Trasporto sociale, la Regione rassicura le consigliere Soncini e Rontini su agevolazioni al Terzo Settore

Soncini e Rontini (Pd): “Avevamo presentato un’interrogazione per sostenere associazioni e organizzazioni di volontariato che fanno trasporto sociale, la Giunta valuterà nuove misure” 

“Agevolazioni per la sosta a pagamento, libero accesso alle ZTL oltre, possibilmente, alla riduzione o esenzione della tassa automobilistica per i veicoli di associazioni di volontariato e onlus destinati al cosiddetto trasporto sociale. Le abbiamo chieste con un’interrogazione alla Giunta della Regione Emilia-Romagna e ora, la risposta dell’Assessore al Bilancio Paolo Calvano ci conferma la bontà delle nostre proposte” lo affermano le consigliere regionali Pd Ottavia Soncini e Manuela Rontini, Presidenti rispettivamente delle Commissioni Politiche per la Salute e Sociali e Politiche Economiche. 

“Considerato il grande apporto offerto da queste realtà alla comunità e alle singole persone con disabilità o fragilità, soprattutto in questo difficile periodo segnato dalla pandemia, ci è sembrato opportuno accogliere le loro richieste. L’Assessore Calvano riconosce che in prospettiva sarà possibile adottare politiche fiscali regionali che valorizzino ulteriormente queste esperienze, confermando la costante attenzione della Regione Emilia-Romagna al terzo settore che, da anni, si concretizza in politiche di sostegno economico” riportano le consigliere democratiche. 

“È già stata avviata una prima verifica dell’impatto economico della riduzione o esenzione del bollo e della sua sostenibilità a livello di bilancio regionale. Sicuramente questa apertura è un ottimo segnale considerando che la pandemia e il difficile contesto socio-economico attuale impongono scelte non facili. – sottolineano Soncini e Rontini – Per quanto riguarda l’esenzione del pagamento del parcheggio nelle strisce blu e il libero accesso alle zone Ztl per i veicoli utilizzati per il trasporto sociale, è già stata aperta un’interlocuzione con Anci, così come sollecitato nell’interrogazione. Riteniamo che il confronto tra Regione ed enti locali sia sempre lo strumento ideale che può portare a soluzioni ragionate e fattibili. Ragioniamo in un’ottica di sinergia positiva di ascolto delle richieste che provengono dai cittadini, di cui noi consiglieri regionali possiamo farci portavoce”. 

Persone con disabilità, nelle Commissioni congiunte Welfare, Lavoro e Parità le esperienze innovative sull’inclusione sociale e lavorativa delle persone più fragili in Emilia-Romagna

I Presidenti delle Commissioni Welfare, Lavoro e Parità Ottavia Soncini (Pd), Francesca Marchetti (Pd)  e Federico Amico (Erc) commentano: “Emilia-Romagna laboratorio di innovazione e diritti. Per l’inclusione approccio a 360 gradi”

Le Commissioni regionali Politiche per la Salute e sociali, Lavoro e Parità si sono riunite nella mattina di lunedì 22 marzo per ascoltare numerose testimonianze da amministratori locali ed esponenti del Terzo Settore in tema di inclusione delle persone con disabilità.

“Abbiamo voluto convocare una commissione congiunta perché le politiche per l’inclusione sociale e lavorativa delle persone più fragili e delle persone con disabilità, vanno affrontate in ottica multisettoriale” affermano i Presidenti delle Commissioni Ottavia Soncini, Francesca Marchetti e Federico Amico.

“Le città e i territori sono laboratori privilegiati di innovazione e diritti. Lo ha ben dimostrato l’intervento dell’Assessora Annalisa Rabitti, che ha portato all’attenzione dei consiglieri e delle consigliere le buone pratiche di Reggio Emilia. Le testimonianze presentate dimostrano come comuni e Terzo Settore in Emilia-Romagna abbiano sviluppato esperienze diffuse e capillari, grandi e piccole, che coinvolgono anche l’intera comunità e arricchiscono la coesione sociale, l’equità e il benessere di tutti – afferma Soncini, che aggiunge – La strada dell’inclusione è ancora lunga, serve rimuovere paure e indifferenze, per garantire in ogni ambito della vita quotidiana attenzione alla persona nella sua globalità e non frammenti di esistenza. I passi avanti da fare per promuovere la cultura della persona e il valore delle diversità sono tanti. Serve aumentare la collaborazione tra famiglie, pubblico e private e migliorare i diversi passaggi durante tutta la vita delle persone con disabilità: dall’infanzia all’età adulta. L’Emilia-Romagna, attraverso le istituzioni pubbliche e con l’aiuto della società civile e del terzo settore, può diventare sempre di più una regione accessibile per tutti”.

“Oggi è stata una importante mattinata di confronto in Regione Emilia-Romagna. Abbiamo potuto ascoltare in una seduta congiunta delle Commissioni Salute, Parità e Scuola sul tema dell’inclusione delle persone con disabilità. – afferma Marchetti, che aggiunge – Durante la commissione sono state presentate diverse esperienze che provengono dai nostri territori a sostegno dei diritti e dell’inclusione sociale e lavorativa delle persone più fragili. Confrontarci su questi temi è fondamentale, non solo per il momento di emergenza sanitaria e sociale che stiamo attraversando, ma soprattutto perché vogliamo riflettere su un nuovo alfabeto per l’inclusione per la realizzazione del progetto di vita delle persone più fragili aggiornando gli strumenti ma soprattutto ridefinendo l’approccio nell’ambito delle politiche della disabilità. Il nostro obiettivo è quello di un’Emilia-Romagna accessibile e a misura di tutti”.

“I progetti di inclusività presentati questa mattina in Commissione sono caratterizzati da un approccio a 360 gradi, che tiene in considerazione i bisogni e i desideri delle persone più fragili e con disabilità, da considerare sempre in forma plurale. – commenta Amico, che sottolinea – È fondamentale oggi affrontare temi come quello della vita autonoma delle persone, qualunque sia il loro stato di disabilità. Ci sono molti progetti, servizi e azioni in campo sui nostri territori che hanno bisogno di trovare una visione complessiva e trasversale, a cominciare dall’audizione di oggi. Partendo da questi esempi concreti dobbiamo portare la questione all’attenzione dell’intera comunità regionale, perché è sempre dietro l’angolo il rischio di infantilizzare la disabilità, così come la difficoltà di definire orizzonti che non siano esclusivamente quelli dei bisogni. Dobbiamo mettere i desideri e gli affetti di queste persone al centro del nostro ragionamento politico e amministrativo, per dare un contributo diverso in termini di progetti, servizi e attività da svolgere”.

“Vediamo la luce, ma il Governo poteva fare meglio”

Oggi sulla Gazzetta di Reggio trovate l’intervento che ho scritto insieme ad Annalisa Rabitti sulla campagna vaccinale per le persone con disabilità.

“Vediamo la luce, ma il Governo poteva fare meglio”

Non si poteva aspettare ancora a lungo: finalmente vengono vaccinate le persone fragili.Sono tanti i famigliari che in questi mesi ci hanno scritto delusi perché non erano stati contattati per la somministrazione del vaccino ai figli con disabilità. Una richiesta sacrosanta.La scelta fatta dal piano vaccini nazionale di vaccinare per primi operatori sanitari e socio-sanitari e ospiti delle CRA si è rivelata corretta, abbiamo reso le strutture sanitarie ospedaliere e territoriali Covid free e ora i professionisti sono immuni e possono continuare a combattere contro il covid.Ma perché prima gli insegnanti delle persone fragili, ci è stato chiesto?La gestione rispetto alla somministrazione del vaccino Astrazeneca è stata l’origine di alcune scelte oggi discutibili.Aifa e comitato tecnico scientifico nazionale inizialmente erano contrari alla somministrazione di questo vaccino agli over 55 e alle persone con patologie. Dopo poco tempo si è dato il via libera prima alla possibilità di somministrazione fino ai 65 anni e ora anche oltre i 65 anni. Questo ha fatto saltare tutto l’ordine delle priorità che era stato definito rispetto ad età e patologie, d’altra parte non si potevano lasciare i vaccini nel frigo. Si sono così creati percorsi paralleli, un esempio è quello degli insegnanti vaccinati prima delle persone con patologie. Però la luce ora si vede. In Regione Emilia-Romagna e Lazio le vaccinazioni alle persone disabili sono partite, in altre regioni si sono fatte altre scelte. Un quadro frammentato e disomogeneo che non tiene conto della difficoltà in cui vivono le persone vulnerabili e i loro cari. Il Governo avrebbe dovuto fare di più. La titolarità della legge 104 poteva essere, fin da subito, un criterio facilmente disponibile per individuare le persone in stato di fragilità. A ciò si aggiunge che non era stata data una priorità ai caregiver conviventi delle persone con disabilità, se non in riferimento solo ad alcune specifiche patologie, nonostante si tratti sempre di persone per le quali sono riscontrabili le stesse necessità di protezione individuate per il personale delle CRA. La Regione Emilia-Romagna aveva fatto esplicita richiesta. È notizia di queste ore che nell’aggiornamento del piano nazionale sia prevista l’estensione della vaccinazione alle persone con disabilità gravi, ai sensi della legge 104, ai loro caregiver e ai famigliari conviventi. Ora sarà importante la sollecitudine nell’attuazione e nell’organizzazione di quanto previsto.A che punto siamo noi? Nei prossimi giorni l’Ausl di Reggio Emilia contatterà tutte le persone di età compresa tra i 18 e 65 anni in carico ai servizi e non collocate in struttura, per le quali la campagna vaccinale sta volgendo al termine. Le persone e i famigliari da tempo aspettavano risposte sulla vaccinazione delle persone fragili verso le quali la nostra Regione, le istituzioni tutte e la sanità vogliono riservare la massima attenzione come è giusto e doveroso che sia.Sono persone troppo spesso lasciate sole durante la pandemia, con i famigliari non sempre sostenuti e un confinamento dentro le quattro mura domestiche ancora più difficile. Poter ricominciare a condividere in sicurezza progetti, senso, futuro e relazioni con gli altri, poter ricominciare a toccare con mano il diritto ai piccoli desideri per chi maggiormente si è dovuto isolare in questi mesi è un passo avanti notevole, un segno che mette in pratica la “centralità della persona”. Lo Stato deve proteggere coloro che sussurrano in un mondo che grida, non basta che le persone con disabilità siano prese in carico soprattutto dal punto di vista delle loro necessità sanitarie e socio-assistenziali. A Reggio Emilia con il progetto “Reggio Emilia Città Senza Barriere” la sensibilità e l’attenzione a certi temi crediamo che sia cambiata, e pensiamo anche alle tante attività delle fondazioni del terzo settore, delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale che in modo capillare hanno continuato a garantire supporto alle persone con disabilità anche in pandemia. Una battaglia quotidiana che non deve fermarsi. Ora occorre avanzare sul modo di affrontare il tema della disabilità anche a livello regionale, occorre raccogliere le migliori innovazioni sui diritti avute a livello locale e portarle ad un livello più alto. C’è un’unica lezione da apprendere: non esiste un prima e un dopo, dobbiamo pensare al domani mentre affrontiamo l’oggi. E nel pensarlo mettere al centro le persone, soprattutto le più fragili.”

Ottavia Soncini – Presidente Commissione Politiche per la salute e Politiche sociali della Regione Emilia-Romagna

Annalisa Rabitti – Assessora cultura, pari opportunità, città senza barriere del Comune di Reggio Emilia

“La Regione destina 450 milioni di risorse proprie per la non autosufficienza; dallo Stato altri 55 milioni e mezzo”

Via libera dalla Commissione Politiche per la Salute e sociali alla proposta della Giunta regionale per la programmazione e ripartizione delle risorse destinate per il 2020 alla non autosufficienza.

“Supera il mezzo miliardo di euro la somma delle risorse regionali e nazionali destinate a persone anziane e persone con disabilità per l’anno in corso. – riporta Ottavia Soncini, Presidente della commissione regionale, che specifica – Dal fondo nazionale per la non autosufficienza arrivano 55,5 milioni, da quello regionale ne abbiamo ben 450. Cifre che ci consentono un alto livello sia in termini quantitativi che qualitativi della rete dei servizi realizzati in Emilia-Romagna che però, risulta evidente, sono in evoluzione per rispondere alle esigenze emergenti della popolazione”.

“L’aumento delle aspettative di vita, infatti, richiede una sempre maggiore integrazione tra l’offerta sanitaria, socioassistenziale e sociale spingendo verso una personalizzazione dell’intervento sulla base delle specifiche esigenze. Sebbene il nostro fondo regionale risulti tra i più alti a livello nazionale, non è escluso che ci sia successivamente bisogno di incrementarlo per consolidare i servizi esistenti e svilupparne dei nuovi a favore della domiciliarità. – è la riflessione della consigliera regionale Pd – Penso anche a un potenziamento del co-housing e dell’abitare vicino a casa e vicino ai propri cari, nel proprio ambiente domestico sviluppando servizi a diversa intensità erogati sul territorio per favorire la prossimità al nucleo familiare”.

“Rispetto alle persone con disabilità sostengo poi con forza che serva un’attenzione specifica per favorirne l’accesso al mondo del lavoro e l’inclusione sociale con percorsi personalizzati per rafforzare i collocamenti mirati, per agevolare gli spostamenti casa-lavoro, gli adattamenti nei luoghi di lavoro e il maggior grado di autonomia abitativa” conclude Soncini.

“Un sostegno statale ai Comuni per l’inclusione scolastica degli alunni disabili”

“L’aumento costante negli ultimi anni di bambini e ragazzi con disabilità unitamente all’emergenza Covid rendono sempre più complesso il ruolo delle autonomie locali nel cercare di garantire
adeguate risposte a bisogni crescenti. Che aumentano sia per
quantità, sia per complessità, avendo la pandemia colpito
maggiormente le persone più vulnerabili e inasprito le
disuguaglianze”. Ad affermarlo è la consigliera regionale Pd Ottavia
Soncini che ha lavorato ad una risoluzione, a prima firma della Dem
bolognese Marilena Pillati, dedicata proprio al tema dell’inclusione
scolastica degli studenti con disabilità.

Pur essendo l’inclusione scolastica un impegno fondamentale di tutte
le componenti della comunità scolastica, la normativa nazionale e
regionale attribuiscono una responsabilità specifica ai Comuni che
devono farsi carico degli interventi diretti ad assicurare l’accesso e
la frequenza al sistema scolastico di alunni e studenti con
disabilità. Un impegno sostenuto dalle risorse dei singoli comuni,
che inevitabilmente influenzano i livelli di erogazione dei servizi a
supporto dell’inclusione. “È innegabile che anche nella nostra
regione, dove c’è sempre stata una grande attenzione all’inclusione
scolastica, rischiamo che si producano disomogeneità territoriali
nelle risposte ai bisogni e frammentarietà nelle pratiche di
inclusione, mettendo così in discussione l’effettiva universalità di
un diritto” è la preoccupazione delle consigliere democratiche.

“Con l’atto che ho presentato, insieme ad altri colleghi del Pd,
sollecito un sostegno nazionale al sistema degli enti locali. Negli
ultimi 5 anni il Governo ha garantito complessivamente 420 milioni di
euro per un Fondo statale destinato all’inclusione scolastica dei
ragazzi che frequentano le scuole superiori. Si tratta però di un
sostegno che per essere efficace deve diventare strutturale e
prevedere un ulteriore fondo dedicato all’inclusione in tutti gli
altri ordini e gradi di scuola. L’auspicio, che mi auguro sia
condiviso anche dai parlamentari emiliano-romagnoli – sottolinea in
conclusione Soncini- è che già nella prossima Legge di Bilancio ci
sia un segnale preciso in questa direzione”.

“Qual è la situazione per la ripresa dei tirocini finalizzati all’inclusione sociale di persone con disabilità?”

La Presidente della Commissione Politiche per la Salute e Sociali richiama i progetti introdotti in Emilia-Romagna dalle l.r. 1/2019 destinati a persone con una particolare vulnerabilità e fragilità e in una condizione di occupabilità complessa.

Dal 13 marzo i tirocini extracurriculari, così come tutte le attività formative, sono stati sospesi a causa dell’emergenza sanitaria. Un’ordinanza del Presidente della Regione Stefano Bonaccini aveva disposto la loro riattivazione a partire dal 18 maggio.

Ottavia Soncini, Presidente della Commissione Politiche per la Salute e Sociali dell’Emilia-Romagna ricorda che “stanti le misure anti-Covid, vennero sospesi anche gli specifici tirocini previsti dalla legge regionale 1 del 2019 finalizzati all’inclusione sociale di persone con disabilità. Sono progetti di orientamento, formazione e inserimento o reinserimento destinati a persone che hanno una particolare vulnerabilità e fragilità e sono in carico ai servizi sociali o sanitari”.

Con un’interrogazione rivolta alla giunta, la consigliera Soncini intende sapere quale sia la situazione di ripresa dei tirocini finalizzati all’inclusione sociale di persone con disabilità e più in generale quali siano i risultati della legge a un anno e mezzo dalla sua approvazione, quali siano le buone pratiche consolidate nei territori e cosa si stia facendo per facilitare l’incremento della disponibilità di contesti accoglienti.

“L’inclusione occupazionale delle persone con disabilità costituisce una leva strategica per l’affermazione del valore della diversità nei differenti contesti della società e come potenziale per la sperimentazione di nuovi modelli organizzativi. – sottolinea la consigliera Soncini – Le cittadine e i cittadini destinatari dei tirocini di orientamento, formazione e inserimento o reinserimento finalizzati all’inclusione sociale sono caratterizzati di norma da una condizione di occupabilità complessa, dettata da una molteplicità di differenze in termini di maturazione sia di competenze prestazionali che relazionali. Risulta quindi fondamentale sia il contesto di accoglienza, sia la possibilità di avere condizioni e modalità di svolgimento del tirocinio flessibili, adattabili alla persona. Per questo penso sia opportuno verificare quali siano i punti di forza e quali le eventuali criticità della nostra legge regionale, anche alla luce delle aggravanti che la pandemia ha inevitabilmente comportato”.

2,5 milioni per eliminare le barriere architettoniche da case e edifici privati: accolte tutte le richieste

Abbattere uno scalino insuperabile, allargare una porta troppo stretta per il passaggio della carrozzina, rifare un bagno per adattarlo alle esigenze di chi ha difficoltà a muoversi, realizzare un montascale o un ascensore in stabili che ne sono privi.

Sono alcuni degli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche realizzati grazie alle risorse stanziate dalla Regione Emilia-Romagna per il 2019oltre 2,5 milioni di euro per finanziare opere già eseguite per migliorare l’accessibilità di edifici e abitazioni private.

Contributi previsti dalla Giunta, che ne ha approvato la ripartizione su tutto il territorio regionale, da Piacenza a Rimini, con un preciso obiettivo: favorire l’autonomia e la vita sociale delle persone con disabilitàcontrastando il rischio di isolamento a cui sono esposte.
Le risorse provengono dal Fondo regionale per il superamento delle barriere architettoniche, istituito con una legge regionale nel 2013, e vengono destinate a Comuni e Unioni di Comuni; sarà lo stesso Comune ad assegnarle ai cittadini e alle famiglie residenti che ne hanno fatto richiesta. Uno stanziamento che permetterà di soddisfare il 100% delle richieste: complessivamente 675, che riguardano 487 casi di invalidità totale e 188 di invalidità parziale.

Nel dettaglio, dal 2015 la Regione ha destinato 10 milioni di euro per l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici e nelle abitazioni private e 13 per il programma di miglioramento dell’accessibilità di edifici e alloggi pubblici, 4 dei quali all’installazione di ascensori.

Interventi finanziabili

Gli interventi ammessi al contributo sono opere edilizie per l’eliminazione delle barriere fisiche (adattamento dei servizi igienici, allargamento delle porte, eliminazione di gradini all’interno dell’abitazione), l’installazione di attrezzature per il superamento dei dislivelli (ascensori, montascale, pedane elevatrici) e per la sicurezza e fruibilità degli spazi (predisposizione di videocitofoni e sistemi di automazione per porte e cancelli).

Ragazzi con disabilità, dalla Regione 2,5 milioni di euro l’anno per favorire il passaggio dalla scuola al lavoro

Percorsi personalizzati per sostenere igiovani con disabilità nel delicato passaggio dalla scuola al lavoro: via libera dalla Giunta regionale alla programmazione pluriennaledi un pacchetto di interventi finanziati annualmente con 2,5 milioni di euro del Fondo sociale europeo.

Già approvati i progetti da realizzare nell’anno formativo 2019/2020.

Destinatari dei progetti individuali di accompagnamento su cui la Regione ha deciso di investire sono 1.000 giovani con disabilità certificata (quella prevista dalla legge nazionale 104 del 92), in particolare 760 studenti che frequentano gli ultimi anni del proprio percorso formativo ed educativo e 240 giovani che lo hanno da poco terminato.

Nel primo caso ad individuare gli alunni sono le oltre 100 istituzioni scolastiche che hanno aderito all’iniziativa: sono previsti percorsi di orientamento e rafforzamento dell’autonomia individuale, anche fruibili in modo singolo, personalizzato e flessibile.

I ragazzi che, invece, hanno già concluso gli studi saranno individuati dai Servizi socio-sanitari cui sono in carico, e per loro si realizzeranno interventi e percorsi formativi a carattere orientativo, per potenziarne l’autonomia, valorizzarne le competenze e le capacità possedute e aiutarli ad acquisirne di nuove e specifiche.

Da un primo riscontro sull’efficacia dei risultati raggiunti con i progetti attivati nell’anno formativo 2017/2018, seppure con dati non ancora definitivi, emerge che dei 143 ragazzi destinatari dei percorsi successivi alla scuola la quasi totalità, 141, aveva avviato almeno un tirocinio, e 24 giovani avevano stipulato un contratto di lavoro.

Eliminazione delle barriere architettoniche, ecco 6,5 milioni di euro per gli interventi nelle abitazioni private

Abitazioni che hanno porte troppo strette, pavimenti scivolosi, bagni poco funzionali, oppure edifici privi di ascensore o montascale. Sono le cosiddette barriere architettoniche, quelle che per le persone disabili e con difficoltà motorie fanno la differenza tra la possibilità di godere di una vita sociale autonoma o restarne ai margini. 

Una risposta concreta ai bisogni di questi cittadini arriva dalla Regione Emilia-Romagna, che per il 2019 mette in campo 6,5 milioni di contributi per finanziare interventi negli appartamenti e nelle parti comuni dei palazzi abitati da disabili.

È arrivato nell’ultima seduta di Giunta il via libera alla ripartizione della seconda quota dei 29 milioni di euro del Fondo nazionale per il superamento delle barriere architettoniche concessi all’Emilia-Romagna nel triennio 2018-2020. Un canale di finanziamento che lo Stato non alimentava da molti anni, e alla cui mancanza la Regione ha cercato di supplire, istituendo nel 2014 uno specifico Fondo regionale:oltre 7 milioni di euro le risorse stanziate, che hanno permesso di realizzare più di2.300 interventi.

Con la ripartizione dei contributi disponibili per quest’anno potrà essere soddisfatta, da Piacenza a Rimini, una parte delle 6.722 domande presenti nelle graduatorie comunali al 1^ marzo 2019, dando precedenza a situazioni di maggiore gravità(disabilità motoria certificata al 100%). 

Per migliorare l’accessibilità negli appartamenti e nelle parti comuni degli edifici sono finanziabili interventi di adattamento dei sevizi igienicisostituzione di apparecchi sanitariallargamento delle porterimozione di gradini.

L’ammontare di ciascun contributo è calcolato in percentuale sui costi dei lavori effettuati: fino a 2.582 euro di spesa, il contributo copre il costo totale dell’intervento; da 2.582 euro a 12.911 viene riconosciuto il 25% della spesada 12.912 a 51.645 il 5%, per un massimo di 7.101 euro.

La ripartizione delle risorse, per provincia

Le risorse del Fondo nazionale sono state ripartite tenendo conto del numero di richieste presenti nelle graduatorie comunali. A Bologna vanno 1,5 milioni di euro; Modena 1,2 milioni; Reggio Emilia 720 mila euro; Ravenna 642 mila; Parma 640 mila; Rimini 596 mila; Forlì-Cesena 559 mila; Ferrara 472 mila e Piacenza 278 mila euro.

Chi, come e quando è possibile fare domanda

Le domande di contributo possono essere presentate in qualsiasi momento dell’anno al Comune dove si trova l’immobile su cui si interviene con l’opera edilizia. Possono usufruire delle agevolazioni concesse dalla Regione le persone con gravi disabilità motorie (100%) certificate dalle specifiche commissioni in capo all’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), oppure persone che abbiano una disabilità motoria inferiore, che in questo caso può essere certificata dal proprio medico di base.

L’impegno della Regione per abbattere le barriere architettoniche

Da inizio legislatura (2015) ad oggi, superano i 27 milioni di euro le risorse stanziate dalla Regione Emilia-Romagna attraverso il Fondo nazionale e regionale e sono quasi 7 mila gli interventi realizzati per abbattere le barriere architettoniche nelle abitazioni private delle persone disabili.

“Dopo di noi”, al via 23 progetti per il futuro delle persone disabili sole. Dalla Regione 2,8 milioni di euro

Emancipazione dal nucleo familiare, supporto all’assistenza domiciliare, miglioramento delle capacità di gestione della vita quotidiana: guardano al “Dopo di noi”, quindi alla possibilità per le persone disabili sole di vedere un futuro più autonomo, i 23 progettiapprovati in questi giorni, dalla Giunta regionale e finanziati su tutto il territorio, da Piacenza a Rimini, con 2 milioni e 800 mila euro.  

Gli interventi sono stati valutati dal Gruppo tecnico regionale e selezionati dalle singole Conferenze Territoriali Sociali e Sanitarie (gli organismi in capo ai Comuni per coordinare le politiche sociali, sanitarie e socio-sanitarie) tra le proposte presentate attraverso il bando 2018 da Comuni e Unioni, soggetti del Terzo settoreassociazioni di genitori singoli familiari. Le risorse per finanziare i progetti provengono dal Fondo nazionale del “Dopo di noi”, che ha messo a disposizione dell’Emilia-Romagna oltre 13 milioni di euro per il triennio 2016-2018.  

A livello territoriale, gli interventi ammessi al finanziamento sono così suddivisi: Area metropolitana di Bologna 6 progetti finanziati per 618 mila euro; Modena 3 progetti (449 mila euro); Reggio Emilia 3 progetti(337 mila euro); Parma 1 progetto(270 mila euro); Ravenna 2 progetti(253 mila euro); Forlì-Cesena 2 progetti(253 mila euro);Ferrara 2 progetti(224 mila euro); Rimini 2 progetti(224 mila euro); 2 progetti finanziati anche a Piacenza, per 168 mila euro.

I 23 progetti selezionati riguardano il sostegno alla residenzialità, il cuore innovativo della legge sul Dopo di noi, per consentire alle persone con disabilità di decidere autonomamente dove, come e con chi vivere la propria vita futura, in maniera gradualmente indipendente dai genitori, in una vera casa e non necessariamente in un istituto o una struttura speciale. Tra le soluzioni abitative proposte rientrano le cosiddette “Scuole di autonomia” o “Appartamenti palestra” nei quali le persone con disabilità, ancora assistite dai propri familiari anche se ormai anziani, imparano gradualmente, con l’aiuto di educatori, a rendersi il più possibile autonome nella gestione della vita quotidiana (cucinare, fare la spesa, pulire la casa, prendersi cura della propria persona), per poi trasferirsi definitivamente in case vere e proprie. O ancora, piccoli appartamenti (da 3 a 5 ospiti) che non prevedono la presenza di personale giorno e notte, oppure gruppi-appartamento, dove l’assistenza sanitaria, in presenza di persone con disabilità più gravi, si coniuga con un maggiore impegno per l’integrazione sociale. Costituiscono invece una novità i progetti di co-housing: strutture residenziali più innovative, “di tipo familiare”, che favoriscono lo sviluppo relazionale, attraverso l’istituzione di spazi comuni per la quotidianità e il tempo libero. I nuovi alloggi, secondo quanto previsto dalla legge, dovranno essere collocati in zone residenziali e non potranno essere abitati da più di cinque persone.

Il programma regionale del “Dopo di noi”

Dare ai disabili gravi la possibilità di decidere del proprio futuro, per poter scegliere dove e con chi vivere e cominciare un percorso che li porti alla massima autonomia possibile, in vista del momento in cui i genitori non ci saranno più. Un risultato da raggiungere con un progetto individuale elaborato per ciascuno di loro, calato nel contesto in cui vivono e pronto a evolversi nel tempo. Con questo obiettivo la Regione Emilia-Romagna ha approvato nel 2017 il primo programma regionale di attuazione della Legge nazionale per l’assistenza alle persone con disabilità prive del sostegno familiare, il cosiddetto ‘Dopo di noi’.  

Interventi già realizzati in Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna sono complessivamente 91 le soluzioni residenziali utilizzate su tutto il territorio per progetti del “Dopo di noi” tra Gruppi appartamento, Abitazioni per piccoli gruppi e convivenza stabile e Appartamenti Palestra o Scuole di autonomia per soggiorni a termine. Le più diffuse sono queste ultime, che consistono in appartamenti dove le persone con disabilità, ancora assistite dai propri familiari anche se ormai anziani, imparano a rendersi il più possibile autonomi nella gestione della vita quotidiana preparandosi ad uscire dalla famiglia di origine. Le persone coinvolte in questi soggiorni a termine – dal primo anno di avvio del programma, nel 2016 – sono state 482.  

Altri interventi hanno riguardato 325 persone, ormai prive di sostegno familiare, ospitate in piccoli appartamenti (da 3 a 5 ospiti), che non prevedono la presenza di personale giorno e notte, oppure in gruppi-appartamento, che garantiscono una presenza maggiore di personale educativo ed assistenziale e dunque una situazione più adeguata a chi ha meno autonomia.

144 interventi hanno inoltre riguardato percorsi di accompagnamento per l’uscita programmata dal nucleo familiare di origine o da strutture residenziali ritenute meno adeguate, con la successiva accoglienza in piccoli appartamenti per l’autonomia o gruppi appartamento. Infine, sono stati 55 tirocini finalizzati all’inclusione e 58 i ricoveri temporanei in strutture residenziali, per fornire alle famiglie assistenza in particolari casi di emergenza.