Occupazione e disabilità: 15,7 milioni di euro per l’inserimento lavorativo delle persone diversamente abili

Sostenere il pieno inserimento lavorativo e la permanenza qualificata nel mercato del lavoro delle persone con disabilità: la Giunta regionale ha approvato la Programmazione 2019 delle risorse del Fondo Regionale Disabili, pari a 15,7 milioni di euro, che definisce obiettivi e linee di intervento.

La programmazione di quest’anno, nel quadro delle politiche regionali per l’inclusione, è stata definita anche a partire dai contenuti emersi a giugno dello scorso anno durante la terza Conferenza regionale per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, condivisi con parti sociali, associazioni di rappresentanza delle persone con disabilità, Agenzia regionale per il lavoro, assessorati regionali con competenze in materia di disabilità, imprese, istituzioni scolastiche e soggetti formativi.

Gli interventi finanziabili
Sanno finanziati gli interventi di orientamento, di formazione e per il lavoro realizzatidagli enti di formazione professionale e agenzie per il lavoro accreditati che, in rete con i servizi pubblici, costituiscono la rete attiva per il lavoro.
Questi interventi, individuati a partire dalla situazione occupazionale e dalle esigenze dei singoli, possono comprendere attività di orientamento, servizi di affiancamento nella ricerca di opportunità lavorative, tirocini, tutoraggio nel contesto d’impresa o nel contesto formativo, percorsi di formazione permanente (ad esempio alfabetizzazione informatica e linguistica, competenze di base, competenze tecnico-professionali), percorsi per acquisire una qualifica professionale, misure di sostegno all’autoimprenditorialità.

L’impegno della Regione serve anche a potenziare e qualificare i servizi pubblici per le persone e le imprese dei nove uffici territoriali dell’Agenzia regionale per il lavoro, nell’ambito del collocamento mirato.
Tra le azioni finanziabili, ci sono poi contributi alle imprese per l’adattamento delle postazioni di lavoro e contributi a sostegno della mobilità casa-lavoro.Tanti interventi, dunque, che puntano a costruire percorsi individualizzati e quindi in grado di rispondere alle diverse esigenze, caratteristiche, aspettative, e attitudini delle persone: studenti, giovani e adulti in cerca di occupazione, anche nella forma del lavoro autonomo, persone occupate

I destinatari
I destinatari delle misure previste dalla Programmazione 2019 sono persone disabili (legge n. 68/99), sia in cerca di lavoro iscritte al collocamento mirato che occupate e persone con disabilità acquisita in costanza di rapporto di lavoro; infine, giovani con disabilità fisica o psichica certificata ai sensi della legge n. 104/92, nel passaggio tra i percorsi educativi e formativi e il lavoro.

Sostenere il passaggio scuola-lavoro
Particolare attenzione viene riservata ai percorsi personalizzati persostenere i giovani con disabilità nel passaggio dalla scuola alla dimensione lavorativa. Assieme alla programmazione 2019, la Giunta regionale ha infatti approvato anche una programmazione pluriennale che, con il concorso di risorse del Fondo sociale europeo 2014-2020, permetta di rafforzare e dare continuità – raccordando i vari livelli di governo coinvolti – alle differenti attività rivolte ai giovani con disabilità e alle loro famiglie.

Anche in questo caso l’obiettivo è garantire percorsi individuali di transizione, costituiti da momenti di orientamento, laboratori formativi, esperienze in contesti di impresa, in grado di accompagnare il ragazzo dagli ultimi anni del percorso scolastico/formativo fino all’ingresso nel mondo del lavoro.

Infine, per rendere disponibili le opportunità già dall’anno formativo 2019/2020, la Giunta ha approvato anche l’invito a presentare operazioni orientative e formative a sostegno della transizione scuola-lavoro dei giovani.

In Emilia-Romagna la disoccupazione continua a scendere: al 5,9% nel 2018, dal 6,5% del 2017

Il tasso di disoccupazione che continua a scendere, arrivando al 5,9% a fine 2018, rispetto al 6,5% del 2017 e al 9% di inizio legislatura, nel gennaio 2015. Un dato, secondo le cifre diffuse oggi dall’Istat, che pone l’Emilia-Romagna al vertice in Italia, seconda dopo il Trentino Alto Adige e davanti a Lombardia (terza col 6%) e Veneto (quarta col 6,4%). E sempre l’Istat, ieri aveva certificato come l’anno chiuso da poco fosse stato col segno più anche per l’export, con le imprese emiliano-romagnole che nel 2018 hanno fatto registrare vendite all’estero per oltre 63 miliardi di euro, il 13,7% della quota nazionale. Un aumento del 5,7% rispetto al 2017, crescita superiore a quella del Nord-Est (+4,3%) e del Paese (+3,1%). Un andamento che conferma l’Emilia-Romagna prima nel Paese rispetto al valore pro-capite di export realizzato: 14.245 euro, davanti a Veneto (12.908 euro), Friuli (12.842 euro) e Lombardia (12.660 euro).

Il lavoro si genera prima di tutto innalzando conoscenze e competenze delle persone e facendo del fattore umano il vero motore della crescita di una società. Va dunque sottolineato il dato della dispersione scolastica regionale,passata dal 13,3 del 2015 all’attuale 9,9%, raggiungendo in anticipo l’obiettivo fissato al 10% dalla Strategia europea 2020. 
È questa, per l’Emilia-Romagna, la politica che serve per affrontare la complessità globale e competere in un’economia aperta. Una convinzione messa in pratica subito a inizio mandato, quando la Regione si fece promotrice del Patto per il lavoro, sottoscritto con Province, Comuni, organizzazioni sindacali, datoriali e professionali, Terzo settore, Unioncamere, Abi, Ufficio scolastico regionale e Università con l’obiettivo di creare nuova e buona occupazione e il comune impegno di orientare ogni investimento pubblico e privato a una crescita capace di mettere al centro le competenze, la passione, l’intelligenza delle persone nelle organizzazioni e nei processi produttivi.

La Regione punta sulle persone
La Regione non si ferma, ed è pronta con oltre 40 milioni di euro per nuovi investimenti sulle personele imprese e le professioni e le competenze manageriali: 15 milioni stanziati per il nuovo Piano per la Rete attiva per il lavoro, per dare nuovi servizi ai cittadini disoccupati e alle aziende; 10 milioni per sviluppare competenze utili a processi di innovazione, destinati a imprese, quadri manageriali e professionisti; e prosegue anche l’investimento per la formazione, soprattutto per persone senza lavoro e per la prima occupazione, con un investimento di 17 milioni. Approvati già 280 corsi .

Mentre sono già oltre 560 milioni di euro le risorse messe a bando sui 786 milioni di dotazione del Fondo sociale europeo per il periodo 2014-2020; oltre 3mila progetti(quasi il 90% già avviati), più di 2mila dedicati a interventi per l’occupazione; 350mila le persone inserite in percorsi di formazione e di accompagnamento al lavoro, metà delle quali donne. E la riflessione cominciata oggi porterà nell’estate 2019 al quarto monitoraggio annuale del Patto per il Lavoro, delineando nuovi scenari e nuove strategie che guardino agli obiettivi dell’Agenda europea 2030.

I nuovi investimenti
Competenze per l’innovazione (per imprese e professionisti) – 
Dopo un primo bando approvato nel 2016 le cui attività si stanno concludendo ora (10 milioni di euro, 100 progetti, 19mila partecipanti), la Giunta regionale ha appena approvato un secondo bando che mette a disposizione 10 milioni di euro per dare a imprenditorifigure chiave delle imprese e professionisti (ordinistici e non, che nel bando precedente non erano coinvolti) le competenze necessarie ad elaborare strategie di innovazione che puntino ad incrementare la competitività della manifattura e dei servizi connessi e delle imprese che operano nell’ambito dei servizi alle persone, turismo e commercio.

Nuove competenze per nuova occupazione (per persone disoccupate) – Per rispondere in modo sempre più efficace e tempestivo alle esigenze delle imprese, dal 2017 i bandi per la selezione e il finanziamento dei percorsi sono sempre aperti, così da poter attivare praticamente in tempo reale quelli di volta in volta necessari. Complessivamente, sono già 283 quelli avviati, rivolti a 3.500 persone: sono disponibili 17,5 milioni di euro. Ciò significa che le aziende possono in ogni momento realizzare, in collaborazione con enti di formazione accreditati, percorsi formativi, rivolti a persone non occupate, finalizzati a una potenziale assunzione.  Diversi i bandi aperti e diverse le tipologie di percorso disponibili (Industria 4.0 e nuova manifatturaturismo e commercioagroalimentare, percorsi realizzati in collaborazione con imprese intenzionate ad assumere, corporate academies, opportunità personalizzate rivolte a lavoratori avviati alla mobilità o coinvolti in licenziamenti collettivi).La Giunta ha appena approvato 21 nuovi percorsi a qualifica del settore “Turismo e Commercio”.

Rete attiva per il lavoro, nuovi servizi per persone disoccupate e per imprese – In questo ultimo anno i soggetti accreditati per il lavoro hanno preso in carico circa 8mila disoccupati (8 milioni di euro le risorse messe a disposizione fino ad ora dalla Regione). Ora la Giunta ha approvato un nuovo piano che rende disponibili ulteriori 15 milioni di euro e, rispetto alla prima fase di attuazione, introduce nuove regole per rafforzare ulteriormente i servizi resi alle persone in cerca di lavoro.

Risorse diverse sono destinate alle persone fragili e vulnerabili, circa 6mila, che in attuazione della legge 14/2015 sono prese in carico dai servizi per il lavoro, servizi sociali e servizi sanitari. Si tratta di persone che hanno bisogni complessi e disoccupazione di lunga durata, 1.000 tra coloro che hanno già concluso il percorso hanno un contratto di lavoro: 20 milioni di euro le risorse messe a disposizione dalla Giunta, a cui aggiungono i 20 disponibili per il 2019.

Formazione e lavoro. Nuove opportunità formative, in Emilia-Romagna, per chi è alla ricerca di un impiego

Lingue straniere, inglese soprattutto, e informatica, ma anche tutte quelle conoscenze e abilità di base utili a trovare lavoro, come ad esempio comunicare in modo efficace, riuscire ad affrontare e superare un colloquio o ad inserirsi bene in un team aziendale.
La Regione Emilia-Romagna mette in campo su tutto il territorio, da Piacenza a Rimini, un pacchetto di percorsi formativi rivolti a persone non occupate che, per ridurre il divario tra le competenze possedute e quelle richieste dal mondo del lavoro, necessitano di una formazione aggiuntiva e specifica.

6 milioni di euro le risorse stanziate, attraverso il Fondo sociale europeo, che serviranno a finanziare percorsi brevi(di 8, 16, 32 ore) gratuiti, modulari, realizzabili in diverse sedi nell’ambito territoriale di riferimento e fruibili in modopersonalizzato e individualizzato. Obiettivo: fare acquisire ai partecipanti l’insieme di conoscenze, competenze e abilità di base necessarie per ricercare attivamente un impiego ed essere in grado di stare nei contesti e nelle organizzazioni di lavoro. Strutturati in piccoli gruppi di 6-14 persone, sono replicabili in più edizioni a seconda delle richieste in funzione di quanto effettivamente necessario per rispondere ai fabbisogni dei partecipanti, e prevedono il rilascio di un attestato di frequenza al termine delle lezioni.

Con l’approvazione, da parte della Giunta regionale, della graduatoria del bando aperto lo scorso ottobre e rivolto agli Enti di formazione accreditati, sono stati individuati 18 progetti (due per provincia), che saranno avviati nei prossimi mesi. Ciascun progetto comprende una serie di corsi, che vanno appunto dall’insegnamento delle lingue, all’informatica, alle competenze trasversali.

Approvata dalla Giunta anche la ripartizione delle risorse, così suddivise per ambito territoriale: Bologna 1 milione 221mila euro; Ferrara 585.060 euro; Forlì-Cesena 548.950; Modena 934.160; Parma 591.500; Piacenza 394.760; Ravenna 600.520; Reggio Emilia 605.910; Rimini 517.840. 

Le azioni formative sono state progettate e saranno realizzate dagli Enti di formazione accreditati; potenziali destinatari sono persone non occupate che hanno assolto l’obbligo d’istruzione e che, per l’inserimento lavorativo, necessitano di azioni formative per ridurre il divario tra le competenze richieste dalle imprese e quelle possedute.

corsi disponibili, suddivisi per ambito provinciale, possono essere consultati sul sito internet Formazione e lavoro della Regione; per avere indicazioni dettagliate sull’articolazione delle singole attività formative occorre rivolgersi all’Ente di formazione titolare del percorso.

Tirocini, l’Emilia-Romagna ha una nuova legge: si rafforzano le tutele, aumentano i controlli

Più tutele per il tirocinante, un controllo preventivo e sistematico della regolarità del tirocinio prima dell’avvio, una durata massima di 6 mesi per tutti i tirocini ad eccezione di quelli rivolti a persone in condizioni di svantaggio (12 mesi) e a persone con disabilità (24 mesi); e ancora, un costante monitoraggio anche qualitativo dei percorsi attivati, più verifiche e sanzioni mirate per contrastare gli abusi.

L’Emilia-Romagna ha una nuova legge che regolamenta i tirocini: il testo, definito dalla Giunta regionale con il coinvolgimento delle parti sociali, è stato approvato oggi dall’Assemblea legislativa. La nuova normativa entrerà in vigore l’1 luglio 2019 per consentire ai molteplici soggetti promotori del tirocinio (enti di formazione accreditati, enti accreditati per le politiche attive del lavoro, consulenti del lavoro, scuole, Università, Comuni) e alle aziende che ospitano i tirocinanti di sperimentare il nuovo sistema informativo e le nuove modalità di autorizzazione preventiva.

Le novità introdotte 
Superando la distinzione precedente tra tirocini formativi e di orientamento e tirocini di inserimento o reinserimento al lavoro, la legge prevede una durata massima di 6 mesi per tutti i tirocini (in Emilia-Romagna la durata media di un tirocinio è di 168 giorni). Per quelli rivolti a persone in condizioni di svantaggio viene confermata la durata di 12 mesi, che sale fino a 24 mesi nel caso di persone con disabilità. L’indennità minima viene confermata in 450 euro mensili per tutti i tirocinanti.

Per tutelare il tirocinante garantendo la correttezza e la conformità del percorso alla normativa, è introdotto unsistema di autorizzazione preventiva e tempestiva, che deve essere rilasciata dall’Agenzia per il Lavoro entro 10 giorni dal recepimento della documentazione. Per valorizzarne la valenza formativa, la legge conferma come riferimento del progetto formativo individuale il Sistema regionale delle Qualifiche. 

Viene ribadito il divieto per i soggetti ospitanti di realizzare più di un tirocinio con lo stesso tirocinante, di ospitare tirocinanti che abbiano già lavorato nei due anni precedenti presso la stessa realtà con qualunque forma contrattuale e di utilizzare i tirocinanti per attività non coerenti con gli obiettivi formativi previsti.

Vengono poi espressamente introdotti e precisati ulteriori vincoli, a partire dal divieto di sostituire con i tirocinanti il personale in malattia, maternità, ferie o in sciopero, e i lavoratori in momenti di picco delle attività.

Per poter ospitare un tirocinante rimane l’obbligo di non aver effettuato licenziamenti nei 12 mesi precedentil’attivazione del tirocinio, salvo quelli per giusta causa o giustificato motivo oggettivo, e di non usufruire della Cassa integrazione per attività equivalenti a quelle del tirocinio nella stessa unità operativa.

Per qualificare il percorso, viene introdotto un limite al numero di tirocinanti, che possono essere seguiti contemporaneamente sia dal tutore del soggetto promotore del tirocinio sia da quello individuato dal soggetto ospitante.

Monitoraggio, vigilanza e sanzioni
L’Agenzia regionale per il Lavoro dell’Emilia-Romagna già realizza un monitoraggio delle caratteristiche dei tirocinanti e degli inserimenti lavorativi successivi al tirocinio. La nuova legge prevede che la Giunta regionale, in stretta integrazione con l’Ispettorato del Lavoro con cui è prevista la sottoscrizione di un protocollo d’intesa, individui eprogrammi attività di controllo e riceva tempestiva informazione sugli accertamenti ispettivi realizzati, anche per introdurre ulteriori interventi di carattere regolativo.

Viene anche precisato e strutturato l’impianto sanzionatorio della normativa attuale. Rispetto alla legge precedente, viene eliminata la sanzione pecuniaria per violazione dell’obbligo di invio di progetto formativo e convenzione prima dell’avvio del tirocinio, perché ora il tirocinio non può partire in assenza della documentazione necessaria. Vengono invece introdotte nuove sanzioni nei confronti di promotori e soggetti ospitanti che prevedono, in caso di violazioni, ildivieto di attivare ulteriori tirocini per un periodo che va dai 12 mesi fino all’interdizione permanente. Infine, viene introdotto un questionario di valutazione del percorso da parte del tirocinante.

I tirocini in Emilia-Romagna: dati 2018 
Nel 2018 la Regione ha autorizzato 29.378 tirocini; il 49,4% sono stati attivati a donne, il 50,6% a uomini. Per quanto riguarda l’età, 21.443 tirocini hanno riguardato giovani tra i 16 e i 29 anni, 6.753 persone tra i 30 e i 54 anni e 1.182 cittadini con più di 55 anni. Rispetto alla provenienza dei tirocinanti, dei 29.378 tirocini autorizzati nel 2018 dalla Regione, 1.758 (circa il 6%) sono stati realizzati da richiedenti asilo o titolari di protezione internazionale. 

Patto per i giovani in Emilia-Romagna: pronti 260 milioni per l’occupazione di ragazze e ragazzi

Più opportunità, più competenze, più servizi. Per essere più vicini ai giovani nella ricerca o nella creazione di lavoro. Ma non un lavoro qualsiasi: un lavoro di qualitànon precario e con la giusta retribuzione.

La Regione Emilia-Romagna, in accordo con tutti i firmatari del Patto per il Lavoro – parti sociali, enti locali, università e associazioni del No profit – decide di mettere a disposizione 260 milioni di euro a favore dell’occupazione giovanile, destinati a misure condivise secondo la logica inaugurata proprio col Patto per il Lavoro nel 2015: la concertazione alla base di un nuovo modello di coesione sociale e sviluppo sostenibile.

Per questo nasce Giovani Piùun Patto dedicato ai giovani per rendere comune una strategia che abbia come obiettivo quello di garantire più opportunità e creare buona occupazione per ragazze e ragazzi, sottoscritto oggi dalla Regione, presente il presidente Stefano Bonaccini, coi firmatari il Patto per il Lavoro: Province, Comuni capoluogo, sindacati, associazioni di imprese e di professionisti, terzo settore, atenei, Ufficio scolastico regionale, ABI, Unioncamere. Una intesa che ha anche uno spazio web dedicato dove sono disponibili tutte le informazioni e le possibilità messe in campo: http://www.regione.emilia-romagna.it/giovanipiu.

La convinzione di tutti, come è stato detto durante la firma del nuovo Patto, è che solo investendo nei giovani, nelle loro aspettative e nelle loro competenze e riconoscendoli come primo fattore di crescita di un territorio, diventi possibile generare sviluppo per il presente e per il futuro di questa regione.

Cosa si mette in campo

Più orientamento per aiutare i ragazzi nel momento delle scelte importanti per il futuro. Più spazi a disposizione dei giovani – coworking, fablab, sale prove, Informagiovani, spazi di aggregazione – in grado di facilitare la creazione di progetti fondati su esperienze e relazioni.
Più formazione, in particolare quella tecnica per garantire le competenze richieste oggi nei diversi settori dell’economia regionale.
E poi un impegno ancora maggiore sugli investimenti sul diritto allo studio universitario, in alta formazione e in ricerca. Ancora, più servizi per accompagnare i giovani nel mercato del lavoro, per trattenere, attrarre competenze e promuovere attrazione per i giovani emiliano-romagnoli oggi all’estero, per creare nuove imprese e dare nuove opportunità ai professionisti del futuro.
Più accesso al credito e supporto personalizzato per avviare nuove imprese o per rafforzare la propria start up, anche in agricoltura e nell’industria culturale e creativa.
Più tutele e autonomia. C’è l’impegno di tutti i firmatari a riconoscere il valore delle competenze dei giovani per lo sviluppo economico e sociale del territorio, traducendo questo principio in opportunità di lavoro di qualità e, in termini di retribuzione, competitivi con i sistemi economici-produttivi delle regioni e dei paesi più avanzati d’Europa.

La ricerca del lavoro

Uno degli assi portanti di Giovani Più è la Rete attiva per il lavoro, attraverso la quale i ragazzi, dopo il diploma o la laurea, possono trovare – presso un Centro per l’impiego – lo Sportello giovani, dove vengono presi in carico e accompagnati nella ricerca del lavoro, grazie alla rete di 25 soggetti privati accreditati (200 sedi sul territorio regionale) che incrociano domanda e offerta di lavoro, incentivati nella loro attività di ricerca di lavoro attraverso un riconoscimento economico che diventa  più alto se al giovane viene proposto un contratto a tempo indeterminato.
Come funziona? I giovani, anche neo diplomati o neo laureati o dopo la conclusione di un percorso formativo, da subito, acquisito il titolo di studio, possono recarsi in un Centro per l’impiego per   sostenere un colloquio nel quale spiegare le proprie competenze e aspirazioni e scegliere una delle agenzie accreditate preposte all’incrocio domanda/offerta, che si attiveranno per cercare occasioni e opportunità, e in questo modo i ragazzi vengono accompagnati nella ricerca del lavoro.
Ripensato anche il programma Garanzia Giovani, che con 26 milioni di euro a disposizione nella sua seconda fase, in avvio a breve, intende aiutare i giovani, e in particolare i più fragili, a intraprendere un percorso di crescita verso il lavoro.

Sportello giovani, per orientare i ragazzi e aiutare i genitori nei momenti di difficoltà

In primo piano anche le nuove opportunità rese disponibili da una rete territorialededicata ai ragazzi e alle loro famiglie, operativa dal 2019 con un investimento regionale di 15 milioni di euro, attraverso la creazione di sportelli giovani nei Comuniper le attività di orientamento, che diventano anche punto d’ascolto per i genitori, con l’obiettivo di ridurre la dispersione scolastica tra medie e superiori.

Formazione, anche dopo il diploma o la laurea

Le opportunità non finiscono con il diploma e neppure con la laurea. Perché la Regione investe nell’Alta formazione, con borse di studio, di ricerca e dottorati in settori innovativi e ad alto valore aggiunto (ad esempio, i Big data) e il rafforzamento della rete dei ricercatori dell’Emilia-Romagna all’estero, per permettere ai ‘cervelli’ emiliano-romagnoli di connettersi con le opportunità della nostra regione.
Non solo. Per rispondere alla forte richiesta di tecnici specializzati vengono finanziati 6 nuovi percorsi biennali post diploma ITS per Industria 4.0, in partenza a dicembre.

Le misure per le quali sono stanziati 260 milioni

Un piano articolato con risorse pari a 26 milioni di euro per interventi di Alta formazione e la ricerca.

Questo significa borse di dottorato, assegni di ricerca, borse per lavorare a progetti di ricerca industriale e dare maggiori opportunità ai giovani interessati a fare ricerca in materie strategiche per lo sviluppo sociale ed economico.

E poi un investimento di oltre 40 milioni di euro per sostenere opportunità di formazione, accesso al credito e supporto personalizzato per avviare nuove imprese o per rafforzare la propria start up, anche in agricoltura e nell’industria culturale e creativa.

Previsto anche un investimento straordinario per il diritto allo studio universitario (a.a. 2018-19). Pari a 26 milioni di euro di cui 5 milioni aggiuntivi a cui si aggiungeranno fondi nazionali, per garantire il diritto allo studio a tutti gli idonei a fronte dell’aumento esponenziale di iscrizioni alle nostre università.

Iniziative sperimentali saranno progettate per consolidare i rapporti con i giovani che operano a livello internazionale, rafforzando reti e opportunità anche per il loro rientro con l’impegno di tutti i soggetti del territorio.

Un lavoro importante insieme ai firmatari sarà dedicato alla Gig economy – definita da alcuni come un’economia caratterizzata dalla prevalenza di lavoratori freelance o con contratti a breve termine e, parallelamente, da una costante diminuzione del numero di occupati impiegati in maniera stabile – per utilizzare tutte le competenze che la Regione ha su questa materia, sempre più complessa, per combattere abusi e riportare le singole persone al centro dei processi di sviluppo, rivolgendosi a tutti quei lavoratori della gig economy privi di qualsiasi forma di tutela e di attenzione pubblica. Non solo riders, dunque, per sottolineare che in Emilia-Romagna si fa impresa in modo responsabile e sostenibile e che il massimo dell’innovazione deve coniugarsi con la qualità e il rispetto delle tutele e del lavoro delle persone.

Sei nuovi percorsi biennali ITS per Industria 4.0 in partenza a dicembre
Mirandola (Mo) quello di Tecnico superiore industria 4.0 per la produzione industriale di dispositivi biomedicali, a Cesena (Fc) il percorso per diventare Tecnico superiore esperto di marketing 4.0 per lo sviluppo turistico dei territori, a Carpi (Mo) il corso da Tecnico superiore di processo e prodotto del sistema Moda 4.0 – Fashion Product Manager, a Bologna, mentre a Bentivoglio (Bo) quello per Tecnico superiore per la logistica 4.0 e la smart mobility. A Parma si avvia il percorso per Tecnico superiore per le nuove tecnologie e il packaging intelligente nel settore carni, a Piacenza quello per Tecnico superiore per la gestione e la verifica di impianti energetici 4.0.

Da novembre a settembre 2019 partiranno poi 50 percorsi di alta formazione per lavorare nell’ industria culturale e creativa (audiovisivo, cinema e spettacolo dal vivo). E, ancora, in fase di avvio un progetto di formazione innovativo con edizioni su tutto il territorio regionale da novembre 2018 a dicembre 2019 per dare ai giovani le competenze chiave su innovazione tecnologica, digitalizzazione dell’informazione e dei dati. In valutazione anche 103 progetti di ricerca presentati dalle Università che impiegheranno oltre 400 ricercatori.

Per gli spazi per i giovani l’investimento di 5 milioni di euro è rivolto alla riqualificazione delle aree di cooworking e dei nuovi laboratori presso i tecnopoli. Tutte misure che troveranno la loro concretizzazione nel 2019 attraverso l’impegno congiunto di Regione, Università ed enti locali del nostro territorio e la presenza dei nostri sportelli (S£) già attivi all’interno dei tecnopoli.

Un Patto che intercetta i bisogni dei giovani dall’adolescenza alla formazione, all’alta formazione, all’inserimento lavorativo e che attiva una rete diffusa e concreta di servizi e opportunità.

Opportunità Emilia-Romagna: 25 milioni di euro per accompagnare i giovani nella ricerca di un lavoro

Interventi mirati per accompagnare al lavoro i giovani attraverso percorsi personalizzati che prevedono attività orientative, esperienze di formazione in impresa e percorsi formativi professionalizzanti definiti in funzione di specifiche opportunità di lavoro e servizi per l’incrocio domanda offerta. E per i giovani che esprimono una propensione al lavoro autonomo, servizi di consulenza, tutoraggio e formazione e accesso al credito.
È quanto ha deciso di mettere in campo la Regione Emilia-Romagna per la seconda fase di Garanzia Giovani, il programma dell’Unione europea che intende assicurare ai ragazzi e alle ragazze tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano opportunità per acquisire nuove competenze e per entrare nel mercato del lavoro.
Per realizzare le proprie misure l’Emilia-Romagna ha a disposizione altri 25 milioni di euro, e potrà coinvolgere circa 20mila giovani.
L’Italia ha scelto di attuare il programma mettendo a punto una strategia unitaria, condivisa tra Stato e Regioni. Il Ministero del Lavoro, attraverso un Piano nazionale, ha delineato le azioni che la Garanzia Giovani può prevedere nel nostro Paese e quali sono le regole generali. Ogni Regione ha quindi definito una propria strategia, scegliendo quali interventi e opportunità mettere in campo sul proprio territorio e con quali modalità.

Cosa vuol dire Garanzia Giovani per l’Emilia
Romagna
Garanzia Giovani in Emilia-Romagna si realizza con la collaborazione dell’Agenzia regionale per il lavoro, che garantirà in primo luogo l’accoglienza dei giovani, e la Rete Attiva per il Lavoro, ovvero, oltre ai Centri per l’impiego, anche quelli accreditati per erogare servizi per il lavoro a persone e imprese.
Saranno i Centri per l’impiego infatti prendere in carico i giovani e individuare, attraverso un Patto di servizio personalizzato, le misure più efficaci, in funzione delle diverse condizioni di partenza e delle diverse aspettative.
I giovani successivamente potranno scegliere il soggetto accreditato al lavoro al quale rivolgersi per fruire delle opportunità previste. Le prestazioni saranno garantite a tutti i giovani che aderiranno al Programma, il Patto di servizio personalizzato, che dovrà sempre prevedere la misura accompagnamento al lavoro o, in alternativa a questa, la misura del sostegno all’autoimpiego e all’autoimprenditorialità.
Nel caso di giovani tra 15 e i 18 anni privi di qualifica, è previsto il reinserimento in un percorso formativo o percorso di accompagnamento al lavoro anche attraverso l’attivazione di un contratto di apprendistato per la qualifica o per il diploma professionale.
Tra le misure previste nel percorso proposto ai giovani, l’orientamento specialistico è finalizzato a permettere ai giovani di intraprendere scelte consapevoli e acquisire maggiore autonomia nella ricerca attiva del lavoro, anche certificando loro le eventuali competenze di cui sono già in possesso, maturate in seguito a un tirocinio o a processi di apprendimento informale.
La formazione mirata all’inserimento lavorativo prevede percorsi individuali o individualizzati (max 3 persone) progettati in coerenza con concrete opportunità di inserimento lavorativo. Si tratta di un’offerta formativa complementare e aggiuntiva rispetto a quella già resa disponibile nell’ambito delle proposte educative e formative regionali – finanziata con risorse del Fondo sociale europeo e regionali e finalizzata, ad esempio, al conseguimento di qualifiche e diplomi professionali (sistema regionale di IeFP), di diplomi di tecnico superiore (Rete Politecnica) – a disposizione di tutti i giovani iscritti al programma e di cui sarà data loro ampia informazione.
tirocini dovranno avere una durata minima pari o superiore a due mesi e una durata massima di sei mesi. I tirocini promossi a favore di giovani disabili o ragazzi svantaggiati ai sensi della Legge 381/91 potranno avere una durata massima di 12 mesi e prevedono, oltre al servizio di formalizzazione delle competenze garantito a tutti, il finanziamento dell’indennità con risorse pubbliche.
La misura dell’accompagnamento al lavoro (scouting per ogni giovane delle opportunità; tutoring e matching rispetto a caratteristiche e propensioni individuali.) intende sostenere i giovani nella vera e propria fase di ricerca e di avvio delle esperienze di lavoro.
Per sostenere i giovani nello sviluppo di specifiche idee imprenditoriali intercettando le propensioni individuali all’autoimprenditorialità e all’autoimpiego vengono realizzate azioni di accompagnamento all’impresa e supporto alle start up. Misure mirate e personalizzate di consulenza specialistica per lo sviluppo dell’idea imprenditoriale, assistenza per la stesura del business plan, accompagnamento per l’accesso al credito, servizi a sostegno della costituzione di impresa. Per le idee di impresa ad alto contenuto tecnologico i servizi saranno messi a disposizione da Aster, la struttura in house della Regione Emilia-Romagna ASTER per l’innovazione e il trasferimento tecnologico.

I risultati della prima fase di Garanzia Giovani in Emilia-Romagna
Sono 84.319 i giovani Neet presi in carico dal 2014 ad oggi, dei quali 76.494 residenti in Emilia-Romagna e 7.825 residenti fuori Regione. Per il 51% sono maschi e il 49% femmine, mentre per quanto riguarda la cittadinanza l’81,8% sono italiani e il 18,2% sono stranieri. L’84% dei giovani che ha concluso una misura di politica attiva ha svolto un tirocinio formativo, il 14% ha ricevuto una misura formativa, l’1% ha effettuato il servizio civile e l’1% le misure per fare impresa.
Per quanto riguarda l’efficacia del Programma Garanzia giovani, il 60% dei giovani presi in carico ha stipulato un contratto di lavoro. Prevalgono i contratti a tempo determinato (51,7%), seguiti dai contratti di apprendistato 31,1%), dai contratti a tempo indeterminato (10,4%) e da altri contratti di lavoro (6,8%).

Crisi Tecno: subito tavolo nazionale. Ok all’unanimità alla risoluzione

Oggi in commissione Politiche economiche è stata approvata all’unanimità la risoluzione, di cui sono firmataria e presentata da Roberta Mori, che impegna l’Assemblea legislativa ad assumere iniziative per risolvere la crisi aziendale della Tecno (ex Tecnogas) di Gualtieri, nel reggiano, e tutelare i 300 lavoratori, attualmente in regime di contratto di solidarietà.

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Inclusione lavorativa delle persone disabili, l’impegno della Regione

Una programmazione triennale delle risorse del Fondo sociale europeo destinate alle persone disabili per dare più continuità ai progetti e più certezze ai ragazzi e alle loro famiglie, nella fase di transizione scuola-lavoro.Una maggiore integrazione tra Servizi per il lavoro, sociali e sanitari anche per quanto riguarda l’istituto del collocamento mirato, con l’introduzione di “un responsabile di caso”, come unico riferimento per costruire l’autonomia della persona nel proprio progetto di vita.

Al termine della III Conferenza regionale per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, la Regione rilancia il proprio impegno a favore delle persone disabili, a partire dalle proposte emerse nel corso della due giorni bolognese dai tavoli di lavoro.

“Insieme è la parola che contraddistingue il modo di lavorare in questa regione – ha detto l’assessore al coordinamento Politiche europee, Scuola e Formazione professionale, Patrizio Bianchi, ringraziando tutti coloro che hanno contribuito ai lavori preparatori della conferenza e partecipato alla due giorni conclusa oggi -. I diritti delle persone, non solo quelli scritti ma anche quelli effettivi e gli strumenti per poterli agire sono il nostro punto di partenza. Il diritto, ad esempio, ad una quotidianità semplice e ad un progetto di vita autonomo, anche grazie al lavoro. Le persone con disabilità – ha aggiunto l’Assessore – rappresentano il 3% della popolazione regionale, ma è precisamente su quanto sappiamo garantire a questi cittadini che dobbiamo misurare il grado di civiltà di un paese e la qualità di una democrazia, continuando a costruire integrazione e inclusione, valori oggi non più così scontati, non solo a parole ma con impegni concreti, così come è stato fatto oggi nel dialogo e nella condivisione”.

Oltre 500 partecipanti, due giornate di lavoro, 3 sessioni specifiche di confronto su temi chiave per l’inclusione lavorativa, interventi di AnpalInpsIspettorato del lavoroInail, Ufficio scolastico regionale, Fand (Federazione tra le associazioni nazionali delle persone con disabilità), FISH (Federazione italiana per il superamento dell’handicap), Agci SolidarietàFedersolidarietà ConfcooperativeLegacoopsocialiassociazioni datoriali, associazioni sindacali e Forum terzo settore.

Essenziale ai fini di una maggiore inclusione lavorativa il ruolo delle nuove tecnologie. Da qui l’impegno a costruire un “repertorio/catalogo” delle tecnologie reperibili sul mercato adattabili e personalizzabili, coinvolgendo anche le imprese nella costruzione del repertorio. Inoltre attraverso risorse del Fondo regionale disabili verrà potenziata la rete dei Caad (Centri adattamento ambiente domestico) già presenti sul territorio, allargandone la sfera di azione al tema del lavoro e degli ausili tecnologici.

Questo in sintesi il bilancio dell’iniziativa che ha premesso di elaborare in maniera partecipata con le associazioni dei disabili e con le parti sociali le proposte che dovranno confluire nel prossimo Piano di azione regionale per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità.  La prossima Conferenza si svolgerà nel giugno 2021.

 

Disoccupazione ancora giù in Emilia-Romagna -0,5% nel primo trimestre 2018, in 3 anni oltre 75mila nuovi posti (+4%)

Continua a scendere la disoccupazione in Emilia-Romagna, calata dello 0,5% nel primo trimestre 2018 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (dal 7% al 6,5%): a livello nazionale, un dato inferiore lo si rileva unicamente in Trentino-Alto Adige (4,3%). E negli ultimi dodici mesi, il tasso di disoccupazione si colloca sul valore medio del6,4%, ancora giù rispetto al periodo aprile 2016-marzo 2017 (6,6%) e al 9% di inizio legislatura, a gennaio 2015.

Rispetto al primo trimestre 2015, il tasso di occupazione regionale è cresciuto di 2,9 punti percentuali, dal 65,5% al 68,4% (secondo solo al Trentino Alto Adige, 69,9%, e alla Valle d’Aosta, 68,6%), mentre gli occupati sono aumentati di 75.500 unità (+4%). Per gli uomini di registra un tasso di occupazione pari al 74,5%, per le donne del 62,3%.

E’ quanto emerge dai dati sull’andamento del mercato del lavoro diffusi dall’Istat ed elaborati su scala regionale.

Segnali positivi per l’economia regionale arrivano anche dall’export: tra gennaio e marzo 2018, l’Emilia-Romagna ha esportato beni e servizi per un totale di 15.260 milioni di euro (pari al 13,6% del totale nazionale), in crescita del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2017 (+669 milioni di euro), al di sopra sia della media del Nord-Est (+4%), che nazionale (+3,3%), e seconda solo alla media del Nord-Ovest (+5,3%). Per l’Emilia-Romagna, certifica sempre l’Istat, si tratta del ventesimo incremento su base tendenziale (ovvero rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) consecutivo.

Più lavoro dipendente e a tempo indeterminato

Quella del mercato del lavoro regionale è una dinamica risultato di un aumento della componente di lavoro dipendente e di una contrazione degli indipendenti, confermando il trend degli ultimi anni. A livello settoriale, emerge una crescita dello stock degli occupati nell’Industria in senso stretto e nel Commercio, alberghi e ristoranti.
Nel primo trimestre 2018 si torna a registrare una crescita del lavoro su base permanente: delle 8.277 nuove posizioni lavorative dipendenti, 6.560 sono a tempo indeterminato e nell’apprendistato e anche il lavoro intermittente si presenta in calo con 923 posizioni lavorative in meno.

Oltre 13mila nuovi giovani occupati

Un segnale di inversione di tendenza di cui, sempre secondo l’Istat, beneficia il segmento giovanile del mercato del lavoro regionale. Sebbene nel primo trimestre le posizioni dipendenti siano rimaste le stesse per i giovani di 15-29 anni, si è però verificata una significativa sostituzione fra lavoro temporaneo e lavoro permanente: infatti, al netto dei fenomeni di stagionalità, le posizioni a tempo determinato e nel lavoro somministrato sarebbero diminuite di 2.459 unità, mentre quelle a tempo indeterminato e in apprendistato sarebbero aumentate di 2.505 unità. Più in generale, su base annua le posizioni lavorative giovanili sono cresciute di 13.303 unità.

Lavoro, obiettivo sicurezza e lotta a infortuni: più controlli e competenze dirette con la maggiore autonomia

Aumentare la vigilanza e i controlli nei luoghi di lavoro. Rafforzare il coordinamento tra tutte le istituzioni competenti e le organizzazioni sindacali e datoriali, rendendo più frequenti gli incontri del Comitato regionale di Coordinamento della pubblica amministrazione. Ancora: maggiori risorse perla formazione specifica. E più competenze dirette alla Regione, sulla base della pre-intesa firmata con il Governo relativa alla richiesta di maggiore autonomia per l‘Emilia-Romagna, sulla base dell’articolo 116 della Costituzione.

Con l’obiettivo di ridurre drasticamente infortuni e morti sul lavoro, nel pomeriggio, a Bologna, la Regione ha convocato una riunione straordinaria del Patto per il Lavoro sulla sicurezza, con il presidente Stefano Bonaccini, gli assessori al Lavoro, Patrizio Bianchi, alle Politiche per la salute, Sergio Venturi, e all’Agricoltura, Simona Caselli. All’incontro, oltre ai firmatari del Patto (sindacati e imprese, enti locali, organizzazioni economiche, università, associazioni del terzo settore) erano presenti il prefetto di Bologna, Matteo Piantedosi, il comandante provinciale dei Vigili del Fuoco, Carlo Dall’OppioDavide Venturi dell’Ispettorato del Lavoro, Rosa De Simone di Inps regionale, Maurizio Mazzetti di Inail Emilia-Romagna.

Nel 2017 quasi 20mila aziende controllate

In Emilia-Romagna si è fissato lo standard dei controlli effettuati dalle Aziende Usl al 9% delle aziende attive, quando a livello nazionale l’indicatore minimo stabilito è del 5%.
Nel 2017 sono state 19.879 le aziende controllate. L’indice di violazione nei diversi comparti, cioè la percentuale delle aziende risultate irregolari sul totale selle aziende ispezionate nel 2017, è del 12,5% (era al 17,9% nel 2010).
Nel comparto edile sono state 12.357 le aziende controllate: l’indice di violazione è passato dal 38,7% del 2010 al 19,6% del 2017. In agricoltura sono state 1.013 e l’indice di violazione è passato dal 21,5% del 2010 al 19,1% del 2017.