Inserimento lavorativo per le persone fragili e vulnerabili, dalla Regione 20 milioni

Definita la programmazione triennale 2018-2020 delle risorse – 20 milioni per il 2018 – per l’inserimento lavorativo e l’inclusione delle persone fragili e vulnerabili. La delibera di Giunta è stata presentata oggi dall’assessore regionale al Lavoro, Patrizio Bianchi, alla V commissione Cultura, scuola, formazione, lavoro, sport e legalità dell’Assemblea legislativa. Il documento – a firma congiunta degli assessori Bianchi, Gualmini e Venturi – definisce, come previsto dalla legge regionale 14 del 2015,  obiettivi e priorità  della programmazione, individua gli interventi ammissibili (formazione, tirocini, supporto all’ingresso al lavoro delle persone e la permanenza in attività, servizi e interventi di natura sociale, contributi economici di competenza dei Comuni), stabilisce le risorse e i criteri di riparto tra i 38 distretti socio-sanitari e la composizione e il ruolo dell’equipe professionale che deve seguire le persone in tutto il percorso.
La legge regionale 14 prevede che l’inserimento lavorativo delle persone in condizione di fragilità e vulnerabilità sia curato da un‘equipe multi professionale, costituita da operatori dei servizi per il lavoro, del sociale e della sanità, che definisce un programma personalizzato di interventi che integra tutte le azioni utili all’inclusione sociale.
Il budget complessivo a disposizione delle equipe territoriali per la realizzazione delle attività previste dalla legge può contare su risorse provenienti da fonti di finanziamento diverse: Programma Operativo 2014-2020 del Fondo sociale europeo (Fse); Fondo regionale disabili (Frd); risorse assegnate ai Comuni singoli o associati con il Fondo sociale regionale; risorse dei Bilanci comunali; risorse delle Aziende sanitarie. Per dare attuazione alla prima annualità del piano triennale la Giunta Regionale, per quanto riguarda gli interventi di politica attiva del lavoro da inserire nel Programma personalizzato che sarà definito dall’Equipe multiprofessionale, ha stanziato 20 milioni di euro del Programma operativo regionale del Fondo sociale europeo.
Con l’approvazione della delibera da parte della Giunta nei prossimi giorni, dopo il passaggio in Commissione, i distretti potranno definire i Piani integrati territoriali. I piani, di durata triennale, delineano gli obiettivi e le priorità a livello distrettuale, e gli interventi e i servizi che verranno assicurati nel territorio, garantendo un coordinamento con i Piani di zona per la salute ed il benessere e i relativi programmi attuativi annuali e con il Piano annuale delle politiche attive a sostegno dell’inserimento lavorativo delle persone disabili. I 38 Piani saranno approvati attraverso “Accordi di programma” sottoscritti dalla Regione, dall’Azienda unità sanitaria locale e dai Comuni o dalle Unioni dei Comuni.

I Dati ad oggi

Il 2018 è sostanzialmente il secondo anno di programmazione della legge. In commissione questa mattina è stato presentato anche il primo Rapporto intermedio d’attuazione della legge 14: da ottobre 2017 ad oggi sono 7.530 le persone accolte e valutate, circa 1.500 quelle per cui è in corso una analisi più approfondita delle loro caratteristiche e 1.548 quelle a cui sono state accertate condizioni di fragilità e che hanno già sottoscritto un programma integrato personalizzato.
Per dare attuazione alla legge si è realizzata la formazione di 1.530 operatori dei centri per l’impiego, dei servizi sociali e sanitari e di quelli che compongono le equipe.

Nasce la Rete attiva per il lavoro: Piano per l’occupazione da 20 milioni di euro

Più servizi e integrazione tra pubblico e privato per potenziare l’offerta rivolta a chi cerca occupazione. La Regione Emilia-Romagna, per migliorare la qualità e l’estensione sul territorio dei servizi per il lavoro, ha deciso di ampliare i servizi e le opportunità anche formative rivolte a chi è in cerca di lavoro e la platea di soggetti che possono sostenere le persone nella ricerca del lavoro, nell’incontro tra domanda e offerta, nel servizio di orientamento e di certificazione delle competenze.

Nasce la Rete attiva per il lavoro, costituita dai 38 centri per l’impiego e da 20 società private accreditate, coordinata dall’Agenzia per il Lavoro.  Dall’inizio di novembre le persone disoccupate da almeno 12 mesi, che non percepiscono sostegno al reddito, possono scegliere se usufruire dei servizi offerti dal Centro per l’Impiego dove hanno effettuato l’iscrizione oppure quelli offerti da uno dei 20 soggetti privati accreditati con oltre 170 sedi operative diffuse sul territorio regionale. La scelta deve essere fatta al momento della sottoscrizione del Patto di servizio personalizzato presso il Centro per l’Impiego: chi si iscrive, dovrà comunicare all’operatore se intende ricorrere ad uno dei soggetti privati accreditati e, sempre con il supporto dell’operatore del Centro per l’Impiego, potrà decidere di fissare il primo appuntamento presso una delle sedi accreditate per l’attivazione dei servizi che gli necessitano. Per la prima attuazione di questa misura, fino cioè al 30 aprile, sono state messe a disposizione dalla Regione 8 milioni di euro di risorse del Fondo sociale europeo.

Altre risorse messe in campo dalla Regione

Per ampliare i servizi che i Centri per l’impiego rivolgono a chi cerca lavoro (il piano per l’occupazione si rivolge in particolare ai disoccupati da almeno 12 mesi), la Regione ha investito ulteriori risorse. Sono 6 milioni di euro le risorse a disposizione per percorsi brevi, anche modulari, personalizzati e individualizzati, per garantire alle persone in cerca di occupazione conoscenze e abilità di base (competenze linguistiche, come corsi di italiano per stranieri o di inglese per italiani, competenze informatiche, ecc.) necessarie per attivare successivi percorsi di ricerca del lavoro e per inserirsi nei contesti e nelle organizzazioni di lavoro. Per percorsi brevi personalizzati ed individualizzati rivolti a persone interessate ad investire in un percorso di lavoro autonomo o di avvio di impresa sono a disposizione 3 milioni di euro, per fornire agli aspiranti neo imprenditori conoscenze, competenze e abilità di base necessarie per intraprendere il percorso. Altri 3 milioni di euro sono invece stati stanziati per percorsi personalizzati e individualizzati di orientamento, che possano supportare in particolar modo le persone disoccupate da meno di 12 mesi ad acquisire informazioni, strumenti e capacità per attivarsi nella ricerca di occupazione.

Politiche per il lavoro integrate e convergenti per la competitività 

L’obiettivo di consolidare la capacità di offrire servizi strategici per l’occupazione non si esaurisce con l’accreditamento dei privati. Per rafforzare i Centri per l’impiego, che svolgono un ruolo chiave in questo impianto pubblico-privato, è stato concordato con il Governo un Piano di rafforzamento delle politiche attive del lavoro biennale (2017-2018) che prevede su base nazionale l’inserimento di 1.600 operatori nei centri per l’impiego pubblici.   L’istituzione dell’Agenzia per il lavoro, il Piano nazionale di rafforzamento amministrativo, l’accreditamento dei soggetti privati per la costruzione della Rete attiva per il lavoro, la legge regionale 14 del 2015 rispondono ad un disegno strategico di politiche integrate e convergenti, anche con il Governo, che hanno come primo obiettivo quello di rafforzare la capacità di intercettare le nuove esigenze del mercato del lavoro per promuovere nuova occupazione, sviluppo e coesione sociale. Ai servizi per il lavoro la Regione attribuisce una valenza strategica per la competitività del territorio. Per questo la materia è tra quelle che la Regione ha deciso di inserire nel pacchetto di discussione con il Governo per il riconoscimento di ulteriori forme e particolari condizioni di autonomia ai sensi dell’art. 116 della Costituzione.

Per informazioni sui soggetti privati accreditati è possibile consultare https://lavoroperte.regione.emilia-romagna.it registrandosi e accedendo con il proprio account alla sezione “Ricerca aziende” e selezionando la voce “Solo enti accreditati”.

Lavoro: i dati Istat per la Regione Emilia Romagna

La Regione Emilia-Romagna, secondo i dati forniti dall’Istat, è seconda in Italia per tasso di occupazione complessiva (dietro solo al Trentino) e prima per occupazione femminile. Il tasso di occupazione nella fascia 15-64 sale dal 2015 al 2016 dello 0.7%. A Reggio Emilia, in particolare, è salito dell’1.9% e la disoccupazione si attesta al 4.7% (era 5.4% nel 2015).

Lavoro e competenze. I corsi attivati a Reggio e provincia tramite il Fondo sociale europeo

Approvati con la con Delibera di Giunta Regionale n. 33, i corsi rivolti a persone in cerca di occupazione sono stati finanziati con risorse del Programma Operativo Fondo sociale europeo 2014/2020.

I percorsi sono stati selezionati dalla Regione tramite l’avviso pubblico Allegato 1 alla Delibera di GR 1200 del 25/07/2016 e sono stati approvati con Delibera di GR n. 33 del 23/01/2017.

Organizzati da enti di formazione accreditati dalla Regione, di durata compresa fra le 240 e le 600 ore, rilasciano al termine un certificato di competenze oppure un certificato di qualifica professionale.

Sono finanziati con risorse del Fondo sociale europeo 2014/2020 nell’ambito dell’Obiettivo Tematico 8 – priorità di investimento 8.1 “Accesso all’occupazione per le persone in cerca di lavoro e inattive, compresi i disoccupati di lunga durata e le persone che si trovano ai margini del mercato del lavoro, nonché attraverso iniziative locali per l’occupazione e il sostegno alla mobilità professionale”.

Qui i corsi finanziati a Reggio e provincia. 

Crisi Artoni, il nostro appello per la ripresa delle trattative

Per non disperdere il patrimonio di risorse umane e professionali del gruppo Artoni, è necessario attivare tutti gli strumenti utili a superare lo stallo che si è creato dopo la rottura delle trattative per la cessione a Fercam.

Come consiglieri regionali reggiani del Pd ci appelliamo alla responsabilità della multinazionale e del sistema imprenditoriale per trovare una soluzione alla grave crisi dell’azienda reggiana di trasporti e logistica, che coinvolge 580 dipendenti e 2.500 lavoratori dell’indotto.

Il nostro impegno sarà quello di monitorare e sostenere l’azione della Regione per l’attivazione immediata del tavolo di salvaguardia presso il ministero dello Sviluppo economico, ritenendo che il percorso di risoluzione richieda un’azione coordinata di istituzioni e rappresentanze per scongiurare le conseguenze più drammatiche per l’azienda, le famiglie e per tutto il territorio.

Reddito di solidarietà – Una riflessione su “La Libertà”

 

Non un reddito minimo, ma una rete di protezione, una mano tesa a chi si trova in condizione di povertà e vuole rialzarsi. Si tratta del Reddito di solidarietà, divenuto legge in Emilia Romagna. La misura prevede un beneficio economico fino a 400 euro al mese; condizione per l’accesso, mediante domanda ai Servizi sociali del proprio Comune di residenza, è un Isee pari o inferiore ai 3 mila euro annui. Sarà poi lo stesso Comune a seguire i beneficiari con progetti di reinserimento personale in grado di coinvolgere l’intera famiglia, dal fronte del lavoro a quello della frequenza scolastica, passando per la cura dell’alloggio.

Per il Reddito di solidarietà la Regione ha stanziato 35 milioni di euro, che si sommano ai 37 previsti per l’Emilia-Romagna dalla misura nazionale entrata in vigore lo scorso settembre: il Sostegno per l’inclusione attiva. Anche questo provvedimento va a famiglie con Isee inferiore a 3.000 euro, ma a differenza del Reddito di solidarietà pone altre condizioni, fra le quali, ad esempio, la presenza in famiglia di almeno un minore o un figlio adulto disabile o una persona in stato di gravidanza. Nelle nostre intenzioni, il Reddito di solidarietà dovrebbe dunque «completare» il Sostegno per l’inclusione attiva: mentre quest’ultimo va alle sole famiglie povere con almeno un minore, il Reddito di solidarietà è disponibile a tutti i nuclei sotto i 3 mila euro, purché siano residenti da almeno due anni in Emilia Romagna.

Questo lavoro fa riferimento a una visione del welfare ben precisa. Non c’è dubbio, infatti, che il sistema di protezione sociale del nostro Paese, quindi anche della nostra Regione, non riesca a comprendere appieno quelle novità di disagio davanti alle quali la società lo pone. La sfida del nostro tempo è anche quella di cercare di dare risposte che aiutino chi ancora soffre, senza cadere nell’assistenzialismo. La nostra Repubblica è fondata sul lavoro e a questo obiettivo bisogna tendere, puntando sull’inclusione e sul reinserimento della persona nella società grazie alla dignità di un’occupazione, non a elemosine.

Per il Reddito di solidarietà ci siamo basati su tre assunti principali. Il primo: l’allargamento della platea, quindi l’idea di integrare l’intervento del Governo. Oltre a famiglie con minori, andiamo dunque a portare un aiuto a persone sole o ad anziani a basso reddito. Secondo punto. Una visione progressista del welfare: non vogliamo far vivere le persone senza lavorare, l’aiuto pubblico non deve essere un salvagente a vita. Controlleremo l’efficacia dello strumento, ecco perché abbiamo inserito tanti paletti, vincoli, monitoraggi, cautele affinché il patto di reinserimento possa funzionare al meglio. Il reddito di solidarietà, inoltre, potrà essere concesso per non più di 12 mesi. Terzo punto: una responsabilità sostenibile, in grado di raggiungere degli equilibri anche tra le politiche pubbliche della Regione, tra i servizi che questa Regione offre.

Infine, due considerazioni: dobbiamo cercare di raggiungere sempre più un welfare in grado di diversificarsi rispetto ai bisogni a cui deve rispondere, addirittura riazzerarsi qualora si capisca che la risposta data non risulti sufficiente. Se le politiche pubbliche non funzionano si interrompono e si rivedono. In secondo luogo, impegnarsi a ridurre le diseguaglianze sociali ed economiche è fondamentale perché i cittadini conservino un sentimento di appartenenza alla vita democratica. Sostenibilità, responsabilità, allargamento della platea. Combinando pragmatismo, diritti e doveri, abbiamo compiuto un piccolo passo per il contrasto alla povertà estrema. Siamo la prima Regione italiana a dotarsi di una misura simile; una risposta comunque sperimentale e come tale da verificare nei mesi a venire. Siccome la povertà talvolta rischia di toccare i giovani, in difficoltà nella ricerca del lavoro, ho lavorato ad un documento che impegna la Regione “ad attivarsi presso il Governo affinché renda possibile, per le singole regioni, utilizzare le somme stanziate ma non spese per il sostegno per l’inclusione attiva, in azioni di sostegno all’occupazione giovanile”. Non siamo rimasti a guardare le sofferenze delle persone, ora dobbiamo osservare l’efficacia dello strumento.

20 milioni di euro per l’inserimento al lavoro e l’inclusione sociale delle persone fragili e vulnerabili

Orientamento, accompagnamento al lavoro, sostegno nei contesti lavorativi e formativi, tirocini, formazione e certificazione delle competenze per sostenere le persone fragili e vulnerabili nei percorsi di inclusione sociale attraverso il lavoro.

Sono interventi di politica attiva del lavoro che saranno finanziati con 20 milioni del Fondo Sociale Europeo, per dare prima attuazione alla legge regionale 14 del 2015 per l’inserimento al lavoro, l’inclusione sociale e l’autonomia attraverso il lavoro delle persone in condizione di fragilità e vulnerabilità.

Il bando dà risposta ai fabbisogni individuati in 38 Accordi di programma e nei relativi Piani integrati territoriali, rendendo disponibili in ciascun ambito distrettuale misure di politica attiva che possano garantire alle persone fragili e vulnerabili di realizzare un programma di interventi personalizzato e integrato, definito insieme ad un’equipe multiprofessionale costituita da operatori dei servizi per il lavoro, del sociale e della sanità.

L’invito è rivolto agli enti accreditati per la formazione e a quelli che avranno presentato alla data di scadenza del Bando domanda di accreditamento dei servizi per il lavoro (Prestazioni per l’inserimento lavorativo e l’inclusione – Area 2 di Accreditamento), enti questi ultimi che opereranno nell’ambito della Rete Attiva per il Lavoro costituita dai servizi pubblici e dai privati accreditati, coordinata dall’Agenzia Regionale per il Lavoro e volta a  rafforzare i servizi per chi cerca e occupazione e rispondere con efficacia, specializzazione e innovazione alle esigenze dei cittadini e del sistema economico-produttivo. Il bando per l’accreditamento dei servizi per il lavoro è aperto dal 19 dicembre 2016 e prevede, al fine di procedere con l’approvazione di un primo elenco di soggetti accreditati, una prima scadenza il 16 gennaio 2017.
La  definizione del Programma di intervento integrato e personalizzato sarà a cura dell’equipe multi-professionale referente per ambito distrettuale, e si comporrà delle misure di politica attiva che saranno finanziate in esito a questo bando e di ulteriori interventi tra cui azioni di supporto alla persona, alla famiglia e rete sociale (sostegno alla genitorialità), azioni di integrazione sociale (corsi di lingua italiana e mediazione culturale per immigrati), azioni volte a favorire la permanenza al domicilio in ottica conciliativa (assistenza alle persone parzialmente non autosufficienti o non autosufficienti tramite servizi di assistenza domiciliare), contributi economici per servizi alla persona, per cure o prestazioni sanitarie, per servizi trasporto e mobilità, per i servizi scolastici, per l’alloggio, per  buoni spesa o buoni pasto o a integrazione del reddito familiare e azioni di accoglienza abitativa temporanea finalizzate al reinserimento sociale e alla riacquisizione dell’autonomia.

Tra le misure di politica attiva finanziabili oltre alle attività di orientamento, di incrocio domanda/offerta e di sostegno alle persone nei contesti formativi o lavorativi, anche tirocini di orientamento specialistico, certificazione delle competenze, scouting delle opportunità occupazionali e sostegno nella fase di inserimento al lavoro.

I progetti dovranno essere presentati entro le ore 12 del 9 febbraio 2017.

Lunedì 16 gennaio alle ore 14.30 presso la Sala “20 maggio 2012” in viale della Fiera 8 a Bologna è previsto un incontro tecnico per presentare le modalità e le procedure informatiche di progettazione.

Ammortizzatori sociali, platea più ampia e fondi maggiori per la cassa integrazione in deroga

Lavoratori artigiani, commercianti e altre categorie sospese da datori di lavoro beneficiari dei fondi di solidarietà o di integrazione salariale. Si allarga la platea dei beneficiari di ammortizzatori sociali in deroga, e i fondi a disposizione aumentano di 7 milioni di euro, con anche una dilatazione dei termini di presentazione delle richieste.

Lo ha definito il Tavolo tecnico di monitoraggio degli ammortizzatori sociali in deroga, composto da associazioni di categoria e sindacati e istituzioni, che si è riunito in viale Aldo Moro per integrare l’intesa siglata il 18 novembre scorso, a seguito dei chiarimenti pervenuti dal ministero del Lavoro il 5 dicembre.
Sono stati quindi individuati nuovi beneficiari ai sensi dell’art. 44 comma 6-bis del Dlgs 148/2015.

Nei prossimi giorni la Giunta regionale dell’Emilia-Romagna recepirà l’intesa e definirà le ulteriori modalità di accesso. Per sostenere l’ampliamento dei beneficiari, la dotazione delle risorse per gli ammortizzatori sociali è aumentata di 7 milioni di euro, passando da 25,5 a 32,5 milioni e il termine per le domande è stato posticipato al 21 dicembreprossimo dal 7 dicembre. Le risorse, statali affidate alle regioni, potranno essere utilizzate entro il giugno 2017.

Continua a scendere la disoccupazione in Emilia-Romagna: 7,1% nei primi nove mesi dell’anno, -0,4% rispetto a luglio

Continua a scendere la disoccupazione in Emilia-Romagna: nei primi nove mesi del 2016 è pari al 7,1%, -0,4% rispetto al 7,5% registrato a luglio. Nel terzo trimestre dell’anno gli occupati sono pari a 1.973.959, 47.280 in più rispetto allo stesso periodo del 2015: un +2,5% che riporta la situazione al di sopra del livello di occupazione pre-crisi (3^ trimestre 2008).

Le dinamiche di genere evidenziano poi un incremento dei posti di lavoro fortissimo per le donne (+39.500, +4,7%): va tenuto presente che nel terzo trimestre 2008, in concomitanza con l’avvio della crisi internazionale, le donne occupate nella regione erano 852mila e, a distanza di sei anni, sono 888mila, 36mila in più.

E’ quanto si ricava dall’analisi del mercato del lavoro in Emilia-Romagna sulla base dei dati diffusi oggi dall’Istat.

Il tasso di occupazione trimestrale è al 68,9%, 1,8 punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo del 2015: si tratta del valore più elevato tra tutte le regioni italiane ad esclusione del Trentino-Alto Adige (71%). La componente maschile ha un tasso pari al 75,9% (+0,9 punti percentuali), mentre quella femminile presenta una crescita maggiore e arriva al 62% (+2,7 punti percentuali).
Nel terzo trimestre 2016 le persone in cerca di lavoro sono 127,8mila, con una contrazione di 11.400 persone rispetto al terzo trimestre 2015 (-8,2%).

L’incremento dell’occupazione nel corso del terzo trimestre 2016 interessa principalmente il settore del terziario(+3,6% pari a 44.000 posti di lavoro rispetto al terzo trimestre del 2015).

Un segnale positivo, dopo due trimestri negativi sul versante occupazionale, arriva dall’industria in senso stretto ove si registra un aumento del 2%, pari a 11.000 occupati in più rispetto al terzo trimestre 2015, per un totale di 522mila occupati.
Si segnala poi una crescita dell’agricoltura (+9,8%), ancorché riferita ad un comparto di dimensioni contenute, che pesa il 4,0% sull’occupazione totale.
Il settore delle costruzioni, invece, dopo un recupero messo a segno solo nel primo trimestre dell’anno, si riallinea nel secondo e nel terzo al trend decrescente in atto negli ultimi anni.

Continua a crescere il lavoro in Emilia-Romagna, 46mila occupati in più nei primi sei mesi dell’anno

Continua a crescere l’occupazione in Emilia-Romagna, che nel primo semestre di quest’anno fa registrare un +2,4% rispetto ai primi sei mesi del 2015, con un aumento di 46mila posti di lavoro. Un risultato dovuto al rafforzamento nel secondo trimestre della dinamica positiva già evidenziata nei primi tre mesi dell’anno: nei secondo tre mesi, infatti, gli occupati sono pari a 1.979.171, in aumento del 3% rispetto allo stesso periodo del 2015 (+57.597). E’ quanto si ricava dall’analisi del mercato del lavoro regionale sulla base dei dati Istat diffusi oggi.

Continua a crescere anche l’export regionale: nei primi sei mesi del 2016 l’Emilia-Romagna ha esportato 27.992 milioni di euro di beni, in crescita dell’1,6% rispetto al medesimo periodo dello scorso anno, sostanzialmente in linea con il Nord-Est (+1,9%) e al di sopra della media nazionale.

meccatronica

Lavoro, i dati

Nel secondo trimestre del 2016, le dinamiche di genere evidenziano un incremento dei posti di lavoro soprattutto per ledonne (+45,8mila, +5,4%), più che per gli uomini (+11,7mila, +1,1%). Il tasso di occupazione è al 68,8%, +1,9 punti percentualirispetto allo stesso periodo del 2015. Si tratta del valore più elevato tra tutte le regioni italiane ad esclusione del Trentino-Alto Adige (69,6%). La componente maschile ha un tasso pari al 74,9% (+0,6 punti percentuali), mentre quella femminile giunge al 62,7% (+3,2 punti percentuali).

Come detto, il tasso di disoccupazione nel primo semestre 2016 è pari al 7,5%, in calo di 0,7 punti percentuali sul primo semestre 2015. Il risultato è dovuto a una accelerazione del ritmo di contrazione verificatasi nel secondo trimestre dell’anno. Se infatti nel primo trimestre il tasso di disoccupazione è stato pari all’8,3%, in calo di 0,6 punti percentuali rispetto ad un anno prima, nel secondo trimestre il tasso si colloca al 6,8%, in calo di 0,9 punti percentuali, il valore più basso degli ultimi 4 anni relativamente allo stesso trimestre. A livello regionale un dato inferiore lo si rileva unicamente in Trentino-Alto Adige (4,8%).

Nel secondo trimestre 2016 le persone in cerca di lavoro sono 143.725, 16.201 in meno rispetto al secondo trimestre 2015 (-10,1%). La dinamica di genere registra andamenti concordi: il tasso di disoccupazione maschile scende al 5,7% (dal 6,4% nel secondo trimestre 2015), mentre quello femminile scende all’8% (dal 9,2%). Sempre in materia di genere, si segnala un significativo incremento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Il loro tasso di attività raggiunge infatti il valore del 68,2%, il più elevato nell’arco degli ultimi 12 anni, nonché il più elevato su scala nazionale, anche rispetto al Trentino-Alto Adige (66,2%).

Quanto stiamo mettendo in campo per sviluppo e occupazione, nostre assolute priorità, funziona a partire dal Patto per il lavoro sottoscritto con enti locali, imprese, sindacati, università, associazioni, un fare sistema che rappresenta davvero il valore aggiunto dell’Emilia-Romagna. Continueremo a puntare sull’innovazione e a insistere sulla politica di investimenti pubblici avviata proprio con il Patto, del quale abbiamo già programmato l’utilizzo di 13,5 miliardi di euro dei 15 previsti per la legislatura. All’inizio del mandato la disoccupazione era al 9%, l’obiettivo del 7% a fine anno è sempre più realistico, così come la riduzione di quattro punti percentuali a fine legislatura.