“La Regione destina 450 milioni di risorse proprie per la non autosufficienza; dallo Stato altri 55 milioni e mezzo”

Via libera dalla Commissione Politiche per la Salute e sociali alla proposta della Giunta regionale per la programmazione e ripartizione delle risorse destinate per il 2020 alla non autosufficienza.

“Supera il mezzo miliardo di euro la somma delle risorse regionali e nazionali destinate a persone anziane e persone con disabilità per l’anno in corso. – riporta Ottavia Soncini, Presidente della commissione regionale, che specifica – Dal fondo nazionale per la non autosufficienza arrivano 55,5 milioni, da quello regionale ne abbiamo ben 450. Cifre che ci consentono un alto livello sia in termini quantitativi che qualitativi della rete dei servizi realizzati in Emilia-Romagna che però, risulta evidente, sono in evoluzione per rispondere alle esigenze emergenti della popolazione”.

“L’aumento delle aspettative di vita, infatti, richiede una sempre maggiore integrazione tra l’offerta sanitaria, socioassistenziale e sociale spingendo verso una personalizzazione dell’intervento sulla base delle specifiche esigenze. Sebbene il nostro fondo regionale risulti tra i più alti a livello nazionale, non è escluso che ci sia successivamente bisogno di incrementarlo per consolidare i servizi esistenti e svilupparne dei nuovi a favore della domiciliarità. – è la riflessione della consigliera regionale Pd – Penso anche a un potenziamento del co-housing e dell’abitare vicino a casa e vicino ai propri cari, nel proprio ambiente domestico sviluppando servizi a diversa intensità erogati sul territorio per favorire la prossimità al nucleo familiare”.

“Rispetto alle persone con disabilità sostengo poi con forza che serva un’attenzione specifica per favorirne l’accesso al mondo del lavoro e l’inclusione sociale con percorsi personalizzati per rafforzare i collocamenti mirati, per agevolare gli spostamenti casa-lavoro, gli adattamenti nei luoghi di lavoro e il maggior grado di autonomia abitativa” conclude Soncini.

“Un sostegno statale ai Comuni per l’inclusione scolastica degli alunni disabili”

“L’aumento costante negli ultimi anni di bambini e ragazzi con disabilità unitamente all’emergenza Covid rendono sempre più complesso il ruolo delle autonomie locali nel cercare di garantire
adeguate risposte a bisogni crescenti. Che aumentano sia per
quantità, sia per complessità, avendo la pandemia colpito
maggiormente le persone più vulnerabili e inasprito le
disuguaglianze”. Ad affermarlo è la consigliera regionale Pd Ottavia
Soncini che ha lavorato ad una risoluzione, a prima firma della Dem
bolognese Marilena Pillati, dedicata proprio al tema dell’inclusione
scolastica degli studenti con disabilità.

Pur essendo l’inclusione scolastica un impegno fondamentale di tutte
le componenti della comunità scolastica, la normativa nazionale e
regionale attribuiscono una responsabilità specifica ai Comuni che
devono farsi carico degli interventi diretti ad assicurare l’accesso e
la frequenza al sistema scolastico di alunni e studenti con
disabilità. Un impegno sostenuto dalle risorse dei singoli comuni,
che inevitabilmente influenzano i livelli di erogazione dei servizi a
supporto dell’inclusione. “È innegabile che anche nella nostra
regione, dove c’è sempre stata una grande attenzione all’inclusione
scolastica, rischiamo che si producano disomogeneità territoriali
nelle risposte ai bisogni e frammentarietà nelle pratiche di
inclusione, mettendo così in discussione l’effettiva universalità di
un diritto” è la preoccupazione delle consigliere democratiche.

“Con l’atto che ho presentato, insieme ad altri colleghi del Pd,
sollecito un sostegno nazionale al sistema degli enti locali. Negli
ultimi 5 anni il Governo ha garantito complessivamente 420 milioni di
euro per un Fondo statale destinato all’inclusione scolastica dei
ragazzi che frequentano le scuole superiori. Si tratta però di un
sostegno che per essere efficace deve diventare strutturale e
prevedere un ulteriore fondo dedicato all’inclusione in tutti gli
altri ordini e gradi di scuola. L’auspicio, che mi auguro sia
condiviso anche dai parlamentari emiliano-romagnoli – sottolinea in
conclusione Soncini- è che già nella prossima Legge di Bilancio ci
sia un segnale preciso in questa direzione”.

“Qual è la situazione per la ripresa dei tirocini finalizzati all’inclusione sociale di persone con disabilità?”

La Presidente della Commissione Politiche per la Salute e Sociali richiama i progetti introdotti in Emilia-Romagna dalle l.r. 1/2019 destinati a persone con una particolare vulnerabilità e fragilità e in una condizione di occupabilità complessa.

Dal 13 marzo i tirocini extracurriculari, così come tutte le attività formative, sono stati sospesi a causa dell’emergenza sanitaria. Un’ordinanza del Presidente della Regione Stefano Bonaccini aveva disposto la loro riattivazione a partire dal 18 maggio.

Ottavia Soncini, Presidente della Commissione Politiche per la Salute e Sociali dell’Emilia-Romagna ricorda che “stanti le misure anti-Covid, vennero sospesi anche gli specifici tirocini previsti dalla legge regionale 1 del 2019 finalizzati all’inclusione sociale di persone con disabilità. Sono progetti di orientamento, formazione e inserimento o reinserimento destinati a persone che hanno una particolare vulnerabilità e fragilità e sono in carico ai servizi sociali o sanitari”.

Con un’interrogazione rivolta alla giunta, la consigliera Soncini intende sapere quale sia la situazione di ripresa dei tirocini finalizzati all’inclusione sociale di persone con disabilità e più in generale quali siano i risultati della legge a un anno e mezzo dalla sua approvazione, quali siano le buone pratiche consolidate nei territori e cosa si stia facendo per facilitare l’incremento della disponibilità di contesti accoglienti.

“L’inclusione occupazionale delle persone con disabilità costituisce una leva strategica per l’affermazione del valore della diversità nei differenti contesti della società e come potenziale per la sperimentazione di nuovi modelli organizzativi. – sottolinea la consigliera Soncini – Le cittadine e i cittadini destinatari dei tirocini di orientamento, formazione e inserimento o reinserimento finalizzati all’inclusione sociale sono caratterizzati di norma da una condizione di occupabilità complessa, dettata da una molteplicità di differenze in termini di maturazione sia di competenze prestazionali che relazionali. Risulta quindi fondamentale sia il contesto di accoglienza, sia la possibilità di avere condizioni e modalità di svolgimento del tirocinio flessibili, adattabili alla persona. Per questo penso sia opportuno verificare quali siano i punti di forza e quali le eventuali criticità della nostra legge regionale, anche alla luce delle aggravanti che la pandemia ha inevitabilmente comportato”.

2,5 milioni per eliminare le barriere architettoniche da case e edifici privati: accolte tutte le richieste

Abbattere uno scalino insuperabile, allargare una porta troppo stretta per il passaggio della carrozzina, rifare un bagno per adattarlo alle esigenze di chi ha difficoltà a muoversi, realizzare un montascale o un ascensore in stabili che ne sono privi.

Sono alcuni degli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche realizzati grazie alle risorse stanziate dalla Regione Emilia-Romagna per il 2019oltre 2,5 milioni di euro per finanziare opere già eseguite per migliorare l’accessibilità di edifici e abitazioni private.

Contributi previsti dalla Giunta, che ne ha approvato la ripartizione su tutto il territorio regionale, da Piacenza a Rimini, con un preciso obiettivo: favorire l’autonomia e la vita sociale delle persone con disabilitàcontrastando il rischio di isolamento a cui sono esposte.
Le risorse provengono dal Fondo regionale per il superamento delle barriere architettoniche, istituito con una legge regionale nel 2013, e vengono destinate a Comuni e Unioni di Comuni; sarà lo stesso Comune ad assegnarle ai cittadini e alle famiglie residenti che ne hanno fatto richiesta. Uno stanziamento che permetterà di soddisfare il 100% delle richieste: complessivamente 675, che riguardano 487 casi di invalidità totale e 188 di invalidità parziale.

Nel dettaglio, dal 2015 la Regione ha destinato 10 milioni di euro per l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici e nelle abitazioni private e 13 per il programma di miglioramento dell’accessibilità di edifici e alloggi pubblici, 4 dei quali all’installazione di ascensori.

Interventi finanziabili

Gli interventi ammessi al contributo sono opere edilizie per l’eliminazione delle barriere fisiche (adattamento dei servizi igienici, allargamento delle porte, eliminazione di gradini all’interno dell’abitazione), l’installazione di attrezzature per il superamento dei dislivelli (ascensori, montascale, pedane elevatrici) e per la sicurezza e fruibilità degli spazi (predisposizione di videocitofoni e sistemi di automazione per porte e cancelli).

Ragazzi con disabilità, dalla Regione 2,5 milioni di euro l’anno per favorire il passaggio dalla scuola al lavoro

Percorsi personalizzati per sostenere igiovani con disabilità nel delicato passaggio dalla scuola al lavoro: via libera dalla Giunta regionale alla programmazione pluriennaledi un pacchetto di interventi finanziati annualmente con 2,5 milioni di euro del Fondo sociale europeo.

Già approvati i progetti da realizzare nell’anno formativo 2019/2020.

Destinatari dei progetti individuali di accompagnamento su cui la Regione ha deciso di investire sono 1.000 giovani con disabilità certificata (quella prevista dalla legge nazionale 104 del 92), in particolare 760 studenti che frequentano gli ultimi anni del proprio percorso formativo ed educativo e 240 giovani che lo hanno da poco terminato.

Nel primo caso ad individuare gli alunni sono le oltre 100 istituzioni scolastiche che hanno aderito all’iniziativa: sono previsti percorsi di orientamento e rafforzamento dell’autonomia individuale, anche fruibili in modo singolo, personalizzato e flessibile.

I ragazzi che, invece, hanno già concluso gli studi saranno individuati dai Servizi socio-sanitari cui sono in carico, e per loro si realizzeranno interventi e percorsi formativi a carattere orientativo, per potenziarne l’autonomia, valorizzarne le competenze e le capacità possedute e aiutarli ad acquisirne di nuove e specifiche.

Da un primo riscontro sull’efficacia dei risultati raggiunti con i progetti attivati nell’anno formativo 2017/2018, seppure con dati non ancora definitivi, emerge che dei 143 ragazzi destinatari dei percorsi successivi alla scuola la quasi totalità, 141, aveva avviato almeno un tirocinio, e 24 giovani avevano stipulato un contratto di lavoro.

Eliminazione delle barriere architettoniche, ecco 6,5 milioni di euro per gli interventi nelle abitazioni private

Abitazioni che hanno porte troppo strette, pavimenti scivolosi, bagni poco funzionali, oppure edifici privi di ascensore o montascale. Sono le cosiddette barriere architettoniche, quelle che per le persone disabili e con difficoltà motorie fanno la differenza tra la possibilità di godere di una vita sociale autonoma o restarne ai margini. 

Una risposta concreta ai bisogni di questi cittadini arriva dalla Regione Emilia-Romagna, che per il 2019 mette in campo 6,5 milioni di contributi per finanziare interventi negli appartamenti e nelle parti comuni dei palazzi abitati da disabili.

È arrivato nell’ultima seduta di Giunta il via libera alla ripartizione della seconda quota dei 29 milioni di euro del Fondo nazionale per il superamento delle barriere architettoniche concessi all’Emilia-Romagna nel triennio 2018-2020. Un canale di finanziamento che lo Stato non alimentava da molti anni, e alla cui mancanza la Regione ha cercato di supplire, istituendo nel 2014 uno specifico Fondo regionale:oltre 7 milioni di euro le risorse stanziate, che hanno permesso di realizzare più di2.300 interventi.

Con la ripartizione dei contributi disponibili per quest’anno potrà essere soddisfatta, da Piacenza a Rimini, una parte delle 6.722 domande presenti nelle graduatorie comunali al 1^ marzo 2019, dando precedenza a situazioni di maggiore gravità(disabilità motoria certificata al 100%). 

Per migliorare l’accessibilità negli appartamenti e nelle parti comuni degli edifici sono finanziabili interventi di adattamento dei sevizi igienicisostituzione di apparecchi sanitariallargamento delle porterimozione di gradini.

L’ammontare di ciascun contributo è calcolato in percentuale sui costi dei lavori effettuati: fino a 2.582 euro di spesa, il contributo copre il costo totale dell’intervento; da 2.582 euro a 12.911 viene riconosciuto il 25% della spesada 12.912 a 51.645 il 5%, per un massimo di 7.101 euro.

La ripartizione delle risorse, per provincia

Le risorse del Fondo nazionale sono state ripartite tenendo conto del numero di richieste presenti nelle graduatorie comunali. A Bologna vanno 1,5 milioni di euro; Modena 1,2 milioni; Reggio Emilia 720 mila euro; Ravenna 642 mila; Parma 640 mila; Rimini 596 mila; Forlì-Cesena 559 mila; Ferrara 472 mila e Piacenza 278 mila euro.

Chi, come e quando è possibile fare domanda

Le domande di contributo possono essere presentate in qualsiasi momento dell’anno al Comune dove si trova l’immobile su cui si interviene con l’opera edilizia. Possono usufruire delle agevolazioni concesse dalla Regione le persone con gravi disabilità motorie (100%) certificate dalle specifiche commissioni in capo all’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), oppure persone che abbiano una disabilità motoria inferiore, che in questo caso può essere certificata dal proprio medico di base.

L’impegno della Regione per abbattere le barriere architettoniche

Da inizio legislatura (2015) ad oggi, superano i 27 milioni di euro le risorse stanziate dalla Regione Emilia-Romagna attraverso il Fondo nazionale e regionale e sono quasi 7 mila gli interventi realizzati per abbattere le barriere architettoniche nelle abitazioni private delle persone disabili.

“Dopo di noi”, al via 23 progetti per il futuro delle persone disabili sole. Dalla Regione 2,8 milioni di euro

Emancipazione dal nucleo familiare, supporto all’assistenza domiciliare, miglioramento delle capacità di gestione della vita quotidiana: guardano al “Dopo di noi”, quindi alla possibilità per le persone disabili sole di vedere un futuro più autonomo, i 23 progettiapprovati in questi giorni, dalla Giunta regionale e finanziati su tutto il territorio, da Piacenza a Rimini, con 2 milioni e 800 mila euro.  

Gli interventi sono stati valutati dal Gruppo tecnico regionale e selezionati dalle singole Conferenze Territoriali Sociali e Sanitarie (gli organismi in capo ai Comuni per coordinare le politiche sociali, sanitarie e socio-sanitarie) tra le proposte presentate attraverso il bando 2018 da Comuni e Unioni, soggetti del Terzo settoreassociazioni di genitori singoli familiari. Le risorse per finanziare i progetti provengono dal Fondo nazionale del “Dopo di noi”, che ha messo a disposizione dell’Emilia-Romagna oltre 13 milioni di euro per il triennio 2016-2018.  

A livello territoriale, gli interventi ammessi al finanziamento sono così suddivisi: Area metropolitana di Bologna 6 progetti finanziati per 618 mila euro; Modena 3 progetti (449 mila euro); Reggio Emilia 3 progetti(337 mila euro); Parma 1 progetto(270 mila euro); Ravenna 2 progetti(253 mila euro); Forlì-Cesena 2 progetti(253 mila euro);Ferrara 2 progetti(224 mila euro); Rimini 2 progetti(224 mila euro); 2 progetti finanziati anche a Piacenza, per 168 mila euro.

I 23 progetti selezionati riguardano il sostegno alla residenzialità, il cuore innovativo della legge sul Dopo di noi, per consentire alle persone con disabilità di decidere autonomamente dove, come e con chi vivere la propria vita futura, in maniera gradualmente indipendente dai genitori, in una vera casa e non necessariamente in un istituto o una struttura speciale. Tra le soluzioni abitative proposte rientrano le cosiddette “Scuole di autonomia” o “Appartamenti palestra” nei quali le persone con disabilità, ancora assistite dai propri familiari anche se ormai anziani, imparano gradualmente, con l’aiuto di educatori, a rendersi il più possibile autonome nella gestione della vita quotidiana (cucinare, fare la spesa, pulire la casa, prendersi cura della propria persona), per poi trasferirsi definitivamente in case vere e proprie. O ancora, piccoli appartamenti (da 3 a 5 ospiti) che non prevedono la presenza di personale giorno e notte, oppure gruppi-appartamento, dove l’assistenza sanitaria, in presenza di persone con disabilità più gravi, si coniuga con un maggiore impegno per l’integrazione sociale. Costituiscono invece una novità i progetti di co-housing: strutture residenziali più innovative, “di tipo familiare”, che favoriscono lo sviluppo relazionale, attraverso l’istituzione di spazi comuni per la quotidianità e il tempo libero. I nuovi alloggi, secondo quanto previsto dalla legge, dovranno essere collocati in zone residenziali e non potranno essere abitati da più di cinque persone.

Il programma regionale del “Dopo di noi”

Dare ai disabili gravi la possibilità di decidere del proprio futuro, per poter scegliere dove e con chi vivere e cominciare un percorso che li porti alla massima autonomia possibile, in vista del momento in cui i genitori non ci saranno più. Un risultato da raggiungere con un progetto individuale elaborato per ciascuno di loro, calato nel contesto in cui vivono e pronto a evolversi nel tempo. Con questo obiettivo la Regione Emilia-Romagna ha approvato nel 2017 il primo programma regionale di attuazione della Legge nazionale per l’assistenza alle persone con disabilità prive del sostegno familiare, il cosiddetto ‘Dopo di noi’.  

Interventi già realizzati in Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna sono complessivamente 91 le soluzioni residenziali utilizzate su tutto il territorio per progetti del “Dopo di noi” tra Gruppi appartamento, Abitazioni per piccoli gruppi e convivenza stabile e Appartamenti Palestra o Scuole di autonomia per soggiorni a termine. Le più diffuse sono queste ultime, che consistono in appartamenti dove le persone con disabilità, ancora assistite dai propri familiari anche se ormai anziani, imparano a rendersi il più possibile autonomi nella gestione della vita quotidiana preparandosi ad uscire dalla famiglia di origine. Le persone coinvolte in questi soggiorni a termine – dal primo anno di avvio del programma, nel 2016 – sono state 482.  

Altri interventi hanno riguardato 325 persone, ormai prive di sostegno familiare, ospitate in piccoli appartamenti (da 3 a 5 ospiti), che non prevedono la presenza di personale giorno e notte, oppure in gruppi-appartamento, che garantiscono una presenza maggiore di personale educativo ed assistenziale e dunque una situazione più adeguata a chi ha meno autonomia.

144 interventi hanno inoltre riguardato percorsi di accompagnamento per l’uscita programmata dal nucleo familiare di origine o da strutture residenziali ritenute meno adeguate, con la successiva accoglienza in piccoli appartamenti per l’autonomia o gruppi appartamento. Infine, sono stati 55 tirocini finalizzati all’inclusione e 58 i ricoveri temporanei in strutture residenziali, per fornire alle famiglie assistenza in particolari casi di emergenza.

Occupazione e disabilità: 15,7 milioni di euro per l’inserimento lavorativo delle persone diversamente abili

Sostenere il pieno inserimento lavorativo e la permanenza qualificata nel mercato del lavoro delle persone con disabilità: la Giunta regionale ha approvato la Programmazione 2019 delle risorse del Fondo Regionale Disabili, pari a 15,7 milioni di euro, che definisce obiettivi e linee di intervento.

La programmazione di quest’anno, nel quadro delle politiche regionali per l’inclusione, è stata definita anche a partire dai contenuti emersi a giugno dello scorso anno durante la terza Conferenza regionale per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, condivisi con parti sociali, associazioni di rappresentanza delle persone con disabilità, Agenzia regionale per il lavoro, assessorati regionali con competenze in materia di disabilità, imprese, istituzioni scolastiche e soggetti formativi.

Gli interventi finanziabili
Sanno finanziati gli interventi di orientamento, di formazione e per il lavoro realizzatidagli enti di formazione professionale e agenzie per il lavoro accreditati che, in rete con i servizi pubblici, costituiscono la rete attiva per il lavoro.
Questi interventi, individuati a partire dalla situazione occupazionale e dalle esigenze dei singoli, possono comprendere attività di orientamento, servizi di affiancamento nella ricerca di opportunità lavorative, tirocini, tutoraggio nel contesto d’impresa o nel contesto formativo, percorsi di formazione permanente (ad esempio alfabetizzazione informatica e linguistica, competenze di base, competenze tecnico-professionali), percorsi per acquisire una qualifica professionale, misure di sostegno all’autoimprenditorialità.

L’impegno della Regione serve anche a potenziare e qualificare i servizi pubblici per le persone e le imprese dei nove uffici territoriali dell’Agenzia regionale per il lavoro, nell’ambito del collocamento mirato.
Tra le azioni finanziabili, ci sono poi contributi alle imprese per l’adattamento delle postazioni di lavoro e contributi a sostegno della mobilità casa-lavoro.Tanti interventi, dunque, che puntano a costruire percorsi individualizzati e quindi in grado di rispondere alle diverse esigenze, caratteristiche, aspettative, e attitudini delle persone: studenti, giovani e adulti in cerca di occupazione, anche nella forma del lavoro autonomo, persone occupate

I destinatari
I destinatari delle misure previste dalla Programmazione 2019 sono persone disabili (legge n. 68/99), sia in cerca di lavoro iscritte al collocamento mirato che occupate e persone con disabilità acquisita in costanza di rapporto di lavoro; infine, giovani con disabilità fisica o psichica certificata ai sensi della legge n. 104/92, nel passaggio tra i percorsi educativi e formativi e il lavoro.

Sostenere il passaggio scuola-lavoro
Particolare attenzione viene riservata ai percorsi personalizzati persostenere i giovani con disabilità nel passaggio dalla scuola alla dimensione lavorativa. Assieme alla programmazione 2019, la Giunta regionale ha infatti approvato anche una programmazione pluriennale che, con il concorso di risorse del Fondo sociale europeo 2014-2020, permetta di rafforzare e dare continuità – raccordando i vari livelli di governo coinvolti – alle differenti attività rivolte ai giovani con disabilità e alle loro famiglie.

Anche in questo caso l’obiettivo è garantire percorsi individuali di transizione, costituiti da momenti di orientamento, laboratori formativi, esperienze in contesti di impresa, in grado di accompagnare il ragazzo dagli ultimi anni del percorso scolastico/formativo fino all’ingresso nel mondo del lavoro.

Infine, per rendere disponibili le opportunità già dall’anno formativo 2019/2020, la Giunta ha approvato anche l’invito a presentare operazioni orientative e formative a sostegno della transizione scuola-lavoro dei giovani.

“Dopo di noi”, in due anni in Emilia-Romagna assistite 860 persone con gravi disabilità e prive di sostegno familiare

1.064 interventi, di cui hanno beneficiato 860 persone con gravi disabilità (468 uomini e 392 donne, prevalentemente tra 36 e 45 anni di età), per ognuna delle quali le équipe multi-professionali dei servizi sociosanitari del territorio hanno predisposto progetti personalizzati, di autonomia inclusione sociale. Con un preciso obiettivo:  assicurare alle persone con disabilità gravi prive del sostegno familiare la necessaria assistenza per una vita dignitosa.

Questo il primo bilancio, in Emilia-Romagna, della legge 112/16, meglio nota come“Legge sul Dopo di Noi”, a due anni dall’approvazione del programma regionale di attuazione. I risultati del monitoraggio effettuato nel 2018 sono contenuti nel provvedimento approvato nei giorni scorsi dalla Giunta regionale, con cui viene anche stabilita la ripartizione tra tutte le Aziende sanitarie emiliano-romagnole, per il 2018, di 3,7 milioni di euro del Fondo nazionale per il “Dopo di noi”.

Le risorse vengono suddivise tra le Ausl del territorio in proporzione al numero dei residenti di età compresa tra 18 e 64 anni. All’Ausl Romagna, con oltre 677 mila cittadini residenti in questa fascia di età, sono assegnati 939 mila euro; all’Azienda sanitaria di Bologna 734 mila (529.580 residenti); Ausl Modena 590 mila (426.049 residenti); Ausl Reggio Emilia 452 mila (326.045 residenti); Ausl Parma 380 mila euro (274.173 residenti); Ausl Ferrara 285 mila (205.587 residenti); Ausl Piacenza 239 mila (172.348 residenti) e Ausl Imola che ha ricevuto risorse per 110 mila euro (79.744 mila residenti).

Gli interventi per il ‘Dopo di noi’ realizzati in Emilia-Romagna

Gli interventi più diffusi sono le cosiddette ‘Scuole di autonomia’: appartamenti nei quali le persone con disabilità, ancora assistite dai propri familiari anche se ormai anziani, imparano a rendersi il più possibile autonomi nella gestione della vita quotidiana (cucinare, fare la spesa, pulire la casa, prendersi cura della propria persona), preparandosi ad uscire dalla famiglia di origine. Le persone coinvolte in questi soggiorni a termine sono state 482.

Altri interventi hanno riguardato 325 persone, ormai prive di sostegno familiare, ospitate in piccoli appartamenti (da 3 a 5 ospiti), che non prevedono la presenza di personale giorno e notte, oppure in gruppi-appartamento, che garantiscono una presenza maggiore di personale educativo ed assistenziale e dunque una situazione più adeguata a chi ha meno autonomia.

144 interventi hanno poi riguardato percorsi di accompagnamento per l’uscita programmata dal nucleo familiare di origine o da strutture residenziali ritenute meno adeguate, con la successiva accoglienza in piccoli appartamenti per l’autonomia o gruppi appartamento.

Infine, sono stati 55 i tirocini finalizzati all’inclusione e 58 i ricoveri temporanei in strutture residenziali, per fornire alle famiglie assistenza in particolari casi di emergenza.

Per realizzare le soluzioni residenziali del ‘Dopo di noi’ su tutto il territorio regionale sono stati utilizzati 91 appartamenti (molti di questi messi a disposizione delle famiglie, altri dai Comuni), 26 dei quali ristrutturati grazie alle risorse del Fondo nazionale.

Nel primo biennio di applicazione della legge, la Regione Emilia-Romagna ha già messo a disposizione oltre 10,2 milioni di euroUlteriori 2,8 milioni saranno assegnati a breve per finanziare progetti per la costruzione e la ristrutturazione di abitazioni destinate al Dopo di noi, già individuate dalle Conferenze territoriali sociali e sanitarie.

Come funziona la legge e dove rivolgersi

Per accedere agli interventi i cittadini possono rivolgersi allo Sportello sociale che è presente in ogni distretto, all’assistente sociale disabili del Comune o quartiere di residenza oppure all’Unità di valutazione multidimensionale (Uvm) disabili: l’équipe composta da operatori sociali e sanitari del Comune e Azienda sanitaria di residenza, che ha il compito di definire con la persona con disabilità il Progetto individuale di Vita e di Cura previsto dalla legge. Tra i requisiti richiesti, la certificazione dello stato di gravità, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, e l’essere privi del sostegno familiare perché senza entrambi i genitorioppure, se ancora in vita, non più in grado, per ragioni connesse all’età, di fornire una vita dignitosa ai propri cari. Deve poi essere garantita la priorità d’accesso alle persone gravemente disabili sole e prive di risorse economiche reddituali e patrimoniali, che non siano contributi percepiti in ragione della condizione di disabilità.

Non autosufficienza, crescono ancora le risorse: oltre 47 milioni di euro a Reggio Emilia

Più risorse per l’assistenza domiciliare, gli interventi temporanei di sollievo in strutture, i posti in centri diurnigli assegni di cura. L’Emilia-Romagna rafforza ancora il Fondo regionale per la non autosufficienza, portandolo per il 2018 a oltre 437 milioni di euro2 milioni in più rispetto al 2017. È arrivato ieri dalla Giunta il via libera all’assegnazione e al riparto delle risorse tra le Aziende sanitarie locali. Una cifra che supera i 477 milioni se sommata alle risorse del Fondo nazionale e del Fondo “Dopo di noi” e ai finanziamenti assegnati all’Emilia-Romagna per i progetti “Vita indipendente”.

Il riparto del Fondo regionale

Degli oltre 437 milioni del Fondo regionale, ai territori vengono assegnati più di 303 milioni sulla base della distribuzione della popolazione residente dai 75 anni in su; oltre 119 milioni vanno a finanziare interventi a favore di persone con disabilità e gravissime disabilità acquisite, mentre i restanti 14,9 milioni assicurano servizi in presenza di gestioni particolari pubbliche e private e strutture di piccole dimensioni in zone montane e disagiateDel pacchetto complessivo, 47,6 milioni sono destinati a Reggio Emilia.

Approfondimenti:

  • Il Fondo nazionale e Fondo regionale per la non autosufficienza: il Fondo nazionale è stato istituito nel 2006, con un’apposita legge, per fornire sostegno a persone con gravissima disabilità e ad anziani non autosufficienti, e favorirne il mantenimento nel proprio contesto di vita. Le risorse del Fondo, che ogni anno vengono ripartite tra le Regioni, servono per potenziare l’assistenza domiciliare o interventi complementari al percorso domiciliare. L’Emilia-Romagna nel 2007 ha avviato il proprio Fondo regionale per la non autosufficienza per finanziare i servizi socio-sanitari rivolti alle persone in condizioni di non autosufficienza e a coloro che se ne prendono cura. Per mole di risorse impiegate, rete di servizi messi in campo, professionalità coinvolte ed esperienze acquisite, costituisce un caso unico in Italia.
  • Come sono state utilizzate le risorse nel 2017: Nel 2017 sono stati assegnati ai territori finanziamenti del Fondo regionale per la non autosufficienza per 435,45 milioni. Praticamente tutti utilizzati: il 64,7% (281,4 milioni) per l’area anziani, il 34,0% (148 milioni) per l’area della disabilità e l’1,3% (5,5 milioni) per i programmi cosiddetti “trasversali”. Si parla, in questo caso, di interventi comuni sia per l’area anziani che per l’area disabili, come, ad esempio, l’emersione e qualificazione del lavoro di cura e il contrasto alla fragilità e all’isolamento. Qualche dato: nell’area anziani, le risorse del Fondo hanno permesso l’offerta/utilizzo di 16.234 posti in strutture residenziali, 3.330 posti nei centri diurni, oltre un milione 400mila ore di assistenza domiciliare, 9.168 beneficiari di assegni di cura. Per l’area disabili, 1.246 gli utenti di centri socio-riabilitativi residenziali, più di 1.000 quelli di strutture residenziali e circa 500 in strutture residenziali per gravissime disabilità acquisite; più di 454mila le ore di assistenza domiciliare e oltre 2.200 gli assegni di cura.