Bando “Dopo di noi”, domande prorogate al 30 marzo e più interventi finanziabili

Un aiuto concreto per i genitori che guardano con apprensione al futuro dei propri figli con gravi disabilità. Lo offre il Piano regionale dell’Emilia-Romagna, che dà attuazione alla legge nazionale sul ‘Dopo di noi’ mettendo a disposizione, per il 2017, 9 milioni 300 mila euro destinati a finanziare progetti che possano garantire un futuro di assistenza, indipendenza e autonomia ai disabili rimasti soli privi di sostegno. 

Fanno parte di questo pacchetto di risorse i 2 milioni e 800 mila euro del bando regionale aperto lo scorso ottobre, per il quale la Giunta ha deciso di prorogare al 30 marzo 2018 la scadenza, inizialmente fissata al 31 gennaio, con l’obiettivo di favorire la maggiore partecipazione possibileampliando al tempo stesso le tipologie di intervento ammissibili a finanziamento. Il nuovo provvedimento, infatti, stabilisce che, oltre all’acquisto e ristrutturazione di alloggi, tra gli interventi ammissibili vi siano anche l’ampliamento e le nuove costruzioni di immobili.

Inoltre, nell’ambito di tali interventi, potrà essere finanziato l’acquisto di attrezzature, soluzioni tecnologiche e arredi. Rientrano tra le tipologie di interventi da finanziare gli appartamenti per piccoli gruppi (massimo 5 persone), soluzioni di co-housing (un modo di abitare in comunità, che coniuga gli spazi privati con aree e servizi a uso comune) purché riproducano le condizioni abitative e le relazioni della casa familiare, nonché appartamenti “palestra” per brevi soggiorni per favorire l’autonomia personale.

Destinatari dei contributi sono i Comuni e loro forme associative, le organizzazioni di volontariato, le cooperative sociali, ma anche associazioni di genitori e singoli familiari. Il finanziamento massimo concesso per ogni intervento non potrà superare il 90% del costo complessivo e non dovrà essere inferiore a 50 mila euro in quanto, per gli interventi al di sotto di questa cifra, la Regione ha già destinato agli Enti locali specifiche risorse con il primo riparto del fondo “Dopo di Noi”.

Come presentare domanda

Le richieste di contributi devono pervenire entro il 30 marzo 2018 tramite Pec (indirizzo segrsst@postacert.regione.emilia-romagna.it) o per posta ordinaria, oppure consegnate a mano entro questa data al servizio Strutture, tecnologie e sistemi informativi della Regione (viale Aldo Moro, 21 – 40137 Bologna).

Azioni

“La normalità è il luogo migliore dove vivere”: il mio intervento all’H-Pride di Cavriago

Sabato 2 dicembre ho partecipato ad “H-PRIDE – Diritti di Cittadinanza diversamente ritrovabili” in collaborazione con AUSL di Reggio Emilia , Unione Val d’Enza e diverse Associazioni. Il Convegno è stato un momento di sintesi di un percorso che da tempo si svolge insieme alle persone disabili, alle famiglie, ai gestori dei servizi, al mondo del lavoro e del tempo libero, insieme alle quali si vuole ripensare e riprogettare il modo di collaborare, nell’ottica di una piena realizzazione delle persone nel proprio personale progetto di vita. Di seguito potete trovare il mio intervento:

 

Buongiorno, siamo arrivati alla conclusione di questa mattinata molto impegnativa e bella per la quale ringrazio le amministrazioni comunali, le cooperative, le famiglie e tutti coloro che hanno collaborato.

È stata una mattinata ricca di spunti, suggerimenti e proposte. Credo che uno dei meriti principali dei lavori sia stato quello di avere avuto un approccio molto concreto, e di aver affrontato le difficoltà quotidiane delle famiglie e cercato di dare insieme delle risposte. Più che parlarne di questi temi, bisogna farli vivere, in particolare nel quotidiano.

Ma soprattutto si è posto al centro dell’attenzione di queste comunità le persone con disabilità nei loro diritti. Il grado di qualità del vivere civile si misura dalla qualità di vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie. La comunità tutta deve arricchirsi di questa presenza: una presenza delicata, di grande umanità, di questa grande ricchezza ha bisogno la comunità sociale e civile.

Il contesto è importante: serve una comunità attenta e inclusiva, la famiglia non può essere l’unico supporto economico e affettivo, dobbiamo ingaggiare la comunità presente. L’inclusione delle persone più fragili deve essere concreta e non retorica: si tratta infatti di un indicatore del livello di democrazia e civiltà di una società. L’Emilia Romagna è vicina alle persone con disabilità e alle loro famiglie: dal Fondo per la non autosufficienza ai contributi sul ‘Dopo di noi’, fino all’impegno con cui a livello nazionale abbiamo chiesto e ottenuto il primo Fondo sui Caregiver, assieme a tanti amministratori del nostro territorio. Crediamo nella dimensione culturale ed educativa dell’accoglienza e dell’inclusione delle persone diversamente abili in tutti gli ambiti della nostra società.

Il Governo Renzi ha fatto un salto di qualità rispetto al passato nelle riforme che sono state approvate, abbiamo aperto il cantiere sociale, lavorato su leggi utili, talvolta storiche (penso alla legge sul Dopo di noi preceduta da leggi fondamentali come la 104 o la 328 che considero le “legge madri” di quella sul c.d. Dopo di noi). Questi temi dichiarano il livello dell’anima, dell’anima sociale della politica.

Con la legge sul Dopo Di Noi si corrisponde all’attesa di quasi 20 anni per dare vita o continuità a progetti che stanno nascendo sul territorio grazie soprattutto al contributo delle fondazioni, degli enti locali lungimiranti, del socio sanitario, del terzo settore. Questa legge è stata bloccata per tanti anni: non si chiudeva il cerchio sul quadro normativo ma soprattutto nessuno ci metteva le risorse. Oggi c’è perché c’è stata una scelta politica, il Governo ci ha creduto, è stata ritenuta una priorità del Paese. Finalmente si sono trovate le risorse.

Una legge che vuole riconoscere dignità e favorire l’autonomia delle persone con disabilità, merito di un’attenzione diffusa del mondo dell’associazionismo e del volontariato che ha quelle caratteristiche di agilità, capillarità e flessibilità che le istituzioni non sempre hanno e al quale dobbiamo essere grati perché ci sono persone che dopo anni di lavoro dedicano gratuitamente e generosamente il loro tempo per gli altri.

Il DDN è una responsabilità che ci assumiamo con finanziamenti per la prima volta da parte del pubblico su una materia di competenza sociale in capo a regioni e comuni. A Livello nazionale con un investimento da 90 milioni nel 2016, 38,2 nel 2017 e 56,1 milioni nel 2018. Di questi, quasi 13 milioni di euro nel triennio per la Regione Emilia Romagna.

Le risorse del 2016 già assegnate ai distretti da parte della Regione erano pari a 6 milioni e 500 mila euro, per esse ogni distretto nell’autunno 2017 ha definito e inviato in regione il programma distrettuale di utilizzo delle risorse e avviato le attività. Erano così ripartite:

  1. 4 milioni per interventi assistenziali e socio educativi, ovvero: percorsi accompagnamento per uscita dal nucleo familiare di origine e interventi di supporto a domiciliarità in alloggi che siano abitazioni (anche quella di origine) o gruppi appartamento che riproducano le condizioni abitative e relazionali della casa familiare; programmi di sviluppo di competenze per gestione vita quotidiana, di accrescimento della consapevolezza, di abilitazione e per la maggiore autonomia possibile (weekend e percorsi con educatori per  imparare a vivere da soli) e interventi di permanenza temporanea in soluzioni abitativa extra familiari per restituire spazi di autonomia e libertà a genitori e figli
  2. 2 milioni e 570 mila euro per interventi strutturali di adattamento dell’ambiente domestico di piccola entità e basa complessità per rendere disponibili in tempi brevi appartamenti per progetti individuali con abitazioni che abbiano sempre le caratteristiche della familiarità (max 5 posti) con destinatari Comuni e Unioni dei Comuni, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, associazioni di genitori e singoli familiari. Il finanziamento massimo non può superare il 90% del costo complessivo e non potrà essere inferiore a 50 mila euro. Spese ammissibili: acquisto immobili, ristrutturazione appartamenti privati (no strutture di accoglienza e case di riposo) e acquisto attrezzature, soluzioni tecnologiche e arredi.

Nell’autunno 2017 sono stati destinati ulteriori 2 milioni e 800 mila euro al finanziamento di uno specifico bando regionale per l’avvio di nuove forme di coabitazione (rientrano in questa categoria appartamenti per piccoli gruppi, massimo 5 persone) o soluzioni di co-housing (un modo di abitare in comunità che coniuga gli spazi privati con aree e servizi a uso comune) purchè riproducano le condizioni abitative e relazionali della casa familiare.

La legge prevede anche la tutela delle risorse patrimoniali e mobiliari delle persone con disabilità che vengono accantonate dai familiari per garantirne la cura. Agevolazioni per privati, enti e associazioni che decidono di stanziare risorse a tutela delle persone con disabilità: sgravi fiscali, esenzioni, incentivi per la stipula di polizze assicurative, trasferimenti di beni, diritti post mortem. Tutte misure che non si vogliono sostituire al welfare pubblico ma che possono essere sussidiarie grazie all’aiuto delle Associazioni, Regioni, Enti Locali e terzo settore per promuovere questi progetti.

Il senso della legge è, come dice la convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, dare la possibilità, ovvero il diritto di scelta: scegliere il proprio luogo di residenza, dove e con chi vivere. Riconoscere il diritto all’autodeterminazione. Inoltre, ormai tutti convergono sul NO a strutture residenziali di grandi dimensioni separate o lontano dalla comunità. Accoglienza diffusa dunque, e una politica per la residenzialità adulta che non può trovare risposte solo nella istituzionalizzazione. Dobbiamo cercare di evitare l’istituzionalizzazione favorendo la de-istituzionalizzazione

Dove iniziano i diritti umani universali? In piccoli posti vicino casa, così vicini e così piccoli Ma essi sono il mondo di ogni singola persona; il quartiere dove si vive, la scuola frequentata, la fabbrica, fattoria o ufficio dove si lavora. Questi sono i posti in cui ogni uomo, donna o bambino cercano uguale giustizia, uguali opportunità, eguale dignità senza discriminazioni. Se questi diritti non hanno significato lì, hanno poco significato da altre parti. “Eleanor Roosevelt”

Si deve partire dai territori, dal luogo in cui le persone hanno costruito i loro legami e hanno trovato spazio di partecipazione pubblica nella dimensione lavorativa. E’ lì che dobbiamo contrastare una diffidenza culturale e considerare le persone con disabilità come soggetto attivo da coinvolgere nelle scelte. Far crescere gli spazi di partecipazione anche pubblica.

Non si progetta un dopo se non è coerente ad un piano individuale, ad un progetto di vita che è una dimensione dinamica, una evoluzione attraverso la presa in carico in vita. Il dopo di noi si progetta durante noi. Adesso che abbiamo fatto nostro il concetto di presa in carico e diritti, serve superare i troppi vincoli legati a standard gestionali e strutturali dei servizi accreditati che regolano la vita di queste persone. Perversione burocratica, sistemi rigidi e blindati, bisogna lavorare per alleggerire i parametri e costruire e dare vita a nuovi servizi e non a nuove strutture.

Voglio condividere con voi un brevissimo dialogo familiare. Oggi, mia sorella Cecilia, che ha la sindrome di down, ha espresso con chiarezza un suo bisogno, “Prenditi cura di me” ha detto alla mamma. Mia mamma, dopo un breve silenzio, ha risposto: “Certo Cecilia, anche tu dovrai prenderti cura di me”. E’ un prendersi cura reciproco. Ci prendiamo cura di noi nel momento in cui esprimiamo la nostra umanità attraverso azioni concrete, chi con il semplice affetto, chi con piccole azioni quotidiane. La circolarità del prendersi cura familiare deve però estendersi alla intera comunità. Una comunità che va ingaggiata, ora. La legge sul Dopo di noi è una risposta doverosa e concreta ai bisogni delle famiglie che si prendono cura dei propri cari con disabilità grave. Ma tutta la comunità, non la sola famiglia, deve prendersi cura…

La cultura della fragilità e l’etica della cura, il prendersi cura in modo circolare che viene dalle famiglie deve allargarsi e coinvolgere la comunità nel reciproco prendersi cura, questo genera valore e felicità e un alto modo di vivere la comunità.

Siamo convinti, infine, che le famiglie non debbano essere lasciate sole, c’è bisogno della presenza delle Istituzioni, c’è bisogno di un lavoro comune se vogliamo davvero rendere tangibile e concreta la nostra idea di benessere e futuro per le persone con disabilità. E forse c’è bisogno di chiedersi davvero se esiste in qualche modo un diritto alla felicità. Nel romanzo che ho amato molto di Anna Karenina si dice che “ogni famiglia felice si assomiglia, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. In effetti i nostri ordinamenti europei non riconoscono il diritto alla felicità come uno degli obiettivi dell’ordinamento, lo fa la costituzione americana. Forse perché noi consideriamo troppo grande il tema della felicità per la politica, perché c’è una vita fuori che supera la politica, che viene prima ed è più importante. Però è un tema che deve riguardare anche chi ha incarichi istituzionali, chi ha incarichi politici e di governo. Perché forse dobbiamo puntare sulla famiglia e in particolare sulle persone più fragili che compongono le famiglie se vogliamo che di questa infelicità ce ne sia un po’ meno. Allora credo che senza un Dopo di Noi costruito Durante Noi ci siano più famiglie infelici a modo loro. E investire sul dopo di noi è giusto e urgente e significa porsi il tema di come essere più felici insieme come comunità.

E’ un cantiere dei diritti, un cantiere delle pari opportunità perché siamo tutti cittadini e abbiamo innanzitutto il diritto alla felicità e oggi, non abbiamo risolto tutti i problemi, però abbiamo confermato che c’è un cammino e l’importante è andare avanti cercando di farlo insieme.

Grazie.

Caregiver, Fondo nazionale per chi si prende cura dei propri famigliari

Ieri la Commissione Bilancio del Senato ha approvato l’istituzione di un fondo da 20 milioni di euro annui, per ciascuno dei prossimi tre anni, per il sostegno dei caregiver familiari. Il fondo dovrà servire, secondo l’emendamento approvato alla manovra, alla copertura finanziaria di interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale del caregiver familiare.  Il sostegno dovrà essere dato al familiare che si prende cura del coniuge, del compagno sposato con coppia di fatto, del convivente more uxorio, o di un familiare entro il secondo grado di parentela, o di familiare fino al terzo grado non autosufficiente che risulti invalido o abbia un’indennità di accompagno.

L’Emilia-Romagna, sull’esempio di altri Paesi europei, è stata la prima regione in Italia ad avere adottato un provvedimento che riconosce il ruolo del familiare, del convivente, della persona amica, che si prende cura di una persona cara non autosufficiente.

La legge regionale dell’Emilia-Romagna
Con la Legge regionale “Norme per il riconoscimento e il sostegno del caregiver famigliare (persona che presta volontariamente cura ed assistenza)” la Regione Emilia-Romagna «riconosce e valorizza la figura del caregiver familiare in quanto componente informale della rete di assistenza alla persona e risorsa del sistema integrato dei servizi sociali, socio-sanitari e sanitari». Il caregiver familiare viene poi definito come «la persona che volontariamente, in modo gratuito e responsabile, si prende cura, nell’ambito del piano assistenziale individualizzato, di una persona cara consenziente, in condizioni di non autosufficienza o comunque di necessità di aiuto per un periodo prolungato nel tempo, non in grado di prendersi cura di sé».  Con questa legge la Regione ha inteso rendere più omogenee le risposte nei diversi territori, valorizzare l’apporto di queste figure e sostenerle nella loro vita (non solo nell’attività di cura) anche attraverso un rapporto più strutturato con la rete dei servizi, l’associazionismo no-profit e il volontariato.

Dopo di noi: bando da 2,8 milioni per garantire assistenza e autonomia ai familiari disabili rimasti privi di sostegno

Garantire assistenza, indipendenza e autonomia ai familiari disabili rimasti privi di sostegno, perché orfani o con genitori ormai anziani, quindi anch’essi non più autosufficienti. É la speranza di tante famiglie che vivono in questa difficile, e spesso angosciante, situazione. Una risposta concreta arriva dalla Regione, che per il 2017 mette a disposizione 2,8 milioni di euronell’ambito del programma di attuazione della Legge nazionale sul ‘Dopo di noi’, che ha proprio l’obiettivo di favorire l’assistenza, l’inclusione sociale e l’autonomia delle persone sole e gravemente disabili. Le risorse – che costituiscono una parte dei fondi statali assegnati all’Emilia-Romagna, in totale oltre 13 milioni – finanzieranno uno specifico bando, approvato oggi dalla Giunta regionale, per l’avvio di nuove forme di coabitazione. Rientrano in questa categoria appartamenti per piccoli gruppi (massimo 5 persone) o soluzioni di co-housing (un modo di abitare in comunità, che coniuga gli spazi privati con aree e servizi a uso comune), purché riproducano le condizioni abitative e le relazioni della casa familiare.

Destinatari dei contributi sono i Comuni e loro forme associative, le organizzazioni di volontariato, le cooperative sociali, ma anche associazioni di genitori e singoli familiari. Il finanziamento massimo concesso per ogni intervento non potrà superare il 90% del costo complessivo e non dovrà essere inferiore a 50 mila euro in quanto, per gli interventi al di sotto di questa cifra, la Regione ha già destinato agli Enti locali specifiche risorse con il primo riparto del fondo “Dopo di Noi”. Tra le spese ammissibili figurano l’acquisto di immobili e la ristrutturazione di appartamenti privati (quindi non strutture di accoglienza o case di riposo), l’acquisto di attrezzature, soluzioni tecnologiche e arredi 

Come presentare domanda

Le richieste di contributi devono essere inviate entro il 31 gennaio 2018 tramite Pec (indirizzo segrsst@postacert.regione.emilia- romagna.it) o per posta ordinaria, oppure consegnate a mano entro questa data al servizio Strutture, tecnologie e sistemi informativi della Regione (viale Aldo Moro, 21 – 40137 Bologna).

Il Programma regionale

Il primo Programma regionale di attuazione della Legge nazionale sul ‘Dopo di noi’ è finanziato, per l’Emilia-Romagna, con oltre 13 milioni di euro suddivisi nel triennio 2016-2018. Parte dei fondi – 6,6 milioni di euro già assegnati – è destinata a Comuni e loro Unioniper attivare e potenziare programmi di intervento che prevedono, laddove le condizioni fisiche della persona disabile lo consentano, soluzioni alternative all’istituto, come la propria casa di origine, o l’accoglienza in abitazioni, gruppi-appartamento e co-housing. Per usufruire del sostegno è necessaria una valutazione complessiva effettuata da équipe di operatori sociali e sanitari dei Comuni e delle Aziende Usl. Una modalità già consolidata in Emilia-Romagna per l’accesso alle prestazioni del Fondo regionale per la non autosufficienza, che prevede la presenza in ogni distretto di una specifica Unità di valutazione incaricata di accertare gli effettivi bisogni e formulare proposte di progetti personalizzati. Le risorse rimanenti dopo questo bando saranno utilizzate nel 2018.

La legge sul “Dopo di noi”

La norma – approvata il 14 giugno 2016 – è “volta a favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità” e per la prima volta individua e riconosce specifiche tutele per le persone con disabilità quando vengono a mancare i parenti che si sono presi cura di loro fino a quel momento. L’obiettivo della legge è garantire la massima autonomia delle persone disabili, evitando quando possibile il ricorso all’assistenza in istituto. La legge, inoltre, stabilisce la creazione di un Fondo per l’assistenza e il sostegno ai disabili privi dell’aiuto della famiglia e agevolazioni per privati, enti e associazioni che decidono di stanziare risorse a loro tutela: sgravi fiscali, esenzioni e incentivi per la stipula di polizze assicurative, trasferimenti di beni e diritti post-mortem. Il Fondo, compartecipato da Regioni, enti locali e organismi del terzo settore, ha una dotazione triennale complessiva di 90 milioni di euro per il 2016, 38,3 milioni per il 2017 e 56,1 milioni per il 2018.

Dopo di Noi, presto al via il bando regionale

Sono oltre quattro milioni le persone con disabilità nel nostro paese; a loro e alle loro famiglie la legge “Dopo di noi (112/2016)” cerca di dare risposte concrete. Un provvedimento lungimirante, che non guarda solo al presente, al qui ed ora, ma anche al futuro delle persone con disabilità, a quello che avverrà quando i genitori o altre persone vicine non saranno più in grado di prendersi cura di loro.

Per la prima volta vengono stanziate risorse strutturali per politiche di aiuto concreto e misure integrate che mettono la persona disabile al centro di un progetto individuale. L’obiettivo è di una progressiva presa in carico della persona con disabilità già durante l’esistenza in vita dei genitori e con il suo pieno coinvolgimento nelle scelte di vita.

Perno della legge è il nuovo Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, istituito presso il ministero del Lavoro con una dotazione di  oltre 180 milioni per il triennio 2016-2018, di cui circa 14 milioni per la nostra regione. Di questi, 6,5 milioni sono stati assegnati con ai Comuni emiliano-romagnoli (800mila ai comuni della provincia di Reggio) per varare interventi importanti sia in campo educativo-assistenziale che sul terreno dell’abitare: percorsi di uscita dai nuclei familiari di origine o di deistituzionalizzazione, misure mirate ad accrescere la consapevolezza e l’autonomia nella gestione della vita quotidiana delle persone disabili, azioni a sostegno della domiciliarità in soluzioni abitative innovative, spazi o strutture a carattere familiare e domestico.

Nelle prossime settimane questo percorso verrà rafforzato con altri 2,8 milioni di euro destinati a un bando regionale ad hoc (rivolto a Enti locali, associazioni, fondazioni, famiglie e privati), destinato a finanziare interventi strutturali, ossia progetti tesi alla realizzazione di soluzioni alloggiative in ogni ambito provinciale con la previsione del coinvolgimento diretto delle associazioni dei disabili presenti sul territorio, della comunità locale, delle stesse persone con disabilità e dei loro familiari.

 

“Dopo di noi”, 800 mila euro a Reggio e provincia

DOPO DI NOI, 800 mila euro a Reggio e provincia.

SONCINI (PD): “Pronte le risorse per il durante e dopo di noi”

Una risposta concreta giunge dalla legge del “Dopo di noi” e dal relativo Fondo, che all’Emilia Romagna assegna oltre 13 milioni di euro (13 milioni 370 mila) per il triennio 2016-2018.
Con il via libera dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali al piano per il Dopo di noi presentato dalla Regione, potrà partire la ripartizione della prima quota di risorse che, per l’Emilia Romagna, equivale a 6,57 milioni di euro e quindi i progetti.

Di questi 6 milioni e 570 mila euro all’Ausl di Reggio arriveranno circa 800 mila euro, che quest’anno saranno destinati a Comuni e Unioni di Comuni in base al numero delle persone con disabilità tra i 18 e i 64 anni e così ripartiti: nell’ambito distrettuale di Montecchio 93 mila euro, a quello di Reggio 340 mila, a quello di Guastalla 107 mila, a quello di Correggio 83 mila, a quello di Scandiano 124 mila, a quello di Castelnuovo Monti 47 mila.

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La “Guida al cittadino” sul Dopo di noi

Il Consiglio nazionale del Notariato con 13 associazioni dei consumatori (Adiconsum, Adoc, Adusbef, Altroconsumo, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori), ha realizzato la sua quattordicesima Guida al cittadino proprio sulla legge «Dopo di noi». Il vademecum, scaricabarile gratuitamente dal sito www.notariato.it, lo abbiamo presentato oggi a Reggio.

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Welfare. Informazione, sostegno delle famiglie e supporto degli esclusi: ok da Commissione Salute a risoluzione Pd

Democratici e Lega d’accordo sull’atto d’indirizzo presentato da Soncini (Pd), prima firmataria. Bocciato invece documento “alternativo” del Movimento 5 Stelle.

 

Sostenere le iniziative delle famiglie e delle associazioni, garantire il supporto ai disabili rimasti senza sostegno e promuovere una campagna di comunicazione istituzionale e informativa per far conoscere la norma e la sua applicazione in Emilia-Romagna. Tre punti sui quali la Giunta dovrà focalizzare l’attenzione, in questa fase di attuazione della legge “Dopo di noi”, la norma licenziata dal Parlamento nel 2016 sull’assistenza ai disabili gravi e a quelli privi di sostegno famigliare, alla luce dell’approvazione della risoluzione del Partito Democratico (prima firmataria Ottavia Soncini). L’atto d’indirizzo a cui la commissione Politiche per la salute e politiche sociali, presieduta da Paolo Zoffoli, ha dato il via libera grazie ai voti favorevoli del Pd e della Lega nord e quelli contrari del Movimento 5 stelle. Pentastellati che, proprio in commissione, hanno presentato un loro atto d’indirizzo (a firma Raffaella Sensoli) “alternativo a quello del Pd” che non ha ottenuto il consenso della maggioranza dei consiglieri.

“Strutture specifiche e autodeterminazione- ha sottolineato Soncini- sono le parole chiave della norma. Strutture più piccole, vicine ai bisogni delle persone, e il rispetto della libertà di compiere scelte vanno di pari passo all’importante attenzione che la norme rivolge al ‘durante’ in sinergia al ‘dopo’. Prevedere strutture con cinque- massimo dieci- persone, o strutture di collaborazione di più famiglie, vuol dire avvicinarsi ai bisogni specifici di ogni persona. Ogni legge è migliorabile ma lo sforzo che dovremmo fare a livello regionale è quello di applicarla nel migliore dei modi”.

Parole cui hanno fatto seguito quelle di Sensoli che nell’atto d’indirizzo chiedeva la riscrittura della norma: “Bastava applicare le leggi che c’erano già e finanziarle, invece di approvare questa nuova norma. Le parole chiave sono trust e destinazione privata perché dobbiamo dirlo: questa misura vestita da sociale è invece finanziaria. Viene messa a mercato la disabilità perché non si può migliorare la vita delle persone con un euro e dieci centesimi in più al giorno”. Fondi, quelli previsti dalla legge ‘Dopo di noi’, che, però, “non sono alternativi alle attuali misure ma sono aggiuntivi”, ricorda il presidente Zoffoli.

E Zoffoli non è stato il solo a ribattere alle parole della pentastellata. Daniele Marchetti, della Lega nord, ha voluto ricordare che attualmente la discussione “è sul cosa vuol fare la Regione”, mentre più esplicito è stato Gabriele Delmonte (Lega) che ha ricordato il ruolo svolto dai consiglieri: “Siamo in Regione non in Parlamento- ha rimarcato- dobbiamo gestire al meglio le risorse e non modificare una legge nazionale”. Mentre dai banchi della maggioranza è Giuseppe Boschini (Pd) a sottolineare come le affermazioni di Sensoli siano state “totalmente in contrasto con la realtà”.

Poco prima delle votazioni, i tecnici regionali hanno dato conto dei fondi messi a disposizione dell’Emilia-Romagna grazie alla legge. “Saranno 6,57 milioni per il 2016, 2,8 milioni per il 2017 e 4 milioni dal 2018 in poi. Due i tipi di interventi finanziati con i fondi del 2016 che riguarderanno gli ambiti socio-educativi e strutturali. Quattro milioni serviranno appunto per l’accompagnamento dell’uscita del disabile dal nucleo famigliare, per programmi di sviluppo della vita quotidiana mentre i restanti 2,57 milioni andranno a finanziare interventi strutturali soft per l’adeguamento delle abitazioni. Nel 2017 è previsto invece un bando regionale che garantirà il coofinanziamento di alloggi specifici, uno per provincia. Il primo target di intervento saranno i disabili inseriti in centri diurni: circa 5mila persone. Le risorse- hanno concluso- servono per lo sviluppo e non per sostenere l’intero sistema”.

Oltre a Soncini hanno sottoscritto la risoluzione i consiglieri Mirco Bagnari, Valentina Ravaioli, Stefano Caliandro, Manuela Rontini, Lia Montalti, Paolo Zoffoli, Giuseppe Paruolo, Giorgio Pruccoli, Antonio Mumolo, Francesca Marchetti, Alessandro Cardinali, Luciana Serri, Roberto Poli, Paolo Calvano, Gian Luigi Molinari, Massimo Iotti (Pd) e Silvia Prodi (Misto-Mdp). 

Caregiver, la risoluzione approvata in Commissione IV

In base al rapporto del CENSIS 2015 in Italia sono più di 3 milioni, pari al 5,5% della popolazione, le persone che soffrono di difficoltà funzionali gravi (l’80 per cento sono anziani); 1,4 milioni si trovano all’interno della propria abitazione.

Si stima che a fronte di 200 mila anziani non autosufficienti ospiti di strutture residenziali siano oltre 2.500.000 coloro che sono in famiglia, in casa propria o di parenti, di cui si fanno carico con continuità famigliari e congiunti.

L’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ha stimato che siano oltre 3.300.000 le persone che, nel contesto familiare, si prendono cura regolarmente di adulti anziani, di malati e di persone disabili.

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