura totale delle borse di studio, oltre che delle spese per la realizzazione del corso: 95 borse saranno finanziate con risorse vincolate del Fondo sanitario nazionale, le altre 5 con fondi aggiuntivi regionali. Il bando sarà pubblicato nei prossimi giorni in Gazzetta Ufficiale e sarà disponibile anche sul portale ER Salute (http://salute.regione.emilia-romagna.it). Il corso permette di conseguire il diploma necessario per l’iscrizione nelle graduatorie regionali di medicina generale e di esercitare l’attività di medico chirurgo in medicina generale convenzionato con il Servizio sanitario dell’Emilia-Romagna. Gli interessati avranno 30 giorni di tempo per presentare la domanda, a partire dal giorno successivo alla data di pubblicazione del bando in Gazzetta.

Attualmente, in Emilia-Romagna, i medici di medicina generale sono 2.925, cosi ripartiti nelle Aziende Usl: 191 a Piacenza276 a Parma317 a Reggio Emilia488 Modena561 a Bologna92 a Imola245 a Ferrara755 in Romagna. Già nel prossimo triennio la Regione prevede di diplomare circa 250 medici, che andranno ad aggiungersi ai 1.542 professionisti presenti nella graduatoria regionale per l’assistenza primaria.